domenica, settembre 19, 2010

Un videomessaggio di cogitoergosud. Padania libera? Banania libera!



Ammettetelo: è fortissimo 'sto video! Io almeno trovo l'idea semplicemente geniale. Padania libera? E va bene! Jatevenn! Da oggi: Banania libera!


Propaghiamo il video (qua potete copiare il codice). E... amici, iscrivetevi anche voi a cogito ergo sud (The Sud Solving Network)! tre volte w, punto, cogitoergosud, punto, it .

venerdì, agosto 27, 2010

Trasloco - removal - Umzug

Nun steht bald unser Umzug an. We are moving to a new flat. It means: new strong emotions (plus stress!?) for me and Mary.


Io e Mary abbiamo deciso di lasciare il nostro appartamento (relativamente ampio) per andare a vivere in uno più piccolo, che però è situato nel cuore di Wasserburg... Lo sottolineo: mooolto più piccolo; ma anche dall'affitto più alto. Ovvio, no? Meno metri quadrati, più euro.  Logiche di mercato.


 


Our new home is a dwarfs' home. A small, clean flat in a new-built house. We have so many things to throw away!


Da die Wohnung so klein ist, können wir den alten Kram nicht mehr behalten. Schmerzliche Trennung.


 


Traslocare è un po' come morire. E io muoio, infatti. Mi sono buscato uno stramaledetto virus... Io muoio. Son morto.


Now that I'm dead I'm happy at last. I'm a Kensington squirrel. Peter Pan is watching over my sleep.


Niente messa funebre, per favore. Chiamate un indiano Hopi o un santone buddhista. E spargete le mie ceneri nei Giardini di Kensington o in Central Park.


Wenn ich sterbe, bitte keine Messe. Ruft einen Hopi-Indianer oder einen buddhistischen Mönch. Und verstreut meine Asche im Hyde Park.


 


La casa, che consta di due blocchi uguali, è letteralmente a cavallo delle mura vecchie della città, alle spalle del Roter Turm ("Torre Rossa"). E' giusto l'antico muro a dividerla in due, o, più precisamente, a bipartirla. Belli gli scenari architettonici che si stampano sulle finestre. E il balcone-loggia libera lo sguardo sul cimitero, dove riposa il nostro Andreas.


Pochi giorni fa, il mio compleanno. Molto zombie-like. L'ho trascorso in mobilifici vari... con questa brutta tosse persistente. Saranno forse gli acari?... Se è così, il trasloco giunge nel momento più idoneo!


Wir müssen die Räume unseres neuen (zusammengeschrumpften) Lebens erkunden (Gnomenklo, Gnomenküche...) und neue (winzige!) Möbel kaufen.


My birthday! But no reason to party at all. I'm coughing my soul out of my old fookin body. Bastard virus!


 


 


Ma se non sono gli acari (con i quali del resto ho convissuto per decenni senza alcun problema), dove diavolo ho beccato questa tosse?!? Tre sono le possibilità: 1) la fabbrica, dove lavorano - o fanno finta di lavorare - oscuri tizi contorti, originari dall'ex UdRSS; 2) la Weinfest - Festa del Vino - di Wasserburg, una folla pacifica in una notte d'estate quasi italiana, dove certamente virus e batteri hanno potuto fare il bello e il cattivo tempo saltellando da un corpo all'altro senza scrupoli multiculturali; 3) il cimitero, dove ho accompagnato fino alla sua ultima dimora mio suocero, originario dell'Alto Adige, e dove i suoi parenti (saliti apposta da quella regione tra i monti, carina ma piuttosto bizzarra) non hanno versato quasi lacrima, lasciando a me il compito di congedare il povero vecchio con ululii strazianti...


Vor zwei Wochen habe ich meinen Schwiegervater auf den Friedhof begleitet. Nur zwei haben geweint: sein 10-jähriger Enkel und ich. Ansonsten: Aliens!

Und ein paar Tage zuvor: Beschwipst und nackt nach dem Wasserburger Weinfest. "Mein Gott, wie spät ist es jetzt? Und --- wer bist du überhaupt?" 


 


La nostra abitazione nuova, che stanno finendo di costruire... bella, anche gnomica. Scherzosamente, io e Mary la chiamiamo "Penthouse", ma è una sorta di grotta tecnologizzata scavata direttamente sotto il tetto.


Very expensive rent. But this new house lies in the heart of the old town and from our windows we have a view of nice antique buildings...


Unsere neue Wohnung liegt direkt unterm (Schräg-)Dach und alles ist sauberpoliert/fabrikneu. Wir zwei: zwei Zwerge im Herzen der Altstadt.


 


Rifacciamo il punto della situazione: sto per traslocare in un appartamento più piccolo (ma sito al centro di Wasserburg, e dunque vera Bohéme, e di conseguenza - ovvio - dall'affitto molto più caro di quello attuale) e stamani ho effettuato l'Operazione Ripulisti, ovvero la semitortura di selezionare i libri, CD e DVD che voglio/devo portare nella nuova abitazione (destinando il rimanente, oltre il 90%, alla Caritas o al macero).


Cleaning out the flat I'm leaving. Tons of books, CDs and DVDs to throw away. Only three boxes of them will make their final destination.


L'Operazione Ripulisti è durata non più di mezz'ora. Mi è riuscito di essere molto duro e di non piagnucolare: ho selezionato solo una ventina di film su DVD (Woody Allen, Lemmon & Matthau, Peter Sellers...), un centinaio di CD (butto via tutta la classica e il pop italiano, salvando il prog rock e certo rock angloamericano) e non più di 50 libri.


Ora, io nel corso degli anni, soprattutto nell'èra pre-Internet, facevo salti mortali per procacciarmi un determinato titolo; smuovevo acqua, cielo e terra per un romanzo o un film (ricordo le capriole, le telefonate e le corse per trovare la costosissima videocassetta di Arancia meccanica, il film di Kubrick ispirato al romanzo di Anthony Burgess, in versione tedesca... mentre oggi il DVD te lo sbattono in faccia quasi gratuitamente!). Molti libri dei quali mi sto liberando portano in prima pagina la dicitura: "Londra, Parigi, La Valletta, Palma di Maiorca, Roma, N.Y...." a seconda delle località dove li acquistai... Altri hanno la dedica di Mary e tanto di data e cuoricino... Ma niente! Nessun fremito emotivo, sorprendentemente: mi libero volentieri di tanta zavorra.


Un ripulisti dell'anima; e forse dello spirito.


