mercoledì, febbraio 22, 2023

Pseudologia fantastica: il caso Samantha Azzopardi

... dal fisico esile, la voce gentile e a tratti addirittura sottile come quella di una bambina, con il vizio di mangiarsi le unghie...


"Posso aiutare vostra figlia a ottenere un ruolo come doppiatrice di un cartone animato della Pixar." Così assicura la donna, che dice di chiamarsi Marlee, ai genitori della dodicenne Emma. Poi porta l'aspirante attrice a Sydney e inizia con lei "l'allenamento". Tra i compiti che la ragazzina deve svolgere, c'è quello di entrare in un ospedale, affermare di chiamarsi Dasha (mentre il suo vero nome è Emma, appunto) e di aver bisogno di aiuto. In seguito deve accedere in un altro negozio e dire a una donna lì presente che sua madre era morta e che lei ("Dasha") era stata adottata. Inoltre, in un centro sanitario, la ragazzina ha il compito di scrivere su un foglio di carta: "Io ho la facoltà di vedere fantasmi"...

"Non dire però ai tuoi genitori che ti ordino di fare queste cose!"

Emma invece racconta tutto ai genitori, e loro comunque hanno già intuito qualcosa. La figlia fa trapelare qualche indizio su tale intensa "attività" in compagnia della "scopritrice di talenti". Il suo papà e la sua mamma compiono delle ricerche sul conto della sedicente Marlee, che dovrebbe apparentemente svolgere il lavoro di agente di spettacolo, e arrivano a scoprire che una persona con le sue generalità non esiste.



In effetti, la truffatrice ha un'identità diversa. Si chiama Samantha Azzopardi. Nel frattempo si sono occupati di lei anche testate internazionali, non in ultimo perché il suo raggio di azione si è, con il tempo, ampliato: è stata attiva in Gran Bretagna e nel Canada. A fare cosa? A confondere e a fare perdere tempo e denaro alla polizia irlandese e a quella canadese, tanto per dirne una...


Di lei si sa che è australiana di origini maltesi. La sua data di nascita è certa: 21 agosto 1988. Ed è certo inoltre che proviene da una famiglia della classe media.

Svanita dall'orizzonte dei genitori di Emma, è apparsa in quello di altri nuclei familiari australiani, presentandosi con nomi di fantasia e raccontando di sé sempre nuove storie, riuscendo a ingraziarsi la fiducia di varie persone e "lavorando" - di solito - come nanny o similia. 

Nel novembre 2019 viene arrestata e processata per le sue truffe "astute e ben calcolate". Ha, al momento della cattura, 31 anni (oggi ne conta 35) e, tra i suoi svariati inganni, tra le sue prese in giro delle quali si fa fatica a trovare un motivo reale e concreto, c'è spesso quella di spacciarsi per un'adolescente e... iscriversi a una qualche scuola. Oppure, vestita con un'uniforme blu da ginnasiale, presentarsi a una clinica psichiatrica in compagnia di due bambini, dichiarare di avere 14 anni e di essere stata ingravidata da uno zio che l'avrebbe stuprata... 

I due bambini di cui sopra (rispettivamente di quattro anni e di dieci mesi) le erano stati affidati il mese prima da una coppia francese. Lei viveva a casa loro come tata diciottenne e con il nome di Sakah, "bambinaia qualificata". L'accusa che la coppia le ha rivolto è di avere sequestrato i piccoli... sebbene soltanto per una giornata, in pratica. Un'altra sciocchezza inaudita compiuta da Samantha Azzopardi.

Alla fine, è stata condannata - a due anni - proprio per sequestro e rapimento di minori, oltre che per falsificazione di documenti.

Il giudice di Melbourne Johanna Metcalf ha ribadito che una vera motivazione per gli atti della Azzopardi non esiste o, se sì, rimane oscura, e ha definito il suo agire - che è sicuramente antisociale - "bizarre crime".


Evidentemente non vogliono capirlo: lei è una sorta di Pippi Langstrumpf, solo un po' più cresciuta... 


In passato la giovane donna si è spacciata per un'appartenente alla famiglia reale svedese - "Annika Dekker" - che era stata rapita da bambina. Poi anche per una ginnasta russa la cui famiglia sarebbe stata sterminata da un attentatore suicida. Con la sua voce sottile, gentile, la figura minuta e l'abitudine di mangiarsi le unghie, a oltre 20 anni e addirittura anche dopo i 30 ha fatto credere all'ambiente circostante di essere un'adoloscente... una bambina, quasi.



Sembra proprio cercare con forza il contatto con bambine e ragazzine, spesso le porta con sé organizzando folli scorribande - e da qui anche l'accusa di rapimento / sottrazione di minori. E, poiché queste ragazzine (più, raramente, qualche ragazzino) vengono costrette da Samantha a compiere stupide azioni, azioni che tuttavia non possono essere definite veramente criminose, tra le accuse a suo carico c'è quella di circonvenzione di minori. 

Le famiglie si sono sentite depradate, tradite. Molte le cause intentate alla Azzopardi. Una di queste cause prevede la restituzione di 6.500 dollari alla famiglia Jervis, di Perth: sarebbe la somma di tutte le paghe ricevute per circa un anno, settimana dopo settimana, in qualità di bambinaia presso il giocatore di pallacanestro Tom Jervis e di sua moglie Jazze.

Al processo, tenutosi in un tribunale del Nuovo Galles del Sud (New South Wales), sono state ricordate - e in parte addebbitate, almeno moralmente, all'imputata - finanche truffe compiute all'estero. Alcune di queste sono venute alla luce durante lo svolgimento del processo stesso. 

Molti l'hanno riconosciuta seguendo la vicenda sui media; si sono ricordati ad esempio di averla già vista, sempre sui giornali e alla TV, nel periodo di tempo che Samantha ha trascorso in Irlanda, esattamente a Dublino, dove una prima volta - era l'ottobre 2013 - fu notata mentre si aggirava disperata, in reale stato di angoscia, vicino alla Posta Centrale (General Post Office), in una zona di negozi di lusso. Allora dichiarò alla polizia, in un inglese stentato, di essere un'adolescente vittima della tratta di minorenni.


