domenica, agosto 16, 2020

Corona program




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martedì, agosto 11, 2020

Camilleri, il congedo

Giuseppe Alù recensisce Riccardino, ultimo libro del celebre scrittore siciliano

"Distinzione, sicurezza di gusto. Dialoghi di straordinaria acutezza..."


 Camilleri - il congedo

di Giuseppe Alù


Peccato. Peccato che Camilleri se ne sia andato. Non ne abbiamo altri come lui. Si è congedato alla grande. Riccardino è forse il migliore scritto di Camilleri. Non è un giallo, non è un romanzo, è un divertimento tracciato in punta di penna da un grande maestro che sorride mentre scrive. Dalla risata iniziale fino alla diafana pagina finale, seguono momenti di squisita fattura, indimenticabile la scherma del commissario con il vescovo e la relativa intervista, poi cestinata, autentico pezzo di bravura di un Camilleri sottile e sagace. Grande scrittura, classica, nessuna concessione al dilagante volgare cosmopolitismo linguistico, più inglese che si può, nulla. Distinzione, sicurezza di gusto. Dialoghi di straordinaria acutezza, situazioni tutte di livello, una gioia per gli occhi che leggono. Centrata la scelta della copertina col “Giocoliere”di Peppe Rizzo del 1921, perché questo libro è proprio un disegno funambolico di un maestro del pensiero e della scrittura. Qui Camilleri si è liberato di tutte le logiche romanzesche e si è lanciato gioiosamente nel mare della sua inesauribile fantasia. Pirandello gli è fratello e le sorprese dei contatti piccosi di Montalbano col suo Autore sono di una qualità ed un effetto entusiasmanti. Godibilissime invenzioni. Come aquila vola Camilleri su tutti i nostri romanzieri più o meno giallisti che arrancano sul suolo del nostro paese. Qui i personaggi del suo universo hanno perso la loro corporeità e sono figure archetipe. E su tutto domina la figura del grande maestro che come non mai si rivela indiscutibilmente geniale. Come non ricordare le due ore di esibizione teatrale nel testo di Tiresia! Qui finge di perdersi nell’intreccio più stretto, per venirne fuori con uno sberleffo . E poi la conclusione, vero colpo di teatro, unica, inimitabile, elevata fino all’astrazione. Che tu sia bene accolto dove ti trovi, maestro Camilleri.


Riporto una recensione negativa su Amazon:

 

Un addio mediocre

(Recensito in Italia il 17 luglio 2020)

 

Un libro talmente malriuscito da lasciare, piu' che delusi, preplessi... che Camilleri fosse giunto a detestare la sua creatura, da fargli fare questa uscita di scena cosi' goffa?

La trama comincia in modo molto promettente, ma poi tutto si sfoca e sbiadisce. Sia Montalbano che gli altri personaggi (a cui il lettore, dopo tanti anni, si e' sinceramente affezionato) spariscono nel nulla senza una parola, un'immagine che si stagli nella memoria del lettore, soffocati nell'insignificanza di elucubrazioni che lasciano il tempo che trovano. Montalbano meritava di piu', e i suoi lettori pure. A rileggere adesso “La forma dell'acqua” viene il magone... ma siccome de mortuis nihil nisi bonum, la finisco qui.


 Nato a Porto Empedocle (Agrigento) il 6 settembre 1925, Andrea Camilleri vive a Roma per gran parte della sua esistenza, ed è nella caput mundi che muore, il 17 luglio 2019. Lo scrittore riposa al Cimitero Acattolico.

Inizia facendo il regista, l'autore teatrale, televisivo e radiofonico, ed è autore di saggi sullo spettacolo.

Il grande successo arriva con la sua figura del Commissario Montalbano, che esordisce in La forma dell'acqua, del 1994. (Dal 1999 anche sceneggiato televisivo.)
I romanzi e racconti che vedono come protagonista il sarcastico funzionario di polizia non abbandonano quasi mai le ambientazioni e le atmosfere siciliane. Camilleri fa uso, nella narrativa, di un linguaggio italo-siculo che ha affascinato decine di migliaia di lettori... e milioni di telespettatori. 

***

Giuseppe Alù (Caltanissetta 1936) è stato Magistrato Consigliere di Cassazione. Ha pubblicato La contessa Marianna, Mondadori 1989 (Premio San Vidal – Venezia – 1989); Storia e storie del Risorgimento a Treviso, Edizioni Galleria 1987; Lo scritto e il sigillo, Raccolta di poesie 1971-1981. E: Tedeschi. Quadretti di una esposizione, Asterios 2018 (disponibile qui).


sabato, agosto 08, 2020

"Cercatori d'oro"

 di Anna Murabito


Noi, cercatori d’oro:

i sorrisi feroci

le speranze contratte

dalla fatica.

