sabato, gennaio 27, 2007

Si celebra oggi il giorno della memoria - la tragedia della Shoah

Molti si chiedono come mai fu possibile una simile, immane, indescrivibile tragedia nell'èra moderna e, soprattutto, in un paese "civile" come la Germania. Ebbene, io in Germania ci vivo. E' una terra di anime belle e buone, ma anche di miseria strisciante, soprattutto nell'ambito delle classi operaie. Qui, una situazione pressappoco come quella al tempo di Weimar (mancanza di lavoro = condizionamenti corporativi+logica di caste = assoggettamento in massa) si sta replicando fin dalla metà degli Anni Novanta, allorché è partito il cosiddetto processo di globalizzazione. Molti sono i disoccupati e la gente ha paura di perdere il posto di lavoro (pur se sottopagato): quindi, nelle fabbriche e nelle ditte anche con pochi dipendenti serpeggia la paura, a causa anche della mancanza di alternative valide sul mercato del lavoro e della sistematica soppressione degli aiuti statali ai cittadini in difficoltà. La manovalanza si sottomette completamente al volere dei pochi kaiserlicchi che impartiscono loro ordini: si assiste allo spettacolo di uomini e donne che strisciano ai piedi di questi "guardiani", che fanno la spia criminalizzando colleghi e vicini di casa (situazione che ricorda da vicino anche la famigerata "Stasi" della DDR), che cercano di accaparrarsi "favori" tipo ottenere le ferie, che normalmente sarebbe - ancora - un diritto garantito dalla Costituzione, ecc. La quotidianità sul lavoro è diventata insostenibile. Nella mia ditta, in particolare, chi è iscritto al sindacato (finora soltanto due elementi su oltre 250) non è tollerato dalla dirigenza, e il cosiddetto Consiglio di Fabbrica è formato da "rappresentanti" che in realtà leccano il didietro ai capi (i famosi "Ja-Sager" [coloro che dicono sempre di sì] descritti da Bertolt Brecht). Un mondo di alienati, di gente che prostituisce valori e principi per difendere la propria, assai volatile "sicurezza di sopravvivere". Ovviamente, lo straniero è visto come "colui che ci ruba il lavoro": non più ebrei, oggi, ma turchi ed est-europei. E i senzatetto e desperados di vario genere sono legioni. Le prerogative ci sono tutte, quindi, perché torni ad esplodere il terrore voluto "dall'alto". Non vedremo di sicuro l'istituzione di campi di concentramento: il potere (oggi nelle mani dei grandi manager) usa metodi di "eliminazione" ben più raffinati. Ma di nuovo è Psychokrieg, guerra psicologica; di nuovo è condizionamento dei sentimenti e soppressione di tutto ciò che è bello e vero, previa destabilizzazione totale della società.
Non bisogna chiedersi come mai questa tragedia fosse stata possibile: bisogna chiedersi cosa fare per evitare che si ristabiliscano le condizioni che la causarono. Ma, con i poteri politici assoggettati al capitale (in Germania a cominciare dall'èra Kohl, poi però anche con il Cancelliere "socialdemocratico" Schröder), e con le masse narcotizzate da passatempi trivi, ludici (remembering Berlino negli Anni Venti), credo purtroppo che sia ormai troppo tardi per intervenire in proposito. La Storia insegna? Dovrebbe insegnare. Abbiamo purtroppo dimenticato che la Seconda Guerra Mondiale (e in parte anche la Prima) fu voluta da grosse aziende quali Krupp e la IG Farben. Ora abbiamo permesso alle multinazionali di ingerire sia negli interessi politici (sono loro a fare le leggi sulle pensioni e sullo smantellamento dei diritti dei lavoratori) che nella nostra vita privata. Ergo: prepariamoci a tempi assai duri.

Vedi anche questi post sul blog Il Prato Nero:
Lidl, fumo, Ich arbeite..., Grass, Chomsky, Hirschman, Naziskin, Angela Merkel 3, Italiastan, Bild Zeitung, Angela Merkel 2, Angela Merkel 1, lavoratore interinale, Arbeit macht frei?, "cerco lavoro", stanno bruciando pizzerie, Berluska Superstar.

venerdì, gennaio 26, 2007

REIKI, Un percorso verso il benessere






di Francesca Bonelli







Edizioni del Foglio Clandestino

Questo libro non è un manuale. Il Reiki non ve lo possiamo insegnare semplicemente attraverso queste pagine. Per praticarlo occorrono “un cuore puro, una mente aperta, umiltà e compassione”. E qualcuno che ci prenda per mano. Ma possiamo farvelo conoscere, possiamo provare a spiegarvelo e a raccontarvi come questa pratica può essere una via per raggiungere un vostro benessere. Lo faremo attraverso l’esperienza di una persona che ha pronunciato con curiosità la parola Reiki, quando ancora le era sconosciuta. Forse la stessa curiosità che vi ha spinto a prendere in mano questo libro, ora. Col tempo, quella parola si è riempita di significato E di energia. Ed è diventata la chiave di volta delle sue azioni e dei suoi pensieri. Questo libro può rappresentare, per voi, una pietra. Una pietra piana e stabile, su cui posare il passo, da cui cominciare un cammino.
Buon viaggio.

sabato, gennaio 20, 2007

Malasanità in Sicilia: ci risiamo

Muore dopo ricovero per fratture.

