domenica, maggio 31, 2020

Chuck Mangione (smooth jazz)

Musicista, compositore, trombettista e flicornista jazz statunitense. La madre, di cognome Bellavia, era originaria di Serradifalco (Caltanissetta), mentre il padre era originario di Naro (Agrigento). Stiamo parlando di...






Chuck Mangione, compositore e cornettista di rango internazionale, è nato nel 1940 a Rochester, New York. Le sue origini possono essere definite italiane ed ebree. Praticamente appena finito il conservatorio, arrivò a suonare nei "Jazz Messengers" di Art Blackey. Dopo una vita di successi con il suo stile orecchiabile o smooth jazz (numerosi i brani di Chuck Mangione inseriti nelle colonne sonore di film), smise di esibirsi dal vivo nel 1989, a chiusura di un quarto di secolo di vita da girovago... per riprendere nel 1994, dopo la morte di Dizzie Gillepsie, da lui venerato.



sabato, maggio 30, 2020

Benny Goodman

Oggi ricorre l'anniversario della nascita del grande clarinettista.




Nacque a Chicago il 30 maggio 1909 in una famiglia povera di immigrati ebrei. Aveva 10 anni quando gli fu regalato un clarinetto. Prese lezioni alla sinagoga Kehelah Jacob, poi Franz Schoepp, della Chicago Symphony Orchestra, fu suo insegnante per due anni. A 12 anni "Benny" (il cui vero nome era David) suonava già in bands che si esibivano in locali da ballo della città. In seguito fece parte della Austin High School Gang. Intanto ascoltava e imparava il jazz grazie ai grandi solisti degli Anni Venti. Nel 1931 incise il suo primo disco e da allora fu... leggenda!

Memorabile il concerto della sua orchestra alla Carnegie Hall di NY. 



 Benny Goodman and His Orchestra - Carnegie Hall Jazz Concert (live 1938)
 
     The whole thing


Wow! This is jazz! Le seguenti clips sono tratte dal concerto in questione, che rivoluzionò tutti i parametri della musica e viene considerato il più importante (o comunque uno dei più importanti) di tutti i tempi. Una velocità e una tecnica mai raggiunte prima.

Il tizio al vibrafono è assolutamente inimitabile: è "un certo" Lionel Hampton. Benny Goodman stesso è ovviamente al clarinetto, e poi abbiamo Gene Krupa alla batteria e Teddy Wilson ai tasti bianchi e neri. Really wild!










E le sequenze che seguono - una doppia portata di swing jazz - sono dal film Hollywood Hotel (1937). Benny Goodman (che, incredibile ma vero, morì in miseria) qui sempre con i suoi fidi Gene Krupa, Harry James (è il primo trombettista a sinistra), Lionel Hampton e Teddy Wilson. Krupa secondo me è tra i migliori batteristi di tutti i tempi (e destinato a rimanerlo per l'eternità), insieme a Ginger Baker.


 

Ancora una nota: ci fu un periodo in cui lo swing venne considerato un genere troppo "black" per sottoporlo alle orecchie della gioventù bianca e, di conseguenza, numerose stazioni radio si rifiutarono di trasmetterlo. Dunque, per i loro tempi Goodman e accoliti significarono ciò che Elvis Presley significò per il rhythm and blues.

Nel '53. Alla voce: Peggy Lee
 



Minnie's in the Money


 Arrivederci, Mr. Goodman!
Benny Goodman, noto come "King of Swing"
La sua big band e tutti i suoi vari gruppi segnarono un'epoca: gli Anni Trenta e Quaranta. In America... ma non solo. 
Morì nel 1986 a New York City. 



 "Sing, Sing, Sing" ... nell'interpretazione della big band di Benny Goodman




Composto nel 1935 da Louis Prima (da non confondere con Louis Jordan!), "Sing, Sing, Sing" anticipò quel tipo di swing che avrebbe caratterizzato il periodo durante e dopo il secondo conflitto mondiale e in cui, com'è noto, oltre a Duke Ellington (scuola newyorkese, influenzata dalla musica sinfonica) e Count Basie (scuola di Kansas City, più fedele al blues), trionfarono le big band di Glenn Miller, Jimmy Dorsey, Tommy Dorsey, Prima, Goodman, Artie Shaw... finché molti locali non iniziarono a virare verso il nuovo genere che faceva impazzire i ragazzi del tempo: il rock'n'roll.


 Folla di fans a Oakland, California


Greatest Hits


Esce 'Bomba' Atomica', di Mercadini

Il 23 giugno, per i tipi di Rizzoli. 

Nel video, lo scrittore-entertainer ci narra in breve i contenuti dell'opera. 

Conoscendo Roberto Mercadini, si tratterà di sicuro di una lettura piacevole... nonostante le conseguenze catastrofali dell'invenzione. (Beh, sappiamo tutti che l'energia atomica - o nucleare - fece... e fa... tanti morti.) 

Un romanzo-saggio o saggio romanzato, come ci spiega lui stesso. Insomma: un docuromanzo.