 

giovedì, agosto 19, 2010

Tafano Broders - "Papi"

Un disperato e affettuoso messaggio al "papi" più famoso del mondo
dai Tafano Broders: PAPI SILVIO!... ADOTTACI!




Tafano Broders

sabato, agosto 07, 2010

Hiroshima e Nagasaki - un ricordo doloroso

A 65 anni dalla tragedia del bombardamento atomico di Hiroshima e Nagasaki, il blog www.luksemburg.it presenta delle interessantissime considerazioni, senza mai lasciare il sentiero storiografico e - giustamente - giungendo alla conclusione che il ricorso alle armi atomiche da parte degli USA fu semplicemente "criminale".





Cronologia (in breve) di quei tragici giorni

6 agosto. Giappone. Operazione “Centerboard”: intorno alle 9,30, un B-29 denominato Enola Gay e comandato dal col. americano Paul W. Tibbets, decollato alle 2,10 da Tinian nelle Marianne, sgancia sulla città di Hiroshima la prima bomba atomica. Il mitragliere di coda dell’aereo, che ha visto l’esplosione, esclama: “Dio mio! che cosa abbiamo fatto!”.
92.233 morti e 37.425 feriti, molti dei quali deceduti in seguito a causa delle radiazioni.

7 agosto. Filippine. Luzon. Alcuni ufficiali del quartier generale della 1.a Armata USA giungono a Luzon, in vista della prossima invasione del Giappone.

8 agosto. L’URSS dichiara guerra al Giappone.

9 agosto. Giappone. La seconda bomba atomica viene sganciata dall’aviazione USA su Nagasaki. L’aereo è un B-29 ribattezzato Great Artist e comandato dal maggiore Charles W. Sweeney.
23.753 morti e 43.020 feriti, molti dei quali deceduti in seguito.

Leggete l'articolo su Luksemburg.it dal titolo
"Bomba atomica su Hiroshima e Nagasaky (appunti)"

sabato, luglio 24, 2010

U.S.A.: la crisi investe sempre per prima la regione degli Appalachi


Il Sud-Est degli U.S.A.: Alabama, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Georgia, Kentucky, Maryland, Mississippi, Ohio, Pennsylvania, Stato di New York, Tennessee, Virginia, Virginia Occidentale

Scorci architettonici che non assomigliano affatto all'America del Nord come noi la conosciamo dalla tivù; facce smagrite che sono un'unica smorfia di delusione cocente; negozi chiusi, bidoni che a notte bruciano e interi quartieri dove sembra regnare il coprifuoco: proprio come al tempo della Grande Depressione, un'ombra gigantesca e putrida è calata sulla regione degli Appalachi. La polizia dei vari Stati Federali fa quel che può per salvare le apparenze, togliendo dalla circolazione qualche hobo, qualche wino e tutti gli altri vagabondi a portata di tiro; ma i senzatetto, i desperados, sono troppi, e ormai quella che agli occhi dei ricchi è "vermaglia umana" irrompe all'aperto da ogni buco, da ogni fessura.
Se questo è il risultato dell'"American Dream" siamo proprio a posto! Se questa è l'"American Way of Life" che gli Stati Uniti vogliono imporre al resto del mondo, possiamo solo dire: "poveri noi!"

Appartamenti nel downtown di Welch, in West Virginia

Le miniere del Kentucky e della Virginia Occidentale sono i cadaveri di una società che promette tutto ma solo a pochissimi. Fabbriche abbandonate dovunque, o che, al contrario, lavorano a pieno regime continuando tuttavia a licenziare. La popolazione è diminuita non solo a causa della crescente mortalità, ma anche perché chi è giovane se ne va a cercare fortuna altrove. La California rimane il sogno di molti... Non che nell'Ovest degli U.S.A. si stia molto meglio, ma gli statunitensi di queste parti non hanno davvero più risorse e chi può, dunque, trasmigra: come quei bianchi Europeans che all'epoca dei pionieri andarono a colonizzare nuovi territori inesplorati, reinventandosi cowboys e pistoleros e depredando e trucidando gli indiani.


Foto dell'archivio Getty: New York, 30 novembre 2005. Una nuova Grande Depressione ha investito gli Stati Uniti d'America. Nell'immagine, un gruppo di disagiati sociali in fila per ricevere le giacche imbottite (un regalo dell'amministrazione della Big Apple) tramite cui dovranno cercare di resistere al gelo dell'inverno.

Memphis, Tennessee

Il vecchio ospedale di Williamson, West Virginia


La crisi del carbone e il rifiuto di Washington (sin dagli Anni Ottanta) di investire nelle più elementari infrastrutture (oltre che nella sanità e nell'istruzione), hanno messo in ginocchio l'intera regione degli Appalachi. I "baroni del carbone" e corporations assortite sono stati i beneficiari degli "incentivi" rilasciati dai governi del Kentucky e della Virginia Occidentale. In altre parole, si è fatto tanto per i ricchi ("gli amici degli amici") e nulla, invece, per la popolazione. Per le strade si incontrano individui sdentati... una grottesca abnormità per la "dorata" America, ma inevitabile: le spese dei dentisti non se le può permettere quasi nessuno. Molte persone sono anche incredibilmente emaciate: i rari grocery stores rimasti aperti fanno prezzi da paura e persino comprarsi da mangiare è un problema, soprattutto con un assegno sussistenziale di appena 200 dollari (ma molti non hanno neppure quello)... Nella contea di Harlan, Kentucky, la percentuale di persone che vivono sotto la soglia di povertà ha raggiunto il 34% (!). L'ignoranza, il fanatismo religioso e gli episodi di violenza cercano il loro pari nei Paesi del Terzo Mondo. E a tutto ciò si aggiunge purtroppo la devastazione ambientale: in parecchie città del Sud-Est degli U.S.A., l'acqua che esce dai rubinetti è inservibile persino per lavarsi, in quanto altamente contaminata.




