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mercoledì, maggio 23, 2018

Invito a conoscere meglio la cucina tedesca

La cucina tedesca è strepitosa! E poi è ricca di sfumature. Si va dalla Bürgerküche ("bieder" e meno "bieder") alle più varie specialità mitteleuropee dove sono stati inglobati anche elementi yiddish


Quando io arrivai in Germania e facevo il lavapiatti (ma con il sogno di sfondare come scrittore), andavo in giro da solo, dopo essermi scrollato di dosso gli ignorantissimi connazionali e, armato unicamente dell'inglese e del mio Hochdeutsch imparato da autodidatta, scoprii il mondo culinario locale. 


Frequentavo di tutto: dalla bettola bavarese al... Vier Jahreszeiten! (E successivamente, grazie a questa passione per la gastronomia, lavorai per anni come cuoco! Proprio io, che all'inizio non sapevo neppure come si lava l'insalata... Vedi il mio romanzo I Canachi.) 



Ovviamente se si vuole conoscere un paese, l'aspetto culinario offre l'approccio migliore. Ma io vi consiglio il pacchetto completo: letteratura, politica, sociologia, costume, cucina! Dopodiché, si apprezzeranno maggiormente anche i singoli piatti; e la differenza tra uno stinco del meridione tedesco e certi Klößchen prussiani - sorta di polpettine (o anche solo un Matjesfilet - filetto d'aringa) - assumerà valenza... storica!



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Visita su FB il gruppo Le ricette di Peter Parisius!

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sabato, febbraio 15, 2014

E' uscito 'Zerovirgolaniente'!

Ecco il libro che, stranamente - ma forse no -, reca lo stesso nome del mio blog: Zerovirgolaniente.

Contiene otto romanzi brevi, o novelle, che vanno dal dramma dei poveri immigrati ai problemi (di carattere più maccheronico, certo) dei nostri emigrati. 
In mezzo ci sono storie davvero "istruttive" (come recita il sottotitolo). Una su tutte: "La Trabanteide", ambientata al tempo della Riunificazione delle due Germanie.



Nonostante le sue numerose pagine, il libro è quasi gratis (meno di un euro!). In compenso è disponibile unicamente in forma di e-Book per Kindle.

sabato, settembre 15, 2012

Bologna di nuovo in lutto. Stavolta è toccato a Roberto Roversi

ll signore della guerra

Il signore della guerra è
padrone del mondo. Il signore
della guerra è padrone del mondo? È
padrone del mondo?
Appoggio l'orecchio sulla terra
mi brucia il suo respiro misterioso
alzo gli occhi e un cielo turbato
grida sulle mie spalle come
una spada che cala.
Fra sabbie mari di onde
fra sole luna tempesta nebbia
               di neve
I'avventura dell'uomo non ha tregua
inquieta luce
ape inesorabile impazzita.
Rintanato nella caverna
ma salvato dalla speranza
ritornerà sui grandi fiumi con vele
gonfiate dalla voce di un bimbo
              bambina che ride.


(Da: Se tutti i mari del mondo fossero inchiostro.
Edizioni Cooperativa Culturale Centoggi, 1996)


Oggi, 15 settembre 2012, scrive Lorenzo Jovanotti su Twitter:
se n'è andato il grande Roberto Roversi un innumerevole poeta . Scrisse anche "chiedi chi erano i beatles".


Già. Se ne stanno andando tutti i migliori. Anche se Roversi, grande uomo di lettere, era alquanto vetusto e certamente stanco di trascinarsi in questo presente che sempre meno sa guardare al futuro, un futuro di cui lui auspicava una "visione larga". Si è spento nella sua Bologna, dove era venuto al mondo il 28 gennaio 1923.

"Quello che serve è una visione larga del futuro, che riconosca passato, che ce lo faccia leggere, e che lo voglia cambiare."



