sabato, agosto 24, 2019

Roma!

(Da una mia eMail allo scrittore Giuseppe Alù)


Roma! Il mio rapporto con Roma  (dove hai vissuto fino ai 40 anni, e immagino che per te risulti, quella, una serie di delizie ma anche di esasperazione) è di affetto.
Grande affetto.



Eh sì, la caput mundi non mi è del tutto sconosciuta: mi vide infatti, come visitatore, più volte durante l'adolescenza. Esiste una fotografia in bianco-e-nero che mostra mio padre con noi quattro figli sullo sfondo del Foro Traiano: quel mio a modo suo unico pur se contraddittorio papà (RIP), pur nella sua quasi cronica mancanza di tempo (era ferroviere, guidava le locomotive... era spesso in trasferta...), non si stancava mai di riempire gli scaffali della sua libreria, di parlarci di questa o quella meraviglia della tecnica, di farci immaginare come sarebbe stato il nostro futuro ("Arriverà l'anno 2000 e ci saranno le automobili volanti!"...), leggerci qualche pagina di Storia magari direttamente dalla mitica Enciclopedia Rizzoli-Laroussi e, spesso di domenica, e quasi puntualmente quando aveva le ferie, mostrarci tesori artistici di Sicilia e del resto d'Italia. 




Potendo noi vantare parenti locati in quel di Santa Marinella, un paio di volte ci imbarcammo su un treno e li andammo a trovare. A Roma mio papà ci faceva prendere gli autobus e i treni del metro, e ce li faceva cambiare con agilità, come se nella grande città fosse di casa. Sembrava avesse stampata nel cervello la mappa della nostra indiscussa capitale.
Poi, diciannovenne, proprio nei pressi di Roma (alla Cecchignola) andai a prestare il servizio militare; o meglio nove mesi di quell'anno in divisa, anno che, per vari motivi, rimane per me indimenticabile.
E ancora qualche annetto dopo, da scrittore e curioso delle realtà sociali, girai i quartieri periferici di Roma, imbattendomi purtroppo anche in tante persone disagiate (quasi come nei quartieri delle nostre città più meridionali), sempre comunque legato a doppia mandata con l'elastico che mi rifiondava verso le ricchezze della Roma dei fasti artistici, degli splendori. "Ombelico del mondo": senza alcun dubbio.



E poi con Mary ovviamente ci sono tornato due-tre volte, più tardi. Godendocela grazie ai soldi in tasca (da difendere dai borseggiatori; ti sto parlando di un'era pre-bancomat), spesso infastiditi dal traffico e poi di nuovo in stato paradisiaco seduti a uno dei tavoli di un'osteria di Piazza Giordano Bruno o similia...