Filtriamo argilla

con le mani graffiate

cerchiamo nella melma

una fortuna grande

come un chicco di riso.

Ci basta l’ombra di un’ala

per arrivare al cielo

una foglia

che scivola sull’acqua

per conoscere il mondo.

Una carezza

per chiamarla amore.



 

Leggi anche: "Le parole naufraghe" di Anna Murabito (presentazione / recensione)

             Vai a: 'Expressioni', blog personale dell'Autrice




giovedì, luglio 30, 2020

Chiummento - 'Il Viaggio'. Album del mitico artista punk-sperimental, qui con qualche ballata prog più "accessibile"

Novità da uno dei cantautori italiani più sperimentali e "fuori di testa"!
musica #sperimentale #rock #progrock #punk #metal #hardrock




 È uscito Il Viaggio, di Francesco Chiummento. 


A breve, recensione su Prog Bar Italia


 #musica #Bandcamp produzioni indipendenti


Sto ascoltando e sono emozionato nonché contentissimo per questo mio amico. Finora mi trovo al quinto pezzo dell'album digitale, anzi al sesto ormai; sto usufruendo di questa musica direttamente da Bandcamp - dove 'Il Viaggio' si può ascoltare e acquisire direttamente dall'artista. Francesco Chiummento stavolta ha fatto non centro ma centrissimo. Il cantautore ed ex frontman dei Forza Maggiore si è servito di fior fiore di musicisti (provenienti dal mondo jazz, jazzrock, musica sperimentale ed elettronica...), tutti o quasi tutti residenti e attivi nel Torinese. Alcuni li avrete di certo già sentiti nominare...


Un piccolo sguardo all'equipe che ha lavorato con Chiummento:

francesco chiummento - voce e flauto
paolo ricca - computer programming. fonico, keyboards
riccardo moffa - guitars electric e acustic tracce 1,4,6,7,8,9,11,13
alex catania - guitars e keyboards tracce 3,5
stefano priola - guitar traccia 5
marco roagna - guitar traccia 12
valter valerio-  tromba traccia 2
 
"the supreme" e' un brano realizzato con ottone pesante
 "i fiori del mare" scritta con giorgio bonino
 
cover: cosimo malorgio
grafica: gaia chiummento
tracce realizzate tra il gennaio 2019 e il maggio 2o20 negli studi liquid air di torino

 
 




Sullo stesso artista: recensione di Segnali di Pace

martedì, luglio 28, 2020

Hiromi (Hiromi Uehara, pianista jazz)


Pianista che suona anche le tastiere elettroniche, Hiromi Uehara (nata il 26 marzo 1979), nota professionalmente come Hiromi, è un nome del jazz ormai abbastanza famoso. Proveniente da Hamamatsu, in Giappone, Hiromi possiede una tecnica virtuosistica straordinaria, e sia nelle sue vivaci esibizioni dal vivo, sia nelle sue composizioni, è solita amalgamare generi e sottogeneri musicali come lo stride (una tecnica ritmica del ragtime), post-bop, rock progressivo, musica classica e fusion. 




Iniziò a studiare pianoforte classico a sei anni e successivamente fu introdotta nell jazz dal suo insegnante di pianoforte, Noriko Hikida. A 14 anni si esibì con l'Orchestra Filarmonica Ceca (Ceská filharmonie). A 17 incontrò Chick Corea per caso a Tokyo e questi la invitò a suonare con lui la sera successiva. Iscrittasi al Berklee College of Music di Boston negli USA, dove seguì le lezioni di Ahmad Jamal, ancor prima di diplomarsi ottenne un contratto dalla Telarc. Il suo debutto, allo Scullers Jazz Club nel 2003, entusiasmò la platea. Da allora fu ospite gradita in numerosi festival e manifestazioni. È stata sul palco del Newport Jazz Festival l'8 agosto 2009 e su quello dell'Olympia di Parigi il 13 aprile 2010. Seguì, nell'estate del 2010, la tournée con la Stanley Clarke Band.


