venerdì, febbraio 27, 2009

L'Ombra sulle spalle di uno scrittore tedesco

E' un celebre giallista coinvolto lui stesso in un giallo. Veit Heinechen, 52enne tedesco che vive a Trieste, da più di un anno viene perseguitato da un'"Ombra" che lo diffama con telefonate e lettere intimidatorie.
14 mesi di incubo, in cui lo scrittore deve farsi dare del "pedofilo" senza poter reagire. Non tutti gli scritti sono indirizzati a lui: anzi, la maggior parte vengono recapitati a giornali, locali gastronomici e associazioni varie (persino a gallerie d'arte...). Evidentemente, qualcuno vuole che Heinechen si arrenda, che la sua disperazione diventi più grande dell'amore che nutre per Trieste (di cui si innamorò negli Anni Ottanta, decidendo prontamente di trasfervisi).



Ma perché? Quale può essere il motivo di tanto astio?
Veit Heinechen è l'autore della serie sul Commissario Proteo Laurenti, salernitano trapiantato a Trieste; in Germania un successo quasi senza precedenti, sulla scia di quello ottenuto dall'americana Donna Leon con il suo Commissario Brunetti (i casi di Laurenti - da I morti del Carso a Le lunghe ombre della morte -, come quelli di Brunetti, sono diventati una serie televisiva).
Forse al "Corvo" non è piaciuta qualche inchiesta di Laurenti/Heinechen che ha scavato un po' troppo a fondo nei fatti reali della città tra il Carso e l'Adriatico?
E' presumibile che l'anonimo persecutore sia un vero psicopatico, ma non uno qualsiasi (va considerata la sua maniera colta di esprimersi). Forse è un politico che non digerisce la schiettezza di Heineken. Il tedesco infatti ci è andato almeno una volta duro con la classe politica triestina. Sulla rivista dell'aeroporto di Lubiana, è apparso un suo articolo in difesa dei diritti della minoranza slovena e dove tra l'altro si legge: "A Trieste trovi i peggiori politici italiani".
Il che corrisponde al vero, ma la reazione è stata violenta. "Spieghi piuttosto come mai è venuto in Italia" ha detto il sindaco di Forza Italia Roberto Dipiazza. E il sottosegretario di AN Roberto Menia ha tuonato: "Smetta di pontificare, perché noi non siamo bambini!"
A quel punto, ancora non si sapeva ufficialmente nulla dell'Ombra che era scesa sulla vita di Heinechen.


E' nella natura degli psicopatici disseminare varie tracce che fanno parte di un loro piano o disegno segreto. E così una volta, il mist,erioso tormentatore indirizza al tedesco queste parole: "Egregio Heinichen, anni fa hanno ucciso Arnaldo Franceschino, un mio amico". E lo invita a indagare sul caso.
Non è fantasia. E' cronaca. Il 13 ottobre 2000 un ispettore in pensione venne trovato ucciso a martellate in una dolina fuori Trieste. Era sparito 8 mesi prima. Vedovo, partecipava alla vita politica locale. L'indagine venne archiviata. "Hanno insabbiato" scrive l'Ombra "ed io so perché. Per anni sono andato via da Trieste, ma ora sono tornato e voglio sollevare il discorso". In un'altra missiva c'è un riferimento preciso alle misteriose telefonate estere (Pakistan, Siria, Libano, Romania e Olanda) fatte da Franceschini nella sua ultima notte. Un dettaglio che in pochi conoscono... Indagine riaperta!
Ma Heinichen non crede a questa pista. "Secondo me è un diversivo, l'Ombra è astuta".


Astuta, sì, e sembra avere una predilizione per i mysteries scritti dalla vita vera. Infatti, in un'altra lettera accenna ad Alessandro Moncini.
Moncini, imprenditore triestino, ex pilota di rally, rotariano, massone (il suo nome era nelle liste della P2), presidente dell' Automobile Club della provincia, ex-vicepresidente della Triestina calcio, titolare di un negozio di gomme nel centro, è stato accusato e condannato negli Stati Uniti per avere violato il Child Protection Act; l'uomo è reo confesso di aver spedito dall'Italia agli Stati Uniti materiale pornografico avente per soggetti bambini. Arrestato al suo arrivo a New York, ha scontato un anno di reclusione nel penitenziari di Anthony, Texas.


Come mai il serial writer fa riferimento a questi casi? Vuole per davvero che Heinechen se ne occupi?


Comunque sia, il Corvo non smette mai di denigrare pesantemente lo scrittore della Selva Nera. Nelle sue missive anonime (con testo battuto al computer e indirizzo scritto a mano), Veit Heinechen viene dipinto come un pericoloso pedofilo, scappato a Trieste dopo aver subito in patria - "a Francoforte" - un processo per abusi sessuali ai danni di alcuni minori.


L'unica arma di difesa a dispozione di Heinichen appare la denuncia contro ignoti per calunnia. Una mossa che spinge innanzitutto gli investigatori della Mobile e il Pubblico Ministero Lucia Baldovin ad indagare sulle accuse del Corvo, rivelatesi tutte assolutamente infondate e inconsistenti, e a spostare poi il tiro sull'identità del serial writer.
Prendono così il via le ricerche nel giro di amicizie triestine dello scrittore. Gli inquirenti passano al setaccio la vita di conoscenti, colleghi e vecchi "compagni di bevute", arrivando alla fine a individuare alcuni sospetti. In particolare, un uomo con cui Heinichen aveva troncato i rapporti diversi anni fa per via di alcuni comportamenti giudicati poco trasparenti.


Resta comunque forte il dubbio che l'Ombra / il Corvo sia soltanto un pesce piccolo. L'unica congettura che noi riteniamo realistica è quella di un politico triestino (non per forza direttamente noto a Heinechen) con forti tendenze nazionalistiche e pseudoreligiose, e più di uno scheletro nell'armadio.





Link correlato:

Heinechen fa l'identikit dell'Ombra

Le bugie delle centrali nucleari

Non dite cazzate atomiche!

La denuncia arriva da Ecodem, associazione nazionale degli ambientalisti del Partito Democratico, secondo cui i numeri paventati dal governo sul beneficio dell'energia nucleare sono completamente sballati.
Prima falsita': le scorie. Non e' vero che il nucleare di nuova generazione produce meno scorie. Le quattro nuove centrali nucleari da 1,6 GW a tecnologia francese consumeranno infatti oltre 30 tonnellate di uranio arricchito all'anno che inevitabilmente generano rifiuti radioattivi.
Seconda falsita': la quota di produzione. E' stato affermato che gli impianti produrranno a regime il 25% del consumo nazionale, ma la cifra e' esagerata.
Quattro centrali potranno al massimo produrre 45 TWh di energia che oggi rappresentano circa il 13% del consumo nazionale.
Terza falsita': “Non e' assolutamente vero che l'Italia importa una grande quantita' di energia elettrica dall'estero, per lo piu' dal nucleare francese. Importiamo solo il 12,5% dell'energia e il dato interessante e' che ben l'80% di quell'energia e' prodotta da fonti rinnovabili, e non dal l'atomo”.
Quarta e ultima falsita': la spesa. Occorrono 20 miliardi di euro per quattro centrali, 5 per ogni impianto. In Finlandia, dove stanno costruendo una centrale a tecnologia francese, i costi finali sono raddoppiati rispetto ai preventivi.
(Fonte: Ansa Ambiente)


Dal blog di Jacopo Fo

martedì, febbraio 24, 2009

'Scoop', di Woody Allen

(2006)



Sondra Pransky (Scarlett Johansson) è una giornalista in erba che riceve dal fantasma di un famoso reporter, appena morto, alcune informazioni su un serial killer ancora in libertà. Sebbene grazie a circostanze ben poco credibili, Sondra ha in mano l’occasione della sua vita. E insieme al mago da avanspettacolo Sid Waterman/Woody Allen (in arte "Splendini") inizia a seguire le tracce del presunto assassino, l’aristocratico e affascinante Peter Lyman (Hugh Jackman).


