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mercoledì, febbraio 22, 2023

Pseudologia fantastica: il caso Samantha Azzopardi

... dal fisico esile, la voce gentile e a tratti addirittura sottile come quella di una bambina, con il vizio di mangiarsi le unghie...


"Posso aiutare vostra figlia a ottenere un ruolo come doppiatrice di un cartone animato della Pixar." Così assicura la donna, che dice di chiamarsi Marlee, ai genitori della dodicenne Emma. Poi porta l'aspirante attrice a Sydney e inizia con lei "l'allenamento". Tra i compiti che la ragazzina deve svolgere, c'è quello di entrare in un ospedale, affermare di chiamarsi Dasha (mentre il suo vero nome è Emma, appunto) e di aver bisogno di aiuto. In seguito deve accedere in un altro negozio e dire a una donna lì presente che sua madre era morta e che lei ("Dasha") era stata adottata. Inoltre, in un centro sanitario, la ragazzina ha il compito di scrivere su un foglio di carta: "Io ho la facoltà di vedere fantasmi"...

"Non dire però ai tuoi genitori che ti ordino di fare queste cose!"

Emma invece racconta tutto ai genitori, e loro comunque hanno già intuito qualcosa. La figlia fa trapelare qualche indizio su tale intensa "attività" in compagnia della "scopritrice di talenti". Il suo papà e la sua mamma compiono delle ricerche sul conto della sedicente Marlee, che dovrebbe apparentemente svolgere il lavoro di agente di spettacolo, e arrivano a scoprire che una persona con le sue generalità non esiste.



In effetti, la truffatrice ha un'identità diversa. Si chiama Samantha Azzopardi. Nel frattempo si sono occupati di lei anche testate internazionali, non in ultimo perché il suo raggio di azione si è, con il tempo, ampliato: è stata attiva in Gran Bretagna e nel Canada. A fare cosa? A confondere e a fare perdere tempo e denaro alla polizia irlandese e a quella canadese, tanto per dirne una...


Di lei si sa che è australiana di origini maltesi. La sua data di nascita è certa: 21 agosto 1988. Ed è certo inoltre che proviene da una famiglia della classe media.

Svanita dall'orizzonte dei genitori di Emma, è apparsa in quello di altri nuclei familiari australiani, presentandosi con nomi di fantasia e raccontando di sé sempre nuove storie, riuscendo a ingraziarsi la fiducia di varie persone e "lavorando" - di solito - come nanny o similia. 

Nel novembre 2019 viene arrestata e processata per le sue truffe "astute e ben calcolate". Ha, al momento della cattura, 31 anni (oggi ne conta 35) e, tra i suoi svariati inganni, tra le sue prese in giro delle quali si fa fatica a trovare un motivo reale e concreto, c'è spesso quella di spacciarsi per un'adolescente e... iscriversi a una qualche scuola. Oppure, vestita con un'uniforme blu da ginnasiale, presentarsi a una clinica psichiatrica in compagnia di due bambini, dichiarare di avere 14 anni e di essere stata ingravidata da uno zio che l'avrebbe stuprata... 

I due bambini di cui sopra (rispettivamente di quattro anni e di dieci mesi) le erano stati affidati il mese prima da una coppia francese. Lei viveva a casa loro come tata diciottenne e con il nome di Sakah, "bambinaia qualificata". L'accusa che la coppia le ha rivolto è di avere sequestrato i piccoli... sebbene soltanto per una giornata, in pratica. Un'altra sciocchezza inaudita compiuta da Samantha Azzopardi.

Alla fine, è stata condannata - a due anni - proprio per sequestro e rapimento di minori, oltre che per falsificazione di documenti.

Il giudice di Melbourne Johanna Metcalf ha ribadito che una vera motivazione per gli atti della Azzopardi non esiste o, se sì, rimane oscura, e ha definito il suo agire - che è sicuramente antisociale - "bizarre crime".


Evidentemente non vogliono capirlo: lei è una sorta di Pippi Langstrumpf, solo un po' più cresciuta... 


In passato la giovane donna si è spacciata per un'appartenente alla famiglia reale svedese - "Annika Dekker" - che era stata rapita da bambina. Poi anche per una ginnasta russa la cui famiglia sarebbe stata sterminata da un attentatore suicida. Con la sua voce sottile, gentile, la figura minuta e l'abitudine di mangiarsi le unghie, a oltre 20 anni e addirittura anche dopo i 30 ha fatto credere all'ambiente circostante di essere un'adoloscente... una bambina, quasi.



Sembra proprio cercare con forza il contatto con bambine e ragazzine, spesso le porta con sé organizzando folli scorribande - e da qui anche l'accusa di rapimento / sottrazione di minori. E, poiché queste ragazzine (più, raramente, qualche ragazzino) vengono costrette da Samantha a compiere stupide azioni, azioni che tuttavia non possono essere definite veramente criminose, tra le accuse a suo carico c'è quella di circonvenzione di minori. 

