sabato, maggio 28, 2011

Domani un racconto di Camilleri su la «Domenica»


«Sintì lo sguillo del tilefono e satò fora dal letto per annare ad arrisponniri. Era Catarella.
"Addimanno compressioni e pirdonanza per l'orata matinevoli, ma un frutto ci fu".
"Avvirtisti a Fazio?".
"In loco è, ma tilefonò ora ora dicenno che se ci va macari vossia è meglio".
Montalbano santiò...».


Ecco l'incipit del racconto che Andrea Camilleri ha scritto appositamente per la Domenica del Sole 24 Ore, domani in edicola.
Non avete capito niente?
Neanch'io, e sono siciliano!
Evidentemente però agli italiani piace questo slang, o dialetto che dir si voglia (non si parla in tutta la Sicilia, ma principalmente nell'Agrigentino...), giacché il simpatico quanto vetusto scrittore (macari communista fu!) conduce ormai da anni la classifica dei best- e dei longsellers.

Sarvaturi Camilleri: nu scritturi sicilianu di l'ùrtimu sèculu... e du novu!
Tremendo. Impariamo l'italiano per prima cosa, va'.



 

sabato, maggio 21, 2011

Il siciliano nelle scuole trinacre

Ormai siamo al puro delirio

Considerazioni di un italianista militante


Secondo i miei ricordi e secondo mie esperienze recenti, la scuola dell'Isola è già troppo pregna di siciliano e sicilianismi; persino tra di loro gli insegnanti parlano in vernacolo... Tutto e tutti tradiscono uno sviscerato e pericoloso attaccamento al dialetto e ai luoghi atavici: e ciò ancora nel Terzo Millennio!
Già da bambino individuai in questa scarsa voglia di apertura cultural-linguistica, in questo monomaniacale guardarsi l'ombelico, i gravi mali che affliggono la società trinacra; in primis, la mafia, e dunque il Trionfo degli Imbecilli (con tutta la violenza e le ingiustizie che ne conseguono).

Noi abbiamo un tesoro prezioso e inesauribile: la lingua italiana. Con "noi" intendo "noi siciliani", ma non solo. Abbiamo questo stupendo dono della Storia che accomuna tutte le regioni dalle Alpi in giù: quindi, se proprio vogliamo regalare ai nostri figli un idioma, che sia quello nazionale! Tanto, i ragionalismi e le febbri di campanilismo affioreranno sempre (purtroppo) nelle più banali parentesi di quotidianità.
Stuoli di poeti e scrittori hanno contribuito per foggiare una delle più belle e suggestive lingue al mondo: approfittiamone! Non abbiamo che da attingere a piene mani da tale mucchio d'oro dolce.

La politica sembra essere uscita completamente fuori di testa. La legge appena varata dall'Assemblea Regionale sembrerebbe un diretto suggerimento di pupari iniqui, dei soliti manovratori occulti. Qui si vuole ancora proteggere "l'onore della famiglia" e salvaguardare le "cose nostre" mentre la realtà sociale va a scatafascio - per tacere dell'ecoambiente ormai rovinato. Se è questo il risultato di ère di "governo" di cosche mafiose, conviene affidarsi a... ben altri Santi.
Anche per ciò, concordo con Vincenzo Consolo:
"Ormai siamo alla stupidità. Una bella regressione sulla scia dei lumbard. Che senso hanno i regionalismi e i localismi in un quadro politico e sociale già abbastanza sfilacciato? Abbiamo una grande lingua, l'italiano, che tra l'altro è nata in Sicilia: perché avvizzirci sui dialetti? Io sono per la lingua italiana, quella che ci hanno insegnato i nostri grandi scrittori, e tutto ciò che tende a sminuirla mi preoccupa".

Da parte mia, propongo agli amici siciliani addirittura di elevare l'italiano a un'ideale arma contro la volgarità e i mafiosismi, facendo del lessico nazionale una sorta di shibolet, ovvero di marchio di riconoscimento; un metodo portentoso per sciogliere le incrostazioni calcaree che bloccano la nostra bella isola impedendole di spiegare le vele.

