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giovedì, marzo 23, 2023

Un flop ingiusto: il film 'Rock the Kasbah'

Perché un film fa fiasco? 

Spesso le ragioni non dipendono affatto dal film... Esempio: Rock the Kasbah (2015), con Bill Murray

Bill Murray è uno stupendo attore e Barry Levinson lo ricordiamo come regista di Rain Man - L'uomo della pioggia (Oscar per la migliore regia) oltre che Sleepers, con Brad Pitt.

Levinson ha diretto anche Rock the Kasbah, dedicato a Setara Hussainzada, la ragazza che ha avuto il coraggio di cantare e ballare nel programma Afghan Star (il nostro X-Factor; o, se volete, un po' tipo American Idol - che, nell'universo dei talibani, è comunque una roba inaccettabile).



 Link: Afghan Star è divenuta una piattaforma per il movimento di liberazione delle donne (articolo in ingl., India Times)

 Link: Conduttore dell'X Factor in Afghanstan è ora un eroe dei diritti umani (Il Giornale

I fatti reali ci dicono che, quando la 21enne Setara Hussainzada si è presentata sul palco davanti alle telecamere a cantare (il programma non lo prevedeva per le donne!), nell'intera nazione afghana si è levato un urlo di indignazione. Ad un certo punto, Setara ha cominciato a ballare. E, quando ha fatto scivolare pure il velo, mostrando un trucco come le attrici indiane di Bollywood, la frittata era completa. Scoppiò il finimondo! 


 Trailer


Il film con Bill Murray mostra molto di meno, è meno clamoroso, sebbene ben architettato e con l'implementazione di nuovi personaggi. Qui, la cantante afghana (incoraggiata dal suo manager) timidamente sale sul palco, sì, si toglie il velo, e poi canta... in inglese. La sentiamo esibirsi - nonostante sia visibilmente spaventata per le facce del pubblico - in una bella versione di "Wild World", di Cat Stevens. 

 Leem Lubany (attrice palestinese) interpreta Salima Khan

Nel film vediamo Murray, in forma eccellente pur se con la faccia rugosa, nei panni di Richie Lanz, da Los Angeles. Richie è un manager e scopritore di talenti la cui carriera non ha mai avuto momenti davvero brillanti. La sua agenzia è in via di fallimento e ormai ha un'unica cliente, la giovane cantante spiantata Ronnie. Durante una visita in un locale da ballo / da sballo dove lei si esibisce, un amico  avvicina Richie Lanz e gli consiglia di lanciare la bella e - secondo le nostre orecchie - anche brava Ronnie in Afghanistan, dove sono stanziati tanti soldati americani affamati di eventi che possano distrarli dal grigissimo (e periglioso) tran-tran di quella lontana e ostile terra. Detto, fatto: Richie e Ronnie partono. Quest'ultima purtroppo non si adatta a quella realtà così differente da tutto ciò cui lei è abituata e l'uomo rimane da solo nel suo misero albergo e, quel che più conta, senza neppure uno spicciolo in tasca; né passaporto. Lei, Ronnie, gli ha sottratto il portafoglio... 

 A sinistra: la bella Zooey Deschanel (Ronnie)

Girovagando senza meta per Kabul, Richie fa conoscenza con Merci, una giovane donna americana che è lì per prostituirsi. Poi viene agganciato da due tipi loschi (anche questi occidentali allo sbaraglio) che gli offrono un lavoro: trasportare armi fino a un villaggio pashtun. Ed è in quel posto sperduto nel deserto di pietre e sabbia che il vecchio e fallito manager scopre la voce straordinaria di Salima, una ragazza del posto. Fiancheggiato da Merci, decide di fare esordire Salima nel programma Afghan Star. Ma il padre della ragazza e l'intera tribù sono, per ovvi motivi (religiosi e culturali), tutt'altro che entusiasti dell'idea.


Nelle foto sopra: "Smoke on the water" suonato nella cerchia di guerrieri pashtun e (sotto) Kate Hudson in una scena a fianco di Bill Murray


Sia la story che la sua realizzazione - il prodotto finito - risultano essere tutt'altro che malvagi. Diremo di più: essendo in primis una commedia, Rock the Kasbah non pecca assolutamente di momenti divertenti; sempre restando che l'accento della narrazione cade sulla differenza di usi, costumi e mentalità tra noi - europei e americani - e gli afghani (i quali, come sappiamo, sono in guerra tra di loro e con il mondo intero). 

La recitazione è più che discreta: a parte il fantastico, stagionato Murray (che non sembra faticare per nulla nello scivolare nei panni di Richie, un manager di spettacoli rock uso a darsi un po' troppe arie), da segnalare la naturalezza di Kate Hudson (la bella prostituta bionda Merci), Zooey Deschanel (attrice-cantante losangelina dal fascino innegabile, qui nel ruolo della schifatissima Ronnie), Bruce Willis come legionario-avventuriero "Bombay" Brian, nonché il simpatico Beejan Land, australiano di origini persiane, nei panni di Daoud Sididi, tassista di Kabul con la passione della musica angloamericana.


 Beejan Land (nel ruolo di tassista-guida) e Bill Murray



Sembra assurdo ma Rock the Kasbah è stato uno dei peggiori flop del 2015! Accolto negativamente sia dal pubblico che dalla critica, ha incassato non più di 2,9 milioni di dollari in tutto il mondo - e ciò dopo aver bruciato un budget di 15 milioni.

Motivi del flop?

Sicuramente estranei al valore della pellicola in sé. 

Quando una cosa del genere accade, ci sono di mezzo il marketing e persino la politica. 

 Intolerance, 1916


In tutta la storia del cinema, non sono poche le pellicole valide che hanno fatto fiasco al botteghino. Elenchiamo di seguito alcuni casi celebri:

Intolerance, il film di David Wark Griffith che seguì Nascita di una nazione. A causa di continui ritardi nella produzione, Intolerance non venne rilasciato prima della fine del 1916, in un momento in cui il messaggio pacifista lanciato dal regista-produttore andava in direzione opposta e contraria allo spirito del momento (gli Stati Uniti erano prossimi a intervenire nella Prima Guerra Mondiale).

