domenica, ottobre 07, 2007

A proposito di Schmidt


Ci si chiede perché spesso Hollywood compri i diritti di romanzi eccellenti e ne faccia dei film che presentano una storia completamente diversa. Nel suo libro About Schmidt, Louis Begley ritrae un avvocato di successo che va in pensione a sessant'anni. Sua moglie, alla quale appartiene la lussuosa magione in cui abitano, soffre di una malattia che la porterà ineludibilmente alla morte. Il tutto è ambientato a New York e negli Hamptons ed è raccontato in uno stile che ricorda da vicino Knut Vonnegut.

Albert Schmidt (questo il nome del protagonista letterario), oltre a essere un uomo pieno di pregiudizi - frutto anche
dell'educazione sbagliata -, ha, nonostante l'età, una carica sessuale invidiabile, e lo vediamo andare a letto con molte donne che sembrano fare a gara per concederglisi. Sua figlia, che ha avuto il privilegio di frequentare Harvard e lavora per una multinazionale del tabacco, sta preparandosi a sposare un giovanotto ebreo - avvocato - che è al servizio dello studio legale di cui Schmidt era co-titolare.

Begley illustra spietatamente la falsa morale degli WASP e uno dei temi principali (anzi: il tema principale) del romanzo è
l'antisemitismo così diffuso in America soprattutto tra i bianchi agiati.


La pellicola diretta da Alexander Payne (2002) ci mostra invece Warren R. Schmidt (ma perché cambiargli pure nome?) nei panni di un ex agente assicurativo in pensione. Questo Schmidt più povero e più trasandato vive a Omaha, Nebraska, e insieme alla moglie incarna la tipica middle class anziché la fortunata casta descritta nel libro. La figlia abita a 1000 miglia di distanza e il giovanotto da lei amato non è il rampollo di due psichiatri ebrei felicemente sposati, bensì il primogenito di una stramba coppia divorziata dedita a un libertinismo che è chiara reminiscenza dell'èra hippy.


Lo Schmidt del film è un personaggio assai patetico. Non conosce avventure erotiche (neanche da vedovo) e, se non fosse stato interpretato da Jack Nicholson, noi non saremmo qui a scrivere questa recensione.


Commercializzato come "commedia brillante", A proposito di Schmidt ci vende una storia evanescente che i soliti critici "geniali" giustificano come lo specchio di quella vacuità dentro cui ristagna l'esistenza dell'anziano protagonista. In effetti Nicholson/Schmidt esprime molto bene la povertà di sentimenti che caratterizza larghi strati della piccola borghesia. A tale meschinità, o se volete a tale "stitichezza dell'anima", fa da contrappasso l'impegno che il vecchio si è voluto accollare: mandare ogni mese 22$ a Ndugu, un bimbo africano adottato a distanza. (La cifra sembra irrilevante, ma ricordiamoci che non stiamo parlando del brillante professionista del libro, ma di un cittadino ormai ingrigito che ha sempre faticato per arrivare alla fine del mese.) Le missive indirizzate al piccolo Ndugu rappresentano tra l'altro l'unico contenitore in cui Warren R. Schmidt può liberamente riversare i propri pensieri, confessare e confessarsi; seppure finanche in esse egli si ritrova spesso a mentire o ad abbellire la verità.  

L'adozione del bambino tanzaniano è avvenuta in seguito a un invito televisivo: trattasi dunque di un
tentativo come tanti per ammazzare la noia, non del risultato di umana generosità. Alla fine, quando Schmidt legge una lettera inviata dall'istituto in cui è ospitato Ngudu, sgorgano finalmente le lacrime. Ciò però non è il segno della perdita d'inerzia e della conversione a buoni e giusti principi, ma solo uno sfogo senile. 


Molti i nodi che la sceneggiatura lascia irrisolti. Primo tra tutti, l'avversione che Schmidt prova nei confronti di Randall (il genero o futuro tale) e della sua bislacca ma simpatica famiglia. Forse molti spettatori hanno creduto che Payne, il regista, abbia voluto fare del giovanotto in questione un perfetto idiota - o "un cammello", per usare il vocabolario dello stesso Schmidt -, e come tale lo hanno giudicato. Ma gli autori si e ci contraddicono con la scena in cui il vecchio vede, nella stanza di Randall, il diploma di perito elettronico e i titoli che il giovane ha acquisiti in campo sportivo (giocando a calcio, nientedimeno: per sottolineare la stravaganza della sua tribù). Randall, a conti fatti, non è dunque quel fallito che sembra (pur se si è ridotto a fare il venditore di materassi ad acqua), e la sua sincera compartecipazione al dolore di Schmidt in seguito alla perdita della consorte è uno dei tanti fattori che ce lo rendono amabile.

Tuttavia, agli occhi di Schmidt rimane un "loser", e quindi indegno a impalmare la sua cara piccina.


La mentalità dei perdenti e dei vincenti è estremamente radicata nella società americana (e in tutto il mondo americanizzato); se è questo l'aspetto che Payne voleva condannare, avrebbe dovuto dare una piega più decisa, meno vaga, ai suoi personaggi. Avrebbe dovuto fare di Randall un vero perdente e un vero idiota; e la decisione della ragazza di sposarlo sarebbe dovuta essere dettata non dall'amore (che c'è ed è forte, com'è evidenziato da molti punti della pellicola), bensì da un atto di ritorsione contro la testardaggine paterna.


Il film è lento, ma non è questo che ci disturba: la lentezza potrebbe essere un paradigma della vecchiaia. Qualcuno ha però affermato che Payne abbia voluto ispirarsi, più che al libro, al dramma sulla noia Ikiru (1952) del grande Akira Kurosawa, nonché a certe opere di un altro sommo maestro giapponese, ovvero Yasujiro Ozu, e in particolare a Tokyo Story (Tôkyô monogatari; 1953). Può darsi che sia così, ma, a parte l'ottima fotografia, il suo film ha troppe pecche. Non basta la bravura di Nicholson e di Kathy Bates per fare di A proposito di Schmidt un capolavoro; e nemmeno un prodotto appena più che accettabile. Come in tutti gli altri lavori di questo regista, siamo di fronte a un banale drammetto hollywoodiano contenente un messaggio "umanitario" nebuloso e trito. Basta guardarsi intorno per trovare film ben più significanti incentrati sulla solitudine della vecchiaia e sulla morte. Il cinema, indipendente e no, ne ha sfornati parecchi. Alcuni titoli su tutti: No Place to Go, Tell Me a Riddle, Going in Style, Aquel ritmillo, Cocoon e Paradise Grove.

venerdì, ottobre 05, 2007

Calcio: una settimana di Coppe "Didastrosa"

In Champions vince solo l'Inter. In Coppa UEFA si salva solo la Fiorentina - ai rigori; ma meglio di niente - mentre vengono buttate fuori Empoli, Samp e Palermo (quest'ultima in maniera davvero ingenua). I riflettori però sono tutti puntati sul Milan, che ancora una volta ha deluso, e soprattutto sono puntati sul portiere rossonero Nelson Dida.

A causa della sua simulazione, il brasiliano è oggetto di riprovazioni e spottò da parte di tutti, e mi è persino capitato di leggere, in molti articoli, parole di elogio per la giustizia (sportiva e no) scozzese, che ha immediatamente provveduto a punire l'isolato invasore; in questi articoli si fanno paragoni con la nostra giustizia... E a me pare che siano solo un ennesimo pretesto per dir male dell'Italia.

Allora: tanto per cominciare, noi italiani siamo più civili degli scozzesi e dei britannici in generale, anche in fatto di legislazione.

Inoltre: il "caso Dida" è stato gonfiato a dismisura per semplice mania di sensazionalismo. In realtà non è accaduto nulla di grave. Il tifoso entrato in campo non ha fatto del male a nessuno: ha solo gioito - a modo suo - per il goal del Celtic. Adesso però, oltre a essere stato escluso da tutte le partite della squadra che ama, rischia persino la galera.
Grave semmai è la disattenzione del servizio d'ordine del Celtic Park. E' qui che deve intervenire la UEFA!

Ed è vero che il portiere del Milan ha inscenato una commedia a dir poco grottesca dopo essere stato leggermente toccato sul collo, ma neanche lui andrebbe severamente sanzionato per questo. (Io sono interista e ricordo benissimo la sceneggiata di "Bonimba" in un celebre Inter-Mönchengladbach che fu caratterizzato da una caterva di reti tedesche e dal lancio di una lattina di birra.) Per Dida, una piccola multa e via: bisogna capire la tensione dei giocatori durante un incontro tanto importante. A questo proposito, anzi, abolirei anche quella regola assurda che costringe gli arbitri a punire i calciatori che "esultano troppo a lungo" dopo aver segnato un goal e/o che si tolgono la maglia. Il calcio è fatto soprattutto di passioni.

Semmai il portiere milanista sarebbe da sanzionare - da parte del suo stesso club - per le mere prestazioni sportive, veramente "didastrose". Ma questa è una questione interna ai rossoneri, risolvibile dunque solo dal "summit" dirigenziale di Galliani & Co.



Il video della simulazione di Glasgow

domenica, settembre 30, 2007

L'ultimo libro di Naomi Klein...

è un pugno in faccia al neoliberismo. E in particolare a Milton Freeman (Premio Nobel spentosi nel 2006) e ai suoi seguaci, i cosiddetti "Chicago Boys". Gli ex studenti di Freeman in una delle facoltà di Economie più rinomate del mondo hanno incominciato, a partire dagli Anni Cinquanta, a occupare posti importanti nelle organizzazioni governative e commerciali degli USA e di altri Paesi, attuando conseguentemente la dottrina "shock" del loro maestro.

