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lunedì, gennaio 16, 2023

Una poesia di Philip Larkin: '1914'

 Traduzione di Peter Patti.

Con note esplicative del traduttore.


[Philip Larkin: poeta piccolo-borghese e con idee di estrema destra.]




MCMXIV 

(pubblicata la prima volta nel 1964)


Quelle lunghe linee irregolari
Che stanno in piedi impazienti 
Come allungate esternamente
The Oval oppure Villa Park [1],
Le corone di cappelli, il sole
Sui volti arcaici baffuti
Sorridenti come se tutto ciò fosse
Un'escursione di Ferragosto;

E i negozi chiusi, e i nomi sbiaditi
Di premiate ditte sulle tende parasole,
I quattrini e i sovereigns,
E bambini che giocano scurovestiti 
E hanno nomi di re e regine,
Le pubblicità su latta
Per il cacao e le torsade, e i pub
Aperti tutto il giorno;

E la campagna ignora il tutto:
I nomi dei luoghi sono ombreggiati
Da erbe fiorite e da prati
Che confondono le righe del Domesday Book [2]
Sotto il silenzio inquieto del grano;
I servitori in tenute differenti
Con camere minuscole dentro enormi magioni,
Nuvole di polvere dietro le limousine;

Mai tale innocenza,
Mai prima né dopo,
Come è stato mutato il passato
Senza una parola: gli uomini
lasciavano i loro giardini in ordine,
Le migliaia di matrimoni
duravano un po' più a lungo:
Mai più tanta innocenza.

 


[1] Impianti sportivi rispettivamente di Londra (The Oval è dove si gioca a cricket) e di Birmingham (Villa Park è uno stadio di calcio).

[2] Con 'Domesday lines' Larkin si riferisce al 'Domesday Book' che risale alla conquista normanna del 1066. I Normanni, guidati da Guglielmo il Conquistatore, fecero un accurato censimento di città, cittadine e villaggi inglesi.

*************************

MCMXIV 
Philip Larkin, first published in 1964



Those long uneven lines
Standing as patiently
As if they were stretched outside
The Oval or Villa Park,
The crowns of hats, the sun
On moustached archaic faces
Grinning as if it were all
An August Bank Holiday lark;

And the shut shops, the bleached
Established names on the sunblinds,
The farthings and sovereigns,
And dark-clothed children at play
Called after kings and queens,
The tin advertisements
For cocoa and twist, and the pubs
Wide open all day;

And the countryside not caring:
The place-names all hazed over
With flowering grasses, and fields
Shadowing Domesday lines
Under wheat’s restless silence;
The differently-dressed servants
With tiny rooms in huge houses,
The dust behind limousines;

Never such innocence,
Never before or since,
As changed itself to past
Without a word – the men
Leaving the gardens tidy,
The thousands of marriages,
Lasting a little while longer:
Never such innocence again.


(from Philip Larkin: Collected Poems)



  NOTE ESPLICATIVE

"MCMXIV", dunque 1914. I numeri in caratteri romani suggeriscono le lapidi e i monumenti cimiteriali.
Philip Larkin, che era appassionato di fotografia, apre questo suo componimento osservando una foto d'epoca. È l'anno dell'inizio della Prima Guerra Mondiale (per gli inglesi, la guerra iniziò nell'agosto 1914) e il gruppo di uomini ritratto (le cui figure hanno orli sbiaditi, sono come allungate, a causa della tecnica poco sviluppata del tempo) ha qualcosa di arcaico in sé: portano i baffoni e le loro facce sono attraversate da un ghigno, come se si accingessero ad andare a una festa ("lark" in questo caso è il gioco, con riferimento al cricket - "The Oval" -, seguito dal calcio - "Villa Park").
Nella seconda stanza, il poeta allarga la visuale. Lo sguardo - suo e nostro - si sposta oltre le figure allineate. Ecco la campagna, e le proprietà signorili ove regna una rigida gerarchia di ruoli (i servi sono vestiti diversamente l'uno dall'altro, a seconda del ruolo che ricoprono nella casa): è il momento di transizione dal periodo pre-bellico al confronto armato e Larkin esprime una forte nostalgia per gli anni che furono. L'accenno al Domesday Book, al libro del censo dei Normanni, ha a che fare con l'idea che quasi 1000 anni di immutata storia inglese e struttura sociale inalterata sono stati cancellati dall'evento furioso, fatale: dal primo conflitto mondiale, appunto. 
Nella stanza finale, il poeta ribadisce il senso di perdita dell'innocenza: non ci saranno più gli uomini a tenere in ordine e ben curati i giardini (segno di un legame stretto con la natura); inoltre, i matrimoni dureranno di meno, attraverso anche l'assenza degli stessi uomini dovuta alla chiamata alle armi... e, spesso, a una morte straziante al fronte.