Altro significativo esempio di cause esterne che hanno causato il fallimento economico di una pellicola: United Passions, docudrama sulla FIFA del 2015 (stesso anno di Rock the Kasbah). United Passions venne stroncato dalla critica. Inoltre, per sua sfortuna venne proiettato negli U.S.A. nel periodo in cui i vertici della FIFA finirono sotto indagine per frode e corruzione! Ciò, unita alla risaputa indifferenza culturale e storica - in generale - per il calcio da parte degli americani, mantenne bassissimi gli incassi: soltanto 918 dollari nel primo weekend di programmazione nelle sale (!).

 Il conquistatore non fu solo un fiasco commerciale: il film, girato nei pressi di una zona dove si tenevano esperimenti atomici, costò la morte prematura ad alcuni degli attori. Dick Powell morì di cancro nel gennaio 1963, anni dopo il completamento della pellicola, Pedro Armendáriz si suicidò sempre nel 1963, in fase ormai terminale, dopo che nel 1960 gli venne diagnosticato un tumore renale; Susan Hayward, John Wayne e Agnes Moorehead (questi ultimi due ad ogni modo erano forti fumatori) perirono di cancro negli Anni '70. John Hoyt morì di tumore polmonare nel 1991... 


Alcuni film possono rivelarsi dei fiaschi commerciali se rilasciati in contemporanea a gravi catastrofi, come avvenuto per gli attacchi terroristici dell'11 settembre 2001 o per la pandemia di COVID-19. E, non raramente, il flop di una pellicola comporta pesanti indebitamenti, talvolta fino alla bancarotta, per major e non-major: è accaduto con la RKO (Il conquistatorefilm del 1956 diretto da Dick Powell e prodotto da Howard Hughes con John Wayne nel ruolo del condottiero mongolo Gengis Khan), la United Artists (I cancelli del cielo sotto la direzione di Michael Cimino, autore, appena due anni prima, del pluripremiato Il cacciatore), la Carolco Pictures (Corsari, alias Cutthroat Island, entrato nel Guinness dei primati come maggior flop cinematografico della storia; il regista, il finlandese Renny Harlin - all'anagrafe Lauri Mauritz Harjola - non terminò affatto la sua carriera: anzi...!) e diverse altre. In tempi recenti, il flop del film Milo su Marte (Mars Needs Moms), film d'animazione del 2011 diretto da Simon Wells (britannico; pronipote del grande scrittore inglese H. G. Wells), ha portato al fallimento della ImageMovers Digital. Milo su Marte è costato 150.000.000 e ha incassato complessivamente 39 milioni circa.

Per inciso, il primo e unico vero film di Simon Wells con attori veri, The Time Machine, trasposizione del racconto omonimo del bisnonno George Wells La macchina del tempo (il film The Time Machine usa il 'matte painting' e la computer grafica, oltre a esservi inseriti concetti New Age), ebbe un buon incasso: 123.729.176 dollari al botteghino, a fronte di un budget di realizzazione di 80 milioni di dollari; venne però accolto generalmente in maniera negativa dalla critica.

Ecco una clip di The Time Machine, per la regia di Simon Wells: tanto per ricordarci che di film da riscoprire ce n'è tanti 

Il fiasco di un film può essere dettato, tra gli altri fattori, anche dalla pessima promozione (accade a tanti indipendent movies). O dagli elevati costi di produzione malgrado i discreti guadagni al botteghino. Spesso, il budget viene "sfondato" durante la realizzazione, a causa anche della lievitazione i costi. Il già citato I cancelli del cielo del 1980, di Cimino, per via di ritardi nella realizzazione, vide salire il budget da 12 milioni di dollari a 44, per poi incassarne appena 3,5 milioni. Simile destino ebbe Sahara, film del 2005, tratto dall'omonimo romanzo di Clive Cussler (anche se lo stesso scrittore ha molto criticato la sceneggiatura del film, considerandola distante dal libro), il cui incasso nelle sale fu di 119 milioni di dollari a fronte di un budget di (!) 281,2 milioni

Heaven's Gate, cioè I cancelli del cielo; locandina originale


Nel rapporto tra spese di produzione e incasso, il film di più basso introito è stato Le avventure di Stanley (A Troll in Central Park), cartoon statunitense del 1994 costato 23.500.000 $ ma che ne ha incassati appena 71.368, pari allo 0,3% del budget. Con una perdita del 99,7%, Le avventure di Stanley detiene il triste primato di film flop con il più basso introito.

Hanno fatto e sempre faranno fiasco, anche in futuro, film non necessariamente brutti ma semplicemente o troppo complessi (come nel caso de I cancelli del cielo) o, al contrario, talmente deludenti dopo le prime proiezioni da determinare il passaparola del pubblico: un elemento decisivo per sanzionare il successo o meno nei cinema.


I cancelli del cielo: Isabelle Huppert 


Heaven's Gate è un western atipico, girato da Michael Cimino sull’onda del successo de Il cacciatore (The Deer Hunter). È un affresco potente e drammatico della storia nascosta degli americani, quella che loro non amano ricordare; un film assolutamente unico per fastosità, ambientazione e per la bellezza lirica delle immagini. Eppure, la United Artists (fondata nel 1919 come casa di distribuzione da quattro grandi attori e registi di Hollywood: Charles Chaplin, Douglas Fairbanks, Mary Pickford e David Wark Griffith, allo scopo di rompere lo strapotere delle major) andò in bancarotta. La United Artists passò poi nelle mani della Metro Goldwyn Mayer e, dal 2022, è parte di Amazon Studios.

Gigli (Amore estremo, in italiano), con Ben Affleck e Jennifer Lopez che allora - nel 2003 - erano una coppia anche nella vita, fallì semplicemente per essere un film pessimo; come tale, ha vinto tutti i Razzie Awards possibili (peggior film, peggior regista, peggiore sceneggiatura, peggiore attrice e via dicendo) ed è in quasi tutte le liste, se non tutte, di Worst Movies Ever (qui una delle tante).