  Per approfondire l'argomento (a latere ma anche in maniera specifica), consiglio questi eBook [presenti su Amazon]:






giovedì, maggio 28, 2020

Sezione Frenante - 'Nuove Dimensioni'

[Articolo ripreso dal blog musicale Topolàin]

Ci hanno fatto aspettare tanto dall'ultimo lavoro, che si intitola Metafora di un viaggio: ben cinque anni di attesa. Sezione Frenante (formatisi nel 1974 nell'entroterra veneziano) inizialmente erano un quartetto che si chiamava Nuove Dimensioni. E indovinate qual è il titolo del loro album - il secondo! - uscito praticamente pochi giorni fa? Nuove Dimensioni!




Il loro è un rock artistico con punte melodiche, ascese e discese, progressioni... una musica che qualcuno, almeno al tempo di Metafora di un viaggio, ha paragonato a quella di gruppi prog rock tipici degli Anni 70. In particolare: Le Orme.
Gli inizi (parliamo di oltre 40 anni fa) non furono fortunati per loro. Le Nuove Dimensioni, infatti, poi ribattezzatesi Sezione Frenante, purtroppo si sciolsero nel 1978 senza aver lasciato nessun disco. Eppure, avevano fatto da "opener" o accompagnatori ad artisti del rango delle summenzionate Orme e inoltre: Perigeo, Ibis, Biglietto per l’Inferno, Tito Schipa...
Molto tempo dopo, ovvero nel 2006, tre membri originari di quel complesso - Doriano Mestriner (chitarre), Mirco De Marchi (tastiere) e Alessandro Casagrande (batteria) - si rimisero insieme e, con l'apporto del bassista Sandro Bellemo e di Francesco Nardo alla voce, riarrangiarono una loro suite risalente agli anni 70 ispirata alla Divina Commedia. Uscì giustappunto, su CD, Metafora di un viaggio (2014), contenente vecchie e nuove composizioni. "Un lavoro piacevole e di spessore che non avrebbe sfigurato se pubblicato nella decade ‘70", leggiamo su MAT2020. Nella stessa recensione apparsa sulla rivista specializzata, la band viene posta sul medesimo livello di Alphataurus, Metamorfosi, Procession.




Ora, accade un evento importante: il vecchio cantante Luciano Degli Alimari si riunisce agli altri tre amici, prendendo il posto del pur acclamato Nardo. Ahinoi, Mestriner da parte sua abbandona la nave non molto tempo dopo (aprile 2015). Ma il sostituto di Mestriner è più che degno: trattasi difatti di Antonio Zullo, alias Master Anthony.
Abbiamo visto che Metafora di un viaggio riproponeva le atmosfere prog del decennio Settanta, con qualche accenno di Deep Purple e/o Uriah Heep, il tutto naturalmente facendo uso di tecnologie odierne e di una produzione eccellente. E il recentissimo Nuove Dimensioni (sett. 2019)? 
Qui l'ensemble veneta sembra voler accarezzare l'idea di strattonare le catene, di liberarsi; almeno spazio-temporalmente. Ma gli ormeggi reggono, le funi sono spesse...
Le 8 tracce (per un totale di oltre 50 minuti) ci raccontano episodi di sviluppo scientifico e crescita tecnica dell'umanità. E, per un discreto tratto, i suoni paiono ricalcare il percorso della fisica moderna, pur se non si vola mai all'interno di una navicella quantistica bensì in una mongolfiera. Mongolfiera che oscilla tra Locanda Delle Fate e Banco. Rimaniamo attraccati a un sound decoroso, insomma, che piace, è raffinato ed estroso... e spesso stupisce... senza infrangere nulla.
L'incipit è "Kosmos", un instrumental che anticipa i timbri, gli effetti acustici, le vibrazioni dell'opera in questione. "L'era di Planck" già ci fa ascendere nel parnaso di ciò che il neoprog italiano ha potuto offrirci negli ultimi anni, con la voce di Degli Alimari a recitare una realtà alia, tuttavia concreta, solidificata dall'eccellente lavoro di chitarra, basso, batteria e tastiere. A questo punto, abbiamo già preso quota. E l'intero viaggio sembra voler condurre alle sonorità di quello che, non solo a una prima impressione, è il brano più completo: "È nata una stella" (il penultimo), esempio qualificantemente antologico del migliore italo-prog. Infine, con l'inno folk-medievalistico "Nomadi velieri", prendiamo congedo da un'opera che merita molte menzioni e - soprattutto! - vendite.

(Nuove Dimensioni è in vendita per un pugno di dollari su Bandcamp...) 
(--- e ovviamente c'è il CD su Amazon.it .)


I Sezione Frenante sono:

Alessandro Casagrande - batteria, percussioni
Mirco De Marchi - piano, organo Hammond, mellotron, moog, synth
Sandro Bellemo - basso
Antonio Zullo - chitarre
Luciano Degli Alimari - voce solista



Ospiti in Nuove Dimensioni
Deborah Barbiero (backing vocals in 4 degli 8 brani), Mauro Martello (flauto, in 3 brani) e Francesca Rismondo (violoncello, presente in 2 tracce dell'album).