Links di approfondimento:

  • The social crisis in Appalachia (by Naomi Spencer)
  • Part 2: An epidemic of ill health among the poor
  • Poverty Keeps Growing in the U.S.; The Media is Blind to Report on It
  • Nearly 10% of US population relies on food stamps
  • “Socialism” No Longer a Dirty Word

  • sabato, luglio 10, 2010

    Ricevo e volentieri diffondo

    per tu Peter

    caro Peter,

    sono "sophie" la pazza di berlusconi, ecco perche io sogno de lui: ecco 4 anos, mi padre e morto, lui era tutto per mi, durante 8 mezzo io pensa solo a morire, ma quando ho vedo le viso simpatico di SILVIO, lui ma rida la voglia di vivere, purtropo e berlusconi che non poso al meno abbracciare una volta, sono ebreo, forse lui e antissemitta? mi non sono communista, e altra, sono per che esiste piu "povero" e anormale al 2009 essiste povero, che soppravivere come mi per mangiare, una vergogna, ma tutto politico destra, sinistra, e putrefazione, salva forse Obama, lui io credo che e vero, intelligente, gentlemen, tutto altra si prene per "dio"! e la ragione per la quale non votare piu, non il diretto de loro parlare, vedere, come berlusconi che vorrei una volta abbracciare,anche, non credo al "dio", ma tutto e spirituale, sguardo, ecco uno anno al aprile 2008, il popolo votare berlusconi-fini=cattivo, e ieri al compleanno de la victoria, "dio e collera" per abbruzza, purtropo per le gentes certo, ma essiste molto gentes cattivo, dunque, essiste giustizia divina, che uno bacio tra una vita? che 10-15 minuta a una vita? mi avrei fa piacere di incontrare berlusconi, e basta, ma come non sono importante, ricco, non l'interresse, e molto cattivo, ecco Peter, io voglio soltanto te dire la ragione per la quale berlusconi m'attira, non sono innamorata, soltanto attira, ciao, scrito mi quando tu voglio, e scusami de mi italiano,

    sophie orenbuch


    domenica, giugno 27, 2010

    Germania-Inghilterra 4-1. Dopo l'uscita dell'Italia, per chi tifare?

    Sinceramente, io tifo Ghana. Per vari motivi che non sto qui a spiegare. Occorre comunque ammettere che l'allenatore tedesco Joachim Löw - all'inizio molto criticato in patria - ha trovato il giusto mix di vecchio e nuovo. A parte tutto, la sua è una truppa multiculti, cosa che rispecchia la vera situazione della vita sociale tedesca. Mi piacerebbe che Ghana e Germania andassero avanti il più possibile.


    Thomas Müller, 20 anni, autore di una doppietta contro l'Inghilterra di Fabio Capello

    Nota Bene: assurdamente, la Germania fa un gioco "di rimessa", proprio quel tipo di gioco per cui l'Italia viene tanto criticata; solo che i tedeschi riescono a creare azioni da gol e a realizzarli, i gol, mentre l'Italia di Lippi e dei signorini viziati non corre in avanti, non preme, non incide.


    Il Campionato del Mondo verrà comunque vinto dall'Olanda. Scommettiamo? Dico così anche perché gli Oranjie, per motivi culturali, storici e linguistici, gioca un po' in casa: il Sudafrica è infatti una delle ex colonie del Regno d'Olanda e vi si parla l'afrika(a)n, un misto di olandese e inglese.

    giovedì, giugno 24, 2010

    Russia e Bielorussia ai ferri corti a causa del gas

    La guerra del gas tra Mosca e Minsk ha fatto una prima vittima europea: la Lituania che dipende al 100% dalla forniture russe. La piccola repubblica baltica ha registrato oggi il 40% in meno di gas russo in transito dalla Bielorussia. Dunque, la minaccia bielorussa di "chiudere le condotte" ha cominciato a essere attuata.


    La reazione del commissario UE all'energia, il tedesco Ottinger, è stata immediata e durissima: "Non è un problema per un solo Paese, è un attacco contro tutta l'Unione Europea", ha detto dopo l'incontro col ministro ucraino per l'Energia.




    Leggi questo approfondimento datato due giorni fa sugli attriti tra Gazprom e governo di Minsk: "L'UE rischia di rimanere senza gas".




    giovedì, giugno 17, 2010

    Per Andreas. "The Days Are Long And Filled With Pain"

    Una scena del film di Nanni Moretti La stanza del figlio

    Maximilian Hecker: "The Days Are Long And Filled With Pain"
    (dall'album Infinite Love Songs)

    The days are long and filled with pain
    We'll throw our lives away again
    I've never seen in my whole life
    My worst friend's sugar baby wife

    Now my life is gone
    Won't you try to hold me tight?
    'Cause you'll be me and I'll be out
    What will I find inside my head?

    The sun is gone
    But there's still light down inside my mind
    There's still a lot for us to see in this life

    Today you slipped into my head
    I'm waiting for you inside my bed
    There ain't no sense in feeling low
    I need more when you ever have to go

    Some might say that I walked through that door
    All my dreams are made of stupid whores
    Some might say that I fell from the sky
    But I have got a pillow in my eye




    (Mia traduzione dall'inglese; dedico la canzone alla memoria di Andreas Grassl)

    I giorni sono lunghi e pieni di dolore
    Di nuovo sciuperemo la nostra esistenza
    In tutta la mia vita non ho mai visto
    La dolce sposa-bambina del mio peggior nemico

    Ora che la mia vita è finita
    Non vuoi tenermi stretto a te?
    Poiché tu sarai me e io sarò assente
    Che cosa troverò dentro la mia testa?

    Il sole è andato
    Ma c'è ancora luce in fondo alla mia mente
    Ci sono ancora tante cose da vedere in questa vita

    Oggi sei scivolata dentro la mia testa
    Ti sto aspettando sdraiato sul letto
    Non ha alcun senso sentirsi giù
    Io ne ho bisogno di più proprio quando tu devi andare

    Alcuni diranno che ho oltrepassato quella soglia
    E che tutti i miei sogni sono fatti di banalità
    Alcuni diranno che sono caduto dal cielo
    Ma ho preso solo un colpo di cuscino su un occhio

    I giorni sono lunghi e pieni di dolore
    Di nuovo sciuperemo la nostra esistenza
    In tutta la mia vita non ho mai visto
    La dolce sposa-bambina del mio peggior nemico

    Ora che la mia vita è finita
    Non vuoi tenermi stretto a te?
    Poiché tu sarai me e io sarò assente
    Che cosa troverò dentro la mia testa?

    Il sole è andato
    Ma c'è ancora luce in fondo alla mia mente
    Ci sono ancora tante cose da vedere in questa vita




    Nelson Mandela e la piccola Zenani

    E' la vittoria del destino sull'uomo.

    Siamo tutti precari. Purtroppo, anche i nostri bambini.

    venerdì, giugno 11, 2010

    In Sudafrica la gente brucia per strada

    Torce umane. La guerra dei poveri. La caccia agli immigrati. E c'è anche un genocidio di cui nessuno parla: quello dei bianchi.