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Nella desolazione del paesaggio cinematografico degli ultimi anni (direi decenni), Scoop si propone come una ventata di freschezza, dimostrando che il Vecchio Maestro non ha affatto perduto la sua vena. Lo stesso Allen è divertentissimo nel ruolo del prestigiatore da strapazzo Splendini, e si affianca qui alla bella Scarlet Johansson, la quale, nelle sue mani di esperto regista, acquista una dimensione umana e quindi reale, interpretando la giornalista wannabè - imbranata anche come donna - che forse avrebbe per davvero dovuto studiare Igiene Dentale anziché mettersi a rincorrere il grande scoop.

La trama "gialla" è ottimamente incorniciata dall'incubo metafisico (di cui solo Woody sa ridere in maniera così sopraffina) delle anime dei morti nel loro lento ma inesorabile attraversamento dello Stige.


Bentornato tra i vivi, Woody!


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Alcune battute di Scoop :


"Come nascita sono di confessione ebraica, ma poi mi sono convertito al narcisismo."


"Piccola, 'emozione' nella mia vita è una cena senza bruciore di stomaco."


"Tu vedi sempre il bicchiere mezzo vuoto!"

"No, io vedo il bicchiere mezzo pieno di veleno…"


"Se mettiamo insieme le nostre teste, suonano a vuoto!"


 


giovedì, febbraio 19, 2009

Palla infuocata cade nel Texas

L'amministrazione federale dell'aviazione americana ha ricevuto molte segnalazioni di una grande palla di fuoco e altre piccole macerie, precipitate sul Texas lo scorso fine settimana.

La sfera rossastra è apparsa nel cielo ed è caduta a grande velocità, diventando sempre più bianca. Il fenomeno è stato filmato da diverse persone.

Le autorità hanno pensato che un aereo fosse precipitato nella zona, ma un elicottero inviato a controllare non ha trovato nulla. Altri speculano che si trattava di detriti derivanti dai satelliti russo e americano che si sono scontrati in orbita la scorsa settimana, opzione che è subito stata scartata dal comando strategico del governo americano.

 

Lo scontro dei satelliti

Il satellite russo era spento da tempo, quello americano faceva servizio per il Pentagono. Le agenzie russe a statunitensi stanno lavorando insieme per inviare altre navicelle attorno a una nuvola pericolosa di rottami che aleggia nel cielo come un cestino dell'immondizia pronto ad esplodere.
Osservatori del traffico spaziale hanno riferito che avevano previsto già da tempo il possibile passaggio nelle vicinanze dei due satelliti coinvolti nello scontro, ma a causa dell'elevata "spazzatura spaziale" non erano stati capaci di definire perfettamente l'esatta traiettoria né di prevedere la collisione.
Apparentemente, la maggior parte dei detriti in orbita sono stati causati dall'operazione di distruzione di un satellite metereologico cinese, demolito da un missile nel 2007.

 

mercoledì, febbraio 18, 2009

'Luca era gay' - il testo

Fu vero scandalo o bufera mediatica studiata a tavolino? Fatto sta che, ante Festival, Povia, parlando dai microfoni del TG2, ha definito i giornalisti "pennivendoli al servizio del potere" per averlo etichettato come avverso all'omosessualità.


Finalmente arriva la sua attesa esibizione. Mentre canta, mostra un cartello che dice: "Nessun uomo in fondo sa come è fatto un altro". Terminato il numero, c'è qualche rimostranza da parte di Franco Grillini, presidente onorario dell'Arcigay, ma Bonolis  difende il cantante a spada tratta.


A me la musica di "Luca era gay" non è dispiaciuta. Riguardo al testo, ognuno deve farsene un'idea da sé. Sembra proprio che Povia faccia risalire l'omosessualità a problemi familiari, ma d'altra parte si può anche considerare la storia da lui narrata come un caso particolare ("è una storia sentita sul treno"; boh!). Ecco comunque il testo integrale, e... honni soit qui mal y pense:








 


LUCA ERA GAY



INTRO:

Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo


1 STROFA:

Luca dice:
prima di raccontare il mio cambiamento sessuale
volevo chiarire che se credo in Dio
non mi riconosco nel pensiero dell’uomo
che su questo argomento è diviso,
non sono andato da psicologi psichiatri preti o scienziati
sono andato nel mio passato
ho scavato e ho capito tante cose di me
mia madre mi ha voluto troppo bene
un bene diventato ossessione
piena delle sue convinzioni
ed io non respiravo per le sue attenzioni
mio padre non prendeva decisioni
ed io non ci riuscivo mai a parlare

stava fuori tutto il giorno per lavoro
io avevo l’impressione che non fosse troppo vero
mamma infatti chiese la separazione
avevo 12 anni non capivo bene
mio padre
disse è la giusta soluzione
e dopo poco tempo cominciò a bere
mamma mi parlava sempre male di papà
mi diceva non sposarti mai per carità
delle mie amiche era gelosa morbosa
e la mia identità era sempre più confusa


RITORNELLO:

Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo


2 STROFA:

sono un altro uomo ma in quel momento cercavo risposte
mi vergognavo e le cercavo di nascosto
c’era chi mi diceva “è naturale”
io studiavo Freud non la pensava uguale
poi arrivò la maturità ma non sapevo che cos’era la felicità
un uomo grande mi fece tremare il cuore
ed è li che ho scoperto di essere omosessuale
con lui nessuna inibizione
il corteggiamento c’era e io credevo fosse amore
sì con lui riuscivo ad essere me stesso
poi sembrava una gara a chi faceva meglio il sesso
e mi sentivo un colpevole
prima o poi lo prendono
ma se spariscono le prove poi lo assolvono
cercavo negli uomini chi era mio padre
andavo con gli uomini per non tradire mia madre


2° RITORNELLO:

Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo


SPECIAL:

Luca dice per 4 anni sono stato con un uomo
tra amore e inganni spesso ci tradivamo
cercavo ancora la mia verità
quell’amore grande per l’eternità
poi ad una festa fra tanta gente
ho conosciuto lei che non c’entrava niente
lei mi ascoltava lei mi spogliava lei mi capiva
ricordo solo che il giorno dopo mi mancava
questa è la mia storia solo la mia storia
nessuna malattia nessuna guarigione
caro papà ti ho perdonato
anche se qua non sei più tornato
mamma ti penso spesso ti voglio bene
e a volte ho ancora il tuo riflesso
ma adesso sono padre e sono innamorato
dell’unica donna che io abbia mai amato


RITORNELLO FINALE:

Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo
Luca era gay e adesso sta con lei
Luca parla con il cuore in mano
Luca dice sono un altro uomo

martedì, febbraio 17, 2009

X-Factor: esce Ambra Marie

Giustificata la rabbia di Simona Ventura: "Questo programma ha preso una piega che non mi piace. Invece di votare i cantanti, si votano i giudici". E, dopo un "Porco Giuda!" nei confronti di Morgan, decide clamorosamente di eliminare Ambra Marie.


 Dopo Elisa e Serena, esce dunque un'altra ragazza con un altissimo potenziale discografico. Ovviamente Daniele Magro è una forza a sé stante (rimane il mio favorito), ma se avessi dovuto fare io la scelta estrema avrei escluso lui. Ambra Marie avrebbe infatti le chances migliori per sfondare sul mercato: possiede non solo la voce e una immagine strabilianti, ma anche quella carica trasgressiva in cui possono identificarsi tante girrrrlz.



La rosa si restringe sempre di più e sarà ancora più difficile per i giudici e per il pubblico esprimersi a favore dell'uno o dell'altro candidato. Grandi perplessità suscitano i Farias (pur se bravi) e lo stravagante Andrea, ma intanto loro sono ancora in gioco mentre altri certamente più quotati di loro hanno dovuto già fare le valigie. Fragile appare anche la posizione di Noemi.

