sabato, ottobre 01, 2022

Romanzo a puntate: 'Via Diaboli', di franc'O'brain. 1

 


franc'O'brain

 

V I A      D I A B O L I

 

 

Giudicate voi se questa è una storia d'amore,

una tragedia o una farsa popolata da maschere anche perfide.



 

 

A Mary

 

 

 

1

 

 

Era il primo di ottobre e il cielo era nuvolo, ma l'autunno – quello vero – non era ancora arrivato. Me ne andavo in giro sbarbato e con indosso un vestito nuovo, comprato grazie ai soldi della buonuscita, o liquidazione che dir si voglia. La fabbrica in cui avevo lavorato per oltre dieci anni aveva chiuso i battenti e d'un tratto mi ritrovavo, poco più che trentenne, disoccupato.

Non si può dire che la cosa mi dispiacesse. Avevo trentamila euro in banca, il che significa che tenevo in mano lo scontrino della mia vita. Per la prima volta da quando ero venuto al mondo, potevo considerarmi veramente libero.

Fischiettando "Free Falling" di Tom Petty, filavo insieme alla città. C'era un che di catastrofico nell'aria, qualcosa che non poteva essere ascritto alle condizioni meteorologiche. A quell'ora (erano da poco scoccate le dieci del mattino) le strade di Monaco di Baviera pullulavano di gente.

Palesemente ero l'unico che esternava un bel sorriso. Oh, yes: tutto okay… per me. La mia passeggiata era una specie di caduta orizzontale in un mondo allo sfascio, un mondo con il quale – per fortuna! – non ero in sintonia.

 

 

And I'm free, free fallin'

Yeah I'm free, free fallin'

 

 

Il traffico ronzava come cento stuka. E sì che i media si ostinavano a parlare della crisi del mercato dell'auto! Io camminavo osservando con blando interesse le frenetiche molecole che mi circondavano: un meticciato di razze e volti tra i più disparati dai quali, qua e là, affiorava un rappresentante del vero "Deutschtum", essenza stessa della germanicità. Tutti quanti, ad ogni modo, occupati da pensieri frenetici. Avevano certi occhi da Caino...! Ma in questi giorni – mi chiesi – non si svolge la celebre Oktoberfest? Sì. Eppure ecco queste espressioni cupe, ecco quest'aria da "fate largo ché ho tanto da fare"...

Incrociai naturalmente anche molte persone che non avevano un bel nulla da fare e non lo nascondevano. Persino loro però sbandieravano la tetraggine che internamente li sconvolgeva, e il paradosso era che di sicuro provavano invidia per gli altri, per gli occupati, per gli eternamente indaffarati. Si sarebbe detto che lo spirito della Festa della Birra avesse dovuto sciogliere i problemi della gente come neve al sole, affratellando tutti, rendendoli più miti, ma evidentemente non era così. La sera andavano a ubriacarsi ai Wies'n (la spianata su cui si svolgeva l'annuale manifestazione) simili a una mandria impazzita e il giorno dopo si dannavano l'anima come al solito: chi per lo stress lavorativo e chi, viceversa, perché spiantato cronico o inguaribile senzasperanze.

Si vede che la birra non sempre giova. E, al fin della licenza, la vera seccatura non era forse il lavoro o la mancanza del medesimo, e neppure la mal sopportazione dell'alcol. Chissà quali drammi tempestavano l'esistenza di quegli individui! Provai quasi pietà per i loro tortuosi, oscuri destini, pur non potendo evitare di continuare a sentirmi bene.

Trentamila euro! Mai posseduti tanti soldi in vita mia.

Perseveravo a zufolare allegramente il motivetto di Tom Petty... sebbene anch'io ora facessi parte dei circa sei milioni di disoccupati in Germania. Un altro, al posto del sottoscritto, un giovanotto con la testa realmente sulle spalle, si sarebbe preoccupato e non poco. Io invece ero fiducioso. Inoltre, come molti che non avevano ancora superato la mia età, a me interessava il presente, o tutt'al più l'immediato. Il futuro poteva aspettare.

