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mercoledì, maggio 23, 2018

Invito a conoscere meglio la cucina tedesca

La cucina tedesca è strepitosa! E poi è ricca di sfumature. Si va dalla Bürgerküche ("bieder" e meno "bieder") alle più varie specialità mitteleuropee dove sono stati inglobati anche elementi yiddish


Quando io arrivai in Germania e facevo il lavapiatti (ma con il sogno di sfondare come scrittore), andavo in giro da solo, dopo essermi scrollato di dosso gli ignorantissimi connazionali e, armato unicamente dell'inglese e del mio Hochdeutsch imparato da autodidatta, scoprii il mondo culinario locale. 


Frequentavo di tutto: dalla bettola bavarese al... Vier Jahreszeiten! (E successivamente, grazie a questa passione per la gastronomia, lavorai per anni come cuoco! Proprio io, che all'inizio non sapevo neppure come si lava l'insalata... Vedi il mio romanzo I Canachi.) 



Ovviamente se si vuole conoscere un paese, l'aspetto culinario offre l'approccio migliore. Ma io vi consiglio il pacchetto completo: letteratura, politica, sociologia, costume, cucina! Dopodiché, si apprezzeranno maggiormente anche i singoli piatti; e la differenza tra uno stinco del meridione tedesco e certi Klößchen prussiani - sorta di polpettine (o anche solo un Matjesfilet - filetto d'aringa) - assumerà valenza... storica!



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Visita su FB il gruppo Le ricette di Peter Parisius!

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sabato, maggio 12, 2018

Il romanzo sull'emigrazione italiana. "Fuga di cervelli"? Beh, non proprio...

Siamo in Germania, poco dopo la Caduta del Muro. Marco è un giovane intellettuale che si vede impegolato nel variegato cosmo delle pizzerie e degli autoproclamati "chefs"...

Da leggere e passare ad altri sottobanco! 



Neo-romanticismo da Terzo Millennio: il racconto di ciò che significa, in realtà, "emigrare", essere "emigranti".

I Canachi. Storia d'amore e satira sociale a un tempo. Poesia della disperazione. Il cantico (macchiato di sugo) degli italiani all'estero.

                              Su Amazon. (Anche in formato eBook per Kindle)


Estratto:

(...) Tornando al Dolomiti il giorno seguente, vi trovò Roland che correva avanti e indietro con il vassoio stracarico e la camicia mezzo fuori dalle brache. Il gestore della minigelateria aveva un'aria aduggiata; stentava a star dietro a tutte le richieste.
Nell’infilarsi precipitosamente dentro il tabernacolo in cui torreggiava l’impastatrice del gelato, avvisò Marco: «Devi pazientare un po’. Oggi la gente è arrivata tutta in una volta.... Si saranno passati la voce. Un casino!».
«Ho tempo», lo tranquillizzò lui. Si avvicinò a Nicole, cogliendola china su un quaderno, e le chiese: «Fai i compiti?».
«N... no-o.»
«Perché non mi mostri quello che stavi scrivendo?».
«Non voglio.»
Si sporse al di sopra delle braccia incrociate di lei e riuscì a scorgere un disegnino: un cuore in mezzo a un ricamo di lettere nitide e tonde.
La puella si fece rossa rossa. Scancellò un nome, sbertucciò il foglio.
«Ma è normalissimo. Perché ne fai un segreto? Un tuo compagno di scuola?».
«Mmmm.»
«Va bene, non insisto. Posso sedermi? Qui, vicino a te? Se disturbo», aggiunse, «aspetterò che si liberi un altro posto.»
Nicole gli sorrise da sotto in su e gli indicò la sedia che aveva tenuto occupata apposta per lui.
Poco discosto, Geppo cercava simultaneamente di leggere un quotidiano e di fare la guerra a un babà. «Senti questa!», esclamò. «“Pappagallo fuggito da gabbia aggredisce e uccide a colpi di becco scimmia del vicino.“»
«È il Bild Zeitung, quello?».
Geppo sollevò il faccione. Sbuffi di panna montata gli ornavano la barba. «Sì. Perché?».
«Oh, chiedevo così...».