Di contro, la new entry Juri, il sunnominato Daniele, Enrico Nordio (che ha magnificamente interpretato "Impressioni di Settembre"), Matteo Becucci e ovviamente i Bastard Sons Of Dioniso sono lanciatissimi verso la finale.

mercoledì, febbraio 11, 2009

LIANA BURGESS

in memoria

Nel suo "obituary", il Liverpool Daily Post ricordò quanto Liana fosse addolorata per la morte del marito, avvenuta nel 1993 per cancro ai polmoni, e per quella del figlio, spentosi nel 2002 a soli 37 anni. Liana Burgess, traduttrice e agente letteraria, si chiamava in realtà Liliana Macellari e, dopo una vita trascorsa a fuggire dall'Italia ("e dal Vaticano"), è andata a morire proprio nel suo Paese natìo, in quel di Sanremo.

Io e Liana

Nel 2000 ebbi la sorpresa di essere contattato da "Mrs. Burgess", la vedova italiana del romanziere Anthony Burgess, al quale avevo dedicato una monografia online. Al nostro scambio di e-mails si aggiunsero le telefonate. Era sempre lei che telefonava, e lo faceva non solo per chiedermi consigli su editori, studiosi e università cui potersi rivolgere per continuare a propagare l'opera del marito, ma anche per conoscere il mio parere sulle traduzioni in tedesco di romanzi e saggi burgessiani. A questo proposito potei rassicurarla: "Qui in Germania hanno sempre fatto un ottimo lavoro. I libri di Anthony non sono stati affatto maltrattati; anzi! La traduzione di Earthly Powers [Gli Strumenti delle tenebre], ad esempio, è un capolavoro a sé".
A volte mi chiamava da Londra, altre dal Principato di Monaco. Erano telefonate che potevano durare addirittura ore, ed era quasi sempre lei a parlare. Parlava soprattutto dei libri del marito, ma le piaceva anche riferirmi particolari su come passava i giorni, o quali programmi televisivi seguiva (amava la serie Un medico in famiglia) e quali fossero i suoi pensieri sulla situazione politica del Belpaese.
"Io mi considero una fuggitiva" mi disse a più riprese.
Ce l'aveva a morte con gli editori, soprattutto con quelli nostrani, i quali, a suo parere, non erano in grado di apprezzare i lavori di Anthony. Spesso appariva in stato confusionale, ma quando le capitò la disgrazia di perdere anche l'amato "Andrea" (Andrew Burgess Wilson), divenne laconica, non trovava le parole. Pur attraverso il telefono, la sua afflizione era palpabilissima. Come potere infondere coraggio a una Mater dolorosa?
Infatti: è impossibile.
E a questa donna dall'animo spezzato io preferivo di gran lunga la Liana di prima: nevrotica e vivace, sempre alla ricerca di una casa editrice seria che non lasciasse cadere nel dimenticatoio le opere dell'uomo al cui fianco era stata per un quarto di secolo.
Nel 2001 io e mia moglie andammo a New York e, seguendo il consiglio di Liana, ci spingemmo fino ad Harlem, esplicitamente per vedere la casa in cui Anthony Burgess aveva abitato quando era guest professor all'università di NY. Il palazzo sembrava ora popolato unicamente da latinos. Scattammo alcune foto per mandarle a Liana, che le apprezzò tantissimo. Un'altra volta ci recammo al Principato di Monaco ma, per qualche ragione, non le facemmo visita. Ignoravamo del resto se lei fosse veramente lì oppure se a quell'indirizzo avessimo trovato soltanto la sua segretaria e collaboratrice, la fedele - e paziente! - Caroline Langdon Banks (la stessa Caroline che frequentemente mi telefonò e mi scrisse e-mails pregandomi di mettermi in contatto con "Mrs. Burgess"). Nella sua innata irrequietezza, Liana era solita fare la spola tra i suoi due principali luoghi di residenza ed era arduo starle dietro.
Negli ultimi tempi aveva preso ad alloggiare sempre più spesso a Londra, in un quartiere felicemente multiculturale. Probabilmente nella capitale inglese si sentiva molto più a proprio agio che altrove. Il suo appartamento londinese era piccolo ma confortevole e lì lei era circondata da pile di giornali (non li buttava mai via!) e da piccole comodità domestiche che a Montecarlo non esistevano o che avevano un costo proibitivo.
Non raramente la sentii lamentarsi del lusso e dei fasti che nel minuscolo Stato monegasco è quasi un obbligo sventolare, e almeno una volta all'anno si sentiva oltremodo disturbata dai clamori del Gran Premio di Formula Uno. No, meglio Londra, quindi, dove c'era un ragazzo pakistano che la aiutava a usare il computer e dove, appena dietro l'angolo, spuntavano come funghi i negozietti alimentari, che sono sempre un bel vantaggio per una persona ultrasettantenne non più agile sulle gambe.

Insieme iniziammo un progetto per un "running commentary" dell'esilarante Honey for the Bears, quel resoconto romanzato di un viaggio nell'URSS (l'impero comunista russo) che Anthony compì insieme alla sua prima moglie e che gli servì tra l'altro per forgiare il "nadsat", lo slang che viene parlato dai protagonisti di Arancia meccanica. Però, come molte altre idee scaturite dal vulcanico cervello di questa donna, il progetto rimase incompiuto.
A proposito di Russia: la stessa Liana si aggregò a una comitiva turistica e andò a visitare San Pietroburgo, non mancando di inviarmi alcune foto di quel suo viaggio.

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Honey for the Bears era uno dei romanzi del marito che lei avrebbe voluto rilanciare e che, per le oscure leggi che governano l'editoria mondiale, continuava invece a vivere nel limbo delle opere a rischio d'oblio.
Fu comunque certamente grazie ai suoi sforzi che altri romanzi di Anthony Burgess vennero ristampati: Il seme inquieto, Enderby, L'uomo di Nazareth, la Trilogia Malese, almeno uno dei lavori di lettura critica dell'opera di James Joyce, tutte le rivisitazioni - romanzesche e saggistiche - della vita di Shakespeare, ecc.

Nel 2002, una telefonata desolante: la signora Burgess, questa donna altrimenti così fiera, di nobili origini (portava il titolo di "contessa"; apparteneva alla casata della Pergola e vantava una discendenza da Attila, re degli Unni) ma che aveva sempre nutrito principi sinistrorsi, si dolse con me della morte dell'unicogenito. Dalla sua voce, ma anche dai suoi inediti silenzi, capii che si trovava ancora in stato di choc. Io medesimo non avevo quasi parole di conforto. Le chiesi ad ogni modo come Andrew fosse deceduto, e non ottenni risposta. Suicidio? Rimase una questione mai chiarita; persino i migliori biografi di Anthony Burgess (e di Liana) non l'hanno ancora risolta.


[Nota aggiuntiva: la versione ufficiale parla di emorragia cerebrale, io l'ho appreso solo molto dopo aver compilato le presenti righe.]


Da questo tragico evento in poi, le sue telefonate iniziarono a diradarsi. Io non potevo biasimarla, naturalmente, e nei pochi anni che seguirono Liana fu sempre più avvolta dalle nebbie di una disperata pazzia: pareva che, insieme al suo corpo, le si rimpicciolissero anche anima e mente.
Quando a metà del 2008 appresi, spulciando l'archivio di The Guardian, che Liana Burgess si era spenta nel dicembre 2007, stavo ancora piangendo per la morte di mio figlio adottivo (Andreas Grassl, 6/10/1975 - 24/11/2007), e solo a poco a poco la portata di quest'altra notizia funerea poté penetrare nel mio spirito, facendomi molto riflettere sui casi della vita (Andrew / Andreas; novembre 2007 la dipartita di Andreas / e dicembre 2007 quella di Liana...). Non fu un caso neppure il fatto che avessi saputo della morte di Liana con mesi di ritardo: questa donna, da molti giudicata "invasiva", in realtà visse sempre all'ombra dei suoi due mariti (il primo, Benjamin Johnson, era un afro-americano che tradusse tra l'altro i racconti brevi di Italo Svevo). Non le mancavano le qualità intellettuali, ma a dispetto del suo carattere ribelle - "fui una delle prime femministe" - finì per ricoprire il ruolo di brava consorte, facendo sì che Anthony Burgess ci regalasse alcune tra le sue opere migliori.