The Trio Project
Il trio da lei formato comprendeva inizialmente il bassista Mitch Cohn e il batterista Dave DiCenso. Il suo secondo album Brain (2004) lo registrò con Tony Gray al basso e con il drummer Martin Valihora, che era stati compagni di studio al Berklee, e fino al 2009 ha registrato ed è andata in tournée con loro due. Il bassista Anthony Jackson e il batterista Steve Smith, ospiti su due tracce di Brain, sono presenti nel suo album del 2011 Voice. Nel 2012 Smith venne sostituito dal batterista britannico Simon Phillips (che rimarrà negli album Move del 2012, Alive del 2014 e Spark del 2016). A un suo tour relativamente recente (2015) l'hanno accompagnata Anthony Jackson e Simon Phillips. Spark ha raggiunto la prima posizione n. 1 nella Jazz Billboard Jazz per la settimana del 23 aprile 2016. 



Hiromi's Sonicbloom
Il 19 ottobre 2006, al trio si è aggiunto il chitarrista David Fiuczynski in una performance alla Jazz Factory di Louisville, Kentucky, e sono così nati gli Hiromi's Sonicbloom. iuczynski è presente nei due album degli Hiromi's Sonicbloom, Time Control e Beyond Standard. A causa degli impegni di Fiuczynski (insegna a Berklee), spesso, negli spettacoli dal vivo, al suo posto ha suonato il chitarrista John Shannon.
Nel tour del 2009, agli Hiromi's Sonicbloom si è aggregato il batterista Mauricio Zottarelli. 



     Hiromi Uehara, fantastica pianista


01. I Got Rhythm 00:00
02. Sicilian Blue 11:10
03. BQE 21:45
04. Berne, Baby, Berne 30:52
05. Pachelbel's Canon 36:31
06. Choux a la Crème 46:05





Qui sotto, di nuovo Hiromi in "Sicilian Blue", con lo Stanley Clarke Trio.



... all'Heineken Jazzaldia 2010

Jazzaldia, Festival de Jazz de San Sebastián (España), 23 Jul 2010


Stanley Clarke - contrabbasso
Ruslan Sirota - tastiere
Ronald Bruner Jr. - percussioni
Hiromi - pianoforte




Discografia essenziale 

  Album in studio come "Hiromi"

Another Mind (2003)
Brain (2004)
Spiral (2005)
Place to Be (2009)
Spectrum (2019)


  Album in studio degli "Hiromi's Sonicbloom"

Time Control (2007)
Beyond Standard (2008)


  Album in studio di "The Trio Project"

Voice (2011)
Move (2012)
Alive (2014)
Spark (2016)


  DVDs

Hiromi Live in Concert (2009, recorded in 2005)
Hiromi's Sonicbloom Live in Concert (2007)
Solo Live at Blue Note New York (2011)
Hiromi: Live in Marciac (2012)


  Partecipazioni e collaborazioni

Chick & Hiromi - Duet (2008, Japan; 2009, international) - live album recorded with Chick Corea at the Tokyo Blue Note
The Stanley Clarke Trio (featuring Hiromi and Lenny White) - Jazz in the Garden (2009)
Flashback - Triangle Soundtrack (2009)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Goldfingers (2010)[9]
The Stanley Clarke Band - The Stanley Clarke Band ('No Mystery', 'Larry Has Traveled 11 Miles and Waited a Lifetime for the Return of Vishnu's Report', 'Labyrinth' and 'Sonny Rollins') (2010)
Tokyo Ska Paradise Orchestra - Walkin' (2012)
Akiko Yano and Hiromi - Get Together -LIVE IN TOKYO- (2011)
Kelly Peterson - Oscar, With Love ('Take Me Home' and 'Oscar's New Camera') (2015)[10]
Akiko Yano and Hiromi - Ramen-na Onnatachi (2017)
Hiromi & Edmar Castañeda - Live in Montreal (2017) 







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venerdì, luglio 24, 2020

Phoenix Again

Fondati a Brescia nel 1981 come "Phoenix", sciolti nel 1999 dopo aver calcato i palchi con l'ausilio di diversi colleghi bresciani e riformati con il nome (più distintivo) di Phoenix Again nel 2010. E da allora - si può davvero dire - la Fenice vola!
 


I Phoenix Again sono nati sulle ceneri di un progetto chiamato "Gruppo Studio Alternativo" per volontà dei tre fratelli Lorandi (Claudio, chitarra solista, voce; Antonio, basso; Sergio, chitarre) e di Silvano Silva (batteria, percussioni), tutti influenzati dalla scena britannica del progressive Anni '70. Infatti ancora oggi non sono irriconoscibili, nella loro musica,  gli influssi di Genesis, Pink Floyd, Jethro Tull, Gentle Giant, Van Der Graaf Generator.
Nel frattempo comunque il gruppo è in possesso di una personalità propria, divenuta via via più matura e originale. Ma procediamo con ordine.






