martedì, novembre 24, 2020

L'Indignazione

 di Giuseppe Alù



Questa notte ho avuto una illuminazione (sì, anche io, perché? Ce l’hanno tutti, perché io no?) e ora sono tutto una luce. La luce dell’intendimento, direbbe Garcia Lorca. E la luce avvolge un mio prezioso pensiero. Quale? Ma l’indignazione, perbacco!

 


Vocabolario Treccani: “indignazióne (ant. indegnazióne) s. f. [dal lat. indignatio -onis, der. di indignari «sdegnarsi»]. – 1. Stato dell’animo indignato, risentimento vivo soprattutto per cosa che offende il senso di umanità, di giustizia e la coscienza morale). 2. ant. Infiammazione, irritazione di una parte del corpo.

 

Acclarato cosa significa “indignaziòne”, procedo.

Tutti (o quasi) si indignano. Ma – ecco la mia illuminazione - tutti in un grado diverso.

E in forme sorprendenti. Vi voglio sorprendere (se non lo volete, piantatela qui).



Avete mai pensato che per un unico fatto indignante si possono avere gradi di indignazione diversi? Seguitemi. Facciamo un esempio e così percepiamo meglio la eccezionale profondità della mia intuizione. Da 1 a 100 nella graduazione della indignazione, si può verificare questo.

Tangentopoli. Fatto unico di grande rilevanza oggettiva, sbriciolamento dei partiti, smarrimento politico, ascesa di un imprenditore unto del Signore (soprattutto nei capelli), ecc. A me, che ho molta (e inutile) passione politica, le ruberie scoperte da Tangentopoli mi indignano a livello 90; a mio fratello, che si e no guarda un telegiornale al giorno ma che era abituato ai partiti ed è più saggio di me, gli stessi fatti illeciti lo fanno indignare a livello 55; il mio vicino di casa, che era iscritto ad un partito cancellato e che in qualche modo aveva trovato il sistema per… non voglio farmi querelare…, i fatti disonesti scoperti da Tangentopoli non solo non lo fanno indignare affatto, ma anzi il suo giudizio scende sotto lo zero e si indigna, per la pulizia giustizialista e manettara compiuta da Tangentopoli, fino ad un valore di “meno” 40.

Fatto unico: indignazioni di grado diverso!



Volete un altro esempio? Eccolo.

Per il deludente gioco della Nazionale di calcio, io mi indigno fino a 35 o 40; mio fratello, al quale non gliene frega niente del calcio ma che comunque tiene per l’Italia, si indigna diciamo fino al 30; invece il solito mio vicino di casa, che da giovane all’Oratorio ha partecipato a due partite nella squadra della Virtus con il ruolo di mezz’ala tornante, e che è rimasto nelle viscere per sempre mezz’ala tornante, si indigna ad un livello di 90. Chiaro? Fatto negativo unico, diversi gradi di indignazione.

Se è vero come è vero tutto ciò, per un famoso principio di logica che esiste, ma che ora non ricordo, deve essere vero anche il reciproco. Fatti negativi diversi e indignazione identica.

 Continuiamo con gli esempi? D’accordo.

Siamo in fila alla cassa di un Supermercato (non dico il nome del mio per non cadere nel divieto di pubblicità subliminale).

Personaggi: la cassiera, una prima cliente, una seconda cliente. Fuori piove furiosamente. La prima cliente sta lì a lamentarsi con la cassiera: dovrà inzupparsi per colpa del loro parcheggio lontano assolutamente scomodo e si indigna: “Che roba!”.

La seconda cliente che ha fretta ed è contrariata per la gente che alla cassa si mette a chiacchierare mentre gli altri aspettano, rivolta ai vicini esclama “Che roba!”

La cassiera che non vede l’ora di essere sostituita da una collega che al solito tarda ad arrivare infischiandosene delle esigenze familiari dei colleghi, guarda la fila sempre più lunga e disgustata mormora “Che roba!”

Stessa indignazione per tre situazioni del tutto diverse, al contrario degli esempi precedenti.

Ve lo dicevo, no?

Ma come è possibile?

E’ possibile se consideriamo non il fatto negativo osservato, ma l’occhio che lo osserva, il singolo punto di vista personale. Ecco che un unico fatto indignante, recepito da persone che hanno sensibilità, esperienze, esigenze diverse, può dar luogo a gradi di indignazione differenti. E viceversa.