Tappe di un amore

Quando la cirrosi epatica si portò via Lynn (vero nome: Llewela), ovvero la moglie gallese di Anthony Burgess (i due andavano a ubriacarsi nei pub e lei lo tradiva volentieri), lo scrittore, vedovo ma non più disperato (il film di Stanley Kubrick Arancia meccanica lo rese ricco e famoso), si ritrovò padre: davanti a lui si presentò infatti un'italiana con la quale aveva trascorso una sola notte d'amore, tale Liliana o Liana, Contessa de' Macellari (al secolo poi divenuta Liana Burgess), sposata Johnson e in attesa di ottenere il divorzio dal poeta-traduttore di estrazione caraibica. La giovane donna fece conoscere ad Anthony uno scricciolo di tre anni, Andrew o Andrea, dicendogli appunto che trattavasi del loro "spermium", insomma del frutto dell'unica notte che avevano trascorso insieme.
Lo scrittore inglese acconsentì subito di provvedere ai bisogni del bambino e, anzi, dato che la propria vita era sempre stata un caos, si disse d'accordo a una convivenza. Fu però subito palese che non sarebbe certo stata Liana a rimettere ordine all'esistenza di Anthony: lei stessa conduceva una vita tutt'altro che borghese... Ma il pregio di Liana era proprio quello di essere una donna esuberante e combattiva, nonché dotata di un grande senso pratico; ed ecco che si siede al volante di uno sgangherato camper e, insieme al tranquillo, sedentario Anthony e al piccolo e sempre agitato Andrew, inizia un pellegrinaggio attraverso l'intera Europa. Lo scopo dichiarato è quello di sfuggire al terribile fisco britannico (cosa che in quegli anni facevano tanti; vedi i Rolling Stones, che erano andati a rifugiarsi nella Costa Azzurra). I tre abiteranno a Malta, in Italia, in Francia, in Svizzera e negli USA e più esattamente a New York (dunque non solo in Europa, a conti fatti!), approdando infine nel Principato di Monaco. Nell'autobiografia You've Had Your Time, Burgess decanta i pregi della sua nuova moglie pur crucciandosi nel contempo di non trovare il tempo di scrivere. Ma Liana fa di tutto per togliergli di dosso gli impacci della quotidianità e, in effetti, anche negli ultimi trent'anni della sua vita lo scrittore sarà prolificissimo, producendo tra l'altro quello che secondo me è il suo autentico capolavoro, ovvero Gli strumenti delle tenebre (noto anche come I poteri delle tenebre).
In un certo qual modo, grazie alla moglie italiana Burgess raggiunse una dimensione felice, anche se non si può propriamente definirla una "felicità equilibrata", dato lo stile di vita. Fu molto attivo e sempre più spesso veniva invitato nei talk shows, dove dava spettacolo facendo mostra di tutta la sua cultura e dove si lanciava in aspre polemiche soprattutto contro il protestantesimo.

Paolo Andrea Macellari, poi divenuto Andrew Burgess Wilson, e quindi il pargolo cresciuto a rimorchio di tale coppia zingaresca, felice sicuramente lo fu soltanto nei primissimi anni. Costretto a imparare in fretta i prodromi di diversi idiomi (inglese, italiano, maltese...), conobbe la situazione dell'emarginato; dovunque andasse, veniva considerato uno straniero e come tale trattato. Negli ultimi anni lo ritroviamo in Scozia con il classico 'kilt' a suonare in un'orchestra classica; fu, quello, un tentativo estremo di appigliarsi a una "patria" (dalla Scozia provenivano gli avi del presunto padre) e di crearsi un'arte. Similmente a molti individui fondamentalmente apolidi, gli mancava la sicurezza, e morì "nel mezzo di sua vita"; qualcuno dice per una malattia, altri giurano sul suicidio...

["Emorragia cerebrale".]

 
Ad Anthony Burgess, andatosene prima di lui, fu dunque risparmiata la sofferenza per la morte di un figlio. Diciamo "figlio" anche se i dubbi sulla paternità sono giustificati: Andrew era di carnagione piuttosto scura, un particolare già ampiamente trattato in un paio di biografie "cattive" sullo scrittore (Liana era particolarmente arrabbiata per quella di Roger Lewis, che tra l'altro sostiene che il vero papà di Paolo Andrea fosse Roy Lionel Halliday, un insegnante, ex compagno della donna).


Chi era Liana
(biografia semi-stereotipata)

Liliana Macellari (nata a Porto Civitanova nel 1929) tradusse due opere di Thomas Pynchon (V e The Crying of Lot 49) e altrettante di Anthony Burgess (Malayan Trilogy e The End of the World News). Aveva inoltre in cantiere un'ambiziosa traduzione del Finnegans Wake di Joyce, da lei reintitolato pHorbiCEtta, e per anni coltivò la fotografia, altra sua grande passione.
In primis però curò la parte contrattuale dei lavori del marito, riuscendo a fargli avere alti compensi dai giornali che pubblicavano le sue recensioni e i suoi essays, nonché negoziando con i responsabili delle case editrici che, come abbiamo già visto, lei riteneva "una banda di ladri". Si calcola che, dopo la morte di Anthony, possedesse circa 3 milioni di dollari (grazie anche agli accordi con produttori cinematografici), oltre a una decina di case sparpagliate per il continente europeo. Parte delle ricchezze le donò all'Anthony Burgess Center dell'Università di Angers, in Francia, e all'International Anthony Burgess Foundation di Manchester (città dove lo scrittore era nato).
Lewis riferisce che Anthony Burgess spesso non aveva un solo centesimo in tasca e che ignorava l'ammontare del proprio conto bancario ("He never knew how much money he had in the bank and often had not a dime in his pocket"), ma non è strano né raro che gli artisti lascino alla propria dolce metà il compito di occuparsi delle finanze.

L'affaire tra Liana e il fantomatico Roy Halliday era sbocciato a Roma. La coppia si trasferì a Londra e lui annegò durante una regata sull'Atlantico. La donna ebbe poi a dichiarare che l'unica cosa rimastele da quella storia fu la macchina da scrivere di Halliday.
Sposò John Wilson (che scriveva sotto lo pseudonimo Anthony Burgess) nel 1963. Si erano conosciuti quando lei lo contattò perché incaricata dalla Bompiani di compilare un almanacco di letteratura inglese. Dopo aver letto A Clockwork Orange e Inside Mr Enderby (quest'ultimo firmato da Burgess con il nom de plume Joseph Kell), credette di avere scoperto due nuovi autori geniali. E scrisse entusiasticamente ad entrambi, scoprendo, con grande stupore, che si trattava di un'unica persona.
Si diedero appuntamento in un ristorante di Chiswick e ben presto si innamorarono. "Ero in realtà innamorata delle sue opere" ebbe a dire Liana. "Anthony non era precisamente bello..."
Lo scrittore era restio ad abbandonare Llewela per non urtare la suscettibilità di suo cugino George Patrick Dwyer, arcivescovo cattolico di Leeds. Intanto (nel 1964) nasceva Paolo Andrea, all'insaputa di Anthony.
Nel '67, Liana divenne docente del King's College di Cambridge, e in quel periodo tradusse Pynchon.
Il gossip storico ci dice che lei poté rivedere Burgess solo dopo la morte della moglie di questi (marzo '68). Gli presentò il bimbo e sei mesi dopo erano marito e moglie. Liana aveva 38 anni, lui 53.
Determinati a non pagare le tasse (i professionisti erano costretti a dare il 90% dei loro proventi al fisco britannico), Anthony e Liana, con Andrew a rimorchio, iniziarono la loro odissea a bordo del vecchio e assai malandato Bedford Dormobile. Al volante c'era lei, mentre Anthony stava sul retro a scrivere romanzi e copioni cinematografici (uno di questi fu il Gesù di Zeffirelli).
Dopo un soggiorno nell'ostile - perché malata di bacchettonismo - isola di Malta, cominciarono un tour americano che durò quattro anni e li portò in svariate università. Burgess fu ospite tra l'altro di quelle di Chapel Hill, Princeton e del City College di New York.
Gli acquisti di case (per lo più semplici appartamenti) a Roma, Malta, Bracciano, Callian (sulla Riviera Francese), Siena, Lugano, Twickenham, Londra-centro e Monaco rappresentavano, nelle intenzioni di Liana, un modo sicuro per investire il denaro. Dietro alla sua anticonvenzionalità esisteva, dunque, una formale praticità.
Dal 1975 lei divenne ufficialmente l'agente letteraria per l'Europa di Anthony Burgess. Ma non era brava solo a contrattare: a testimoniare la sua bravura di traduttrice c'è il Premio Scanno, che le venne assegnato per la sua ingegnosa versione italiana della Trilogia Malese. Tradusse inoltre, dal romanesco all'inglese, molti sonetti di Giacchino Belli (poeta di cui Burgess era ammaliato); molti di quei versi sono stati inseriti in Abba Abba, libro di Anthony Burgess.
Nel 1977, è la stessa Liana che si trasforma in una figura romanzesca: la troviamo infatti in Beard's Roman Women nei panni della seducente e combattiva fotografa Paola Lucrezia Belli.