Certo però che per iniziare veramente a diffondere l'italiano nelle scuole (ma anche l'inglese! L'inglese è importantissimo; dovrebbe essere la nostra seconda lingua...) avremmo bisogno di insegnanti capaci; insegnanti aperti, con alle spalle esperienze di viaggi e soggiorni al Nord e magari anche all'estero, tanto da aver sviluppato una coscienza civile e politica. Ed è qui - mi suggeriscono i miei tremuli ricordi -, è in questa carenza, nei posti-chiave, di anime e spiriti o, se volete, di intelletti, che risiede l'autentico cruccio della Sicilia.



Leggete anche l'articolo apparso su Repubblica: "Il siciliano si studierà a scuola -
Ma gli scrittori bocciano la legge"



domenica, maggio 15, 2011

Il secondo posto di Raphael Gualazzi all'Eurovision


E’ appena finito l’Eurovision Song Contest 2011 (Eurofestival) e il nostro Gualazzi ha fatto registrare un entusiasmante secondo posto. Tanto più entusiasmante se si pensa che l’Italia è in fondo isolata (in questa competizione canora, i Paesi dell’Est si votano tra di loro, la Germania dà i voti all’Austria, il Belgio alla Francia, la Danimarca alla Norvegia, Cipro alla Grecia, ecc.). Ma entusiasmante lo è, il piazzamento d'onore del pianista-cantante di Urbino, anche perché le canzoni jazzate non hanno mai avuto successo in questa passarella continentale dedicata fondamentalmente a prodotti poppeggianti.


L’Aserbadjan è risultata la nazione vincitrice con un duo di cantanti-ballerini nello stile “attuale” e arcirisaputo (ovvero Britney Spears / Shakira e dintorni), con numeri di danza che accompagnano il motivetto e così via. Il duo è stato “pushed” verso il successo dall’industria del petrolio aserbadjana, che ha investito non poco nel progetto. Ad esempio, per la canzone ci si è rivolti (come negli anni precedenti) a compositori scandinavi. Lo scopo di tanti sforzi? Quello di ripulire l’immagine del Paese; di presentarsi agli occhi del mondo come una nazione moderna, una nazione "normale". E il duo euro-asiatico è riuscito in effetti ad accaparrarsi il primo posto; incredibilmente. Dico "incredibilmente" perché di numeri simili a "Running Scared", e persino migliori, quest'anno ce n'erano a bizzeffe.



Ell & Nikki (Aserbadjan)

Comunque sia! Un secondo posto per noi in quel di Düsseldorf è un po' come la replica di Germania-Italia 3-4...


Noi (noi italiani) abbiamo ricevuto 12 punti da San Marino (cosa scontata!), 12 dall'Albania (guai a chi d'ora in poi parla male degli albanesi!) e 12 addirittura dalla Lettonia, che non si può certo definire una nostra vicina di casa!



La canzone di Raphael e del suo gruppo è piaciuta alla totalità o quasi dei telespettatori, rappresentando qualcosa di nuovo, di "culturale", nella parata di "asses and tits" che riempie ormai il palcoscenico della cosiddetta musica di consumo europea. (Tutti gli artisti, dal Portogallo a Israele, dalla Finlandia alla Turchia, scopiazzano gli idoli americani in voga.)
"Madness of Love" / "Follia d'amore", che ricorda il sound di Paolo Conte, è sembrato un messaggio proveniente da Marte... o da una parte del Pianeta Terra della cui esistenza molti si erano scordati; è praticamente un pezzo del soundtrack di case, villaggi e quartieri miracolosamente salvatisi dalle bombe appiattenti e uniformanti della famigerata "globalizzazione".



Raphael Gualazzi è veramente in gamba. E a chi non basta questa sua performance all'Eurovision per rendersene conto, consiglio di guardare il video completo di un suo concerto al Blue Note di Milano, video presente per intero su YouTube. E' stupefacente!!!


Viva il jazz! Viva la musica vera!

venerdì, aprile 22, 2011

Ahò, questi qui tifano Inter. Mboh? Devono essere matti...

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo



Your question:



ma secondo voi è normale tifare inter (pubblicatela grazie)?
una squadra petroliera ladra e i suoi tifosi sono persone molto chiuse strane e vogliono avere sempre ragione...



My answer:


Forse non lo sai, ma si parla di "stile Inter" per definire appunto una certa classe dimostrata dalla dirigenza, dai calciatori e dai tifosi di questo club non solo nel calcio, ma anche nella vita!