Telegiornali, notiziari radio e quotidiani cartacei e online cercavano di richiamarmi al senso del dovere: Krise! Krise! Krise! avvertivano. E io lì a fischiettare beato. Nelle lande tedesche, così come negli altri Paesi occidentali, era in corso una catastrofe sociale, d'accordo, ma sentivo che non mi riguardava direttamente. Il sostanzioso "premio d'addio" della ditta Schuuf mi poneva in una posizione avvantaggiata persino nei confronti di chi un impiego ce l'aveva.

Ero giovane, in ottima salute e, come detto, ciò che mi interessava non era precisamente un domani remoto. Sapevo bene come avrei trascorso il resto della mattinata e questo mi bastava. Prima cosa, comprai un fascicolo delle avventure di Rajabdo, un personaggio dei fumetti che mi aveva accompagnato per buona parte della gioventù.

Curioso che negli ultimi dieci-dodici anni non avessi più pensato a lui! Rajabdo non era il classico supereroe: era un uomo come tanti che viveva in un mondo analogo al nostro (mondo che, quando la serie uscì la prima volta, voleva essere un insieme di scenari futuristici). Le avventure che Rajabdo si ritrovava a vivere nascevano tutte da semplici casualità e – ovvio! – solitamente si trattava di dover salvare un'ancella in pericolo.

Guardai la cover sorridendo: ecco lì l'eroe, o antieroe, che lottava, tra automobili sospese a mezz'aria, contro alieni vampireschi...

Rabjabdo era tutto ciò che io da adolescente avrei voluto essere: il suo modo di vivere così spensierato, tutt'altro che impegnativo; il suo rapporto con le donne fondato su un dare e ricevere fuggevole e spontaneo; il suo campare alla giornata, senza curarsi del domani, senza angosce e senza inutili problemi per la testa se non quello di dover eliminare i fantomatici extraterrestri succhiasangue…

Oggi, finalmente, sentivo di assomigliargli.

Con il fumetto in mano mi diressi alla Trinkstall. Era un edificio di forma rigorosamente parallelepipeda nei pressi della Münchner Freiheit, apparentemente costruito con lastroni di cemento: una specie di scatola a vetri dalle pareti sconnesse, come tante ve ne sono nei cosiddetti quartieri del divertimento di ogni grande città.

Salutai uno dei baristi-camerieri, che conoscevo discretamente anche se non gli avevo mai chiesto come si chiamasse, mi inoltrai attraverso due file di tavoli semivuoti e andai a sedermi in fondo, accanto a una lampada a stelo. Ordinai un cappuccino e una ciabatta-con-prosciutto-emmenthal-e-maionese, quindi sfogliai amorevolmente il fascicolo fresco di stampa. Dovevano aver sostituito il disegnatore: oggi Rajabdo aveva una corporatura più squadrata – anche se non era necessariamente più muscoloso di prima – e l'espressione di tranquilla superiorità che lo aveva contraddistinto all'inizio delle sue imprese era stata sostituita da un'aria vagamente ombrosa, dovuta forse alle sopracciglia più folte e a una ruga che gli percorreva verticalmente la radice del naso. Uhm... Fisicamente non eravamo tanto diversi. Oppure io avevo finito per diventare simile a lui, crescendo? Il paesaggio che si intravedeva in svariate vignette era quello consueto: rispecchiava il cosmo urbano a me e a noi tutti familiare e si prestava pertanto come palcoscenico ideale per ambientarci le vicissitudini del Nostro. Soltanto i mezzi di trasporto avevano conservato la tipologia "avveniristica" voluta dagli ideatori della serie (alcune auto sembravano elicotteri privati...). Le tavole non erano firmate, notai.

Stavo mettendomi a cercare l'impressum, per vedere chi era adesso l'artista e chi scriveva le sceneggiature, quando la mia attenzione fu distolta da un movimento poco lontano.