      Dublino e Calgary

Anche per via degli ostacoli comunicativi (presunti), i funzionari irlandesi hanno avuto grosse difficoltà nell'aiutarla a risalire al suo nominativo e farle spifferare i nomi degli aguzzini. Le indagini sono state lunghe. Hanno dovuto controllare tutti i filmati delle telecamere nel quartiere dove la ragazza era stata rinvenuta e in quelli adiacenti, lavorare insieme con i centri sociali per l'infanzia e le agenzie specializzate nel rintracciare persone scomparse, chiamare in causa l'Interpol, indagare insieme a un laboratorio scientifico forense, lavorare con l'Ufficio Immigrazione e con unità di specialisti di violenza domestica e delitti sessuali. Oltre che dover prendere contatto con varie polizie estere. Dopo un mese di intense ricerche, che alle autorità di pubblica sicurezza irlandesi è costato - così è stato calcolato - circa un quarto di milione di euro, la Azzopardi finalmente è stata identificata (assurdamente ma forse no, l'ha riconosciuta proprio l'ex fidanzato irlandese di sua madre!) e, con gran rabbia degli innocentisti e tra varie polemiche interne, è stata rimandata in Australia.

Durante il lungo viaggio di ritorno, lei ha continuato a non spiccicare parola con gli agenti di scorta.

Trascorre appena un anno e Samantha Azzopardi, intanto ventiseienne, affiora a Calgary, in Canada, affermando di essere la quattordicenne Aurora Hepburn, vittima di rapimento e violenza sessuale. Dopo aver speso circa 150.000 dollari americani per cercare di assisterla e aiutarla a ritrovare se stessa, la polizia canadese è risalita alla  vera identità del soggetto (e alla sua vera età). La Azzopardi viene denunciata di falso in atto pubblico, per aver ingannato le forze dell'ordine e aver causato un grosso danno all'erario. È espulsa alla fine del 2014.


     Un gioco continuo, senza requie

Negli anni successivi, la donna si finse nuovamente adolescente, iscrivendosi a varie scuole del New South Wales ed estorcendo benefici governativi. 



Nel corso di tutte queste sue "avventure" in patria e nel mondo, Samantha Azzopardi ha spesso rifiutato di essere fotografata... a meno che le foto non fossero scattate con il suo proprio telefonino. Uno dei trucchi da lei usati era di disegnarsi sul viso le lentiggini, per sembrare molto più giovane. Si è calcolato che, nella sua ancora non lunghissima vita, ha fatto uso di almeno 100 pseudonimi. Alcuni di essi: Emily Peet, Lindsay Coughlin, Georgia McAuliffe, Dakota Johnson, Harper Hart, Harper Hernandez.

Nel processo del novembre 2019, quello intentatole per aver frodato svariate famiglie di Melbourne e non solo, era presente anche il padre di Emma. L'uomo ha dichiarato che nessuno dei suoi sospettava che la giovane donna mentisse, che possedesse una specie di seconda natura. "È stato davvero spaventoso", dice. "Mi sono sentito sventrato nello scoprire che ha ingannato nostra figlia e chissà quanti altri bambini che sognavano una carriera nel mondo del cinema, dello spettacolo." (Tra l'altro, Samantha era diventata "di casa" presso la famiglia di Emma, era stata persino invitata a trascorrere il Natale con loro e così via.) L'uomo ha aggiunto che il calvario di tutti loro "è stato spaventoso".

Al processo era presente la stessa Emma. “[Samantha] si è comportata molto bene con me. Era davvero gentile e ho pensato che fosse alquanto vantaggioso averla come mentore. Io credevo alle sue promesse. Era assai persuasiva."

Ed Emma ha terminato la sua testimonianza con le parole: 

"Mi sono sentita sollevata quando ho appreso che era stata finalmente acciuffata e che non poteva più ingannare nessuno"

Maggiori particolari sulle azioni di Samantha Azzopardi sono venuti fuori durante quelle sedute in tribunale (che si svolsero via videoconferenza a causa del Coronavirus); e si è andato concretizzando il sospetto che fosse... una professionista della truffa, che sapesse benissimo come agire. 

                             "C'è del metodo in questa follia."

                                             (William Shakespeare)


Il primo contatto che un'altra piccola aspirante attrice, Georgia Bevege, ebbe con la fantomatica talent scout Coco Palmer, avvenne via Instagram. Georgia e suo padre Mel si recarono all'appuntamento con la donna in un café di Sydney, dove "Coco" si mostrò cortese, affabile. Offrì loro della cioccolata calda e prese poi l'adolescente con sé, per condurla attraverso vari grandi magazzini "a fare giochi di ruolo".

"E noi ci cascammo!"

Nello spazio di qualche mese, la fittizia Coco si guadagnò la piena fiducia dei genitori di Georgia. Di sé, aveva raccontato di essere cresciuta insieme ad altri 11 bambini in una famiglia affidataria e che da piccola aveva sofferto di leucemia. Possedeva non meno di quattro telefonini, sembrava davvero professionale, aveva l'aria affaccendata. Una volta, truccò Georgia Bevege in modo tale che la bellezza in miniatura presentasse sul volto come dei graffi, le disse di entrare in un supermercato e di dichiarare al personale di essere stata aggredita. Nel frattempo la ragazzina, per espresso volere di Coco, da qualche tempo portava le cuffie ed era attrezzata elettronicamente, per registrare tutto ciò che diceva e che faceva durante quelle folli azioni. Nel luglio 2019 ci fu il viaggio; un viaggio che Georgia compì insieme a Samantha Azzopardi, in arte Coco Palmer, a Melbourne. Della partita erano anche la madre e una sorella di Georgia. Coco Palmer aveva dichiarato di abitare in quella città, tuttavia sembrava ad un tratto non ricordare più come muoversi, quale tram dovessero prendere... A questo punto, suonarono i primi campanelli d'allarme per la famiglia Bevege.

Dopo alcune notti di soggiorno a Melbourne, i Bevege scoprirono che, per affittare la stanza d'albergo, la donna aveva usato una patente instestata a Jazze Jarvis (la moglie del cestista professionista). "Non è il tuo nome!" le fecero notare. I tentativi di chiarimento andarono a vuoto e, all'arrivo della polizia, Samantha Azzopardi si dileguò.

***

Nell'aula di tribunale, la psichiatra forense Jacqueline Rakov ha affermato di ritenere che la Azzopardi soffrisse di un disturbo borderline di personalità. Il nome: "pseudologia fantastica". È una forma patologica poco conosciuta anche perché - ha spiegato la Rakov - non diffusissima. 