Oltre a essere scrittore e poeta, fu libraio: dall'immediato dopoguerra, e fino al 2006, aveva gestito a Bologna la Libreria Palmaverde, in via de’ Poeti, autentico fulcro della poesia giovanile della città, un eremo frequentato da Gadda, Bertolucci, Volponi, Calvino, Ungaretti.
La libreria era specializzata in antiquariato: conteneva non solo volumi antichi (20.302 libri solo dell'Ottocento e del Novecento!), ma anche manifesti del periodo risorgimentale, 282 testate di riviste sia storico-culturali che di attualità degli anni 1960-1980, carte geografiche del XVIII e XIX secolo, migliaia di opuscoli della Poesia Visiva italiana del Novecento e diversi ritratti incisi e litografati.

"Nessuno è mai solo con un libro in mano": è il motto che questo straordinario intellettuale forgiò per definire lo spirito della maratona di lettura "Ad alta voce", di cui fu il principale ispiratore.
Firmò inoltre molti testi di canzoni (per Lucio Dalla ma non solo) e diresse il giornale di estrema sinistra Lotta Continua.

 "Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari, la gente arriva in mucchio e si stende sui prati." (Leggi: "Roberto Roversi, Nuvolari e la poesia")

Nel 1943 - a vent'anni - Roversi si arruolò tra i partigiani combattendo la Resistenza sulle colline piemontesi.  Grande amico di Tonino Guerra (anche lui scomparso quest'anno; così come sono purtroppo scomparsi quest'anno Lucio Dalla e lo scrittore e autore teatrale Stefano Tassinari), nel 1955 aveva fondato con Pier Paolo Pasolini e con Francesco Leonetti la rivista Officina. Nel 1961 diede alla luce una nuova rivista, Rendiconti. Di entrambe fu anche editore. Attorno alla metà degli Anni Sessanta compì una scelta destinata a segnare profondamente la sua attività letteraria: smise di pubblicare con i grandi editori, limitandosi esclusivamente a fogli fotocopiati distribuiti autonomamente e a collaborazioni con piccole riviste autogestite.
Agli Anni Settanta risale l'incontro artistico con il concittadino Lucio Dalla: Roversi collaborò come paroliere agli album Il giorno aveva cinque teste (1973), Anidride solforosa (1975) e Automobili (1976), molto apprezzati dalla critica, firmando i testi di canzoni come "Coyote", "Un'auto targata TO", "Tu parlavi una lingua meravigliosa", "Ulisse coperto di sale", "Anidride solforosa", "Nuvolari", "Due ragazzi" e "Il motore del 2000". Successivamente collaborò anche con gli Stadio (suo, ad esempio, il testo di "Chiedi chi erano i Beatles", ma anche le parole delle canzoni "Maledettamericatiamo" e "Doma il mare, il mare doma" dedicata a Maradona).
Nel 2006 la Libreria Palmaverde ha chiuso i battenti. Dopo oltre 50 anni di attività, Roberto Roversi e l'inseparabile moglie Elena hanno deciso di ritirarsi a vita privata. Tutti i libri sono stati acquistati da Coop Adriatica. Parte di essi sono stati venduti. Quelli invece di maggiore interesse sono stati donati a biblioteche.
Appena un anno dopo (nel 2007, dunque), i Roversi hanno subìto la tragica scomparsa, causata da un tumore, del figlio, Antonio, Sociologo e Professore Ordinario all'Università di Bologna.
Nel 2010 il poeta ha dato alle stampe - in cinquanta esemplari fuori commercio - la versione integrale del poema "L'Italia sepolta sotto la neve".
Recentemente, le edizioni Pendragon hanno ristampato tre dei suoi testi teatrali (Unterdenlinden, Il Crack e La macchina da guerra più formidabile) sotto la cura del professor Arnaldo Picchi, e hanno pubblicato il fino ad allora l'inedito La macchia d'inchiostro.
La famiglia di Roberto Roversi ha fatto sapere che per volontà del defunto non si terrà alcuna cerimonia funebre, neppure in forma privata, e non verrà allestita una camera ardente. 