Un uomo sulla quarantina si era acceso una Marlboro con gesti bruschi. Davanti a lui, un bicchiere di Helles Bier già mezzo vuoto. Inquieto e smanioso, l'uomo pareva interrogare con lo sguardo l'angolo di strada che si stagliava al di là del finestrone, come se attendesse qualcuno. Agitava nervosamente una gamba, di tanto in tanto cambiava posizione sulla sedia, lanciava nella sala uno sguardo circolare e tornava a osservare verso l'esterno, fremente.

In un'occasione i nostri occhi si incrociarono: i suoi erano blu trasparenti, pressappoco ittici. Nel suo viso di forma allungata, improntato di lineamenti energici, c'era una specie di bellezza devastata. Devastata da chi o da che cosa? Innanzitutto dal trascorrere del tempo, certamente: come già menzionato, non era più giovane, e del resto l'irrequietezza che lo distingueva era conforme al malessere della città, della nazione, del pianeta intero. Ma forse c'entrava, con questa tempesta interiore che gli aveva segnato anche la carne, l'amore.

Infatti. Mentre io prendevo a morsi la ciabatta riccamente imbottita, innaffiandola con il cappuccino bollente, l'espressione dei suoi occhi si raddolcì e le labbra sottili si atteggiarono a un'allegria quasi tenera. Una ragazza attraversò lo scorcio che era distinguibile dalla vetrata e, curvandosi come se volesse celarsi, si affrettò a girare l'angolo della facciata principale della Trinkstall. Per i pochi secondi che lei scomparve dalla vista, l'uomo rimase ritto all'impiedi, tutta la sua attenzione concentrata sull'entrata. Quando la ragazza tornò visibile (circondata dall'alone di luce giallastra della giornata ottobrina), lui agitò vistosamente le braccia, per segnalarle dove si trovava.

La ragazza coprì il tragitto che li separava con un sorriso stanco sul volto, che era straordinariamente pallido, e, mentre le loro bocche si avvicinavano, sbirciò in mia direzione. Il loro non fu un bacio vero e proprio: probabilmente – ipotizzai – sono io a infastidirla.

Mentre prendevano posto l'una di fronte all'altro, aprii il fascicolo di Rajabdo e iniziai a leggere:

 

 

Figura 1: Rajabdo cammina lungo la strada di una metropoli senza nome, solcando con calma una folla eterogenea e poco amichevole. La didascalia diceva: "Fare cose, vedere gente. Una perduta fissazione".

 

 

Hmmm... sì, i toni poetici erano come me li ricordavo. Una poesia della disillusione.

 

 

Ci fu dell'agitazione al tavolo vicino. Volsi gli occhi: piegato in avanti, il quarantenne parlava alla ragazza con aria implorante. La sua sigaretta, dimenticata nel posacenere, stava morendo in una spirale bluastra. La Trinkstall era uno dei pochi ritrovi che ancora tolleravano il vizio del fumo: una spiaggia per relitti alla deriva. Lei se ne stava con le spalle appoggiate allo schienale e taceva, sempre bianca in volto. O-oh. Qui finisce un amore, pensai.

 

 

Figura 2: Rajabdo entra in un locale che un'insegna indica come il "Cement Rose". Strano. Sembra la Trinkstall...

 

 

Figura 3: Rajabdo saluta il cameriere-barista... che è lo stesso della Trinkstall, sputato!… e che inforca persino lenti paragonabili a fondi di bottiglie, come il cameriere reale… e pronuncia queste parole: "Come la butta, Johnny?"

 

 

Johnny? Si chiama così? Rizzai il capo proprio mentre Johnny (sì, era uguale! Gli stessi occhiali...) si appressava ai miei vicini di tavolo e chiedeva alla ragazza che cosa dovesse portarle. Lei tentennò la testa, e allora il presunto Johnny venne da me e prese in mano la tazza e il piatto vuoti.