Le opzioni di trattamento per chi è affetto da pseudologia fantastica sono limitate. Il soggetto è portato a un tipo estremo di menzogna che è "motivata internamente". Il suo è un impulso inconscio (inconscio sì, ma quanto?) a tessere fantasie sia per il piacere sia per una occulta necessità; ben diversamente, quindi, che nei casi di impostori "comuni" che mettono in atto inganni e truffe varie allo scopo di acquisire fama, denaro o notorietà.



     Piccola storia giuridica dell'"ingannatrice seriale"

(Ricapitoliamo!)

La prima volta che Samantha Azzopardi entrò in un dossier - diciamo meglio: nel Libro Nero - della polizia australiana fu nel novembre 2007, all'età effettiva di 19 anni. Accadde in una cittadina del Queensland, dove, in un tentativo di truffa, si era spacciata per una certa Lindsay-Lana Jonbenet Coughlan.

Nel settembre 2010, dicendo di chiamarsi Dakota Johnson, cercò di iscriversi ad almeno due scuole di Brisbane, fingendosi quattordicenne. Ma uno di quegli istituti scolastici poté constatare che la sua lettera di referenze era falsata e così si scoprirono gli altarini. Imputazione: frode.

Nel 2011, sotto l'identità di Emily Azzopardi di anni 16, divenne amica di una ragazza che frequentava un liceo e cercò di convincere i genitori di costei a dare il via alle pratiche per adottarla. Si iscrisse poi a un'altra scuola superiore, stavolta a Perth, che frequentò fino al marzo 2012, quando venne arrestata dalla Major Fraud Squad (l'Antifrode). 

L'episodio dublinese fu certamente quello più eclatante. Ottobre 2013: camminava avanti e indietro davanti alla Posta Centrale (per lei fu usato dai giornalisti l'appellativo "GPO girl", "La ragazza della Posta") ed era apparentemente sprovvista di una sia pur minima conoscenza dell'inglese. Trasportata al Temple Street Children’s Hospital, non si riuscì neppure a cavarle il nome e il cognome. Non si poté altresì ricostruire il percorso da lei effettuato per arrivare fin lì: come era giunta nella capitale irlandese? Per quali vie? E da dove? La ragazza rimase muta per settimane intere. Si congetturò che fosse una quattordicenne vittima della tratta di schiave; lei aveva un po' fatto capire proprio così, che l'avevano costretta a prostituirsi... Naturalmente intendevano fotografarla, in modo da poter mandare la sua immagine alle polizie di altri Paesi e scoprire così qualcosa sul suo conto, ma la ragazza si rifiutò, finché l'Alta Corte non diede il permesso alle autorità di fotografare la misteriosa sconosciuta anche senza il suo consenso. 

Dopo che venne smascherata, si crearono due diverse correnti di pensiero all'interno della Garda Síochána (la polizia irlandese): c'erano quelli che affermavano che la supposta ragazza, in realtà una donna fatta, fingendo di essere un'altra non si era affatto resa colpevole di alcun crimine e che semplicemente necessitasse di cure psichiatriche; e c'era la corrente dei colpevolisti.

Ciò che molte cronache non rivelano è che, dopo essere stata rispedita in patria, Samantha Azzopardi tornò quasi subito in Irlanda, dove, forte di un nuovo passaporto che era riuscita in qualche modo a farsi rilasciare dalle autorità australiane, ottenne un impiego come ragazza alla pari presso una famiglia della contea di Leitrim... prima di essere nuovamente denunciata ed essere nuovamente espulsa. 

Abbastanza nota è un'altra circostanza, non dissimile da quella irlandese, che ebbe inizio nel settembre 2014:  Samantha Azzopardi, intanto ventiseienne, entra in un centro sanitario di Calgary, in Canada, affermando di chiamarsi Aurora Hepburn e di essere stata vittima di rapimento e violenza sessuale. L'età? "14 anni." Dopo la solita, immancabile perdita di tempo (molta) e perdita di soldi (moltissimi), i canadesi vennero a capo della faccenda. Un tribunale la condannò a due mesi di detenzione (che lei però aveva già scontato) e Samantha fu fatta rientrare in Australia ben scortata. (Altre spese...)

2016: la donna si iscrive  alla Good Shepherd School di Marrickville, nello stato del Nuovo Galles del Sud, dicendo di essere la tredicenne Harper Hart e di trovarsi sotto protezione del Governo degli Stati Uniti d'America. Essendo stata vittima di un traffico internazionale di minorenni, gli americani l'avrebbero inserita nel loro "Witness Protection Program". Arrivò addirittura a presentare un certificato di nascita con il timbro di San Francisco, California, dove si attestava che i suoi genitori biologici erano Julian e Rebehah Hart, da Burwood. All'ufficio di protezione dell'infanzia dichiarò di avere incontrato e, di fatto, conosciuto i propri genitori solo da poco. La polizia iniziò le ricerche e, nel giugno 2017, le impronte digitali della ragazza, rilevate su uno dei documenti da lei consegnati, la smascherarono. Samantha Azzopardi venne denunciata con la motivazione di "aver ottenuto in maniera disonesta un vantaggio finanziario, godendo di istruzione, consulenza, cibo, alloggio e apparecchi elettronici, tutte cose messe a sua disposizione mentre fingeva di essere Harper". Le diedero un anno di carcere. La madre di Samantha dichiarò, fuori dalla corte penale, che la figlia era "un tipo dolce, avventuroso e indipendente". La situazione in cui la figlia si era cacciata le faceva piangere il cuore, certo, ma... i bambini non debbono forse maturare, fare esperienze di vita?

Poi Samantha Azzopardi iniziò a lavorare presso il celebre giocatore di pallacanestro. Lui e la moglie avevano una bambina. Samantha si occupò della piccola mentre la coppia abitava nel Queensland e in seguito si trasferì con loro a Melbourne. Tutto va bene, fino a che...

Aprile 2019. Samantha Azzopardi, sotto lo pseudonimo di Marley, porta la figlia di Tom e Jazze fino a Sydney. Durante il viaggio, chiede alla ragazzina di entrare in un ufficio del Centrelink e di scrivere su un pezzo di carta di avere visioni; di vedere fantasmi, di poter comunicare con persone del passato e cose così. La famiglia Jervis si rende conto che qualcosa non va, sporge denuncia. Intanto chiedono alla baby sitter di confermare le sue referenze... e lei torna a dileguarsi. 

1 luglio 2019: ora si chiama Coco ed è una talent scout. Vola da Sydney a Melbourne con un'aspirante attrice adolescente del New South Wales e con parte della famiglia della ragazza, pagando per tutti loro di tasca propria. Devono soggiornare in un appartamento a Southbank. La famiglia sobbalza quando "Coco Palmer" fa il check-in in albergo con la patente di Jazze Jervis...