The Shock Doctrine: The Rise of Disaster Capitalism è un volume di quasi settecento pagine in cui Naomi Klein, famosa attivista anti-globalizzazione (salita alla ribalta per il suo bestseller No Logo) dimostra le strategie dei neocapitalisti. Una di queste è quella di indebolire uno Stato o un'intera, vasta regione del mondo attraverso manovre d'urto sia politiche che ambientali. Il crollo del comunismo con la conseguente caduta della Cortina di Ferro, il conflitto iracheno e l'uragano "Katrina" sono solo tre dei numerosi esempi riportati nel tomo. Subito dopo lo "shock", l'elite politico-finanziaria approfitta del caos per favorire l'affermazione di leggi a discapito della volontà popolare.
The Shock Doctrine può considerarsi un vero e proprio di testo di Storia moderna. La Klein ha effettuato ricerche approfondite che ci mostrano il modo in cui Freeman e consorti hanno portato avanti la loro conquista del mondo. Dal golpe di Pinochet in Cile al massacro di Piazza Tienamen a Pechino, per passare inevitabilmente agli attacchi terroristici dell'11 settembre: ovunque i Chicago Boys hanno avuto un ruolo predominante. Molto dura la critica mossa dalla scrittrice sia alla CIA sia al sistema sanitario degli Stati Uniti (in apertura del libro viene descritto il trattamento a base di elettroshock e droghe di un cittadina americana caduta nelle grinfie di un psichiatra sadico; esempio che si offre come triste paradigna: come per abbassare le difese di un prigioniero si adottano tecniche di shock, così per abbassare quelle della comunità si possono sfruttare gli shock collettivi).
Contrariamente a quanto dichiarano i suoi sostenitori, il neoliberismo non ha affatto recato benessere a tutta l'umanità, bensì ha accentuato le disuguaglianze fra le differenti classi sociali all'interno di uno stesso Paese e le sperequazioni tra nazioni ricche e il "sud" del mondo. Ovvero, è aumentata la ricchezza di alcune regioni mondiali e delle multinazionali a discapito della maggioranza dei poveri. Gli esiti per le popolazioni locali sono disastrosi (a parte i pochi individui che ne traggono un dubbio vantaggio) e gli stessi Stati Uniti, insieme ai Paesi dell'EU, stanno a testimoniarlo: l'indice di povertà e la perdita della libertà (quest'ultima espressa tra l'altro sotto forma del capestro di "riforme fiscali") crescono a dismisura anche all'Ovest.
E, sottolineamolo ancora, uno degli effetti collaterali maggiori di questo capitalismo d'assalto sono le catastrofi naturali. Dunque, la resistenza contro questo strapotere del capitale, contro l'arricchimento selvaggio e lo sfruttamento delle risorse umane e naturali, è d'uopo; altrimenti che mondo erediteranno da noi i nostri figli?



In un breve film realizzato insieme ad Alfonso Cuaron (il regista di Children of Men), Naomi Klein ci illustra per linee generali i contenuti della sua nuova, esplosiva opera.






Fonti d'approfondimento:

Truthout.org
ZNet
Le giornate a modo mio...
bernyblog
Metropoliautonomiapossibile

venerdì, settembre 21, 2007

domenica, settembre 16, 2007

Quelli che il calcio: senza Gnocchi non funziona

Gene Gnocchi era l'anima di Quelli che il calcio. Senza di lui, il programma condotto (per il settimo anno consecutivo) dalla Ventura è diventato un riempitivo domenicale tutt'altro che appagante. Come al solito il calcio viene ridotto a pochi commenti e ai risultati che scorrono in fondo allo schermo; il resto è un minestrone di personaggi scoloriti, primo tra tutti "Lucifero" (la voce fuori campo, stupida e tutt'altro che dissacrante). Mancano comicità e buon umore, sacrificati sull'altare di un teatrino dell'assurdo da bar di periferia. Si salvano soltanto Max Giusti e Lucia Ocone con le loro esilaranti parodie, ma ci vuole ben di più per occupare in maniera interessante e divertente tutte queste ore. Peccato che non si sia dato spazio ai re italiani dell'umorismo (si potevano invitare a turno Aldo, Giovanni e Giacomo, Picarra e Ficone et similia). I responsabili devono comunque inventarsi qualcosa per ridare un senso al programma.





La storia in sintesi di Quelli che il calcio

Inizio: 1993 su Rai 3. L’idea era quella di produrre un contenitore calcistico che potesse divertire come Mai Dire Gol della Gialappa’s Band in onda su Italia 1.
La conduzione della trasmissione venne affidata a un giovane emergente: Fabio Fazio. Fondamentali per le prime edizioni furono le radiocronache di tifosi d’eccezione, come Idris, giornalista sportivo senegalese e sfegatato juventino (ma sua moglie è interista, mentre la figlia tifa per il Milan), che con quel suo modo di seguire le vicende delle "Zebre" è riuscito a diventare simpatico anche ai non-juventini. Tra gli altri personaggi si distinsero Paolo Brosio, Teo Teocoli e Peter Van Wood. Quest'ultimo aveva il compito di fare i pronostici sulla partita di cartello, ma portando spesso sfortuna al team che dava per favorito. Inoltre, i radiocronisti di Tutto il calcio minuto per minuto intervenivano nei goal e nei momenti salienti dei match.
1998: "promozione-trasferimento" di Quelli che il calcio su Rai 2.
Nel 2001 Fazio lasciò e venne sostituito da Simona Ventura, con Gene Gnocchi collaboratore fisso del programma. Nel primo anno con la nuova conduttrice, il calcio occupa ancora una parte importante, poi lo spazio sportivo viene sempre più ridotto a vantaggio di reality e trash vario. L'unica bella novità è il Mainfredi Team, che "ricostruisce" ad hoc tutti i goal della Serie A.
Nel 2007 sparisce anche il Mainfredi Team e Gnocchi decide di abbandonare "per non ripetere sempre le solite battute"... battute che del resto erano divenute meno caustiche e più "politically correct" dopo una telefonata-minaccia del ministro Gasparri.

giovedì, settembre 06, 2007

Ciao, Big Luciano!

Aveva 71 anni. Da tempo era malato di tumore al pancreas.

Nessun dorma.

Luciano Pavarotti era diventato popolare dopo che nel 1961 aveva vinto un concorso come miglior interprete di Rodolfo ne La Bohéme di Puccini. Ogni volta che si esibiva nei grandi teatri di tutto il mondo (dal Covent Garden di Londra al Metropolitan di New York), raccoglieva plausi e applausi. A cominciare dagli anni Novanta formò con Placido Domingo e José Carrera il trio de "I tre tenori". Al culmine del successo divorziò dalla moglie per sposare la sua segretaria Nicoletta Mantovani.



giovedì, agosto 16, 2007

Trent'anni fa moriva Groucho Marx

 Julius Henry Marks


"Naturalmente nella vita ci sono un sacco di cose ben più importanti del denaro. Ma costano un sacco di soldi!" Non è una battuta di Woody Allen, ma di Groucho, uno dei quattro Fratelli Marx, i comici surreal-demenziali che, tra i tanti meriti, ebbero quello di essere tra i primi a saper cavalcare il cinema sonoro. Julius Henry Marks (questo il suo vero nome) nacque il 2 ottobre del 1890 in quella che diventerà ben presto la famiglia più famosa - nonché più numerosa - della storia del cinema. Il clan dei Marks, in arte Marx, era composto, oltre che da lui, da Leonard detto Chico (1887-1961), Arthur detto Harpo (1893-1964), Milton detto Gummo (1894-1977) e Herbert detto Zeppo (1901-1979). 



Minnie Schönberg, la loro efficiente madre oriunda tedesca, li fece esibire tutti insieme negli anni Dieci, ma rimasero in quattro negli anni Venti dopo il ritiro di Gummo. Il quartetto comico subito impose a Broadway la sua comicità anarcoide, specie in commedie musicali come The Cocoanuts (Il ladro di gioielli; 1925) e Animal Crackers (1928), che diventarono altrettanti film rispettivamente nel 1929 e nel 1930. Harpo si munì di un'arpa, Chico di un piano, Groucho di una chitarra e Zeppo di un sassofono, e i Marx Brothers fecero del 'nonsense' e della rivolta contro tutto e tutti il loro stile scatenato e fracassone. Esempi: Monkey Business (Quattro folli in alto mare; 1931), Horse Feathers (I Fratelli Marx al college; 1932) e Duck Soup (1933), efficace satira contro il potere che la nostra RAI trasmise negli anni Settanta con il titolo La guerra lampo dei Fratelli Marx.



Dopo il forfait di Zeppo, i fratelli caratterizzarono ancor più i loro ruoli: Harpo, muto, si dava solo a melodie ma sempre con le enormi tasche piene di sorprese, Groucho era invece l'affabulatore e il dissacratore per eccellenza e Chico (che in originale parla con un accento italianeggiante) il mediatore delle situazioni surreali generate dai tre. Arrivarono poi altri film pieni di fulminanti gag come Una notte all'Opera (1935), Un giorno alle corse (1937) e I cowboys del deserto (1940). Ma, dopo l'inaspettato fallimento de Il bazar delle follie (1941), i Marx decidono di dividersi. Chico e Harpo si esibiranno, spesso in coppia, in diversi spettacoli teatrali e nei night club, mentre Groucho si darà da fare con qualche partecipazione radiofonica. Ingombranti baffi dipinti, occhialetti da intellettuali e sigaro di ordinanza (una maschera che Woody Allen amava, tanto da riprenderla in Prendi i soldi e scappa e in Tutti dicono 'I love you'), Groucho fu in realtà il vero leader dei Fratelli Marx. I calembours, i giochi di parole, le barzellette triviali e non raramente scurrili erano quasi tutti farina del suo sacco. "Questi sono i miei fermi principi, se non vi piacciono... beh, ne ho altri!"



Autore teatrale in proprio, prese parte dopo la scissione del gruppo a diversi film, tra cui La bionda esplosiva (1957) di Frank Tashlin, e si riciclò divenendo presentatore del riuscitissimo quiz televisivo You Bet Your Life, nel quale riversò sugli ospiti di turno le sue battute velenose. You Bet Your Life è ancora oggi un 'cult'. Il suo grande amore per la musica (i Marx Brothers cominciarono come musicisti prima di darsi al vaudeville) lo rese anche estemporaneo cantante: celebre la sua versione della canzone "Lydia the Tattooed Lady". Anche se soleva scherzare sul suo rapporto con la musica: "Io suono al conservatorio. Sì, ma non mi aprono mai".


Nel 1974 ricevette un premio Oscar alla carriera.


Morì a Los Angeles il 19 Agosto 1977. "Per favore accettate le mie dimissioni: non voglio far parte di un club che persiste a volermi accettare come membro."



Sulla sua tomba si legge questo epitaffio: "Scusate se non mi alzo".

domenica, agosto 05, 2007

Marilina - dietro il mito



 Esattamente 45 anni fa moriva, nella sua villa di in California, la star più famosa e più pagata del mondo: Norma Jeane Baker, in arte Marilyn Monroe ma per tutti semplicemente Marilyn. La versione ufficiale parlò di "suicidio", ma sulle vere cause del decesso dell'appena trentaseienne diva persistevano - e persistono tutt'oggi - seri dubbi.

Al termine dell'ultima intervista rilasciata il giorno prima della scomparsa, lei dichiarò candidamente al giornalista Richard Maryman: "But please, don't make me look like a joke..." ("Però la prego, non mi faccia sembrare ridicola").

Questa era Marilyn: dolce, sensuale e fragile. E altamente insicura. Il matrimonio con Arthur Miller (il celebre drammaturgo in odore di comunismo) fu un tentativo per dimostrare di non essere poi quella "scioccherella" che tutti consideravano.

 Il regista inglese Nicolas Roeg riuscì a sviluppare tale aspetto della personalità di Marilyn nel suo film-capolavoro La signora in bianco (Insignificance), del 1985. Nel corso della storia, la star (magnificamente interpretata da Therese Russell, moglie dello stesso regista) incontra Albert Einstein a New York City. E' il 1954 e lei si è appena fatta fotografare con il vestito bianco che le scopre le cosce mentre sta a gambe larghe su un condotto d'aereazione. Entrambi, l'attrice e lo scienziato, si ritrovano nella stessa camera d'albergo. Sia pure tra le tante interruzioni dovute sia al geloso Joe DiMaggio, eroe del baseball e marito-bambinone di Marilyn, sia ai ficcanasi dell'F.B.I. (nei panni dell'agente più odioso si è calato Tony Curtis), lei riesce a spiegare ad Einstein, con l'aiuto di un palloncino e di due lampadine tascabili, la Teoria della Relatività.