Le famiglie si sono sentite depradate, tradite. Molte le cause intentate alla Azzopardi. Una di queste cause prevede la restituzione di 6.500 dollari alla famiglia Jervis, di Perth: sarebbe la somma di tutte le paghe ricevute per circa un anno, settimana dopo settimana, in qualità di bambinaia presso il giocatore di pallacanestro Tom Jervis e di sua moglie Jazze.

Al processo, tenutosi in un tribunale del Nuovo Galles del Sud (New South Wales), sono state ricordate - e in parte addebitate, almeno moralmente, all'imputata - finanche truffe compiute all'estero. Alcune di queste sono venute alla luce durante lo svolgimento del processo stesso. 

Molti l'hanno riconosciuta seguendo la vicenda sui media; si sono ricordati ad esempio di averla già vista, sempre sui giornali e alla TV, nel periodo di tempo che Samantha ha trascorso in Irlanda, esattamente a Dublino, dove una prima volta - era l'ottobre 2013 - fu notata mentre si aggirava disperata, in reale stato di angoscia, vicino alla Posta Centrale (General Post Office), in una zona di negozi di lusso. Allora dichiarò alla polizia, in un inglese stentato, di essere un'adolescente vittima della tratta di minorenni.


      Dublino e Calgary

Anche per via degli ostacoli comunicativi (presunti), i funzionari irlandesi hanno avuto grosse difficoltà nell'aiutarla a risalire al suo nominativo e farle spifferare i nomi degli aguzzini. Le indagini sono state lunghe. Hanno dovuto controllare tutti i filmati delle telecamere nel quartiere dove la ragazza era stata rinvenuta e in quelli adiacenti, lavorare insieme con i centri sociali per l'infanzia e le agenzie specializzate nel rintracciare persone scomparse, chiamare in causa l'Interpol, indagare insieme a un laboratorio scientifico forense, lavorare con l'Ufficio Immigrazione e con unità di specialisti di violenza domestica e delitti sessuali. Oltre che dover prendere contatto con varie polizie estere. Dopo un mese di intense ricerche, che alle autorità di pubblica sicurezza irlandesi è costato - così è stato calcolato - circa un quarto di milione di euro, la Azzopardi finalmente è stata identificata (assurdamente ma forse no, l'ha riconosciuta proprio l'ex fidanzato irlandese di sua madre!) e, con gran rabbia degli innocentisti e tra varie polemiche interne, è stata rimandata in Australia.

Durante il lungo viaggio di ritorno, lei ha continuato a non spiccicare parola con gli agenti di scorta.

Trascorre appena un anno ed ecco che Samantha Azzopardi, intanto ventiseienne, affiora a Calgary, in Canada, affermando di essere la quattordicenne Aurora Hepburn, vittima di rapimento e violenza sessuale. Dopo aver speso circa 150.000 dollari americani per cercare di assisterla e aiutarla a ritrovare se stessa, la polizia canadese è risalita alla  vera identità del soggetto (e alla sua vera età). La Azzopardi viene denunciata di falso in atto pubblico, per aver ingannato le forze dell'ordine e aver causato un grosso danno all'erario. Viene espulsa alla fine del 2014.


     Un gioco continuo, senza requie

Negli anni successivi, la donna si è finta nuovamente adolescente, iscrivendosi a varie scuole del New South Wales ed estorcendo benefici governativi. 



Nel corso di tutte queste sue "avventure" in patria e nel mondo, Samantha Azzopardi ha spesso rifiutato di essere fotografata... a meno che le foto non fossero scattate con il suo proprio telefonino. Uno dei trucchi da lei usati era di disegnarsi sul viso le lentiggini, per sembrare molto più giovane. Si è calcolato che, nella sua ancora non lunghissima vita, ha fatto uso di almeno 100 pseudonimi. Alcuni di essi: Emily Peet, Lindsay Coughlin, Georgia McAuliffe, Dakota Johnson, Harper Hart, Harper Hernandez.

Nel processo del novembre 2019, quello intentatole per aver frodato svariate famiglie di Melbourne e non solo, era presente anche il padre di Emma. L'uomo ha dichiarato che nessuno dei suoi sospettava che la giovane donna mentisse, che possedesse una specie di seconda natura. "È stato davvero spaventoso", dice. "Mi sono sentito sventrato nello scoprire che ha ingannato nostra figlia e chissà quanti altri bambini che sognavano una carriera nel mondo del cinema, dello spettacolo." (Tra l'altro, Samantha era diventata "di casa" presso la famiglia di Emma, era stata persino invitata a trascorrere il Natale con loro e così via.) L'uomo ha aggiunto che il calvario di tutti loro "è stato spaventoso".

Al processo era presente la stessa Emma. “[Samantha] si è comportata molto bene con me. Era davvero gentile e ho pensato che fosse alquanto vantaggioso averla come mentore. Io credevo alle sue promesse. Era assai persuasiva."