 Larkin e una delle "sue donne"


Non è una poesia di guerra. In questi versi, la riflessione è incentrata sulle conseguenze sociali ed esistenziali di un vasto conflitto. Larkin era un civile, non un militare. Mentre era studente a Oxford fu chiamato a combattere nella Seconda Guerra Mondiale ma lo riformarono per problemi alla vista.
Ora, mezzo secolo dopo l'inizio della Grande Guerra, scrive con ponderatezza, nell'intimità della sua dimora di Hull, nel Nord dell'Inghilterra, circa i mali di uno scontro bellico di cotali dimensioni. Il Regno Unito (anche quello di oggi) non è più quello precedente al 1914: così ragiona Larkin, che sente l'urgenza di idealizzare l'ieri. Come in Yeats e in Thomas Hardy, i temi affrontati nei suoi versi sono quelli elementari ma fondamentali della poesia di tutte le epoche: il trascorrere del tempo, i cambiamenti radicali, la perdita di valori e - assai evidente in lui - la perdita di certezze quotidiane, di sicurezza domestica, 
Le sue posizioni sono quelle di un cittadino dalle idee nostalgiche; alquanto conservative; anzi: proprio reazionarie (aveva forti simpatie per l'estrema destra). L'ieri è sempre migliore dell'oggi, il passato ha da essere presentato come mitico, nobile...


 Furono tre le sprovvedute che cadettero nelle sue grinfie: la bibliotecaria, la segretaria, la lettrice



Nei suoi componimenti, Philip Larkin (1922-1985) ha documentato e sezionato con infallibile precisione l'Inghilterra provinciale in cui era immerso pienamente, comodo biotopo, appropriato per enucleare l'essenza dell'umanità. L'amore gli procurava comunque qualche problema, sconvolgendogli - arricchendolo - il Tutti-I-Giorni. Philip Larkin era un amatore - più che un amante - in eterno conflitto, incapace di risolvere le sue intricate relazioni (non sempre sessuali). Soltanto diversi anni dopo la sua morte (avvenuta su un letto di ospedale di Hull) è emerso che, prima di espirare l'ultimo respiro, Larkin rivelò a una delle sue tre amanti (o comunque donne amate) chi fosse stata effettivamente la preferita.
Ma chi erano "le tre donne" di questo poeta che era ed è considerato, almeno in ambito artistico, un antiromantico? E che privatamente non nascondeva di essere terrorizzato dall'idea di sposarsi?
Erano Monica Jones, lettrice d'inglese, Maeve Brennan, una collega nella biblioteca in cui lui lavorava e Betty Mackereth, la segretaria. Ebbe relazioni con loro durante gli Anni '70 e le considerava (fecendosi tanti film mentali) in concorrenza reciproca. 
Prima di loro c'erano state Ruth, Winifred, Patsy (quest'ultima era rimasta incinta di lui, ma perse il bambino)... Era un uomo retrogrado che scriveva versi importanti e... possedeva una collezione di immagini pornografiche niente male.
Suo padre aveva tenuto in casa una statua di Hitler e lo stesso Philip crebbe non soltanto misogino, ma anche piuttosto razzista. 

Io mi sono imbattutto in Larkin leggendo Anthony Burgess; più precisamente, una recensione scritta dal grande romanziere di Manchester in cui veniva messo a nudo e sottilmente ridicolizzato l'estremismo delle opinioni politiche di Philip. Inutile dirlo: i due rimasero nemici per la pelle vita natural durante.

 Anthony Burgess

 

Insomma: Philip Larkin, la sua poetica e la sua esistenza da piccolo impiegato pieno di bizzarre convinzioni sono argomenti da approfondire! Interessante anche il fatto che un'altra sua passione fosse il jazz: Philip Larkin scrisse numerosi articoli sull'argomento. Reputo che sia uno spasso andare a cercare quegli articoli e paragonare le sue opinioni musicali con le nostre.




sabato, dicembre 08, 2012

Mezza Gran Bretagna già odia il bambino di Kate, che ancora deve nascere


...ma questo non lo rivela nessun media!

Una copertura giornalistica a dir poco esagerata; i troppi riguardi per la principessa Kate e la sua "nausea mattutina" da gravidanza... Poi, lo scherzo di due dee-jays radiofonici australiani, lo svelamento di un "mistero" a malapena protetto dalle mura di una clinica londinese... E a lasciarci la vita è un'innocente infermiera

 

Su un social network Jacintha Saldanha, l'infermiera beffata dallo scherzo telefonico partito dall'Australia, aveva scritto: "sono troppo nervosa". Ma nessuno avrebbe mai immaginato quel gesto. Jacintha, 46 anni, con due figli piccoli e un compagno, è stata trovata morta, probabilmente suicida, nel suo appartamento di Marylebone, vicino a Regent's Park: era stata lei a rispondere alla finta telefonata arrivata al King Edward VII Hospital sulle condizioni di salute di Kate Middleton. Autori dello scherzo di stampo cabarettistico: due speakers di 2Day FM. L'infermiera ha passato la chiamata a una collega (la caposala), che fornì alcune informazioni. (Rivelazioni fondamentalmente di poco peso: "Le condizioni della Duchessa di Cambridge sono stabili...".)