Purtroppo questo fenomeno non giova ai rapporti umani, anzi vi porta fattori di confusione o meglio di incomprensione. L’errore sta nel fatto che tutti noi crediamo di avere la stessa sensibilità e quindi non comprendiamo come mai gli altri possano non indignarsi come ci indigniamo noi per fatti che noi consideriamo assai negativi.

 


A volte a me è capitato in una discussione di lasciare per ultimo l’argomento decisivo, davanti al quale non si può non cedere e alla fine di metterlo sul tavolo in maniera trionfante. E mi è capitato di sentire in risposta “E allora? Tutto qui? Ma questo non conta niente” con mia assoluta costernazione.

A questo punto vi domanderete: a che fine tutta questa tiritera? Sapendo questo ci sentiamo meglio?

Meglio non lo so, sono affari vostri e potevate fare a meno di continuare a leggere dopo i primi periodi.



Più lucidi nei giudizi forse sì. Ed è qui che volevo arrivare. Attualità. Corona virus.

Un onesto calabrese guarda lo sfacelo della sanità locale, si indigna e mormora “Che disastro!”

Un onesto laziale guarda l’affollamento nei Pronto Soccorso del vicino Ospedale dove si è ricoverati ma con ritardo, si indigna e mormora “Che disastro!”.

Un onesto trentino sente gli ululati lamentosi delle Ambulanze che sfrecciano per le strade e affranto pensa che forse non tutti potranno avere uguale assistenza visto il numero dei contagiati, e si indigna e mormora “Che disastro!”.



Tre indignazioni uguali per tre diversi gradi di carenze sanitarie dalla gravissima alla sopportabile. E mi chiedo se il trentino si indigna per la sua situazione, come si dovrebbe indignare il calabrese? Forse l’uno non conosce la situazione dell'altro…

Non lo so, fate voi. E mi raccomando, indignatevi sempre al massimo grado, un motivo ci sarà in ogni caso.

                                                 Saluti.




Giuseppe Alù (Caltanissetta 1936) è stato Magistrato Consigliere di Cassazione. Ha pubblicato La contessa Marianna, Mondadori 1989 (Premio San Vidal – Venezia – 1989); Storia e storie del Risorgimento a Treviso, Edizioni Galleria 1987; Lo scritto e il sigillo, Raccolta di poesie 1971-1981. E: Tedeschi. Quadretti di una esposizione, Asterios 2018 (disponibile qui).

 

  Su Amazon

 


martedì, novembre 17, 2020

Qirsh, uscito il loro terzo album

 Aspera Tempora, parte 1







    Per info su Aspera Tempora e dove acquistarlo:


BTF (btf it Italian Distribution)

GT Music (gtmusic it)

Pick Up (pickuprecords it)

Lo trovate inoltre su Spotify, Youtube, etc.



Sono rimasti insieme!

È questa la prima, straordinaria notizia. Sono trascorsi ben sette anni dal loro ultimo album, Sola andata (Lizard Records), e tuttavia la formazione è la stessa. Solo alle percussioni è presente un rinforzo, Giulio Mondo, ad affiancare Marco Fazio

... and then there were seven!

 Ennesimo gruppo ligure molto valido: i Qirsh


"Diciamo che non abbiamo cambiato formazione dal 2007... e che in generale siamo gli stessi dal 1994." Così ci dice Daniele Olia.


È un album dalle tinte fosche, questo, dark come il periodo che il mondo sta vivendo, con "Rumors", prima traccia di ben 17 minuti, a introdurre un viaggio orrifico ma ben noto a tutti noi, poiché quello dei Qirsh è un addentrarsi senza compromessi nella psiche e nei substrati mentali di io-tutti, fin nel profondo delle nostre sensazioni, nei bui recessi della quotidianità di ciascun essere umano. 

    Le accuse e le molestie, il sospetto, le voci false: "Rumors"


La loro musica si spinge in avanti ossessivamente, con cori che si rincorrono spesso modulati-demodulati elettronicamente, tra sibili e glissandi... come in "Aer Gravis", dove si coglie la frusta di venti sotterranei e fiamme impazzite, tra le risate di dannati.



La creatività dei Qirsh diviene meno pesante ad inizio del terzo brano, con arpeggi sui tasti in bianco-e-nero ad accompagnare una chitarra acustica nervosamente amichevole... finché non inizia un battito insistente, sempre meno regolare, simile a quello di un cuore malato, e si viene di nuovo introdotti a un livello claustrofobico di angoscia, con il risuonare del già noto canto cadenzato.