Diventata vedova, fece di tutto per promuovere non soltanto i libri ma anche la musica di Anthony: un'attività che la sorresse nel lutto. Ma poi arrivò anche la perdita dell'unico figlio e dal suo volto minuto svanì l'ultimo barlume di sorriso.
Morì di cancro ai polmoni (come il marito) il 3 dicembre 2007, a 78 anni.

lunedì, febbraio 02, 2009

Ennesimi omicidi politici in Russia

Il 19 gennaio è stata uccisa in pieno centro di Mosca Anastasia ("Nastyia") Baburova, giornalista della Novaya gazeta. Insieme a lei era il 34enne avvocato Stanislav Markelov. Lui è caduto per primo. Il sicario ha mirato alla sua nuca. La Baburova ha cercato di inseguirlo, ma è stata colpita a sua volta da una pallottola alla testa.
anastasia baburova
stanislav markelov
Stanislav Markelow rappresentava gli interessi delle vittime torturate e giustiziate in Cecenia. Si occupava inoltre di casi in cui sono stati coinvolti gruppi neofascisti appoggiati dal governo di Putin. Dopo la morte di Anna Politkovskaya, Markelow fu parte civile nei processi ai giornalisti che di quell'omicidio scrissero con toni poco graditi al governo.
Un altro fra i suoi clienti di rilievo era il giornalista Mikhail Beketov, aggredito e picchiato selvaggiamente nel novembre 2008.
Markelow era anche l'avvocato della famiglia di Igor Domnikov, un redattore della Novaya gazeta che venne ucciso nel 2000, e stava tentando di convincere le autorità a trascinare davanti al giudice gli assassini di Domnikov, che si trovano ancora a piede libero.


Anastasia Baburova aveva soltanto 25 anni e lavorava come freelance per la Novaya gazeta da pochissimi mesi: aveva infatti iniziato nell'ottobre 2008, decisa a investigare sulle organizzazioni neonaziste e a svelare la verità che si cela dietro ai loro efferati crimini.


I sospetti sul doppio omicidio sono subito caduti sull'ex colonnello Igor Budanov, che in Cecenia ha torturato e seviziato a morte la 18enne Elza Kungayeva. Budanov, condannato a 10 anni di carcere per crimini di guerra (uno dei pochissimi casi di ufficiali costretti a essere processati), è stato rilasciato 18 mesi prima della scadenza della prigionia. Motivo: "buona condotta". Stanislav Markelow era uno degli avvocati della famiglia Kungaev e aveva protestato vanamente contro la liberazione del colonnello.




Putin, il nuovo zar

Putin è diventato Presidente russo il 26 marzo 2000 e, strano ma forse no, l'omicidio a Elza Kungaeva nel villaggio ceceno di Tangi fu perpetrato la stessa sera della sua elezione. Il colonnello Budanov dovette affrontare il processo quasi a rappresentanza di tutti gli altri ufficiali colpevoli di torture e omicidi in Cecenia e che, com'è tipico della Russia, l'hanno fatta franca. Ora è libero anche Budanov ed è logico pensare che il killer che ha eliminato Markelow e la Baburova abbia agito dietro sua richiesta. Ma non ci sarà, ovviamente, nessuna vera inchiesta, così come è accaduto dopo l'omicidio ad Anna Politkovskaya.
L'8 maggio 2008, Vladimir Putin divenne il nuovo Premier e come Presidente subentrò al suo posto Dmitri Medvedev, comunemente ritenuto una marionetta dell'ex capo del KGB.


E' ormai lunghissima la lista dei giornalisti che hanno trovato la morte perché si sono rivoltati contro la corruzione e le ingiustizie del governo di Mosca. Lo scorso agosto, nella Inguscezia (un'altra repubblica nord-caucasica), è stata la volta di Magomed Yevloyev, responsabile di un sito Internet di opposizione. (Maggiori informazioni qui: http://ingushetiya.wordpress.com/) I suoi fans hanno immediatamente puntato il dito contro l'allora presidente e ministro degli interni dell'Inguscezia e ci fu un plauso generale quando il Cremlino depose l'uomo da entrambe le cariche. Ma lui nel frattempo ha trovato una nuova sistemazione come ispettore generale a Mosca...
L'impunità, a quanto pare, prevale sempre.





Altri giornalisti russi recentemente uccisi o tolti dalla circolazione

Luglio 2008 - Larissa Arap, oppositrice di Putin, viene rinchiusa in manicomio a causa degli articoli in cui denunciava che in centri per la cura di malattie mentali veniva praticato l'elettrochoc su bambini. A denunciarlo è il Fronte Civile Unito, l'organizzazione politica che fa capo all'ex campione di scacchi Kasparov.

Settembre 2008 - Nel Daghestan, regione russa nel nord del Caucaso, Abdulla Alishayev è stato attaccato da un gruppo di uomini non identificati, che lo hanno ferito alla spalla e alla testa. L'uomo è stato operato, ma i medici - riferisce la polizia - non sarebbero riusciti a salvarlo.

Novembre 2008 - Mikhail Beketov, direttore del quotidiano Khimkinskaia Pravdà, viene trovato svenuto in un lago di sangue sotto casa propria. I medici gli amputano una gamba e fanno altri interventi che gli salvano la vita ma lo lasciano come un rudere d'uomo. Un pezzo del cranio gli ha perforato il cervello.

Dal 1992, sono più di 100 i giornalisti uccisi. Solo in Irak e in Algeria ne sono morti di più. (Una lista esauriente si trova qui, oppure qui. Tra di loro anche un italiano: Antonio Russo, un freelance che lavorava per Radio Radicale, ucciso in Georgia attraverso lo schiacciamento del torace, metodo tipico dei servizi segreti sovietici. Russo era in procinto di rientrare in Italia per portare nuove testimonianze e documenti sull’atrocità della guerra in Cecenia.


Secondo il rapporto di Transparency International del 2008, la Russia occupa, tra i Paesi "trasparenti", il 147simo posto insieme a Kenya, Bangladesh e Siria: ciò significa che è tra i più corrotti. L'Italia di Berlusconi la troviamo al 55simo posto, addirittura dopo il Sud Africa. In cima alla classifica sono Danimarca, Nuova Zelanda e Svezia.

giovedì, gennaio 29, 2009

Landis fa causa a Michael Jackson

Il regista si sente derubato dei diritti di "Thriller"


John Landis ha fatto causa a Michael Jackson per la sua quota dei profitti sul video da 14 minuti "Thriller".

Landis, che ha co-sceneggiato e diretto il filmato del 1983, ha depositato una causa per violazione del contratto alla Corte superiore di Los Angeles lo scorso 21 gennaio, pochi giorni prima che produttori di Broadway annunciassero questa settimana di aver acquistato i diritti sul video per trasformarlo in un musical.