Italia Italia Italia.
 Dice: il Che mi è caro e non è morto mai.
 Dice: in tanti lo fischiano io continuo a cantarlo.
 È il mio eroe di Alamo
 e la vita è battaglia all’ultimo sangue
 alle volte capita di dover fare
 di potere rischiare e di dover cadere.
 Hanno memorie rapide e leggere
 i mandarini di casa nostra.
[...]
Le miserie d’Italia maledizione d’Italia numero otto
 una volta gli aranci oggi una nuvola nera
 dove il mare ora l’onda si ferma nel rosso del fuoco tramonto
 dove la speranza intera e uomini pescatori di spade
 oggi pervade la landa un’idea di miseria dolore
 ho visto molte ombre nel corso di questa giornata
 ho potuto contare le orme
 ricordo in Italia minuetti sui piedi danzanti
 ariette napoletane in un cielo di Giove
 oggi crateri a Palermo vulcani a Milano
 con voli improvvisi di morte
 inesorabile fato questa antichissima Esperia
 nel fango non ha destino il futuro.
 Ammanettati con piccole catene d’oro
 simulacri di uomini tomba ridono liberi a Roma.
 Sono difesi da pietre porte di una città devastata.
 Solo il fucile d’oro è arbitro di queste contese
 se canta da usignolo
 sarà un nuovo mattino.

Da: Roberto Roversi,  Trenta miserie d’Italia
[Quarta parte de “L’ Italia sepolta sotto la neve”],
Sigismundus, Ascoli Piceno, 2011





Lettere d'amore a Diotima (sull'11 settembre 2001)

"20 settembre
Venti settembre partono/ i bombardieri di Bush per la giustizia infinita/
Dan Rather piange/ piange Dan Rather nello show in tivù/
Militari americani danno/ via libera alla partenza dei caccia/
per l'operazione giustizia/ giustizia finita infinita - Dan Rather/
piange/ È cominciata la giustizia infinita.

19 settembre
I Taliban: no a Bush/ Bush:prepariamoci a soffrire/ questa guerra non sarà breve/
Voglio Bin Laden vivo o morto

17 settembre
Cia: torna la licenza di uccidere/ Cheney: la guerra potrebbe durare anni/
L'incubo della guerra pesa sui mercati

16 settembre
Soldati d'America pronti a colpire

15 settembre
Bush prepara l'attacco/ Poteri di guerra al Presidente/ sapremo essere implacabili/
Blair: con quei nemici rischio atomico

14 settembre
Guideremo il mondo alla vittoria/ sugli aerei diciotto dirottatori

13 settembre
LA Nato dice siamo in guerra

12settembre
Attacco all'America/ L'Europa brucia 810mila miliardi
Adieu mon amour".


Roberto Roversi sull'infanzia:
"L'infanzia è come un'alba fresca e lucente, bagnata di guazza e toccata via via dal brivido del sole. Quanto straordinaria fantasia essa ci potrebbe offrire, e ci offre, per ripulire il nostro mondo; e noi, ripeto, la soffiamo via, con una frettolosa carezza, distratti e preoccupati".

E con ciò, torniamo a petardo al twitter di Jovanotti:
se n'è andato il grande Roberto Roversi un innumerevole poeta .
 

Del cantante, lo stesso Roversi aveva detto, in un'intervista all'agenzia stampa La Stefani:

"C'è un grande filosofo contemporaneo che ho già citato facendo ridere mezzo mondo. Ma l'ho citato con serietà in testi abbastanza seriosi: è Jovanotti che canta 'Penso positivo perché son vivo, perché son vivo': sembra Kant, Hegel, Leibniz, non oso dire Platone o Aristotele. Questa è la massima che i giovani dovrebbero portare con loro. Non con superficiale ottimismo, ma con generosa, drammatica volontà di superare le difficoltà".




lunedì, aprile 30, 2012

Incredibile. Ecco come il governo Monti si è comprato la fiducia del PdL

Le frequenze televisive, dalla cui asta potremmo recuperare ben 4 miliardi di euro, attualmente vengono invece regalate! Di Pietro, in una puntata di Ballarò del 2011, costrinse il sottosegretario all'economia Polillo ad ammettere che c'è una tresca tra il governo Monti e Silvio Berlusconi



Ma c'è anche il problema della RAI, un covo di magna-magna. Se prima gli avvoltoi ne circondavano il cadavere nottetempo, di nascosto, ora celebrano i loro schifosi banchetti alla luce del giorno.