Collaborazione ai testi: Federico Berto

Label: Ma.Ra.Cash Records




Bellissima la copertina!
Brani preferiti da Topolàin: "Principe del vuoto", "Venere" e soprattutto "Orizzonte degli eventi" nonché quel vero e proprio compendio del buon prog rock che è "È nata una stella (giostra a catena)".

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Sezione Frenante su Facebook

 E: www.sezionefrenante.eu

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  POST SCRIPTUM
Alessandro Casagrande mi fa notare che in realtà, tra l'ultimo disco e Nuove Dimensioni, non sono passati affatto cinque anni. Nel 2017 infatti, sotto label Ma.Ra.Cash., è stato pubblicato Metafora di un viaggio rivisited, dove la voce è quella di Luciano. Disco completamente rimasterizzato; rifatte le chitarre acustiche con l'aggiunta di tre bonus... Con due inediti: "Fonte" e "Dieci Giovani. Dieci Giorni. Cento Storie" (brano sul Decamerone di Boccaccio). Inoltre: "Carro di fuoco", che è un omaggio alle Orme - una versione italiana del loro "Truck Of Fire" (e per questo sono arrivati i complimenti degli autori, Tony Pagliuca, Aldo Tagliapietra... e anche quelli di Michi. Michi Dei Rossi).







mercoledì, maggio 20, 2020

Pipistrelli a Berlino (il Coronavirus in Germania, pt. 2)


Pipistrelli a Berlino


(Coronavirus in Germania, 2. parte)




La signora Müllerau nota dalla sua finestra un brulicare nerastro, uno sbattere di curve draculiane, con qualche faccia sorcina qua e là, e chiama i pompieri. "Del resto" si dice, "i pompieri spesso accorrono per salvare un gatto che non riesce a scendere dall'albero..." E poi si rammenta, in un flash che le aumenta l'angoscia causatele dalla visione di quelle creature sull'altro lato dello spiazzale: eh sì, però in ogni caso il conto per aver chiamato i vigili del fuoco risultano orrendi per l'autore della telefonata, e si tratti pure di incendio o di gatto da salv...
 - 112. Pronto?
La voce della donna della centralina (il 112 è il numero a cui fanno capo, oltre ai pompieri, anche il medico di emergenza e l'ambulanza) è abbastanza vivace. Si pensa subito a una persona sveglia, attenta. Ma, già dopo le prime battute della solerte Müllerau, la stessa voce si fa cupa. Annoiata in qualche modo, o comunque delusa. 
- Beh no, signora. Questo è un caso per la Protezione Animali!
C'è un po' di confusione sulla linea, qualche incomprensione e comunque, dopo un'ora circa, arriva a bussare, a casa Müllerau, una coppia di persone che, di prim'acchito, potrebbero dirsi fratello e sorella. Entrambi hanno occhiali di corno, lei è di cinque anni o giù di lì più vecchia di lui. Si fanno indicare la finestra fatale, dove si precipitano e... gioiscono. 
- Benissimo! - esclama la giovane donna. - Adesso Andreas - (Andreas ha, come armamentario, una macchina fotografica e un bloc notes) - andrà a fotografarli e a contarli. Quella è una vecchia fabbrica abbandonata, dice? Vi si è formata una bella colonia!
- Ma... non spargono... non diffondono il Coronavirus?
La zoologa - o veterinario che sia - scuote il capo energicamente. - Stiamo parlando di pipistrelli tedeschi, Frau Müllerau!
Lei e il suo assistente spariscono in un baleno. Per rispuntare ai piedi della costruzione il cui sottotetto è invaso dai mammiferi chirotteri. A vetri ben chiusi, Frau Müllerau continua a spiare l'attività eccitata di ali membranose, lo sciamare senza sosta dei laidi roditori volanti, qualcuno dei quali già pende capovolto dalle grosse travi... secondo tradizione pipistrellina.
Dopo circa un'ora,  Andreas e la donna torneranno e le diranno: - Grazie di nuovo per averci chiamati. Ci ha reso un grande servigio! È una bella comunità di pipistrelli, 92 esemplari... Vero, Andreas?
- Li ho contati tre volte. 92 - conferma il giovane. 
- Ma stanno costruendo i nidi e si spera che ben presto supereranno le 120 unità. Proprio qui, non lontano da Berlin Hauptbahnhof!
- Allora non debbo spaventarmi...
- Ma no!
- Beh, se sono pipistrelli tedeschi... - ragiona la signora Müllerau. - Sono innocui, nevvero?
- Certo! Anche se lei li prendesse a morsi - (e qui la povera Frau spalanca gli occhi) - o, che so io, volesse farsi una zuppa di pipistrelli...
- Una zup...?
- ... non le accadrebbe nulla. Da quell'insediamento lì non possono arrivare infezioni. Anzi! I pipistrelli sono ottimi per l'insalata, lo sa? Il loro guano è un efficace fertilizzante.