Ed Emma ha terminato la sua testimonianza con le parole: 

"Mi sono sentita sollevata quando ho appreso che era stata finalmente acciuffata e che non poteva più ingannare nessuno"

Maggiori particolari sulle azioni di Samantha Azzopardi sono venuti fuori durante quelle sedute in tribunale (che si svolsero via videoconferenza a causa del Coronavirus); e si è andato concretizzando il sospetto che fosse... una professionista della truffa, che sapesse benissimo come agire. 

                             "C'è del metodo in questa follia."

                                             (William Shakespeare)


Il primo contatto che un'altra piccola aspirante attrice, Georgia Bevege, ebbe con la fantomatica talent scout Coco Palmer, avvenne via Instagram. Georgia e suo padre Mel si recarono all'appuntamento con la donna in un café di Sydney, dove "Coco" si mostrò cortese, affabile. Offrì loro della cioccolata calda e prese poi l'adolescente con sé, per condurla attraverso vari grandi magazzini "a fare giochi di ruolo".

"E noi ci cascammo!"

Nello spazio di qualche mese, la fittizia Coco si guadagnò la piena fiducia dei genitori di Georgia. Di sé, aveva raccontato di essere cresciuta insieme ad altri 11 bambini in una famiglia affidataria e che da piccola aveva sofferto di leucemia. Possedeva non meno di quattro telefonini, sembrava davvero professionale, aveva l'aria affaccendata. Una volta, truccò Georgia Bevege in modo tale che la bellezza in miniatura presentasse sul volto come dei graffi, le disse di entrare in un supermercato e di dichiarare al personale di essere stata aggredita. Nel frattempo la ragazzina, per espresso volere di Coco, da qualche tempo portava le cuffie ed era attrezzata elettronicamente, per registrare tutto ciò che diceva e che faceva durante quelle folli azioni. Nel luglio 2019 ci fu il viaggio; un viaggio che Georgia compì insieme a Samantha Azzopardi, in arte Coco Palmer, a Melbourne. Della partita erano anche la madre e una sorella di Georgia. Coco Palmer aveva dichiarato di abitare in quella città, tuttavia sembrava ad un tratto non ricordare più come muoversi, quale tram dovessero prendere... A questo punto, suonarono i primi campanelli d'allarme per la famiglia Bevege.

Dopo alcune notti di soggiorno a Melbourne, i Bevege scoprirono che, per affittare la stanza d'albergo, la donna aveva usato una patente instestata a Jazze Jarvis (la moglie del cestista professionista). "Non è il tuo nome!" le fecero notare. I tentativi di chiarimento andarono a vuoto e, all'arrivo della polizia, Samantha Azzopardi si dileguò.

***

Nell'aula di tribunale, la psichiatra forense Jacqueline Rakov ha affermato di ritenere che la Azzopardi soffrisse di un disturbo borderline di personalità. Il nome scientifico: "pseudologia fantastica". È una forma patologica poco conosciuta anche perché - ha spiegato la Rakov - non diffusissima. 

Le opzioni di trattamento per chi è affetto da pseudologia fantastica sono limitate. Il soggetto è portato a un tipo estremo di menzogna che è "motivata internamente". Il suo è un impulso inconscio (inconscio sì, ma quanto?) a tessere fantasie sia per il piacere sia per una occulta necessità; ben diversamente, quindi, che nei casi di impostori "comuni" che mettono in atto inganni e truffe varie allo scopo di acquisire fama, denaro o notorietà.



     Piccola storia giuridica dell'"ingannatrice seriale"

(Ricapitoliamo!)

La prima volta che Samantha Azzopardi entrò in un dossier - diciamo meglio: nel Libro Nero - della polizia australiana fu nel novembre 2007, all'età effettiva di 19 anni. Accadde in una cittadina del Queensland, dove, in un tentativo di truffa, si era spacciata per una certa Lindsay-Lana Jonbenet Coughlan.

Nel settembre 2010, dicendo di chiamarsi Dakota Johnson, cercò di iscriversi ad almeno due scuole di Brisbane, fingendosi quattordicenne. Ma uno di quegli istituti scolastici poté constatare che la sua lettera di referenze era falsificata e così si scoprirono gli altarini. Imputazione: frode.

Nel 2011, sotto l'identità di Emily Azzopardi di anni 16, divenne amica di una ragazza che frequentava un liceo. In quel caso, cercò di convincere i genitori della ragazza a dare il via alle pratiche per adottarla. Si iscrisse poi a un'altra scuola superiore, stavolta a Perth, che frequentò fino al marzo 2012, quando venne arrestata dalla Major Fraud Squad (l'Antifrode). 

