martedì, settembre 14, 2021

Edgar Varèse

(Parigi, 22 dicembre 1883 - New York, 6 novembre 1965)

"Sogno strumenti che obbediscano al pensiero del compositore."




Di padre italiano e madre francese, Varèse fu il tipico artista cosmopolita, irrequieto e all'avanguardia, nato a cavallo dei secoli XIX e XX. Dopo aver studiato scienze matematiche, si iscrisse al Conservatorio Superiore di Parigi, prima di proseguire la sua istruzione musicale alla Schola cantorum sotto la guida di Roussel e d'Indy.
A Parigi e Berlino fondò scuole musicali e cori specializzati nell'esecuzione di musiche antiche.
Apprezzato da Ferruccio Busoni e Claude Débussy, si ritrovò a essere tra i primi uditori del Pierrot Lunaire di Arnold Schoenberg e del Sacre di Igor Stravinsky. Fu a capo dell'Orchestra Filarmonica di Praga, prima di lasciare l'Europa per gli Stati Uniti d'America.
Nel 1919 fondò la New Symphony Orchestra, e contribuì anche a fondare la Pan-American Association of Composers.


"Contrariamente a quanto credono tanti, non è l'artista ad essere avanti nel tempo, ma sono le persone ad essere indietro."


Considerato uno dei massimi rappresentanti della nuova musica, fece la spola tra gli USA e la Francia, con brevi puntate in Germania (nel 1950 fu presente ai celebri Ferienkurse di Darmstadt). Negli Anni Cinquanta tentò, invano, di affermarsi come compositore di musiche da film.





 Nei lavori di Varèse si possono riscontrare similitudini con quelli degli americani Charles Ives e John Cage. La sua musica abita la contemporaneità, respira delle strade, delle sirene, dei vapori che salgono dai tombini, delle nuove mitologie, delle luci accecanti, dei metalli, dell'elettricità. La sua prima produzione andò perduta durante la Prima Guerra Mondiale in un incendio (un'opera e otto composizioni orchestrali, tra cui Un grand sommeil, del 1906). Ma la perdita non aveva rammaricato più di tanto Varèse, che voleva essere ricordato per i lavori successivi a Amériques. Il sotterraneo della sua casa di New York era pieno di strumenti percussivi ed esotici. Per decenni aspirò a una musica "della macchina", a sonorità sconosciute, eppure non approfittò mai a fondo del mezzo elettronico. Nella Big Apple andava nelle officine e per le strade a registrare i suoni e i rumori che gli sarebbero serviti - manipolati - per le parti su nastro di Déserts (1950-54); ma forse intuì nell'elettronica lo spettro di quella cultura della disumanità contro cui aveva lottato tutta la vita e se ne ritrovò spaurito. In fondo il musicista italo-francese-ameri cano era legato a una concezione ottocentesca della "macchina".

Ai cultori del rock il nome di Edgar Varèse si lega a quello di Frank Zappa, che si interessò fortemente dell'avanguardia musicale europea e americana, dalla serialità, della musica concreta e che, nell'aprile 1981, organizzò, produsse e partecipò a New York City a un concerto di musiche composte da Varèse. 





Opere principali

[Due CD bastano a contenere tutta la musica di Edgar Varèse: quindici composizioni che quasi laconicamente mappano una carriera lunghissima e sempre irrequieta.]

- Amériques per grande orchestra (1921)
- Offrandes per soprano e orchestra da camera (1921)
- Hyperprism per percussioni e piccola orchestra (1923)
- Octandre per sette strumenti a fiato e contrabbasso (1923)
- Integrales per percussioni e piccola orchestra (1925)
- Arcana per grande orchestra (1927)
- Ionisation per tredici percussionisti (1931)
- Ecuatorial per coro, trombe, tromboni, pianoforte, organo, due Ondes Martenot e percussioni (1934)
- Density 21.5 per flauto solo (1936)
- Tuning up (1947)
- Dance for Burgess (1949) 
- Déserts (1950-54)



Qualche parola su Ionisation (1929-31)

Fin dalla controversa prima esecuzione alla Carnegie Hall di New York nel 1931, molti colleghi-rivali di Varèse pretesero il diritto di aver composto loro il primo pezzo per sole percussioni della storia. Comunque sia, a oltre settant'anni di distanza, Ionisation rimane un capolavoro indiscusso del suo genere e, a dispetto delle numerose imitazioni, forse l'unico. Da quel momento, la sezione delle percussioni, finora sempre in ombra nell'orchestra, cominciò a vivere di vita propria. Già nella sua prima, grande opera Amériques, Varèse aveva sviluppato la partitura delle percussioni in modo che procedesse quasi indipendentemente da quella del resto dell'orchestra.
Ionisation è un movimento di sei minuti basato sulla pura ritmica e ispirata dal traffico nelle strade di New York.  La coppia di sirene che va "su e giù" per tutto il pezzo dovrebbe essere un richiamo ai due corni nei Divertimenti di Mozart.