Secondo i parenti, la donna, una 79enne, è entrata in coma a causa dell'iniezione di un farmaco. Disposta l'autopsia.



48 medici indagati a Palermo

Rosaria Merendino, ricoverata per una frattura doppia all'anca, avvenuta nella Rianimazione del Policlinico di Palermo martedì scorso, è morta dopo una settimana. L'ipotesi di reato è di omicidio colposo. L'inchiesta riguarda tutti coloro che ebbero contatti con la donna nei reparti di Ortopedia, Chirurgia, Radiologia e Rianimazione.
Operata, la 79enne signora Merendino, madre di un carabiniere, sarebbe poi entrata in coma a seguito di un'iniezione di Eparina, un farmaco che serve a rendere più fluido il sangue. I familiari hanno subito presentato denuncia. Ora si indaga per omicidio colposo. Sequestrate le cartelle cliniche e disposta l'autopsia.



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Gli altri casi recenti
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30 Dicembre 2006: 3 giorni, 3 morti

Tre morti sospette in tre giorni negli ospedali di Palermo. E fioccano le denunce. Le vittime sono due neonati e un'anziana signora. Su tutti questi ennesimi episodi scandalosi indaga la magistratura.



Il decesso della pensionata è avvenuto l’altro pomeriggio. La donna, stando all’esposto presentato dai parenti, avrebbe atteso per ben 5 ore di essere visitata al pronto soccorso dell'ospedale "Ingrassia" del capoluogo siculo, nonostante fosse stata colpita da un infarto. Maria Anna Governale, 78 anni, era stata trasportata con una ambulanza intorno alle 13 al nosocomio con dolori diffusi in tutto il corpo. Ma i sanitari si difendono. "La signora non presentava i sintomi di un problema cardiaco, avevamo altre urgenze da 'codice rosso'". La paziente è stata quindi lasciata in sala d'aspetto su una barella fino alle 18, ora in cui la situazione si è aggravata. Maria Anna Governale ha perso i sensi e quando è stata soccorsa ormai era troppo tardi.



Sempre giovedì, forse a causa di un arresto cardiocircolatorio provocato da un rigurgito di latte mentre era nella culla, è morto invece un bebè. Il bambino era nato a metà dicembre e l’altra sera era stato portato al pronto soccorso dell'ospedale "Cervello" dai genitori, perché cianotico. Tutto inutile. Il piccino non ce l’ha fatta. I sanitari sostengono però che il neonato fosse già morto quando è arrivato in ospedale, mentre il padre, Francesco Siino, dice esattamente il contrario. Il signor Siino è circostanziato nelle sue accuse: "Sin dal giorno in cui è nato, mio figlio non è riuscito a mangiare. Da allora fino al 24 dicembre, periodo del ricovero, è stato male, ma i medici ci hanno dato versioni diverse sul suo stato di salute. Poi è stato dimesso. Quando lo abbiamo riportato ieri pomeriggio in ospedale, perché rigurgitava continuamente, era ancora vivo. I sanitari inizialmente hanno sospettato che avesse l'intestino mobile, poi che lo avesse dilatato e infine che avesse una grave peritonite e che forse avrebbe dovuto subire un intervento urgente. La vigilia di Natale stava malissimo, ma è stato dimesso comunque: ci chiediamo perché."



Il terzo caso, verificatosi (sempre al "Cervello") nel giorno di Santo Stefano, riguarda un bimbo nato morto dopo il parto cesareo. La donna incinta (29 anni, laureata) si era presentata la sera di Natale in ospedale per alcune perdite e dolori attorno al pancione. Il controllo, però, non avrebbe evidenziato problemi particolari, così è stata rimandata a casa. I medici le hanno detto di tornare all'indomani. Il giorno di Santo Stefano la donna si è ripresentata, ma la situazione era già precipitata. Il medico di turno ha subito fatto un parto cesareo, ma il bimbo era già spirato.



La malasanità in Sicilia, e a Palermo in particolare, produce risultati paradossali. Poco tempo fa una docente d'inglese, paraplegica e con un'infezione a causa di una gravissima piaga da decubito, per curarsi ha dovuto emigrare dalla Sicilia... a Sondrio (!). La donna, segretario dell'associazione "Azione Handicap", voleva e vuole richiamare l'attenzione sulla mancata attivazione dei 66 posti letto previsti e mai attivati a Villa delle Ginestre, centro destinato alla diagnosi, cura e riabilitazione dei medullolesi spinali. L'impossibilità di cure adeguate e le condizioni fisiche sempre più gravi l'hanno costretta al ricovero in una unità spinale del Nord.



Un mese fa, un uomo colpito da infarto fu costretto a vagare tra Trapani e Palermo per 7 ore. Una 53enne in provincia di Caltanissetta si risveglia dall'operazione con una garza dimenticata dentro il suo addome. E a Catania una giovane donna gravida è morta dopo il parto cesareo.



Il 27 novembre scorso il primario della divisione di “ematologia seconda” all’ospedale “Cervello”, Aurelio Maggio, ha lanciato un allarme in una lettera aperta: tre pazienti talassemici sono morti a causa della mancanza di terapia semintensiva e altri quattro hanno seriamente rischiato la vita sempre per la stessa ragione.
“Da alcuni anni i servizi sono abbandonati al loro destino, probabilmente perché il talassemico è molto costoso e poco remunerativo per le aziende ospedaliere” afferma Loris Giambrone, presidente regionale della Lega italiana per la lotta contro le empatie e i tumori dell’infanzia.
Chissà cosa pensavano di questo i tre disgraziati che hanno reso l'anima al Creatore...