 Flash Gordon, 1980: un fumettone fatto bene. Eppure...



Altro flop o simil-tale fu Flash Gordon del 1980, una produzione di Dino De Laurentis che vedeva nel cast uno dei titani tra i mimi del XX secolo: Max von Sidow. Flash Gordon divenne un flop perché gli americani lo considerarono troppo poco americano, nonostante si ispirasse alle gesta di un eroe dei fumetti americanissimo. Fu un colossal di ben 35 milioni di dollari con un soundtrack comprendente brani dei Queen (autori dell'omonimo album). Ricavò negli Stati Uniti soltanto 27 milioni di dollari. Invece, nel Regno Unito andò bene: 13.864.652 sterline di incasso. Troppo poco comunque per essere considerato un vero e proprio successo. Oggi è un "cult" della fantascienza e, nel frattempo, anche i critici più duri di testa hanno rivalutato sia l'interpretazione dell'attore principale, Sam Jones (a suo tempo deriso con l'assegnazione di un Razzie), sia il lavoro fatto dal regista, Mike Hughes.


Altro flop: Ishtar, con Dustin Hoffman e Warren Beatty. I critici lo considerarono (ingiustamente) "uno dei peggiori film di sempre". È stato rivalutato soltanto molto dopo... La storia non è troppo dissimile da quella di Rock the Kasbah: in Ishtar, due cantanti mediocri vengono ingaggiati per intrattenere le truppe stelle-e-strisce in un piccolo Paese nordafricano ("Ishtar", appunto). E lì si trovano nel bel mezzo della rivoluzione. Si dice che sorsero dissidi tra Elaine May, la regista, Warren Beatty (che era anche il produttore) e il direttore della fotografia Vittorio Storaro. Un cambio di dirigenza ai vertici della Columbia Pictures durante la post-produzione causò altri problemi professionali e personali che ritardarono l'uscita della pellicola... Costi: 55 milioni di dollari. Incassi: 14.



Arnold Schwarznegger ricopre il ruolo principale in Last Action Hero - L'ultimo grande eroe, che ironizza sui cliché dei film d'azione, presentando diverse parodie e riferimenti tipici al genere. Last Action Hero non fu capito, almeno in America. Eppure, è un grande prodotto d'intrattenimento, con Schwarzenegger che, oltre al protagonista John Slater, interpreta se stesso. Ci sono numerosi riferimenti a tanti altri film e ottimi camei. Le varie comparsate di divi del cinema e della musica includono (nei panni di se stessi) Sharon Stone, Robert Patrick, James Belushi, Jean-Claude Van Damme, Damon Wayans, Tina Turner, Little Richard. Budget altissimo per l'epoca: 85 milioni di dollari, ma negli U.S.A. il film ne ricavò solamente 50 al botteghino. Recuperò parzialmente, a livello globale, con gli incassi in home video.

Buon per Spielberg che rifiutò la direzione del film: lui stava preparandosi a girare il capolavoro Schindler's List... McTiernan, regista di Last Action Hero, che veniva da Caccia a ottobre rosso ma anche dal clamoroso fiasco di Mato Grosso, riuscirà a riprendersi solo con Die Hard, filmaccio d'azionaccia con Bruce Willis.



Il caso di Dune, il film diretto da David Lynch tratto dai romanzi di Herbert, è arcinoto. La pellicola dura tre ore, tre ore in cui si cerca di condensare l'intero universo - ingarbugliato, ammettiamolo - del pianeta Arrakis (chiamato anche "Dune") con tutti gli eventi che coinvolgono la Casata Harkonnen, il duca Leto Atreides e suo figlio Paul... Lynch è riuscito a costruire un film geniale e visionario, purtroppo per lui però differente dalle classiche produzioni hollywoodiane ossia dai gusti del pubblico. Con il risultato di mandare in crisi De Laurentis.

Link: Film brutti che brutti non erano   (su Il Post)

Ce ne sono tanti altri: Ragtime, Rambo 3, 1941 allarme a Hollywood (il fiasco di Steven Spielberg!), Beloved (importantissimo film di Jonathan Demme tratto dal romanzo di Toni Morrison circa le conseguenze a lungo termine della schiavitù degli afroamericani), Bounty (con un giovane Mel Gibson), Un sogno lungo un giorno (il flop di Francis Ford Coppola, film con musiche di Tom Hanks e più tardi rivalutato), Waterworld (contrassegnato da risse verbali tra regista - Kevin Reynolds - e produzione)...


Link a proposito di quest'ultimo: presentazione/recensione di Waterworld


                                                Tornando al "nostro" film...


Riguardo a Rock the Kasbah (titolo che fa riferimento a un brano della band punk britannica The Clash), non si capiscono neppure certe critiche impietose: la pellicola ha "tempo", ha ritmo; non è povera di action, rimane tutto il tempo umana ed emozionale / emozionante, conservando un occhio di riguardo per la cultura o le culture aliene dell'Afghanistan e dell'Islam in generale; e ci mostra de facto la realtà di Kabul, un mare di edifici fatiscenti e rovine dove si assiepano numerosi cittadini anche stranieri e dove tribù e gruppi religiosi si antagonizzano a forza di mitragliate e bombe.

Io l'ho riguardato su un programma di film in streaming e, beh, ne sono rimasto abbastanza deliziato. 

Quando scegliete un film, scegliete bene e, se vi è piaciuto, parlatene! Chissà che non diventi un cult a posteriori. (Basti pensare a Donnie Darko!)  