L'episodio dublinese fu certamente quello più eclatante. Ottobre 2013: camminava avanti e indietro davanti alla Posta Centrale (per lei i giornalisti coniarono l'appellativo "GPO girl", "La ragazza della Posta") ed era apparentemente sprovvista di una sia pur minima conoscenza dell'inglese. Trasportata al Temple Street Children’s Hospital, non si riuscì neppure a cavarle il nome e il cognome. Non si poté altresì ricostruire il percorso da lei effettuato per arrivare fin lì: come era giunta nella capitale irlandese? Per quali vie? E da dove? La ragazza rimase muta per settimane intere. Si congetturò che fosse una quattordicenne vittima della tratta delle schiave; lei aveva un po' fatto capire che era proprio così, che l'avevano costretta a prostituirsi... Naturalmente intendevano fotografarla, in modo da poter mandare la sua immagine alle forze dell'ordine di altri Paesi e scoprire così qualcosa sul suo conto, ma la ragazza si rifiutò, finché l'Alta Corte non diede il permesso alle autorità di fotografare la misteriosa sconosciuta anche senza il suo consenso. 

Dopo che venne smascherata, si crearono due diverse correnti di pensiero all'interno della Garda Síochána (la polizia irlandese): c'erano quelli che affermavano che la supposta ragazza, in realtà una donna fatta, fingendo di essere un'altra non si era affatto resa colpevole di alcun crimine e che semplicemente necessitasse di cure psichiatriche; e c'era la corrente dei colpevolisti.

Ciò che molte cronache non rivelano è che, dopo essere stata rispedita in patria, Samantha Azzopardi ritornò quasi subito in Irlanda, dove, forte di un nuovo passaporto che era riuscita in qualche modo a farsi rilasciare dalle autorità australiane, ottenne un impiego come ragazza alla pari presso una famiglia della contea di Leitrim... prima di essere nuovamente denunciata e venire nuovamente espulsa. 

Abbastanza nota è un'altra circostanza, non dissimile da quella irlandese, che ebbe inizio nel settembre 2014:  Samantha Azzopardi, intanto ventiseienne, entra in un centro sanitario di Calgary, in Canada, affermando di chiamarsi Aurora Hepburn e di essere stata vittima di rapimento e violenza sessuale. L'età? "14 anni." Dopo la solita, immancabile perdita di tempo (molta) e perdita di soldi (moltissimi), i canadesi vennero a capo della faccenda. Un tribunale la condannò a due mesi di detenzione (che lei però aveva già scontato) e Samantha fu fatta rientrare in Australia ben scortata. (Altre spese...)

2016: la donna si iscrive  alla Good Shepherd School di Marrickville, nello stato del Nuovo Galles del Sud, dicendo di essere la tredicenne Harper Hart e di trovarsi sotto protezione del Governo degli Stati Uniti d'America. Essendo stata vittima di un traffico internazionale di minorenni, gli americani l'avrebbero inserita nel loro "Witness Protection Program". Arrivò addirittura a presentare un certificato di nascita con il timbro di San Francisco, California, dove si attestava che i suoi genitori biologici erano Julian e Rebehah Hart, da Burwood. All'ufficio di protezione dell'infanzia dichiarò di avere incontrato e, di fatto, conosciuto i propri genitori solo da poco. La polizia iniziò le ricerche e, nel giugno 2017, le impronte digitali della ragazza, rilevate su uno dei documenti da lei consegnati, la smascherarono. Samantha Azzopardi venne denunciata con la motivazione di "aver ottenuto in maniera disonesta un vantaggio finanziario, godendo di istruzione, consulenza, cibo, alloggio e apparecchi elettronici, tutte cose messe a sua disposizione mentre fingeva di essere Harper". Le diedero un anno di carcere. La madre di Samantha dichiarò, fuori dalla corte penale, che la figlia era "un tipo dolce, avventuroso e indipendente". La situazione in cui la figlia si era cacciata le faceva piangere il cuore, certo, ma... i bambini non debbono forse maturare, fare esperienze di vita?

Poi Samantha Azzopardi iniziò a lavorare presso il celebre giocatore di pallacanestro. L'asso del basket e la moglie avevano una bambina. Samantha si occupò della piccola mentre la coppia abitava nel Queensland e in seguito si trasferì con loro a Melbourne. Tutto va bene, fino a che...

Aprile 2019. Samantha Azzopardi, sotto lo pseudonimo di Marley, porta la figlia di Tom e Jazze fino a Sydney. Durante il viaggio, chiede alla ragazzina di entrare in un ufficio del Centrelink e di scrivere su un pezzo di carta di avere visioni; di vedere fantasmi, di poter comunicare con persone del passato e cose così. La famiglia Jervis si rende conto che qualcosa non va, sporge denuncia. Intanto chiedono alla baby sitter di confermare le sue referenze... e lei torna a dileguarsi. 

1 luglio 2019: ora si chiama Coco ed è una talent scout. Vola da Sydney a Melbourne con un'aspirante attrice adolescente del New South Wales e con parte della famiglia della ragazzina, pagando per tutti loro di tasca propria. Devono soggiornare in un appartamento a Southbank. La famiglia sobbalza quando "Coco Palmer" fa il check-in in albergo con la patente di Jazze Jervis...