    Eccoci qui. La cerimonia d'apertura del Campionato del Mondo di calcio sembra entusiasmare, unendola in un ideale abbraccio, l'intera nazione sudafricana. 700 euro il costo di un biglietto (ma a comprarlo presso uno dei tanti bagarini questa cifra arriva a triplicarsi): sono tanti soldi; tanti, quanti ne servono a una familia per sopravvivere diversi mesi. L'assordante rumore dei "vuvuzelas" preannuncia, in un carosello di colori, la prima partita del torneo: Sudafrica-Messico, con la squadra di casa ("Bafana Bafana", ovvero "i ragazzi") che è imbattuta da ben 12 partite. I reporter si sguinzagliano nei quartieri centrali delle città - ben pochi di loro si avventurano nelle desolate periferie e praticamente nessuno di costoro arriva a spingersi nelle sterminate baraccopoli -, la gente risponde gentilmente e piena di felicità alle loro domande, bianchi e neri esprimono in uno strano inglese la fierezza di essere sudafricani... Insomma, sembra un sogno.



    E infatti lo è. Appena oltre i muri di recinzione e oltre gli occhi guardinghi dei poliziotti (che stanno attenti persino a che i cittadini nelle interviste non parlino male del loro Paese), c'è una vera e propria guerra. Guerra tra caste, guerra tra gli stessi poveri; una guerra che per giunta è carica di motivazioni razziste.


      Quest'uomo è stato salvato all'ultimissimo momento dalla polizia. Forse sopravviverà. Giace a terra circondato dai fotoreporter al Reiger Park di Johannesburg, dove è stato assalito da una folla inferocita.


     Mentre le forze dell'ordine cercano di mettere ordine nel caos, questo ragazzo si allontana trasportando a mano i suoi pochi averi.


     Come sopra. La regola è: si salvi chi può.


     Un facinoroso che affila il suo machete, pronto a usarlo contro gli stranieri. Il Sudafrica è terra di immigrazione, e proprio gli immigrati sono le prime vittime della rabbia cieca della popolazione, una rabbia che sorge dalla fame e dalle ingiustizie.   



    E' carina, anche se semplice e a-tecnologica, la festa d'inaugurazione al Soccer City Stadium di Johannesburg. Del resto non dobbiamo dimenticare che è la prima volta che un mondiale di calcio si svolge nel "Continente Nero": l'evento è dunque di per sé di un'importanza notevole, addirittura storica. Purtroppo però, tutt'intorno alla manifestazione, sono già accaduti parecchi episodi spiacevoli ai danni di giornalisti (cinesi, portoghesi, spagnoli... assaliti per strada da bande di ladri) e tra gli stessi tifosi di calcio.


    Le tensioni sociali e la tendenza a derubare, ferire, uccidere, sono ormai radicati nella società sudafricana, dopo decenni e decenni di Apartheid e per colpa della nuova classe politica, che si occupa più di arricchire se stessa che di appianare e livellare il gap tra le caste sociali. Leggi, a questo proposito:
    Appunti sul Sudafrica violento" (2000), "Sudafrica, le radici della violenza" (2006), "Il Sud Africa ha già perso" (2010).

    E, su Google News, le notizie attuali sulle violenze che vengono perpetrate in quel Paese.


     


      Nelson Mandela. L'ex presidente sudafricano, Premio Nobel per la Pace e leader del movimento anti-Apartheid, non ha potuto partecipare all'inaugurazione del Campionato del Mondo a causa della morte di una sua bisnipote. Ieri sera infatti, la 13enne Zenani Mandela è perita a seguito di un incidente d'auto dopo aver lasciato il concerto che ha aperto a Soweto, alla periferia di Johannesburg, le celebrazioni per il grande evento sportivo. La ragazza viaggiava insieme all'ex moglie di Nelson Mandela, Winnie. Arrestato l'autista della vettura perché ubriaco. Si aprono dunque sotto una cattiva stella i Mondiali di Calcio 2010...


     

    giovedì, giugno 03, 2010

    Missione Mars - si parte!

    Si trovano in un centro aerospaziale alla periferia di Mosca. Trattasi di sei astronauti che stanno simulando il più lungo volo spaziale con uomini a bordo della storia, fino all'atterraggio su Marte. Tra gli effetti sperimentati: le possibili conseguenze psicologiche di una simile odissea.

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    Tra i sei c'è anche l'italiano Diego Urbina.

    Dopo 240 giorni di "vagabondaggio tra le stelle", tre di loro faranno finta di esplorare il Pianeta Rosso per un mese. Quindi, la "navicella" (una saletta di 180 metri quadri con servizi minimi ma essenziali) ripartirà - sempre per finta - verso la Terra. In tutto, 520 giorni senza la possibilità di vedere parenti e amici, con una comunicazione via sms (gestita dal centro di controllo) che si farà sempre più rarefatta, fino a dover sopportare un intervallo fra le parti di 40 minuti.

    Oltre a Urbina fanno parte del gruppo un francese, un cinese e tre russi. Per loro, il tempo verrà diviso fra lavoro, ricreazione e riposo, ognuno di otto ore al giorno. I viveri verranno razionati. La simulazione non potrà fare accelerare i tempi del vero viaggio su Marte che è previsto fra una trentina di anni. Quando scoccherà l'ora fatidica, non si potrà prescindere dalla distanza fra le orbite del Pianera Rosso e della Terra, che variano dai 55 agli oltre 400 milioni di chilometri.

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    Attenti ai marziani!

    Nell'attuale missione, comunque, l'Istituto Russo per i Problemi Biomedici (Ibmp) e l'Agenzia Spaziale Europea (Esa) sono interessati a scoprire principalmente gli effetti sulla mente del lungo, duro, futuro viaggio.

    Possono vederli anche gli utenti di Internet tramite il sito
    http://mars500main.appspot.com.

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    L'intervista de La Stampa a Diego Urbina del 23/03/2010


    Il candidato italo-colombiano: mi porto un pc carico di musica e film



    di ROBERTO GIOVANNINI


    Diego Urbina è nato a Bogotà 26 anni fa, da padre colombiano e madre italiana: nel 2002 è arrivato a Torino, dove (simulazioni e training permettendo) da allora vive. Al Politecnico si è laureato in Ingegneria Elettronica, poi è arrivato un master in Studi Spaziali a Strasburgo. Parla italiano con un pochino di accento, il suo inglese è impeccabile; sa anche il francese e lo spagnolo e sta imparando il russo.

    Diego, perché vorrebbe partecipare a «Mars 500?»
    «Beh, è qualche anno che lavoro ad esperimenti nello spazio, e questo è il massimo degli esperimenti che si possono fare da Terra. E poi voglio fare la mia parte: quando arriveremo su Marte, mi piacerebbe poter dire che io ho dato il mio contributo».