 Ma al grande pubblico piaceva come sexbomb senza cervello. E i gusti maschili sono in fondo rimasti immutati fino ad oggi. In effetti è così: quando uno di questi "begli oggetti" si mette a esprimere il proprio mondo interiore, le proprie opinioni, spesso finisce per  svilire il maschio, i maschi in generale. Tu scopri che queste bellone hanno idee, opinioni, e ti ritrovi castrato; e, in un eventuale prossimo incontro con una di loro, ti ritrovi bloccato da mille sensi di colpa. (Il complesso di Abelardo!) Da qui l'attrazione sempreverde per la bionda formosa e "stupida". Un ideale che nessuno, meglio di M.M., si ritrovò a incarnare - spesso suo malgrado, come abbiamo visto.


 Norma Jeane/Marilyn Monroe era nata a Los Angeles il 1 giugno 1926. Dopo l'infanzia durissima si ritrova a fare la pin-up girl. Posa per calendari erotici che vengono esposti in quasi tutti i bar d'America. Il passaggio al cinema "che conta" non avviene in maniera indolore: Marilyn deve saltare da un letto all'altro, subendo tante umiliazioni. E, anche quando sarà famosa, non smetterà di dispensare favori a uomini, quasi fosse questo il suo ruolo primario nel mondo. Nell'autobiografia di Zsa-Zsa Gabor compare una Marilyn Monroe che fa entrare nella sua camera d'albergo quattro tecnici di scena in una sola notte (ma quando va a letto con George Sanders, il grande attore e uno dei mariti della Gabor, non gli fa il "servizio con l'olio d'oliva caldo" tanto famoso negli studi della MGM...).


La stessa Monroe ebbe ad affermare: "A letto gli uomini danno il meglio di sé soprattutto quando sono sposati e tradiscono le loro mogli".


Il 1962 fu un anno ricco di avvenimenti-clou: la crisi di Cuba aveva causato il rischio di un conflitto armato tra gli Stati Uniti d'America e l'U.R.S.S.; in Germania con l'"Affare Spiegel" si scatenarono animate discussioni sulla libertà di stampa; e, sempre in Germania, ad Amburgo, si segnalò l'apertura dello "Star Club", in cui avrebbero esordito i Beatles (i cartelloni pubblicitari affissi sui muri del quartiere St. Pauli recitavano: "I tempi di carestia sono passati! Basta con la musica di paese! Venite tutti alla Rock'n'Twist Parade!"). Fu anche l'anno in cui l'umanità perse, purtroppo, l'icona del sesso Marilyn Monroe.


 Il New York Time, in occasione della morte della grande star, scriveva: "Le dure esperienze della giovinezza l'avevano resa vulnerabile. E' una storia umana e triste, molto triste. Al di là del volgare sfruttamento che, per ragioni commerciali aveva dato di Marilyn un ritratto del tutto falso, vi era un attrice bella, sensibile e piena di spirito. Con la sua morte il mondo perde un po' di bellezza."


Non si smise mai di parlare di lei, nel bene e nel male. Nel 2000 risultò addirittura che il suo petto, così florido e perciò tanto ammirato, era falso. Si scoprì infatti che la leggenda del grande schermo indossava un paio di imbottitire color carne sul seno, esclusivamente e appositamente fatte per lei affinchè il suo fisico risultasse più provocante. La scoperta fu rivelata dapprima dal tabloid inglese The Sun e poi riportata da tutti i media del mondo. Le imbottiture avevano persino i capezzoli modellati sopra, e Marilyn le indossava sotto bolerini ben attillati, in modo che ogni cosa apparisse come se fosse naturale. Solo una cerchia ristretta di amici conosceva il "segreto" della Monroe, questo stratagemma per rendere più sexy e provocante la sua figura. A rendere noto l'inganno fu l'impresario delle pompe funebri che aveva preparato il suo corpo per la sepoltura, sostituendo l'imbottitura con del cotone e tenendo gelosamente nascoste le imbottiture originali fino a quando, 38 anni dopo, decise di metterle all'asta: per 3.450 dollari.


 Tutto nella vita di Marilyn era finzione, confusione. Il senso di irrealtà doveva essere centuplicato dalla dipendenza da psicofarmaci e dai problemi psichici, che la portarono a consultare a più riprese noti e meno noti "dottori dell'anima". Esiste un'immagine in bianco-e-nero che ritrae la star mentre è seduta a guardare l'acqua di un lago, pensosa, stanca, durante una pausa delle riprese di Misfits. C'è tanta umanità, e dunque tanto dolore dietro alla leggenda di Marilyn. Questa stella di Hollywood fu (e rimane) la proiezione moderna di miti sorti dalla fantasia maschile.

Gli uomini americani - come dice una vecchia gag - sono cresciuti nella convinzione che le donne possono essere piegate in tre parti e che abbiano un morsetto all’altezza dell'ombelico. Difatti, la rivista Playboy ha contribuito a una rivoluzione sessuale, come ha sempre dichiarato il suo fondatore Hugh Hefner. In prima linea le playmates, nel celebre “centerfold“ del magazine. Marilyn Monroe fu la playmate dell’anno 1953. Queste ragazze venivano introdotte nelle alte sfere e trattate come giocattoli. Spesso al sesso si  mischiava la politica: negli anni Sessanta le playmates andarono in Vietnam per regalare ai GIs abbonamenti a vita alla rivista. La playmate del novembre 1969, Paige Young, morì nel 1974 in seguito a una overdose di sonniferi. E anche molte altre, prima e dopo di lei, sparirono in circostanze a dir poco oscure.

Marilyn Monroe ebbe una relazione con l'allora Ministro della Giustizia Robert Kennedy e nel 1962, poco prima della sua morte, cantò lascivamente "Happy Birthday, Mr. President!" alla festa di compleanno di John F. Kennedy al Madison Square Garden di N.Y. Era stata introdotta al Presidente e al fratello di questi attraverso Peter Lawford, amico di Marilyn e cognato dei Kennedy.


 Il mistero della sua morte, in quella maledetta notte tra il 4 e il 5 agosto '62, non è ancora stato risolto. Suicidio o Omicidio? Forse non lo sapremo mai. Eppure, nel marzo di quest'anno sia spuntata un'altra ipotesi: apparentemente, Marilyn voleva soltanto fingere il suicidio. Uno scrittore e regista australiano, Philippe Mora, ha ritrovato un documento dell'F.B.I. che confermerebbe questa storia.


Secondo quanto riportato dal Sydney Morning Herald, il regista ha riferito di avere trovato un documento dell’F.B.I. in cui si parla di "suicidio assistito": la donna-mito avrebbe inscenato la morte volontaria per attrarre l'attenzione di Robert (Bob) Kennedy. I suoi "amici" sarebbero dovuto intervenire per salvarla, e invece l'avrebbero lasciata morire, nuda sul letto.

Maggiore implicato della vicenda Peter Lawford, attore e marito della sorella di Bob, Patricia Kennedy. Purtroppo la sceneggiata si concluse tragicamente. La star ingerì un’overdose di barbiturici massiccia per rendere la messa in scena credibile ma nessuno la salvò. Anzi. Nel documento, finora top secret, l’F.B.I. riporta la registrazione di una telefonata avvenuta in quella convulsa notte d’estate tra Lawford e "il bel Bob". Chiede Kennedy impaziente al cognato: "Allora, Marilyn è già morta o no?"

Secondo Philippe Mora, i motivi per volerla morta non erano pochi e tutti risiedono proprio nel fatto che Marilyn aveva osato troppo. L’attrice era diventata troppo pericolosa, e dunque scomoda per i Kennedy: aveva capito che Bob non avrebbe mai lasciato per lei la famiglia, e per vendicarsi aveva minacciato di raccontare tutto.


L’F.B.I. aveva ricevuto questo file nell’ottobre del 1964 contenente un rapporto secondo cui all’attrice erano stati forniti i mezzi per tentare un suicidio. A essere a conoscenza della messa in scena c’erano, oltre a Lawford, anche l'allora psichiatra della star Ralph Greenson, la governante Eunice Murray e il press agent Pat Newcomb. Lawford avrebbe approfittato del fatto che Marilyn aveva già tentato il suicidio per suscitare le simpatie dei suoi fans. Gli bastò allora solo accordarsi con Ralph Greenson che già la curava per problemi emotivi e per toglierle l’assuefazione ai barbiturici.


Nella sua ultima visita il dottore le avrebbe prescritto ben sessanta pastiglie di Seconal, che il rapporto definisce una dose di quantità "inusuale". A quel punto toccò alla governante chiamare lo psichiatra per avvertirlo che l’attrice aveva in effetti ingerito le pillole. Il dottore si presentò sul luogo del disastro solo a morte avvenuta.


Qualunque sia la verità, il mito della splendida star sopravvive nel cuore di tutti noi attraverso le sue foto, e i suoi film.

Ciao Norma Jeane.



"Hollywood's a place where they'll pay you a thousand dollars for a kiss, and fifty cents for your soul."

("Hollywood è quel posto dove ti pagano migliaia di dollari per un bacio, e cinquanta centesimi per l'anima.")


                               Marilyn Monroe

sabato, agosto 04, 2007

La 'Moggiopoli' finlandese


I soldi corrompono ogni cosa. Persino il calcio finlandese, che fino a qualche tempo fa era additato a pregevole esempio di dilettantismo. Che cosa è accaduto?
E' accaduto che d'un tratto si sono registrati risultati finali a dir poco sorprendenti, tipo l'Allianssi che perde 8-0 contro l'Haka. In quel caso (era il 2005) non fu avanzata nessuna ipotesi di frode e l'Alliansi fu multato di 10.000 euro per "preparazione insufficiente".
Poi il tabloid Ilta-Sanomat ha pubblicato un'intervista con un giocatore il quale non ha avuto difficoltà ad ammettere di aver accettato denaro per perdere alcune partite. Le squadre sotto inchiesta sono Jaro, FC Honka, Rakuunat e Warkaus JK, tutte militanti nella Veikkausliiga (la Serie A finlandese).


L'indagine è concentrata su alcuni match. Emblematico il caso della partita del 6 giugno 2004 tra Warkaus JK e Jyvaskyla JJK: poco prima del fischio d'inizio, l'agenzia Veikkaus registra una scommessa contro il Warkaus per una cifra pari a 63.000 euro; e il risultato, alla fine, sarà 2-0 a favore dello Jyvaskyla...

lunedì, luglio 30, 2007

Morto Ingmar Bergman

Il celebre regista svedese si è spento nel suo "buon rifugio" sull'isola di Farö (Mar Baltico) a 89 anni. Negli ultimi tempi si sentiva solo e piangeva spesso, ma era molto lucido, tantoché non ha smesso mai di scrivere, fino alla fine. E' morto nelle stesse ore di Michel Serrault. I due probabilmente non si sono mai incontrati; ma si sarebbero piaciuti.