Nell'ottobre 2019 seguì l'episodio della sprovveduta coppia francese che si era da poco stabilita a Geelong, a una settantina di chilometri da Melbourne. Samantha dichiarò loro di essere la diciottenne Sakah. Entrò nella loro vita quale ragazza au pair, di nuovo sotto false credenziali. Circa due mesi dopo, disse alla coppia che avrebbe portato i loro due bambini a fare un picnic. Sempre lì, a Geelong. Li fece viaggiare invece fino a Bendigo, a ben 200 km. di distanza. Guidò i bimbi fino a un centro assistenziale dove dichiarò, come abbiamo già raccontato sopra, di essere una quattordicenne che era stata abusata dallo zio. Più tardi, un detective della polizia trovò lei (e i due piccoli) mentre gironzolavano in un centro commerciale.

Dopo qualche tempo ancora, venne fuori che, per presentarsi come ragazza incinta - e abusata dal cattivo parente -, l'imbrogliona aveva convinto un uomo estraneo a fare, per conto suo, una telefonata al centro assistenziale e a spacciarsi per suo padre.

Lo "scherzetto" del viaggio con i due infanti le costò altri due anni di carcere. Nel corso del processo - l'ultimo in ordine di tempo - venne fuori appunto la diagnosi di pseudologia fantastica, malattia mentale che fa sì che il soggetto abbia voglia di ricreare una propria biografia infantile - una biografia dall'esito felice. Tuttavia, il magistrato rifiutò di concederle una terapia: "C'è  troppo calcolo, c'è troppa logica nel suo comportamento criminoso..."




     La giovane nanny polacca


Theresa Power, madre di Sydney, mette un annuncio su Facebook: "Cercasi baby-sitter".

Dopo neppure mezz'ora le arriva la risposta: 

“My name is Mayer. I am 19 years old and I’m from Poland”. Sul profilo dell'utente, la faccia della medesima è parzialmente coperta e oscurata - o meglio ombreggiata - dai capelli.  “Io sono un tipo sorridente, paziente, calmo... Non esitate a contattarmi via 'personal message'!" 

La famiglia Power convoca la giovane donna per sottoporla a esame. E la presunta signorina Mayer viene assunta. 

Theresa Power si sente sollevata: finalmente, poteva tornare al lavoro! 

La tata polacca compie in modo pieno e soddisfacente i suoi compiti... per una settimana o poco meno. Si rivela essere molto amata dai bambini. Ma, misteriosamente, dopo quei pochi giorni non si presenta più. 

Sconcertati e delusi, i Power si chiedono che ne sia stato di lei. Scoprono la verità solo più tardi, quando si inizia a parlare sui media di Samantha Azzopardi, celebre impostora...


Da sottolineare che, in tutti gli episodi noti che hanno al centro questa mentitrice seriale, nessuno dei bimbi ha mai subito molestie né riportato danni fisici.


sabato, gennaio 05, 2013

La morte dimora nei paradisi esotici



4 gennaio 2008 - 4 gennaio 2013: nell'arcipelago di Los Roques, in Venezuela, si ripete il dramma a distanza di cinque anni esatti

Scompare un aereo da turismo. Fra i passeggeri, Vittorio Missoni con la moglie e due amici. Il velivolo sparito nel 2008 non venne mai ritrovato...

L'aereo con a bordo il figlio dello stilista Ottavio Missoni era un YV2615 BN-2 che faceva la spola tra le isole di Los Roques e la capitale venezuelana, Caracas. Sei le persone a bordo e tra queste, oltre ai 4 italiani, anche il pilota e il copilota. Il gruppo aveva trascorso Natale e Capodanno nell'arcipelago. L'ultimo contatto del velivolo si è verificato a 10 miglia nautiche da Los Roques.

Il 4 gennaio 2008, lo stesso tratto di mare fu al centro di un'altra misteriosa vicenda: un velivolo di turismo della compagnia Transaven con a bordo otto italiani scomparve mentre era in volo da Caracas in avvicinamento all'arcipelago.


Questa notizia rischia di oscurarne un'altra non meno drammatica: sempre in Venezuela, stavolta a Caracas, un trentunenne abruzzese originario di Villa Sant'Angelo (L'Aquila) è stato assassinato da alcuni malviventi che si sono introdotti nella sua abitazione, probabilmente per compiere un furto, e, trovandolo inaspettatamente in casa, gli hanno sparato. Il suo nome: Carlo Coletti.
Coletti era rimasto solo nell'abitazione mentre la famiglia si era trasferita qualche giorno al mare.
L'uomo era tornato l'estate scorsa in vacanza a Villa Sant'Angelo, dove vivono gli zii, per rivedere i parenti e visitare il paese distrutto dal terremoto del 6 aprile 2009.


Dunque, i paradisi esotici uccidono.

Quella che segue è una rassegna di notizie che riguardano solo gli ultimi anni. Le notizie erano apparse sull'ormai defunto blog Il Prato Nero...