Il mercato dell'home video ha spesso mitigato la delusione dei produttori, permettendo alle major cinematografiche di rifarsi, almeno in parte, delle somme investite. Ci sono film, come i già citati Dune -  regia di Lynch - e Waterworld - con Kevin Kostner -, costati uno sproposito e poi rivelatisi un fallimento clamoroso e che però, nel corso degli anni successivi all'uscita, hanno recuperato parecchio proprio grazie alle vendite di VHS e DVD. E grazie alla loro riproposizione sulla TV (in streaming o tradizionale).


domenica, maggio 11, 2014

Roberto Leoni - 'L'isola di Caino'



                                                                    "Il reality prossimo venturo"

                            

MDL Creations
 



Questa è la stoffa di cui sono fatti i romanzi-capolavoro. Ben costruito, L'isola di Caino è, insieme, giallo d'azione e intelligente essay su un mondo che ormai ci offre storie di cronaca che prevaricano di gran lunga qualsiasi fantasia. Roberto Leoni compie la trivellazione della realtà attuale con una ben azzeccata scelta di temi-clou: da una parte c'è un efferato serial-killer, dall'altra il mondo televisivo in forte crisi e con impellente necessità di riconquistare "audience". L'identità del serial-killer si conosce fin dalle prime pagine... o no? Al lettore viene proposto un enigma travestito da certezza, e il romanzo si snoda perennemente immerso in un'atmosfera noir - talmente noir da sembrare grottesca se non fosse per i riscontri purtroppo evidenti con la "vita vera". 

Il nostro è un mondo dove domina sovrana la legge dei soldi, e Carlo Cremonelli, responsabile dell'importante emittente televisiva WorldSat, sa bene che il sogno della facile ricchezza, insieme a Sesso & Violenza, costituisce un magnete di comprovata efficienza. Decide così di dare la stura a „L'isola di Caino“, uno show senza esclusione di colpi in cui soltanto chi arriva fino alla fine conquisterà i cinque milioni in palio. Durante la diretta ne succedono di tutti i colori (violenza a gogò), tantoché nei salotti televisivi - e non solo - si discute ardentemente sull'opportunità di tali spettacoli. Certo è che lo stratosferico successo di pubblico dà ragione al produttore. 
E' la realtà a essere disturbata, depravata, e l'evento mediatico che va in onda su WorldSat sembra unicamente riprendere modelli e stili pre-esistenti, riproponendoli alle masse in un format compatto e atrocemente funzionale. 
...Con gran rincrescimento del commissario Margherita Perri. 
La giovane donna si era messa sulle tracce del serial-killer con professionale meticolosità, quasi testardaggine, ed è ora costretta a stare inchiodata davanti al piccolo schermo inorridendo e stupendo come il resto della nazione di voyeurs

Per creare ottimi thriller, occorre affrontare tematiche scomode. Ci vuole inoltre una mente analitica, razionale; ci vuole uno scrittore capace di elaborare lo shock da delitti atroci esaltando il naturale senso di repulsione in una narrazione senza respiro, in un racconto avvincente. Roberto Leoni (non un nome nuovo: è anche esperto sceneggiatore cinematografico) ha scritto un romanzo interessante e di qualità, che, peraltro, potrebbe divenire (e lo dico senza storcere il naso) un film hollywoodiano, una (come si suol dire) pellicola di cassetta. 

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giovedì, maggio 01, 2014

Oggi Primo Maggio... e la tivù rimane morta


Che vergogna! Neppure oggi, che è ufficialmente la Festa del Lavoro, la televisione italiana riesce a tirare fuori qualche asso dalla manica. Sia RAI che Mediaset rimangono fedeli a se stesse, proponendo servizi scialbi, interviste idiote e condotte malamente, nonché telefilm e "formats" per rincretiniti. Nessun impulso, nessuna trovata coraggiosa. E di film nemmeno a parlarne. 



Perché non offrirci una retrospettiva di pellicole comiche, o di grandi commedie e dei loro interpreti immortali (Gassman, Sordi...)? Perché non dedicare i programmi della giornata a qualche grande regista de noartri (Fellini, Monicelli, Scola, Dino Risi...)?

Non so chi ha messo queste bestie, questi babbei a capo della programmazione televisiva italica, ma comunque è certo: siamo nelle mani di veri e propri zombi dello spirito! E così, l'operaio (o anche il disoccupato, lo studente, il casalingo...) che oggi si ritrova tra le proprie quattro mura (anche se "proprie" è un eufemismo), si vede costretto a mastruparsi corpo e anima con le sconcezze per cerebrolabili, con le imbecillagini per somari che vengono allegramente offerte (con tanto di pacchetti pubblicitari caratterizzati da spot oligofrenici) ai milioni di discendenti di Dante, Leonardo, Celentano, Fo, Eco e De André.

O binomio di re d'Italia! O Renzi e Berlusconi! Licenziate  - vi esortiamo coram populo - questi dirigenti incapaci. E subito!

venerdì, gennaio 03, 2014

Danny Kaye (IX)

The Danny Kaye Show

Si aspetta ancora il DVD di questa trasmissione veramente unica. Danny cantava e ballava da solo oppure con ospiti - Harry Belafonte, Louis Armstrong, gli Herman's Hermits... - e interpretava sketch di un umorismo senza precedenti. Le sue imitazioni di grandi compositori (cercate su Google "Danny Kaye Show Beethoven") o di figure storiche (indimenticabile il suo Napoleone!) testimoniano del bagaglio culturale di cui era dotato questo impareggiabile comico. 


[An Hour with Danny Kaye, del 1960, fu una promettente anticipazione dello spettacolo di cui parliamo.]


Il Danny Kaye Show venne trasmesso dalla CBS per quattro anni: dal 1963 al 1967. Molti americani, allora appena dei ragazzini, ne hanno ancora una piacevole - e nostalgica - reminiscenza.











