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domenica, novembre 25, 2012

La Cassata Siciliana, meraviglia delle meraviglie

Un "grazie di cuore" a mia sorella Anna per questo "Eureka!" dell'arte pasticciera universale


Signori cari! Non voglio necessariamente istigarvi a commettere peccati di gola, ma questa meraviglia, speditami da mia sorella tramite Cargo Alitalia, è riuscita ad allietare l'inizio del tristo et buio inverno settentrionale grazie alla dolcezza e alla ricchezza di sapori, e voglio dunque che anche voi, mettendo da parte almeno per una volta problemi & depressioni assortite, vi ricordiate il perché siamo su questo globo terracqueo e come mai val la pena restarci per molti anni ancora!
La crema, la "crosta", e ovviamente i fantastici frutti marturana... la CASSATA SICILIANA è un prodotto (un elzeviro, oserei dire) che senz'altro si merita di conquistare un mercato assai più vasto. Bianca come e più della neve, e punteggiata del verde, del giallo dell'arancione degli speciali canditi siculi... a Palermo è una specialità (senza pari nel mondo) di: http://www.salvoalbicocco.it/



Signori miei, lasciatemelo ribadire: questo è il non plus ultra della gastronomia - dolciaria e no. Trattasi della CASSATA SICILIANA, un capolavoro di sapienza e fantasia levantina con tracce di acribìa mitteleuropea. Per me, suo neoscopritore, è senza dubbio il maximum del piacere, il Sommo peccato di gola. Un peccato gradevolissimo, che persino Nostro Signore - ne son certo - sarebbe disposto a perdonare, giacché troppo breve è la nostra permanenza sulla Terra, e spesso amara, e quindi a tratti occorre addolcirla.



Signori miei signori cari, non lasciatevi sfuggire l'occasione. La pasticceria palermitana 'Albicocco' spedisce da molti decenni la sua produzione in Italia, in Europa e nell'altro emisfero. Basta una telefonata o un fax per informarsi: 091 597450 - E il sito dell'azienda madre, dell'azienda di famiglia, è: http://www.pasticceriavincenzoalbicocco.it/.

domenica, gennaio 22, 2012

Addio al grande Consolo



Viveva a Milano dal 1969, ma è sempre rimasto un siciliano doc, uno di quei siciliani profondamente dediti alla cultura e all'impegno civile e che non possono perciò non odiare la mafia. Nei suoi libri, raccontava la Sicilia che non si rassegna, ma, direi, soprattutto la Sicilia già rassegnata (leggasi ad esempio le splendide ma anche dure pagine su Palermo in 'Le pietre di Pantalica') e, fin dalla pubblicazione de 'Il sorriso dell’ignoto marinaio' (suo secondo romanzo: quello che lo consacrò nel Parnaso dei nostri maggiori scrittori), è stato amato e riverito anche dalla critica - almeno da quella non compromessa con l'imprenditoria qualunquista e fascista, anzi 'sfascista'. Eh già, perché Vincenzo Consolo, nato a Sant'Agata di Militello (Messina) nel 1933, era uno di quegli intellettuali "scomodi" che scelgono di stare dalla parte delle classi non privilegiate; non a caso, aveva iniziato la carriera lavorando nel quotidiano palermitano 'L'Ora', foglio che fu portavoce appunto di quelle classi e che più tardi, nel capoluogo cementificato a morte, sarebbe stato costretto a dichiarare fallimento.


"Palermo è una Beirut distrutta da una guerra che dura ormai da quarant'anni, la guerra del potere mafioso contro i poveri, i diseredati della città. La guerra contro la civiltà, la cultura, la decenza." ('Le pietre di Pantalica')