Il professore in pensione Serafino Massoni illustra, nel video sottostante, alcune porcate di casa RAI. Con lui non posso che essere parzialmente d'accordo. Dico "parzialmente" e sotto il video spiego anche il perché.


Beh, almeno la Berlinguer (nomen est omen!) è una donna intelligente e alquanto critica nei confronti del sistema fascio-capitalista. Perché non denunciare, invece, le paghe di un Emilio Fede, di un Bruno Vespa e di tutti quegli altri viscidi personaggi (di derivazione democristiana, non dimentichiamolo!) che col sistema ci marciano alla grande, sbavando pubblicamente ai piedi di rovinafamiglie che già furono al governo (Silvio) o che tuttora lo sono?

.... ....
....Tra i pochi utili a noi telespettatori: Giovanni Floris, Bianca Berlinguer



Dice Serafino Massoni: "[Voi della RAI] Mantenetevi con la pubblicità, come fa Mediaset."

Eh no, basta con Berlusconia estesa ovunque! La "publicitate" su Mediaset dura quasi quanto più il normale programma. Quando trasmettono un film, lo spettatore, a causa della pubblicità, si scorda quasi di che cosa tratta la storia... No! La RAI dovrebbe far continuare a pagare il canone ai cittadini (abbassandolo però), strappare tutti i contratti d'oro ancora in mano a una masnada di parassiti senza alcun talento e offrire solo programmi culturali, senza réclame, senza neppure un minuto di pubblicità.
Mamma RAI (così mi illudo di poterla ancora chiamare) dovrebbe divenire anticommerciale e anticapitalista, puntando solo sulla qualità. Giacché...
Cultura e lucro stanno esattamente agli antipodi.



A propos: Smettete di fumare!
 A che pro fumare? 

Chi fuma sa di star commettendo un'azione sciocca (e peraltro costosa).

Smettere invece non costa nulla (a parte un iniziale sforzo per tenere sotto controllo i nervi) e può inoltre rappresentare la base di una nostra personalissima piramide della felicità.

Stop it! Smettete! Ed evitate di comprare cerotti, pillole, ecc.: è tutta roba dannosa. Applicate piuttosto, più semplicemente, la vostra volontà... e la vostra personalità.

L'Autore di questo agile libriccino vi spiega come c'è riuscito lui, e il come e perché della dissuefazione.


      NO SMOKE - Le sigarette sono nazi, eBook su Amazon Kindle


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sabato, aprile 14, 2012

Un ricordo di Maurice Baquet (video in francese)

Questa intervista è stato realizzata dal figlio Grégori


Maurice Baquet (1911-2005) fu un multitalento. Da cellista (si era diplomato a Lione) arrivò a vincere un primo premio al rinomato Conservatoire de Paris. Era inoltre un appassionato alpinista e sciatore, e questo suo amore per la montagna è espresso in diversi film in cui recitò.


Il suo debutto in teatro avvenne dopo essere stato notato dal poeta Jacques Prévert; Prévert "scoprì" Baquet per strada, mentre questi andava in bicicletta con il violoncello sottobraccio... Un'apparizione davvero curiosa! In breve, Maurice Baquet divenne un rappresentante di spicco del 'Gruppo d'Ottobre'.


La Rue Lepic di Montmarte è teatro di una "corsa lenta" di sci. Nella foto: lo sciatore Baquet ascolta le indicazioni del regista Christopher Miles

Come attore cinematografico e televisivo, Baquet fu attivissimo (circa 80 film, alcuni al fianco dell'arcinoto Louis de Funes). In Francia è stato una star. Lavorò con registi del rango di Jean Renoir, Joseph Losey, Robert Siodmak, Costa-Gavras e Billy Wilder.

Baquet mise in piedi anche one man shows come commediante e umorista; inoltre recitò in operette e si esibì persino nelle music halls e nei teatri londinesi.

Il celebre fotografo Robert Doisneau immortalò Baquet nelle situazioni più disparate. I due erano grandi amici


Biografia su Wikipedia France, contenente la vasta filmografia di Maurice Banquet

sabato, maggio 28, 2011

Domani un racconto di Camilleri su la «Domenica»


«Sintì lo sguillo del tilefono e satò fora dal letto per annare ad arrisponniri. Era Catarella.
"Addimanno compressioni e pirdonanza per l'orata matinevoli, ma un frutto ci fu".
"Avvirtisti a Fazio?".
"In loco è, ma tilefonò ora ora dicenno che se ci va macari vossia è meglio".
Montalbano santiò...».