... Mi fai paura quando hai fretta,

quando mi preghi

di comunicare

Mi fai paura quando mi chiedi,

quando io penso

a quel momento

Dovrai aspettare, dovrai capire...



Al più tardi da adesso, per via dei ritmi insistenti e le ripetizioni bombardanti, ci viene da pensare ai CSI...

Sfogliamo indietro nel tempo - grazie a Internet - nella quasi trentennale carriera del gruppo di Savona e ci imbattiamo in una recensione a firma dello scrittore Donato Ruggiero (clicca qui) dove si parla di Sola andata, l'album numero due dei Qirsh, del 2013. E anche lì affiora il paragone con i CSI!


La quarta traccia, "Hurt", esprime (senza parole: è un instrumental) proprio quel che suggerisce il titolo, e lo fa senza espedienti secondari. Pure la melodia di archi che funge da coda (ma sono chitarre elettriche? oppure chitarre più strings? chiederemo!) è ombreggiata da un velo heavy e funesto...



Non c'è dubbio: stiamo ascoltando una moderna Sinfonia del Destino. Non c'è proprio perdono per essere al mondo? Che cosa ci resta per sentirci vivi e felici? Il viaggio?

Parte "Anansi", nome che richiama a una divinità dell'Africa Occidentale, e l'atmosfera non è diversa dagli altri brani. "Anansi" si attiene però più alla forma canzone, e noi apprezziamo sinceramente. C'è il viaggio, sì, ma anche il sesso... e l'inganno.

La traccia si interrompe al punto giusto: neppure una nota superflua vi viene aggiunta. E con l'epica "Oremus" rientriamo in un edificio dai muri spessi, in un tempio, naturalmente, con una cascata di note barocche e con intriganti atmosfere - come di complotti mormorocantati sotto il saio.

Questo è "l'ottimo rumore" di cui i membri della band parlano in una loro intervista (vi invito a leggerla: click!), dove, sintetizzando la propria storia, raccontano tra l'altro di essersi conosciuti sui banchi delle superiori in un inverno dei primi Anni Novanta (alcuni di loro erano compagni nei boy scouts e nel Savona Basket) e si sono messi a fare musica fino ad affinare il suono inventandone uno proprio: appunto, questa sorta di psichedelia progressive.

Quello dei Qirsh è anche un percorso di amicizia e vita, non solo di ricerca artistica. Bello, peraltro, il racconto di come Leonardo Digilio dovette abbandonare la band lasciando il  posto di tastierista a Pasquale Aricò (che è anche cantante)... e poi, potendo Leonardo rientrare, i Qirsh non ebbero dubbi e si tennero entrambi.



Curiosità: più o meno contemporaneamente all'uscita di Sola andata, un loro amico scrittore - Gerolamo Pedemonte - pubblicò un libro biografico dal titolo emblematico 'Volevamo essere i Pink Floyd', a loro dedicato.


La settima traccia (niente titolo: puntini puntini. È la cosiddetta "traccia nascosta", alias "Oremus reprise") ci sorprende ancora in mezzo ai monaci in preghiera, ma c'è uno squarcio nello scenario ed ecco incombere scene di guerra, eserciti in marcia, edifici in rovina. Ben presto ci rendiamo conto che sono parti estratte, enucleate, ricavate, manipolate dalle precedenti tracce del CD.

 Sul palco... in passato


Di "Rumors" è stato realizzato anche un "radio edit" di poco più di 6 minuti.




A voler restringere il pensiero critico e sintetizzare, potremmo dire che è un album tra Bluvertigo e Battiato, ma con una maggiore urgenza progressive (il gran lavoro delle tastiere, gli effetti speciali...). Sicuramente c'è qualcosa dei Crippled Black Phoenix

Il tema del concept Aspera Tempora (i cui testi abbiamo inserito a fondo articolo) sembra essere fatto apposta per descrivere i nostri giorni difficili della pandemia (senza contare che il CD è uscito pure intorno a Halloween e i Morti!), ma in realtà il riferimento non è voluto: l'idea di un'opera incentrata sulle paure (al plurale) era nata dopo l'album precedente. Le canzoni per Aspera Tempora, parte 1 sono state scritte tra il 2016 e il 2019. E "parte 1" perché? Perché il materiale prodotto è tanto e un unico album non basta per raccoglierlo tutto.