Consolo osservava i poveri, gli umili; indagava, li studiava... così come studiava la lingua italiana, di cui salvò le forme e i vocaboli più eleganti. Si dice - e ne ha accennato lui stesso - che prediligesse lavorare più sulla prosa che sull'invenzione narrativa; ma il suo italiano, magistralmente incastonato di sicilianismi e aulismi, evoca immagini di forza tale ('Retablo', 'La ferita dell'aprile', 'Di qua dal faro'...) da risultare esse stesse narrazione, tasselli di un mosaico che forse non sono proprio romanzo 'tout court', ma non corrispondono neppure all'antiromanzo. E' sempre il cronista, il giornalista, a trasparire dalle sue pagine. Del resto, Consolo amava attingere dalla realtà e, nei suoi libri, anche quelle che possono sembrare invenzioni fantastiche sono in verità fatti di cronaca, piccoli avvenimenti quotidiani, grandi momenti storici celati in polverosi diari che la sua intelligenza investigativa riusciva a scovare. Al contrario di Verga e dei veristi, lui credeva nella Storia e nel suo potere educativo; la Storia come paradigma morale e bussola per l'uomo moderno, non come arido assemblamento di vicende stantìe. In un'intervista rilasciata alla RAI, asserì: "Soltanto la letteratura può trattare, oltre che dell'aspetto storico, anche dei sentimenti dell'uomo, delle passioni..."
La letteratura: sua grande passione fin da bambino. Amava Pirandello e Sciascia, era un esperto di Verga, Tomasi di Lampedusa e Vittorini, ma conosceva anche i non-siciliani: Alberto Moravia (incontrato personalmente a Lipari) e, 'in primis', Italo Calvino. Mentre gli intellettuali del Gruppo ’63 proclamano la necessità di rompere i nessi semantici e quelli sintattici, Consolo accoglie il suggerimento etico e razionalistico di Calvino di “dare ordine al caos”; opta sì per una sperimentazione, ma per una sperimentazione che, appoggiandosi alle radici della lingua, riesca a impregnare di 'lirismo' anche le circostanze e gli eventi più squallidi.
A Milano si trovava per lavoro: faceva il giornalista alla RAI e poi - o durante - il consulente editoriale della casa editrice Einaudi; ma lui la metropoli lombarda l'aveva conosciuta in precedenza, avendo frequentato la facoltà di Giurisprudenza dell'Università Cattolica. Si può affermare che fosse uno dei tanti siciliani emigrati; con loro, condivideva il "destino d'ogni ulisside di oggi": quello di "tornare sovente nell'isola del distacco e della memoria e di fuggirne ogni volta, di restarne prigioniero..." Cercava in Sicilia, anno dopo anno, decennio dopo decennio, il segno di un cambiamento, di un miglioramento... ma invano. La regione natìa, per quanto bella, sembrava - e sembra - vittima dell'incantesimo di una malvagia Circe...

Due episodi emblematici dalla sua vita: nel 1993, fresco di Premio Strega (lo ha vinto con 'Nottetempo, casa per casa'), dichiarò di voler fare le valigie e abbandonare Milano se mai il leghista Marco Formentini ne fosse diventato sindaco. Altre polemiche suscitò il suo rifiuto, nel 2002, di recarsi al Salone del Libro di Parigi, dove l'Italia era Paese ospite, poiché non voleva "rappresentare un governo [quello Berlusconi] che non ha nulla a che spartire con la cultura". Insieme a lui, si rifiutarono Umberto Eco, Antonio Tabucchi e Andrea Camilleri.

Stanco di fare la spola tra Nord e Sud, Vincenzo Consolo aveva dichiarato recentemente che gli sarebbe piaciuto tornare per sempre sull'isola dov'era nato.
Desiderio rimasto incompiuto: lo scrittore si è spento ieri a Milano. Aveva 78 anni.

«Barone, ma a chi sorride quello là?», chiede il servitore Sasà al Barone Mandralisca, indicando la tavola riproducente il "Ritratto di ignoto" di Antonello da Messina.
«Ai pazzi allegri come voi e me, agli imbecilli!»

(Da 'Il sorriso dell'ignoto marinaio')

sabato, gennaio 20, 2007

Malasanità in Sicilia: ci risiamo

Muore dopo ricovero per fratture.

Secondo i parenti, la donna, una 79enne, è entrata in coma a causa dell'iniezione di un farmaco. Disposta l'autopsia.



48 medici indagati a Palermo

Rosaria Merendino, ricoverata per una frattura doppia all'anca, avvenuta nella Rianimazione del Policlinico di Palermo martedì scorso, è morta dopo una settimana. L'ipotesi di reato è di omicidio colposo. L'inchiesta riguarda tutti coloro che ebbero contatti con la donna nei reparti di Ortopedia, Chirurgia, Radiologia e Rianimazione.
Operata, la 79enne signora Merendino, madre di un carabiniere, sarebbe poi entrata in coma a seguito di un'iniezione di Eparina, un farmaco che serve a rendere più fluido il sangue. I familiari hanno subito presentato denuncia. Ora si indaga per omicidio colposo. Sequestrate le cartelle cliniche e disposta l'autopsia.



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Gli altri casi recenti
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30 Dicembre 2006: 3 giorni, 3 morti

Tre morti sospette in tre giorni negli ospedali di Palermo. E fioccano le denunce. Le vittime sono due neonati e un'anziana signora. Su tutti questi ennesimi episodi scandalosi indaga la magistratura.



Il decesso della pensionata è avvenuto l’altro pomeriggio. La donna, stando all’esposto presentato dai parenti, avrebbe atteso per ben 5 ore di essere visitata al pronto soccorso dell'ospedale "Ingrassia" del capoluogo siculo, nonostante fosse stata colpita da un infarto. Maria Anna Governale, 78 anni, era stata trasportata con una ambulanza intorno alle 13 al nosocomio con dolori diffusi in tutto il corpo. Ma i sanitari si difendono. "La signora non presentava i sintomi di un problema cardiaco, avevamo altre urgenze da 'codice rosso'". La paziente è stata quindi lasciata in sala d'aspetto su una barella fino alle 18, ora in cui la situazione si è aggravata. Maria Anna Governale ha perso i sensi e quando è stata soccorsa ormai era troppo tardi.