01/10/2006 - Elena Vecoli, la 34enne pordenonese uccisa nella camera d'albergo a Los Roques, in Venezuela, era incinta da almeno due mesi. Questa la rivelazione più recente fatta dagli organi di stampa. Il marito, Riccardo Prescendi, picchiato da un gruppo di uomini, giace ancora su un letto d'ospedale, pur se con ferite non gravi.
  I due si trovavano in luna di miele. Los Roques, "La perla dei Caraibi", fino a qualche giorno fa era ritenuto un luogo sicuro. La coppia vi era giunta il 19 settembre e si era alloggiata nella posada 'La Lagunita', gestita da Andrea Piccinni e Claudia Rosati.
La banda di malviventi è entrata in azione verso le 3 di notte, assalendo, legando e picchiando i due turisti. Elena Vecoli è morta per soffocamento. 
Ieri le autorita' venezuelane hanno fermato tre persone sospettate dell'aggressione e dell'omicidio dell'italiana.
Ancora ignoti i motivi del delitto, ma si pensa a uno scambio di persone. La coppia alloggiava, infatti, nella camera del Piccinni, il proprietario dell'albergo, vittima, nei mesi precedenti, di un'aggressione avvenuta probabilmente a causa di una relazione extraconiugale con una donna del posto.



01/02/2007 -Altro delitto su un'isola da sogno

Michela Aurecchione, 56enne residente nel Varesotto, sposata con un costruttore del Lago Maggiore, è stata trovata riversa nel garage della villa Bacolet Pink House nella zona di Bacolet Garden, nell’isola caraibica di Tobago.
L'uccisione è avvenuta mercoledì 24 mattina: a colpi di machete. La signora è stata decapitata nella villa dove ogni anno trascorreva diversi mesi di mare. L’assassino ha quindi cercato di ammazzare anche la cameriera, unico testimone oculare dell’omicidio. Che però è riuscita a sfuggire, barricandosi in una dependance della casa e più tardi correndo incontro agli agenti in evidente stato di choc.
Michela Aurecchione era abbastanza conosciuta a Tobago: vi trascorreva quattro-cinque mesi ogni anno. La splendida casa era stata acquistata da lei e dal consorte dodici anni fa.

L'aggressore, N’Kosi Neptune, isolano di 26 anni, si è tolto la vita ingerendo qualche veleno. Il ragazzo era un conoscente della signora Aurecchione. Aveva compiuto in passato alcune riparazioni nella villa per poi diventare amico della donna. N'Kosi Neptune e Michela Aurecchione hanno iniziato a litigare. Dalle parole si è passati agli insulti. Poi N’Kosi avrebbe afferrato il machete per colpire e uccidere brutalmente l’italiana. Bisogna ora comprendere quale fossero i motivi del contrasto, anche se la polizia parla di movente passionale.



10/02/2007 - Ennesimo omicidio in un'"oasi da sogno"

Due donne italiane sono state dapprima violentate e poi massacrate a colpi di pietra nell'isola di Sal, nell'arcipelago di Capo Verde, ex colonia portoghese al largo dell'Africa Occidentale. Un'altra ragazza, in vacanza con loro, si è salvata fingendosi morta e raggiungendo poi il villaggio turistico di Santa Maria, da dove è stata portata in ospedale. Arrestati i due assalitori e il loro possibile complice. Il primo è una guida turistica capoverdiana ("Sandro"); gli altri due un nigeriano (dapprima resosi latitante) e una terza persona della quale non sono ancora note le generalità.
I corpi delle due donne, che gli assassini hanno cercato di occultare seppellendoli in una spiaggia, sono stati recuperati nella serata di venerdì. Le vittime sarebbero state identificate in Giulia Busato, 28 anni, di Verona e Dalia Saiani, 33 anni di Ravenna.
Agnese, la diciottenne che è riuscita a sfuggire agli assassini, racconta che il delitto è avvenuto mercoledì sera, quando era stata invitata a cena insieme alle amiche dal giovane capoverdiano.
Erano salite in macchina con lui ma questi, invece di condurle nel luogo stabilito, è andato in un bosco.
 Secondo la ricostruzione di un italiano - Renato Evarchi, agente immobiliare che vive a Capo Verde -, Sandro ha tra i 22 e i 25 anni ed è conosciuto come "persona serissima". Sarebbe rimasto sconvolto per la fine del rapporto con Dalia e avrebbe tentato di tutto per riconquistarla. Dopo il barbaro omicidio, si è ripresentato al lavoro come se nulla fosse.

L'isola di Sal, Capo Verde, è un posto di grande turismo. La tragedia si è verificata a Fontona, zona balneare scarsamente abitata su una costa amata dai surfisti.



06/03/2007 - Turista leccese muore a Cancun. Ve li do io i paradisi esotici!

Un giovane bancario leccese, Simone Renda, di 35 anni, che stava trascorrendo un periodo di vacanza in Messico, è morto in circostanze poco chiare nella cella del commissariato di Cancun, dove era stato rinchiuso per ubriachezza molesta...



10/05/2007 - Chi ha rapito Madeleine?