Spostiamoci un po' più in là. Altri appartamenti, a migliaia, a milioni. La Germania contra oltre 80 milioni di abitanti e molti di questi vivono in nuclei familiari. C'è il problema delle scuole, chiuse per via dell'emergenza Corona.
I genitori sono impazienti: la quarantena o meglio ancora il lockdown li ha stremati: vogliono che le scuole riaprano subito!
Ma gli insegnanti (categoria dallo stipendio sicuro...) spingono a maggiore precauzione. "Il governo sta andando troppo veloce" dichiara il loro Verband, la loro associazione. "Avremo di nuovo fin da subito classi sovraffollate e abbiamo visto che cos'è successo in Francia, dove oltre 70 istituti scolastici sono stati re-blindati per casi di infezione da Covid-19! Dobbiamo andarci con i piedi di piombo..."
I tedeschi però, i tedeschi con figli almeno, sono esasperati. "E noi come andiamo in ditta?" 
La seccatura, il grattacapo, ha - ovvio! - radici più lunghe di quanto non si voglia ammettere. La verità è che i "cari pargoli" si sono rivelati, in questi giorni, dei satanassi, delle nullità irrequiete, dei veri e propri saltamartini. Nonostante che in Germania nessuno abbia mai vietato a giovani e vecchi di uscire a sgambettare per le vie o nella natura aperta, anche senza mascherina, e fare sport, e ad ogni modo correre e sfogarsi, i bimbi e i ragazzetti entro le quattro pareti di casa propria fanno il diavolo a quattro. A madri e padri tocca constatare che i piccoli si annoiano, che non sono quei geni che i genitori speravano fossero: leggono poco, preferiscono semmai surfare nel web, e guardano film violenti oppure videogiocano per tutto il tempo... "E poi" insistono gli adulti, quando intervistati, "noi dobbiamo pur tornare al lavoro!" (E il vocabolo "lavoro", "Arbeit", suona, nelle loro bocche scocciate, quasi come "schiavitù".) "Non possiamo lasciarli soli in casa..."
Già. Perché altrimenti distruggerebbero l'intero mobiliario, forse farebbero saltare in aria il vicinato e ammazzerebbero se stessi e qualche innocente.
"Eh no. Impossibile. Soprattutto i più giovani. E poi quelli che vanno all'asilo, i piccini..."
È stata emessa, a questo proposito, una curiosa ordinanza: nei Kindergärten, nelle "Kita" (abbreviazione di Kindertagesstätte, una sorta di parcheggio per bambini aperto tutto il giorno), occorre insegnare ai fanciulli, ai pischelletti, a mantenere tra di loro almeno un metro di distanza. Anche quando giocano!
C'è tanta perplessità circa questo punto, giusto perché i bambini più piccoli tendono a socializzare toccandosi, sono inclini a mordersi e a graffiarsi, a salirsi addosso, a bagnare di bava i vestiti e la faccia degli amichetti e dei nemichetti...

Eh già. La crisi da Corona è una sfida per la salute mentale. Molte famiglie si scoprono incapaci di organizzare le proprie giornate, a strutturare - e dare un senso a - la quotidianità del gruppo, della tribù: a tratteggiare un qualsivoglia piano di emergenza. "E poi papà si lamenta contro il mondo intero e bestemmia stando tutto il tempo sul divano a bere birra..." Ne soffre la psiche di chiunque. 



Ma la psiche era toccata, picchiata, percossa già fin da prima. Probabilmente. Ciò è esatto in gran parte dei casi, in ogni modo. Molti portavano l'Aluhut ben prima dell'avvento del Coronavirus...

Un cappello di alluminio o Aluhut (gli inglesi lo chiamano "cappello di stagnola") è un copricapo fatto da uno o più strati di fogli di alluminio o materiale consimile. Apparve per la prima volta in un romanzo del 1927 di Julian Huxley, The Tissue-Culture King. Vi si narra la vicenda di un uomo che scopre che può bloccare le onde telepatiche governative e dunque evitare di farsi leggere i pensieri indossando appunto una sorta di "schermo" di metallo leggero. 
Oggi, metaforicamente, con "portatore di cappello di stagnola" (Aluhut; tin foil hat) viene indicato un sostenitore delle teorie della cospirazione e, più ordinariamente, "una persona tendenzialmente paranoica".

L'Aluhut, il cappello di alluminio - o di stagnola -, è stato assunto dunque a simbolo dei cospirazionisti. 
Una delle tante teorie dei complotti è questa (presa paro paro da un commento in calce a un video su Youtube):

Voi dite di iniziare a sospettare che USA e Cina sono dietro al virus... USA e Cina insieme... Ma no! Il virus è... made by sionisti, USA e Israele! Mentre invece la Cina, l'Iran e l'Europa sono stati prescelti come bersagli. Stiamo assistendo al primo test di arma biologica a livello planetario, cari ragazzi e ragazze. È comprovato che il Coronavirus NON proviene da Madre Natura. Ma quale animale! Ma quale zuppa di pipistrelli! (Was für Fledermaussuppe...????) Voi credete ancora a Babbo Natale? (Ihr glaubt auch bestimmt an den Weihnachtsmann.)