                


"Thriller", in cui si vedono degli zombie ballare, resta tuttora uno dei clip più famosi della storia della musica. Landis ha anche realizzato un documentario sul "making of" del filmato.

Il regista (Tutto in una notte, The Blues Brothers, Il principe cerca moglie, I tre amigos!...) ha scritto nel documento presentato al tribunale di non ricevere da almeno quattro anni il 50% dei profitti del video dalla ora estinta compagnia di Jackson Optimum Productions.

Michael Jackson, 50 anni, viene accusato di "condotta fraudolenta, dolosa e ingiusta". Il documento afferma inoltre che la star non avrebbe fornito conti adeguati ed esaustivi negli ultimi quattro anni "e precedentemente".


Landis girò anche il video per "Black or White", sempre di Jackson.

domenica, gennaio 25, 2009

Lavorare poco, lavorare tutti

Toyota, Mazda, Isuzu e Mitsubishi: queste le quattro ditte automobilistiche giapponesi che vogliono introdurre il "Modello Himejima".



Himejima è una piccola isola nel sud del Giappone che vanta un record: da una quarantina d'anni il tasso di disoccupazione è pari a zero. La filosofia alla base è il work sharing, ovvero “lavorano tutti, lavorano meno”. Il contratto alla base di questo sistema è collettivo e condiviso, e prevede di rinunciare a qualche ora di lavoro (e a un po' di stipendio) godendo però i vantaggi di un'occupazione piena, cioè minori costi sociali ed economia sempre in movimento.
Grazie al "Modello Himejima", Toyota, Mazda & Co. potrebbero evitare di ridurre personale a causa della crisi finanziaria.

mercoledì, gennaio 21, 2009

Novità editoriale

Tristan Corbiére: Gli amori gialli

Edizioni del Foglio Clandestino

(Tomo I)

300 copie numerate, 15 €
ISBN: 978-88-902114-3-0

Traduzione di Luca Salvatore condotta sull'originale del 1873, conservandone punteggiatura e ortografia.

Come Verlaine ebbe a dire nella prima serie dei suoi ritratti ‘assoluti’ apparsi nel 1883: “Tristan Corbière fu Bretone, uomo di mare, e lo sdegnoso per eccellenza, aes triplex. Bretone, cattolico che prova poco la sua fede, ma credente ossessionato; marinaio senza averne la spocchia e soprattutto la sete insaziabile, ma votato furiosamente al mare che solcava solo quand’era in tempesta, incredibilmente focoso sulla più focosa delle cavalle. (Di lui si raccontano prodigi d’imprudenza folle). Incurante del Successo e della Gloria al punto da avere l’aria di sfidare quei due imbecilli, senza mostrargli un briciolo di pietà!
Passiamo sopra l’uomo, che fu grandissimo, e parliamo del Poeta. Come rimatore e come prosodista non ha nulla d’impeccabile, cioè a dire di disgustoso. […] Gli impeccabili, quelli sono… un po’ di tutto. Legno, legno e nient’altro che legno. Corbière era fatto di carne ed ossa, semplicemente”.


Tristan Corbière (1845-1875) è autore di un unico libro, Les Amours jaunes, pubblicato a spese del padre dai fratelli Glady nel 1873, passato quasi del tutto inosservato. Morì a Parigi, appena trentenne, d’artrosi e tisi.
Le Edizioni del Foglio Clandestino ripropongono quest’opera ironica e graffiante (ora il tomo primo) in edizione numerata di 300 copie. Testo originale a fronte.



LINK alle Edizioni del Foglio Clandestino

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venerdì, gennaio 16, 2009

Santoro e le polemiche su Israele

E' incomprensibile il polverone sollevato dalla puntata di ieri di Annozero. Apparentemente, Santoro ha impostato la trasmissione in maniera troppo filo-palestiniana. All'improvviso Lucia Annunziata si alza e abbandona lo studio. Dopo di lei avrebbe dovuto parlare Tobia Zevi, giovane pacifista israeliano. Giustificabile quindi il commento del conduttore: "Lucia, forse stai acquisendo crediti per qualcuno"...
Su Agoravox, il giornalista Elia Banelli scrive, in un suo pezzo intitolato "Annozero: prove tecniche di censura":


"Fino a quel momento il dibattito in studio si era svolto su toni abbastanza accesi, come era prevedibile, ma garantendo comunque un certo equilibrio delle opinioni espresse dagli ospiti.
C’era la scrittrice israeliana Manuela Dviri, da anni impegnata per la pace tra Israele e Palestina, c’era Rula Jebreal, che rappresentava il punto di vista di chi segue le ragioni della causa palestinese, insieme al giornalista di Al Jazeera International per l’Europa Claudio Lavanga, gli ospiti in collegamento da Milano ed un altro ragazzo palestinese in studio.
Dall’altra parte, se cosi si può dire, l’analista militare Andrea Nativi, che ha continuamente difeso le ragioni dell’attacco israeliano, compreso le morti civili, Tobia Zevi, ragazzo israeliano impegnato in politica e sostenitore indefesso della pace, una ragazza israeliana che rivendicava il suo diritto di andare al centro commerciale senza farsi esplodere da un kamikaze ed un altro ragazzo con indosso la kippah, che ricordava come l’educazione dei bambini fosse un requisito essenziale per costrure le basi di un nuovo futuro."


Santoro ha dato spazio ad ambedue i fronti. Tuttavia, oggi si è scatenato il putiferio. Contro i signori della guerra che si cingono della Stella di David dunque non si può dire niente?


Ricordiamo innanzitutto che lo Stato israeliano non è tutti gli ebrei. Anzi: molti ebrei, e tra di loro non pochi con passaporto israeliano, accusano la mania guerrafondaia del governo di Tel Aviv. Due dei più famosi sono Noam Chomsky e Moshe Friedman, quest'ultimo rabbino capo della comunità ortodossa giudaica. Entrambi sono finiti nella Lista Nera dei sionisti.


Manifestazione contro l’Apartheid israeliana, Hebron 10 aprile 2003

Israele... uno Stato razzista violento, esclusivo, dove ciò che non è ebraico viene considerato vile e spregevole e dove intellettuali pacifisti vengono pubblicamente messi alla gogna (lo scrittore I. Shamir, il politologo N. Finkelstein, i rabbini Weiss e Friedmann)... Israele ha elaborato dei piani terribili, concepiti per spogliare, asservire e distruggere l’identità di un popolo intero.

Assurdamente, i grandi schieramenti politici dell'Occidente vanno a braccetto e si schierano a favore di Israele. E, condannando Hamas, condannano i palestinesi.
Hamas ha vinto le elezioni democratiche non tanto urlando slogan di guerra, bensì dopo essersi conquistata la fiducia della popolazione araba con il buon esempio. Invece di impugnare le armi, Hamas ha costruito nella Striscia di Gaza scuole e ospedali, cosa che Israele non non può o non vuole fare.
Tale impennata di civiltà non piacque a Tel Aviv, ovvero ai governanti dello Stato israeliano. Questi gentiluomini hanno ordinato atti terroristici con il beneplacit dell'America di Bush e probabilmente appoggiati da esperti della CIA. Logico che i palestinesi si difendessero.
Con l'intemediazione dell'Egitto si giunse a una tregua delle ostilità. Hamas rispettò le regole, Israele no, riprendendo i bombardamenti e rinforzando i maltrattamenti sui cittadini arabo-israeliani.
A questo punto che cosa doveva fare la parte offesa? Porgere l'altra guancia? Eppure, sono i palestinesi a essere definiti terroristi.

Si è discusso parecchio sulla preghiera-protesta mussulmana in Piazza Duomo a Milano, dove la Stella di David è stata paragonata alla svastica nazista. I fatti di Gaza però parlano chiaro, e solo i delinquenti dei nostri mezzi d'informazione li stravolgono a uso e consumo di quegli italiani che ormai sono già talmente oppiati da non trovare la forza di documentarsi meglio.