 Ingmar Bergman nacque a Uppsala il 14 luglio del 1918. Il padre Erik, un pastore luterano, avrebbe voluto che intraprendesse la carriera ecclesiastica, ma Ingmar fuggì da lui nel 1936 per andarsene a vivere a Stoccolma. Nella capitale svedese lavorò al Teatro dell'Opera come aiuto-regista e drammaturgo, ma non ottenne i riconoscimenti che si meritava. Uguale sorte, all'inizio, ebbe il suo impegno nell'ambito cinematografico. Poi, negli Anni Cinquanta, il trionfo: a Un'estate d'amore segue Donne in attesa e poi la pellicola-scandalo Monica e il desiderio. Nel 1955 realizza Sorrisi in una notte d'estate, suo primo successo europeo, che vince il Festival di Cannes. Non si ferma più, insoddisfatto e pignolo, al limite della nevrosi depressiva. Del 1956 è forse il capolavoro dei suoi capolavori: Il settimo sigillo ottiene vari riconoscimenti, oltre al premio speciale al Festival di Cannes. L'Orso d'Oro al Festival di Berlino e il premio della critica al Festival di Venezia giungono, invece, grazie a un altra grandissima opera d'arte: Il posto delle fragole.
Lavora quasi sempre con le stesse attrici (da lui amatissime) e con gli stessi attori. Le attrici sono Harriet Andersson (9 film), Bibi Andersson (11), Liv Ullman; e, inoltre, con il "gruppo storico" dello Stadsteater di Malmoe: Tunnel Lindblom, Max Von Sydow, Ingrid Thulin, la stessa Bibi Andersson.
Alle soglie della vita e Il volto ricevono il premio come miglior regia rispettivamente a Cannes e a Venezia, mentre nel 1960 La fontana della vergine gli fa conquistare il suo primo Oscar. Nel frattempo, dopo i matrimoni con Else Fischer, Ellen Lundstrom e Gun Hagberg, si sposa una quarta volta, diventa direttore del teatro centrale di Stoccolma, si avvicina alla neonata televisione (ne capisce immediatamente le potenzialità; ma più tardi le rimprovererà di interrompere i film con spot pubblicitari) e realizza Come in uno specchio, primo capitolo di una discussa trilogia religiosa: sarà Oscar come miglior film straniero. Seguono Luci d'inverno (1962), premiato a Berlino e a Vienna, e Il silenzio (1963), uno dei suoi film che suscitarono maggiore scandalo. Nel 1964, colpito da una grave depressione, scrive Persona e inizia una relazione con l'attrice norvegese Liv Ullman, dalla quale nasce Lynn (1966). Arriva un periodo quasi compulsivo: più di un film all'anno. Nel 1974 concluderà la storia con Liv Ullman (che per lui ritirerà il Premio Fellini a Roma nel 2005) e si sposa l'anno dopo, nel 1975, con Ingrid von Rosen. Nel 1978, lo splendido Sinfonia d'autunno lo vedrà dirigere l'ultimo film interpretato da Ingrid Bergman, grazie a lui nominata all'Oscar per la settima volta. Gli Anni Settanta sono anche quelli di Sussurri e grida (1972) e di Scene da un matrimonio (1973). L'Oscar alla carriera arriva nel 1970, ma dopo tale data firmerà una buona metà delle oltre 40 opere della sua filmografia. Fanny e Alexander (1982), Con le migliori intenzioni (1992) e Conversazioni private (1996) sono tre opere in cui - tra l'altro - esplicita il suo rapporto tormentoso con il padre. "In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia" scrisse Bergman nell'autobiografia La lanterna magica, "giro negli appartamenti in penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi; mi sposto a gran velocità entro una manciata di secondi e abito sempre nel mio sogno. E, di tanto in tanto, faccio una visita alla realtà".

domenica, luglio 29, 2007

CAVALLETTE IN ARRIVO: GALLINE FARAONE PER COMBATTERLE

A giorni si prospetta un'invasione di cavallette dalle proporzioni "bibliche". La Coldiretti propone, per difendersi da questi voraci insetti, un metodo di lotta biologico e dal basso impatto ambientale: la distribuzione delle galline farone nelle campagne. Le faraone sono particolarmente ghiotte di insetti-locuste.


"Essendo polifaghe, se numerose, le cavallette" ricorda la Coldiretti "possono danneggiare non solo le piante spontanee, ma anche l’erba medica e i pascoli per l’alimentazione del bestiame, il mais e la vite, nonché i prodotti dell’orto. Le specie più abbondanti e pericolose sono la cosiddetta cavalletta ‘dalle ali rosa’ (Calliptamus italicus), e la specie Dociostaurus maroccanus."


Saranno le zone del Sud (Puglia, Sicilia, Sardegna) ad essere - ancora una volta - le più colpite. "Il punto" continua Manfredini, agronomo della Coldiretti, "è che l’invasione delle cavallette non dipende dal caldo record registrato in questi giorni, ma dall’inverno che c’è stato. Infatti gli insetti sotto inchiesta hanno avuto la possibilità di deporre le loro uova durante l’inverno in tutta tranquillità. Le temperature miti hanno fatto sì che si moltiplicassero."


In Italia, circa un terzo del territorio nazionale è sensibile al rischio desertificazione anche per effetto dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con sfasamenti stagionali e la più elevata frequenza di eventi estremi che rappresentano una sfida epocale per la salvaguardia dell’ambiente. Per formare un gruppo efficace per sconfiggere l’attacco delle cavallette devono essere presenti tra le 20 e le 100 galline faraone per azienda agricola. Tre o quattro volatili - sostiene la Coldiretti - sono sufficienti per un ettaro di terreno. L’utilizzo del pollame ha dimostrato risultati soddisfacenti, tenendo anche conto delle numerose aziende che nei territori collinari usano tecniche di coltivazione biologiche che non prevedono l’impiego di prodotti chimici di sintesi. Anche se la settimana prossima si preannuncia meno calda di questa, non basterà un po’ di fresco a tenere lontani i temuti insetti. "Sarà indispensabile" conclude Manfredini "l’intervento dell’uomo, supportato dalle galline faraone. E per la gente infastidita dalla loro presenza su terrazzi e balconi, l’unico rimedio è quello di allonatanarle senza l’uso di pesticidi."


 Curiosità: in Egitto, i tecnici di governo propongono - come da noi - l'eliminazione delle locuste, mentre singolari fatwe (avvisi religiosi) di esponenti religiosi sostengono che uccidere le cavallette sia haram, cioè illecito, e propongono... di mangiarle. Cibarsi, infatti, di locuste "arrostite, bollite o alla griglia è halal, è permesso".
 

mercoledì, luglio 25, 2007

domenica, luglio 22, 2007

Australia: una giovane insegnante promette notte calda allo scolaro migliore

Una professoressa di matematica di un liceo australiano ha promesso alla sua classe, formata da maschietti in parte ancora minorenni, di lasciare trascorrere una notte sul suo letto a chi di loro alla fine dell'anno si sarebbe dimostrato il migliore.
Alcuni genitori hanno protestato per il "metodo d'insegnamento poco ortodosso" dell'avvenente insegnante, la quale si è difesa dichiarando di non aver in realtà mai promesso del sesso, ma di aver voluto solo dare una motivazione, un incentivo in più ai ragazzi. La sua spiegazione non è stata però accettata dalle autorità, che l'hanno sospesa dall'incarico. In conclusione, dunque, ha trionfato ancora una volta la dittatura di una morale da strapazzo.
Il migliore del corso è rivelato essere lo studente Guillermo H., il quale ora, dopo aver tanto sudato sui libri, giustamente reclama il suo diritto a "incassare" il premio.




Vedi anche: Prof di matematica colta 'in fallo'

venerdì, luglio 20, 2007

Anestetista "retroattivo"

Verrebbe da ridere se non fosse per il dramma personale delle vittime.
"Devo compiere alcune manovre dolorose, le faccio l'anestesia...". Era questa la scusa utilizzata da un sedicente fisioterapista di Busto Arsizio (Varese), che narcotizzava i suoi pazienti maschi, ne abusava sessualmente e li fotografava mentre li sottoponeva alle violenze. A chi al risveglio lamentava dei dolori, spiegava che si trattava dell'effetto delle sue manipolazioni. Sono decine le vittime di Roberto Benatti, 53enne con diploma di perito tecnico che si spacciava per esperto terapeuta e che è stato arrrestato dai carabinieri di Gallarate.

Gli è andata male quando, il 14 giugno scorso, un paziente dal sonno meno pesante si è accorto di tutto. Resosi conto di quanto stava subendo, aveva gridato chiedendo aiuto ai familiari che lo aspettavano fuori dallo studio. Immaginarsi la faccia dei parenti quando, entrati nel locale, avevano trovato Benatti con i pantaloni ancora abbassati e in atteggiamento inequivocabile.

giovedì, luglio 19, 2007

Single...?

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo


Your question:



io da quando sono single vivo da dio...
faccio quello che ho voglia...
se ho fame mangio, se ho sete bevo,se ho sonno dormo...
se ho voglia di fare l'amore... faccio la doccia...

secondo Te, la vita da single ha solo vantaggi...?



My answer:

La vita da single ha i suoi vantaggi... se sei un praticante della meditazione yoga oppure se sei uno scrittore. Per queste due categorie, la solitudine (perché di altro non si tratta) ha i suoi innegabili vantaggi. Per tutti gli altri, non c'è niente di più bello e soddisfacente che vivere con l'"anima gemella".


