giovedì, luglio 30, 2020

Chiummento - 'Il Viaggio'. Album del mitico artista punk-sperimental, qui con qualche ballata prog più "accessibile"

Novità da uno dei cantautori italiani più sperimentali e "fuori di testa"!
musica #sperimentale #rock #progrock #punk #metal #hardrock




 È uscito Il Viaggio, di Francesco Chiummento. 


A breve, recensione su Prog Bar Italia


 #musica #Bandcamp produzioni indipendenti


Sto ascoltando e sono emozionato nonché contentissimo per questo mio amico. Finora mi trovo al quinto pezzo dell'album digitale, anzi al sesto ormai; sto usufruendo di questa musica direttamente da Bandcamp - dove 'Il Viaggio' si può ascoltare e acquisire direttamente dall'artista. Francesco Chiummento stavolta ha fatto non centro ma centrissimo. Il cantautore ed ex frontman dei Forza Maggiore si è servito di fior fiore di musicisti (provenienti dal mondo jazz, jazzrock, musica sperimentale ed elettronica...), tutti o quasi tutti residenti e attivi nel Torinese. Alcuni li avrete di certo già sentiti nominare...


Un piccolo sguardo all'equipe che ha lavorato con Chiummento:

francesco chiummento - voce e flauto
paolo ricca - computer programming. fonico, keyboards
riccardo moffa - guitars electric e acustic tracce 1,4,6,7,8,9,11,13
alex catania - guitars e keyboards tracce 3,5
stefano priola - guitar traccia 5
marco roagna - guitar traccia 12
valter valerio-  tromba traccia 2
 
"the supreme" e' un brano realizzato con ottone pesante
 "i fiori del mare" scritta con giorgio bonino
 
cover: cosimo malorgio
grafica: gaia chiummento
tracce realizzate tra il gennaio 2019 e il maggio 2o20 negli studi liquid air di torino

 
 




Sullo stesso artista: recensione di Segnali di Pace

martedì, luglio 28, 2020

Hiromi (Hiromi Uehara, pianista jazz)


Pianista che suona anche le tastiere elettroniche, Hiromi Uehara (nata il 26 marzo 1979), nota professionalmente come Hiromi, è un nome del jazz ormai abbastanza famoso. Proveniente da Hamamatsu, in Giappone, Hiromi possiede una tecnica virtuosistica straordinaria, e sia nelle sue vivaci esibizioni dal vivo, sia nelle sue composizioni, è solita amalgamare generi e sottogeneri musicali come lo stride (una tecnica ritmica del ragtime), post-bop, rock progressivo, musica classica e fusion. 




Iniziò a studiare pianoforte classico a sei anni e successivamente fu introdotta nell jazz dal suo insegnante di pianoforte, Noriko Hikida. A 14 anni si esibì con l'Orchestra Filarmonica Ceca (Ceská filharmonie). A 17 incontrò Chick Corea per caso a Tokyo e questi la invitò a suonare con lui la sera successiva. Iscrittasi al Berklee College of Music di Boston negli USA, dove seguì le lezioni di Ahmad Jamal, ancor prima di diplomarsi ottenne un contratto dalla Telarc. Il suo debutto, allo Scullers Jazz Club nel 2003, entusiasmò la platea. Da allora fu ospite gradita in numerosi festival e manifestazioni. È stata sul palco del Newport Jazz Festival l'8 agosto 2009 e su quello dell'Olympia di Parigi il 13 aprile 2010. Seguì, nell'estate del 2010, la tournée con la Stanley Clarke Band.


The Trio Project
Il trio da lei formato comprendeva inizialmente il bassista Mitch Cohn e il batterista Dave DiCenso. Il suo secondo album Brain (2004) lo registrò con Tony Gray al basso e con il drummer Martin Valihora, che era stati compagni di studio al Berklee, e fino al 2009 ha registrato ed è andata in tournée con loro due. Il bassista Anthony Jackson e il batterista Steve Smith, ospiti su due tracce di Brain, sono presenti nel suo album del 2011 Voice. Nel 2012 Smith venne sostituito dal batterista britannico Simon Phillips (che rimarrà negli album Move del 2012, Alive del 2014 e Spark del 2016). A un suo tour relativamente recente (2015) l'hanno accompagnata Anthony Jackson e Simon Phillips. Spark ha raggiunto la prima posizione n. 1 nella Jazz Billboard Jazz per la settimana del 23 aprile 2016. 