Nel 1986 reclutarono Emilio Rossi alle tastiere e il loro panorama sonoro assunse caratteristiche più sinfoniche. Ma il loro primo album, ThreeFour, non uscì prima del 2011, servendosi di svariati musicisti da session.



ThreeFour è un'opera decente, elegante, e sufficientemente coraggiosa: un "in memoriam" a Claudio (purtroppo scomparso nel 2007). È una rilavorazione ed elaborazione delle registrazioni rimaste del fratello, chitarra solista e voce. Fu un tumore a portarsi via Claudio e proprio la sua morte convinse Antonio e Sergio ad andare avanti, insieme a Silvano Silva e, presto, insieme ai figli di Antonio, Marco e Giorgio.
A ThreeFour segue, nel 2012, un "live". Live in Flero (BS) 25/08/12. Che è un doppio album e, a quanto ne sappiamo, disponibile solo in formato digitale.
E poi arriva Look Out.




Antonio Lorandi - Basso elettrico e acustico, percussioni, cori
Sergio Lorandi - Chitarre elettriche e acustiche, altri strumenti a corde (irish bouzouki...), flauto, programming, cori
Silvano Silva - Batteria e percussioni, tastiere, cori
Andrea Piccinelli - Tastiere, violoncello, cori
Giorgio Lorandi - Percussioni, cori
Marco Lorandi - Chitarre elettriche e acustiche, altri strumenti a corde (mandolino...), cori



Discografia

ThreeFour, 2010, studio album
Live in Flero, 2012, live doppio - solo in download
Look out, 2014, studio album
The Phoenix flies over the Netherlands: 2016 live in Olanda, doppio - solo in download
Unexplored, 2017, studio album
Live at Parkvilla, 2018, live doppio - solo download
Friends of Spirit, 2019



Look Out, del 2014, è un bel disco jazzrock misto a melodie progressive: come i Camel, come i Focus. Mellotron, fisarmonica, violoncello e flauto accompagnano l'hammond e le chitarre, oltre agli immancabili basso & batteria. Un album strumentale molto riuscito, caratterizzato dalla potenza. È spacerock / psychedelic rock con influenze di rock sinfonico. I cambi di ritmo e gli improptu sono fenomenali, convincenti. "The endless battle" presenta accordi di chitarra psichedelici, e alcuni passaggi ci riportano alle atmosfere di una canzone celebre - quasi un inno di tutto il genere prog - come "21st Century Schizoid Man".






Unexplored del 2017, loro terzo album, è forse il migliore. L'amore per i Settanta viene qui arricchito dal tentativo di produrre suoni neoprog più vicini ai 2000. 

Spiega Antonio Lorandi: 

 "... a questo hanno collaborato molto anche i nuovi giovani. Abbiamo dato in mano a loro i suoni, le sonorità, gli arrangiamenti, proprio per dare una svolta. Loro avevano già collaborato in Look Out però solo suonandolo, mentre per Unexplored abbiamo detto 'ragazzi vogliamo che voi veniate coinvolti, dovete essere Phoenix a tutti gli effetti'. Ad Andrea 'mettici le tue tastiere, decidi tu come vuoi fare gli assoli, i suoni che vuoi usare', a mio figlio Marco ho detto 'usa i suoni di chitarra che preferisci' e a mio figlio Giorgio 'usa le percussioni che tu senti utili per questo pezzo'. Quindi li abbiamo fatto lavorare molto, mettendo noi le idee di base, e loro si sono impegnati parecchio. Questo è veramente positivo per noi."

 

Unexplored contiene otto tracce, solo due delle quali con un testo cantato. "That Day Will Come" è il primo brano, e anche uno dei più famosi dell'ensemble bresciana. "Silver" ha un coro che va: "lie-la-lie-lie", e per questo qualcuno li ha paragonati ai Wishbone Ash "solo con più sintetizzatori". Il loro amore per le melodie è tra i pregi maggiori dei Phoenix Again. Qualche passaggio heavy, ma niente da farli uscire dal filone "symphonic".
"Whisky", loro brano alquanto "spinto", è seguito da una ballata romantica a base di chitarra acustica. "Valle della Luna " è un pezzo che si lascia tempo e, alla fine (dopo 8 minuti e 41 secondi), si è certi di aver ascoltato uno stupendo esempio di progressive rock: buona chitarra acustica e un bel po' di escursioni soliste di keyboard e chitarre elettriche. "To Be Afraid - Ansia" è il secondo brano cantato di questo disco. I Camel erano capaci di produrre tracce altrettanto calme che poi sfociavano in virtuosismi strumentali...
L'album finisce in maniera armonica e con una chiosa di pace, con "Great Event".
 Curiosità: il motivo della copertina è opera dello scomparso e mai dimenticato Claudio Lorandi. Raffigura un suo dipinto ad olio intitolato Riflessi d’autunno

 


Il "live" del 2018 Live at Parkaville Theater li riconferma come gruppo squisitamente prog: due ore filate di musica che - nel momento in cui scriviamo - sono reperibili su Bandcamp in versione digitale per meno di 6 euro (!). 