Io ho vissuto alcuni anni da single (ero un proficuo artista) e mi sentivo profondamente infelice, anche se "da fuori" non lo si notava. Per mangiare uscivo, in quanto la mia cucina era ormai inguardabile, mi vedevo spesso con presunti amici e quando avevo voglia di fare l'amore mi recavo nei locali notturni, dove agganciavo immancabilmente delle tizie assurde. Se avevo sonno non dormivo praticamente mai, in quanto l'inquietitudine interna, l'insoddisfazione, non me lo permetteva. La mia vita è cambiata radicalmente quando ho incontrato quella che sarebbe poi diventata la compagna della mia vita. Ho imparato, per così dire, la bellezza della "normale vita da coppia". Prova anche tu.

martedì, luglio 17, 2007

Mediocrità dei giornalisti di provincia

Il titolo di questo post si riferisce ai giornalisti tedeschi, ma ovviamente ce ne serviamo come paradigma di certa stampa in generale.
Che cosa è successo? La sera del 10 luglio arriva a Mühldorf am Inn, piccolo centro sperduto a cavallo tra Oberbayern (Baviera Alta) e Niederbayern (Baviera Bassa), la grande Gianna Nannini. Raramente si era vista da queste parti una star di tale calibro, a meno che non si voglia considerare un divo internazionale anche Papa Ratzinger (che è nato nei paraggi, in un villaggio sullo stesso fiume Inn).
La Nannini sta girando l'Europa nel quadro del suo "Grazie Tour 2007", che serve appunto a ringraziare i fans che l'hanno seguita nei suoi trent'anni di carriera. La cantante è giunta a Mühldorf in gran forma, appena reduce da un concerto allo stadio Wembley di Londra davanti a 60.000 spettatori. Qui, nel buco del culo del mondo, si esibisce davanti a 1.000 o 2.000 anime perse, ma lo fa con la passione che sempre la contraddistingue, accompagnata tra l'altro da una band (che comprende anche una sezione di archi) veramente formidabile. "La Gianna" dà un concerto con i fiocchi, rendendo felici i presenti. (Per la recensione leggi qui.)
Il giorno dopo però l'inviata del Mühldorfer Anzeiger (il quotidianuccio locale) intitola il suo articolo: "La diva italiana ci ha presi a calci". Noi ci stropicciamo gli occhi e torniamo a leggere: sì, il titolo dice proprio così. Ma perché? Scorrendo le righe sottostanti, scopriamo che la giornalista si riferisce a un episodio sfuggito a quasi tutti gli spettatori: Gianna Nannini, dopo aver pregato invano i fotografi di smetterla di tempestarla di flash, avrebbe fatto volare con la punta di un suo stivale la macchina fotografica di uno di loro, "frantumandola".
Nel resto dell'articolo si sottolinea la bravura e l'impegno della diva, ma lo scritto è costellato di altri richiami al "fattaccio" della sera prima. "Ha bevuto o ha preso droghe?" si chiede scandalizzata la giornalistucola. E non smette di fare l'imbronciata: "Che bisogno c'era di comportarsi come Marilyn Manson?" Ecc. ecc.
E' incredibile. A parte che sanno a malapena scrivere, a parte che ottengono il posto grazie a qualche favore da "Oval Office" reso a un caporedattore più asino di loro, a parte che il rock non è propriamente il circolo dell'Azione Cattolica, dovrebbero farsi un esame di coscienza e domandarsi se non hanno contravvenuto al contratto, dove chiaramente si diceva: "Niente filmati, niente foto, niente azioni disturbanti sotto il palcoscenico".
Inoltre, quasi nessuno dei presenti - lo ribadiamo - si è accorto di nulla: erano (eravamo) troppo impegnati a suggere con lo sguardo, con tutti i sensi, la musica e i movimenti, ora sensuali e ora arrabbiati, della diva (antidiva) senese. Nel cortile interno del centro culturale 'Haberkasten', Gianna Nannini ha regalato a un migliaio o poco più di poveri provinciali delle sensazioni fortissime e durature.
Ma l'episodio che ha scosso Andrea Sch., l'intrepida reporter del glorioso Mühldorfer Anzeiger, eccolo qui: ce l'ho sotto gli occhi, nero su bianco; una pagina assai importante di giornalismo mondiale.
Mi rimetto ora a leggerlo: una ridicolaggine tira l'altra. E del concerto vero e proprio si parla poco e con scarsa cognizione di causa.
"Uàaa-ah! Uàaa-ah!" piange Andrea Sch., in rappresentanza anche degli altri colleghi della stampa alta/bassa-bavarese. "La cattivona ci ha fatto la bua!"
Impettiti sono entrati nel luogo dello show, andando a occupare i posti migliori, e impettiti se ne sono usciti meno di due ore dopo. E in mezzo c'è stato il "fattaccio". L'aria di supponenza, l'espressione infastidita, ce l'avevano fin dall'inizio. Viene da chiedersi se non lo abbiano fatto apposta a provocare la star. In fondo, si sa, questi italiani sono tutti così, facili da infiammare... "E noi siamo noi. Dobbiamo difendere il nostro status di individui superiori..."



Leggi la recensione reale.

domenica, luglio 15, 2007

Pedofili in sottana nera: chiesa cattolica comincia a risarcire

L'arcidiocesi della chiesa cattolica di Los Angeles pagherà la cifra record di 660 milioni di dollari per risarcire 500 vittime di abusi sessuali dal 1940 agli anni Novanta, hanno riferito ieri i legali delle parti.

L'accordo, che porterà a ciascuna vittima più di un milione di dollari, è il più importante e oneroso mai firmato dalla chiesa cattolica, e arriva in seguito alle numerose richieste di risarcimento per gli abusi sessuali compiuti da sacerdoti.

sabato, luglio 07, 2007

Ecco la 500 del Terzo Millennio


E' arrivata la nuova Fiat 500.


Primi commenti negativi: "E' in plastica. E' costruita in Polonia. Costa troppo. Consuma troppo. Il motore è andato a finire davanti..."



Ah, ma quanto erano migliori i vecchi tempi!



Fiat 500 vecchia contro Fiat 500 nuova:


Restauriamo quella vecchia?


Il motore originale (cough cough, sputt sputt):


Italian for Fiat 500 Freaks:

mercoledì, luglio 04, 2007

eBook gratuito





(http://www.lulu.com/content/921476) formato .pdf

Racconti bizzarri e dell'orrore.
Featuring: la setta degli Adonaidi (Pholcus Phalangioides), l'ex compagno di scuola di una rockstar (Envy), un traffico di carne in Sud America (Sarabanda maraquena), la crudele Moana (Moana dentro il pozzo), il fratello della donna-pesce (Se la trota avesse gambe), un chirurgo distratto (Addio, compagno!), Nicu Jota (Fotofobia) e un macabro reality show (Il grande fardello).

Otto sborror-stories (TM) di franc'O'brain. Otto nuove fantasie picee dall'autore delle raccolte Copia a nero e Sangue, macerie & vanità.

lunedì, luglio 02, 2007

Laurea honoris causa in filologia moderna a Roberto Benigni


"Per la geniale attitudine a porre al servizio della letteratura italiana, e nell'interpretazione di Dante e della commedia in particolare, una vocazione scenica e attoriale degna della migliore tradizione dello spettacolo antico e moderno": con questa motivazione l´Università di Firenze ha laureato honoris causa in Filologia moderna Roberto Benigni.

Il titolo accademico è stato conferito all´attore e regista dal rettore Augusto Marinelli nel corso della cerimonia che si è svolta oggi nell´Aula Magna dell'ateneo.

Dopo i saluti del rettore Marinelli e della preside della facoltà di Lettere e filosofia Franca Pecchioli, Anna Nozzoli, ordinario di Letteratura italiana, ha pronunciato la "laudatio". Benigni è poi intervenuto con un'interpretazione e una lettura del XXXIII canto dell'Inferno, dedicato al Conte Ugolino.

mercoledì, giugno 27, 2007

E' morto Luigi Meneghello

Lo scrittore vicentino aveva 85 anni. Si è spento nella sua abitazione di Thiene (Vicenza) per un malore.
Meneghello fu l'autore di un classico della letteratura contemporanea, "Libera nos a Malo" (1963). Nato proprio a Malo (Vicenza) nel 1922, aveva tratto da un mondo destinato all'estinzione, quello contadino della campagna veneta, ispirazione per una singolare espressività in cui fondeva dialetto vicentino, italiano e citazioni in inglese, raccontando con toni umoristici e drammatici la trasformazione provocata dalla modernità in un mondo statico e tradizionalista.

Trasferitosi in Inghilterra, Luigi Meneghello nel 1948 si era sposato con Katia Bleier, sopravvissuta ad Auschwitz, e nello stesso anno era stato fondatore del Dipartimento di Studi Italiani all'Università di Reading. Lì aveva insegnato per 33 anni, prima di tornare definitivamente in Italia nel 2000 e stabilirsi a Thiene.

Da un suo libro, "I Piccoli Maestri" (1964), storia in chiave marcatamente antieroica di un gruppo di studenti antifascisti che diventano protagonisti della guerra partigiana, era stato tratto nel 1998 il film omonimo diretto da Daniele Luchetti.

giovedì, giugno 21, 2007

Ma il male si accetta o si combatte?

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo


Your question:



Ma il male si accetta o si combatte?



My answer:

Il male si combatte. Combattendolo, devi però stare attento a non far del male, altrimenti ti schieri anche tu con le sue legioni. Quindi: devi cercare di combatterlo facendo del bene.


Ma bisogna considerare anche l'ipotesi di forme maligne di grosse dimensioni. Spesso contro di esse non esiste che un'unica possibilità: fuggire.


Cerco di spiegarmi meglio: il male è infido e viene a insinuarsi anche là dove c'è un ambiente "sterilizzato", ovvero là dove meno te lo aspetti. Se si presenta sotto l'aspetto di violenza che esplode ciecamente (p. es. per pianificazione politica o fanatismo settario e/o razziale), c'è ben poco da fare. Devi fuggire per non rimanerne vittima, cercando un altro vacuum-di-male, un altro luogo topografico "sterilizzato" dove sistemarti.


Se si presenta invece sotto forma di stupidità (commenti razziali, minacce personali, ecc., a scuola, sul lavoro o addirittura in famiglia), devi assumere il contegno giusto, seguendo la regola numero uno (dare il buon esempio, fare solo del bene) e sfoderare tutto lo stoicismo di cui sei capace. Finché è possibile. Altrimenti in questi casi bisogna... scappare.


Non sono del tutto d'accordo sul "porgere l'altra guancia": spesso ottieni solo di beccarti un altro ceffone (o anche peggio). Capisco invece, e bene, chi fugge e va a rifugiarsi da tutt'altra parte. Non parliamo adesso dei poveri clandestini arrivati da altri continenti (e che sbarcano sulle nostre "dorate spiagge" segnati non solo dalla fame, ma anche dalla violenza piu nera). Parliamo piuttosto dei tanti adolescenti che abbandonano il tetto familiare: voi pensate che, se fossero in grado di contrapporsi al male (spesso personificato dai loro genitori), non lo farebbero? Evidentemente nel loro caso il male è destinato a non lasciarsi sconfiggere: ecco perché questi giovani sfortunati arrivano a scegliere il rimedio estremo della fuga.

mercoledì, giugno 20, 2007

Facevo zapping e....?

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo


Your question:



Facevo zapping e....?
....su rai uno c'era un certo Di Pietro che proponeva un gioco in cui il concorrente sceglie un uovo e se l'uovo è vuoto si vince altrimenti no.
Per verificare se l'uovo fosse vuoto o meno ovviamente il suddetto conduttore lo spiaccicava sulla fronte di un malcapitato.
Cambio canale: rai due.Stesso gioco solo che questa volta a rompere l'uovo in testa al malcapitato era una ragazza travestita da gallina.....


PERCHE'?????
onestamente tu che ne pensi? lo trovi divertente?



My answer:

Nessuno che sia sano di testa può trovare divertente qualcosa del genere; soprattutto se trasmessa a un'ora della giornata in cui anche i bambini si mettono davanti alla tele.
Secondo me "il gioco dell'uovo" è semplicemente perverso. Non capisco nemmeno come mai ci siano concorrenti che si lasciano fare cose così... E' denigrante per la personalità di un essere umano.

martedì, giugno 12, 2007

Il vostro sito è oscurato in Cina?