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29 ottobre 2006: Malata di cancro...
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62 anni, malata di cancro e con la sfortuna di doversi fare ricoverare a Palermo. La protagonista di questo ennesimo esempio di malasanità si è ritrovata, nonostante le sue gravi condizioni, a dover aspettare per sei ore su una barella del Pronto Soccorso nel corridoio dell'Ospedale Buccheri La Ferla del capoluogo siculo.
Durante l'attesa, e tra le proteste dei congiunti, la donna è stata coperta con un telo di plastica "perché" ha riferito uno dei due figli "in ospedale non c'erano più coperte e cuscini, come ci è stato detto dai sanitari".
Certo: da informazioni da insider sappiamo che gli ospedali palermitani preferiscono affidare lenzuola, coperte e cuscini a ditte esterne "specializzate" nel lavaggio e la sterilizzazione degli stessi. Spesso queste ditte sono locate a Catania o in luoghi persino più distanti, e tardano nelle consegne...
La donna è stata visitata e ricoverata solo dopo le reiterate richieste degli esasperati parenti.

domenica, gennaio 14, 2007

McDonald's: mutamento in vista?

Apparentemente stanno convertendosi al biologico, equo e solidale. In Gran Bretagna, in 1.200 fast food, la multinazionale del Fritto & Unto servirà caffè etico certificato Rainforest Alliance, e il resto dei ristoranti d'Europa dovrebbe adeguarsi alle nuove linee guida in tempi brevi. Un'operazione da 50 milioni di sterline, una parte dei quali dovrebbe arrivare nelle tasche di coltivatori poveri.
Questa iniziativa segue altri due importanti cambiamenti: il pesce del filet-o-fish, ora certificato Marine Stewardship Council, proviene da fornitori che praticano pesca sostenibile, mentre le uova arrivano solo da galline allevate all'aperto.
Si parla anche di una conversione al latte biologico e di nuovi standard per la fornitura della carne.

Vendono però ancora la Coca-cola...

giovedì, gennaio 11, 2007

Quando l’ 'Uomo Nero' in realtà è bianco

Subito dopo l’omicidio di Erba fu indicato il marito extracomunitario come colpevole, ora si scopre che a compiere il terribile delitto è stata una coppia di italiani, entrambi di Erba... Strano che non si leggano più sentenze come le leggevamo all’inizio, tra l'altro sul forum del quotidiano Corriere di Como, dove veniva indicato - anche da parte dei giornalisti - il fantomatico "Uomo Nero".

I due arrestati sono lavoratori, non extracomunitari e, meditate gente meditate, pure "cristiani"...


uomo nero che cammina

domenica, dicembre 31, 2006

Fiore di cactus



(1969)

Oscar meritato

Film piacevolissimo, pieno di "complicazioni" tipiche del filone delle screwball comedies o delle opere teatrali di Neil Simon (autore tra l'altro di La strana coppia, con Jack Lemmon e lo stesso Walter Mathau).
Ingrid Bergman nella parte dell'assistente fredda ed effettiva del dentista (Mathau) è brava a nascondere la propria femminilità ai fini della riuscita della pellicola, mentre la giovanissima Goldie Hawn impersona alla perfezione la teen-ager apparentemente svampita ma in realtà non priva di solidi principi umani. Il tutto ambientato in un'America (quella metropolitana) al culmine della rivoluzione culturale.

Da possedere assolutamente, insieme ad altri film dell'epoca (Lasciami baciare la farfalla, Provaci ancora, Sam, Il party, What's New, Pussycat...).

martedì, dicembre 26, 2006

Casino Royale (1967)


Sir James Bond, ex agente segreto, si è ritirato a vita privata. Per mantenere alta la propria immagine, i servizi ribattezzano un gran numero di loro agenti "James Bond" o "007"... Senonché, il vecchio Bond deve essere riattivato per fare luce sulla strana moria di uomini al soldo sia dell'una parte (capitalista) sia dell'altra (comunista).


Per molti questa parodia, che può vantare un cast stellare, è puro trash; per altri un capolavoro di slapstick. In effetti, non bisogna attendersi risate a crepapelle. Semmai si sorride, ammirando molti dei beniamini di sempre: Sellers, Niven, Allen, Andress, Huston, Welles, Belmondo, O'Toole (questi ultimi due in minuscole parti, quasi appena camei)... Una storia autentica il film non ce l'ha: è solo vagamente ispirato al primo romanzo di Ian Fleming. Il produttore Charles K. Feldman, non potendo accaparrarsi i diritti sul celebre personaggio (che erano nelle mani di Albert R. Broccoli), pensò di prendersi una rivincita acquistando se non altro quelli sul primo libro e volgendo ogni cosa in scherzo, sia pure con un impiego di capitali a quell'epoca da record. Il film fu girato interamente in Inghilterra. A parte il gran numero di registi, altrettanto grande è quello degli "scrivani", tra i quali è da includere Woody Allen, il cui stile si nota - eccome! - in parecchie scene e in un paio di riferimenti (soprattutto nel finale caotico) a What's New Pussycat. Altri particolari della pellicola richiamano alla mente idee tratte da commedie di quel tempo o che verranno sviluppate in opere a venire. 