Il lungo concerto, tenutosi in Olanda, vede Antonio e i suoi due figli Marco e Giorgio, insieme al batterista Silvano Silva e al tastierista Andrea Piccinelli. C'è un'armonia poco comune tra tutti i membri; e l'applauso degli astanti ci fa comprendere il piacere che il pubblico ricava dalla loro esibizione. Le virate nel folkrock non stonano affatto, arricchendo anzi e completando il macchinario sonoro più tendente al jazz. In generale si tratta di prog sinfonico, molto piacevole, e il primo brano cantato in cui ci imbattiamo (traccia 4: "To Be Afraid - Ansia") mostra la voglia di narrare una storia nera, un dramma, che può tuttavia essere rivelato ed esternato solo in parte e non con una semplice canzone ma, appunto, con aggiunte di atmosfere chitarristiche e di synth in gran spolvero.
Brani dell'album da noi preferiti: "The Bridge Of Geese", "Whisky", "Valle Della Luna".





Marzo 2019: è la volta di Friends of Spirit. Sono ancora un sestetto, il solito; sono ancora un team rodato. Lo rammentiamo: quattro elementi della band appartengono ai Lorandi - Sergio, chitarre e bouzouki; Antonio, basso; Marco, chitarre; Giorgio, voce e percussioni. Della partita è, una volta di più, il cofondatore Silvano Silva (batteria, percussioni) e alle tastiere c'è tuttora l'"entry giovane" (intanto espertissimo musicista) Andrea Piccinelli. Friends of Spirit consta di 9 tracce per una durata complessiva di 41 minuti. Il tutto è presente su Bandcamp. Musica perlopiù strumentale e rilassata, jazzata quanto basta, con un discreto touch "latin".









venerdì, luglio 17, 2020

Gli Amazing Blondel

          England + Blondel

Nessuno, ascoltandoli la prima volta, si sognerebbe di catalogare gli Amazing Blondel come gruppo rock, né tantomeno "progressive". Eppure il loro nome compare in diversi registri, elenchi e libri dedicati proprio al prog. Sarà perché furono attivi principalmente in un decennio (gli Anni Settanta) in cui nascevano numerose band "anomale" e ciò che non era musica di puro consumo veniva solitamente considerato "fuori di testa", sperimentale, obliquo... e spesso - appunto - "progressivo". Io comunque imparai a conoscerli e amarli ascoltando l'unico loro album che sembra accennare a una svolta, a un avvicinamento ai canoni delle canzoni pop, e che quindi fece storcere la bocca ai puristi del folk. Blondel, il titolo.

Ripropongo qui un articolo già pubblicato su Topolàin e che prendeva lo spunto da una loro canzone (contenuta in Blondel) da me particolarmente apprezzata: "Depression".






Gli Amazing Blondel sono una macchina folk di atmosfere prevalentemente medievali-elisabettiane. 


Blondel è il loro album più ricco per creatività melodica (secondo Topolàin, bien entendu!) e contiene canzoni "classiche", contrariamente ad altre loro opere basate su ballate lunghe. Ogni volta che ascolto Blondel vengo invaso da una grande pace, mista a un'allegria intima e anche un po' esaltata: fa parte infatti delle mie "importanti" scoperte adolescenziali, tutte destinate a restare con me e ad accompagnarmi sull'intero percorso esistenziale (scoperte che non si limitano alla musica, naturalmente: anche prodotti letterari e film a iosa).


Fondati nel 1970 da John David Gladwin, Terence Alan Wincott  e Edward Baird, gli Amazing Blondel divennero ben presto celebri oltre i confini del Lincolnshire, acquisendo una discreta popolarità finanche in Italia e nei Paesi Scandinavi. I tre musici inglesi fanno uso di liuto, corno, spinetta, campane tubulari, tamburi e altri strumenti di origine medievale o comunque rinascimentale, pur non rinunciando a un'impronta musicale più moderna rispetto a bands analoghe - ad es. i Gryphon.