Per saperlo verificate qui:

http://greatfirewallofchina.org/test/


La Cina si è sconciamente aperta al dollaro americano, ma altrettanto sconciamente frena i fermenti internazionalisti del suo miliardo e passa di cittadini esercitando una censura su Internet senza precedenti nella storia di questo media.

Il più grande Firewall del mondo.

Con l'eccezione di pochi url-base appartenenti a importanti partner commerciali, è praticamente impossibile per un cinese informarsi su quello che realmente pensano della vita e del mondo gli individui "comuni" che commentano, sui loro blog e siti personali, le notizie emanate dalle agenzie di stampa ufficiali.



"The Great Chinese Wall", la Muraglia Cinese, è ora diventata "The Great Chinese Firewall"...

Avvertenza: su questa pagina-test, alcuni siti importanti risultano bloccati "a singhiozzo". Non è detto però che lo siano. La loro periodica "unavailability" spesso è dovuta alla difficoltà del collegamento.

sabato, giugno 09, 2007

"Sono deficente"

E' accaduto a Palermo. L'insegnante, per punirlo del suo bullismo, gli impone di scrivere per 100 volte sul suo quaderno: "Sono un deficiente". Per questo verrà addirittura denunciata dal genitore dello scolaro. Suddetto scolaro, un 12enne che frequenta la seconda media di un istituto presso la Stazione Centrale (in un quartiere popolare), aveva impedito a un compagno di accedere al bagno dei maschi.

"Vai in quell'altro!" gli aveva detto. "Tu qui non puoi entrare perché sei un gay, una femminuccia."

Scatta dunque la decisione della 56enne prof di Lettere di punirlo. Apriti cielo! E' quasi scoppiato uno scandalo e la povera donna (trent'anni di esperienza didattica alle spalle) si è pure beccata una denuncia.

Il quaderno del 12enne è stato sequestrato, costituendo prova indiziaria. Aprendolo, ci si accorge che il bulletto ha scritto per 100 volte:

"Sono un deficente", senza la 'i'.

giovedì, giugno 07, 2007

Calcio e politica - Il Milan e i comunisti

Domanda: "Qnt milanisti sn comunisti???
Nn credete sia un controsenso votare x la squadra del leader ke voi nn sopportate????"



Risposta:

Se io fossi milanista mi impiccherei o cambierei squadra, a prescindere dall'ideologia politica.

Anche uno che è di destra non può non odiare il Berluska. Il quale non è di destra né di centrodestra né altro, ma solo un furbacchiotto che fa fesso l'italico gregge. Io comunque non sono comunista: solo trotzkista (faccio di mestiere il pasticciere), e lo sono diventato (trotzkista, intendo; prima ero di destra) da quando sulla scena politica nostrana si è affacciato questo pagliaccio che ha trasformato l'Italia in un unico circo pieno di clowns simili a lui.
Purtroppo ho un'altra pecca: sono nato interista; da qui il motivo vero della mia idiosincrasia contro il Milan. La politica in realtà c'entra ben poco. Fossi stato un vero comunista, avrei potuto magari soprassedere sulla figura del presidente e tifare per i Rossoneri (si sa: i comunisti sono buonisti...). Purtroppo, come già detto, io nasco interista e di destra, e, con tutto il fascismo che ho nel sangue, non posso non odiare. Ecco perché (in quanto interista e - non dimentichiamocelo - pure pasticciere) sono passato dalla parte dei trotzkisti. D'accordo, d'accordo: in Italia non esiste un partito trotzkista. Ebbene, lo fonderò io, e avrà sull'emblema non il colore rosso ma le strisce nere e azzurre.


martedì, giugno 05, 2007

Michel Courtemanche

Quando una quindicina di anni fa (o sono di più?) vidi, in una tivù privata tedesca, Michael Courtemanche fare la parodia del samurai, mi sbellicai dalle risa - come tutti gli altri spettatori, del resto. Ma, mentre per i più lui rappresentava una novità, a me il mimo non era del tutto sconosciuto: lo avevo già visto al festival della comicità di Montreaux, e sapevo che si trattava di un fenomeno che prima o poi sarebbe stato scoperto dal media televisivo.



Il francocanadese Courtemanche è degno erede di Jacques Tati, ma possiede in più una nota arcigna (e non solo per i tratti del volto tagliati come con l'accetta) che è tipica figlia del nostro tempo.

Su youtube sono presenti molte videoclips di questo artista che, oltre che in Canada e Germania, è popolarissimo anche - naturellement! - in Francia e Belgio. Godetevele!

sabato, giugno 02, 2007

Città dell'Alfabeto

"Vidi una scrivania a vetro, due sedie girevoli, una libreria in legno. Gli scaffali della libreria si piegavano sotto il peso di volumi rilegati. Alla mia immaginazione apparve una Parigi moribonda assalita dalle termiti, i buchi nei libri della Sorbonne, boulevards con gli alberi infestati... In questa nicchia del Primo Mondo la letteratura aveva trovato salvezza.
Accarezzai con lo sguardo decine di titoli finché gli occhi non mi si appannarono. Amaramente pensai a quante e quali vie avevano percorso queste opere, prima di finire nelle mani errate. Mi volsi via con astio e livore.
Come il lettore avrà capito dal canone lessicale di questa cronaca, almeno ai libri non avrei dovuto rinunciare. Ho (ri)formato il linguaggio del mio spirito metabolizzando stile ed estetica di autori delle epoche più svariate. Non solo romanzi: articoli, saggi critici, opuscoli, pamphlets, racconti, manuali, trattati, monografie... Nei libri io finirò per bruciarmi e annegare..."




Hardcover, 122 pagg, formato 15x23 cm. Prezzo: €16.00
Download eBook (.pdf): €2.50

"... se questo romanzo di Peter Patti venisse reso cinematograficamente ad es. da una Troma Co., quella che ha prodotto l’Uomo Tossico per intenderci, sarebbe il più grande tecno-trash del mondo." (Stefano Donno)


Nel mondo odierno, superbia, invidia e avarizia sono le tre fiamme che tengono accesi i cuori. Ciò vale tanto più nel futuro prossimo venturo descritto in questo romanzo, in cui gran parte della popolazione vive per strada, l'acqua è un miraggio e fioriscono traffici come quello degli organi umani. Alvo, l'io-narrante, vive nella megalopoli mondiale per eccellenza. Alphabet City è una piovra di cemento che si estende per buona parte dell'East Coast di quelli che una volta furono gli Stati Uniti d'America: una bolgia di desperados, ratti, avvoltoi e cani rabbiosi sui quali grava l'ombra cupa della multinazionale che detiene il potere politico.
Il protagonista riesce a sopravvivere solo perché sostenuto da un'idea fissa: ritrovare un suo amore di gioventù. Vuole inoltre scoprire cosa accadde veramente a suo fratello, scalzare dal suo trono il misterioso Mister Info e riuscire a compiere la più estrema delle imprese: scappare dalla megalopoli e incominciare una nuova vita, una vita vera, nell'hinterland, al di là delle Paludi del Non-Tempo e del Mare della Putrefazione.



www.lulu.com Independent publishing / Skuro Connection

sabato, maggio 26, 2007

Fortuna da 'squatter'

A Londra un senzatetto si vede assegnato un lotto di terreno - e diviene milionario


Harry Hallowes, cittadino irlandese, conduce un'esistenza da straccione fin dal 1986, e da allora è accampato sul terreno di un'ex clinica londinese, al centro di un quartiere di nobili ville. E' riuscito a sopravvivere svolgendo piccoli lavoretti per le famose personalità sue "vicine di casa".
Dal 2005 molti imprenditori di beni edificabili hanno cercato di farlo sloggiare per costruire su quell'area un complesso di appartamenti di lusso, ma Hallowes non ha mollato, e ora... eredita il podere!
Secondo le leggi inglesi, infatti, chi ha vissuto per almeno 12 anni dentro un immobile o su un appezzamento di terreno, ha diritto a divenirne il possessore. E' quello che è successo al simpatico straccione. La proprietà è valutata quasi 3 milioni di euro.

giovedì, maggio 17, 2007

Il commercio con i feti

Erano le quattro di una notte d'autunno del 2002 quando Svetlana Pusikova partorì per la rima volta: in una clinica di Kiev. "Ogni cosa si è svolta in fretta, senza problemi. Non mi hanno dato il bimbo da tenere in braccio, però l'ho visto mentre lo lavavano e lo pesavano. 'Complimenti', ha detto un'infermiera. Ero felice e confusa, certo, ma ho osservato bene una donna in camice bianco che lo prendeva, lo avvolgeva in un panno e lo portava via. Da allora non ho più visto mio figlio."

Sulla cartella clinica è registrata tutt'altra storia: non un parto a termine, ma un aborto spontaneo al sesto mese. Non un bimbo vivo di oltre 3 chili, ma un feto nato morto di 800 grammi.

Molti italiani vanno in Ucraina a curarsi con le cellule staminali. Ma le notizie d'horror che arrivano dall'ex repubblica sovietica dovrebbe far riflettere. Si parla di bambini venduti come pezzi di ricambio, traffico d'organi, chirurghi clandestini e, ancora, di feti frullati per infondere vitalità a vecchi e malati.

Grazie alla denuncia di Svetlana si è riusciti a far dissotterrare la cassa dove avrebbe dovuto essere il suo bimbo, a sequestrare i registri del reparto di ostetricia, dell'obitorio e della società di pompe funebri. Ne è uscito un quadro pazzesco: niente era come avrebbe dovuto essere. Nella piccola bara erano ufficialmente sepolti 28 aborti, ma c'erano 30 cadaveri. L'unico ad avere il braccialettino di riconoscimento era un feto di 800 grammi e guarda caso era proprio il braccialettino di Svetlana. Ma non solo. Erano tutti sezionati e privati degli organi mentre dalle carte dell'obitorio non risulta alcuna asportazione. In quella cassa c'erano anche i resti di un bimbo nato a termine che non avrebbe dovuto essere lì. "Resti", sì: erano stati risparmiati gli arti e poco altro... Qualcuno l'aveva fatto a pezzi con un bisturi.

Chi ha seppellito quelle creature dopo averne prelevato gli organi? Un barbone che dormiva al cimitero li ha visti. Ma, poco dopo aver testimoniato, è morto nel rogo della sua baracca.

La dottoressa Irina Bogomolova, incaricata dalla Procura generale di Kiev di indagare sui casi di feti rubati, è stata improvvisamente prepensionata e quindi costretta a interrompere le indagini.

L'infermiera dell'Ospedale numero 6 che confessò di aver falsificato la cartella clinica di Svetlana ha avuto un attacco di cuore. Lo stesso è capitato al dipendente della ditta di pompe funebri che trasportava i "rifiuti biologici", gli aborti, al cimitero. In un incidente d'auto è morta un'amica di Svetlana che era con lei alla visita pre parto.