L'interista si riconosce per la sua sobrietà, la sua superiorità, la sua calma, insomma la sua razionale visione delle cose. Certo, ogni tanto qualcuno di loro si arrabbia, ma è umano: quando hai spesso a che fare con idioti, il rischio è che costoro riescano a trascinarti giù, al loro livello, dove possono batterti con i loro trucchetti volgari, sleali.
Comunque, di solito l'interista vero non si arrabbia nemmeno quando il suo club perde, ma cerca di godersi il calcio per quello che è, ovvero lo specchio della nostra esistenza (ove conta la forza del singolo, e tantissimo, ma dove altresì nemmeno il più grande degli assi può nulla se non ha intorno a sé un team di bravi compagni).

Quasi tutti i più simpatici personaggi dello spettacolo e della vita pubblica sono tifosi interisti (Bonolis, Fiorello, Amadeus, Carlo Conti... per citare soltanto alcuni noti volti della televisione) e il grande giornalista Beppe Severgnini ha scritto diversi libri che spiegano il come e il perché di questa sfrenata passione. I libri di Severgnini li trovi nel link che ho copiato in calce.



Il mio consiglio: diventate interisti! Non ve ne pentirete e... vi arrabbierete di meno, apprezzando di più (e in maniera pulita, onesta) questo meraviglioso sport che è il calcio, dove importa non tanto vincere a tutti i costi, bensì divertirsi difendendo nel contempo i valori profondi e sinceri della vita.

http://www.beppesevergnini.com/libri.php


venerdì, aprile 15, 2011

Donne e lavoro - l'Italia è da Terzo Mondo

Peggio di noi per occupazione femminile, solo la Turchia. Secondi al mondo, dunque: un primato da Terzo Mondo!

L'ultimo rapporto sociale annuale dell'OCSE, dal titolo "Society at a Glance", conferma la difficile situazione lavorativa delle donne italiane: solo il 46,6% lavora, contro l'80% della Norvegia. Peggio dell'Italia si colloca solo la Turchia, con il 24%.


Domanda lecita: ma queste statistiche tengono conto del lavoro che il nostro premier dà alle donne nei suoi... bunga-bunga?
Ahahahah!
Io rido, ma ovviamente c'è da vergognarsi.

sabato, marzo 19, 2011

Incredibile! Possedevo un ristorante in Florida e non lo sapevo

Ecco un'informazione che ho trovato sul web digitando "peter patti". Da notare che la "Mary" di cui si parla nella nota in questione, moglie di Peter, è anche il nome di mia moglie... Questi "Peter and Mary Patti" avevano un ristorante a Jacksonville (fin dal 1951!!), che furono costretti a chiudere nel 1994...

>> Patti's restaurant was a Jacksonville dining landmark for more than 40 years. Established in 1951 by Peter and Mary Patti when Beach Boulevard was still unpaved, it was one of the first restaurants in Jacksonville to spotlight Italian cuisine.

When the restaurant first opened, the menu featured regional fare,
but Peter Patti would give away samples of lasagna and other Italian dishes to intrigue his guests.

Patti's was known for white linen tablecloths, properly set tables and a well-trained wait staff, as well as for its salad dressing and Boneless Chicken Parmesan. It was also a throwback to a time when restaurants made food rather than just cooked it.

They baked their bread, made their own sausage, simmered tomato sauce for hours long before the doors opened at 5 p.m. Tuesday through Sunday.

It was this labor-intensive tradition and refusal to cut corners that finally forced Patti's to close on June 19, 1994.
<<


Scena da La Grande Abbuffata

Trovato su: http://www.city-data.com/forum/jacksonville/119031-what-happened-pattis-italian-restaurant-jacksonville.html

sabato, marzo 12, 2011

Rugby, impresa degli Azzurri

Italia-Francia 22-21

Al Flaminio ecco arrivare finalmente la vittoria sensazionale che ci voleva per rilanciare il rugby italiano e far placare anche le voci più scettiche. La nostra Nazionale ha battuto i galletti transalpini con una bella prestazione di tutti i giocatori.