Nell'ottobre 2019 seguì l'episodio della sprovveduta coppia francese che si era da poco stabilita a Geelong, a una settantina di chilometri da Melbourne. Samantha dichiarò loro di essere la diciottenne Sakah. Entrò nella loro vita quale ragazza au pair, di nuovo sotto false credenziali. Circa due mesi dopo, disse alla coppia che avrebbe portato i loro due bambini a fare un picnic. Sempre lì, a Geelong. Li fece viaggiare con sé invece fino a Bendigo, a ben 200 km. di distanza. Guidò i bimbi fino a un centro assistenziale dove dichiarò, come abbiamo già raccontato sopra, di essere una quattordicenne che era stata abusata dallo zio. Più tardi, un detective della polizia trovò lei (e i due piccoli) mentre gironzolavano in un centro commerciale.

Dopo qualche tempo ancora, venne fuori che, per presentarsi come ragazza incinta - e abusata dal cattivo parente -, l'imbrogliona aveva convinto un uomo estraneo a fare, per conto suo, una telefonata al centro assistenziale e a spacciarsi per suo padre.

Lo "scherzetto" del viaggio con i due infanti le costò altri due anni di carcere. Nel corso del processo - l'ultimo in ordine di tempo - venne fuori appunto la diagnosi di pseudologia fantastica, malattia mentale che fa sì che il soggetto abbia voglia di ricreare una propria biografia infantile - una biografia dall'esito felice. Tuttavia, il magistrato rifiutò di concederle una terapia: "C'è  troppo calcolo, c'è troppa logica nel suo comportamento criminoso..."




     La giovane nanny polacca


Theresa Power, madre di Sydney, mette un annuncio su Facebook: "Cercasi baby-sitter".

Dopo neppure mezz'ora le arriva la risposta: 

“My name is Mayer. I am 19 years old and I’m from Poland”. sul profilo dell'utente, la faccia della medesima è parzialmente coperta e oscurata - o meglio ombreggiata - dai capelli.  “Io sono un tipo sorridente, paziente, calmo... Non esitate a contattarmi via 'personal message'!" 

La famiglia Power convoca la giovane donna per sottoporla a esame. E la presunta signorina Mayer viene assunta. 

Theresa Power si sente sollevata: finalmente, poteva tornare al lavoro! 

La tata polacca compie in modo pieno e soddisfacente i suoi compiti... per una settimana o poco meno. Si rivela essere molto amata dai bambini. Ma, misteriosamente, dopo quei pochi giorni non si presenta più. 

Sconcertati e delusi, i Power si chiedono che ne sia stato di lei. Scoprono la verità solo più tardi, quando si inizia a parlare sui media di Samantha Azzopardi, celebre impostora...


Da sottolineare che, in tutti gli episodi noti che hanno al centro questa mentitrice seriale, nessuno dei bimbi ha mai subito molestie né riportato danni fisici.


giovedì, febbraio 16, 2023

Raquel Welch, in morte

 Wow. È morta Raquel Welch.



Su Twitter, l'account dei Golden Globe Awards ha postato:


>> Remembering Golden Globe Winner and Actress Raquel Welch. Rest in peace ❤️ <<


E l'attrice Reese Witherspoon:


>> So sad to hear about Raquel Welch's passing. I loved working with her on Legally Blonde. She was elegant , professional and glamorous beyond belief. Simply stunning. May all her angels carry her home. 🕊️ Sending love to her family and her many fans ❤️ <<


Questo sketch dei Monty Python fa capire quanto fosse popolare l'attrice soprattutto da giovane. Il "piccolino" dice all'intervistatore, a proposito dei propri desideri:  "I want to have Raquel Welch dropped on top of me." E l'altro rincara la dose facendo un'osservazione sul sedere della bella Raquel...


[Raquel Welch and Ringo Starr during filming of "The Magic Christian" 1969] 

Con la morte di Raquel Welch si chiude davvero un'epoca.
L'attrice e modella di Chicago aveva 82 anni. 
A cominciare dagli Anni 60 fu un sex symbol internazionale. L'immagine di lei semisvestita arrivò ovunque, anche nei calendari "osè" dei negozi di barbiere delle più remote province italiane. Io ricordo ancora quei calendari, che sembravano prendere fuoco nelle mie mani di bambino (innocente?). Raquel era una tentazione diabolica persino per un pischilletto di sette-otto anni come lo ero io quando per la prima volta ammirai le forme prorompenti dell'attrice statunitense.

Era bellissima e fu il sogno di tanti maschi di tutte le età. R.I.P.



Raquel Welch. Vero nome: Jo Raquel Tejada.
Chicago, 5 settembre 1940 – Los Angeles, 15 febbraio 2023.


















domenica, febbraio 05, 2023

La storia dei R.E.M.






MURMUR
I R.E.M. (la sigla sta per "Rapid Eyes Movement", una fase del sonno in cui le pupille si muovono) avevano già debuttato con Chronic Town, un EP molto interessante, ma ogni cosa ebbe veramente inizio nel 1983, quando Peter Buck, Michael Stipe, Mike Mills e Bill Berry (il batterista, che lascerà la band nel 1997) registrano Murmur. L'album, caratterizzato da atmosfere cupe e misteriose, catapulta i R.E.M. nel Parnaso delle band più significative degli Anni Ottanta. I critici scambiano frasche per fiaschi e li paragonano ai Byrds, non avendo altri cassetti in cui riporre il suono innovativo del quartetto di Athens. 


Buck, Mills e Berry sono musicisti in gamba che, come i componenti di tutti i grandi gruppi della storia della musica, sanno bene armonizzare le loro spiccate individualità. La chitarra di Buck, in particolare, ha un riverbero "di campana" (o, meglio, "di glockenspiel") che - non lo si nega - ricorda le magiche proprietà della Rickenbacker a 12 corde di Roger McGuinn (attenti a non pompare il volume: pericolo di tinnitus!). 

Il titolo dell'album sembrerebbe descrivere a pennello lo stile vocalistico di Stipe, che "addolcisce" i suoi enigmatici testi con manierismi vocali da cantante pop. Gli smash-hits di Murmur sono "Radio Free Europe" e "Talk About The Passion" (da cui furono ricavati altrettanti single), ma il resto del materiale ("Pilgrimage", "Perfect Circle", "Catapult", "Shaking Through"...) è ugualmente di alto livello, e legato da un filo conduttore non solo per lo stile musicale. 