ASCOLTA LA FINTA TELEFONATA


L'autopsia. Le circostanze della morte dell'infermiera ingannata dai DJs australiani non sono ancora state chiarite e si attendono i risultati dell'autopsia entro domani. Lo sottolinea la polizia londinese, non confermando, ma neanche smentendo, l'ipotesi del suicidio.

Mel Greig e Michael Christian, i due giornalisti che hanno finto di essere i Reali, sono stati sospesi dalla 2Day FM: sono arrivate centinaia di mail di proteste alla radio: tutte invocano il licenziamento di Greig e Christian, ma l'emittente ha fatto sapere che nessuna legge è stata violata.



La posizione dei Reali. William e Kate hanno espresso profonda tristezza per l'accaduto. "Mai il Palazzo Reale ha protestato per l'accaduto presso l'ospedale" fa sapere St. James's Palace in una nota ufficiale. Ma la direzione della struttura sanitaria qualche pressione dall'alto deve averla ricevuta, giacché la sua reazione è stata energica: sia nei confronti della 2Day FM, sia nei confronti delle due o più infermiere colpevoli di essere state ingenue.


Jacintha Saldanha lavorava nel King Edward Hospital da quattro anni. Tutti i colleghi assicurano che la donna non ha subito conseguenze per aver preso quella telefonata. Altri dicono invece (ma lo fanno sussurrando) che sia stata redarguita in modo pesante.
Ve lo dico io come sono andate le cose (non è difficile indovinarlo): scoppia il caso della telefonata-burla; il capo della centralinista le fa una ramanzina con i fiocchi, quindi la 46enne viene convocata nell'ufficio del capo del capo, il quale a sua volta la sgrida e la minaccia di licenziamento. Presenti al "colloquio" sono anche due o tre ufficiali britannici della sicurezza, con molta probabilità esponenti dell'MI5. La signora Saldanha viene torchiata; le chiedono - urlando - se ha preso soldi dalla stazione radio in questione in cambio di informazioni "delicate"... Lei, in qualità di telefonista, avrebbe dovuto far da filtro, mentre invece è caduta nel tranello di una doppia imitazione neppure tanto professionale (figurarsi: due australiani che cercano di spacciarsi rispettivamente per la Queen e il principe Charles! Gli australiani hanno un accento bizzarro per le orecchie inglesi; Jacintha forse non ha fiutato il marcio?). La donna esce dal terzo grado completamente stordita e impaurita. Un gelo polare emana da tutti i colleghi nei suoi confronti; secondo la BBC, Jacintha Saldanha, dopo l'episodio che l'ha vista suo malgrado protagonista, si sentiva "sola e confusa"...

L'emittente radiofonica intanto perde uno sponsor importante: la catena di supermercati Coles, che ha annunciato di voler ritirare dalla programmazione tutti i propri spot a 2Day FM. L'amministratore delegato della radio australiana ha definito "una tragedia" la morte dell'infermiera. Il chief executive officer (o CEO che dir si voglia) ha tuttavia sottolineato che non ritiene che i due speakers autori dello scherzo abbiano infranto alcuna legge. "Siamo certi di non aver fatto nulla di illegale" ha detto in una conferenza stampa a Melbourne e ritrasmessa dalle televisioni britanniche. "Quanto accaduto è profondamente tragico e ne siamo estremamente rattristati."


Si dice che la duchessa, alias Kate Middleton, sia sotto shock per il (presunto) suicidio della Saldanha... Ovviamente, "sotto shock" è un eufemismo per descrivere il suo sentirsi disturbata dall'"incidente di percorso"; la morte dell'infermiera altro infatti non può essere che un incidente di percorso per una come la Middleton che, ingravidata come capita a tantissime altre donne nel mondo, può vantarsi di vedere universalmente trattato il proprio grembo come se fosse d'oro. 

Tante, troppe parole di gioia e aspettativa sono infatti state spese sulla possibile gravidanza della consorte del principe William; tanti servizi - in Gran Bretagna e non solo - sono stati realizzati e propagati come se noi, comuni mortali, fossimo i testimoni di un evento importantissimo... Ma è evidente che i cittadini inglesi, scozzesi, gallesi e irlandesi hanno ben altre gatte da pelare: devono pensare alla propria sopravvivenza (e alla gravidanza delle loro proprie figlie, che spesso tornano a casa incinte - da scuola o dalla discoteca - a soli 13, 14 anni; e nessun ospedale accoglie a braccia aperte queste giovanissime popolane incaute). Circa la fame e la disperazione che regnano sull'Isola di Albione (e circa il servizio sanitario, ormai svenduto e destinato soprattutto ai ricchi, come e peggio che in Italia) non ha parlato nessuna emittente, nessun quotidiano.