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sabato, settembre 11, 2021

L'Arc de Triomphe impacchettato! L'ultimo capolavoro di Christo

 Era il sogno dell'artista bulgaro-newyorkese: imballare uno dei monumenti più celebri di Parigi e del mondo intero. Questo fine settimana, il progetto, che lui aveva già ideato nel 1962 (!) in coppia con Jeanne-Claude, e più tardi elucubrato in solitaria (da vedovo), diverrà realtà. Circa un anno dopo la sua dipartita.




Christo Vladimirov Javacheff: questo il suo nome per intero.  Nato a Gabrovo, in Bulgaria, il 13 giugno 1935, è stato tra i più grandi esponenti della Land Art. Con le sue installazioni modificava e ridisegnava il paesaggio. Lo chiamavano "l'uomo che impacchetta il mondo".


 "The Floating Pears", Lago d'Iseo, 2016



"The London Mastaba", sulla Serpentine (il celebre laghetto nell'Hyde Park, Londra), realizzato con 7.000 barili di petrolio 


 Il Reichstag, il Parlamento della Repubblica Federale Tedesca, impacchettato da Christo



... Ed ecco come sarà alla fine l'Arc de Triomphe "wrapped" dietro idea di Christo e della compagna Jeanne-Claude.

 Opera postuma

In più di cinquant'anni di carriera, trascorsi per gran parte con la compagna della vita Jeanne-Claude (lei scomparve già nel 2009), ha imballato non pochi monumenti e punti nevralgici della vita del mondo civile. Da Porta Pinciana a Roma, nel 1974, al Reichstag di Berlino (1995), passando per il Pont Neuf di Parigi (1985). Il primo edificio imballato, nel 1968, fu la Kunsthalle di Berna.




giovedì, settembre 02, 2021

Alfonso, Giovanni e Giacomo P.: gli assassini di Sontheim (Germania)


Alfonso, il capo-mostro, è originario di Enna. Il processo ai tre P., iniziato lunedì nel Baden-Württenberg, ha una forte attrazione mediatica. Il verdetto arriverà a dicembre



Una cittadina tranquilla, un vero idillio nel Baden-Württenberg (Svevia). Ci voleva una famiglia di siciliani - un padre e i suoi due figli - per far rimescolare gli animi...

 
 
Sontheim an der Brenz


Di un cadavere sono stati scoperti i resti: nel giardino dei mostri, ossia dei siciliani sospettati. Non è stata rinvenuta invece traccia alcuna delle spoglie degli altri due uomini, ma la polizia tedesca ha sempre pensato che anche loro fossero stati uccisi e difatti lunedì scorso, nella prima giornata del processo intentato agli assassini trinacri (il capo-mostro proviene dalla lontana Enna), è arrivata la terribile conferma...

Il padre di famiglia è un 55enne: Alfonso P. Imputati assieme a lui: i suoi due figli, Giovanni e Giacomo, rispettivamente di 33 e 31 anni.
Non si sa se abbiano contatti con la mafia; certo è che i loro metodi sono assolutamente mafiosi.

 La polizia perquisisce la "casa degli orrori"



Come si è giunti a loro?

Parti del corpo in giardino

La polizia è arrivata alla famiglia in questione per via dell'improvvisa scomparsa di un uomo. Difficile che nella piccola Sontheim (Baden-Württemberg) si possa sparire così, di punto in bianco. Il malcapitato, un rappresentante farmaceutico di 59 anni, aveva dato in affitto ai tre un garage adiacente alla loro abitazione. Non è stato affatto ostico per gli esperti della scientifica rinvenirne parti del corpo nella proprietà dei P. 
Messo alle strette, Alfonso (che non parla affatto bene il tedesco. Durante l'interrogatorio c'è stato bisogno - come ce n'è adesso, durante il processo - di un interprete...) a un certo punto ha confessato di aver ucciso l'uomo e di averlo smembrato con l'aiuto dei figli.

Nel corso delle indagini, i detective si imbattono in altri due misteriosi casi di persone scomparse, persone che avevano avuto a che fare con i P. 
Un caso risale al 2008 e riguarda il marito di Concetta, che sarebbe la figlia di Alfonso. L'uomo, che si chiamava Mustafà, ai tempi era 22enne. Ebbene: "si dileguò" misteriosamente. Era di nazionalità turca, era mussulmano: forse era stato ciò a disturbare "don" Alfonso?

 Mustafà, al centro della foto. A sinistra: Alfonso P. A destra: uno dei figli


L'altro caso risale al 2014 e quella volta a scomparire fu... il nuovo compagno di Concetta!