XII

je travaille     Eg vanna     mä karta hü     lavoro
tu travailles     dù vannst     tu karta hä     lavori
il travaille     hann vannt     wah karta hä     lavora
nous travaillons     vid vannum     ham karte hä     lavoriamo
vous travaillez     did vannid     tum karte ho     lavorate
ils travaillent     deir vannun     we karte hä     lavorano

Si mise a piovere, nonostante il caldo torrido. Ed eccoci proiettati nel mese di Ottembre.
Per una volta tanto, Geppo & Giovanni concordavano: «Meglio, molto meglio che piova. Così i traumfurtiani non migrano verso i laghi. Saranno costretti a rimanere in paese. E se rimangono dovranno pur mangiare: corpo satollo anima consolata».
«La contentezza viene dalle budella.»
«...E se mangiano dove vanno, se non al Capri?».
Era la grande data: 'Neueröffnung - Riapertura ufficiale'. Marco preparava le pietanze con cui avrebbe sfamato il mondo. Già gli antipasti sembravano da soli cose di un altro mondo; a Traumfurt, almeno, non si era mai visto nulla del genere.
Geppo aveva il compito di consigliare ai clienti mousse di fegato d’oca su cuori di carciofino, crauti in aceto di sherry e cocktail di gamberetti guarnito con strisce di tartufo.
Dopo aver conferito con Giovanni (che avrebbe voluto puntare su piatti “di battaglia“, più conosciuti e di meno difficile esecuzione), il nuovo cuoco del Capri diminuì la varietà della tradizionale pastasciutta per acclimatare il novum delle seguenti portate:
    -cosciotti di lepre alla Borgognona con contorno di purè di castagne o (a scelta) di peperoncini ripieni piccanti;
    -frittata con fegatini di pollo al madeira;
  -filetto Michelangelo, farcito di funghi porcini o acciughe, e gratinato all’emmenthal.
Quali “interludi“, insalata di riso e formaggio azzurro. Ilpesce fresco purtroppo non abbonda: consigliasi una minirazione di sogliole diliscate in veste rossa. Dessert: tortine di miglio con un pizzico di sale di mare e ‘pudding à la fuck you’ (budino alla boia d’un cane).
Ogni cosa è pronta. Si spalanchino le porte, ordunque!
Arrivarono dapprima isolati, a coppie, a gruppi di quattro o cinque; poi a dozzine, infine a centinaia. Marco e Giovanni dovettero fare le capriole, avvicendandosi ai fornelli e al forno. Corsero e saltarono come atleti alle Olimpiadi; intanto, alle loro orecchie provenivano le grida di Geppo, Babsy e Doris, disgraziato trio in una sala brulicante di bocche voraci. La battaglia durò fino mezzanotte, allorché i due soci, stremati quanto il resto della truppa, sedettero al tavolo del personale per conteggiare, ma per qualche ragione venivano distratti, si distraevano; si ingarbugliavano con i numeri e tuttavia sogghignavano, visibilmente appagati. Geppo giocò con il pennino brandendolo all'incontrario e le sue guance furono presto solcate da linee che si intersecavano come in un cruciverba.
L’introito era stato di gran lunga superiore alle attese. I complimenti si erano sciupati e nemmeno le mance ai cuochi mancavano, sebbene Marco fosse avverso a tale forma di gratificazione. 
«Un solo reclamo», informò Geppo.
Giovanni saltò su tutte le furie: «Come? Chi?».
«Una cosuccia. Un nonnulla. Scordiamocelo.»
«Eh no, caro. Ora devi dircelo.»
Geppo maltrattò, imbarazzato, il cravattone  a farfalla che sventagliava in cima alla sua livrea da maggiordomo. «Il Dottor coso... Androlli... ha voluto degnarci della sua presenza. Quella zuppa di pesce che avete mandato fuori era per lui.»
«Non gli è piaciuta?», chiese Marco.
«Beh, conosci Androlli...».
«Racconta», lo esortò Giovanni.
Geppo si grattò la pelata. «Non bisogna prenderlo sul serio, Dio puzz... Ha detto che gli è sembrata una “zuppetta di casa“.»
«Come ha detto?».
«Proprio così, Dio puzz...: una “zuppetta di casa“.»
«Il bouillabaisse? Una zuppetta? Sono desolato», disse Marco.
Faceva di tutto per esternare il suo rincrescimento, ma in realtà non dava peso alla faccenda.
Giovanni invece non riusciva a quietarsi. «Abbiamo presentato una lista delle vivande lunga come l’avemmaria e questo... signore... richiede qualcosa di totalmente diverso. Non sa che il pesce ci arriva congelato, qui? Dovevamo andarglielo a pescare?».
«Eh», articolò Geppo, «sarà invidia, la sua. Avrà visto la folla che c’era da noi e si sarà incazzato.»
«Bello stronzo», commentò Giovanni.
«Proprio così», tagliò corto Geppo, tornando a rivolgere la sua attenzione ai bigliettoni che si ammucchiavano sulla tovaglia piena di sbrodolature. Al di là del bar, seminascoste da torri di cristallo (i bicchieri da lavare), Doris e Babsy bisticciavano.
«Desolato», ripeté Marco.