Peter Sellers e Ursula Andress

David Niven nei panni del vecchio James Bond è impeccabile. L'altro "James Bond" più importante della storia è Peter Sellers, in realtà un esperto di baccarà che viene coinvolto da Ursula Andress/"Vesper Lynd" nel complotto contro "Le Chiffre" (Orson Welles).

Dopo aver girato The Pink Panther e Dr. Strangelove, Sellers era tra gli attori più richiesti in assoluto, e ciò deve aver gonfiato a dismisura il suo ego. Per Casino Royale pretese un milione di dollari, una Bentley bianca e il controllo assoluto sul copione. Anche dopo che gli venne assegnato il ruolo più importante, Sellers continuò a comportarsi come un bambino capriccioso. La produzione decise di assecondarlo e i costi raggiunsero i 6 milioni di sterline fino al momento in cui la megalomane star decise di abbandonare i luoghi delle riprese per non farvi più ritorno. (In totale il film sarebbe costato ben 8 milioni di sterline.) La scena in cui Sellers muore è in realtà il risultato di abili trucchi in fase di post-produzione. Il comportamento autodistruttivo dell'attore inglese gli diede una fama talmente negativa che per anni fu sulla lista nera di tutte le case cinematografiche.

Tra parentesi, la scena al casinò che mostra Sellers e il suo contraente Orson Welles/"Le Chiffre" è solo frutto di montaggio. Sellers accusò l'intera squadra di venerare Welles e di trascurare lui. Tra le due stelle scoppiarono scintille già fuori dal set, e per questo per la scena in questione bisognò girare diverse sequenze che vennero poi cucite insieme. 

 


Woody Allen e Daliah Levi


Bisogna accettare Casino Royale per quel che è. Non si tratta di un capolavoro, ma non è nemmeno quell'obbrobrio che in tempi più recenti ci è stato propinato con Austin Powers (la spia imbranata interpretata da Mike Myers). Siamo negli Anni Sessanta, quasi Settanta, e i vari registi (John Houston, Ken Hughes, Robert Parrish...) hanno colto lo spirito del tempo con sequenze e scenografie "psichedeliche", oltre che con un vero e proprio esercito di splendide donne seminude (delle quali Ursula Andress, Daliah Levi e Barbara Bouchet sono solo il tridente avanzato). Pura cultura pop, insomma, sottolineata dal bel soundtrack di Burt Bacharach / Herb Alpert. Inoltre, si possono gustare Woody Allen ("Dottor Noè") nelle vesti di piccolo ebreo nevrotico, Peter Sellers in quelle di playboy e Orson Welles in qualità di grande illusionista: tre autorappresentazioni dettate più da convinzione reale che dalla natura satirica del film.

lunedì, dicembre 25, 2006

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato



(Gran Bretagna, 1971)
Regia: Mel Stuart
Principali interpreti: Gene Wilder; Peter Ostrum; Jack Albertson; Roy Kinnear


Tratto dal libro La fabbrica di cioccolato di Dahl Roald, è un capolavoro fiabesco destinato non solo ai bambini ma anche agli adulti.

Willy Wonka è il proprietario di una fabbrica dolciaria nota per la squisitezza dei suoi prodotti. Poiché gli ingegnosi brevetti per la produzione dei dolci sono oggetto dell'interessata curiosità dei concorrenti, da anni Willy Wonka non permette a nessun estraneo di varcare la soglia della fabbrica. Un giorno viene annunciato il lancio di un concorso internazionale: le cinque persone che troveranno all'interno di una tavoletta di cioccolato "Wonka" un talloncino d'oro saranno ammesse alla visita della fabbrica.
Charlie Bucket, un ragazzo povero che vive insieme ai nonni costretti a letto ed alla madre, viene improvvisamente baciato dalla fortuna e si ritrova con altri quattro bambini davanti ai cancelli della Willy Wonka Factory, accompagnati ciascuno da un parente. L'eccentrico Wonka li accoglie e fa loro da guida, rivelandosi, più che il direttore di una fabbrica, come il gestore di un immenso parco dei divertimenti (con una montagna di leccornie, vari bizzarri macchinari e persino il tunnel dell'orrore). Naturalmente indimenticabili sono gli Oompa-Loompa, i suoi lavoratori-nanetti.
Ci sono molti colpi di scena che fanno temere per il destino del piccolo Charlie, ma alla fine prevalgono giustizia e bontà e il Nostro ottiene addirittura la fabbrica dopo un atto di gentilezza nei confronti di Wonka.



Il regista Stuart ha usato diversi trucchi e accortezze nel girare il film: per esempio i giovani interpreti non hanno mai incontrato Gene Wilder prima che lo stesso apparisse sulla porta nei panni di Willy Wonka. Il cast, al completo, non ha visto né la stanza del cioccolato né gli Oompa-Loompas se non dopo l'inizio delle riprese... Tutto questo per rendere le reazioni all'incontro più realistiche.