Sabato prossimo compirà 4 anni. E' sparita sei giorni fa (giovedì) a Praia da Luz, sulla costa meridionale portoghese, paradiso dei turisti ora trasformatosi nell'inferno della famiglia McCann.

Una sera, di ritorno dall'aver cenato a meno di un centinaio di metri dal loro alloggio vacanziero con alcuni amici, Kate e George McCann (entrambi medici, provenienti da Leicester) avevano trovato una finestra forzata: la bambina, rimasta sola con i due fratellini gemelli, non c'era più. Secondo alcuni esperti non sarebbe stata la prima volta che la coppia inglese lasciava soli i figli all'interno del villaggio "Ocean Blue" frequentato da turisti inglesi e irlandesi, e questo potrebbe aver spinto qualcuno a entrare in casa e rapire la piccola.

Nessun riscatto è stato chiesto. La stampa portoghese accusa una rete di pedofili inglesi di aver rapito Madeleine.

 La madre ha lanciato un appello attraverso le tv portoghesi e britanniche chiedendo al presunto rapitore di ridarle la figlia e di "non farle del male". Ieri anche Cristiano Ronaldo, calciatore portoghese in forza al Manchester United, ha rivolto un appello per trovare la bambina. "Per favore, se qualcuno ha delle informazioni parli. È importante per tutti noi" ha detto in inglese e portoghese l'attaccante lusitano davanti alle telecamere dell'emittente della sua squadra.

Il quotidiano Publico di Lisbona ha citato anonime fonti della polizia secondo cui sia gli inquirenti portoghesi che quelli di Londra, sopraggiunti per aiutare nelle indagini, stanno seguendo la pista di una rete di pedofili britannici con ramificazioni internazionali. Publico ha scritto che l'identikit mostrerebbe un individuo di pelle scura, capelli neri pettinati all'indietro, di statura media e fra i 35 e 40 anni, che la settimana precedente era stato visto fotografare bambini a Sagres, un porto nella zona dove è scomparsa Madeleine. Un altro giornale, il Correio da Manha, propone la stessa ipotesi precisando che Madeleine potrebbe essere stata rapita "per incarico" di una rete di pedofili.

Le ricerche continuano. Sono oltre 200 gli agenti di polizia, più vigili del fuoco, uomini del servizio di emergenza e della guardia costiera, e inoltre alcune decine di volontari civili, impegnati nelle battute, con l'appoggio di cani ed elicotteri, in un raggio di più di 15 chilometri da Praia da Luz.



15/08/2008 -Ancora strage di turisti in un paradiso a pagamento


Dopo le tre italiane morte in un incidente stradale in Tunisia, è di nuovo tragedia in un'"oasi per turisti". Nella Repubblica Dominicana, uno scontro tra due autobus ha provocato la morte di 20 persone, di cui 6 italiani; 3 altri nostri connazionali sono gravemente feriti.

 L'incidente è avvenuto nei pressi della città La Romana, circa 130 chilometri dalla capitale Santo Domingo. Altre fonti del posto riferiscono di 23 morti, tra cui 9 italiani. Il Ministero degli Esteri italiano ha riferito di essersi attivato inviando sul posto personale dell’ambasciata.



12/02/2009 - Incidenti stradali in Australia e Perù: muoiono sei italiani

Tre turisti italiani sono morti tra le fiamme in un incidente stradale avvenuto in Australia, mentre altri tre connazionali sono rimasti vittime, in Perù, di un incidente che ha provocato la morte di 21 persone e il ferimento di altre 79.
 

Australia: nell'incidente avvenuto intorno alle 15, ore locali, a 55 chilometri a sud della cittadina di Mackay (presso Brisbane), sono deceduti: Lorenzo Ferrarini, 28 anni, di Reggio Emilia; Tatiana Corsari, 23 anni, e Stefania Capussela, di 24, entrambe residenti a Udine.
E' rimasta gravemente ferita Carlotta Bettini, ricoverata nell'ospedale di Mackay. La 26enne abita a Reggio Emilia ma è originaria di Rovereto.

Nel sud del Perù, scontro frontale tra un camion e due autobus lungo una strada che collega le città di Arequipa, Cuzco e Puno. Tra i 21 morti ci sono le sorelle altoatesine Barbara ed Esther Baumgartner (di 20 e di 22 anni), ed Helmuth Fink (29 anni). 



Branco di cani-killer aggredisce turista tedesca

17/03/2009 -Una torma di cani randagi ha assalito una turista tedesca di 24 anni sul lungomare di Scicli, in provincia di Ragusa. Gravemente ferita per i morsi al volto, alle braccia e alle gambe, la malcapitata ragazza è stata trasportata d'urgenza con un elicottero all'ospedale di Catania.

E' stato un gruppo di abitanti della zona a mettere in fuga le bestie. "Altrimenti l'avrebbero sbranata" ha dichiarato un testimone. "Erano una dozzina, di taglia medio-piccola ma molto aggressivi".