Hiromi's Sonicbloom
Il 19 ottobre 2006, al trio si è aggiunto il chitarrista David Fiuczynski in una performance alla Jazz Factory di Louisville, Kentucky, e sono così nati gli Hiromi's Sonicbloom. iuczynski è presente nei due album degli Hiromi's Sonicbloom, Time Control e Beyond Standard. A causa degli impegni di Fiuczynski (insegna a Berklee), spesso, negli spettacoli dal vivo, al suo posto ha suonato il chitarrista John Shannon.
Nel tour del 2009, agli Hiromi's Sonicbloom si è aggregato il batterista Mauricio Zottarelli. 



     Hiromi Uehara, fantastica pianista


01. I Got Rhythm 00:00
02. Sicilian Blue 11:10
03. BQE 21:45
04. Berne, Baby, Berne 30:52
05. Pachelbel's Canon 36:31
06. Choux a la Crème 46:05





Qui sotto, di nuovo Hiromi in "Sicilian Blue", con lo Stanley Clarke Trio.



... all'Heineken Jazzaldia 2010

Jazzaldia, Festival de Jazz de San Sebastián (España), 23 Jul 2010


Stanley Clarke - contrabbasso
Ruslan Sirota - tastiere
Ronald Bruner Jr. - percussioni
Hiromi - pianoforte




Discografia essenziale 

  Album in studio come "Hiromi"

Another Mind (2003)
Brain (2004)
Spiral (2005)
Place to Be (2009)
Spectrum (2019)


  Album in studio degli "Hiromi's Sonicbloom"

Time Control (2007)
Beyond Standard (2008)


  Album in studio di "The Trio Project"

Voice (2011)
Move (2012)
Alive (2014)
Spark (2016)


  DVDs

Hiromi Live in Concert (2009, recorded in 2005)
Hiromi's Sonicbloom Live in Concert (2007)
Solo Live at Blue Note New York (2011)
Hiromi: Live in Marciac (2012)


  Partecipazioni e collaborazioni

Chick & Hiromi - Duet (2008, Japan; 2009, international) - live album recorded with Chick Corea at the Tokyo Blue Note
The Stanley Clarke Trio (featuring Hiromi and Lenny White) - Jazz in the Garden (2009)
Flashback - Triangle Soundtrack (2009)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Goldfingers (2010)[9]
The Stanley Clarke Band - The Stanley Clarke Band ('No Mystery', 'Larry Has Traveled 11 Miles and Waited a Lifetime for the Return of Vishnu's Report', 'Labyrinth' and 'Sonny Rollins') (2010)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Walkin' (2012)
Akiko Yano and Hiromi - Get Together -LIVE IN TOKYO- (2011)
Kelly Peterson - Oscar, With Love ('Take Me Home' and 'Oscar's New Camera') (2015)[10]
Akiko Yano and Hiromi - Ramen-na Onnatachi (2017)
Hiromi & Edmar Castañeda - Live in Montreal (2017) 







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venerdì, luglio 24, 2020

Phoenix Again

Fondati a Brescia nel 1981 come "Phoenix", sciolti nel 1999 dopo aver calcato i palchi con l'ausilio di diversi colleghi bresciani e riformati con il nome (più distintivo) di Phoenix Again nel 2010. E da allora - si può davvero dire - la Fenice vola!
 


I Phoenix Again sono nati sulle ceneri di un progetto chiamato "Gruppo Studio Alternativo" per volontà dei tre fratelli Lorandi (Claudio, chitarra solista, voce; Antonio, basso; Sergio, chitarre) e di Silvano Silva (batteria, percussioni), tutti influenzati dalla scena britannica del progressive Anni '70. Infatti ancora oggi non sono irriconoscibili, nella loro musica,  gli influssi di Genesis, Pink Floyd, Jethro Tull, Gentle Giant, Van Der Graaf Generator.
Nel frattempo comunque il gruppo è in possesso di una personalità propria, divenuta via via più matura e originale. Ma procediamo con ordine.






Nel 1986 reclutarono Emilio Rossi alle tastiere e il loro panorama sonoro assunse caratteristiche più sinfoniche. Ma il loro primo album, ThreeFour, non uscì prima del 2011, servendosi di svariati musicisti da session.