Il più recente film di Tim Burton (2005), con Johnny Depp, non è affatto male: ha anzi dalla sua la possibilità di sfruttare al meglio la tecnica e i trucchi col computer. E' però proprio l'interpretazione di Willy Wonka da parte di Depp a non reggere il confronto con quella - assolutamente perfetta - resa da Gene Wilder ventiquattro anni prima. Il sorriso tranquillo di Wilder non mette ansia come il ghigno isterico di Depp. Wonka/Wilder sa sempre quel che accade e si mantiene imperturbabile, lo spettatore capisce che può fidarsi di lui, mentre con l'imprevedibile e nevrotico Wonka/Depp si rimane sempre sul chi vive. Il messaggio, o la "morale", è tutta contenuta nelle parole dell'ultima canzone:


IF YOU WANT TO VIEW PARADISE
SIMPLY LOOK AROUND AND VIEW IT
ANYTHING YOU WANT TO, DO IT
WANT TO MAKE THE WORLD
THERE'S NOTHING TO IT

THERE IS NO LIFE I KNOW
TO COMPARE WITH PURE IMAGINATION
LIVING THERE
YOU'LL BE FREE
IF YOU TRULY WISH TO BE





Script originale di Willy Wonka and the Chocolate Factory

domenica, dicembre 17, 2006

Sul caso Welby

"La vita non appartiene all'essere umano": a questa assurda conclusione si è arrivati a proposito del caso Welby.
Tu sei lì sul ponte, hai già scavalcato il parapetto, con un sospiro soddisfatto allarghi le braccia e ti lanci nel vuoto a volo d'uccello (l'ultima e unica grande impresa della tua tormentosa vita), già fiducioso di avercela fatta... quando ti senti agganciare la scarpa... No! La scarpa si sfila, forse ce la puoi ancora fare... ma ti afferrano il calzino. Si sfila anch'esso... poi hanno il tuo calcagno in mano, la gamba, tutto te stesso. Ti tirano su, magari orgogliosi di sé per averti "salvato". Ti chiedono "perché?" e quando tu urli loro in faccia: "Lasciatemi morireee!" ti infilano la camicia di forza e ti richiudono in una cella imbottita, con tanto di sorveglianza speciale perché tu "non faccia sciocchezze".
Il paradosso è che la vita appartiene all'essere umano. A ognuno di noi. Non possono impedirci di farne quel che vogliamo! Se non appartiene a noi, a chi allora? Alla società? A questo convivio di strani, spietati animali che sono gli stessi che ci spinsero a volerla fare finita?


Vogliono continuare a tenere attaccato il ventilatore polmonare che mantiene in "vita" Piergiorgio Welby.
E' una vera e propria tortura senza soluzione di continuità nei confronti di una persona che soffre e non fa che ripeterlo a tamburo battente. Una "condanna a vita" senza diritto di difesa e con la complicità dei soliti medici-aguzzini e giudici dell'Inquisizione.
Ci hanno sviliti ormai in tutti i campi, depredandoci persino della scelta se continuare questa indicibile agonia o spegnerci per sempre.

sabato, dicembre 09, 2006

Dell'entusiasmo che manca

Un fantasma si aggira per l'Europa: il fantasma dell'apatia organizzata.
Molti dei nostri conoscenti, soprattutto i giovani, errano con sguardi estasiati, assenti. Hanno evidentemente i loro paradisi privati. Ci salutano con grande cordialità, felici; o, meglio, salutano i nostri simulacri, il nostro scheletro: di noi infatti non vedono altro, e possibilmente anche ciò solo dietro una sorta di griglia cibernetica. Non si interessano a quel che facciamo, se siamo felici noi, se abbiamo un lavoro o meno, oppure se anche a noi è piaciuto l'ultimo film con Johnny Depp o Angelina Jolie.
Quando tentiamo di instaurare una parvenza di comunicazione, ci chiedono se abbiamo il Microsoft Messenger; oppure: "Mi trovi su ICQ. Come? Tu non lo usi? Apriti subito un account!"

Un mio amico ha scritto un romanzo (un altro!) che, come sempre, ha dato da leggere ad amici e conoscenti. Dopo qualche tempo, incominciando a preoccuparsi perché non riceveva risposte, li ha sollecitati (via e-mail o voice fax) ad esprimere un giudizio. Finalmente hanno risposto tutti, o quasi: in maniera positiva. Cioè: hanno detto "Bello!" e "Bravo!".
Al che, il mio amico si è fatto coraggio e ha chiesto al sottoscritto di scrivergli una lettera di presentazione per gli editori.
Sarebbe la seconda in pochi mesi: una gliela avevo già scritta, per un altro suo libro, alla fine della scorsa estate.
"Ma non conosci nessun altro? Uno che sappia fare una critica decente e che abbia magari un piede dentro l'ambiente editoriale?"
La sua risposta:
"Tra i miei conoscenti ci sono persone con ben più di un piede dentro qualche casa editrice. Il fratello di un mio intimo amico, ad esempio, ha uno studio fotografico che serve la Rizzoli. E un mio cugino ha scritto per tre anni sulla rivista PC Professionale (edita dalla Mondadori) ed è in ottimi rapporti con il direttore responsabile. Ma... C'è sempre un 'ma'. Non si impegnano..."

Già. Ognuno è immerso in un bel bagno caldo di egocentrismo. Fin qui niente di strano: viviamo nell'Antropocene, dunque è giusto che l'uomo (inteso come io-soggetto) sia al centro dell'universo.