«Ah!» esclamò, con un leggero cenno del mento. «Rajabdo.» Rise annuendo. «Una volta lo leggevo... da bambino.»

Ridacchiai anch'io. «Non è propriamente una lettura per bambini, Johnny» dissi, mentre mi accorgevo che la ragazza stava di nuovo sbirciando verso di me.

«Na ja, insomma...» disse lui. Rise, con occhi luccicanti sotto le lenti penosamente spesse. Non so come dovevo interpretare la sua risata: lo divertiva il fatto che io lo avessi chiamato con quel nome, Johnny, che apparteneva al suo sosia del fumetto, o per qualche altro motivo?

Il cameriere veleggiò via e io sollevai con decisione il mento. La ragazza ora mi osservava apertamente, infischiandosene del quarantenne (forse quarantacinquenne) che le parlava con disperazione arruffandosi i pochi capelli che gli rimanevano.

Era bella. Non bellissima ma bella. Aveva i tratti minuti e gli occhi chiari. Chiari ma non azzurri: probabilmente verde bosco (difficile appurarlo, con quelle condizioni di luce). Ancora una volta non riuscii a sostenere il suo sguardo e distolsi il viso, facendo dunque il contrario di quanto avrebbe fatto Rajabdo in una tale situazione.

 

 

Figure 4 e 5: Rajabdo va a sedersi proprio in fondo al Cement Rose. No, la lampada a stelo non è la stessa e l'oggetto di lettura che tiene tra le mani non è un fumetto bensì un libro: Gli inquilini di Moonbloom, di Edward Lewis Wallant. Però a uno dei tavoli accanto al suo chi c'è? Sì, proprio lui: il quarantenne. La somiglianza è vaga se non del tutto assente, ammettiamolo (il quarantenne del fumetto è ancora più pelato e ha il naso rincagnato), ma i dettagli (il nervosismo, la sigaretta, gli sguardi impazienti alla strada) corrispondono.

 

 

Sfogliai pagina: ecco che ora entra in scena la ragazza…


 

 

Misi giù il fascicolo e inspirai con forza. Un momento. Qui qualcosa non quadra. I personaggi della storia erano identici a...

Io sono un tipo razionale. Sempre stato. Sono arciconvinto che non esistono fenomeni inesplicabili. Per ogni cosa basta trovare la chiave logica d'interpretazione. Dunque: riflettiamo...

«Vedo che sta leggendo Rajabdo

Sussultai. Era stata la ragazza a parlare. Quella vera, non quella dei comics.

«Mmm, sì.»

Mi guardò intentamente. E anche l'uomo mi fissò, aggrappato al suo tavolino e girato di sguincio. Lei sorrise, mentre lui sembrava volermi uccidere con gli occhi.

«E...?» insisté la ragazza.

«Molto interessante» dissi.

«Cazzate!» esplose l'uomo. Si alzò, gettò sul ripiano di formica dieci euro (di birre ne aveva bevute due) e si infilò il soprabito, il tutto sempre guardandomi con ostinazione. «Solo cazzate» ribadì, avvicinandosi. Diede un colpetto all'albo con il dorso della mano, facendomelo mezzo scivolare dalle dita. E se ne andò con l'andatura di un bufalo sfiancato.

Lo seguii con lo sguardo, a bocca aperta, finché la risata cristallina di lei non me la fece richiudere, la bocca. Anch'io abbozzai una risata, pur se non avevo ancora superato il momento di sconcerto. «Che… che gli è preso?» chiesi. «È forse per questo?» aggiunsi, sollevando il fumetto. Sulla copertina a colori, il profilo di Rajabdo segava lo skyline della città in fiamme, mentre diversi veicoli erano impegnati in una sorta di guerra aerea.

La ragazza si sollevò dal suo posto, afferrò la borsetta e mi si appressò. «Le spiace... ?» Indicò la sedia di fronte alla mia.

«No, certo che no.»