  Peter Patti - I Canachi. (Independent Publishing) 
                                   Copertina flessibile, 248 pagg., 10,20 €

Articolo acquistabile con il Bonus Cultura e con il Bonus Carta del Docente.



domenica, novembre 25, 2012

La Cassata Siciliana, meraviglia delle meraviglie

Un "grazie di cuore" a mia sorella Anna per questo "Eureka!" dell'arte pasticciera universale


Signori cari! Non voglio necessariamente istigarvi a commettere peccati di gola, ma questa meraviglia, speditami da mia sorella tramite Cargo Alitalia, è riuscita ad allietare l'inizio del tristo et buio inverno settentrionale grazie alla dolcezza e alla ricchezza di sapori, e voglio dunque che anche voi, mettendo da parte almeno per una volta problemi & depressioni assortite, vi ricordiate il perché siamo su questo globo terracqueo e come mai val la pena restarci per molti anni ancora!
La crema, la "crosta", e ovviamente i fantastici frutti marturana... la CASSATA SICILIANA è un prodotto (un elzeviro, oserei dire) che senz'altro si merita di conquistare un mercato assai più vasto. Bianca come e più della neve, e punteggiata del verde, del giallo dell'arancione degli speciali canditi siculi... a Palermo è una specialità (senza pari nel mondo) di: http://www.salvoalbicocco.it/



Signori miei, lasciatemelo ribadire: questo è il non plus ultra della gastronomia - dolciaria e no. Trattasi della CASSATA SICILIANA, un capolavoro di sapienza e fantasia levantina con tracce di acribìa mitteleuropea. Per me, suo neoscopritore, è senza dubbio il maximum del piacere, il Sommo peccato di gola. Un peccato gradevolissimo, che persino Nostro Signore - ne son certo - sarebbe disposto a perdonare, giacché troppo breve è la nostra permanenza sulla Terra, e spesso amara, e quindi a tratti occorre addolcirla.



Signori miei signori cari, non lasciatevi sfuggire l'occasione. La pasticceria palermitana 'Albicocco' spedisce da molti decenni la sua produzione in Italia, in Europa e nell'altro emisfero. Basta una telefonata o un fax per informarsi: 091 597450 - E il sito dell'azienda madre, dell'azienda di famiglia, è: http://www.pasticceriavincenzoalbicocco.it/.

domenica, settembre 02, 2012

Il più bel borgo d'Italia: Borghetto di Valeggio sul Mincio

Das schönste Dorf Italiens - The nicest village in Italy


Ci sono stato ieri per la prima volta, e... ragazzi, tenetevi forte! Ho scoperto davvero quello che è il posto più bello d'Italia. Chi vive qui, vive in paradiso...


A cavallo del Mincio: Borghetto
 
 

Sullo sfondo fanno buona guardia le torri di Valeggio. Ci troviamo a una decina di chilometri a sud del Lago di Garda. Questa zona vanta, tra le altre cose, degli eccellenti tortellini. Bisognerebbe venire qui già solo per questo... Mantova dista 20 km., Verona 30










La Diga Viscontea, detta "Il Ponte Rotto"


Altra suggestiva veduta di Borghetto, frazione di Valeggio sul Mincio (provincia di Verona)

www.borghetto.it

domenica, luglio 06, 2008

... e buon appetito 'a tout le monde'!