Curioso notare che i teorici cospirazionisti sono tantissimi anche in Germania. Gli italiani non hanno affatto - dunque - il record di folli paranoici. E i toni sono duri da ambedue le parti: dalla parte dei vegani / no-vax / antimerkel / anti-NWO e dalla parte di chi si dice razionale e avverso a ogni tipo di fake new e usa racchiudere tutti i cospirazionisti sotto il simbolo di... (dobbiamo ripeterlo perché è davvero comico) un cappello di carta stagnola, un Aluhut.

 Il Dott. Christian Drosten


Le voci discordanti - e dissenzienti, per certi versi - sono anche all'interno dei media tradizionali. In TV si fronteggiano da mesi tre virologi, ognuno con idee, teorie e strategie diverse. E a vincere è Christian Drosten, che, a parte tutto, con il suo gruppo di ricerca ha sviluppato il primo  test diagnostico del virus - il primo in assoluto nel mondo. Drosten si è pronunciato tra l'altro a favore di un controllo più accurato delle notizie che provengono da Internet (è, insomma, per la censura), nel tentativo di bloccare "le informazioni false".  Questa è una di quelle cose che non va giù ai complottisti, il cui regno è "l'altra parte", ovvero la Rete. Ove spadroneggiano anche perché lì sono numerosi. Analfabeti nella maggior parte, ma alcuni sono persino laureati. Complottisti, sostenitori di una congiura a livello mondiale... al seguito di agitatori di masse che li spingono a scendere in strada e a protestare contro "il controllo dello Stato e la perdita dei diritti fondamentali di noi cittadini". Eccoli lì in effetti in una piazza di Berlino, Monaco, Amburgo, accalcati, senza mascherine, e spalleggiati (se non sostenuti a forza) da elementi e da gruppi neonazisti (Pegida, AfD e consorti).
Tutto ciò sarebbe da catalogare sotto "normale amministrazione" e "eventi che si potevano prevedere", se non fosse che persino i complottisti, qua e là, un po' di ragione ce l'hanno anche loro (come la signora Müllerau con la sua paura dei pipistrelli e come i genitori "in carriera" che sono stufi di dover condividere uno spazio ristretto con i loro spermii).



Certo una cosa è dare la colpa della rovina del mondo ai Bill Gates, ai Soros, ai Rothschild, ai Rockefeller... un'altra è picchiare selvaggiamente per strada, senza pietà, giornalisti e troupes televisive. L'Heute Show, programma di satira politica della ZDF (secondo programma nazionale), ha visto alcuni dei suoi collaboratori finire in ospedale. Avevano trasmesso troppe barzellette sull'estrema destra, evidentemente; e su chi porta l'Aluhut.
Questo movimento di protesta contro le restrizioni (coatte!) per il Coronavirus ha un nome: si chiama Widerstand 2020 (Resistenza 2020). Un bell'ammasso vario. Vi troviamo chi si rifiuta di mangiare carne e di farsi vaccinare e chi non crede al riscaldamento globale (odiano tutti "la Greta"! Greta Thunberg cioè), e inoltre vedono in "Bill Gage" (che sarebbe Bill Gates) il nemico numero uno e "persuasore occulto-ma-non-tanto" della Merkel e degli altri governanti mondiali (con l'esclusione di Trump e Putin ovviamente, che vengono da costoro considerati il non plus ultra della saggezza e dell'equità al potere).
Eh già. Così come Conte in Italia, anche Merkel in Germania "riceve una telefonata ogni mattina da Gage/Gates, che le ordina quanti germi deve mettere nell'acqua che beviamo, quali strutture chiudere e quali aprire, il numero di morti da Coronavirus da comunicare tramite i TG..."
Ma perché Gates, o chi per lui, dovrebbe avere interesse a uccidere la gente, se è proprio grazie alla gente, alla massa, che guadagna o dovrebbe guadagnare miliardi? (Prima con Windows, adesso con i vaccini... presumibilmente.)
Risposta: "Ti dico solo questo: QAnon". 
Uhm. QAnon significa in pratica pedofilia, satanismo et affini.
In Germania non ci sono stati i morti di Bergamo o di New York (anche se da un paio di focolai in Nordrhein-Westphalen e nell'Oberbayern provengono tuttora cifre terrificanti), né i tedeschi hanno conosciuto le ristrettezze imposte dallo Stato come quelle riscontratesi in Italia. Nondimeno, Widerstand 2020 cresce, e da movimento va diventando, passo dopo passo, un vero partito...

Alla radio intanto (e siamo già a maggio) danno una notizia rassicurante: "Sembra essere terminata l'ondata di Hamsterkäufe" - ovvero acquisti di grandi quantità di beni di uso quotidiano, in particolare prodotti alimentari, al fine di creare una fornitura che permetta di essere indipendenti da eventuali carenze o aumenti dei prezzi. 
E i prodotti dei quali i tedeschi hanno fatto incetta sono stati: pasta (in primis quella scontata, non quella di ottima qualità), passata di pomodori (idem) e carta igienica. Nei primi giorni dell'annuncio del lockdown, in molti negozi e grandi magazzini, di carta igienica non se ne trovava più.