    Perché è importante andare su Marte?
    «Perché l'esplorare è nella natura umana e dobbiamo cercare un'altra frontiera. E poi ci sono anche ragioni di sopravvivenza della civiltà umana: se ci fosse un problema per il nostro pianeta, per la Terra. Avendo una base su Marte sarebbe tutto diverso».

    Che cosa si porterà a «bordo», se partirà?

    «Il mio pc carico di musica, video, film, e tanti romanzi».

    Qual è stato il momento più difficile nel training?
    «L'esercitazione di sopravvivenza nei boschi, in Russia. Non c'è stato rischio vero, ma il comandante ha simulato di essersi rotto la gamba. Abbiamo dovuto trascinarlo con un metro di neve per un km. Durissima, e faceva meno 5».

    E l'esperienza più bella?
    «Indossare la tuta spaziale per simulare la discesa sul suolo di Marte. Sono tute vere: all'inizio non si riesce a respirare ed è difficile muoversi, ma poi sei così emozionato che non ci fai più caso. E' stato eccitante».

    E che premio si aspetti per tutti i suoi sacrifici?
    «La ricompensa è avere fatto un'esperienza simile. Vorrei lavorare in aziende del settore spaziale, certamente. Ma intanto il premio c'è già: impariamo tante cose durante il training, facciamo tanta scienza, e abbiamo la possibilità di guardare da vicino come funziona il programma spaziale russo. Certo non lo facciamo per i soldi: sicuramente non diventiamo ricchi con quello che guadagniamo qui».

    La fidanzata come l'ha presa?
    «Non c'è la fidanzata, in questo momento, per fortuna».

    Però potrebbe stringere con i colleghi russi una forte amicizia, no?

    «Magari un'amicizia non tanto stretta» (e ride di cuore).

    domenica, maggio 23, 2010

    Apoteosi Inter

    2-0, doppietta di Diego Milito: l'apprendista stregone (Mourinho) supera il Gran Maestro (van Gaal).
    "Colpo triplo" dei Nerazzurri (scudetto, Coppa Italia e Champions League in una sola stagione!) e Massimo Moratti che si ritrova a ricalcare le orme di papà Angelo a distanza di 45 anni.



    [All pictures © REUTERS]


    Bernabéu gremito. E' lo stadio in cui, con molta probabilità, José Mourinho lavorerà a cominciare già dalle prossime settimane; perciò, per lui è come un preludio lussuoso, un esercizio di respirazione; respirerà aria di grandeza madrileña: lo attende il Real...
    Tuttavia, l'allenatore portoghese non vuol lasciare l'Inter senza aver prima compiuto fino in fondo il suo dovere. E ci riesce brillantemente, forte di una truppa davvero eccezionale di professionisti della pedata ma, soprattutto, di ben amalgamati amici.


    Il Bayern si schiera in campo attendendosi stupidamente un'Inter catanecciara... E', questo, uno dei due grandi errori che commettono i tedeschi. L'altro sarà fare entrare nel secondo tempo Klose al posto dell'eccellente Altintop anziché per l'invisibile punta unica Olic.
    Al contrario del suo ex insegnante, "Mou" azzeccherà i pochi, scontati cambi che saranno ncessari per portare a casa il successo.



    Vincendo questa finale, l'Inter ha in qualche modo vendicato anche la Fiorentina, che, come ricorderete, dal doppio confronto con il Bayern München era uscita perdente (dovendo quindi dire prematuramente addio alla prestigiosa competizione continentale). Se la Viola non ce l'ha fatta, è stato più per colpa degli arbitri che per merito degli avversari. In una dimensione parallela in cui regnasse davvero la giustizia, chissà, la finale avrebbe potuto essere Inter-Fiorentina...


    Moratti: "Emozione sensazionale"

    Ma non c'è tempo né spazio per le speculazioni. Per i sogni, invece, sì. E' un'atmosfera quasi irreale e - appunto - onirica quella che caratterizza l'Estadio Bernabéu di Madrid mentre vengono lette le formazioni. L'Inter giocherà con Chivu terzino sinistro (Facchetti!), Zanetti in un ruolo che potremmo definire "mediano di spinta" (Bedin! o Bertini!) e Pandev esterno sinistro (o ala sinistra: Mariolino Corso!). Il mito nerazzurro, con passato e presente accorpati sotto le stelle della Meseta, freme, fluisce e si libra sull'onda dei colori societari che riempiono più o meno metà dell'imponente arena.
    L'altro 50% circa degli spalti si è tinto invece del rosso-e-bianco del Bayern.


    Club solido, quello presieduto da Karl Rummenigge (ex Inter!) e che vede come presidente onorario il leggendario "Kaiser", al secolo Franz Beckenbauer. Al contrario di Karl, che proviene dal Nord Reno-Westfalia e che per i bavaresi è perciò quello che per i nostri meridionali equivale a un "polentone", Franz è bayerisch nel cuore e nell'anima. Ai microfoni di Sat1, l'emittente che ha i diritti per trasmettere la partita in Germania, Franz Beckenbauer rammenta, biascicando nel modo tipico dei bavaresi, che l'Inter, "come tutte le squadre italiane, ama fare il muro" e che il compito più arduo per la squadra di Monaco sarà appunto di sfondare tale barriera difensiva.
    Siamo alle solite: i tedeschi si lasciano accecare dai luoghi comuni, credono solo a ciò che vogliono credere, tendono a inquadrare gli italiani nel compartimento erroneo del loro cervello a patata... Risultato: i "mangiaspaghetti" sgusciano tra le loro maglie e vincono! (E' già capitato innumerevoli volte a livello di nazionali.)


    Sì, il Bayern München ha peccato di arroganza nei giorni, anzi nelle settimane precedenti alla finale madrilena. Tante chiacchiere si sono consumate, tanti falsi preconcetti si sono creati, rendendo l'attesa snervante. Aizzati da tabloid semi-fuorilegge come la Bild Zeitung, l'allenatore, i giocatori e i dirigenti della società di Monaco di Baviera non hanno fatto altro che sottolineare la propensione al "catenaccio" dell'Inter e quella all'"attacco" dello stesso Bayern. Parecchio disturbanti sono risultate soprattutto certe dichiarazioni di Louis van Gaal, il tecnico olandese, il quale ha cercato di soggezionare a distanza l'arbitro con frasi del tipo: "Moltissimo dipende dalla conduzione di gara dell'Imparziale. Una singola decisione sbagliata può compromettere fatalmente il punteggio". Con questa tattica psicologica da strapazzo, van Gaal cercava anticipatamente di tirare dalla propria parte il fischietto designato...
    Per fortuna, l'inglese Webb si è dimostrato perfettamente all'altezza dei suoi compiti. Alla fine dei 90 minuti, i bavaresi non possono recriminare alcunché, con l'eccezione, forse, di un mani in piena area di Maicon. (D'altronde, sull'altro piatto della bilancia c'è qualche duro fallo di troppo a opera di Bommel, magnanimamente graziato dalla terna arbitrale.)