E' il primo successo nel Sei Nazioni 2011, la prima vittoria contro i francesi dall'ingresso degli Azzurri nel torneo, e permette al Trofeo Garibaldi di prendere per la prima volta la strada dello Stadio Olimpico, quartier generale della Federugby.
Al 9' del secondo tempo la partita sembrava persa; come già col Galles, come già con l'Irlanda. La Francia si trovava infatti in vantaggio di dodici punti (6-18). Poi, la meta di Masi, con conseguente calcio piazzato angolatissimo trasformato da Mirco Bergamasco. E l'ultimo quarto d'ora è italiano. Metro dopo metro, punto dopo punto, superiamo gli avversari. Dopo il 22-21 (risultato mirabolante; ma chi credeva veramente che sarebbe rimasto così?), i transalpini (lo ricordiamo: vincitori dello scorso Sei Nazioni!) spingono a tutta birra cercando il drop o il calcio piazzato del ri-sorpasso, ma l'Italia resiste.
E' una storica vittoria, quattordici anni dopo Grenoble. E ora i nostri ragazzi possono affrontare a testa alta l'ultima gara del torneo, sabato prossimo a Edinburgo contro la Scozia.





Italia-Francia 22-21

Italia: Masi; Benvenuti T., Canale G., Garcia, Bergamasco Mi.; Orquera (17' st. Burton), Semenzato; Parisse (cap), Barbieri R. (17' st. Derbyshire), Zanni; Del Fava, Dellapè (11' st. Geldehuys); Castrogiovanni, Festuccia (7' st. Ghiraldini), Lo Cicero (7' st. Perugini)

all. Mallett


Francia: Medard; Huget, Rougerie, Jauzion (30' st. Traille), Clerc; Trinh-Duc, Parra; Chabal (16' st. Harinordoquy), Bonnaire, Dusatoir (cap); Nallet (16' st. Thion), Pierre; Mas (1' st. Ducalcon), Servat (20' st. Guirado), Marconnet

all. Lievremont M.

arb. Lawrence B. (Nuova Zelanda).


Marcatori: p.t. 2' cp. Bergamasco Mi. (3-0); 14' m. Clerc (3-5); 20' cp. Parra (3-8); 23' cp. Bergamasco Mi. (6-8);
s.t. 5' cp. Parra (6-11); 9' m. Parra tr. Parra (6-18); 20' m. Masi tr. Bergamasco (13-18); 24' cp. Bergamasco Mi. (16-18); 27' cp. Parra (16-21); 30' cp. Bergamasco Mi. (19-21); 35' cp. Bergamasco Mi. (22-21)

martedì, marzo 08, 2011

Mardi Gras

O Balanzone finocchio che ragli allo specchio,
piangere dovresti piuttosto!
Tua moglie è una racchia e tua sorella una puta
e io, io il lurido vecchio
che tosto in un occhio ti sputa
e che tua madre seduce,
quella gran baldracchia truce e allocca,
stropicciandole la bocca
con pâté de foie.


Dal blog Sborror

domenica, gennaio 30, 2011

Disastro ferroviario in Germania

La collisione è stata talmente forte che il botto si è sentito a 7 chilometri di distanza

Le attuali cifre della tragedia parlano di 11 morti, 21 feriti gravi e una ventina di feriti meno gravi. Le vittime erano quasi tutte giovanissime. Molte si trovavano in gita: da Magdeburgo stavano recandosi nella località montana di Halberstadt.



E' accaduto ieri sera verso le 22,30 all'altezza di Horford, nella parte orientale della Germania, regione Sassonia-Anhalt. Il treno passeggeri denominato "HEX" (Harz-Elbe-Express) si è scontrato con un merci carico di minerali di calcio. Il treno passeggeri è stato completamente distrutto. Il macchinista è morto immediatamente, così come è morta una conduttrice; ha riportato alcune ferite invece il macchinista del convoglio merci. Secondo prime ricostruzioni, quest'ultimo non avrebbe rispettato il segnale di stop. Ma c'è già chi fa riferimento ai "soliti" errori tecnici che condizionano il funzionamento delle ferrovie tedesche ormai da decenni.


Una delle cause di tutte queste catastrofi viene imputata alla privatizzazione del traffico su rotaie, con conseguente aumento dello stress per colpa della concorrenza e per l'estrema "razionalizzazione" di uomini, mezzi e nuovo materiale.