Sul sito dell'Istituto di Criobiologia di Kharkov si legge: "Siamo specializzati in trapianti cellulari, preparati biologici in grado di stimolare naturalmente la guarigione grazie soprattutto al tasso di crescita notevolmente più alto garantito da cellule e tessuti fetali".
C'è anche una sorta di catalogo dei prodotti disponibili nell'Istituto: "cellule nervose embrionali, tessuti fetali di timo, tiroide, ossa, midollo spinale e milza".

Tra i clienti della clinica c'è un Istituto di Medicina Rigenerativa sito sulle Isole Barbados. Un roboante nome per indicare un ospedale privato di cui si ignorano i meriti scientifici mentre sono ben noti i prezzi per discutibilissimi trattamenti di ringiovanimento basati proprio sull'iniezione di cellule staminali embrionali.

Due anni fa, il ministro della Sanità ucraino Nikolay Palichuk aveva detto: "Non permetterò che i nostri bambini siano venduti a pezzi all'estero". Poche settimane dopo, un rimpasto di governo lo allontanò dalla sua poltrona.

lunedì, maggio 14, 2007

Bestialità in Italia

(cernita notizie degli ultimi gg.)

Firenze: Violentata in un pub giovane olandese
Radio Nostalgia Toscana Lazio - 12 mag 2007
La ragazza ha denunciato di essere stata violentata nel bagno di un pub nel centro di Firenze da uno uomo conosciuto poco prima, probabilmente straniero. ...
MINORENNE VIOLENTATA NEI BAGNI DI UN PUB A FIRENZE AGI - Agenzia Giornalistica Italia
Minorenne stuprata da un turco La Padania
Stuprata nel bagno di un pub Toscana TV
il Giornale
e altri 5 articoli simili »

Lecceprima.it - quotidiano online di Lecce e del Salento Violentata dall’edicolante “di fiducia”Il Meridiano - 12 mag 2007
Violentata dall’edicolante “di fiducia”. Vittima, una ragazzina di Racale, nel basso Salento, che ha avuto però la forza di raccontare tutto ai genitori ...
ARRESTATO EDICOLANTE: ABUSÒ DI UNA MINORENNE Lecceprima.it - quotidiano online di Lecce e del Salento
e altri 2 articoli simili »
Violentata da un branco senza scrupoli
Il Tempo - 11 mag 2007
Arrestati a Pescara tre romeni accusati di induzione alla prostituzione e violenza sessuale. L’odissea di una sedicenne ...

Stuprata da tre stranieri e abbandonata sull'A1
ANSA - 3 ore fa
(ANSA) - FROSINONE, 14 MAG - Trovata in stato di choc sull'A1 ha raccontato di essere stata sequestrata la sera prima da tre stranieri e violentata per ...


Yahoo! Italia Notizie «Sono stata violentata e derubata dei figli»Vivimilano - 10 mag 2007
1992: l'hanno rapita quando aveva 17 anni, narcotizzata, segregata, maltrattata, picchiata, violentata. Costretta a elemosinare, a rubare ea rinunciare ai ...
Rapita da clan nomade Dieci anni di schiavitù City
Milano, ragazza rapita e schiavizzata per 10 anni Padova News
e altri 8 articoli simili »

Capitanata.it Violentata e accoltellata dal “branco”
Il Meridiano - 9 mag 2007
Violentata a turno e accoltellata. Una ragazza di 17 anni, a Vico del Gargano, è stata vittima della vittima del “branco”, un gruppo di tre ragazzi poco più ...
Ragazza violentata, fiaccolata a Vico del Gargano Teleradioerre
Vico del Gargano, 2mila fiaccole squarciano il buio Il Meridiano
Mezz’ora di terrore, ora il branco è sotto torchio Il Meridiano
Capitanata.it
e altri 5 articoli simili »

Brindisi TG 24 Villa Castelli: ingiuriata, minacciata e violentata. Arrestato.Puglia TV - 9 mag 2007
Così, ingiuriata, minacciata di morte e violentata, la donna ha deciso di rivolgersi ai carabinieri, raccontando tutta la sua storia. ...
VILLA CASTELLI. ARRESTO PER VIOLENZA SESSUALE Brindisi TG 24
e altri 2 articoli simili »

Scaricano dal web film con bimba violentata
Il Tempo - 10 mag 2007
CATANIA — Il filmato agghiacciante di abusi sessuali su una bambina di carnagione scura di 5-6 anni in meno di 14 ore è stato scaricato oltre 2.600 volte da ...

VIOLENTATA MINORENNE OSPITE CENTRO ACCOGLIENZA, 3 ARRESTI
La Repubblica - 10 mag 2007
Tre ragazzi romeni, di cui un minorenne, sono stati arrestati a Pescara, dalla squadra mobile e dalla squadra volante, a seguito delle violenze sessuali a ...


Capitanata.it 17 anni violentata da tre coetaneiCapitanata.it - 9 mag 2007
Una ragazzina di 17 anni brutalmente violentata e accoltellata da tre ventenni: ma cosa succede alla nostra società? Il disagio sociale che i giovani ...

domenica, maggio 13, 2007

Un festival ben più seguito di quello di Sanremo...

La serba Marija Serifovic ha vinto l'Eurovision Song Contest 2007, la cui finale si è svolta a Helsinki.
La ballata "Molitva" della 22enne Serifovic ha ottenuto il maggior numero di preferenze, espresse via telefono in 42 nazioni europee (comprese Israele e Turchia).
Tristemente, l'Italia è l'unico paese a non partecipare a questa manifestazione, un tempo nota come Grand Prix de l'Eurovision, che ogni anno entusiasma gli appassionati di musica leggera del Vecchio Continente. Oltre 100 milioni i telespettatori incollati davanti al video.


Dietro alla Serbia si è classificata l'Ucraina con "Dancing Lasha Tumbai", motivetto allegro dagli arrangiamenti heavy-pop eseguito dal comico-cantante Verka Serduchka e dal suo gruppo di trasvestiti; al terzo la Russia con "Song # 1" del trio di stupende ragazze Serebro ("Argento"), cloni alquanto sfacciate delle ben più celebri Spice Girls.


In classifica generale, i primi 15 posti sono stati tutti occupati da rappresentanti dell'Europa dell'Est. Soltanto 16sima la Finlandia (vincitrice della scorsa edizione e perciò organizzatrice di quella 2007). Al 17simo posto la band svedese The Ark, che con una rivisitazione/manipolazione di T-Rex, David Bowie, Abba e Europe (mischiati nel rockeggiante brano "The Worrying Kind"), ha fatto rivivere le atmosfere magiche degli Anni '70.
Per l'ennesima volta ha deluso la Gran Bretagna, patria del pop e del rock, che quest'anno ha toppato con la strampalata ensemble Scooch.


Una curiosità: nonostante la sua assenza, l'Italia in qualche modo è stata rappresentata; e in ben due titoli! Il testo della canzone "Ljubi, Ljubi, I Love You" del gruppo romeno Todomundo (!) è composto infatti da frasi in diverse lingue, tra cui la nostra. E - cosa davvero rimarchevole - la Lettonia si è presentata con un sestetto canoro dal nome Bonaparti.lv che ha eseguito una canzone interamente nell'idioma di Dante. Il titolo: "Questa notte". Testo e melodia sono molto belli. "Questa notte" sarebbe un sicuro successo discografico anche da noi.


Bonaparti.lv (Lettonia), simpatici interpreti di "Questa notte"

martedì, maggio 01, 2007

"Pidofilo!"

Vera e propria crociata antipedofila allo Z.E.N. 2, il quartiere di Palermo (" 'u zenn") dove è venuta alla luce la triste storia di una bambina costretta dalla madre alla prostituzione. Dopo le scritte sulla saracinesca dell'officina dell'indagato Francesco Muscatello ("Pidofilo Franco muori!"), adesso la benzina e le fiamme: il rogo è stato spento dai Vigili del Fuoco.
Giorni fa erano apparse anche altre scritte contro Muscatello: "Porno star", "Pentito" e, di nuovo, "Muori".


Per precauzione, all´Ucciardone i tre clienti arrestati sono stati trasferiti dalla cella d´isolamento in cui erano stati rinchiusi venerdì scorso alla sezione "protetta", quella dei pedofili. Stesso provvedimento a Pagliarelli, per la madre che costringeva la figlia a prostituirsi.
Intanto i pm Marcello Viola e Alessia Sinatra stanno lavorando senza sosta per individuare gli altri uomini che hanno abusato della quattordicenne. Non è facile. In questa storia stanno cominciando ad affollarsi troppi gialli: chi ha sequestrato e picchiato uno dei clienti della ragazzina, Maurizio Modica, prima ancora che i carabinieri facessero scattare gli arresti? Fu proprio Modica a denunciare il giro di prostituzione, probabilmente per paura di altre ritorsioni, facendo scattare le prime indagini. Chi si accanisce ancora contro Muscatello? E perché? Chi controlla il quartiere vuole punire i "pidofili" oppure qualcuno sta facendo solo rumore sugli arrestati per coprire gli altri clienti coinvolti nel giro?


La madre nel frattempo continua a tacere. Rinchiusa in cella, non ha neanche nominato un avvocato di fiducia. Il marito, il padre della ragazzina abusata, è tornato alla sua occupazione di sempre: raccoglie oggetti in ferro. "Lo vediamo vagare con gli occhi persi nel vuoto" racconta una commerciante dello Z.E.N. "Non è più l´uomo di un tempo. Chissà se il tribunale gli darà fiducia e gli riporterà in casa la figlia."

domenica, aprile 29, 2007

Racconti online

Due sillogi di stories online di "franc'O'brain", gratuitamente scaricabili:

Copia a nero(file .doc)

et

Sangue, macerie & vanità (.pdf).

Sono dedicate a tutti gli amici de "Zerovirgolaniente".

mercoledì, aprile 25, 2007

Malasanità - Morte gemellino a Messina, 4 medici indagati

Era il 20 dicembre 2005. Il luogo: il Policlinico di Messina. Due giorni dopo la sua nascita, il piccolo Edoardo morì per una grave insufficienza respiratoria. In sede di conclusione delle indagini preliminari e dopo la perizia di tre consulenti, il sostituto procuratore, Angelo Cavallo, che in un primo tempo aveva indagato sedici medici, ha ristretto il numero dei destinatari del provvedimento ai quattro sanitari che seguirono effettivamente il caso nei due giorni successivi alla nascita, mentre erano in servizio all'Unità di Patologia Neonatale e Terapia Intensiva del Policlinico. Per loro l'accusa è di omicidio colposo. Secondo il pm, i medici non avrebbero individuato in tempo l'anomalia che affliggeva il bimbo: insufficienza respiratoria del neonato pre-termine, malattia di cui soffriva anche il fratellino gemello Cristiano, sebbene in forma meno grave. Una serie di omissioni e negligenze fatali per il piccolo: nonostante i problemi si fossero presentati subito, Edoardo non sarebbe stato assistito adeguatamente.

domenica, aprile 22, 2007

Ennesimo dramma allo Z.E.N.