    [All pictures © REUTERS]

    Conseguenza di tanta "guerra dei nervi", che alla fin fine ha finito per avere un effetto-boomerang: per 35 minuti, vale a dire dal fischio d'inizio al primo goal di Milito, i bavaresi sono rimasti pressoché imbambolati, sorpresi dalla padronanza tecnico-tattica dell'Inter. Insomma, sono saltati fuori tutti i difetti, tutte le Macken del Bayern; in primis, la mentalità da eterna provinciale, da zia di campagna eccessivamente sparagnina e che moralizza a vuoto (rimproverando alle vicine vezzi e vizi che lei medesima possiede). Quale altro club si periterebbe di schierare un paio di talenti privi di esperienza - Badstuber e Müller - in una finale di Champions League e contro un avversario del calibro dell'Inter?!?
    I Nerazzurri fanno quasi quel che vogliono, si prendono il lusso di ridurre al minimo il possesso palla, premono e nel contempo corrono, affondano... lasciando ai tedeschi ben poche possibilità di mettersi in luce (dove sono Schweinsteiger, Olic, Lahm? soltanto il turco Altintop sa rendersi pericoloso in un'occasione o due).
    Ed ecco che, alla prima opportunità che gli si presenta, il nostro "Principe" invita di testa Sneijder a fargli da sponda, si scrolla di dosso le guardie del corpo e appoggia in rete con tocco vincente.

    Questo è vero calcio: un gioco lineare, concreto, dove si bada al sodo. Per tutta la partita, l'attaccante argentino avrà tirato in porta due volte, al massimo due e mezza. E ha realizzato una doppietta!

    Il commentatore di Sat1 affoga nella bile, si scatena contro il club italiano, reo, a suo dire, di chiudersi in difesa...
    In effetti qualcosina di vero c'è: dal 35' al 45' si assiste a un'Inter che pare accontentarsi dell'1-0, con il Bayern che spinge (sterilmente però) alla ricerca del pareggio. Eppure, anche in questa fase sono gli interisti a sfiorare più spesso il goal...

    La tivù tedesca è indigesta. Bisogna cambiare canale. Molto meglio ORF, l'emittente statale austriaca. Lì abbiamo l'onore di avere in studio, come co-commentatore, Herbert Prohaska, stella interista per un breve ma intenso scampolo degli Anni Ottanta. Prima del match, Prohaska ha pronosticato un 1-0 per il club italiano e, mentre i giocatori si trovano negli spogliatoi aspettando la ripresa, lui si gongola, con le tipiche, profonde vocali ostrogote: "Probabile che il risultato rimanga così e che io ci azzecchi in pieno...".
    La sua simpatia è riservata palesemente all'Inter. Di contro, il commentatore austriaco "in campo" è - ovvio - dalla parte dei bavaresi e ogni tanto anche lui scivola, come i colleghi tedeschi, nel cliché del "calcio maccheronico". Ma in complesso si riscontra molta più obiettività in Austria che non in Germania.


    Il futuro... è già oggi

    Durante la pausa ci si attendeva che van Gaal strigliasse e spronasse i suoi, e infatti qualcosina in più il Bayern ad inizio di secondo tempo la fa vedere. In generale però i tedeschi appaiono troppo compassati. Inoltre, si trovano di fronte un'Inter disciplinatissima e furba che sembra la replica di quella di Helenio Herrera: difesa perfetta, ripartenze da manuale e un centravanti superbo pronto a stoccare una seconda volta. 2-0, e a questo punto nessuno ha più dubbi sulla conquista del trofeo da parte dei Nerazzurri.

    La nostra squadra ha giocato "la" partita perfetta ed è parere concorde che Milito si meriti il Pallone d'Oro.

    Complimenti Inter, conquistadora della più importante coppa europea. E complimenti ai numerosi tifosi arrivati dall'Italia che hanno colorato il Bernabéu vincendo la sfida del tifo contro i tedeschi (pittoreschi ma in maniera meno gioiosa).

    Al fischio finale corrisponde il tripudio dei fans nerazzurri e l'invidia, il livore, la frustrazione dei miseri "gufi", ossia di quei nostri connazionali che, nel corso della magica serata, hanno tifato contro. (Ma consoliamoci: le cose vanno così anche fuori del nostro Paese. In Germania non sono pochi coloro che augurano sempre al pluridecorato e ricco F.C. Bayern di perdere. Beh, per una volta tanto sono stati accontentati.)

    Il pianto irrefrenabile di Mourinho in appendice ai 90 minuti si può interpretare in tanti modi: felicità, sfogo liberatorio dopo le polemiche e le accuse - anche pesanti - nei suoi confronti, oppure un umanissimo tributo alla fortuna. Sì, perché per arrivare a conseguire tanti e tali successi occorre non solo bravura, ma anche un pizzico, a volte due, di buena suerte. Comunque sia, Madama Fortuna è fondamentalmente una signora, e le signore non si accompagnano agli indegni, agli immeritevoli.

    Ciao José... e grazie per il tuo soggiorno a Milano.

    Grazie soprattutto Grande Inter; e non soltanto per il successo arcimeritato. Hai riscattato, attraverso lo sport più popolare in assoluto, l'immagine dell'Italia nel mondo, restituendoci un momento di sano orgoglio nazionale.

    Capitan Zanetti (700sima presenza!) corona una militanza speciale con la maglia a strisce nere e azzurre: "E' un'emozione unica, inseguivo questa coppa da 15 anni e arriva proprio nel momento migliore della mia carriera".
    Gli fa eco Cambiasso: "E' la vittoria del gruppo".



    E adesso... tutti in vacanza! Anche perchè i mondiali sudafricani saranno per noi brevi e - urca! - tutt'altro che indolori.


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    Bayern-Inter 0-2


    Bayern: Butt; Lahm, Van Buyten, Demichelis, Badstuber; Robben, Van Bommel, Schweinsteiger, Altintop (18' st Klose); Müller, Olic (29' st Gomez).
    A disp: Rensing, Gorlitz, Contento, Pranjjic; Tymoschuk.
    All. Van Gaal.