A quando la seconda parte, dunque? Vista la discografia rarefatta della band, viene da chiederselo. "Chissà!" scherza Daniele Olia. "Tra 5 anni? Chi vivrà, vedrà!"

A Valloria di Savona, dove c'è la sala prove storica dei Qirsh, sono state realizzate diverse sessioni, ma il resto è nato con una concertazione virtuale, "da lontano" e non in gruppo, ciascuno registrando individualmente il proprio strumento. Cubase sia benedetto!



"The oldest and strongest emotion of mankind is fear": la paura è un'emozione primaria, ci accomuna tutti, è atavica, animalesca; violenta, spesso.

Il CD nasce nel formato digipack, proprio come l'album precedente, con libretto interno contenente foto e testi, accompagnando l'ascoltatore sul percorso sonoro tramite immagini. E ci sono didascalie in inglese a commento o spiegazione dei vari titoli. La scelta dei mosaici a vetro che caratterizzano l'artwork si presta bene all'atmosfera cupa del disco, e i volti nascosti tra i motivi geometrici richiamano e sottolineano le tonalità oscure e ancestrali. 

I testi sono stati scritti non solo a Savona ma anche un po' in giro per l'Europa. "Quel Momento" è stato concepito in un bar di San Pietroburgo, un po' di "Rumors" porta con sé l'anima di Cracovia, "Oremus" respira l'aria del Trentino... E qualche  verso dovrebbe essere nato a Novara.


 





Equipment (una selezione)

Chitarre Fender Stratocaster con effetti Pod 5500

Basso Rickenbacker 4003, Music Man StingRay 5, Fender Jazz Bass Fretless

Tastiere Nord Stage 2, Novation KS5, tastiera MIDI con software Kontakt, FM8, altri.


Ulteriore curiosità - L'ultima parte vocale di "Rumors" (cantata da Pasquale) è stata registrata nell'estate 2020 a casa di Daniele Olia. Era presente anche il pastore tedesco di Daniele... i cui respiri vennero immortalati nella traccia audio (il microfono Avantone è assai sensibile). Ebbene, quell'ansare non poté essere eliminato con nessun filtro e il giorno dopo i musicisti dovettero rivedersi per eseguire di nuovo quel segmento del brano...




La band


Andrea Torello basso, voce

Daniele Olia chitarre, tastiere, liuto, voce

Leonardo Digilio tastiere, piano, sinth

Marco Fazio batteria

Michele Torello chitarre

Pasquale Aricò voce, tastiere

Giulio Mondo batteria, percussioni



Tracks


1. Rumors      (17'50'')                  

2. Aer Gravis  (6'45'')                 

3. Quel Momento (6'15'')                  

4. Hurt (2'55'')                  

5. Anansi (3'00'')                   

6. Oremus  (12'20')  

7. [traccia segreta]

                 


Musica, testo e arrangiamenti:

"Rumors", "Aer Gravis", "Quel Momento", "Oremus":  Daniele Olia

"Anansi": Andrea Torello, Pasquale Aricò, Michele Torello  

"Hurt": Daniele Olia, Marco Fazio, Qirsh


Registrazione, mix, masterizzazione, progetto grafico:  Qirsh

Tutti i brani sono registrati e depositati presso SOUNDREEF e PATAMU


Etichetta: Open Mind - Lizard





TESTI


   "Rumors"


Ancora si andava a scuola,

ricordo che io già temevo

le voci.

Nascondersi nei bagni e a casa,

le lacrime quando spegnevo la luce.

Il sospetto ad ogni sguardo,

il mondo intorno sta ridendo,

parlando, attaccando,

e al mattino alla sveglia già scendeva

la notte.

La salvezza o la condanna, il giudizio della gente,

vivere in attesa sempre di una sola parola.

Ma crescono le false voci della propaganda nera,

corrono più forte della ragione e della pietà cristiana.

Non si deve mai fuggire, ma si rischia di impazzire.

La vergogna e la paura han piantato un seme di odio,

ora resta soltanto un po' di inutile odio.


Da piccoli si giocava al telefono senza fili,

le parole sussurrate cominciavano a girare, e cambiare.

L'immaginazione vola, dalle epoche contadine,

ai soldati in guerra.