Più o meno con l'uscita di Murmur scoppiava negli States il fenomeno delle "college radio", e i R.E.M., che furono adottati da molte di quelle emittenti, furono subito collocati su uno dei versanti estremi dell'ampio spettro di stili che imperversava nell'etere rivoluzionato; sulla sponda opposta campeggiavano gli Hüsker Dü...

A distanza di 30 anni, Murmur continua a proporsi come un capolavoro della scena più creativa dell'underground marca South States, e molti addirittura sostengono che rimane il migliore lavoro della band, mai più superato.  Ascoltando il disco, saltano all'orecchio esplosivi passaggi intermediari (i "bridges"), ritornelli esplosivi, e soprattutto la voce di Stipe (la quale anch'essa assume in qualche modo la funzione di strumento), "mormorante" testi tanto belli quanto spesso incomprensibili. Notevoli anche l'orgasmatica coda di "Radio Free Europe," il bridge surreale di "West Of The Fields," la sorprendente "Conversation Fear", i cori di "9-9," la rockeggiante "We Walk" e il brillante sfumando di "Shaking Through". L'insieme contribuisce a infondere nell'ascoltatore una sottile euforia, come dopo una dose di "dope".          A MUST!



RECKONING    
Già l'anno successivo, con Reckoning (il "road record" dei R.E.M.), giunge un più vasto successo di pubblico. Reckoning è un tantino più rockeggiante dell'opera precedente; i testi parlano di amori perduti e perduti luoghi... come si addice a una band "on the road". L'album venne registrato intorno al Natale del 1983, per un totale di 16 giorni lavorativi. (Bisognava affrettarsi anche per riguardo al budget, allora invero scarso.) Il "work title" dell'album era "File Under Water", a voler sottolineare un senso di continuo fluire, una sfuggevolezza d'identità; la stessa sfuggevolezza che creava difficoltà a critici e ascoltatori ad appioppare un'etichetta alla band. (Stavolta li avrebbero paragonati ai Beatles!) Le prime tre canzoni trattano proprio - in maniera letterale - il tema del "fluire". Per esempio "So. Central Rain (I'm Sorry)", che parla delle inondazioni di cui fu succube la città di Athens, con tanto di linee telefoniche completamente fuori uso e i componenti della band - che si trovavano in tournée - impossibilitati a prendere contatto con familiari e amici. 

"(Don't Go Back To) Rockville" testimonia dell'abilità compositoria di Mike Mills. La canzone, registrata in una sola "take", originariamente era stata concepita in stile garage rock, ma all'ultimo momento fu deciso di rallentarne il ritmo e ne risultò una ballata country rock. "(Don't Go Back To) Rockville" divenne immediatamente un inno della scena underground americana. In "Pretty Persuasion", invece, un semplice giro di accordi apre la strada verso una strofa composta da armonie corali. Giusto "Rockville" e "Pretty Persuasion" sono i due poli stilistici di Reckoning: si spazia da un gentile country a un rock energico, il tutto arricchito da una poesia di immagini liquide.   
        
A MUST!



FABLES OF THE RECONSTRUCTION     

Nell''85 è il turno di Fables Of The Reconstruction (curioso ma non insensato capovolgimento di "reconstrution of the fables"), risultato artistico del periodo londinese della band. Peter Buck una volta lo definì un "misery album", ovvero "album di un'epoca di miseria"; una definizione che potrebbe essere pure tradotta con "album miserabile" (!). Più tardi comunque si rimangiò la parola:
"Fables Of The Reconstruction è un disco molto cool, come ora mi tocca riconoscere. Il fatto è che ci trovavamo in tour da 5 anni ed eravamo ancora dei morti di fame, e intendo dire proprio di quelli con le ragnatele in tasca! A Londra alloggiavamo tutti quanti in un'unica camera d'albergo, che distava un miglio dalla più vicina stazione dell'Underground e altrettanto dallo studio di registrazione. In quel periodo pioveva a catinelle: l'acqua scendeva senza requie e noi... non possedevamo nemmeno una giacca adeguata!"


Le "lyrics" di Fables Of The Reconstruction sono la prova della sempre maggiore maturità di Stipe, che qui narra - sia pure nella sua solita maniera enigmatica - di una forte nostalgia di casa, trasmettendo le tristi sensazioni che si provano nel  trovarsi in un posto estraneo. ("We can reach our destination, / but it's still a ways away": "Drive 8"). Tra le canzoni che risaltano per qualità musicale e/o poesia dei testi ricordiamo "Drive 8", "Green Grow The Rushes" e "Can't Get There From Here", quest'ultima trasmessa ripetutamente da emittenti radiofoniche nazionali e internazionali e il cui suggestivo videoclip ebbe grande successo su MTV.
Fables of the Reconstruction è sicuramente l'album più sperimentale - e comunque più cupo - dei quattro ragazzi di Athens, e alcuni critici arrivarono ad asserire: "Con quest'opera, i R.E.M. hanno oscurato la fama dei Joy Division".



LIFES RICH PAGEANT 
  
Ancora un anno e ancora un album: Lifes Rich Pageant ('86). A questo punto della loro carriera, i R.E.M. vogliono solo divertirsi, e sfornano un disco che, a melodie volutamente poppeggianti, affianca testi critici. Lo battezzano con una frase pronunciata da Peter Sellers nel film A Shot In The Dark (della serie Pink Panther), frase da loro usata quando si accorgevano che le cose si mettevano male: "Tutto questo fa parte del 'life's rich pageant' " (ovvero: del carosello della vita) dicevano ironicamente, rifacendo il verso all'Ispettore Clouseau. Era il loro modo di sdrammatizzare. Ma nessun incidente, nessun imprevisto ostacolò il lavoro in studio, per cui impiegarono appena una settimana. 

Come già detto, Lifes Rich Pageant è un'opera più diretta, più comunicativa delle precedenti, anche nei testi. L'album conferma il desiderio mai sopito dei R.E.M. di aderire a sonorità rock senza cadere nella sindrome da arrangiamenti elettronici (i famigerati "drum-delays") tipica di quel decennio. Per l'intera la durata del disco, la voce di Stipe (con l'unica eccezione di "Superman", che è cantata da Mills) si eleva nettamente sull'ordito strumentale. (Il contrario di quanto accadde in Fables Of The Reconstruction e negli altri lavori passati, dove i lead vocals erano spesso un "mormorio".) Lifes Rich Pageant è un'opera decisamente assertiva ("I Believe"), e le convinzioni politico-esistenziali del gruppo vengono fuori palesi quanto mai. 