Ora, Santoro è stato tacciato di faziosità. Pochi i suoi difensori. Davanti a tutti Paolo Ferrero di Rifondazione Comunista e poi l'Aipsi-Med, Associazione Italiana Psichiatri, che sul suo sito scrive:


(http://www.aipsimed.org/?q=node/3146)

"Grazie Michele Santoro, ti esprimiamo tutta la nostra ammirazione e riconoscenza.
La puntata di ieri sera aiuta a capire, attraverso la narrazione dei fatti e non delle sole opinioni, cosa sta succedendo realmente a Gaza, e ancor più cosa è la guerra, senza accusare l'uno o l'atro Paese.
Purtroppo ci fa capire ancora una volta cosa sono i nostri politici di destra, di sinistra o di centro e cosa sono certi 'giornalisti', con i vuoti discorsi che ascoltiamo oggi."

giovedì, gennaio 15, 2009

Simon Kjaer, nuovo beniamino dei tifosi palermitani


Non ha ancora 20 anni ed è bello, alto e "biunnu". Si chiama Simon Kjaer la stella che si è accesa sulla Palermo che vive e sogna di calcio.

A contendersi il capitano dell'U 19 danese erano in tanti, ma il simpatico vichingo ha preferito scendere giù in Sicilia. E farebbe bene Zamparini a tenerselo stretto, nonostante le allettanti offerte di altri club (ultimamente si sono fatti avanti Valencia e Juventus). In fondo, il futuro si costruisce su alcuni importanti perni fissi, e perché non imbastire la squadra del domani sul giovane ma già comprovato talento di Simon?

Con la cessione - in prestito - del difensore Hernan Dellafiore al Torino, sembra proprio che sia questa l'intenzione di "Zampa". I 4 milioni che lui lo scorso anno ha sborsato per aggiudicarsi il gioiellino danese sono serviti a mettere in fuga concorrenti come Chelsea, Real Madrid, Liverpool, Middlesbrough e Sampdoria. Simon Kjaer ha debuttato contro la Fiorentina subentrando all'infortunato Dellafiore e, dopo una prestazione da dimenticare contro il Lecce (troppa, l'emozione!), ha dimostrato la sua statura contro il Chievo (siglando una rete e procurandosi un rigore decisivo) e anche nei match successivi, l'ultimo dei quali è stato quello contro l'Atalanta (vittoria per 3-2 alla Favorita). Sicuramente i club che ora si stanno facendo avanti dovranno sborsare ben più di 4 milioni per convincere il presidente rosanero a cederlo, ma il nostro desiderio è che Zamparini metta da parte, una volta tanto, la sua natura di imprenditore e faccia un regalo a Palermo tenendo il giovane scandinavo.

Cinquant'anni fa, un altro danese era entrato nei cuori dei tifosi palermitani: Helge Bronée. Allora, il Principe Lanza di Trabia prelevò l'attaccante dal dribbling sopraffino pagando ai francesi del Nancy la cifra-record di 40 milioni di lire. Putroppo i contrasti con l'allenatore Gipo Viani fecero sì che Bronée vestisse la maglia rosanero per due sole stagioni, dal 1950 al 1952. Il goleador dal "profondo Nord" totalizzò in maglia rosanero 70 presenze realizzando 22 goal. La sua carriera proseguì a Roma e poi a Torino con la Juventus, ma anche lì il suo carattere rissoso gli creò molti problemi...

Simon Kjaer, che è di tutt'altra pasta, può dare molto a questo Palermo. Nel capoluogo siculo certo gli aficionados non gli mancano...

martedì, gennaio 13, 2009

E se fossero i libri a mettere le ali?

'Libere Letture' a Sesto S. Giovanni


 15 gennaio 2009, 5 febbraio 2009


Il gruppo di lettura Lo Scaffale Capovolto, con il patrocinio della Commissione Cultura della Circoscrizione 3, organizza due serate di Libere Letture alle ore 21 presso Spazio Arte, via Maestri del Lavoro, Sesto S. G. – M1 Sesto Rondò.


sabato, gennaio 10, 2009

La danza intorno al mondo di Matt Harding

Matt Harding è un americano a cui non piace lavorare, non possiede nessun talento e non ha neppure frequentato il college (troppo povero per farlo). In compenso ha avuto una bella idea: quella di mettersi a ballare (anzi: ballicchiare) in diverse località, anche le più esotiche.


 Sulla sua homepage "Where the hell is... Matt?" spiega il perché e il percome. Dopo che i suoi primi videoclips incominciarono a spopolare su Internet, la ditta di gomme da masticare Stridegum decise di finanziargli un "ballo intorno al mondo".


La canzone del primo video si intitola "Sweet Lullaby" (by Deep Forest). Quella del secondo, "Praan", è stata composta da Garry Shyman su versi del grande poeta indiano Rabindranath Tagore. Canta la giovane bangladese di Minneapolis Palbasha Siddique.





 

giovedì, gennaio 08, 2009

Rossana, by franc'O'brain

Un racconto horror su un tema che fondamentalmente appartiene alla fantasy amorosa: fanciulla del popolo sposa nobiluomo. Non è una storia dei tempi passati, ma attuale. Ci sono, ancora oggi, aristocratici di antiche casate che trascorrono il loro dasein rinchiusi in improbabili dimore signorili. Barone Bodoni ("Barone" di nome e di fatto) è uno di questi. Peccato che abbia qualche difettuccio di troppo...!


Leggete e/o scaricate Rossana, l'ultimo pulp internettiano (o 'racconto sborror', come lo definisce lui) di franc'O'brain. Il file è in formato .doc.

domenica, gennaio 04, 2009

Fantascienza tedesca: Andreas Brandhorst

C'è scarsa considerazione in Italia per la fantascienza "made in Germany"; almeno presso le case editrici, che evidentemente la ritengono poco vendibile. Eppure, dalla "Terra di Mezzo" a un tiro di schioppo da noi provengono alcune tra le firme più interessanti di questo genere letterario.

Come per l'Italia, anche in Germania la science fiction americana iniziò a trovare un mercato negli Anni Cinquanta, sotto forma di riviste e collane non troppo curate. Venivano pubblicati tutti i grandi nomi d'Oltreoceano e solo una manciata di autori tedeschi, i quali, come avveniva da noi, tendevano a imitare i modelli statunitensi. Fanno eccezione Raymond Gallun e Walter Ernsting, che nel 1954 scrissero a quattro mani Der Ring um die Sonne (L'anello intorno al sole). Ernsting creò nel 1961 la più fortunata space opera tedesca: Perry Rhodan.
anderasbrandhorst1_260 Edito dalla Moewig, Perry Rhodan, che presto festeggerà il suo cinquantenario, ha avuto fin da sempre un successo sensazionale ed è stato tradotto in molte lingue. Sulla sua scia, furono inaugurate diverse collane di fantascienza, dando spazio anche ad autori locali. Uno dei nomi più celebri è quello di Herbert W. Franke (in realtà austriaco, essendo nato a Vienna), che è arrivato ad affermarsi nei paesi di lingua anglosassone. Franke era un fisico che aveva studiato anche Chimica, Matematica e Psicologia, riuscendo inoltre a brillare come speleologo; era dunque in possesso di numerosi nozioni scientifiche, che non potevano che essergli di aiuto per la sua carriera di autore di SF.
Oggi in Germania hanno una più che discreta fama Andreas Eschbach (grandi successi con i libri Das Jesus Video e Eine Billion Dollar) e Frank Schätzing, il cui romanzo Der Schwarm Elemente è un bel thriller fantascientifico su sfondo apocalittico.  
A loro si deve aggiungere Andreas Brandhorst.