Ecco l'incipit del racconto che Andrea Camilleri ha scritto appositamente per la Domenica del Sole 24 Ore, domani in edicola.
Non avete capito niente?
Neanch'io, e sono siciliano!
Evidentemente però agli italiani piace questo slang, o dialetto che dir si voglia (non si parla in tutta la Sicilia, ma principalmente nell'Agrigentino...), giacché il simpatico quanto vetusto scrittore (macari communista fu!) conduce ormai da anni la classifica dei best- e dei longsellers.

Sarvaturi Camilleri: nu scritturi sicilianu di l'ùrtimu sèculu... e du novu!
Tremendo. Impariamo l'italiano per prima cosa, va'.



 

venerdì, gennaio 02, 2009

Thomas Wolfe

ThomasClayton Wolfe nacque ad Asheville (Carolina del Nord) il 3 ottobre 1900, ultimo di otto figli di William Oliver Wolfe, scalpellino funerario e ubriacone idealista, e di Julia Elizabeth Westall, tirchia e litigiosa proprietaria di una pensione. A 15 anni si iscrisse alla University of North Carolina, dove curò il giornale e la rivista del college. Era un ragazzo parecchio sensibile, che soffriva per l'atmosfera piccolo-borghese che regnava in famiglia. In seguito alla frequentazione di un corso di scrittura teatrale, produsse il dramma in un atto The Return of Buck Gavin: The Tragedy of a Mountain Outlaw, che venne rappresentato dai Carolina Playmakers con lo stesso autore nei panni del protagonista.
Nel 1920 si iscrisse a Harvard, dove prese il Master (1922: lo stesso anno in cui il padre morì dopo una lunga lotta contro il cancro). Nel 1924 divenne professore di Letteratura Inglese al Washington Square College, Università di New York. Nei successivi sei anni fece la spola tra l'Europa e gli Stati Uniti d'America, cercando di realizzare la sua ambizione di scrittore. Soggiornò in Inghilterra, Francia,
Italia, Svizzera ma soprattutto in Germania, Paese da lui molto amato e purtroppo già in procinto di essere inondato dall'orda nazista.


Nel 1925 incontrò a New York Aline Bernstein (1882-1955), costumista e scenografa del Theatre Guild. La Bernstein era più anziana di lui di diciotto anni ed era sposata con un agente di borsa con il quale aveva due figli. Thomas e Aline iniziarono un legame turbolento, fatto di scintille, litigi e riappacificazioni. Nell'estate del 1926 lui tornò in Europa e scrisse la prima stesura di Look Homeward, Angel (Angelo, guarda il passato), romanzo con forti connotati autobiografici in cui rielaborò i ricordi di gioventù. Spunta qui il primo alter ego dello scrittore: Eugene Gant, di "Altamont>" in "Old Catawba" (rispettivamente Asheville e Carolina del Nord; la
storia di Eugene continuerà poi in Of Time and the River, in italiano Il fiume e il tempo).


Look Homeward, Angel è una denuncia del provincialismo e nel contempo una dichiarazione d'amore ai vecchi e semplici valori della vita che solo nei piccoli centri abitati possono essere preservati. Ma è in primis un romanzo sul divenire di un artista e sulla sua identità, oltre che sullo scorrere del tempo e sulla - mai veramente soddisfatta - ricerca del padre. L'infanzia di Eugene Gant è infelice. E' grazie al bieco materialismo della madre che la famiglia può tirare avanti e sarà solo grazie all'appoggio economico di lei che Eugene potrà studiare, ma tutto il suo affetto va al padre, un romantico sognatore.


Il successo del romanzo fu sensazionale. Tuttavia, gli abitanti di Asheville andarono su tutte le furie per come Wolfe aveva descritto la loro realtà e per sette anni lo scrittore non fece più ritorno nel luogo natìo.