 
Anche qui, tutti i tracks possono fungere da "ispirazione immaginifica" (chi fu ad affermare che i R.E.M. producono "music for writers"?), come dimostra la bellissima "Full On Me". "Full On Me" comincia con un accenno agli esperimenti di Galilei sulla forza di gravità terrestre ("Feathers hit the ground / before the weight can leave the air") per focalizzarsi successivamente su temi come la pioggia acida e le multinazionali "che comprano e vendono il cielo".
Ma la vera canzone-capolavoro di Lifes Rich Pageant è senz'altro "Cuyahoga", in cui un'innocua nuotata nelle acque rossastre dell'Apalachee River richiama l'associazione (macabra, ma non gratuita) dei fiumi di sangue versati dagli Indiani d'America: una carneficina che è una macchia indelebile nella storia degli United States of America. Nei versi che seguono, a tale accusa se ne sovrappone un'altra: quella che si riferisce al fiume Ohio, irrimediabilmente avvelenato dagli scarichi industriali. I versi in apertura - "Let's put our heads together, and start a new country up" - suonano come una chiamata alle armi... ed è, di certo, l'invito a una militanza attiva contro tutte le ingiustizie.               A MUST!



DEAD LETTER OFFICE    
Uscita nel 1987, questa raccolta contiene l'intero EP-debutto Chronic Town, dell' '82, insieme a quindici "facciate B" e ad altri pezzi della band meno noti o del tutto inediti, tra i quali alcune covers dei Velvet Underground.
Consigliato solo ai fans più accaniti.




DOCUMENT
Document, sempre del 1987, è una polaroid della "situazione della Nazione". Il titolo fu suggerito dallo stesso Stipe, il cui scopo più alto rimaneva - e rimane - di riuscire comprensibile a tutti, ma che oggi comunque non ha difficoltà ad ammettere di ignorare a cosa esattamente si riferiva in frasi come "tryin' to tell you something we don't know" e "there's something going on that's not quite right".
 
Perché "Document?" Presto spiegato: quell'anno i R.E.M. erano impegnati a mixare le nuove canzoni usandole come un ideale soundtrack per documentari storici e altre esperienze visuali, tipo le Olimpiadi di Berlino del 1936 e un programma televisivo che illustrava la paranoia del Senatore McCarthy (quello che intentò i famosi processi "anticomunisti"). Ma Document voleva altresì proporsi come una sorta di diario dei dieci anni trascorsi assieme dai componenti del gruppo e, parallelamente, come resoconto di quanto avveniva sul Pianeta Terra. Il risultato finale fu uno degli album più "arrabbiati" della band; e ciò nonostante che metà delle songs affrontassero apparentemente temi  disimpegnati.

Alcuni tracks:
"The One I Love", come suggerisce il titolo "convenzionalmente pop" (evento assai raro nella discografia del gruppo, così ricca di titoli "ostici"), è una storia d'amore... e di tradimento. È l'io-narrante, ovvero il cantante Michael Stipe, a tradire: nella canzone, cambia partner senza rimorso alcuno e non mostra l'intenzione di giurare fedeltà alla nuova compagna ("a simple prop to occupy my time": "qualcuno che serva da passatempo")...

"Finest Worksong" rispecchia invece "l'etica del lavoro intrinseca nella mentalità degli americani", come Stipe dichiarò in un'intervista al glorioso - e ormai deceduto - Melody Maker. Ma è altresì la parabola della fatica che deve affrontare un musicista "prof" per rimanere produttivo.
La trascinante "It's The End Of The World As We Know It (And I Feel Fine)" rappresenta un po' la "Subterranean Homesick Blues" di Michael Stipe. È una litania ossessionante di termini e luoghi comuni (similmente che nella   canzone di Dylan, per l'appunto) senza nessun altro senso che quello di rendere il caos del mondo - felice o doloroso che lo si voglia considerare.
L'ispirazione per questa song si può far risalire all'assidua frequentazione degli ambienti hipster di N.Y. (con tanto di party alternativi) da parte di Buck e Stipe: "... jellybeans, cheesecake, Lester Bangs ubriaco...". L'elenco è "speziato" con l'aggiunta di nomi di personaggi celebri quali Leonid Brezhnev, Leonard Bernstein e Lenny Bruce. "It's The End Of The World..." è, insomma, il ritratto di un pianeta sul punto di  ammattire definitivamente, come se qualcuno avesse scoperchiato il Vaso di Pandora. Sul ritornello di Stipe, Mike Mills fa da contrappunto con la frase "Time I had some time alone" ("È ora che me ne stia un po' per conto mio").



GREEN   
"I'm very scared of this world" canta Stipe sui mandolini di "You Are The Everything". Corre intanto l'anno 1988 e  i R.E.M. si sono proiettati nel firmamento del mainstream: hanno infatti firmato un contratto fantascientifico con la Warner Bros.: 80 milioni di dollari...(!) Green, che non avrebbe bisogno di presentazioni in quanto è uno dei prodotti di maggiore successo commerciale della band, vede l'alternarsi di canzoni "bombastiche" alle solite ballate dolci. Contiene tra l'altro "Stand" (uscita anche come single), in cui si ripetono, come una litania infantile, i versi: 
 
Stand in the place where you live
Now face North
Think about direction
Wonder why you haven't before...

 
"Turn You Inside Out" e "Get Up" sono i pezzi più roccheggianti di Green, mentre "You Are Everything" è  puramente acustica. Altri highlights: "Pop Song 89" e "Orange Crush".
Molti fans, riferendosi ai miliardi elargiti dalla Warner Bros., gridarono allo scandalo e "venduti!" In realtà la band continuò a seguire imperturbabile la sua linea "attivista" - come se lavorassero ancora per conto della label indipendente IRS -, con Michael Stipe impegnato più che mai sia sul fronte sociale che su quello dell'ecologia. "Orange Crush" parla dell'Agent Orange, la velenosa sostanza usata in Vietnam dall'esercito U.S.A.; "You Are The Everything" presta la  voce alla campagna antinquinamento; "Get Up" è un invito a farsi attivisti; e "Pop Song 89" è carica di sana autoironia, essendo che tratta della scalata del gruppo alla hit parade. Non c'è malaccio per dei "venduti"!
Ovviamente, qui il suono è più limpido che in tutti gli album precedenti (il potere delle major!), ma è anche alla creatività che bisogna guardare, e quella non è affatto venuta meno.
Green rocks!             A MUST!