Le favole son sempre accolte,

ci son le spie, i buoni, e chi porta sfortuna.

Anche i Santi della Storia hanno avuto quei nemici: le voci.

Ancora si andava a scuola,

ma vi ricordo uno ad uno, tremate.

Vi troverò anche dopo anni, e su di voi scenderà

la notte.



   "Aer Gravis"


Oltre il punto di ritorno frena spinge e

preme il cuore inspiegabilmente vivo e forte

fino a poco prima, ma si ferma al cospetto

dell'immensità del vuoto, uno scalino

ancora e il passo trema trema trema e cede

a questa forza che è nell'aria e senz'aria

lascia il petto e il cuore vuole uscire alla

ricerca di un riparo, ma non c'è nessun

abbraccio che gli dia consolazione e quest'

eco risuonante avvolgente penetrante

entra e vibra nelle ossa e la testa vuol

scoppiare e il pensiero vuol fuggire ma non

si può respirare in questo spazio troppo

grande troppo vuoto troppo alto da cui

non si può scappare da cui

non si può tornare. Vibra nelle ossa

il muro d'aria frena il cuore e quest'eco

invadente troppo alto troppo grande,

il passo trema trema e cede a questa forza

travolgente a questo vuoto vuoto troppo

grande da cui non si può scappare

Il coraggio di saltare

Non ho paura di volare



   "Quel Momento"


Non scrivo mai se sono in pace

Perché mi chiedi

di dedicarti una canzone

Io scrivo solo se c'è qualcosa

che fa parlare,

qualcosa da liberare

Mi fai paura quando hai fretta,

quando mi preghi

di comunicare

Mi fai paura quando mi chiedi,

quando io penso

a quel momento

Dovrai aspettare, dovrai capire

Non chiedermi di avere tempo

di scrivere, di liberare

Sarà un momento di cambiamento,

buono o cattivo, dovrò gridare

Non chiedermi

Chiedimi che quel momento

non venga mai



   "Hurt" (instrumental)



La didascalia spiega:


We are more often

frightened than hurt.

It is not death or pain

that is to be dreaded,

but the fear of death

or pain




   "Anansi"


Aggrappato ai tuoi fili

di luce ed ombre mi inganni il cuore

sai consumarmi lento come ti piace

Ovunque io mi giri

vedo me stesso in mille occhi

mille mani mi avvolgono l'anima

ed io non sono più qui

mi guardi e ridi offro me stesso

sarò la preda per i miei figli di Dio

Non risparmiarti

sono le scuse a consumare

più della tela che stringo 

nel lungo addio




   "Oremus"


Notte dello spirito,

malattia dell'anima,

la risposta che non c'è,

debolezza atavica

il senso di colpa,

la risposta che non c'è,

ansia e vergogna,

passivo stupore,

timore e tremore,

timore ancestrale,

timor reverenziale,

tormento e pentimento

ignoranza umana,

verso l'insondabile,

la paura del male,

la risposta che non c'è

non vogliam sapere se

quando ce ne andremo via

non sarem più nulla

la risposta che non c'è,

passiva devozione,

di degradata umanità

gli uomini si annullano

ai piedi dei potenti dei

la superstizione,

costante compulsione,

nervosa ossessione

della contaminazione

perpetua confessione,

pensieri immorali,

atto di contrizione,

pensieri sessuali

purificazione,

chiave del martirio,

in nome del divino

gli atti più infami

un tremendo essere,

il castigo più temibile,

loro tutto osservano,

si salderanno i conti

alla fine della storia


All'inizio della storia umana,

"Io sono Brahman"

Manava itihasako suruma,

"Má hum Brahmana"

Kali Rudra Shiva Indra Yama

Mextli Atlacamani

Chimata-No-Kami Izanami

Nai-No-Kami

Apu! Apu Illapu!

Inti! Mama Kilya!

Apu Illapu Kon Pachamama

Camazotz Kucumatz Balam

Yurlungur Galeru Bamapama

Surtur Jotunn Thor

Tinia Mania Februus

Tyrrhenus.

Mei fratres, oremus!


Kadosh Elohim,

Kadosh Adonai

Adonai Elohim,

Elohim Adonai

Elohim Adonai,

let there be light

Ora, ora


Ora, ora pro me



 


sabato, novembre 07, 2020

In onore di Stefano D'Orazio (R.I.P.), una breve storia dei Pooh

 Addio a Stefano D'Orazio, batterista storico dei Pooh. aveva 72 anni.