The Danny Kaye & Sylvia Fine Homepage
sul sito della Libreria del Congresso degli USA!

sabato, giugno 15, 2013

Marco Travaglio nel suo articolo di oggi sul 'Fatto Quotidiano'

Sappiamo bene che i neoeletti [del M5S] stanno imparando il mestiere di parlamentari; hanno presentato una ventina di disegni di legge e altri ne stanno preparando; le loro presenze in aula e in commissione superano largamente quelle degli altri gruppi; hanno rinunciato (unici nella storia) al finanziamento pubblico di 42 milioni di euro; hanno avviato (unici nella storia) le pratiche per dichiarare ineleggibile B.; han fatto approvare una mozione per consentire a chi avanza crediti dallo Stato di scalarli dalle caselle esattoriali; hanno appoggiato la proposta del Pd Giachetti per tornare al Mattarellum, ovviamente sabotata dal partito unico Pd-Pdl-Monti; hanno contestato assieme a Sel il golpetto del governo in Senato per aggirare l’articolo 138 della Costituzione. Ma tutto questo i milioni di italiani che s’informano (si fa per dire) dai camerieri del potere non lo sanno.
Da quando gli usurpatori hanno osato metter piede nel Palazzo, le guardie del corpo dei partiti e dei loro padroni dipingono M5S come un covo d’incompetenti sfaccendati e teleguidati che passano il tempo a litigare, epurare, espellere, o a parlare di scontrini, mentre Grillo e Casaleggio fanno soldi a palate. Contro il giornalismo servo si posson fare due cose: seguitare a imprecare al destino cinico e baro, o bypassarlo parlando direttamente ai cittadini e portando fuori dal Parlamento ciò che avviene dentro. Ma, per farlo, bisogna conoscere il sistema e usarlo, anziché farsene usare.


Il programma del M5S

• Abolizione delle province
• Abolizione dei rimborsi elettorali
• Accorpamento dei Comuni sotto i 5.000 abitanti
• Abolizione del Lodo Alfano [RISOLTO!!]
• Insegnamento della Costituzione ed esame obbligatorio per ogni rappresentante pubblico
• Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica
• Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo
• Divieto per i parlamentari di esercitare un’altra professione durante il mandato
• Stipendio parlamentare allineato alla media degli stipendi nazionali
• Divieto di cumulo delle cariche per i parlamentari (esempio: sindaco e deputato)
• Non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati
• Partecipazione diretta a ogni incontro pubblico da parte dei cittadini via web,
come già avviene per Camera e Senato
• Abolizione delle Authority e contemporanea introduzione di una vera class action
• Referendum sia abrogativi che propositivi senza quorum
• Obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare
• Approvazione di ogni legge subordinata alla effettiva copertura finanziaria
• Leggi rese pubbliche on line almeno tre mesi prima delle loro approvazione per ricevere i commenti dei cittadini.


domenica, maggio 20, 2012

Pippo Baudo mai così ribelle come in questa intervista



"Vespa omosessuale..."

Stupendo quando fa il lapsus: "Ho portato la bara di Berlusc..." E poi si ferma. E aggiunge: "Questa mi è uscita dal cuore!"

lunedì, aprile 30, 2012

Incredibile. Ecco come il governo Monti si è comprato la fiducia del PdL

Le frequenze televisive, dalla cui asta potremmo recuperare ben 4 miliardi di euro, attualmente vengono invece regalate! Di Pietro, in una puntata di Ballarò del 2011, costrinse il sottosegretario all'economia Polillo ad ammettere che c'è una tresca tra il governo Monti e Silvio Berlusconi



Ma c'è anche il problema della RAI, un covo di magna-magna. Se prima gli avvoltoi ne circondavano il cadavere nottetempo, di nascosto, ora celebrano i loro schifosi banchetti alla luce del giorno.

Il professore in pensione Serafino Massoni illustra, nel video sottostante, alcune porcate di casa RAI. Con lui non posso che essere parzialmente d'accordo. Dico "parzialmente" e sotto il video spiego anche il perché.


Beh, almeno la Berlinguer (nomen est omen!) è una donna intelligente e alquanto critica nei confronti del sistema fascio-capitalista. Perché non denunciare, invece, le paghe di un Emilio Fede, di un Bruno Vespa e di tutti quegli altri viscidi personaggi (di derivazione democristiana, non dimentichiamolo!) che col sistema ci marciano alla grande, sbavando pubblicamente ai piedi di rovinafamiglie che già furono al governo (Silvio) o che tuttora lo sono?

.... ....
....Tra i pochi utili a noi telespettatori: Giovanni Floris, Bianca Berlinguer



Dice Serafino Massoni: "[Voi della RAI] Mantenetevi con la pubblicità, come fa Mediaset."

Eh no, basta con Berlusconia estesa ovunque! La "publicitate" su Mediaset dura quasi quanto più il normale programma. Quando trasmettono un film, lo spettatore, a causa della pubblicità, si scorda quasi di che cosa tratta la storia... No! La RAI dovrebbe far continuare a pagare il canone ai cittadini (abbassandolo però), strappare tutti i contratti d'oro ancora in mano a una masnada di parassiti senza alcun talento e offrire solo programmi culturali, senza réclame, senza neppure un minuto di pubblicità.
Mamma RAI (così mi illudo di poterla ancora chiamare) dovrebbe divenire anticommerciale e anticapitalista, puntando solo sulla qualità. Giacché...
Cultura e lucro stanno esattamente agli antipodi.



A propos: Smettete di fumare!
 A che pro fumare? 

Chi fuma sa di star commettendo un'azione sciocca (e peraltro costosa).

Smettere invece non costa nulla (a parte un iniziale sforzo per tenere sotto controllo i nervi) e può inoltre rappresentare la base di una nostra personalissima piramide della felicità.

Stop it! Smettete! Ed evitate di comprare cerotti, pillole, ecc.: è tutta roba dannosa. Applicate piuttosto, più semplicemente, la vostra volontà... e la vostra personalità.

L'Autore di questo agile libriccino vi spiega come c'è riuscito lui, e il come e perché della dissuefazione.


      NO SMOKE - Le sigarette sono nazi, eBook su Amazon Kindle


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martedì, marzo 24, 2009

Jade Goody - storia di una sgualdrina sfortunata

Nel mondo anglosassone le chiamano "hussies", in Germania "Luder": termine che potrebbe tradursi con "infide", "furbacchione", "puttanelle". Sono le gallinelle stupide e sexy che, venute dal nulla, si ritrovano presto a galleggiare nel mare magnum dei media, protagoniste di pissi-pissi e chiacchiere da buvette. Hanno l'abilità di far parlare di sé grazie a scandali e scandaletti vari, a storie di letto con VIPs (meglio se sposati) e gaffes a ripetizione.