Continuiamo così: a osannare i parassiti, gli straricchi nullafacenti di questo mondo! Questa è gente che ha tutti i privilegi possibili e immaginabili e che, persino in tempi duri come quelli che stiamo attraversando, non rinunciano a un solo centesimo delle loro prebende per aiutare i bisognosi, esponendo anzi alla luce del sole un'ingordigia sempre più irrefrenabile. Queste sono pulci che si spacciano per dèi in Terra...



Il figlio o la figlia di William e di Kate (la cui nascita già si prospetta sotto un cattivo auspicio) sarà probabilmente una creatura dal volto equino e orecchie elefantine (dalla parte di lui) e un mento alquanto prospiciente (segno caratteristico della madre), per tacere di un cervello forse ancora più bollito di quello di nonno Carlo. Eppure, le masse devote allelujeranno "Viva il nostro re!" o "Viva la nostra regina!", ulteriormente indottrinate (rincretinite) dai sempre più "globalizzati" (venduti) mezzi di "informazione".




R.I.P. Jacintha Saldanha


venerdì, agosto 27, 2010

Trasloco - removal - Umzug

Nun steht bald unser Umzug an. We are moving to a new flat. It means: new strong emotions (plus stress!?) for me and Mary.


Io e Mary abbiamo deciso di lasciare il nostro appartamento (relativamente ampio) per andare a vivere in uno più piccolo, che però è situato nel cuore di Wasserburg... Lo sottolineo: mooolto più piccolo; ma anche dall'affitto più alto. Ovvio, no? Meno metri quadrati, più euro.  Logiche di mercato.


 


Our new home is a dwarfs' home. A small, clean flat in a new-built house. We have so many things to throw away!


Da die Wohnung so klein ist, können wir den alten Kram nicht mehr behalten. Schmerzliche Trennung.


 


Traslocare è un po' come morire. E io muoio, infatti. Mi sono buscato uno stramaledetto virus... Io muoio. Son morto.


Now that I'm dead I'm happy at last. I'm a Kensington squirrel. Peter Pan is watching over my sleep.


Niente messa funebre, per favore. Chiamate un indiano Hopi o un santone buddhista. E spargete le mie ceneri nei Giardini di Kensington o in Central Park.


Wenn ich sterbe, bitte keine Messe. Ruft einen Hopi-Indianer oder einen buddhistischen Mönch. Und verstreut meine Asche im Hyde Park.


 


La casa, che consta di due blocchi uguali, è letteralmente a cavallo delle mura vecchie della città, alle spalle del Roter Turm ("Torre Rossa"). E' giusto l'antico muro a dividerla in due, o, più precisamente, a bipartirla. Belli gli scenari architettonici che si stampano sulle finestre. E il balcone-loggia libera lo sguardo sul cimitero, dove riposa il nostro Andreas.


Pochi giorni fa, il mio compleanno. Molto zombie-like. L'ho trascorso in mobilifici vari... con questa brutta tosse persistente. Saranno forse gli acari?... Se è così, il trasloco giunge nel momento più idoneo!


Wir müssen die Räume unseres neuen (zusammengeschrumpften) Lebens erkunden (Gnomenklo, Gnomenküche...) und neue (winzige!) Möbel kaufen.


My birthday! But no reason to party at all. I'm coughing my soul out of my old fookin body. Bastard virus!


 


 


Ma se non sono gli acari (con i quali del resto ho convissuto per decenni senza alcun problema), dove diavolo ho beccato questa tosse?!? Tre sono le possibilità: 1) la fabbrica, dove lavorano - o fanno finta di lavorare - oscuri tizi contorti, originari dall'ex UdRSS; 2) la Weinfest - Festa del Vino - di Wasserburg, una folla pacifica in una notte d'estate quasi italiana, dove certamente virus e batteri hanno potuto fare il bello e il cattivo tempo saltellando da un corpo all'altro senza scrupoli multiculturali; 3) il cimitero, dove ho accompagnato fino alla sua ultima dimora mio suocero, originario dell'Alto Adige, e dove i suoi parenti (saliti apposta da quella regione tra i monti, carina ma piuttosto bizzarra) non hanno versato quasi lacrima, lasciando a me il compito di congedare il povero vecchio con ululii strazianti...


Vor zwei Wochen habe ich meinen Schwiegervater auf den Friedhof begleitet. Nur zwei haben geweint: sein 10-jähriger Enkel und ich. Ansonsten: Aliens!

Und ein paar Tage zuvor: Beschwipst und nackt nach dem Wasserburger Weinfest. "Mein Gott, wie spät ist es jetzt? Und --- wer bist du überhaupt?" 


 


La nostra abitazione nuova, che stanno finendo di costruire... bella, anche gnomica. Scherzosamente, io e Mary la chiamiamo "Penthouse", ma è una sorta di grotta tecnologizzata scavata direttamente sotto il tetto.


Very expensive rent. But this new house lies in the heart of the old town and from our windows we have a view of nice antique buildings...


