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giovedì, gennaio 02, 2014

La vera piramide della felicità

(Ebook Amazon - per Kindle)




L'introduzione:


>> Su Internet mi sono imbattuto in svariate "piramidi della fortuna" e "della felicità". Trattasi di talismani che vengono offerti a prezzi variabili.
La nostra piramide non costa nulla. Non è un oggetto. Non viene né fabbricata né smerciata in alcun luogo. Come già illustrato in NO SMOKE – Le sigarette sono nazi, un piano determinato, una programmazione, necesse per il raggiungimento di uno scopo. Sì, di astrazioni, teorie, proposte ecc. ce ne hanno già inculcate tante, ma è bene (e va tutto a nostro vantaggio) intendere la vita come progetto.
Magari anche come opera d'arte; perché ciò che non può fare la vita, può farlo l'arte, ovvero: realizzare il sogno di un'esistenza piena.
E' bene intendere la vita come una piramide a spicchi da riempire, come una serie di piani da realizzare.
Va tutto a nostro beneficio l'azione; agire. Agire non tanto d'impeto, scagliandoci a testa bassa contro un muro, quanto più usando il metodo "step by step". <<


Questo "manuale" è dello stesso autore di NO SMOKE - Le sigarette sono nazi.



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Il sottotitolo di La vera piramide della felicità è: "Come rendere vincenti le nostre nevrosi".
Ecco due citazioni da questo trattato di filosofia pratica:



"Persuadiamoci che noi possiamo raggiungere qualcosa.
Possiamo raggiungere 'molto'.
E' un'idea che può essere confutata solo mettendola in atto.
Ci affacciamo una prima volta giustamente carichi di scetticismo e anche un po' impauriti, sapendo quanto sia subdola questa nostra società. Gli ostacoli sono già tutti lì, e ci sembrano più infidi che mai. I mulini a vento di Don Chisciotte; ma concreti, e pieni di spuntoni e spigoli affilati. Cominciamo ad affrontarli, uno dopo l'altro... e ci accorgiamo che questa nostra lotta ci dà una maggiore forza, ci infonde coraggio e, sì, un sottile senso di euforia."



"Vogliamo migliorarci? Miriamo a una meta alta, 'de facto' irraggiungibile. Facendo così saremo forse tacciati di utopismo, ma, scalando e scalando, avremo conquistato una posizione in tutti i modi favorevole rispetto a quella che occupiamo oggi. Tradotto in valori di scala sociale: dal punto 0 saremo arrivati forse al 10, al 100. E, anche se il 1000 pare ancora l'Everest, ci ritroveremo meglio situati di quanto non lo fummo all'inizio dell'arrampicata."


giovedì, giugno 21, 2007

Ma il male si accetta o si combatte?

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo


Your question:



Ma il male si accetta o si combatte?



My answer:

Il male si combatte. Combattendolo, devi però stare attento a non far del male, altrimenti ti schieri anche tu con le sue legioni. Quindi: devi cercare di combatterlo facendo del bene.


Ma bisogna considerare anche l'ipotesi di forme maligne di grosse dimensioni. Spesso contro di esse non esiste che un'unica possibilità: fuggire.


Cerco di spiegarmi meglio: il male è infido e viene a insinuarsi anche là dove c'è un ambiente "sterilizzato", ovvero là dove meno te lo aspetti. Se si presenta sotto l'aspetto di violenza che esplode ciecamente (p. es. per pianificazione politica o fanatismo settario e/o razziale), c'è ben poco da fare. Devi fuggire per non rimanerne vittima, cercando un altro vacuum-di-male, un altro luogo topografico "sterilizzato" dove sistemarti.


Se si presenta invece sotto forma di stupidità (commenti razziali, minacce personali, ecc., a scuola, sul lavoro o addirittura in famiglia), devi assumere il contegno giusto, seguendo la regola numero uno (dare il buon esempio, fare solo del bene) e sfoderare tutto lo stoicismo di cui sei capace. Finché è possibile. Altrimenti in questi casi bisogna... scappare.


Non sono del tutto d'accordo sul "porgere l'altra guancia": spesso ottieni solo di beccarti un altro ceffone (o anche peggio). Capisco invece, e bene, chi fugge e va a rifugiarsi da tutt'altra parte. Non parliamo adesso dei poveri clandestini arrivati da altri continenti (e che sbarcano sulle nostre "dorate spiagge" segnati non solo dalla fame, ma anche dalla violenza piu nera). Parliamo piuttosto dei tanti adolescenti che abbandonano il tetto familiare: voi pensate che, se fossero in grado di contrapporsi al male (spesso personificato dai loro genitori), non lo farebbero? Evidentemente nel loro caso il male è destinato a non lasciarsi sconfiggere: ecco perché questi giovani sfortunati arrivano a scegliere il rimedio estremo della fuga.