Ce n'è in tutto il mondo, ma l'Inghilterra è la madre vera e inimitabile di queste incredibili pupattole.
The Sun, insieme all'intera massa di sudditi della Regina, si è chiesto per anni: "Ma Jade Goody è davvero così scema o fa solo finta?"
Oh, dubbio amletico!


La Goody, suffragette da quattro soldi (e nemmeno bella) che si è fatta rinchiudere in più di un contenitore di reality, durante una trasmissione live (Big Brother, nientedimeno) ha offeso, con battutine dai toni razzisti, la principessa di Bollywood (ovvero del cinema indiano) Shilpa Shetty, altra partecipante del seguitissimo show.
Shilpa Shetty
L'indiana, di bellezza e cultura superiori, si è sentita offendere (non solo dalla Goody) soprattutto per via del suo marcato accento, ma anche per il colore della pelle e del suo paese di provenienza ("paki", l'hanno chiamata tra l'altro: per un razzista inglese, India o Pakistan fa lo stesso).
Jade Goody, che poi sarebbe arrivata a guadagnare più di 8 milioni di sterline (!) e ha capitalizzato anche la propria morte, era non solo antipatica, ma pure ignorante. Di origini sottoproletarie, è riuscita a "sistemare" con le sue apparizioni televisive l'intera famiglia (composta da "veri inglesi", come ci teneva a sottolineare: ubriaconi e mezzo deficienti). Dunque, ripetiamo la domanda: era davvero così scema come si atteggiava? L'esagerazione dei propri difetti fa evidentemente parte della strategia per rimanere sempre sui titoli del giornalismo gossipparo. La Goody era ben cosciente che una certa ignoranza sprovveduta, mischiata a rozza perfidia, fa sempre colpo.

Katie Price, altra regina del gossip
C'è tutto un macchinario manageriale alle spalle di queste oche o presunte tali, e quando il cancro cervicale ha iniziato a uccidere la "hussy" Goody, qualcuno dietro le quinte ha spietatamente colto la palla al balzo.

Breaking New: Morta di cancro Jade Goody, ex star Grande Fratello britannico
Jade Goody, ex odontotecnica britannica i cui ultimi giorni di vita sono stati sotto i riflettori esattamente come la sua controversa partecipazione al reality Il Grande Fratello, è morta oggi di cancro cervicale. Lo ha reso noto la madre della giovane.
La 27enne, madre di due figli che ha sposato il suo fidanzato in una cerimonia trasmessa in tv il mese scorso, è morta nel sonno nella sua casa in Essex, nell'Inghilterra sudorientale.
"Jade si è spenta alle 3.55 di stamattina" ha detto ai giornalisti davanti a casa la madre, Jackiey Budden, in lacrime. "La famiglia e gli amici gradirebbero un po' di privacy, alla fine"
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Ora Jade Goody ha trovato pace. Paradossalmente, è deceduta proprio il 22 marzo, che nel Regno Unito è stato Festa della Mamma.
Jade Goody ha sposato il suo fidanzato Jack Tweed poco prima di morire
Inizialmente messa in ridicolo per la sua ignoranza - pensava che Saddam Hussein fosse un pugile e che il furetto fosse un uccello - e criticata per il suo comportamento duro nei confronti degli altri concorrenti del reality, pian piano conquistò il pubblico per il suo modo di parlare diretto.
Divenne un'ospite fissa dei settimanali di gossip, scrisse un'autobiografia e lanciò un suo profumo. La sua popolarità crollò nel 2007 dopo la filippica razzista contro Shilpa Shetty, cui abbiamo accennato poco sopra.
Il destino sembra aver preso una vendetta: fu proprio durante una partecipazione alla versione indiana di Big Brother, nell'agosto 2008, che la donna apprese di avere un cancro cervicale. Abbandonò il programma per tornare a curarsi in Gran Bretagna e in seguito seppe che il cancro era in fase terminale. La sua decisione di morire sotto i riflettori, allo scopo di guadagnare più denaro possibile da lasciare ai suoi due figli, farà discutere ancora per molto tempo.

Curiosità: C'è una Jane Goody che ha 86 anni e risiede a Cambridge. Dopo la morte della "hussy" quasi-omonima, davanti alla sua casa parcheggiò un carro funebre e due becchini bussarono alla sua porta. "Fuck!" venne da bestemmiare all'insegnante in pensione, che ormai non ne poteva più. Da settimane veniva asserragliata da giornalisti e da una vera e propria corte dei miracoli formata da persone vestite da alieni, persino da una controcopia di Tarzan, e da spiritualisti che volevano "riportarla alla vita".
La vetusta signora ha invitato alcuni di loro a bere un tè insieme a lei, cercando di dimostrarsi disponibile e continuando a spiegare che non era Jade Goody, bensì Jane Goody. Sicuramente ora è lieta che nella sua vita è tornata a regnare la calma.

mercoledì, maggio 28, 2008

'X-Factor': vince l'Aram Quartet

 Colti, sofisticati e versatili; almeno rispetto alla concorrenza. La band salentina, il cui nome è l'acronimo delle iniziali dei suoi quattro membri (Antonio, Michele, Raffaele e Antonio), si è aggiudicata il contratto da 300.000 euro con la SonyBmg, e proprio ieri c'è stato il lancio del loro primo – sgangheratissimo e pretenzioso – singolo, "Chi (Who)", scritto dal loro mentore Morgan insieme al maestro Gaudi.


 Morgan, Morgan… Morgan chi? Sì, lui, quello dei Bluevertigo: il nuovo guru della cultura italiana, portatore sano di massime e aforismi orwelliani, baudeleriani e… battiateschi.


Il quartetto di vocalists si è meritato il podio più alto già solo per le cover di “In The Jungle The Lion Sleeps Tonight” e per “Pinball Wizard” degli Who. A competizione conclusa si è appreso che gli Aram hanno vinto con un largo margine di vantaggio non solo il televoto della finale, ma quello di tutt’e 11 le puntate precedenti.