 Una storia dei Pooh




(già pubblicata su Topolàin al tempo della scomparsa del paroliere Valerio Negrini, gennaio 2013



La recente morte di Valerio Negrini, paroliere dei Pooh, ci fa rifocalizzare l'attenzione su quello che è certamente il gruppo storico italiano di maggior successo
 

Da quasi mezzo secolo sulla breccia. Dal loro primo exploit discografico, il 45 giri "Piccola Katy", all'album Dove comincia il sole, passando per la raccolta di cover Beat ReGeneration del 2008, la loro storia si legge - e si ascolta - come un lungo viaggio, un viaggio spesso meraviglioso, ma durante il quale - immancabilmente - la carrozzeria ha subito qualche ammaccatura.



I Pooh nascono come gruppo beat nel 1966 in un cascinale di Bologna. La prima formazione: Valerio Negrini (batterista e mente primigenea della compagine), Mario Goretti, Gilberto Faggioli, Roberto Gilliot e Mauro Bertoli. Dopo molti reimpasti e defezioni (fece scalpore quella di Riccardo Fogli, che aveva perso la testa per Patty Pravo), divennero un quartetto che, per lungo tempo, ha compreso Dodi Battaglia (voce e chitarre), Stefano D'Orazio (voce e batteria), Red Canzian (voce e basso elettrico) e Roby Facchinetti (voce e tastiere).
D'Orazio si era fatto conoscere nella scena romana come componente dei Naufraghi; Bruno Canzian detto "Red", entrato nel gruppo nel '73, aveva militato con la band di rock progressive Capsicum Red.



I primi Anni Settanta - contratto con la CGD - rappresentano l'Età dell'Oro dei Pooh: "Tanta voglia di lei", "Alessandra", "Cosa si può dire di te", "Noi due nel mondo e nell'anima" sono solo alcuni dei brani di quel magico periodo che li vede spesso al primo posto dell'hit parade nazionale. Nel 1975 la svolta: decidono di automanagerializzarsi. I testi rimangono intimistici anche se cominciano a "sbirciare" verso determinate realtà sociali, ma la musica conosce una svolta radicale e anticipa addirittura certe sonorità tipiche degli Anni Ottanta. Se in Opera Prima e Parsifal la melodia italiana ancora si fondeva con la musica sinfonica (Parsifal è elencato in quasi tutte le enciclopedie del prog rock; e anche secondo me è, a tutti gli effetti, rock progressivo), a cominciare da Poohlover (1976) le loro canzoni diventano più decisamente commerciali: una sterzata sicuramente dettata dal successo non strepitante dei due album precedenti Un po' del nostro tempo migliore e Forse ancora poesia, ritenuti troppo "difficili" dai consumatori del pop italiano (mentre sono in realtà assai belli).

 1973


Nel 1977 si inaugurerà l'epoca dei concerti sfarzosi, a base di laser e altre tecnologie all'avanguardia: i Pooh si propongono definitivamente come supergruppo, esibendosi davanti alle platee entusiaste dei palasport. Da allora, la loro scalata è veramente inarrestabile, con brani di sicura presa sul pubblico di ogni età. Almeno una decina di TIR li accompagna sempre nelle loro tournée: l'impianto tecnico è imponente e non ha nulla da invidiare alle più celebri formazioni del rock mondiale. Questa voglia di portare innovazioni "futuristiche" nelle loro performance diverrà un po' il marchio di fabbrica dei nuovi Pooh.  È dei Pooh, nel 1983, il primo CD ufficialmente pubblicato in Italia, così come lo è il primo laser disc nell' '84; e sempre dei Pooh sono il primo videoclip ad alta definizione realizzato in Europa (1990) e la prima traccia multimediale inserita gratuitamente in un CD italiano ('96).


*



Nel febbraio del 2008 esce Beat ReGeneration, album di 12 grandi successi dell’epoca beat, riletti e reinterpretati dai Pooh. Il 29 Marzo parte da Mantova il “Beat ReGeneration Tour”, che tocca 16 grandi città italiane, registrando il sold out a Milano, Roma, Torino, Treviso, Mantova.
Intanto con i singoli “29 Settembre” e “Ragazzo di strada”, Beat Regeneration supera le 150.000 copie vendute, conquista il Doppio Disco di Platino ed è premiato a giugno a Roma in occasione del Wind Music Awards trasmesso da Italia1.
Segue un tour estivo di 20 date negli stadi e nelle piazze d’Italia, culminato nel concerto sul lungomare di Reggio Calabria davanti a oltre 60.000 persone.
Viene lanciato il quarto singolo “Pugni chiusi”. 