Da più di due anni una madre costringeva la figlia, oggi quattordicenne, a prostituirsi. La donna, 39 anni, è finita in carcere, assieme a tre uomini. E' accaduto nel quartiere Z.E.N. di Palermo: i carabinieri del reparto operativo hanno arrestato, oltre alla donna, Francesco Muscatello, pregiudicato 57enne di Castellana Sicula (Palermo), e i palermitani Maurizio Modica, 40 anni, e Giuseppe Librera, 65 anni.
Era la madre a gestire gli "incontri" della figlia: il compenso in denaro variava dai 15 ai 30 euro, a seconda della durata e della natura della prestazione.
La sciagurata donna e i tre "clienti" devono rispondere dei reati di prostituzione minorile, riduzione in schiavitù e atti sessuali con minore. La ragazzina, sentita dai sostituti procuratori alla presenza di una psicologa, ha confermato tutto e, insieme ai suoi quattro fratelli, è stata condotta in una casa-famiglia fuori provincia.



Lo Z.E.N. (Zona Espansione Nord) è da qualche anno sede di importanti impianti sportivi quali il Velodromo Borsellino e il nuovo stadio di baseball, ma rimane anche il quartiere popolar-popolarissimo che fu fin dal suo nascere (1969). A nulla è valso cambiarne la denominazione in "San Filippo Neri": per i palermitani, rimane "'u zzenn", sinonimo di girone dell'Inferno. Non a caso, su uno dei suoi muri si legge la scritta: "Lasciate ogni speranza, voi che entrate".
E' un focolaio di forti disagi con altissimi tassi di dispersione scolastica e microcriminalità. Un luogo di disperazione in cui regna il degrado, chiuso come una fortezza ed evitato come un lazzaretto pieno di appestati. In gran parte mancano ancora le fogne e altre infrastrutture basilari. Le sue insulae di cemento "ospitano" circa 20.000 persone, anche se le cifre ufficiali parlano di 16.000.


Nonostante le reiterate denuncie dei media e l'impegno delle istituzioni scolastiche, religiose e del volontariato, la situazione del quartiere rimane allarmante, tanto che il celebre architetto Massimiliano Fuksas si è spinto a proporne la demolizione, assieme agli altri agglomerati periferici degradati d'Italia (come il Corviale a Roma).

giovedì, aprile 19, 2007

Immobilismo o dinamismo?

Nel suo libro The Future and its Enemies, Virginia Postrel afferma che la vecchia differenziazione tra Destra e Sinistra è ormai superata. Oggi si deve parlare di "stasism" e "dynamism". Uno stasist è chi crede che il mondo sia - o debba essere - un luogo controllabile, governabile; un dynamist al contrario vede la vita sul nostro pianeta come una serie di processi dinamici.


E fin qui ci siamo. E' un'analisi interessante che definisce quella che è probabilmente l'attuale dicotomia della realtà umana, e possiamo pure assumerla come assioma su cui basare i nostri discorsi a venire.


Senonché, la Postrel - che si rivela dinamista - propone un liberalismo sfrenato, basato sulla fiducia nella "creatività dei singoli". Peccato che non tutti gli individui siano dei santi, e che la loro "creatività" - quando c'è - può venire sfruttata da corporazioni la cui unica morale è quella di arricchirsi a costo di passare sopra ai cadaveri! L'autrice crede nel futuro delle tecnologie, che secondo lei possono svilupparsi soltanto se i governi smettono di imporre regolamentazioni e soltanto se non le si incanala in pochi standard-base. Ovviamente, nel libro non manca l'accusa di snobbismo ad alcuni preminenti "luddisti" quali Leon Kass, Bill McKibben e Jeremy Rifkin, i quali affermano più o meno che "si stava meglio prima". Questi signori, secondo noi, non hanno tutti i torti. Le vere invenzioni utili e importanti, le grandi creazioni dell'ingegno umano, risalgono tutte a epoche trascorse e non sarebbero state possibili senza l'interferenza diretta dei governanti di turno: ciò vale sia per l'affresco di Michelangelo nella Cappella Sistina sia per il vaccino antipolio e per le radio a transistor.


Virginia Postrel non è altro che la portavoce del capitalismo più volgare. E' americana, e parla nell'interesse degli americani (quelli ricchi), senza curarsi dell'etica. A chi dovrebbero servire queste tecnologie ultramoderne? E chi potrebbe permettersele? Forse ignora, o non ha mai considerato, il fatto che quasi metà della popolazione mondiale non ha mai fatto una telefonata in tutta la vita. O che in Nord Corea i telefonini sono proibiti per legge. O non conosce i pericoli scaturiti dall'energia atomica e dalla biogenetica. Non tutti i miglioramenti che già oggi (anzi, ieri) potrebbero essere fatti, vengono fatti; vuoi per volere di governi corrotti, vuoi perché la scienza è nelle mani dei grossi consorzi o multinazionali. Il vero conflitto, nell'ambito del cosiddetto "progresso dell'umanità", rimane l'antica lotta tra Bene e Male. Bisogna combattere la politica che favorisce le classi egemoni, bisogna opporsi alle mire imperialiste di certi paesi e all'avidità a tutti i livelli. Per raggiungere questo scopo, ovvero quello di un mondo più pulito e più giusto, non resta che affidarsi a regole precise.
In questo senso, sì, noi siamo stasisti e non dinamisti.


La nostra è una posizione obbligata. A fronte della disoccupazione globale, della disperazione di individui intrappolati in una "underclass" permanente, della distruzione della natura, per tacere di un sistema di informazione centralizzato che "monitorizza" la vita di ciascuno di noi, ci tocca lottare nella speranza di un rallentamento dei processi di (pseudo)modernizzazione. Il mondo era più moderno, più evoluto, prima. Sarebbe paradossale e inumano chiudere gli occhi di fronte ai problemi attuali, ignorando ad esempio la stretta correlazione tra divario di ricchezza e criminalità crescente.
Anche noi abbiamo creduto che l'Èra dell'Informazione fosse la terza grande Rivoluzione Industriale; e continuiamo a crederlo, insieme a Kass, McKibben e Rifkin. Solo, bisogna vedere in che mani e per quali scopi vanno a finire i dati che corrono via cavo o via etere. In particolare Rifkin, in The End of Work, si chiede se la tecnologia rappresenti per la classe lavoratrice maggiore libertà o la sua (definitiva) destituzione. I posti di lavoro sono stati automizzati e dunque in teoria il lavoro è stato reso più agevole; ognuno gode della possibilità di comunicare "liberamente", di interagire tramite Internet e i telefonini. Ma la nostra vita è per questo più felice, e più sicura?
La verità è che oggi siamo tutti precari (quando abbiamo la "fortuna" di lavorare), e le innovazioni tecnologiche sembrerebbero servire primariamente ad "intrattenerci", distogliendo i nostri pensieri da quello che sarà il futuro. E il futuro - come sanno i dinamisti - comincia già domani, o tra un'ora. Rifkin non ha difficoltà a prevedere una società di disoccupati cronici e di lavoratori sottopagati. Il suo suggerimento è quello di "lavorare meno, lavorare tutti" e consiglia ai governi di investire massicciamente nel settore del volontariato e dei servizi sociali. Due proposte che rimarranno inascoltate. La tendenza va semmai in direzione opposta. Ci sono sempre meno lavoratori che sono costretti a lavorare più a lungo, spesso malpagati e costretti a marcare la presenza anche in caso di malattia; e i governi assomigliano sempre più a grosse ditte, e dunque interessati maggiormente ad amministrare il denaro (facendo arricchire i loro "manager") a discapito dei "sottoposti" (del popolo) che non a occuparsi del destino dei non-agiati.

La voce di Virginia Postrel è quella dei wasp, mentre Jeremy Rifkin parla anche in nome degli Afroamericani (che negli Stati Uniti sono stati i più colpiti dall'avvento delle nuove tecnologie).

Gli altri due immobilisti (?) di cui abbiamo accennato sopra sono Leon Kass e Bill McKibben.


Kass è un professore di bioetica dalle vedute conservative: si oppone strenuamente alla biogenetica delle facili clonazioni e all'eutanasia, ma pure all'aborto.
McKibben è un ecologista che si occupa anche di questioni sociali e di biogenetica. In The End of Nature (scritto nel 1983) già McKibben lanciava un gido di allarme sul riscaldamento globale della Terra, e in The Age of Missing Information scrive: "Noi crediamo di vivere nell'èra dell'informazione', crediamo che ci sia stata un''esplosione' di informazioni, una 'rivoluzione' dell'informazione. In un certo qual senso è proprio così, ma in un senso più stretto è vero esattamente l'opposto. Stiamo attraversando un momento di profonda ignoranza, in cui la conoscenza vitale che gli esseri umani prima possedevano - chi siamo? dove viviamo? - sembra essere andata persa. Un oscurantismo. L'èra dell'informazione smarrita."


Entrambi questi studiosi sono meno "americani", più "mondialisti" di Postrel e Rifkin, e quindi in potenza di maggiore interesse per noi europei, per noi africani, per noi asiatici. Tuttavia, per comprendere fino a che punto la degradazione ha intaccato il nostro mondo ci sono sicuramente ancora più utili i trafiletti dei giornali. Prendiamo la Germania. Generalmente, fino a qualche tempo fa i tedeschi erano considerati fortunati di vivere in un Paese benestante, evoluto, con un'assistenza sociale e sociosanitaria davvero esemplare. Le cose però sono radicalmente mutate anche lì (qui, per chi scrive). Due sole notizie recenti. La prima ci dice che a Spira (Speyer), tranquilla cittadina della Renania-Palatinato, un ventenne è morto di fame e sua madre è stata ricoverata in ospedale con evidenti segni di malnutrizione; i due, disoccupati, non potevano nemmeno comprarsi da mangiare... La seconda riferisce di un uomo che, alla stazione ferroviaria di Amburgo, vede morire sotto i suoi occhi uno sconosciuto e, prima ancora di tentare di soccorrerlo, gli ruba il portafoglio. Storie di fame e disperazione. Come tante altre se ne segnalano in Germania, ex Paese benestante ed evoluto dove oggi non si contano più i senzatetto e i senzalavoro.


Siamo al cospetto del "Medioevo prossimo venturo" che Roberto Vacca aveva preannunciato nel 1970. Le profezie di Vacca si sono tutte avverate: l’ingovernabilità dei grandi sistemi, congestione urbana e paralisi dei trasporti, scarsezza d’acqua ed eccesso di immondizie, guerre, inutilità della contestazione (quando la contestazione c'è), speranze mal riposte nei calcolatori elettronici... Un tempo la chiamavano "futurologia", "fantascienza apocalittica"... Ora dobbiamo purtroppo dire: "Benvenuti nella realtà!"




News e articoli correlati:

Pentagono: Scenari apocalittici dei prossimi 20 anni

The Future and its Enemies

Jeremy Rifkin: Economia all'idrogeno (recensione)

Leon Kass (intervista sulla clonazione)

Bill McKibben (file .rtf)

Sito con articoli di Roberto Vacca