«Non deve prendersela» mi suggerì, mettendosi comoda. «L'ho appena abbandonato.» Aveva un'espressione tutt'altro che contrita. Anzi: sfoggiava uno splendido, imperturbabile sorriso. I suoi occhi, come potei constatare, erano davvero glauchi, con una sfumatura cenerina. Sedeva ritta e sottile.

«Un brutto colpo per lui» osservai educatamente. «Ma...? Aspetti.» Ritrovai in fretta la pagina che la riguardava e la girai per mostrargliela.

«Mi assomiglia ma non sono io» mi informò senza guardare. «Quella lì si chiama Lilla. Un nome assurdo, non le pare? Io invece sono Margarita.»

«Ciao, Margarita» dissi.

 

 

                                                       [Continua]             




         INDICE                                              

  Via Diaboli - 1 (Capitolo 1)     

  Via Diaboli - 2 (Capitoli 2 e 3)

  Via Diaboli - 3 (Capitoli 4 e 5)

   Via Diaboli - 4 (Capitolo 6)     

    

                              (...)                              


      Via Diaboli, di franc'Obrain  Buy it! (E-book)




 

 

'Le nuove circostanze', album 2022 di Pietro Spanò

Laureatosi in pianoforte presso il "Vincenzo Bellini" di Palermo, Spanò pubblica nel 2001 il singolo "L'incubo dell'ultima luna", le cui sonorità vengono apprezzate anche da Franco Battiato. 
Nel 2007, dopo alcuni anni di sperimentazione musicale, pubblica l'album Vittime di sottofondo
Nel settembre 2011 esce, ancora una volta in autoproduzione, Il terribile suono del silenzio, che lui stesso definisce "un viaggio dentro la coscienza dell'uomo e un'analisi profonda delle sue fragilità". 
Tutto sta cambiando, prodotto insieme a Guido Guglielminetti, è del 2019. Si tratta di un altro album di gradevole ascolto, interessante e impegnato dal punto di vista sociologico. “Portami via da qui”, canzone ivi contenuta, è stata pubblicata da Pressingline, etichetta discografica fondata da Lucio Dalla. 
Prospettiva cosmica esce il 30 novembre 2020 e, nel settembre 2022, segue questo Le nuove circostanze (prodotto con Fabio Abate), contenente canzoni nuove e altre già conosciute di Pietro Spanò e che costituisce, ancora una volta, un discorso organico e intellettuale translato in melodie piacevoli e liriche di presa immediata.

   

 Per maggiori informazioni sul cantautore palermitano, vai a questo articolo


sabato, settembre 10, 2022

Il ritorno alla grande del Banco con l''Orlando (Furioso)' dell'Ariosto

 Il 23 settembre esce, ufficialmente,  il concept con cui il Banco festeggia il 50° anno di attività! Ancora un'operazione impegnata e impegnativa, un'opera intensa e di vasto respiro, a coronare una storia che ha portato il gruppo a essere considerato, anche all'estero, tra le punte di diamante del rock progressivo (di tutti i tempi e di tutti i luoghi geografici!).

"La Pianura Rossa" è uno dei brani tratti da Orlando: Le Forme dell'Amore (Inside Out Music). L'altro single - derivato dallo stesso concept e presentato in precedenza - è "Cadere o volare".




Ineguagliabile, questa band! Che (si può già adesso affermare tranquillamente) raggiunge, con Orlando...,  un nuovo apice della sua lunga e onorata carriera. 







Tracklist:

      1. Proemio (cover version) 
      2. La Pianura Rossa 
      3. Serve Orlando Adesso 
      4. Non Mi Spaventa Più L’amore 
      5. Non Serve Tremare 
      6. Le Anime Deserte Del Mondo 
      7. L’isola Felice 
      8. La Maldicenza 
      9. Cadere O Volare 
      10. Il Paladino (
      11. L’Amore Accade 
      12. Non Credere Alla Luna 
      13. Moon Suite 
      14. Come È Successo Che Sei Qui 
      15. Cosa Vuol Dire Per Sempre 

La lunghezza dei brani va dai 3 minuti ca. ai 6-7 minuti, tranne "Moon Suite", che supera gli 11.