Unsere neue Wohnung liegt direkt unterm (Schräg-)Dach und alles ist sauberpoliert/fabrikneu. Wir zwei: zwei Zwerge im Herzen der Altstadt.


 


Rifacciamo il punto della situazione: sto per traslocare in un appartamento più piccolo (ma sito al centro di Wasserburg, e dunque vera Bohéme, e di conseguenza - ovvio - dall'affitto molto più caro di quello attuale) e stamani ho effettuato l'Operazione Ripulisti, ovvero la semitortura di selezionare i libri, CD e DVD che voglio/devo portare nella nuova abitazione (destinando il rimanente, oltre il 90%, alla Caritas o al macero).


Cleaning out the flat I'm leaving. Tons of books, CDs and DVDs to throw away. Only three boxes of them will make their final destination.


L'Operazione Ripulisti è durata non più di mezz'ora. Mi è riuscito di essere molto duro e di non piagnucolare: ho selezionato solo una ventina di film su DVD (Woody Allen, Lemmon & Matthau, Peter Sellers...), un centinaio di CD (butto via tutta la classica e il pop italiano, salvando il prog rock e certo rock angloamericano) e non più di 50 libri.


Ora, io nel corso degli anni, soprattutto nell'èra pre-Internet, facevo salti mortali per procacciarmi un determinato titolo; smuovevo acqua, cielo e terra per un romanzo o un film (ricordo le capriole, le telefonate e le corse per trovare la costosissima videocassetta di Arancia meccanica, il film di Kubrick ispirato al romanzo di Anthony Burgess, in versione tedesca... mentre oggi il DVD te lo sbattono in faccia quasi gratuitamente!). Molti libri dei quali mi sto liberando portano in prima pagina la dicitura: "Londra, Parigi, La Valletta, Palma di Maiorca, Roma, N.Y...." a seconda delle località dove li acquistai... Altri hanno la dedica di Mary e tanto di data e cuoricino... Ma niente! Nessun fremito emotivo, sorprendentemente: mi libero volentieri di tanta zavorra.


Un ripulisti dell'anima; e forse dello spirito.


 

mercoledì, febbraio 11, 2009

LIANA BURGESS

in memoria

Nel suo "obituary", il Liverpool Daily Post ricordò quanto Liana fosse addolorata per la morte del marito, avvenuta nel 1993 per cancro ai polmoni, e per quella del figlio, spentosi nel 2002 a soli 37 anni. Liana Burgess, traduttrice e agente letteraria, si chiamava in realtà Liliana Macellari e, dopo una vita trascorsa a fuggire dall'Italia ("e dal Vaticano"), è andata a morire proprio nel suo Paese natìo, in quel di Sanremo.

Io e Liana

Nel 2000 ebbi la sorpresa di essere contattato da "Mrs. Burgess", la vedova italiana del romanziere Anthony Burgess, al quale avevo dedicato una monografia online. Al nostro scambio di e-mails si aggiunsero le telefonate. Era sempre lei che telefonava, e lo faceva non solo per chiedermi consigli su editori, studiosi e università cui potersi rivolgere per continuare a propagare l'opera del marito, ma anche per conoscere il mio parere sulle traduzioni in tedesco di romanzi e saggi burgessiani. A questo proposito potei rassicurarla: "Qui in Germania hanno sempre fatto un ottimo lavoro. I libri di Anthony non sono stati affatto maltrattati; anzi! La traduzione di Earthly Powers [Gli Strumenti delle tenebre], ad esempio, è un capolavoro a sé".
A volte mi chiamava da Londra, altre dal Principato di Monaco. Erano telefonate che potevano durare addirittura ore, ed era quasi sempre lei a parlare. Parlava soprattutto dei libri del marito, ma le piaceva anche riferirmi particolari su come passava i giorni, o quali programmi televisivi seguiva (amava la serie Un medico in famiglia) e quali fossero i suoi pensieri sulla situazione politica del Belpaese.
"Io mi considero una fuggitiva" mi disse a più riprese.
Ce l'aveva a morte con gli editori, soprattutto con quelli nostrani, i quali, a suo parere, non erano in grado di apprezzare i lavori di Anthony. Spesso appariva in stato confusionale, ma quando le capitò la disgrazia di perdere anche l'amato "Andrea" (Andrew Burgess Wilson), divenne laconica, non trovava le parole. Pur attraverso il telefono, la sua afflizione era palpabilissima. Come potere infondere coraggio a una Mater dolorosa?
Infatti: è impossibile.
E a questa donna dall'animo spezzato io preferivo di gran lunga la Liana di prima: nevrotica e vivace, sempre alla ricerca di una casa editrice seria che non lasciasse cadere nel dimenticatoio le opere dell'uomo al cui fianco era stata per un quarto di secolo.
Nel 2001 io e mia moglie andammo a New York e, seguendo il consiglio di Liana, ci spingemmo fino ad Harlem, esplicitamente per vedere la casa in cui Anthony Burgess aveva abitato quando era guest professor all'università di NY. Il palazzo sembrava ora popolato unicamente da latinos. Scattammo alcune foto per mandarle a Liana, che le apprezzò tantissimo. Un'altra volta ci recammo al Principato di Monaco ma, per qualche ragione, non le facemmo visita. Ignoravamo del resto se lei fosse veramente lì oppure se a quell'indirizzo avessimo trovato soltanto la sua segretaria e collaboratrice, la fedele - e paziente! - Caroline Langdon Banks (la stessa Caroline che frequentemente mi telefonò e mi scrisse e-mails pregandomi di mettermi in contatto con "Mrs. Burgess"). Nella sua innata irrequietezza, Liana era solita fare la spola tra i suoi due principali luoghi di residenza ed era arduo starle dietro.
Negli ultimi tempi aveva preso ad alloggiare sempre più spesso a Londra, in un quartiere felicemente multiculturale. Probabilmente nella capitale inglese si sentiva molto più a proprio agio che altrove. Il suo appartamento londinese era piccolo ma confortevole e lì lei era circondata da pile di giornali (non li buttava mai via!) e da piccole comodità domestiche che a Montecarlo non esistevano o che avevano un costo proibitivo.
Non raramente la sentii lamentarsi del lusso e dei fasti che nel minuscolo Stato monegasco è quasi un obbligo sventolare, e almeno una volta all'anno si sentiva oltremodo disturbata dai clamori del Gran Premio di Formula Uno. No, meglio Londra, quindi, dove c'era un ragazzo pakistano che la aiutava a usare il computer e dove, appena dietro l'angolo, spuntavano come funghi i negozietti alimentari, che sono sempre un bel vantaggio per una persona ultrasettantenne non più agile sulle gambe.