ThreeFour è un'opera decente, elegante, e sufficientemente coraggiosa: un "in memoriam" a Claudio (purtroppo scomparso nel 2007). È una rilavorazione ed elaborazione delle registrazioni rimaste del fratello, chitarra solista e voce. Fu un tumore a portarsi via Claudio e proprio la sua morte convinse Antonio e Sergio ad andare avanti, insieme a Silvano Silva e, presto, insieme ai figli di Antonio, Marco e Giorgio.
A ThreeFour segue, nel 2012, un "live". Live in Flero (BS) 25/08/12. Che è un doppio album e, a quanto ne sappiamo, disponibile solo in formato digitale.
E poi arriva Look Out.




Antonio Lorandi - Basso elettrico e acustico, percussioni, cori
Sergio Lorandi - Chitarre elettriche e acustiche, altri strumenti a corde (irish bouzouki...), flauto, programming, cori
Silvano Silva - Batteria e percussioni, tastiere, cori
Andrea Piccinelli - Tastiere, violoncello, cori
Giorgio Lorandi - Percussioni, cori
Marco Lorandi - Chitarre elettriche e acustiche, altri strumenti a corde (mandolino...), cori



Discografia

ThreeFour, 2010, studio album
Live in Flero, 2012, live doppio - solo in download
Look out, 2014, studio album
The Phoenix flies over the Netherlands: 2016 live in Olanda, doppio - solo in download
Unexplored, 2017, studio album
Live at Parkvilla, 2018, live doppio - solo download
Friends of Spirit, 2019



Look Out, del 2014, è un bel disco jazzrock misto a melodie progressive: come i Camel, come i Focus. Mellotron, fisarmonica, violoncello e flauto accompagnano l'hammond e le chitarre, oltre agli immancabili basso & batteria. Un album strumentale molto riuscito, caratterizzato dalla potenza. È spacerock / psychedelic rock con influenze di rock sinfonico. I cambi di ritmo e gli improptu sono fenomenali, convincenti. "The endless battle" presenta accordi di chitarra psichedelici, e alcuni passaggi ci riportano alle atmosfere di una canzone celebre - quasi un inno di tutto il genere prog - come "21st Century Schizoid Man".






Unexplored del 2017, loro terzo album, è forse il migliore. L'amore per i Settanta viene qui arricchito dal tentativo di produrre suoni neoprog più vicini ai 2000. 

Spiega Antonio Lorandi: 

 "... a questo hanno collaborato molto anche i nuovi giovani. Abbiamo dato in mano a loro i suoni, le sonorità, gli arrangiamenti, proprio per dare una svolta. Loro avevano già collaborato in Look Out però solo suonandolo, mentre per Unexplored abbiamo detto 'ragazzi vogliamo che voi veniate coinvolti, dovete essere Phoenix a tutti gli effetti'. Ad Andrea 'mettici le tue tastiere, decidi tu come vuoi fare gli assoli, i suoni che vuoi usare', a mio figlio Marco ho detto 'usa i suoni di chitarra che preferisci' e a mio figlio Giorgio 'usa le percussioni che tu senti utili per questo pezzo'. Quindi li abbiamo fatto lavorare molto, mettendo noi le idee di base, e loro si sono impegnati parecchio. Questo è veramente positivo per noi."

 

Unexplored contiene otto tracce, solo due delle quali con un testo cantato. "That Day Will Come" è il primo brano, e anche uno dei più famosi dell'ensemble bresciana. "Silver" ha un coro che va: "lie-la-lie-lie", e per questo qualcuno li ha paragonati ai Wishbone Ash "solo con più sintetizzatori". Il loro amore per le melodie è tra i pregi maggiori dei Phoenix Again. Qualche passaggio heavy, ma niente da farli uscire dal filone "symphonic".
"Whisky", loro brano alquanto "spinto", è seguito da una ballata romantica a base di chitarra acustica. "Valle della Luna " è un pezzo che si lascia tempo e, alla fine (dopo 8 minuti e 41 secondi), si è certi di aver ascoltato uno stupendo esempio di progressive rock: buona chitarra acustica e un bel po' di escursioni soliste di keyboard e chitarre elettriche. "To Be Afraid - Ansia" è il secondo brano cantato di questo disco. I Camel erano capaci di produrre tracce altrettanto calme che poi sfociavano in virtuosismi strumentali...
L'album finisce in maniera armonica e con una chiosa di pace, con "Great Event".
 Curiosità: il motivo della copertina è opera dello scomparso e mai dimenticato Claudio Lorandi. Raffigura un suo dipinto ad olio intitolato Riflessi d’autunno

 


Il "live" del 2018 Live at Parkaville Theater li riconferma come gruppo squisitamente prog: due ore filate di musica che - nel momento in cui scriviamo - sono reperibili su Bandcamp in versione digitale per meno di 6 euro (!). 