I più gravi incidenti ferroviari in Germania (negli ultimi quarant'anni)

8 giugno 1975: sul tratto Monaco–Lenggries si scontrano due treni veloci per colpa di errori "d'ufficio" nei calcoli degli orari di transito. 41 morti, 122 feriti.

22 luglio 1975: Nella stazione Hamburg-Hausbruch un treno locale si scontra frontalmente con un rapido. 11 morti, 125 feriti.

31 ottobre 1982: Nei pressi di Potsdam un convoglio merci si scontra contro un treno passeggeri affollato. Il macchinista del merci non aveva visto i segnali per via della fitta nebbia. 8 morti, 55 feriti.

29 febbraio 1984: Nella stazione di Hohenthurm, vicino a Halle, il diretto Berlino-Saarbrücken si scontra con un altro treno passeggeri. Il macchinista del diretto non aveva visto il rosso, sempre per colpa della nebbia. 11 morti, 46 feriti.

11 ottobre 1985: Vicino a Magdeburg si stanno effettuando lavori di ristrutturazione sulla linea, e per questo non sarebbe consentito il traffico a doppio senso. Un treno passeggeri si scontra frontalmente con una locomotiva diesel. La causa: errori del caposervizio nei calcoli degli orari. 13 morti, 40 feriti.

3 dicembre 1988: Vicino a Görlitz, un treno a vapore della Polonia si scontra frontalmente con un treno passeggeri delle ferrovie della DDR. Il macchinista polacco non aveva visto un segnale rosso. 8 morti, 4 feriti.

2 febbraio 1990: Nella stazione di Rüsselsheim si scontrano un treno della metropolitana che stava partendo e un treno passeggeri in arrivo. Uno dei due macchinisti non ha notato il segnale di stop. 17 morti, 72 feriti.

15 novembre 1992: A Northeim in Niedersachsen (Bassa Sassonia) il diretto Innsbruck-Kopenhagen va a finire sopra un vagone merci deragliato a causa di un difetto al carrello ruote: 11 morti, 52 feriti.

29 settembre 1994: Vicino a Bad Bramstedt, Schleswig-Holstein, si scontrano due locali: 6 morti e 20 feriti.

5 luglio 1997: Vicino a Marburg, un convoglio merci perde parte del suo carico, consistente in lunghi tubi di acciaio. Uno dei tubi sfonda una fiancata di un espresso regionale che arriva dalla direzione opposta. 6 morti, 10 feriti.

3 giugno 1998: A Eschede (Olanda) deraglia l'ICE 884 della Deutsche Bahn, a causa della rottura di una ruota provocata con tutta probabilità da un oggetto di metallo presente sui binari. Il treno va a schiantarsi a oltre 200 Km/h contro il pilone di un soprapassaggio. 101 passeggeri muoiono.

6. febbraio 2000: Poco dopo la mezzanotte, mentre sta arrivando alla stazione di Brühl, il diretto 203 Amsterdam-Basilea deraglia. 9 morti; 149 i feriti, quasi tutti gravi.

11 giugno 2003: Vicino a Schrozberg, presso Schwäbisch Hall (nel Bundesland Baden-Württemberg), si scontrano due treni regionali. 6 le vittime.

1 aprile 2004: Sulla linea Basilea-Friburgo un ICE prende in pieno un trattore che è rimasto bloccato sui binari mentre tentava di attraversarli. La locomotiva dell'ICE deraglia e per fortuna sfiora soltanto un altro ICE che sta transitando sul binario vicino. Tutti illesi i passeggeri.

5 maggio 2004: A Weyhe, nei pressi di Brema, un merci investe tre bambini che giocavano a fianco dei binari. I tre, tutti dell'età di quattro anni, periscono sul colpo.

19 luglio 2005: A un passaggio senza sbarre di Miesbach, Alta Baviera, un'automobile con a bordo due giovani viene colpita in pieno da un treno e trascinata per oltre quaranta metri. Nessuna speranza per i due.

25 agosto 2005: In un passaggio a livello incustodito in Sollstedt, Turingia, un'auto con a bordo due donne viene speronata da un regionale. Morte le due passeggere dell'auto.

22 settembre 2006: Un Transrapid che viaggia a 200 Km/h colpisce una piattaforma per la manutenzione sul tratto sperimentale della sopraelevata magnetica nell'Emsland. Quasi 30 i morti, tutti passeggeri del Transrapid. I due operai che erano sul mezzo manutenzione si salvano miracolosamente.