Insieme iniziammo un progetto per un "running commentary" dell'esilarante Honey for the Bears, quel resoconto romanzato di un viaggio nell'URSS (l'impero comunista russo) che Anthony compì insieme alla sua prima moglie e che gli servì tra l'altro per forgiare il "nadsat", lo slang che viene parlato dai protagonisti di Arancia meccanica. Però, come molte altre idee scaturite dal vulcanico cervello di questa donna, il progetto rimase incompiuto.
A proposito di Russia: la stessa Liana si aggregò a una comitiva turistica e andò a visitare San Pietroburgo, non mancando di inviarmi alcune foto di quel suo viaggio.

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Honey for the Bears era uno dei romanzi del marito che lei avrebbe voluto rilanciare e che, per le oscure leggi che governano l'editoria mondiale, continuava invece a vivere nel limbo delle opere a rischio d'oblio.
Fu comunque certamente grazie ai suoi sforzi che altri romanzi di Anthony Burgess vennero ristampati: Il seme inquieto, Enderby, L'uomo di Nazareth, la Trilogia Malese, almeno uno dei lavori di lettura critica dell'opera di James Joyce, tutte le rivisitazioni - romanzesche e saggistiche - della vita di Shakespeare, ecc.

Nel 2002, una telefonata desolante: la signora Burgess, questa donna altrimenti così fiera, di nobili origini (portava il titolo di "contessa"; apparteneva alla casata della Pergola e vantava una discendenza da Attila, re degli Unni) ma che aveva sempre nutrito principi sinistrorsi, si dolse con me della morte dell'unicogenito. Dalla sua voce, ma anche dai suoi inediti silenzi, capii che si trovava ancora in stato di choc. Io medesimo non avevo quasi parole di conforto. Le chiesi ad ogni modo come Andrew fosse deceduto, e non ottenni risposta. Suicidio? Rimase una questione mai chiarita; persino i migliori biografi di Anthony Burgess (e di Liana) non l'hanno ancora risolta.


[Nota aggiuntiva: la versione ufficiale parla di emorragia cerebrale, io l'ho appreso solo molto dopo aver compilato le presenti righe.]


Da questo tragico evento in poi, le sue telefonate iniziarono a diradarsi. Io non potevo biasimarla, naturalmente, e nei pochi anni che seguirono Liana fu sempre più avvolta dalle nebbie di una disperata pazzia: pareva che, insieme al suo corpo, le si rimpicciolissero anche anima e mente.
Quando a metà del 2008 appresi, spulciando l'archivio di The Guardian, che Liana Burgess si era spenta nel dicembre 2007, stavo ancora piangendo per la morte di mio figlio adottivo (Andreas Grassl, 6/10/1975 - 24/11/2007), e solo a poco a poco la portata di quest'altra notizia funerea poté penetrare nel mio spirito, facendomi molto riflettere sui casi della vita (Andrew / Andreas; novembre 2007 la dipartita di Andreas / e dicembre 2007 quella di Liana...). Non fu un caso neppure il fatto che avessi saputo della morte di Liana con mesi di ritardo: questa donna, da molti giudicata "invasiva", in realtà visse sempre all'ombra dei suoi due mariti (il primo, Benjamin Johnson, era un afro-americano che tradusse tra l'altro i racconti brevi di Italo Svevo). Non le mancavano le qualità intellettuali, ma a dispetto del suo carattere ribelle - "fui una delle prime femministe" - finì per ricoprire il ruolo di brava consorte, facendo sì che Anthony Burgess ci regalasse alcune tra le sue opere migliori.