Ammesso e non concesso che un autore non possa scriversi una lettera di presentazione da sé (soprattutto quando è troppo impegnato a sfornare romanzi), perché dovrebbe prendersi la briga di farlo, quando, tra tanta indifferenza, tra tanto impassibile disinteresse, c'è ancora chi, come me, si mostra altruista, disponibile, forse caritatevole?
Ho ricordato all'amico di essere un fresatore CNC, e dunque occupato anche sul versante del "volgare" lavoro; ma ho paura che alla fine pure quest'altra lettera dovrò produrla io.

mercoledì, dicembre 06, 2006

Gli amanti del circolo polare


Un capolavoro misconosciuto

Medem, il nome del regista, è un palindromo: si legge nella stessa maniera anche da destra a sinistra. Ciò vale pure per Otto e Ana, i nomi dei protagonisti di questa splendida storia. Ana vive fedele al credo che niente è un caso, che ogni cosa è concatenata; e in effetti tutti gli avvenimenti che le accadono e quelli che accadono intorno a lei sembrano darle ragione. La ragazza ama il freddo e non è una coincidenza che, in ultimo, finirà in Finlandia, e più precisamente in Lapponia. La sua vita, a cominciare dall'età di otto anni (dal giorno della tragica morte del padre) si intreccia con quella di Otto, destinato a divenire il suo fratellastro-amante; ma sono tanti i fatti legati tra di essi, a cominciare dallo strano incontro tra un contadino spagnolo e un aviatore tedesco durante la Guerra Civile di Spagna. L'aviatore si rivelerà essere il nonno di Ana, poi emigrato in Finlandia insieme a una ragazza incontrata all'indomani del bombardamento di Guernica...

In questa coproduzione franco-ispanica, Julio Medem dimostra tutta la sua grandezza. La tenera love story tra Ana e Otto si spoglia della sua semplicità grazie ai pregevoli effetti visivi e alle complicanze disseminate lungo tutto il copione. Alcune scene, e cioè quelle rivisitate secondo un'ottica diversa, richiamano alla mente un altro bel film uscito nello stesso anno (1998): Lola corre, del regista tedesco Tom Tykwer.

La visione è raccomandata.

venerdì, novembre 24, 2006

Andrea Camilleri: 'Vi racconto Montalbano'

camilleri - vi racconto montalbano Si può certamente essere estimatori o meno del Camilleri scrittore (e il "meno" si riferisce in primis a chi non ama i termini dialettali incastonati nell'italiano), ma il Camilleri uomo non può che suscitare apprezzamenti. Il volume di interviste Vi racconto Montalbano è una sorta di Who's Who dell'uomo di lettere siciliano e del suo universo. I personaggi, le situazioni e i luoghi della sua vita (e dei romanzi) vengono qui passati in rassegna dallo stesso Camilleri con l'energia e l'entusiasmo che contraddistinguono l'ormai ottantenne, sempre sanguigno scrittore di Porto Empedocle.



Dal libro:

Quando ha capito che le cose stavano cambiando?

Ho avuto dieci anni di rifiuti dalle case editrici. Pensavo, in virtù della mia concretezza, che quella non era la mia strada. Quando Garzanti mi ha pubblicato Un filo di fumo, le tremila o cinquemila copie mi andavano bene.


A quel punto ha iniziato a considerarsi uno scrittore professionista?

Una volta Aldo Busi in una trasmissione, col suo consueto amore per il paradosso, disse che uno scrittore può dirsi tale quando ha venduto cinquemile copie. Perciò, io sentivo di avere la patente. E quando Elvira Sellerio mi disse che Il Birraio di Preston era arrivato a diecimila copie, esultai.


(...)

Ora, la cosa che più mi colpisce, essendo marxista da sempre, da quando sono nato e non lo sapevo, è non riuscire a non capire come nei miei riguardi si stia verificando l'auspicato fenomeno gramsciano di uno scrittore nazional-popolare. Perché mi legge gente che non ha mai letto nessun libro; mi legge il piccolo operaio, mi legge anche una minima parte di intellettuali. Nessuno ha considerato sociologicamente la mia letteratura. E, invece, avrebbe interessato me per primo uno studio di questo tipo. Invece, una parte dei critici mi ama, una minima parte; la maggior parte dei critici mi disprezza (non ci sono altre parole da poter usare), anche se sono critici marxisti.


Quindi il fatto, per esempio, che un Pietro Citati non si occuperà mai di lei non...

Mi lascia completamente indifferente, amico mio! Non è che si scrive per i critici, si scrive per il pubblico. Io scrivo per i miei lettori, non scrivo affatto per queste persone.





Andrea Camilleri
Vi racconto Montalbano. Interviste.
Casa editrice datanews

domenica, novembre 19, 2006

Orrore!

Stephen King ha imparato che cos'è la paura grazie a George W. Bush.

In un'intervista al magazine tedesco stern.de, King ha ammesso di aver "conosciuto cos'è la paura" tramite "l'infantile convinzione del Presidente americano di essere un messo divino sulla Terra". Prima - ha spiegato King - niente era mai riuscito a spaventarlo in tal modo.

L'autore di tanti bestsellers internazionali non ha fatto un segreto di essersi sentito sollevato dopo aver appreso i risultati dell'ultimo poll per il Congresso americano. Ha inoltre sottolineato che la gioia più grande per lui è stato il licenziamento del Ministro della Difesa Rumsfeld.

Stephen King si trova in questi giorni a Londra per presentare l'ultimo suo romanzo Love, da lui stesso ritenuto tra i suoi migliori in assoluto. Nell'intervista a stern.de, King ha tra l'altro parlato dell'importanza che riveste sua moglie Tabitha per il buon esito della sua attività letteraria.

mercoledì, novembre 15, 2006

God Bless America!