Vittorio Nocenzi ha lavorato al progetto per anni, insieme al figlio Michelangelo e al paroliere Paolo Logli. Narrare il poema dell'Ariosto in un italiano moderno e non in quello del XVI secolo e renderlo "commestibile" in un mix di forma e spirito, di musica immaginifica e narrazione di senso compiuto, dev'essere stata un'operazione intellettuale non da poco.


Formazione attuale:

Vittorio Nocenzi
Voce, pianoforte e tastiere


Filippo Marchegianni
Chitarra e voce


Nicola Di Già
Chitarra

Marco Capozi
Basso

Fabio Moresco
Batteria


Tony D'Alessio
Voce


 ... senza mai dimenticare Francesco Di Giacomo




La scelta di cantare solo in italiano (come sul precedente Transiberiana) conferma la volontà del Banco di rimanere fedele alla propria linea. Incluse nel booklet ci saranno comunque le traduzioni in inglese, insieme a delle note esplicative per il pubblico fuor d'Italia.


L’album sarà disponibile come Limited CD DigipakGatefold 180g 2LP+CD e in digitale.

Preorder qui: https://bancodelmutuosoccorso.lnk.to/Orlando-LeFormeDellAmore










mercoledì, agosto 31, 2022

Fascination Curve - 'Corona Time In Amerika' (2022)

 Al Coronavirus non poteva non essere dedicato un album di rock progressivo! Ci hanno pensato i Fascination Curve. Il titolo: Corona Time In Amerika. Che è qualcosa a metà tra il concept e un'opera rock.

Karl Lundeberg, tastierista, cantante e compositore della band, ne ha avuto abbastanza delle imposizioni legate al Covid 19 ma ancora più dello sbandamento degli Stati Uniti d'America (che è una delle sue patrie: Lundeberg, di famiglia norvegese-americana, è infatti cresciuto a Washington DC ma anche in Inghilterra e in Norvegia). Ha prodotto, insieme a questo suo gruppo, un disco che parla di razzismo, di estremismo politico e degli altri problemi a tutti noi noti. Il brano più lungo è anche quello da cui l'album prende il nome, e cioè la suite di 20 minuti intitolata appunto "Corona Time In Amerika".

I Fascination Curve sono una crew di musicisti che hanno collaborato con vari protagonisti del rock e non solo: dai Rolling Stones a John Cage, passando per Miroslav Vitous, Elton John, Rick Wakeman, Ringo Starr, Gilberto Gil, Phil Collins, Madonna, Ambrosia, Stev Vai, Steve Gadd, Keith Emerson, Michael Jackson.


     Line Up:

Karl Lundeberg | keyboards, guitar, vocals

Marc Bonilla | guitar, vocals

Ken Stacey | vocals

Amy Keyes | vocals

Mha Bhati | bass

Tim Riess | soprano sax

Gregg Bissonette | drums



     I brani:

01. Land of the Free, Home of the Slave

02. Sometime, Somehow

03. I Will Breathe with You (Prelude)

04. I Will Breathe with You

05. Corona Time in Amerika

06. Dip Them in Gold (Prelude)

07. Dip Them in Gold



lunedì, agosto 22, 2022

Victor Brauner - "Il sogno sono io. Sono io l'ispirazione"

(1903-1966) 

 Autoritratto (1931)


Pittore dadaista, poi surrealista, nato in Romania, a 350 km a nord di Bucarest - esattamente a Piatra Neamț, che in tedesco prende il nome di Kreuzburg an der Bistritz - e morto a Parigi.