Il lungo concerto, tenutosi in Olanda, vede Antonio e i suoi due figli Marco e Giorgio, insieme al batterista Silvano Silva e al tastierista Andrea Piccinelli. C'è un'armonia poco comune tra tutti i membri; e l'applauso degli astanti ci fa comprendere il piacere che il pubblico ricava dalla loro esibizione. Le virate nel folkrock non stonano affatto, arricchendo anzi e completando il macchinario sonoro più tendente al jazz. In generale si tratta di prog sinfonico, molto piacevole, e il primo brano cantato in cui ci imbattiamo (traccia 4: "To Be Afraid - Ansia") mostra la voglia di narrare una storia nera, un dramma, che può tuttavia essere rivelato ed esternato solo in parte e non con una semplice canzone ma, appunto, con aggiunte di atmosfere chitarristiche e di synth in gran spolvero.
Brani dell'album da noi preferiti: "The Bridge Of Geese", "Whisky", "Valle Della Luna".





Marzo 2019: è la volta di Friends of Spirit. Sono ancora un sestetto, il solito; sono ancora un team rodato. Lo rammentiamo: quattro elementi della band appartengono ai Lorandi - Sergio, chitarre e bouzouki; Antonio, basso; Marco, chitarre; Giorgio, voce e percussioni. Della partita è, una volta di più, il cofondatore Silvano Silva (batteria, percussioni) e alle tastiere c'è tuttora l'"entry giovane" (intanto espertissimo musicista) Andrea Piccinelli. Friends of Spirit consta di 9 tracce per una durata complessiva di 41 minuti. Il tutto è presente su Bandcamp. Musica perlopiù strumentale e rilassata, jazzata quanto basta, con un discreto touch "latin".









venerdì, luglio 17, 2020

Gli Amazing Blondel

          England + Blondel

Nessuno, ascoltandoli la prima volta, si sognerebbe di catalogare gli Amazing Blondel come gruppo rock, né tantomeno "progressive". Eppure il loro nome compare in diversi registri, elenchi e libri dedicati proprio al prog. Sarà perché furono attivi principalmente in un decennio (gli Anni Settanta) in cui nascevano numerose band "anomale" e ciò che non era musica di puro consumo veniva solitamente considerato "fuori di testa", sperimentale, obliquo... e spesso - appunto - "progressivo". Io comunque imparai a conoscerli e amarli ascoltando l'unico loro album che sembra accennare a una svolta, a un avvicinamento ai canoni delle canzoni pop, e che quindi fece storcere la bocca ai puristi del folk. Blondel, il titolo.

Ripropongo qui un articolo già pubblicato su Topolàin e che prendeva lo spunto da una loro canzone (contenuta in Blondel) da me particolarmente apprezzata: "Depression".






Gli Amazing Blondel sono una macchina folk di atmosfere prevalentemente medievali-elisabettiane. 


Blondel è il loro album più ricco per creatività melodica (secondo Topolàin, bien entendu!) e contiene canzoni "classiche", contrariamente ad altre loro opere basate su ballate lunghe. Ogni volta che ascolto Blondel vengo invaso da una grande pace, mista a un'allegria intima e anche un po' esaltata: fa parte infatti delle mie "importanti" scoperte adolescenziali, tutte destinate a restare con me e ad accompagnarmi sull'intero percorso esistenziale (scoperte che non si limitano alla musica, naturalmente: anche prodotti letterari e film a iosa).


Fondati nel 1970 da John David Gladwin, Terence Alan Wincott  e Edward Baird, gli Amazing Blondel divennero ben presto celebri oltre i confini del Lincolnshire, acquisendo una discreta popolarità finanche in Italia e nei Paesi Scandinavi. I tre musici inglesi fanno uso di liuto, corno, spinetta, campane tubulari, tamburi e altri strumenti di origine medievale o comunque rinascimentale, pur non rinunciando a un'impronta musicale più moderna rispetto a bands analoghe - ad es. i Gryphon.