Gli aiuti dello Stato tedesco, per chi deve stare a casa perché la sua ditta ha chiuso o per chi ha un'azienda piccola o media, ci sono stati. E sono arrivati abbastanza in fretta. (Ciò rende ancora più strano, quindi, il fatto che anche in questo Paese ci sia chi va a manifestare affermando che "il virus è un'invenzione... è poco più di un'influenza..." e che "insieme ai vaccini di Gage ci vogliono iniettare il microchip per poterci meglio controllare..." Molti tedeschi dovrebbero, di contro, ringraziare la pandemia e baciare i piedi alla Merkel e allo Stato, tanto democratico quanto munifico, della Bundesrepublik...) Senonché, sono ben più consistenti, e per certi versi inspiegabili, gli aiuti concessi all'industria automobilistica - già nota per la sua natura altamente parassitaria e per la sua carica ricattatoria nei confronti dello Stato - e alle compagnie aeree. 


"... e poi con la scusa del virus mettono tutte quelle antenne 5G, e fanno entrare più negri, che ci succhiano il sangue: questi Asylanten le tasse non le hanno mai pagate..."

Solita musica ovunque, insomma.


"In Francia sono andati a ruba vino rosso e preservativi. E da noi? Carta igienica e pasta. Paese che vai..."


A febbraio prese d'assalto le farmacie. Le mascherine sono andate a ruba. Anche se proteggono da fumo e da polvere grossa, ma mai dai virus.

Scene assurde nei Warenhäuser: un cartello avvisa che "ogni cliente può comprare solo una confezione di carta igienica". Un cliente elegante, addirittura con cappello (e non col cappello di carta stagnola!), ha due pacchi con sé e chiede alla cassiera se non può prenderli ambedue. "Del resto sono due marche diverse, e uno è il tipo a due strati, l'altro a tre strati..." 
"Carta igienica è carta igienica. Solo un pacco!" è stata la giusta reazione dell'incorruttibile cassiera.




"Questa non è Angela Merkel. È una sua sosia." "Staneremo i poteri oscuri dello show business e della politica, grazie anche a Trump. Smantelleremo il Deep State..." "Weinstein e Rockefeller, Bill Gage e gli altri: bevono o si lasciano iniettare il sangue dei bambini e così ringiovaniscono!" 
E: "Il 5G è fatto apposta per arrostire i nostri neuroni..."


Aluhut!




martedì, maggio 19, 2020

"G'è sbazio abbasdanza!" (il Coronavirus in Germania)

"G'è sbazio abbasdanza!" 
           racconto


Si accalcano davanti all'orologio per timbrare, li sento dire: "G'è sbazio abbasdanza!", ridono, si guardano intorno come aquile, si scambiano pacche, prendono in giro chi mantiene le distanze e ancor più chi porta una mascherina... Gli stranieri sono i peggiori, ma nel frattempo in tutta la nazione si svolgono manifestazioni "di protesta contro lo Stato che ci toglie i diritti" e dove - tedeschi perlopiù, ma ovviamente non cittadini perbene... - si ammassano nella piazze, senza protezione, e non raramente sotto gagliardetti di estrema destra. Secondo l'ultimo sondaggio, l'AfD ('Alternative für Deutschland', formazione che conta tra le proprie fila molti neonazisti) ha superato l'SPD ed è, dietro ai cristiano-democratici, il secondo partito più forte in Germania.