   
    



Aveva scoperto Giorgio De Chirico e i surrealisti durante un primo viaggio nella capitale francese, nel 1925, e ivi si trasferì nel 1932, dove fece parte della vasta comunità di intellettuali romeni espatriati. Durante l'occupazione nazista, cercò initilmente di lasciare il Paese; e anche durante quegli anni bui continuò a realizzare opere: in mancanza di mezzi, usando pastelli a cera.


 Il Surrealista (Mitologia poetului)


Nel video sottostante: visita guidata (in francese) a un'esposizione di opere di Victor Brauner.




Ritratto di André Breton 

 Chimera

 Autoritratto (1923)

 Antithetis (1937)

 Senza titolo


"Osservavo il riflesso del mio volto sulla lucida superficie dello stagno quando, mentre riflettevo tra me e me, vidi che l'immagine cosmica di me stesso si immergeva, lentamente e sensualmente, nelle profondità della sua incommunserabilità interiore."
 (Victor Brauner nel 1961 a proposito del suo Paysage humanisé, 1956)




Paysage humanisé 




 Sur le motif (1937)



Le dernier voyage (1937) 


  "Je suis le rêve. Je suis l'inspiration" 





Composizione con ritratto (1935)

   
   
    












giovedì, agosto 11, 2022

Cage, gruppo toscano-ligure

 Cage (da Carrara) - "The Purple Light of Dawn", primo single dall'album che è in programma quest'anno (probabile uscita: ottobre)



È un gruppo che riesce a fare la spaccata tra musica che piace alle masse e un rock dalle armonie più complesse. Ci troviamo, esattamente, in ambito art-pop / progressive.
I testi dei Cage non sono mai banali, le loro canzoni sono sempre sul pezzo. I temi spaziano dalla necessità di noi umani di capirsi e capire e dunque dai problemi di comunicazione e la mancanza di sensibilità per gli altri, fino agli errori di un mondo sempre meno logico. Summa summarum, abbiamo una visione realistica e dunque "dark" dello stato delle cose, con scarsa fiducia sul futuro dell'umanità, lasciando intravedere unicamente nell'amore (e nella natura con le sue forze misteriose, come in "The Waves", leggi più sotto), un lumicino di speranza. 

Diletta e Giulia 

 Damiano Tacchini


È una formazione che ai più ferrati fa subito pensare a gruppi angloamericani, anche storici, caratterizzati da una voce femminile dalla forte presenza. La cantante dei Cage è Diletta Manuel, ben coadiuvata da Giulia Curti (seconde voci e percussioni).

     



Le origini della band toscana ("Ma siamo gente di confine" ci racconta Andrea Griselli, batterista e compositore: "siamo toscano-liguri, per la precisione") sono prog e hard prog, e proprio per questo, nelle tessiture ricche di lirismo dei loro brani, assume grande importanza la chitarra graffiante di Andrea Mignani, che va a fare da controcanto ai synth dalle atmosfere pop e rock di Damiano Tacchini.

 
Andrea Mignani nel 2021

I Cage hanno sempre cercato di rimanere fedeli alle proprie radici nonostante la girandola dei membri. E amano suonare anche brani di altri, come si addice ai musicisti che amano l'arte dei suoni senza pregiudizi alcuni.
Ecco una loro straordinaria interpretazione di un pezzo degli Eurythmics.


DISCOGRAFIA (LP-album):

 

The View                 Toast Records TO Italy 1992

The Feeble Minded Man    Toast Records TO Italy 1995

87/94                    Musea Records Metz Francia 2005

Secret Passage           Musea Records Metz Francia 2008

Images                   KezzMe FI Italy 2018


   (Singoli:)

"The Waves"                KezzMe FI Italy 2020

"Words", Acoustic Version   KezzMe FI Italy 2020

"I Saved The World Today" (cover Eurythmics) KezzMe FI Italy 2020 

"Battleship - Metal Prog Suite"   KezzMe 2021


Line-up attuale

Andrea Mignani - Chitarra

Damiano Tacchini - Piano, Tastiere

Diletta Manuel - Voce

Giulia Curti - Seconde voci e percussioni

Luca Giampietri Basso

Andrea Griselli Batteria




La genesi (in breve) dei Cage


C'erano una volta i Soundproof Red. Quel gruppo, nato nel 1988, eseguiva soprattutto pezzi strumentali... 