Sempre giovedì, forse a causa di un arresto cardiocircolatorio provocato da un rigurgito di latte mentre era nella culla, è morto invece un bebè. Il bambino era nato a metà dicembre e l’altra sera era stato portato al pronto soccorso dell'ospedale "Cervello" dai genitori, perché cianotico. Tutto inutile. Il piccino non ce l’ha fatta. I sanitari sostengono però che il neonato fosse già morto quando è arrivato in ospedale, mentre il padre, Francesco Siino, dice esattamente il contrario. Il signor Siino è circostanziato nelle sue accuse: "Sin dal giorno in cui è nato, mio figlio non è riuscito a mangiare. Da allora fino al 24 dicembre, periodo del ricovero, è stato male, ma i medici ci hanno dato versioni diverse sul suo stato di salute. Poi è stato dimesso. Quando lo abbiamo riportato ieri pomeriggio in ospedale, perché rigurgitava continuamente, era ancora vivo. I sanitari inizialmente hanno sospettato che avesse l'intestino mobile, poi che lo avesse dilatato e infine che avesse una grave peritonite e che forse avrebbe dovuto subire un intervento urgente. La vigilia di Natale stava malissimo, ma è stato dimesso comunque: ci chiediamo perché."



Il terzo caso, verificatosi (sempre al "Cervello") nel giorno di Santo Stefano, riguarda un bimbo nato morto dopo il parto cesareo. La donna incinta (29 anni, laureata) si era presentata la sera di Natale in ospedale per alcune perdite e dolori attorno al pancione. Il controllo, però, non avrebbe evidenziato problemi particolari, così è stata rimandata a casa. I medici le hanno detto di tornare all'indomani. Il giorno di Santo Stefano la donna si è ripresentata, ma la situazione era già precipitata. Il medico di turno ha subito fatto un parto cesareo, ma il bimbo era già spirato.



La malasanità in Sicilia, e a Palermo in particolare, produce risultati paradossali. Poco tempo fa una docente d'inglese, paraplegica e con un'infezione a causa di una gravissima piaga da decubito, per curarsi ha dovuto emigrare dalla Sicilia... a Sondrio (!). La donna, segretario dell'associazione "Azione Handicap", voleva e vuole richiamare l'attenzione sulla mancata attivazione dei 66 posti letto previsti e mai attivati a Villa delle Ginestre, centro destinato alla diagnosi, cura e riabilitazione dei medullolesi spinali. L'impossibilità di cure adeguate e le condizioni fisiche sempre più gravi l'hanno costretta al ricovero in una unità spinale del Nord.



Un mese fa, un uomo colpito da infarto fu costretto a vagare tra Trapani e Palermo per 7 ore. Una 53enne in provincia di Caltanissetta si risveglia dall'operazione con una garza dimenticata dentro il suo addome. E a Catania una giovane donna gravida è morta dopo il parto cesareo.



Il 27 novembre scorso il primario della divisione di “ematologia seconda” all’ospedale “Cervello”, Aurelio Maggio, ha lanciato un allarme in una lettera aperta: tre pazienti talassemici sono morti a causa della mancanza di terapia semintensiva e altri quattro hanno seriamente rischiato la vita sempre per la stessa ragione.
“Da alcuni anni i servizi sono abbandonati al loro destino, probabilmente perché il talassemico è molto costoso e poco remunerativo per le aziende ospedaliere” afferma Loris Giambrone, presidente regionale della Lega italiana per la lotta contro le empatie e i tumori dell’infanzia.
Chissà cosa pensavano di questo i tre disgraziati che hanno reso l'anima al Creatore...




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29 ottobre 2006: Malata di cancro...
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62 anni, malata di cancro e con la sfortuna di doversi fare ricoverare a Palermo. La protagonista di questo ennesimo esempio di malasanità si è ritrovata, nonostante le sue gravi condizioni, a dover aspettare per sei ore su una barella del Pronto Soccorso nel corridoio dell'Ospedale Buccheri La Ferla del capoluogo siculo.
Durante l'attesa, e tra le proteste dei congiunti, la donna è stata coperta con un telo di plastica "perché" ha riferito uno dei due figli "in ospedale non c'erano più coperte e cuscini, come ci è stato detto dai sanitari".
Certo: da informazioni da insider sappiamo che gli ospedali palermitani preferiscono affidare lenzuola, coperte e cuscini a ditte esterne "specializzate" nel lavaggio e la sterilizzazione degli stessi. Spesso queste ditte sono locate a Catania o in luoghi persino più distanti, e tardano nelle consegne...
La donna è stata visitata e ricoverata solo dopo le reiterate richieste degli esasperati parenti.