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Un limoncello prima dell'omicidio. Lo hanno bevuto in occasione dell'ultimo dei loro delitti, i P. Perché? Per farsi coraggio; o per festeggiare... 
E, dopo il tremendo crimine, il "trio mortale" infila il corpo della vittima dentro il surgelatore. Quindi viene usata una motosega per tagliarlo a pezzi e, infine, i tranci vengono infilati in vari barili di plastica pieni di cemento. Suona come un classico crimine di Cosa Nostra; tuttavia Palermo e Sontheim an der Brenz (comunità di 5000 abitanti ai margini del massiccio dello Giura Svevo) sono ben distanti...





Da questa settimana, il pubblico ministero e gli altri funzionari della Giustizia alemanna sono impegnati per mettere definitivamente chiarezza nei fatti. Si inizia con il primo omicidio, quello del giovane marito anatolico di Concetta... Il prologo è lungo, si elencano i dati anagrafici e in più qualche notizia biografica delle vittime e anche degli imputati... Ed ecco che nell'aula accade l'imprevedibile: uno dei numerosi parenti dei morti, parenti accorsi per seguire il processo, perde la testa e si lancia con i pugni alzati su Alfonso P. Viene sopraffatto in tempo da alcuni ufficiali giudiziari, che gli mettono le manette e lo conducono via.  (Poi si scoprirà che è un turco.)

È il maggiore dei figli a testimoniare per primo. Giovanni: "Mi pento. Se non sbaglio, ai pentiti viene ridotta la pena..."
Racconta dell'omicidio numero uno. Al quale non ha partecipato. "Il corpo di Mustafà? Portato a pezzettini in Sicilia. Così almeno ho sentito."
Seppellito nei boschi dell'Ennese.
"Papà ha un carattere brutto, fin dall'inizio non ha accettato il suo genero..."  
Alfonso P. era sconvolto dal fatto che il ragazzo stesse facendo uso di droghe e che non lavorasse. 
"Ma Concetta era incinta di Mustafà e papà ha costretto la coppia a sposarsi. Era il 2005. In seguito nacque ancora un bambino."

E, nel 2008, l'omicidio dello scansafatiche.

"Sì."

Il primogenito dei P. racconta poi di come lui, insieme al genitore e al fratello, ha commesso il secondo delitto mortale, nel 2014. Quello ai danni del nuovo compagno di Concetta. "Marco" - così si chiamava l'individuo, Marco B. - "picchiava i bambini, lavava loro i denti con lo scopino del wc..." spiega l'imputato.  E dunque? Dunque, la famiglia lo attira nel garage e lo tortura, per, infine, strangolarlo. "Io avevo la corda in mano, mentre papà e Giacomo gli tenevano ferme braccia e gambe. Finché lui non ha smesso di respirare."




E riguardo all'omicidio più recente?
Il 33enne spiattella ogni cosa. Si trova al centro dell'attenzione, nell'aula del tribunale di Ellwangen. Il suo tedesco è eccellente. Sia lui che Giacomo sono nati a Sontheim.
"Ne abbiamo conservato il cadavere in congelatore per una settimana, poi mio padre e io lo abbiamo fatto a pezzetti. Una cosa terribile, non auguro a nessuno di doverla mai fare" aggiunge il 33enne.
E dopo?
I pezzetti vennero infilati in barili di cemento, imbarcati sull'auto, i più portati in Sicilia (!) e lì sepolti in un bosco. Alcuni resti comunque sarebbero finiti nei bidoni della spazzatura delle stazioni di servizio autostradali (lungo l'A7)...

Ma perché quell'uomo è stato assassinato?

Presto detto: il 59enne era il proprietario di un garage che la famiglia aveva preso in affitto. Il movente dell'omicidio potrebbe essere stata - anzi: è stata - l'avidità. 
Dopo, i P. non vollero o non poterono trattenersi: usarono la carta di credito del morto per prelevare 15.000 euro dai suoi conti.

Il proprietario del garage venne per prima cosa picchiato: per costringerlo a rivelare il PIN bancario. Prima della morte, fu pure costretto a firmare alcuni contratti falsi. Alfonso e i suoi volevano creare l'impressione di aver pagato all'uomo 130.000 euro per un appezzamento di terreno... In tal modo, credevano di poter imbrogliare gli eredi della vittima.


 Video Bild Zeitung
 

L'attenzione mediatica in Germania è molto alta e d'altronde il copione potrebbe essere stato scritto da una fervida mente del cinema italiano: prima del processo, ci sono state molte lacrime in aula, lamenti, esclamazioni di dolore da parte dei familiari delle vittime... e in più quel tentativo di picchiare lì, davanti a tutti, l'imputato principale. Una sceneggiatura perfetta!

Il verdetto è atteso per il 20 dicembre.

 I sigilli nel frattempo sono stati tolti e la casa dei P. risulta essere in vendita