Andreas Brandhorst

Iniziamo da una curiosità: dal 1984 questo autore tedesco vive nell'Italia del Nord. Nonostante sia famoso in patria, da noi è stato tradotto un suo unico racconto, "I pescatori di plancton" ("Die Planktonfischer", insignito del prestigioso Kurd-Laßwitz-Preis), apparso nel 1985 sulla rivista Futuro. Per aiutarsi a campare, Brandhorst lavora come traduttore dall'inglese. Per i connazionali ha trasposto praticamente l'opera omnia di Terry Pratchett, oltre a dozzine di romanzi di Star Trek e Star Wars.

andreasbrandhorst_260 Nacque nel 1956 in un paesino della Vestfalia, dove rimase fino all'età di 28 anni. Già da bambino era un fervido lettore, e i suoi primi tentativi di scrittura li compì da scolaretto: storie su animali, indiani ed extraterrestri. Sembra che già allora fosse un bravo narratore, tantoché la sua maestra gli faceva leggere ad alta voce quei primi ingegnosi ghiribizzi davanti a tutta la classe.
Appassionato fin da sempre di letteratura fantastica (collezionò oltre 500 volumetti di Perry Rhodan), si specializzò nel genere, debuttando a soli 19 anni sui quaderni di SF della piccola casa editrice Zauberkreis, di cui divenne un benvisto collaboratore. Seguirono altre pubblicazioni con Terra Astra e per la collana "Terranauten".
Si diplomò in Amministrazione Industriale, ma a una tranquilla carriera borghese preferì l'incertezza della vita da scrittore.
Dopo che nel 1983 la Moewig diede alle stampe il suo romanzo Schatten des Ichs, si fece avanti l'altrettanto prestigiosa Goldmann che gli pubblicò Mondsturmzeit e Die Macht der Träume. Da qui in poi, Brandhorst fu corteggiatissimo, per esempio da Bastei (Die wandernden Berge e la trilogia della "Feuerstraße") e da Knaur (Das eherne Schwert). Nel 2004 poté coronare il suo più grande sogno: per i tascabili Perry Rhodan firmò, come guest author, un romanzo che vede come protagonista proprio il paladino futuristico da lui tanto amato.
Con il collega Horst Pukallus scrisse una manciata di libri a quattro mani per l'Ullstein Verlag, cui seguirono una serie di romanzi fantasy per Schneider e Bertelsmann. Ormai poteva affermare di essere uno scrittore di successo, anche se la sua celebrità non andava - e non va - oltre i confini di Germania, Austria e Svizzera e anche se, per l'unico hardcover di un suo libro (Der Netzparasit, 1983), deve ringraziare un piccolo, anzi microcopico editore: Coran Verlag.

Matrimoni falliti e universo Kantaki

A soli vent'anni, Andreas Brandhorst iniziò ciò che oggi definisce "un esperimento coniugale".  Dopo appena un lustro ci fu il divorzio e poco dopo conobbe un'italiana, "la quale nel 1983 mi invitò a un secondo esperimento coniugale". In seguito a tale circostanza, lo scrittore si convinse a venire ad abitare nel Belpaese. "Ero pieno di entusiasmo" racconta nella sua homepage, "ma c'era un problema: come dare da mangiare alla mia famiglia." Eh già, perché intanto erano nati due bambini e il lavoro come traduttore non bastava per assicurargli proventi a sufficienza. Traduceva per molte ore al giorno e non gli restava mai tempo per scatenare creativamente l'immaginazione. Mentre i figli crescevano, l'amore tra i coniugi scemò e nel 1998 arrivò la fine definitiva. E due!
A questo punto, Andreas si chiese se non fosse meglio tornare in Germania; ma intanto era caduto nel "mal d'Italia", quell'irresistibile fascinazione di cui erano già stati succubi Goethe e tanti altri intellettuali nordeuropei. "Non volevo rinunciare al sole, a questo mare e a questi monti, e alla gentilezza degli italiani." Da traduttore full time tornò a trasformarsi in autore. Iniziò la serie sull'universo "Kantaki" con il romanzo Diamant (aprile 2004), cui seguirono Der Metamorph (novembre 2004) e Der Zeitkrieg (ottobre 2005). Libri scritti quasi letteralmente con il sangue.
Il "Kantaki-Universum" diventò il suo marchio di riconoscimento. Vi fanno parte anche i più recenti romanzi Feuervögel, Feuerstürme e Feuerträume. Mentre lavorava a tutte queste opere, ne progettò altre non necessariamente catalogabili come fantascientifiche ("Ci sono tante cose belle e interessanti di cui poter scrivere!"), che però fino ad oggi non sono state pubblicate. Ha trovato invece un editore (e che editore! L'Heyne Verlag è tra i più importanti nel cosmo di lingua tedesca) un'ennesima sua avventura di viaggi spaziotemporali: Äon (febbraio 2009).

Quando non scrive, Andreas Brandhorst ama correre. E' un appassionato maratoneta: ha partecipato due volte alla maratona di Venezia, oltre a quella di Torino e a quella di Vienna. Si allena da circa quindici anni, percorrendo dai sessanta ai settanta chilometri a settimana.
Pur se nel frattempo si è abituato alla vita da single, dice che non avrebbe nulla in contrario ad effettuare un terzo "esperimento coniugale".

Andreas Brandhorst scrive anche con il nom de plum Andreas Weiler. 

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Invito agli editori italiani

E' un peccato che Brandhorst da noi non trovi spazio. Eppure è capace e industrioso; la sua fantasia pare inestinguibile. Forse un'ottima occasione per lanciare questo scrittore nelle nostre lande potrebbe essere Äon, l'ultimo suo libro in ordine di tempo. Äon non è vera e propria fantascienza, ma un thriller con elementi gialli e fantasy. E, sia pure indirettamente, la trama di questo romanzo tange anche noi italiani.
Äon - il contenuto: ogni cosa ha inizio in un paesino della Calabria, dove vive un ragazzo che è   apparentemente in grado di operare guarigioni miracolose. Il reporter tedesco Sebastian Vogler viene mandato laggiù dal suo caporedattore e lui, che non crede al soprannaturale, si accinge a screditare il "guaritore" con un articolo pieno di veleni contro la sciocca superstizione della gente. Ma, con suo stupore, si accorge che il giovane Raffaele è effettivamente in possesso dei segreti della Magia Bianca. Contemporaneamente, in tutta Europa accadono fenomeni paranormali che in qualche modo possono essere collegati ai portenti visti nell'Italia meridionale. Il reporter percorre l'intero continente sulle tracce di tali arcani. E scopre che esiste un immenso complotto, una congiura secolare che affonda le radici in un remotissimo passato e il cui scopo è quello di cambiare per sempre il futuro dell'umanità.


Un altro bel romanzo di Brandhorst è Der Metamorph (2004; ristampato nel novembre 2008, ancora una volta per i tipi di Heyne).
Der Metamorph - il contenuto: da un laboratorio segreto del pianeta Kerberos fugge una pericolosa creatura artificiale. Immediatamente, le danno la caccia diversi gruppi antagonisti. Su Kerberos c'è anche un sodalizio di taumaturghi, individui che posseggono l'occulta conoscenza per sanare ferite e per far svanire ogni forma di malattia. Uno di loro, Eklund, si imbatte in un misterioso giovane che è capace di guarire se stesso (cosa che non riesce neppure ai migliori taumaturghi). A poco a poco Eklund inizia a sospettare che il giovane possa essere il minaccioso mutante di cui tanto si parla...

sabato, gennaio 03, 2009

Ci ha lasciati Donald Westlake ('Ditelo con i fiori')


E' morto all'età di 75 anni per infarto cardiaco lo scrittore statunitense Donald E. Westlake. Nella sua lunga carriera, Westlake ha pubblicato oltre novanta romanzi, la maggior parte di genere mystery.

Una quindicina di suoi libri sono diventati film. Ha vinto tre volte il premio Edgar. Scriveva usando anche gli pseudonimi Richard Stark, Tucker Coe, Samuel Holt e Edwin West, ma non per nascondersi, bensì perchè temeva che la gente non credesse che fosse in grado di produrre così tanto.
Con il suo vero nome ha firmato principalmente gialli umoristici; celebri quelli che vedono come protagonista Dortmunder, ladro geniale ma sfortunato, e la sua sgangherata gang (Gli Ineffabili Cinque).


>> Sito in italiano su Westlake <<