EPONYMOUS    
Altro album-raccolta, ma di gran lunga più interessante di Dead Letter Office. Racchiude il meglio degli anni con la IRS.
 

 

OUT OF TIME                                     
Out Of Time, del '91, è stato definito da Peter Buck "uno strano, piccolo disco". Contiene svariati hits, tra i quali l'ormai leggendario "Losing My Religion". Inutile dire che è l'album marca "R.E.M." che ha fatto registrare il maggiore numero di vendite. Uno dei dischi successivi sarebbe stato battezzato "Monster", ma il loro vero "mostro" è Out Of Time!
La copertina è senza dubbio tra le più brutte di tutta la carriera della band, eppure racchiude songs sublimi, quali "Near Wild Heaven", "Low", "Shiny Happy People"... oltre naturalmente a "Losing My Religion".

"Uno strano, piccolo disco": proprio! D'accordo: è più pop che rock genuino; ma ascoltate "Texarcana"! Ascoltate "Belong" oppure "Country Feedback"!  E che ne dite di "Near Wild Heaven"? Quest'ultima è forse più bella di "Losing My Religion" (la quale, come i R.E.M. hanno poi confessato, inizialmente non era neppure stata scelta come single!)... "Near Wild Heaven" ci offre splendide armonie vocali, con il lavoro percussionistico di Bill Berry che penetra fin nella spina dorsale... D'altro canto, "Radio Song" è giusto quel che si perita di essere: una canzonetta adatta alle stazioni FM per i gusti easy. Ma quante ne sentite di canzonette così piacevoli, alla vostra radio?
No, Out Of Time non è un album perfetto come Automatic For The People, ma non si tratta neanche di "uno strano, piccolo disco". È, piuttosto, un meritevole saluto di benvenuto agli Anni Novanta ancora freschi di rugiada.   
                            A MUST!

AUTOMATIC FOR THE PEOPLE        
Automatic For The People ('92) è una raccolta di canzoni tutte bellissime, senza eccezioni: "The Sidewinder Sleeps Tonite" (in cui c'è il richiamo a "The Lion Sleeps Tonight"), "Everybody Hurts" (chi non ricorda il suggestivo video girato per questa song? È quello in cui Stipe & Co. escono da un'automobile bloccata nel traffico e si mettono a camminare sui cofani e sui tettucci delle vetture ferme), "Nightswimmer", "Man On The Moon" (eseguita a ogni concerto)... per non scordarci di "Daysleeper", storia di un uomo costretto a lavorare di notte e a dormire di giorno, e che si vede così sconvolgere il suo bioritmo. 
Una noticina a proposito del titolo: "Automatic for the people" è uno slogan inventato dal ristorante di Athens Weaver D's, che in questo modo, grazie ai R.E.M., assurse ai fasti di un'inattesa popolarità.
Da molte riviste specializzate fu votato "miglior album pop/rock degli Anni Novanta".         A MUST!



MONSTER   
Ehi! Questi quattro tipi della Georgia, nel profondo Sud degli U.S.A., sanno bene come si "rocka"!
Monster
(1994) vede i R.E.M. abbandonarsi al gioco (coatto, per ragioni contrattuali) di Doctor Jeckyll e Mister Hyde. Trasmutazioni psichiche e fisiche in seguito - probabilmente - a stress da tournée; o a terremoti emozionali causati da avvenimenti luttuosi nella loro sfera personale. Coerentemente al momento "alienante", il sound è quello tipico dell'hard rock. È quindi l'opera più "dura" mai sfornata dalla band.


Monster contiene l'irresistibile "What's The Frequency, Kenneth?", che secondo una delle tante  interpretazioni è dedicata a un DJ radiofonico picchiato a sangue da alcuni sconosciuti; uno di questi sconosciuti, a ogni colpo inferto, ripeteva: "Allora, Kenneth, di' adesso qual è la frequenza!" Ma alla song sono stati dati anche altri significati.

Inoltre:
"Let Me In": omaggio riverenziale - e fraterno - all'appena deceduto Kurt Cobain; con la chitarra di Buck stupendamente distorta.
"Crush With Eyeliner", "Bang And Blame", "I Took Your Name" e specialmente "Star 69" e "Circus Envy" sono suonate con gli amplificatori al massimo, risultando dunque tra le canzoni più "energiche" dell'intero catalogo dei R.E.M.
Ma anche i pezzi "lenti" ("I Don't Sleep, I Dream", "Strange Currencies", "Tongue", "Let Me In") sono intrisi di un'urgenza emotiva che solletica i nervi sensori del consumatore.

L'unica obiezione che posso muovere è che nella seconda parte dell'album Stipe sembra divenire più etereo, meno "presente". Forse il motivo deve ricercarsi nella scomparsa del suo amico intimo River Phoenix. Una nota all'interno della copertina dice che il disco è dedicato proprio allo sfortunato attore.

NEW ADVENTURES IN HI-FI   
New Adventures In Hi-Fi, del '96, è l'album preferito di Michael Stipe. Forse anche perché è tra quelli che costarono meno fatica per essere realizzato. La maggior parte delle canzoni furono registrate "on tour", e dunque in condizioni semicaotiche; molte di esse addirittura durante il soundcheck che precedeva le esibizioni della band. Da qui, la loro indubbia spontaneità. Non proprio entusiasmante comunque gli incassi ricavati...
Highlights:
"E-Bow The Letter", una delle canzoni più interessanti in assoluto dei R.E.M., con Peter Buck come ideale gregario  e Patti Smith - musa ispiratrice di Stipe - a fornire il background canoro. "E-Bow The Letter" ha uno dei testi più suggestivi - quanto bizzarri - del repertorio di Stipe:

I don't want to disappoint you,
I'm not here to anoint you,
I would lick your feet,
but is that the sickest move...

 
L'album raggiunge la vetta con "Leave", canzone epica della durata di 7 minuti. 
 
Altre songs:
"Low Desert," "Binky The Doormat" e "So Fast So Numb"
: pezzi dal sapore fortemente "on the road" che richiamano reminiscenze di Dylan e dei Rolling Stones. "How The West Was Won...", che ci immerge - come "E-Bow The Letter" - in un'atmosfera dark, fa capire quale grado di saggezza e maturità abbia raggiunto la band. "Electrolite" (il track conclusivo) lascia una porta aperta verso nuove esperienze creative ed esistenziali, con il suo invito alla semplicità e alla chiarezza di mente: "I'm not scared - I'm outta here".