Gli Amazing Blondel su Prog Archives 


Dopo la registrazione dell'album England (1972) e l'ennesimo scarso riscontro commerciale, Gladwin decise di abbandonare il gruppo, che quattro anni più tardi, nel 1977, annunciò lo scioglimento.
Ma, come spesso accade nell'universo "progressive", la saga dei Blondel era destinata a non terminare ancora. Trascorsero due decenni e l'interesse del pubblico si risvegliò in maniera talmente vivace (grazie all'etichetta Edsel che ripropose tutti i loro lavori su CD) che il trio si riformò, quantunque, a conti fatti, non diede tantissimi concerti e benché in talune occasioni, per via delle defezioni di Gladwin, si ridusse a un duo (Wincott e Baird, e dunque i due che nel '73 realizzarono da soli Blondel, questo misconosciuto scrigno di piccoli gioielli).






La loro homepage ufficiale (http://www.amazingblondel.com) è stata chiusa, dopo che per anni ha mostrato un ultimo comunicato risalente al maggio 2008... Ma esistono diversi fan che mantengono ancora viva la fiamma. Un sito su tutti: http://www.gaudela.net/blondel/










                              





domenica, luglio 05, 2020

Achille Lauro e la mancanza di umiltà


Magari studiata a tavolino?

"Cambieremo la musica italiana" dice, anzi spergiura.



Certo, è un personaggio disegnato apposta per far colpo sulle masse, è una strategia di marketing vivente. Ma le sue parole, per chi si occupa di musica davvero buona, fanno male e spingono perlomeno a uno scrollamento di capo. 
Su Twitter, Achille Lauro ha postato: 

"Ho firmato oggi il più importante contratto discografico degli ultimi anni". 

Già questo incipit ci fa arrabbiare. Ci sono 1000 e oltre 1000 gruppi e cantanti davvero capaci, bravi, e che producono suoni evocativi e brani artistici e impegnati eccetera. Gente che per la musica vive. E che, nondimeno, non trova minimamente un posto dove esibirsi, e nessunissimo spazio sui media, occupati questi come sono a dare risalto al pop cafone, alle becerate, alle "stelle" come Achille Lauro, a chi propaga solo canzonette (e neppure belle e/o memorabili).

"Dormivo su un materasso per terra" continua il divo della musica di consumo, "adesso scelgo in quale stanza passare la notte e con chi. Sto lavorando a 2 album. Con il primo ci divertiremo, con il successivo cambieremo la musica italiana."
Addirittura!

"E chi è questo?" è stata una delle giustificate reazioni del pubblico. "Che pena!" "Mitoname." "Non appena arriva il successo e ci si monta la testa, eh?"... Ma ci sono state anche risposte positive e piene di aspettativa, ovvio: da parte dei suoi veri fans.



Fatto sta che Lauro, Achille Lauro, si muove in una realtà parallela, che chi segue il nostro blog e tanti siti consimili fatica a riconoscere come realtà reale. Nessuno di noi saprebbe ripetere una sola riga di una canzone di costui, né di tanti cantanti a lui affini: dei "sanremesi", di chi fa smaniare le ragazzine e i ragazzini. Mentre, di contro, sappiamo a memoria molti brani di bands come i Sintonia Distorta, Il Segno Del Comando, Genesis e Pink Floyd - certo! - ma anche Il Rovescio della Medaglia, Raccomandata Ricevuta di Ritorno, La Coscienza Di Zeno, La Maschera Di Cera... Electric Swan.

Cercando di capire, di andare più a fondo nei misteri del mondo discografico italiano (ma... che nome hanno le "loro" etichette? Le nostre si chiamano Lizard Records, MaRaCash, Black Widow, M.P. & Records...), ci imbattiamo in un'altra notizia evidentemente sensazionale, dato che viene riportata da molti giornali online: 

Boss Doms: "Lascio Achille Lauro per portare l'underground nel pop"
Il produttore pubblica il singolo solista 'I Want More' e parla della sua idea di suono, del rapporto con Lauro, di depressione, delle scaramucce con Morgan, del momento in cui ha detto: "Fanculo, d'ora in poi farò musica".

Ah beh... Ecco un album del 2017 di quelli "nostri". Il fuoco sotto la cenere, de Il Cerchio D'Oro.