Gli Amazing Blondel su Prog Archives 


Dopo la registrazione dell'album England (1972) e l'ennesimo scarso riscontro commerciale, Gladwin decise di abbandonare il gruppo, che quattro anni più tardi, nel 1977, annunciò lo scioglimento.
Ma, come spesso accade nell'universo "progressive", la saga dei Blondel era destinata a non terminare ancora. Trascorsero due decenni e l'interesse del pubblico si risvegliò in maniera talmente vivace (grazie all'etichetta Edsel che ripropose tutti i loro lavori su CD) che il trio si riformò, quantunque, a conti fatti, non diede tantissimi concerti e benché in talune occasioni, per via delle defezioni di Gladwin, si ridusse a un duo (Wincott e Baird, e dunque i due che nel '73 realizzarono da soli Blondel, questo misconosciuto scrigno di piccoli gioielli).






La loro homepage ufficiale (http://www.amazingblondel.com) è stata chiusa, dopo che per anni ha mostrato un ultimo comunicato risalente al maggio 2008... Ma esistono diversi fan che mantengono ancora viva la fiamma. Un sito su tutti: http://www.gaudela.net/blondel/










                              





domenica, luglio 05, 2020

Achille Lauro e la mancanza di umiltà


Magari studiata a tavolino?

"Cambieremo la musica italiana" dice, anzi spergiura.



Certo, è un personaggio disegnato apposta per far colpo sulle masse, è una strategia di marketing vivente. Ma le sue parole, per chi si occupa di musica davvero buona, fanno male e spingono perlomeno a uno scrollamento di capo. 
Su Twitter, Achille Lauro ha postato: 

"Ho firmato oggi il più importante contratto discografico degli ultimi anni". 

Già questo incipit ci fa arrabbiare. Ci sono 1000 e oltre 1000 gruppi e cantanti davvero capaci, bravi, e che producono suoni evocativi e brani artistici e impegnati eccetera. Gente che per la musica vive. E che, nondimeno, non trova minimamente un posto dove esibirsi, e nessunissimo spazio sui media, occupati questi come sono a dare risalto al pop cafone, alle becerate, alle "stelle" come Achille Lauro, a chi propaga solo canzonette (e neppure belle e/o memorabili).

"Dormivo su un materasso per terra" continua il divo della musica di consumo, "adesso scelgo in quale stanza passare la notte e con chi. Sto lavorando a 2 album. Con il primo ci divertiremo, con il successivo cambieremo la musica italiana."
Addirittura!

"E chi è questo?" è stata una delle giustificate reazioni del pubblico. "Che pena!" "Mitoname." "Non appena arriva il successo e ci si monta la testa, eh?"... Ma ci sono state anche risposte positive e piene di aspettativa, ovvio: da parte dei suoi veri fans.



Fatto sta che Lauro, Achille Lauro, si muove in una realtà parallela, che chi segue il nostro blog e tanti siti consimili fatica a riconoscere come realtà reale. Nessuno di noi saprebbe ripetere una sola riga di una canzone di costui, né di tanti cantanti a lui affini: dei "sanremesi", di chi fa smaniare le ragazzine e i ragazzini. Mentre, di contro, sappiamo a memoria molti brani di bands come i Sintonia Distorta, Il Segno Del Comando, Genesis e Pink Floyd - certo! - ma anche Il Rovescio della Medaglia, Raccomandata Ricevuta di Ritorno, La Coscienza Di Zeno, La Maschera Di Cera... Electric Swan.

Cercando di capire, di andare più a fondo nei misteri del mondo discografico italiano (ma... che nome hanno le "loro" etichette? Le nostre si chiamano Lizard Records, MaRaCash, Black Widow, M.P. & Records...), ci imbattiamo in un'altra notizia evidentemente sensazionale, dato che viene riportata da molti giornali online: 

Boss Doms: "Lascio Achille Lauro per portare l'underground nel pop"
Il produttore pubblica il singolo solista 'I Want More' e parla della sua idea di suono, del rapporto con Lauro, di depressione, delle scaramucce con Morgan, del momento in cui ha detto: "Fanculo, d'ora in poi farò musica".