Il 2009 si apre con una notizia che rattristisce molti fans: Stefano D'Orazio lascerà i Pooh!
Il gruppo è insieme da 43 anni, e D'Orazio ne è componente da 38 (come abbiamo visto, arrivò a sostituire il batterista Valerio Negrini nel 1971; Negrini divenne il "quinto elemento" - quello occulto - della band).
In qualità di paroliere, l'esordio di D'Orazio risale al 1975 con il testo di "Eleonora mia madre", canzone inclusa nel 33 giri Un po' del nostro tempo migliore, mentre come voce solista debuttò in "Fare, sfare, dire, indovinare", che fa parte di Poohlover (1976).
Prima del congedo, fa in tempo a firmare con il resto della band un ultimo album... e viene annunciato che parteciperà anche al tour estivo, fissato per il 24 luglio. 
 
 
L'album, Ancora una notte insieme (contenente 30 brani e 1 inedito), racconta le emozioni e gli stati d’animo di quel momento particolare della carriera del gruppo e, per extenso, del mondo.
I 30 brani sono tutti cantati a quattro voci dai Pooh. Ancora una notte insieme diventa ben presto disco di platino e viene premiato nell’Arena di Verona in occasione del Wind Music Awards. Il tour è un trionfo e ogni esibizione lungo la penisola italiana fa registrare il sold out.

Il 12 ottobre 2010 esce Dove comincia il sole, nuovo album di inediti dei tre Pooh superstiti. Dal vivo però si esibiscono in sei, con Steve Ferrone alla batteria (sostituito poi da Phil Mer), Ludovico Vagnone alla chitarra e Danilo Ballo alle tastiere. Il “Dove comincia il sole Tour” dura anche per tutto il 2011. E' la tournée più lunga della loro carriera, con quasi 90 concerti (tutti sempre esauriti) in nove mesi.
Il “Dove comincia il sole Tour” si conclude il 27 agosto 2011 nella splendida cornice del Castello di Este (Padova) tra scenografie di fuochi e luci, suoni e immagini, sbandieratori e comparse in costume d’epoca.
Il 6 marzo 2012 esce Pooh Legend, un cofanetto racchiudente oltre dieci ore di video della band, filmati inediti e vere e proprie “chicche”: primo capitolo di un percorso di rimasterizzazione dell'intero catalogo dei Pooh.




I Pooh hanno ripetutamente fatto opere di beneficenza. Sono stati attivi per il WWF, hanno partecipato al Rock No War per la Sierra Leone e - tra le altre iniziative sociali - hanno aiutato a raccogliere fondi per i bambini dello Sri Lanka.






* DISCOGRAFIA * (solo album)

Per quelli come noi (1966)
Contrasto (1968 - originariamente bootleg)
Memorie (1969)
Opera prima (1971)
Alessandra (1972)
Parsifal (1973)
I Pooh 1971-1974 (1974)
Un po' del nostro tempo migliore (1975)
Forse ancora poesia (1975)
Poohlover (1976)
Rotolando respirando (1977)
I Pooh 1975-1978 (1978)
Boomerang (1978)
Viva (1979)
Hurricane (1980)
...Stop (1980)
I Pooh 1978-1981 (1981)
Buona fortuna (1981)
Palasport (1982)
Tropico del nord (1983)
Aloha (1984)
I Pooh 1981-1984 (1984)
Anthology (1985)
Asia non Asia (1985)
Giorni infiniti (1986)
Goodbye (1987)
Il colore dei pensieri (1987)
Oasi (1988)
Uomini soli (1990)
25: la nostra storia (1991)
Il cielo è blu sopra le nuvole (1992)
Musicadentro (1994)
Buonanotte ai suonatori (1995)
Poohbook (Set di 6 Cd) (1995)
Amici per sempre (1996)
The Best of Pooh (1997)
Un minuto prima dell'alba (1998)
Un posto felice (1999)
Cento di queste vite (2000)
Best of the Best (2001)
Pinocchio (2002)
Ascolta (2004)
La grande festa (2005)
Noi con voi (2006)
Beat ReGeneration (2008)
Dove comincia il sole (2010)






martedì, novembre 03, 2020

Pat Metheny Group

 Oggi per la nostra "puntatina" nel #jazz ascoltiamo Pat Metheny e i suoi in Speaking of Now (2002).