Tappe di un amore

Quando la cirrosi epatica si portò via Lynn (vero nome: Llewela), ovvero la moglie gallese di Anthony Burgess (i due andavano a ubriacarsi nei pub e lei lo tradiva volentieri), lo scrittore, vedovo ma non più disperato (il film di Stanley Kubrick Arancia meccanica lo rese ricco e famoso), si ritrovò padre: davanti a lui si presentò infatti un'italiana con la quale aveva trascorso una sola notte d'amore, tale Liliana o Liana, Contessa de' Macellari (al secolo poi divenuta Liana Burgess), sposata Johnson e in attesa di ottenere il divorzio dal poeta-traduttore di estrazione caraibica. La giovane donna fece conoscere ad Anthony uno scricciolo di tre anni, Andrew o Andrea, dicendogli appunto che trattavasi del loro "spermium", insomma del frutto dell'unica notte che avevano trascorso insieme.
Lo scrittore inglese acconsentì subito di provvedere ai bisogni del bambino e, anzi, dato che la propria vita era sempre stata un caos, si disse d'accordo a una convivenza. Fu però subito palese che non sarebbe certo stata Liana a rimettere ordine all'esistenza di Anthony: lei stessa conduceva una vita tutt'altro che borghese... Ma il pregio di Liana era proprio quello di essere una donna esuberante e combattiva, nonché dotata di un grande senso pratico; ed ecco che si siede al volante di uno sgangherato camper e, insieme al tranquillo, sedentario Anthony e al piccolo e sempre agitato Andrew, inizia un pellegrinaggio attraverso l'intera Europa. Lo scopo dichiarato è quello di sfuggire al terribile fisco britannico (cosa che in quegli anni facevano tanti; vedi i Rolling Stones, che erano andati a rifugiarsi nella Costa Azzurra). I tre abiteranno a Malta, in Italia, in Francia, in Svizzera e negli USA e più esattamente a New York (dunque non solo in Europa, a conti fatti!), approdando infine nel Principato di Monaco. Nell'autobiografia You've Had Your Time, Burgess decanta i pregi della sua nuova moglie pur crucciandosi nel contempo di non trovare il tempo di scrivere. Ma Liana fa di tutto per togliergli di dosso gli impacci della quotidianità e, in effetti, anche negli ultimi trent'anni della sua vita lo scrittore sarà prolificissimo, producendo tra l'altro quello che secondo me è il suo autentico capolavoro, ovvero Gli strumenti delle tenebre (noto anche come I poteri delle tenebre).
In un certo qual modo, grazie alla moglie italiana Burgess raggiunse una dimensione felice, anche se non si può propriamente definirla una "felicità equilibrata", dato lo stile di vita. Fu molto attivo e sempre più spesso veniva invitato nei talk shows, dove dava spettacolo facendo mostra di tutta la sua cultura e dove si lanciava in aspre polemiche soprattutto contro il protestantesimo.

Paolo Andrea Macellari, poi divenuto Andrew Burgess Wilson, e quindi il pargolo cresciuto a rimorchio di tale coppia zingaresca, felice sicuramente lo fu soltanto nei primissimi anni. Costretto a imparare in fretta i prodromi di diversi idiomi (inglese, italiano, maltese...), conobbe la situazione dell'emarginato; dovunque andasse, veniva considerato uno straniero e come tale trattato. Negli ultimi anni lo ritroviamo in Scozia con il classico 'kilt' a suonare in un'orchestra classica; fu, quello, un tentativo estremo di appigliarsi a una "patria" (dalla Scozia provenivano gli avi del presunto padre) e di crearsi un'arte. Similmente a molti individui fondamentalmente apolidi, gli mancava la sicurezza, e morì "nel mezzo di sua vita"; qualcuno dice per una malattia, altri giurano sul suicidio...

["Emorragia cerebrale".]

 
Ad Anthony Burgess, andatosene prima di lui, fu dunque risparmiata la sofferenza per la morte di un figlio. Diciamo "figlio" anche se i dubbi sulla paternità sono giustificati: Andrew era di carnagione piuttosto scura, un particolare già ampiamente trattato in un paio di biografie "cattive" sullo scrittore (Liana era particolarmente arrabbiata per quella di Roger Lewis, che tra l'altro sostiene che il vero papà di Paolo Andrea fosse Roy Lionel Halliday, un insegnante, ex compagno della donna).