God Bless America!

di Harold Pinter



Rieccoli,
gli Yankees nella loro parata armata
a cantare le loro ballate di gioia
galoppando attraverso il vasto mondo
e lodando il Dio d'America.

I rigagnoli sono intasati di morti
quelli che non potevano esserci
quegli altri che si rifiutavano di cantare
quelli che stanno perdendo la loro voce
quelli che hanno dimenticato il motivo.

I cavalieri hanno fruste taglienti
la tua testa rotola sulla sabbia
la tua testa è uno stagno nella sporcizia
la tua testa è una macchia nella polvere
i tuoi occhi sono fuorusciti e il tuo naso
sente solo la puzza della morte
e tutta quest'aria morta è ricca
dell'odore del Dio d'America.



(traduzione di franc'O'brain)


Poesia pubblicata il 22 gennaio 2003 sulla rivista americana CounterPunch (www.counterpunch.org). Riprodotta in originale nel volume Harold Pinter - God Bless America. Scritti e interviste contro la guerra (Edizioni datanews).

martedì, novembre 14, 2006

RISOLTO IL PROBLEMA DELLE SCORIE NUCLEARI

di Robert Fisk

The Independent, 28 ottobre 2006

In Iraq, nel 1991, le forze americane e britanniche hanno usato centinaia di tonnellate di testate all’uranio impoverito (DU [Depleted Uranium n.d.t.]). Le loro ogive penetranti rinforzate erano fabbricate con i prodotti di scarto dell'industria nucleare. Cinque anni dopo un'epidemia di cancro è emersa in tutto il sud dell'Iraq; ma anche tra i soldati inglesi e americani.

Le iniziali valutazioni dell'esercito Usa mettevano in guardia contro gravi conseguenze per la salute pubblica se tali armi fossero state usate contro veicoli corazzati. Ma l'amministrazione USA e il governo britannico hanno poi fatto di tutto per sminuire queste affermazioni. Eppure i casi di cancro hanno continuato a diffondersi insieme a resoconti sul fatto che i civili in Bosnia - dove l'uranio impoverito era pure stato usato dall'aviazione della Nato – stavano soffrendo di nuove forme di cancro. Le bombe all'uranio impoverito furono ancora una volta usate nell'invasione angloamericana dell'Iraq nel 2003...

domenica, novembre 05, 2006

I tedeschi: "Risparmiatecelo!"

BERLUSCONI PUNTA A PRO7 MA IN GERMANIA LO DETESTANO

Mediaset cerca nuovi mercati; da sempre sbircia verso la Germania, e ora che il dominio in Italia è minacciato, Berlusconi considera seriamente la possibilità di lanciare un'offerta per la tedesca ProsiebenSat1 (potente compagnia che raccoglie diversi canali televisivi privati, tra i quali Pro7 e Sat 1). Come fa notare il Financial Times, Mediaset è una delle "poche società che hanno l'ambizione e la possibilità di stringere un accordo da 5 miliardi di euro". Sussistono però molti dubbi su un'approvazione delle authority. In Germania il nome di Berlusconi è quasi sinonimo di mafioso, e nel collettivo immaginario ha sostituito quelli di Mussolini e di Al Capone, finora usati come offesa nei confronti dell'Italia e degli italiani.
Nella 'Lex column' del Financial Times viene osservato che difficilmente l'operazione potrebbe essere accolta positivamente dai tedeschi, dopo "l'osservazione fatta dall'ex primo ministro quando disse a un membro tedesco del Parlamento Europeo che sarebbe stato perfetto nel ruolo di guardia in un campo di concentramento. Il giudizio ancora brucia" sostiene il quotidiano inglese, "ed è quindi improbabile che ci passino sopra."

mercoledì, novembre 01, 2006

Ma a chi serve Halloween?

Ieri 31 ottobre. Questa cavolata di Halloween, con la quale abbiamo viziato i nostri già stramaledettamente malati figli, mi ha rotto veramente le scatole. Sono stato importunato da gruppi di piccole pesti dapprima per strada, ieri sera, poi sulle scale, e infine sulla porta di casa, che ho dovuto aprire almeno cinque volte a causa di altrettante scampanellate furiose (e che hanno finito per fare infuriare anche me).

Ma che streghe e maghetti del diavolo! Continuiamo a corrompere così i nostri spermii, a infondergli idee di mondi paralleli orrifici, distogliendo la loro mente dai problemi concreti che affliggono la vita quotidiana (Napoli e dintorni, e questi "dintorni" contengono anche la Brianza e il Varesotto...) e il nostro mondo continuerà essere peggiore di quanto già non sia.

L'unica ricorrenza festiva americana che ha veramente un senso è il giorno di San Valentino.

Genitori, maestri di scuola, assistenti sociali: svegliatevi!

domenica, ottobre 29, 2006

Anna Politovskaja, giornalista siciliana

di Riccardo Orioles

(Apparso su La Catena di Sanlibero, n. 342)