Nel 1930 poté ritirarsi dall'insegnamento grazie ai proventi del libro e nel maggio dello stesso anno il Guggenheim Fellowship Award gli permise di ripartire per l'Europa, dove rimase per un anno intero. Stabilitosi infine a South Brooklyn, trascorse l'ultimo periodo della sua vita (morì di tubercolosi il 15 settembre 1938) producendo, uno dopo l'altro, A Portrait of Bascon Hawke(1932), Of Time and the River (1935), The Web of Earth e A Thing to Tell You (1932), quest'ultimo più tardi incorporato nel postumo You Can't Go Home Again.


Altre pubblicazioni post mortem furono la silloge di brani poetici The Face of a Nation e l'antologia di racconti The Hills Beyond.

You Can't Go Home Again (Non puoi tornare a casa) racconta di George "Monk" Webber (il secondo alter ego di Wolfe), insegnante e aspirante scrittore, e del suo rientro in patria dopo un prolungato soggiorno in Europa. Webber si rimette insieme a Esther Jack, l'amante di un tempo che invano lui ha cercato di dimenticare. (Esther Jack è una donna di Park Avenue, sposata e due volte madre; dietro a questo personaggio, già apparso in Of Time and the River, non è difficile riconoscere Aline Bernstein.)
Wolfe fa il ritratto di un giovanotto che cerca di "cantare l'America" tra la fine degli Anni Venti e l'inizio dei Trenta, dunque in uno dei periodi più bui della storia americana, notoriamente contrassegnato da una profonda crisi economica. Qui Asheville diventa “Lybia Hill”, ma la Carolina del Nord è ancora “Old Catawba” e il tema centrale in sostanza rimane lo stesso: la solitudine delle giovani generazioni.
"In America siamo nudi e solitari e abbandonati... e privi di una patria."  


Il rapporto di George Webber con Esther, brillante artista dalle idee socialiste, si abbina al suo amore per la vita variegata che caratterizza la metropoli sull'Hudson. Ma a Webber non manca il senso critico: rifiuta la vacuità dei ricchi e registra con sgomento la povertà che regna a Brooklyn, quartiere
dove lui alloggia e dove è in corso una selvaggia speculazione edilizia.
Similmente al suo creatore, la figura centrale del romanzo è di statura superiore alla media (Wolfe era alto due metri), con gli arti sproporzionatamente lunghi e alquanto impacciato nei movimenti. Nel suo animo arde una fiamma che riesce a trovare espressione solo sulla carta. La pubblicazione della sua opera prima, seguita dal suo primo viaggio a Londra e dal ritorno nella Big Apple, ne addolciscono un po' il carattere ma non riescono a placare l'inquietitudine
di fondo. Quel che maggiormente colpisce di George Webber è la sua purezza, la sua onestà, il suo volersi mettere a nudo. E' pieno di vitalità e forza interiore, ma queste doti non gli consentono di brillare nel mondo ed egli stesso è cosciente che le verità poetiche e filosofiche non sconfiggeranno mai il male che serpeggia per le
strade. Webber è troppo integro, troppo idealista per poter fare carriera nel mondo accademico; e del resto non è la carriera che gli interessa, quanto la possibilità di scrivere, scrivere, scrivere. Mentre la vita procede con i suoi drammi quotidiani, con le sue piccole storie apparentemente di nessun conto e con le sue inestricabili ingiustizie sociali, il giovane rimane a osservare ogni cosa dalla finestra del suo appartamento brooklyniano: un intellettuale fatalista ma pieno di
speranza, come tutti gli artisti che anni prima incontrò nel Greenwich Village e molti dei quali nel frattempo si sono persi per via.    



Thomas Wolfe fu molto popolare fino alla metà del XX secolo; poi,
a causa del suo stile altamente letterario e pregno di sentimentalità, passò di moda e il suo nome forse sarebbe stato dimenticato se non la critica letteraria non lo avesse mantenuto vivo e se alcuni futuri pilastri della Beat Generation (Jack Kerouac in The Town and the City, Ferlinghetti in Cat's Cradle) non si fossero lasciati ispirare da lui.
Negli Anni Cinquanta, molti adolescenti decisero di diventare scrittori proprio immergendosi nella prosa intensa e introspettiva di Wolfe.