"Lo preferisce fresco o avariato?"

Due anni fa o poco più soffrivate di insoliti mal di pancia? Ebbene, forse è perché avete ingerito escrementi di topi, pezzettini di metallo, muffe, inchiostro, plastica tritata e altre Delikatessen mischiate in una massa verminosa dall'aspetto e la forma di formaggio!


L'Europa intera è sconvolta da uno scandalo ("Ennesimo caso di sofisticazione alimentare dall'Italia" intitola un quotidiano austriaco) che ha purtroppo la sua sorgente nel Belpaese (non ci riferiamo adesso al celebre formaggio; anche se...). Circa 11.000 tonnellate di formaggio avariato sono state "riciclate" in un'azienda di Cremona, mischiate con prodotti freschi (mozzarella, gorgonzola, formaggio grattuggiato e soprattutto formaggio fuso, quello che si splama sul pane) e rimesse in commercio. Arrestati un imprenditore siciliano - il 46enne Domenico Russo, nativo di Partinico - e due suoi soci.


Dopo il caso della mozzarella con diossina e dei milioni di litri di vino sofisticato con sostanze cancerogene, un altro brutto colpo per l'immagine dell'Italia. Apparentemente, le ditte (anche tedesche, inglesi, olandesi, spagnole, svizzere) che compravano quest'immondizia, erano a conoscenza della "qualità" del materiale: erano esse stesse a mischiarlo al prodotto finito... Anzi: erano loro stesse a spedire la merce scaduta a Casalbuttana (Cremona), allo stabilimento Tradel, che a sua volta la rigirava al caseificio Megal che procedeva con il "reimpasto" prima di rimandarla ai mittenti.


Galbani, Granarolo, Centrale del Latte di Firenze, Frescolat, Mauri, Cademartori, Brescialat, Nedeghini, Igor, Euroformaggi e Prealpi tra le marche italiane incriminate.


L'indagine è partita a novembre 2006, quando gli uomini delle Fiamme Gialle fermarono un Tir dal cui carico proveniva un odore nauseabondo. Di li a poco i controlli nei 4 stabilimenti diretti da Domenico Russo (uno dei quali a Woringen nel Sud Germania) e le intercettazioni telefoniche (in cui il Russo chiamava il formaggio "merda") che hanno permesso di ricostruire l'intera organizzazione di "banditi della tavola". Coinvolti anche tre funzionari della ASL di Cremona.


Le autorità tedesche sono furibonde, rimproverando al nostro governo di non averle mai informate, e hanno già annunciato di voler querelare l'Italia presso la sede competente dell'UE. L'opinione pubblica del continente europeo ha appreso dello scandalo soltanto adesso, tramite i media.


La Galbani è stata tra le prime marche note a smentire di essere mai stata coinvolta in questa operazione di banditismo alimentare. Il quotidiano La Repubblica sostiene invece che è proprio il loro nome che risalta con più frequenza in questo pasticciaccio verminoso. A chi dobbiamo credere? Si sa: Galbani... vuol dire fiducia!

domenica, gennaio 14, 2007

McDonald's: mutamento in vista?

Apparentemente stanno convertendosi al biologico, equo e solidale. In Gran Bretagna, in 1.200 fast food, la multinazionale del Fritto & Unto servirà caffè etico certificato Rainforest Alliance, e il resto dei ristoranti d'Europa dovrebbe adeguarsi alle nuove linee guida in tempi brevi. Un'operazione da 50 milioni di sterline, una parte dei quali dovrebbe arrivare nelle tasche di coltivatori poveri.
Questa iniziativa segue altri due importanti cambiamenti: il pesce del filet-o-fish, ora certificato Marine Stewardship Council, proviene da fornitori che praticano pesca sostenibile, mentre le uova arrivano solo da galline allevate all'aperto.
Si parla anche di una conversione al latte biologico e di nuovi standard per la fornitura della carne.

Vendono però ancora la Coca-cola...