    Inter: Julio Cesar; Maicon, Lucio, Samuel, Chivu (21' st Stankovic); Zanetti, Cambiasso; Pandev (33' st Muntari), Sneijder, Eto'o; Milito (45' st Materazzi).
    A disp: Toldo, Cordoba, Mariga, Balotelli.
    All. Mourinho.


    Arbitro: Webb (Inghilterra).
    Marcatore: 35' pt Milito, 25' st Milito.


    Note: ammoniti Demichelis, Chivu, Pandev, Van Bommel.



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    Articolo di Peter Patti, 22-23/5/2010


    sabato, maggio 22, 2010

    Dopo Santoro, "è stata dimessa" dalla RAI anche Maria Luisa Busi

    Con un discorso corretto ed equilibrato, l'annunciatrice più nota d'Italia ha sgombrato la propria scrivania. La sua accusa a Minzolini: "Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il paese reale?"


    "Caro direttore,


    ti chiedo di essere sollevata dalla mansione di conduttrice dell'edizione delle 20 del TG1, essendosi determinata una situazione che non mi consente di svolgere questo compito senza pregiudizio per le mie convinzioni professionali. Questa è per me una scelta difficile, ma obbligata. Considero la linea editoriale che hai voluto imprimere al giornale una sorta di dirottamento, a causa del quale il TG1 rischia di schiantarsi contro una definitiva perdita di credibilità nei confronti dei telespettatori.


    Come ha detto il presidente della Commissione di Vigilanza Rai Sergio Zavoli: 'la più grande testata italiana, rinunciando alla sua tradizionale struttura, ha visto trasformare, insieme con la sua identità, parte dell'ascolto tradizionale'.


    Amo questo giornale, dove lavoro da 21 anni. Perché è un grande giornale. È stato il giornale di Vespa, Frajese, Longhi, Morrione, Fava, Giuntella. Il giornale delle culture diverse, delle idee diverse. Le conteneva tutte, era questa la sua ricchezza. Era il loro giornale, il nostro giornale. Anche dei colleghi che hai rimosso dai loro incarichi e di molti altri qui dentro che sono stati emarginati. Questo è il giornale che ha sempre parlato a tutto il Paese. Il giornale degli italiani. Il giornale che ha dato voce a tutte le voci. Non è mai stato il giornale di una voce sola. Oggi l'informazione del TG1 è un'informazione parziale e di parte. Dov'è il paese reale? Dove sono le donne della vita reale? Quelle che devono aspettare mesi per una mammografia, se non possono pagarla? Quelle coi salari peggiori d'Europa, quelle che fanno fatica ogni giorno ad andare avanti perché negli asili nido non c'è posto per tutti i nostri figli? Devono farsi levare il sangue e morire per avere l'onore di un nostro titolo. E dove sono le donne e gli uomini che hanno perso il lavoro? Un milione di persone, dietro alle quali ci sono le loro famiglie. Dove sono i giovani, per la prima volta con un futuro peggiore dei padri? E i quarantenni ancora precari, a 800 euro al mese, che non possono comprare neanche un divano, figuriamoci mettere al mondo un figlio? E dove sono i cassintegrati dell'Alitalia? Che fine hanno fatto? E le centinaia di aziende che chiudono e gli imprenditori del Nord Est che si tolgono la vita perché falliti?
    Dov'è questa Italia che abbiamo il dovere di raccontare? Quell'Italia esiste. Ma il TG1 l'ha eliminata. Anche io compro la carta igienica per mia figlia che frequenta la prima elementare in una scuola pubblica. Ma la sera, nel TG1 delle 20, diamo spazio solo ai ministri Gelmini e Brunetta che presentano il nuovo grande progetto per la digitalizzazione della scuola, compreso di lavagna interattiva multimediale.


    L'Italia che vive una drammatica crisi sociale è finita nel binario morto della nostra indifferenza. Schiacciata tra un'informazione di parte - un editoriale sulla giustizia, uno contro i pentiti di mafia, un altro sull'inchiesta di Trani nel quale hai affermato di non essere indagato, smentito dai fatti il giorno dopo - e l'infotainment quotidiano: da quante volte occorre lavarsi le mani ogni giorno, alla caccia al coccodrillo nel lago, alle mutande antiscippo. Una scelta editoriale con la quale stiamo arricchendo le sceneggiature dei programmi di satira e impoverendo la nostra reputazione di primo giornale del servizio pubblico della più importante azienda culturale del Paese. Oltre che i cittadini, ne fanno le spese tanti bravi colleghi che potrebbero dedicarsi con maggiore soddisfazione a ben altre inchieste di più alto profilo e interesse generale.


    Un giornalista ha un unico strumento per difendere le proprie convinzioni professionali: levare al pezzo la propria firma. Un conduttore, una conduttrice, può soltanto levare la propria faccia, a questo punto. Nell'affidamento dei telespettatori è infatti al conduttore che viene ricollegata la notizia. È lui che ricopre primariamente il ruolo di garante del rapporto di fiducia che sussiste con i telespettatori.


    I fatti dell'Aquila ne sono stata la prova. Quando centinaia di persone hanno inveito contro la troupe che guidavo al grido di 'vergogna!' e 'scodinzolini!', ho capito che quel rapporto di fiducia che ci ha sempre legato al nostro pubblico era davvero compromesso. È quello che accade quando si privilegia la comunicazione all'informazione, la propaganda alla verifica."




    Nella lettera a Minzolini, Busi tiene a fare un'ultima annotazione "più personale":

    "Ho fatto dell'onestà e della lealtà lo stile della mia vita e della mia professione. Dissentire non è tradire. Non rammento chi lo ha detto recentemente. Pertanto:


    1) respingo l'accusa di avere avuto un comportamento scorretto. Le critiche che ho espresso pubblicamente - ricordo che si tratta di un mio diritto oltre che di un dovere essendo una consigliera della FNSI - le avevo già mosse anche nelle riunioni di sommario e a te, personalmente. Con spirito di leale collaborazione, pensando che in un lavoro come il nostro la circolazione delle idee e la pluralità delle opinioni costituisca un arricchimento. Per questo ho continuato a condurre in questi mesi. Ma è palese che non c'è più alcuno spazio per la dialettica democratica al TG1. Sono i tempi del pensiero unico. Chi non ci sta è fuori, prima o dopo.


    2) Respingo l'accusa che mi è stata mossa di sputare nel piatto in cui mangio. Ricordo che la pietanza è quella di un semplice inviato, che chiede semplicemente che quel piatto contenga gli ingredienti giusti. Tutti e onesti. E tengo a precisare di avere sempre rifiutato compensi fuori dalla Rai, lautamente offerti dalle grandi aziende per i volti chiamati a presentare le loro conventions, ritenendo che un giornalista del servizio pubblico non debba trarre profitto dal proprio ruolo.