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Non è stato sempre facile rimanere sintonizzati su RAI2 per seguire X-Factor. Chi ha parlato di “trionfo della musica” ama evidentemente le esagerazioni: infatti, a parte alcune proposte deliziose dei Sei Ottavi, di Emanuele Dabbono e dello stesso Aram Quartet, il resto dei partecipanti ha alquanto annoiato – colpa, naturalmente, anche delle scelte imposte dai loro “caposquadra”. Molto gonfiati dalla critica (e dallo stesso trio Maionchi-Ventura-Morgan) sia il gruppo Cluster sia la cantante “dalla voce particolare” (e, incredibilmente, finalista) Giusy Ferreri. Il più simpatico di tutti: il 19enne Tony Maiello, al quale sicuramente arride una bella carriera; se non proprio da cantante, perlomeno da attore.  


Non è stato sempre facile guardare il programma ma proprio la formula dei “giudici-capisquadra” (e dunque in aspra concorrenza tra di loro) ci ha tenuti un po’ svegli. Ce l’abbiamo fatta fino alla fine tra le affermazioni qualunquiste stramaledettamente popolari della Ventura e l’indecisione e i vaffa di Mara Maionchi. Rivelazioni vere di questa prima edizione dell’X-Factor italiano: Francesco Facchinetti (ottimo presentatore televisivo!) e - lo ribadiamo - Morgan. Morgan: anarchico come ogni eterno adolescente, fuori dalle righe, eccentrico, talvolta superbo… e abile con il make up: capello sfatto e occhio cerchiato nel day time e messa in piega con cipria e matita per la grand soirée.


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La trasmissione è finita solo ieri sera e oggi, a poche ore dalla pubblicazione su iTunes, la X-Factor Compilation, la raccolta delle canzoni del programma, è già al primo posto nella classifica degli album più scaricati.


Tra i singoli il più scaricato in assoluto è il brano di Giusy Ferreri "Remedios", mentre l'Aram Quartet è al secondo posto con "Per Elisa". Sesta posizione per la splendida Ilaria Porceddu con il suo cavallo di battaglia "Oceano".


 La dolcissima Ilaria di X Factor


Il CD della compilation sarà nei negozi il 6 giugno per Sony Bmg Music.

sabato, maggio 03, 2008

Vittorio Sgarbi. Cosa faremmo senza di lui?

"Ma non c'è la Neurodeliri?"
(Marco Travaglio in Annozero)



(I supershow di Sgarbi, attualmente Assessore alla Cultura del Comune di Milano [!], sul sito Youtube)


Sgarbi contro Travaglio


Sgarbi contro Staffelli


Sgarbi contro Gino


Sgarbi contro Alessandro Cecchi Paone


Grillo contro Sgarbi, Sgarbi contro Grillo


Sgarbi contro la Mussolini


Sgarbi contro Mike Bongiorno


Sgarbi contro Rocco Casalino


Sgarbi contro Pannella


Sgarbi contro Bondi


                   Sgarbi contro tutti


Dal 1990 a oggi Vittorio Sgarbi ha fatto parte, è stato eletto o sostenuto, dai seguenti partiti:

Partito Comunista (1990), Partito Socialista (1990), Democrazia Cristiana e MSI (1992), Partito Liberale (1992), Partito Radicale (1994), Forza Italia (1999), Partito Repubblicano (2004), Unione (candidatura bocciata nel 2005), Lista dei Consumatori (2006)...


domenica, aprile 06, 2008

William Boyd

Terminato l'essay online su William Boyd, scrittore assolutamente da (ri)scoprire.

L'autore di Inquietitudine, Brazzaville Beach, Un pomeriggio blu, Le nuove confessioni ecc. viene pubblicato in Italia da Frassinelli e Neri Pozza.

Il sito a lui dedicato contiene tra l'altro un elenco dei suoi lavori nel mondo del cinema e della TV.

venerdì, novembre 30, 2007

Benigni: scintilla dell'eterno

"Forse non siamo fatti da Dio ma certamente siamo fatti di Dio"


 Spettacolo piritecnico fin dall'inizio: "Vorrei ignudarmi. Fare all'amore non con tutti voi ma con ognuno di voi. Perché, non dimentichiamolo mai, le persone hanno una cosa in comune: sono tutte diverse. E tutte uniche".


Due ore e mezza senza pubblicità. Un one man show emozionante, divertente e intelligente, snocciolato con scioltezza e a ritmo serratissimo, senza playback e senza bere un solo goccio d'acqua (vedi invece Celentano). Benigni riaccende in tutti noi il senso di appartenenza all'universo. E' un "sì" alla vita, della vita vissuta nel segno dell'Amore, forza che ci fa guardare dall'alto tutti i problemi del nostro tempo.


In diretta dagli studi di Papigno (Terni), il magico ed esuberante guitto di Vergaio esordisce sottolineando: "Noi a volte si crede di essere chissà che e invece siamo solo dei buffi che fan ridere".

Prima di regalare agli italiani il suo Dante (cui dedicherà anche i successivi 13 appuntamenti in seconda serata su RaiUno), Benigni si diverte a ironizzare sul teatrino della politica. Prodi e Berlusconi, Bindi e Bondi, Calderoli, D’Alema e Storace, Mastella e Casini, i Savoia... Ce n'è per tutti.

Si inizia dunque tra tante risate. Poi Benigni passa al V Canto dell'Inferno: Il girone dei lussuriosi, ovvero dei morti per amore. Ed è una piacevole lezione di Cultura e Umanità.