"Abbiamo avuto tante modifiche nell'organico" ribadisce Andrea Griselli, coautore delle musiche insieme a Mignani (gli arrangiamenti nascono da un lavoro collettivo; dei testi invece si occupano Damiano Tacchini e Giulia Curti). "Già con Secret Passage, 2007, c'è un massiccio cambiamento nella struttura dei brani che diventano quasi 'canzoni'. Più avanti c'è stato uno spacco totale che ha portato a una crisi e alcuni elementi sono usciti dal gruppo. Io e il chitarrista abbiamo voluto ripartire con un progetto nuovo e avevamo tantissima voglia di lavorare con musicisti che avessero background diversi... Cercavamo quella commistione e abbiamo continuato."



Indirizzi internet di riferimento:

Cage su Instagram


... e su Spotify!



"Flow of Time" (dall'album Images) è costruito su un riff di chitarra metal. L'abilità qui consiste nel mantenere il 5/4 e far scorrere la canzone il più naturalmente possibile. 


Alcuni link esterni, per approfondire ulteriormente: dei Cage parlano...

Metalhammer

Voce Apuana

Andrea Griselli su Facebook

Più o meno pop

Tutto rock (...)


   Andrea Griselli


    Luca Giampietri


Coniugano freschezza di stile a una ricerca compositiva più elevata e profonda. Crescendi e cambi di ritmo non sono estranei ai Cage, ensemble toscano-ligure dal repertorio originale ormai ampio.






"Cage".

Questo video è una piccola sintesi del duro lavoro di mixaggio e masterizzazione del disco Images. Da lì è nata l'idea di immortalare i backstage e le parti in cui si stava registrando. 

Filmato e montato da Giuseppe D'Aleo presso Nautilus Studio Carrara (MS).


Con "The Waves" raggiungono forse il picco della loro arte e anche dell'accessibilità: pezzo non banale e suonato e cantato ottimamente; non mancano le progressioni e gli intermezzi "colti", ma il motivo che si ripete con appena qualche variazione e il bel coro di accompagnamento raggiungono l'obiettivo di affascinare chi è abituato anche a canzoni meno impegnate. Davvero un brano interessante e si sente che c'è tanto lavoro dietro; e uno dei quesiti principali è sicuramente stato: come faccio a rendere radio-friendly una composizione intelligente e, de facto, art-rock?  


Andrea Griselli: "Le cose nascono senza neppure pensarci, non siamo molto commerciali da quel punto di vista, anche se penso che il desiderio di arrivare a più persone sia insito dentro ogni artista e quindi anche dentro di noi. Riguardo al più recente 'The Purple Light of Dawn', ad esempio, abbiamo curato i suoni sicuramente spostando l'attenzione verso il mondo."

    

La pagina Facebook di Diletta Manuel: clicca qui!


Dall'album Images (il loro quinto, quello del 2018 - che segnò il loro come-back discografico dopo dieci anni di riflessioni, cambiamenti di personale e attività dal vivo), album che ha ricevuto tanti elogi dalla critica musicale, fanno parte, oltre a "Flow of Time" di cui sopra, anche titoli come "Julia's Dream" e "Words".



In attesa del nuovo album, chi è interessato a Images lo può reperire/ascoltare/scaricare qui:

Spotify, I-Tunes, Deezer  





Non possiamo non chiudere l'articolo con due dei brani dei Cage più amati dal pubblico: la versione acustica di "Words" (davvero splendida e al di sopra dei generi, corredata da un video che è, ancora una volta, un'opera d'arte in sé) e "Battleship", metal prog suite che vede tutta la strumentazione in grande spolvero e ci fa intuire cone dovevano suonare i Soundproof Red!








Cage - canale ufficiale Youtube