Maggiori dettagli sul Pat Metheny Group e su quest'album li trovate presso Faust's Look, blog di jazz, musica crossover & fusion, world music.






#LyleMays (piano, sintetizzatori) #RichardBona (basso, vari altri strumenti) #SteveRodby (basso, violoncello) #AntonioSanchez (drums) #DaveSamuels (marimba) #CuongVu (tromba)

lunedì, novembre 02, 2020

"Sincerely Yours..." - Leonard Cohen, una biografia

 

 

   OWNING EVERYTHING


You worry that I will leave you.

I will not leave you. 

Only strangers travel.

Owning everything,

I have nowhere to go.

 

 

    POICHÉ POSSEGGO OGNI COSA

 

Hai paura che io ti lasci.

Non ti lascerò.

Soltanto gli stranieri partono.

Poiché posseggo ogni cosa,

non ho nessun posto dove andare.




INTRODUZIONE


"Give me a Leonard Cohen afterworld where I can sigh eternally"
                                                         (Kurt Cobain)

 

 

Personaggi del pop 'noir' inglese quali Nick Cave, Ian McCulloch e Morrisey riconoscono di essere stati fortemente influenzati da lui; il gruppo Sisters Of Mercy si è voluto battezzare così prendendo a prestito il titolo di una delle sue più celebri canzoni; tanti cercano di imitare il suo stile... Stiamo parlando di Leonard Cohen.

La biografia di Cohen è contrassegnata da una costante ricerca di valori esistenziali, nel tentativo di appagarsi a una dottrina che trascenda l'ordinario caos della società. Continui cambiamenti di rotta, repentine "fughe" (soprattutto in Europa) e vari rivolgimenti spirituali hanno caratterizzato il lungo cammino di questo poeta, scrittore e cantautore canadese di origine ebrea. Finché, alla fine del millennio, Leonard (che è venuto al mondo un anno prima di Elvis Presley) non ha trovato l'agognata pace in un piccola comunità Zen: una casupola arroccata su un monte a sud-est di Los Angeles, a 6.500 piedi s.l.m.

Per seguire e servire il monaco buddista Roshi, suo maestro spirituale di lunga data, L.C. non ha esitato a separarsi dalla sua fidanzata: l'attrice Rebecca de Mornay. Ciò succedeva nel 1993, ai tempi di The Future, uno dei suoi album più fortunati. Dopo nove anni, ecco che il Poeta ridiscende dal suo eremo e lancia Ten New Songs; e subito gli appassionati della musica tornano a interessarsi di lui. Ma tanto clamore intorno alla sua persona non sembra spiazzare il canadese. Lenny vive come canta: a bassa frequenza. Non deve sorprendere perciò l'aspetto alquanto modesto della sua attuale residenza, un appartamento situato in uno dei quartieri meno à la page di L.A.

 


Leonard Cohen versione last days


 



VOX POPULI

 "È musica da tagliarsi i polsi. Insieme ai suoi dischi dovrebbero fornire una lametta!..."

 

 

       Informazione per i non bene informati

Molti hanno di Cohen l'immagine del classico cantautore con la chitarra in mano; in realtà Lenny predilige suonare il synthesizer. Possiede solo quattro chitarre ma, di contro, dozzine di strumenti a tastiera...

 




Album essenziali:

 

Songs Of Leonard Cohen (1967)

Songs From A Room (1970)

Songs Of Love And Hate (1971)

New Skin For The Old Ceremony (1974)

Death Of A Ladies Man (1977)

Recent Songs (1979)

Various Positions (1984)

I'm Your Man (1988)

The Future (1992)

 

 

 

Per collezionisti:

 

Live Songs (1973)

Ten New Songs (2001)

Dear Heather (2004)

 

 

 

Altri:

 

Greatest Hits (1975)

The Best of Leonard Cohen (1988)

Live (1994)

Never Any Good: More Best Of Leonard Cohen (1997)

Field Commander Cohen Tour of 1979 (2001)

The Essential Leonard Cohen (2002)

 

     [Per una lista di album più nuovi e per titoli di suoi libri, si veda più avanti.]