Nostalgia dell'infinito. Il regalo più bello che ci è cascato addosso. Quella ventata di annientamento che ci precipita addosso quando ci si innamora e che smantella il presunto ordine delle cose. Quella sensazione felice, pericolosa e rara che unisce due corpi, due anime e ci fa cadere "come corpo morto cade". Ce lo dice il piccolo diavolo parlando dell’urgenza dei poeti che tirano fuori le nostre storie e danno i nomi ai sentimenti che ci bollono dentro. Amor, ch'a nullo amato amar perdona. Amore che chiama Amore. Amore che è passione, sangue caldo, sofferenza e dolore che bisogna attraversare. Fragilità che bisogna coccolare, e lo dice soprattutto ai nostri giovani, ammonendo loro di non prendere droghe, di non smarrirsi in universi artificiali ("Lasciate ogni speranza voi che entrate: sta scritto all'ingresso di ogni discoteca") bensì di lasciarsi andare in piena coscienza dei sensi, affrontando, pur se  smarriti, impauriti, la visione del baratro. "Quel momento, ragazzi, non ve lo fate sfuggire mai." Con parole antiche che hanno attraversato i secoli, la storia di Paolo e Francesca torna a essere quel desiderio d’infinito che ti prende e ti (ri)porta via. Su quel banco del liceo. Nello sguardo colmo di desiderio. Nell’abbraccio più bello. Nulla di solenne, né di severo. Solo l’Amor che al cor ratto s’apprende e la voce leggera e commossa di un divino giullare. Non è mai troppo tardi per tornare a sognare. Con Dante.


Galeotto fu il libro... Galeotto fu Benigni.

domenica, settembre 16, 2007

Quelli che il calcio: senza Gnocchi non funziona

Gene Gnocchi era l'anima di Quelli che il calcio. Senza di lui, il programma condotto (per il settimo anno consecutivo) dalla Ventura è diventato un riempitivo domenicale tutt'altro che appagante. Come al solito il calcio viene ridotto a pochi commenti e ai risultati che scorrono in fondo allo schermo; il resto è un minestrone di personaggi scoloriti, primo tra tutti "Lucifero" (la voce fuori campo, stupida e tutt'altro che dissacrante). Mancano comicità e buon umore, sacrificati sull'altare di un teatrino dell'assurdo da bar di periferia. Si salvano soltanto Max Giusti e Lucia Ocone con le loro esilaranti parodie, ma ci vuole ben di più per occupare in maniera interessante e divertente tutte queste ore. Peccato che non si sia dato spazio ai re italiani dell'umorismo (si potevano invitare a turno Aldo, Giovanni e Giacomo, Picarra e Ficone et similia). I responsabili devono comunque inventarsi qualcosa per ridare un senso al programma.





La storia in sintesi di Quelli che il calcio

Inizio: 1993 su Rai 3. L’idea era quella di produrre un contenitore calcistico che potesse divertire come Mai Dire Gol della Gialappa’s Band in onda su Italia 1.
La conduzione della trasmissione venne affidata a un giovane emergente: Fabio Fazio. Fondamentali per le prime edizioni furono le radiocronache di tifosi d’eccezione, come Idris, giornalista sportivo senegalese e sfegatato juventino (ma sua moglie è interista, mentre la figlia tifa per il Milan), che con quel suo modo di seguire le vicende delle "Zebre" è riuscito a diventare simpatico anche ai non-juventini. Tra gli altri personaggi si distinsero Paolo Brosio, Teo Teocoli e Peter Van Wood. Quest'ultimo aveva il compito di fare i pronostici sulla partita di cartello, ma portando spesso sfortuna al team che dava per favorito. Inoltre, i radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto intervenivano nei goal e nei momenti salienti dei match.
1998: "promozione-trasferimento" di Quelli che il calcio su Rai 2.
Nel 2001 Fazio lasciò e venne sostituito da Simona Ventura, con Gene Gnocchi collaboratore fisso del programma. Nel primo anno con la nuova conduttrice, il calcio occupa ancora una parte importante, poi lo spazio sportivo viene sempre più ridotto a vantaggio di reality e trash vario. L'unica bella novità è il Mainfredi Team, che "ricostruisce" ad hoc tutti i goal della Serie A.
Nel 2007 sparisce anche il Mainfredi Team e Gnocchi decide di abbandonare "per non ripetere sempre le solite battute"... battute che del resto erano divenute meno caustiche e più "politically correct" dopo una telefonata-minaccia del ministro Gasparri.

mercoledì, giugno 20, 2007

Facevo zapping e....?

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo


Your question:



Facevo zapping e....?
....su rai uno c'era un certo Di Pietro che proponeva un gioco in cui il concorrente sceglie un uovo e se l'uovo è vuoto si vince altrimenti no.
Per verificare se l'uovo fosse vuoto o meno ovviamente il suddetto conduttore lo spiaccicava sulla fronte di un malcapitato.
Cambio canale: rai due.Stesso gioco solo che questa volta a rompere l'uovo in testa al malcapitato era una ragazza travestita da gallina.....


PERCHE'?????
onestamente tu che ne pensi? lo trovi divertente?



My answer:

Nessuno che sia sano di testa può trovare divertente qualcosa del genere; soprattutto se trasmessa a un'ora della giornata in cui anche i bambini si mettono davanti alla tele.
Secondo me "il gioco dell'uovo" è semplicemente perverso. Non capisco nemmeno come mai ci siano concorrenti che si lasciano fare cose così... E' denigrante per la personalità di un essere umano.

martedì, giugno 05, 2007

Michel Courtemanche

Quando una quindicina di anni fa (o sono di più?) vidi, in una tivù privata tedesca, Michael Courtemanche fare la parodia del samurai, mi sbellicai dalle risa - come tutti gli altri spettatori, del resto. Ma, mentre per i più lui rappresentava una novità, a me il mimo non era del tutto sconosciuto: lo avevo già visto al festival della comicità di Montreaux, e sapevo che si trattava di un fenomeno che prima o poi sarebbe stato scoperto dal media televisivo.



Il francocanadese Courtemanche è degno erede di Jacques Tati, ma possiede in più una nota arcigna (e non solo per i tratti del volto tagliati come con l'accetta) che è tipica figlia del nostro tempo.

Su youtube sono presenti molte videoclips di questo artista che, oltre che in Canada e Germania, è popolarissimo anche - naturellement! - in Francia e Belgio. Godetevele!