Ah beh... Ecco un album del 2017 di quelli "nostri". Il fuoco sotto la cenere, de Il Cerchio D'Oro. 





domenica, giugno 21, 2020

Gentle Giant - 'The Power and The Glory'





Gentle Giant: rock band britannica attiva tra il 1970 e il 1980, formata dai talentuosi fratelli Shulman e da un paio di amici. Di questo gruppo, ciò che salta subito all'orecchio è la loro sofisticata ricerca compositiva, molto sperimentale anche per i canoni più audaci dell'universo progressive. 
Con l'eccezione dei batteristi Malcolm Mortimore e Martin Smith, tutti i membri dei Gentle Giant erano multistrumentalisti:


Derek Shulman (nella band dal 1970 al 1980) - voce solista, sax, flauto dolce, tastiere, basso, percussioni, ukulele elettrico
Ray Shulman  (1970-1980) - basso, tromba, violino, canto, viola, percussioni, flauto, chitarra
Kerry Minnear (1970-1980) - tastiere, voce solista (solo in studio, non dal vivo), violoncello, vibrafono, xilofono, flauto, chitarra, basso, batteria
Gary Green (1970-1980) - chitarra, mandolino, canto, flauto, basso, batteria, xilofono
John "Pugwash" Weathers (1972-1980) - batteria, percussioni, vibrafono, xilofono, canto, chitarra 
Phil Shulman (1970-1972) - voce solista, sax, tromba, clarinetto, flauto, percussioni
Martin Smith (1970-1971) - batteria, percussioni
Malcolm Mortimore (1971-1972) - batteria, percussioni



The Power & The Glory è un "concept album" uscito nel 1974 che racconta la storia di un uomo che entra in politica deciso a conquistare un certo potere allo scopo di fare del bene e di non lasciarsi corrompere come i suoi predecessori, e che invece finisce per abusare della sua posizione e diviene duque proprio come quelli prima di lui, impersonando ciò contro cui prima aveva lottato.




Discografia Gentle Giant (solo album in studio)

Album in studio



The Power & The Glory è stato scelto come album odierno dal Prog Bar, gruppo di Facebook (in inglese) dedicato al progressive rock.


Ovviamente esiste anche un Prog Bar Italia, sempre su Facebook...

Il 'Prog Bar': un viaggio memorabile alla corte minacciosa del Re Cremisi 
(King Crimson), tra oceani topografici (Yes),in mezzo a giganti gentili 
(Gentle Giant) e navi fantasma, teiere volanti e armadilli cingolati 
(Genesis, Van der Graaf Generator, Magma, ecc.). 


sabato, giugno 20, 2020

Il Sogno Di Rubik - album con il botto!




Che suoni, ragazzi! Che intensità! Che forza!
È rivoluzione? È reazione? Forse è solo azione. Ci fa riflettere molto questo Tentacles and Miracles: sull'iperbole della rivolta, che era schietta negli Anni '60, si "militarizzò" nei '70, si autoannullò nell'estetica durante il terribile decennio degli Eighties, ebbe un ritorno - ma solo a forza di suoni e letteratura e cinema, e dunque a livello di slogans e atteggiamenti - negli Anni '90... e che oggi tende a chiudersi come un cerchio, sposando estetica e lotta vera.

L'album de Il Sogno di Rubik esce domani... o dopodomani... o era l'altroieri? Ma come dobbiamo misurare il tempo se siamo rinchiusi dentro un tesseratto (inglese: tesseract) sospeso nel nulla, pare, e che rotea e muta di forma a ogni momento? Se ci troviamo all'interno di un cubo snodabile?

I brani:

1. The well of miracles (5:27)
2. Silky bliss and black waters (6:48)
3. Tentacles (5:22)
4. In the back of the real (5:10)
5. The timekeeper (4:21)
6. The planet of supreme satisfaction (9:42)
7. A better nightmare (5:03)
8. The suite of miracles (9:53)

 
       "A better nightmare"



Iniziamo porgendo l'orecchio con fare distaccato, lontani dagli altoparlanti, magari mentre si fa altro. Peraltro, ci approcciamo all'album ignorando bellamente le note di presentazione mandate dalla casa discografica. Abbiamo il privilegio di poter scrivere di Tentacles and Miracles in anticipo su tutti, di ascoltarne i brani prima che essi vengano scagliati verso le grigie fila di uomini in marcia là fuori (il riferimento a Metropolis non è casuale).
L'empatia, l'Einfühlung cresce con l'ascolto e ci "accorgiamo" che le casse appartengono proprio al nostro apparecchio riproduttore di suoni e che siamo stati noi stessi ad aver inserito il disc nell'apposita fessura. Ci tocca avvicinarci e prestare più attenzione - al più tardi dalla terza, potente traccia, "Tentacles" - per accertarci che non si tratta dei Dead Cross. Semmai ci sono echi (quanto consci?) dei padri: i Faith No More. Ma eravamo completamente presi, a dir la verità, già dopo la straniante fanfara ad incipit (all'inizio di "The well of miracles"). Non è sangue ciò che sgocciola dai circuiti stampati, ma olio di macchina - misto a olio di gomito.