    3) Respingo come offensive le affermazioni contenute nella tua lettera dopo l'intervista rilasciata a Repubblica, lettera nella quale hai sollecitato all'azienda un provvedimento disciplinare nei miei confronti: mi hai accusato di 'danneggiare il giornale per cui lavoro', con le mie dichiarazioni sui dati d'ascolto. I dati resi pubblici hanno confermato quelle dichiarazioni. Trovo inoltre paradossale la tua considerazione seguente: 'il TG1 darà conto delle posizioni delle minoranze ma non stravolgerà i fatti in ossequio a campagne ideologiche'. Posso dirti che l'unica campagna a cui mi dedico è quella dove trascorro i week end con la famiglia. Spero tu possa dire altrettanto. Viceversa ho notato come non si sia levata una tua parola contro la violenta campagna diffamatoria che i quotidiani Il Giornale, Libero e il settimanale Panorama - anche utilizzando impropriamente corrispondenza aziendale a me diretta - hanno scatenato nei miei confronti in seguito alle mie critiche alla tua linea editoriale. Un attacco a orologeria: screditare subito chi dissente per indebolire la valenza delle sue affermazioni. Sono stata definita 'tosa ciacolante - ragazza chiacchierona - cronista senza cronaca, editorialista senza editorialì' e via di questo passo. Non è ciò che mi disse il Presidente Ciampi consegnandomi il Premio Saint Vincent di giornalismo, al Quirinale. A queste vigliaccate risponderà il mio legale.


    Ma sappi che non è certo per questo che lascio la conduzione delle 20. Thomas Bernhard, in Antichi Maestri, scrive decine di volte una parola che amo molto: rispetto. Non di ammirazione viviamo, dice, ma è di rispetto che abbiamo bisogno.


    Caro direttore, credo che occorra maggiore rispetto. Per le notizie, per il pubblico, per la verità. Quello che nutro per la storia del TG1, per la mia azienda, mi porta a questa decisione. Il rispetto per i telespettatori, nostri unici referenti. Dovremmo ricordarlo sempre. Anche tu ne avresti il dovere."

    domenica, maggio 16, 2010

    Inter Campione d'Italia

    E' il 18° scudetto: uno in più del Milan


    Miglior attacco, migliore difesa, minor numero di sconfitte... I numeri parlano per i Neroazzurri di Mourinho, a dispetto di un calo nell'ultima parte di campionato che ci lascia tutti apprensivi per la finale madrilena di Champions League. Speriamo che contro il Bayern, il 22 maggio, l'Inter ritrovi il massimo delle forze: la conquista del più importante trofeo europeo sarebbe un bel regalo per tutti i tifosi italiani.


    Ricordiamo che, come l'Inter, anche il Bayern München ha fatto il "double" (campionato e coppa nazionale). I tedeschi sono in formissima e cercheranno di coronare la stagione con il trionfo in Champions. Per l'Inter, la tripletta (nel caso di una vittoria a Madrid) rappresenterebbe "la prima volta" per una squadra italiana: nessuno dei nostri club infatti si è mai imposto in tutt'e tre le competizioni in uno stesso anno. E in Europa l'impresa è riuscita finora solo al Barcellona.



    L'1-0 di Siena (goal di Milito) consente ai Neroazzurri di vincere il loro quinto scudetto consecutivo, eguagliando il record stabilito dalla Juve negli Anni Trenta e dal Torino negli Anni Quaranta.


    Il club bianconero (con la vecchia-nuova gestione degli Agnelli) forse si sta rendendo conto solo adesso di cosa è stato Calciopoli, dei danni che si è autoprovocati. Il verdetto della giustizia sportiva ha inferto un grave colpo a questa società già grandissima. Ma gli stessi juventini devono ammettere di aver avuto molta, moltissima fortuna; in altri Paesi, infatti, un club che è accusato di corruzione (nonché di aver drogato i propri giocatori) viene prontamente radiato. Chissà quanti anni serviranno alle Zebre per tornare a lottare per lo scudetto!


    Bene la Roma, che grazie a Ranieri si è ripresa dallo strano blocco psicofisico di inizio campionato. Vertiginosa la rincorsa operata dai capitolini. Ma al club giallorosso (e ai suoi tifosi) manca quella certa coolness che contraddistingue tutte le grandi squadre. Un po' più di aplomb, di savoir fair, non guasterebbe loro (tristemente indimenticabile il fallaccio di Totti ai danni di Balotelli). Il monito vale anche per la presidentessa Rossella Sensi, autrice di una stupida quanto isterica polemica contro la Lazio e contro i diretti avversari milanesi.


    La Samp torna a giocare in Champions League dopo 16 anni. Correva il 20 maggio 1992 quando i blucerchiati affrontarono in finale (udite! udite!) il Barcellona. Allora il torneo si chiamava Coppa dei Campioni. Rete di Koeman e sogni infranti per noi. Quella sera, Roberto Mancini - alias "il Mancio" - si accasciò sul campo, scoppiando in lacrime...


    Auguri anche al Palermo per lo splendido campionato. La squadra di Delio Rossi non ha mancato di vincere anche nell'ultimo appuntamento stagionale, in quel di Bergamo (doppietta di Cavani; goal del momentaneo pareggio atalantino firmato da Ceravolo). Non sarà Champions League ma l'Europa ha comunque aperto le sue porte ai simpatici Rosanero.


    Serie A


    Classifica finale 2009-10



























































































































































































































      P.ti  G V N S +/-
      1 Inter 82 38   24   10 4 41
      2 Roma 80 38 24 8     6     27
      3 Milan 70 38 20 10 8 21
      4 Sampdoria 67 38 19 10 9 8
      5 Palermo 65 38 18 11 9 12
      6 Napoli 59 38 15 14 9 7
      7 Juventus 55 38 16 7 15 -1
      8 Parma 52 38 14 10 14 -5
      9 Genoa 51 38 14 9 15 -4
      10 Bari 50 38 13 11 14 0
      11 Fiorentina 47 38 13 8 17 1
      12 Lazio 46 38 11 13 14 -4
      13 Catania 45 38 10 15 13 -1
      14 Chievo 44 38 12 8 18 -5
      15 Udinese 44 38 11 11 16 -5
      16 Cagliari 44 38 11 11 16 -2
      17 Bologna 42 38 10 12 16 -13
      18 Atalanta 35 38 9 8 21 -16
      19 Siena 31 38 7 10 21 -27
      20 Livorno 29 38 7 8 23 -34