Io comunque lavoro massimamente con stranieri; e sì, sì, con qualche irresponsabile tedesco. La mia idea di "strategia antipandemica" era che bisognava chiudere per due mesi, generalmente e totalmente: di sicuro così avremmo sconfitto il Covid-19. Credevo che il governo facesse proprio questo. Ma è successo l'imprevisto: si sono mossi piano e scoordinati, hanno lasciato tante strutture e tanti posti aperti, con il risultato che la ditta mia, insieme a una dozzina di altre qui nella zona, ha continuato a lavorare (i capi e i politici locali si saranno detti: "Tanto, i dipendenti sono stranieri: non sarebbe una perdita grave"). E così mi ritrovo a portare una mascherina (ne devo cambiare tre-quattro nel corso di un unico turno lavorativo, il tutto a mie spese) mentre mi muovo in mezzo a queste macchiette, a questi semianalfabeti che chiamare "colleghi" sarebbe un eufemismo. Dico loro: "Mantenete le distanze!" ma mi ridono in faccia, o latrano qualcosa rabbiosamente, annaffiandomi di saliva. "Non avete sentito il telegiornale?" chiedo, conciliante. "Hanno detto che è importante rispettare le regole, soprattutto in questa fase..."
Sbatto contro un muro di incomprensione. I telegiornali li seguono, certo, ma quelli dei rispettivi Paesi e nelle rispettive lingue. Giacché sono turchi, albanesi, bulgari, polacchi, kazachi. C'è anche qualche italiano, ma lui è ugualmente ignorante - se non di più.
Loro ignoranti... e io l'asino più asino della Terra. Eh già, asino: poiché, giovane idealista, mi ero innamorato della società multiculturale, multietnica, subito dopo la mia venuta qui... tranne abbastanza presto scoprire che, più sprofondi nei livelli di erudizione, più vai in basso nei gironi danteschi, e più ti sembra di stare svolgendo all'incontrario il film dell'antropogenesi. E ti ritrovi in mezzo a una massa di australopitechi e di rappresentanti della specie Paranthropus aethiopicus.
Come i fasciocostituzionalisti ivi nati ("la nostra Costituzione dice che non potete toglierci questo e quel diritto..."; ma inneggiano alla caduta della democrazia e alla dittatura di pochi, non a un miglioramento del sistema vigente), così anche gli stranieri analfabeti e incivili si oppongono a tutti i decreti precauzionali rilasciati dal governo centrale e dai vari Bundesländer. Capisco che tanti non si mettono la mascherina perché farlo equivarrebbe a un suicidio (puzzano dalla bocca lontano un miglio), ma che difficoltà avrebbero a mantenere almeno la distanza sociale?
Eppure, verso i primi di marzo, quando il capo ci ha radunati intorno a sé per ricordarci lo stato delle cose e lanciarci delle raccomandazioni, loro sembravano aver capito.
Dopo di allora, di tali discorsi ne sono stati fatti altri: un paio almeno. 



- Allora, per quel che abbiamo già detto: abbiamo notato che ignorate i moniti. Vi raggruppate troppo spesso, vi date pacche, chiacchierate con i volti molto vicini...
Mentre il caporeparto parla, io lancio un'occhiata circolare alle facce ebeti dei "colleghi". Già al momento di piazzarsi davanti, di lato e dietro al superiore, con parecchia fatica si sono lasciati convincere a stare a un paio di metri l'uno dall'altro. Ma non tutti lo fanno. Come magneti, tornano a sfiorarsi, tangersi, urtarsi. La turca ad esempio sta spalla a spalla con la russa... 
- Bisogna prendere la situazione sul serio. Mi hanno detto di dirvelo, e che faranno spesso controlli. E chi sgarra, va via.
- Addiriddura! - esclama Tareq, l'egiziano. (Egiziano e non egizio; ci tengo a precisarlo, perché c'è più di una differenza.) Tareq si trova alla mia sinistra e, anche se ci separano circa un metro e mezzo, posso quasi avvertire il suo alito caldo aleggiarmi sotto il naso. Le sue ascelle puzzano maledettamente, tra l'altro... Non penso che negli ultimi due mesi abbia indossato panni lavorativi puliti. Fa comunque sempre sfoggio della stessa maglietta e, se consideriamo che nelle zone dedicate alla produzione vige perennemente un bel calore, possiamo assumere che, dal punto di vista igienico, non è messo bene. 
- Certo - dice il caporeparto. - L'altro giorno, in città... non avete sentito? Qualcuno ha avuto la brutta idea di invitare parenti e amici alla festa del suo compleanno. E adesso un paio di loro sono all'ospedale, gli altri in quarantena...
Il discorsetto dura forse dieci minuti, più probabilmente un quarto d'ora. Quando se ne va, c'è il "rompete le righe!". Ed ecco che tre-quattro si congratulano ghignando e dandosi grandi manate, due-tre uniscono le teste parlicchiando animatamente, due tornano ai macchinari a braccetto, in maniera gaia, ballonzolando addirittura. Il turco starnuta direttamente dentro l'orecchio dell'albanese, il quale per la paura tossisce a bocca aperta... Al che io rivolgo loro le spalle mentre faccio un balzo per allontanarmi dall'area contaminata. 
Improvvisamente, davanti al mio viso si staglia quello di Jelena, russa del Kazachistan. 
- Ti ho messo paura? - sputacchia Jelena.
- Ma no, sai. Le regole... - borbotto imbarazzato. E indietreggio, mentre lei, spietatamente, mi segue da presso. - Che volevi dirmi? - domando sconsolato. 

No, non l'hanno preso seriamente, l'avvertimento. O meglio: hanno capito il senso delle parole, ma non possono lottare contro la propria natura di "animali sociali". Molti di loro sono contenti di vivere come vivono: in cinque, sei, sette addirittura in un alloggio ristretto. Per loro, la vita che conduco io non ha senso, è inconcepibile. (Abito in cima a una torre di legno con veduta sul centro storico ma a due passi dalla natura selvaggia - che comprende un bosco e il fiume -, pago un affitto alquanto caro per 70-75 metri quadri ma con impareggiabile veduta di architettura medievale da una parte, insuperabile cartolina bucolica dall'altra, e questi miei spazi voglio condividerli esclusivamente con la mia compagna; una terza persona mi farebbe già ansimare: "Basta! Mi manca l'aria! Fatemi uscire...") 
Li guardo e penso: "Bestie, proprio." E compio un largo giro intorno alla coppia formata dalla donna anatolica e dalla pseudorussa, che stanno ridendo e parlando con vivacità, stando appiccicate.