De Il Sogno di Rubik troviamo tracce, prima di questa novità, nel 2016: in una compilation dal titolo '17 Re'. È stata una delle 16 band italiane selezionate dai Litfiba allo scopo di incidere un album con le cover dei brani contenuti in un loro disco di trent'anni prima (17 Re, appunto). E poi c'è almeno una partecipazione al Taranto Rock Festival. Okay. E Tentacles and Miracles?

Belle "pieces"! Ed è il minimo che se ne può dire. Non si può non ammirare la convinzione di fondo, la propositività distopica. Insomma: la potenza. I nostri diffusori stanno fumando e i vicini di casa... beh, loro devono essere svezzati alla / dalla buona musica. 

Cosimo D'Elia - vocals and lyrics 
e
Francesco Festinante - guitars, bass and midi programming

hanno svolto un ottimo lavoro. Le loro sono songs didascaliche (ma in maniera crimsoniana, e con un canto in lingua inglese spesso baritonale che ci rammenta Mike Patton) di una realtà apocalittica. C'è una fanfara composita iniziale e una suite, sgangheratamente gloriosa, a chiusura dell'album, dove tutti i vertici delle figure vanno a raccogliersi. In mezzo: marce, entrate, cambi di scena come in un'opera teatrale o in un musical da "The Day After", e gioco chitarristico assai abile. In uno o due brani scopriamo che il punk è più bello quando si serve del jazz, e in un altro ("A better nightmare", vedi video) sperimentiamo la velocità di visioni forse cibernetiche.



È progressive? Certo! Lo è nel senso di uno sperimentalismo zappiano; solo che l'ironia qui lascia il posto a un sottotono tragico, disgraziatamente attuale (pregovi dare una scorsa ai testi). È punk progressivo, metal, doom. Ma a che servono i paragoni e le classificazioni? L'originalità del progetto è indubbio. E tanto poco "italiano"!

C'è il labirinto sociale che si rispecchia nella nostra anima per un'introspezione tormentata. C'è la routine sistematica cui "loro" ci hanno costretto. E c'è la prigione, comoda se non fosse per i colori innaturali e gli angoli tagliuzzanti. I suoni, apparentemente spiazzanti quando scivolano come metallo pesante sul ristretto palco di un teatro da vaudeville ("Silky bliss and black waters"), in realtà segnano il cammino di noi tutti, che si svolge non al di là delle pareti ma "dentro" di esse: nell'immensità del data world. Le melodie servono, al nostro essere in fuga, ad appigliarsi a qualche palo d'ormeggio, per non volare via come una mongolfiera.



Quoi d’autre?

Nostri brani preferiti: "The timekeeper" (traccia n. 5), "The planet of supreme satisfaction" (n. 6), "The suite of miracles" (n. 8).

              
      
 


Gli strumenti utilizzati:

Chitarre : Gibson Les Paul Custom del '97, Fender Stratocaster assemblata '73-'76, Fender Stratocaster Contemporary Japan dell' '84-'86 con Duncan JB Sunior e Sl59. Martin acustica.
Basso : Stinger.
Ampli : Tutti VST. Guitar Rig e Amplitube anche per il basso. Solo su "Tentacles" Festinante ha fatto un reamp con Mesa Express 50.
Batteria : Studio Drummer.
Orchestra : IK Multimedia Miroslav Philharmonik.
Mellotron : IK Multimedia SampleTron.
Organo e synth : VST della serie TAL ed altri.






Bene. E dopo aver ignorato finora, a bella posta, la scheda "editoriale", la leggiamo e non possiamo che ricopiarne qui alcune righe, perché essenziali. 

L'album esce il 21 giugno 2020, giorno del solstizio d'estate e quindi di rinascita nonché giornata dedicata alla protesta contro il Governo italiano che non ha messo in campo alcuna iniziativa a favore dei lavoratori della musica e nessuna indicazione per dare la possibilità agli stessi di LAVORARE nell'ambito culturale che più appartiene alla loro specificità. IL SOGNO DI RUBIK, insieme alla G.T. MUSIC DITRIBUTION (etichetta dell'album) e alla MICIO POLDO EDIZIONI MUSICALI (editore delle canzoni) si aggregano a questa protesta in maniera ancora più "aggressiva" ed indipendente, facendo idealmente uscire un album (di domenica!!!) quando viene, per protesta, proposta una giornata di silenzio musicale e totale.

Prodotto da Francesco Festinante e Cosimo D'Elia

In un meraviglioso digipack a tre ante con leporello a 8 facciate, artwork di Monica Cimolato

Album teaser: https://www.youtube.com/watch?v=pjgxwbI6nHE