Anna Politovskaja, giornalista siciliana. Anche stamattina, al giornale, i colleghi hanno dato un'occhiata alla scrivania vuota e si sono messi al computer a lavorare. Il potere e' mafioso, lo si sa: pero' loro lo scrivono, fanno i nomi e i cognomi, e sono soli. Di chi e' la scrivania vuota? Chi e' il collega, assassinato dagli imprenditori mafiosi, che fino all'altro giorno scriveva? In che lingua scriveva? In russo, in italiano, in castigliano? Russia, Sicilia, Colombia? E che importanza ha. Siamo in un paese dove l'informazione non e' libera, dove i politici al massimo livello fanno accordi coi mafiosi (si chiamino Cuffaro o Putin, gioviali notabili o cupi apparatniki), dove l'imprenditoria e' collusa, dove il popolo fiaccato da rassegnazione e miseria non osa alzare la testa eppure (essi sanno benissimo) un giorno, grazie a loro che resistono, la rialzera'. E in quale chiesa si sono svolti stavolta - sempre piu' soli e inutili - i funerali? Pochi compagni attorno, dichiarazioni sprezzanti ("La mafia qua non esiste", "Nessuno stava a leggere il suo giornale") delle Autorita'. E quell'applauso commosso, di quelle poche centinaia di impauriti ma consapevoli cittadini. E loro che si allontanano, a spalle chine, per ritornare alla redazione, a scrivere tutto cio' che e' successo, anche in questa giornata. Manderanno ai giornali esteri ("I servizi hanno sequestrato il suo computer", "stava facendo un'inchiesta sui massacri") note redazionali. Aggiorneranno il palinsesto di questo numero, sperando che gli edicolanti - almeno per un altro po', almeno qualcuno - acconsentano a esporre ancora il giornale. Non parleranno, fra di loro, di lei, salvo che per ragioni di lavoro. Ma a lei penseranno ogni attimo, firmando le nuove inchieste, guardando la rotativa che le stampano, seguendo con lo sguardo le macchine che si allontanano portando dovunque possibile le copie del giornale.



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Nessuno scrive piu' di te, Anna, ed e' passato appena un paio di settimane. Ci sono altre cose da scrivere, guerre, re, star system, presidenti, cantanti: altri eventi del vasto mondo ingombrano la grande stampa internazionale. Hanno scritto che eri una giornalista, una brava giornalista, e che sei morta: cosa potevi chiedergli di piu', a questi illustri e - per quasi due giorni - partecipi colleghi? E' nelle povere stanze e fra i computer rabberciati, con gli altri redattori dei tuoi stenti giornali, che ancora vive il Giornalismo. Lui non ti ha dimenticata, ne' tutti gli altri come te.



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Giornalismo. Convegno della stampa libera siciliana, il 4 e 5
novembre a Catania. Come spezzare il monopolio, come dare tecnologie
alla liberta'. Come organizzarsi - insieme. Come trasformare.

Info: riccardoorioles[AT]sanlibero[DOT]it, lucio[AT]sanlibero[DOT]it

sabato, ottobre 28, 2006

Ich arbeite, tu lavori, he works...

http://www.francobrain.com/arbeite.htm


Io lavoro, tu arbeitest, egli fatica... Il verbo più assurdo del mondo declinato in decine e decine di lingue diverse.
Una pagina inutile quanto affascinante. E divertente sebbene il soggetto sia di una tragicità immane.

http://www.francobrain.com/arbeite.htm

Useless page: the verb 'to work', 'working', in many languages. By Peter Patti, from the novel Weltgeist Superstar by P.M. (Rodulf von Gardau). Reali(s)zation: franc'O'brain & Transputer Qasar.

Libri. Books. Buecher. Lavorare, arbeiten, malochen.
Languages: English, Italian, Hungarian, German, Spanish, Swedish, Urdu... By Peter Patti.
Abbasso il lavoro! Nieder mit der Arbeit! Viva il lavoro! Hurra I got a job!

http://www.francobrain.com/arbeite.htm


Da un'idea originale di P.M. (Rodulf von Gardau) , interessantissimo scrittore svizzero-tedesco.





References:
useless page, books, peter patti, to work, to die, lavorare, arbeiten, malochen, fatigue, jag arbejder, languages, English, Italian, Hungarian, German, Spanish, Swedish, french, russian, franc'O'brain, trabalho, working, lavoro, Rodulf von Gardau, p m, weltgeist, superstar, tripura transfer, rabotaju, libri, jag arbetar, schriftsteller, deutsch, schweiz, minä teen työtä, musica, music, musik, genesis, autoren, authors, autori, patti, frank brain, frankobrain, francobrain, ik werk, jaz delam, eg vanna.

domenica, ottobre 22, 2006

'Fascisti su Marte'

Fascisti su Marte; Corrado Guzzanti
"Alle ore 15 del 10 maggio 1939, Marte è fascista!"

Girato in parte nella cava della Magliana, nei pressi di Roma, racconta l’epopea del gerarca fascista Barbagli (Corrado Guzzanti) e dei sui fidi camerati, inviati da un paese (il nostro) il cui Presidente ama esclamare: "Me ne frego!"
Il film, basato sui "cinegiornali" all'interno della trasmissione televisiva Il caso Scafroglia, illustra le vicissitudini "spaziali" di un manipolo di Arditi, dall’arrivo sull’ostile Pianeta Rosso fino all’imprevisto epilogo, passando per grandi scoperte, temerarie avventure, improbabili amori, incontri alieni e persino visioni mistiche.
La parodia non investe soltanto i neofascisti italiani (dileggianti con lazzi e marziali risa...) ma anche il cinema, con un monolite nero che viene direttamente da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick: scena oltre che assolutamente spassosa anche geniale per la scelta della citazione.



Vite segnate dalla gloria, braccio e mano del Duce, uomini di fato intrisi, che soli videro l'onore di sentir scoccare l'ora del destino... con un moschetto e un "me ne frego" dentro al cuor!