Due settimane dopo. Torno a casa stanco. Accanto allo specchio dell'entrata, vedo che c'è un nuovo pacchetto di mascherine.
- Dove le hai prese? - chiedo a mia moglie.
- Alla farmacia. Hanno scalato il prezzo. Ora le mettono ottanta centesimi l'una.
80 centesimi non è male se penso che, ancora a febbraio e marzo, una mi costava un euro e sessanta. Tuttavia faccio un rapido calcolo, scontento: tre o quattro al giorno, per 80 centesimi...
- Forse non dovrei metterle più - osservo cupamente. - Tanto, in fab sono l'unico a portarle...
- Scherzi? Il decreto parla chiaro.
Il decreto. Già.
Usciamo. Nel frattempo hanno riaperto i locali. Ci sediamo a un tavolino in una terrazza semivuota. Arriva Massimo, il nostro gastronomo di fiducia. Porta maschera, guanti e tiene sollevato un bloc notes. Vuole da noi le generalità, l'indirizzo, il numero di telefono.
Mia moglie scoppia a ridere.
- Stai scherzando - sbotto io.
- Sono le regole - ribatte Massimo. - E non farmi aggiungere altro, perché sennò bestemmio fino a farmi venire l'orticaria.


L'indomani mattina, al lavoro: - G'è sbazio abbasdanza!
Eh? Cosa? Ch... Ah. 
Già.


venerdì, maggio 15, 2020

Jazz - Auguri a Billy Cobham

Domani, 16 maggio, è il compleanno del celebre batterista.


Questo uscì nel 1973: musica del futuro!

 

  Se c'è un batterista jazz che è andato "oltre", dominando la scena degli ultimi quattro decenni, questo è il panamense Billy Cobham. Trasferitosi con la famiglia a New York City durante la fanciullezza, la musica di cui Cobham si fa foriero unisce non solo le due Americhe, ma tutti i mondi possibili; cavalcando l'onda elettrica degli ultimi due secoli... e di quelli a venire. 
Cobham (nato il 16 maggio 1944) ha trovato la quadratura del cerchio, o forse è meglio dire quella "formula universale", quella "teoria del tutto" che invano, per centinaia di anni, tanti scienziati, tra i quali Einstein, hanno provato a enunciare.




Già con il suo debutto, Spectrum, Cobham ci porta in un viaggio meraviglioso dentro la sua navicella. Ma in realtà il viaggio era iniziato prima, con le sue collaborazioni con Miles Davis e John McLaughlin, nomi che sono una garanzia non soltanto per i conoscitori della jazz fusion.
A Spectrum partecipano il tastierista Jan Hammer (Mahavishnu Orchestra), Tommy Bolin alla chitarra (più tardi coi Deep Purple) e il bassista Lee Sklar, che qui fa un lavoro magnifico (vedi il megalittico "Stratus").
Difficile immaginarsi un album più infuocato e up to date di questo, pur con i momenti di rilassatezza di marca salsa ("To The Women In My Life" / "Le Lis"). La sensazione che si ricava dall'ascolto è magnifica. Un'iniezione di energia quantica.



 Billy Cobham - Drums  
 Mike Stern - Guitar  
 Michal Urbaniak - Lyricon and Violin  
 Gil Goldstein - Piano  
 Tim Landers - Bass  


Qui il violino di Urbaniak aggiunge fluidità alla porcellana e al cristallo incastonati d'acciaio.


Nel 1992 Cobham iniziò a collaborare con l'UNICEF per aiutare pazienti autistici e bambini di strada a Santos, in Brasile. Quel progetto terapeutico-musicale durò alcuni anni. 
Nel '93 fu al WOMAD Festival (World of Music, Arts and Dance) con Peter Gabriel, nonché con l'Okuta Percussion della Nigeria e Farafina di Burkina Faso. (Ancora oggi collabora a WOMAD: per anni ha tenuto lezioni di tecnica di esecuzione alla University of Bath Spa, in Inghilterra, ed è attualmente "patrono ufficiale" del WOMAD di Bath.) 
Ha suonato e suona con il gruppo cubano Asere.

"Per me è molto interessante sentire la Mahavishnu Orchestra o anche Jack Bruce, e cercare di essere alla loro altezza. E' un tipo di musica dalle radici latine. La musica non è bugiarda, la musica rivela chi tu sei veramente. La mia collaborazione con gli Asere mi aiuta a ricollocarmi nello spazio e nel tempo. Io cerco di riconnettermi a Panama: attraverso uno sguardo più chiaro al mio passato, cercherò di capire meglio il futuro."  

Nel 2011 Cobham ha iniziato a insegnare "drums online" alla Jazz and Fusion Drum School.
(Vedi anche i video su Drumlessons.com .)