 E si infittiscono le critiche all'amministrazione locale. Questi cani facevano parte dello stesso branco (circa cinquanta di numero) che domenica ha ucciso il piccolo Giuseppe Brafa di Modica, di soli dieci anni, dopo aver ferito un passante quarantenne e un altro bambino.

L'uomo che "custodiva" gli animali senza dar loro da mangiare è stato arrestato nella stessa giornata di domenica, ma ci si chiede come mai non tutti "i cani-killer di Scicli" siano stati ancora catturati o abbattuti.

La notizia ha già fatto il giro del mondo e sta gettando ennesime tetre ombre sulla Sicilia e sull'Italia intera, che già non godevano di buona fama.



Italiano in vacanza in Brasile ucciso con 4 revolverate
 

27/11/2010 - La polizia brasiliana sta indagando sull'omicidio del turista bergamasco Roberto Puppo, assassinato mercoledì ad Alagoas. Il crimine ha acquisito una dimensione internazionale anche grazie alle sollecitazioni del consolato italiano: da qui l'intervento dei reparti investigativi speciali.

Quella di Puppo sembra essere stata una vera e propria esecuzione: secondo un funzionario di polizia della Questura di Maceio, il punto in cui è stato trovato il corpo - lungo la BR 424, nella città di Satuba, a 22 km dalla capitale - conferma questa tesi. "Non credo" dice il poliziotto, "che l'indagine dovrebbe seguire l'ipotesi del furto. La posizione del cadavere e il luogo fuori mano dimostrano che è stato giustiziato".

Roberto Puppo è stato ucciso con quattro colpi di pistola. I proiettili hanno colpito il mento, il braccio e il torace. Il bergamasco, secondo le indagini, sarebbe dovuto partire per il rientro in Italia ieri, venerdì 26 novembre.

giovedì, gennaio 10, 2008

Bizzarrie amerikane

Per il detective di polizia Travis Rapp, che pure di cadaveri ne ha visti tanti, lo stupore è stato enorme: spostando lo sguardo oltre la vetrata del ristorante in cui stava pranzando, è stato fulminato dalla visione di due uomini che spingevano una sedia d'ufficio, e su quella sedia c'era un morto. Nel cuore di Manhattan! "Sulle prime ho pensato che fosse uno scherzo" ha detto Rapp. "Ho voluto illudermi che non si trattasse di un essere umano bensì di un manichino. Ma era troppo rigido, troppo pallido..."

Una rapida ispezione ha confermato il terribile sospetto: sulla sedia con rotelle c'era in effetti un uomo deceduto. I due tizi che lo spingevano erano amici suoi intenzionati ad incassare i 355 dollari del suo assegno di sostentamento.

David J. Dalaia e James O'Hare, entrambi 65enni, sono due piccoli criminali eroinomani noti alla polizia fin dagli Anni Sessanta. Il morto era Virgilio Cintron, un 66enne cha divideva l'appartamento con O'Hare. Apparentemente Cintron è spirato per cause naturali. Anche lui era un piccolo delinquente; negli ultimi tempi era stato ricoverato in ospedale perché affetto dal morbo di Parkinson.

A un'ora di grande traffico, O'Hare si è presentato insieme a Dalaia a uno sportello bancario nella zona di Manhattan nota come "Hell's Kitchen" dicendo di voler scambiare uno sheck. Lo sheck era però intestato a Cintron, e l'impiegato si è rifiutato di accettarlo da persone intermedie.
"D'accordo" ha detto O'Hare, "prendiamo il nostro amico e torniamo."

Evidentemente Virgilio Cintron è morto svestito, poiché il suo cadavere, già rigido, era malamente abbigliato. I calzoni erano sbottonati e non gli arrivavano alla cintola (provate a infilare un paio di pantaloni a un morto!), perciò i due compari gli avevano coperto le gambe con un cappotto prima di trasportarlo fuori di casa.
I numerosi passanti di Manhattan hanno seguito la scena sgomenti: una persona con la testa rivolta all'indietro, gli occhi chiusi, la bocca semispalancata e alquanto ceruleo in volto, su una sedia d'ufficio color rosso spinta da due tizi assolutamente noncuranti delle occhiate e dei commenti... Solo l'intervento di Travis Rapp ha impedito loro di entrare nella banca con il defunto. Peccato, perché sarebbe interessante apprendere come avrebbe reagito l'impiegato.

giovedì, gennaio 11, 2007

Quando l’ 'Uomo Nero' in realtà è bianco

Subito dopo l’omicidio di Erba fu indicato il marito extracomunitario come colpevole, ora si scopre che a compiere il terribile delitto è stata una coppia di italiani, entrambi di Erba... Strano che non si leggano più sentenze come le leggevamo all’inizio, tra l'altro sul forum del quotidiano Corriere di Como, dove veniva indicato - anche da parte dei giornalisti - il fantomatico "Uomo Nero".

I due arrestati sono lavoratori, non extracomunitari e, meditate gente meditate, pure "cristiani"...


uomo nero che cammina