Chi era Liana
(biografia semi-stereotipata)

Liliana Macellari (nata a Porto Civitanova nel 1929) tradusse due opere di Thomas Pynchon (V e The Crying of Lot 49) e altrettante di Anthony Burgess (Malayan Trilogy e The End of the World News). Aveva inoltre in cantiere un'ambiziosa traduzione del Finnegans Wake di Joyce, da lei reintitolato pHorbiCEtta, e per anni coltivò la fotografia, altra sua grande passione.
In primis però curò la parte contrattuale dei lavori del marito, riuscendo a fargli avere alti compensi dai giornali che pubblicavano le sue recensioni e i suoi essays, nonché negoziando con i responsabili delle case editrici che, come abbiamo già visto, lei riteneva "una banda di ladri". Si calcola che, dopo la morte di Anthony, possedesse circa 3 milioni di dollari (grazie anche agli accordi con produttori cinematografici), oltre a una decina di case sparpagliate per il continente europeo. Parte delle ricchezze le donò all'Anthony Burgess Center dell'Università di Angers, in Francia, e all'International Anthony Burgess Foundation di Manchester (città dove lo scrittore era nato).
Lewis riferisce che Anthony Burgess spesso non aveva un solo centesimo in tasca e che ignorava l'ammontare del proprio conto bancario ("He never knew how much money he had in the bank and often had not a dime in his pocket"), ma non è strano né raro che gli artisti lascino alla propria dolce metà il compito di occuparsi delle finanze.

L'affaire tra Liana e il fantomatico Roy Halliday era sbocciato a Roma. La coppia si trasferì a Londra e lui annegò durante una regata sull'Atlantico. La donna ebbe poi a dichiarare che l'unica cosa rimastele da quella storia fu la macchina da scrivere di Halliday.
Sposò John Wilson (che scriveva sotto lo pseudonimo Anthony Burgess) nel 1963. Si erano conosciuti quando lei lo contattò perché incaricata dalla Bompiani di compilare un almanacco di letteratura inglese. Dopo aver letto A Clockwork Orange e Inside Mr Enderby (quest'ultimo firmato da Burgess con il nom de plume Joseph Kell), credette di avere scoperto due nuovi autori geniali. E scrisse entusiasticamente ad entrambi, scoprendo, con grande stupore, che si trattava di un'unica persona.
Si diedero appuntamento in un ristorante di Chiswick e ben presto si innamorarono. "Ero in realtà innamorata delle sue opere" ebbe a dire Liana. "Anthony non era precisamente bello..."
Lo scrittore era restio ad abbandonare Llewela per non urtare la suscettibilità di suo cugino George Patrick Dwyer, arcivescovo cattolico di Leeds. Intanto (nel 1964) nasceva Paolo Andrea, all'insaputa di Anthony.
Nel '67, Liana divenne docente del King's College di Cambridge, e in quel periodo tradusse Pynchon.
Il gossip storico ci dice che lei poté rivedere Burgess solo dopo la morte della moglie di questi (marzo '68). Gli presentò il bimbo e sei mesi dopo erano marito e moglie. Liana aveva 38 anni, lui 53.
Determinati a non pagare le tasse (i professionisti erano costretti a dare il 90% dei loro proventi al fisco britannico), Anthony e Liana, con Andrew a rimorchio, iniziarono la loro odissea a bordo del vecchio e assai malandato Bedford Dormobile. Al volante c'era lei, mentre Anthony stava sul retro a scrivere romanzi e copioni cinematografici (uno di questi fu il Gesù di Zeffirelli).
Dopo un soggiorno nell'ostile - perché malata di bacchettonismo - isola di Malta, cominciarono un tour americano che durò quattro anni e li portò in svariate università. Burgess fu ospite tra l'altro di quelle di Chapel Hill, Princeton e del City College di New York.
Gli acquisti di case (per lo più semplici appartamenti) a Roma, Malta, Bracciano, Callian (sulla Riviera Francese), Siena, Lugano, Twickenham, Londra-centro e Monaco rappresentavano, nelle intenzioni di Liana, un modo sicuro per investire il denaro. Dietro alla sua anticonvenzionalità esisteva, dunque, una formale praticità.
Dal 1975 lei divenne ufficialmente l'agente letteraria per l'Europa di Anthony Burgess. Ma non era brava solo a contrattare: a testimoniare la sua bravura di traduttrice c'è il Premio Scanno, che le venne assegnato per la sua ingegnosa versione italiana della Trilogia Malese. Tradusse inoltre, dal romanesco all'inglese, molti sonetti di Giacchino Belli (poeta di cui Burgess era ammaliato); molti di quei versi sono stati inseriti in Abba Abba, libro di Anthony Burgess.
Nel 1977, è la stessa Liana che si trasforma in una figura romanzesca: la troviamo infatti in Beard's Roman Women nei panni della seducente e combattiva fotografa Paola Lucrezia Belli.

Diventata vedova, fece di tutto per promuovere non soltanto i libri ma anche la musica di Anthony: un'attività che la sorresse nel lutto. Ma poi arrivò anche la perdita dell'unico figlio e dal suo volto minuto svanì l'ultimo barlume di sorriso.
Morì di cancro ai polmoni (come il marito) il 3 dicembre 2007, a 78 anni.