 

UP   
Copertina orribile, album non meno discutibile. Up ('98) è un'opera a suo modo coraggiosa che abbraccia diversi generi, dal folk acustico all'elettronica. E proprio qui sta il cruccio: nell'elettronica... non sembra a volte di udire l'eco di Enya? O le musiche da film di John Barry? Ma i gusti son gusti... C'è addirittura chi trova Up un album ben riuscito... Intanto, però, l'unica vera song riconducibile ai livelli "comuni" dei R.E.M. è "Lotus", che, guarda caso, è pure l'unico pezzo realmente rock.

Up
è il primo lavoro dei R.E.M. senza Bill Berry. Contrari a voler sostituire l'amico batterista, il gruppo usò per quasi tutti i tracks una "drum machine". Purtroppo per loro, il disco fu pubblicato in un frangente poco propizio, ovvero mentre in America imperversava il butt rock, ossia l'heavy metal più monodimensionale che si possa immaginare. Come il precedente - ma ben più meritevole - New Adventures in Hi-Fi
, anche Up, dunque, non fece andare in tilt i registratori di cassa. Tranne che in Europa. Nel Vecchio Continente, infatti, la band conta ormai più aficionados che in patria...
Come c'era da attendersi, l'assenza di Bill Berry si è fatta sentire, eccome! Riusciranno i nostri (ridotti a "un cane a tre zampe") a risolvere il gravoso problema?


 

REVEAL   
Sìiiii! Il Nuovo Millennio comincia ottimamente. Reveal (2001) è, qualitativamente, senz'altro all'altezza di Automatic For The People, pur se imbottito di idee musicali simili a quelle che caratterizzano Up. Eppure, gli ingranaggi sono  tornati a funzionare.

"Se il nostro ultimo album era Marte, Reveal è Nettuno."
                            (Michael Stipe)


 
"All The Way To Reno" e "Summer Turns To High" (melodico tributo a Brian Wilson, così come lo è, in maniera più palese, "Beachball") valgono già da sole il prezzo dell'intero disco. Anche "Disappear", "Beat A Drum" e "Imitation Of Life" sono splendidi tracks, sebbene somiglino a imitazioni di trascorsi successi (ma forse è proprio per questo che riescono a piacere?). Sopra a tutti bisogna comunque porre "I've Been High", "Chorus And The Ring" e "I'll Take The Rain" (forse la più bella "sad song" dei R.E.M.), ballate dal ritmo tranquillo che trasudano forte emotività.
               

I used to think, birds take wing, 
they sing through life,
so why can't we?

                  (Da: "I'll Take The Rain")
                                                                              A MUST!


Nel 2002 i R.E.M. si aggregano al fitto coro antibellico offrendo sul loro sito WEB la canzone "Final Straw", "free to download".

"Final Straw", esplicita condanna del conflitto in Irak, recita: "Now I don't believe and I never did / That two wrongs make a right / If the world were filled with the likes of you / Then I'm putting up a fight... / Then I raise my voice up higher / And I look you in the eye / And I offer love with one condition / With convinction, tell me why."
Parole acide a Bush e alla sua politica. Con ciò, il gruppo si riallaccia direttamente alla rabbia che aveva espressa nella metà degli Anni Ottanta in Lifes Rich Pageant e in Document, due album che denunciavano i giochi paranoici del potere ("Exhuming McCarthy"), l'ingordigia ("Hyena"), l'imperialismo stelle-e-strisce ("Welcome To The Occupation"; "Flowers Of Guatemala"), l'inquinamento ("Cuyahoga")... Erano i giorni in cui Stipe cantava, in "These Days" (nell'album Lifes Rich Pageant): "We are young despite the years / We are hope despite the times..."
Dall'era Reagen a Bush junior, ben poco è mutato
intorno alla band di Athens, Georgia. 

                                                

Fino al 2011, anno del loro scioglimento ufficiale, i R.E.M. rimangono un trio, fedeli alla loro volontà di non rimpiazzare Bill Berry; ma ovviamente si avvalgono di talentuosi support musicians, sia nei concerti che durante le session in studio. Malgrado il crescente proliferare di gruppi interessanti (Radiohead, Coldplay, Traves, Turin Brakes, Arab Straps, ecc.), Stipe & Co. riescono a mantenere una propria identità - o, più esattamente, uno stile ben definito. Stile che, a conti fatti, si basa sulla personalità del loro lead singer e "poeta" (Stipe, appunto).
Fin dall'inizio Stipe scrive testi che, impreziositi di termini colti, metafore ardite e riferimenti a fatti e persone reali
, possono considerarsi delle piccole composizioni letterarie. Soprattutto i versi ermetici dei primi lavori della band hanno richiesto e richiedono un intenso lavoro di ricerca - ed interpretativo - da parte di biografi e di fans... E quanto, non può essere inteso subito, viene poi spiegato da Buck, Stipe e Mills nelle loro tante interviste. Che sono sempre piacevoli e istruttive.
...A meno che uno non la pensi come
Elvis Costello, il quale arrivò ad affermare: "Ammiravo Stipe molto di più quando i suoi testi rimanevano per me degli indovinelli. Poi si mise a rivelarne il significato, ed essi hanno smarrito per me il loro fascino"...

                                       




            Hanno detto di loro

"In certi momenti non si può fare a meno di pensare che a questo mondo non ci rimane più alcun amico, nessunissimo alleato. Ma poi scopriamo che esistono ancora i R.E.M.... Questi ragazzi di Athens, Georgia, non smetteranno mai, per nostra fortuna, di esprimere continuamente la loro opinione." (Bill Bragg)

"I R.E.M. mi piacciono perché sono affidabili al massimo, non mentono mai e sono meritevoli di fiducia." (Mark Eitzel)

"È ammirevole la maniera in cui i R.E.M. si confrontano con la propria popolarità: sono come santi..." (Kurt Cobain)

"Una volta per tutte: noi non useremo mai le nostre canzoni per uno spot pubblicitario! Basta, chiuso, finito. Abbiamo ricevuto delle offerte considerevoli per questa o quell'altra song, ma abbiamo un conto in banca abbastanza congruo,  quindi a che pro' venderle? Sarebbe ingiusto mettere a repentaglio l'integrità della band." (Mike Mills, 1996)

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