17 giugno 2010: a Peine (Sassonia Inferiore) 16 persone rimangono ferite per lo scontro e il deragliamento di un treno passeggeri e un treno merci. Si è sentita tra le macerie la voce di uno dei due macchinisti che urlava: "Aiuto! Ho perso una gamba! Ho perso una gamba!"

20 luglio 2010: A Erharting nei pressi di Mühldorf (Baviera Superiore) un'automobilista 59enne aggira la sbarra di un passaggio a livello e la sua vettura viene investita in pieno dal treno regionale. (Trattasi di una di quelle sbarre a metà che bloccano una sola corsia stradale.) Per la donna niente da fare: la sua vettura è stata trascinata per 300 metri, ma l'impatto è stato talmente forte che lei sicuramente è morta sul colpo. Shock invece per la macchinista e i 15 passeggeri del treno.
Si pensa che l'automobilista sia stata accecata dal sole basso; ma perché ha aggirato con la sua auto la sbarra? Più probabile l'ipotesi del suicidio. O forse aveva fretta e ha voluto semplicemente sfidare il destino...

21 dicembre 2010: Tra Colonia e Mühlheim, un treno investe due operai che stavano liberando i binari dal ghiaccio. Entrambi morti.

29 gennaio 2011: Tragedia ferroviaria vicino Magdeburgo (Sassonia-Anhalt). Un treno locale di una compagnia privata (HEX) si scontra a velocità elevata (ca. 100 km/h) con un treno merci che andava a 80 km/h. Il merci, carico di minerali prelevati dalla miniera di calcio Peine-Salzgitter, rimane piantato sui binari. Stessa sorte non è toccata invece al convoglio passeggeri, che è stato catapultato fuori dalla linea con i vagoni resi irriconoscibili dall'impatto. Primo bilancio: decine di morti e di feriti gravi. Tra i morti anche il macchinista e la capotreno del treno passeggeri.
Secondo primi accertamenti, il segnale dalla parte del treno passeggeri era verde.

mercoledì, gennaio 19, 2011

A Bologna si parla del poeta Adriano Spatola

Adriano Spatola (1941 – 1988) fu un importante esponente del Gruppo 63.
Ora, l’Associazione culturale Club di Fantomas,
in collaborazione con l’Archivio Maurizio Spatola,
organizza un incontro-dibattito sul poeta.


Dove:

A Bologna, Teatrino di Fantomas, via Vinazzetti 1/3

Quando:

lunedì 24 gennaio 2011
alle ore 20,30


L'evento avrà il titolo

Da "Bab Ilu" e "Malebolge" a "Tam Tam"
Adriano Spatola faber di poesia

e vi parteciperanno, con Giorgio Celli (presidente del Club di Fantomas) e Maurizio Spatola, alcuni tra i protagonisti di quella stagione letteraria e artistica, docenti e critici:
Prof. Renato Barilli, Carlo Marcello Conti, Giuliano Della Casa, Eugenio Gazzola, Beppe Landini, Prof.ssa Niva Lorenzini, Carlo Negri, Giulia Niccolai, Maurizio Osti, Gian Paolo Roffi, Carlo Alberto Sitta, Alberto Tomiolo, Franco Vaccari, William Xerra, Davide Argnani.

L’evento a più voci è organizzato in omaggio all’opera e alle iniziative di un poeta che proprio a Bologna iniziò il suo multiforme percorso creativo. Dall’incontro del ventenne Adriano Spatola con il Docente di estetica Luciano Anceschi fondatore de “il verri”, scoccò la scintilla che nel volgere di pochi anni avrebbe condotto il giovane scrittore attraverso le esperienze del Gruppo 63 della Neoavanguardia e dello sperimentalismo, ad aprire la strada verso la Poesia Totale e a farsi egli stesso, da allievo, maieuta. Alle sue prime riviste collaborò attivamente anche il Prof. Giorgio Celli il cui contributo è stato fondamentale nella progettazione del Parasurrealismo, il movimento che propose fra il ’64 e il ’67 una rielaborazione del Surrealismo “a freddo”, mutuandone cioè tecniche e stilemi ma non i proclami ideologici.
Il critico e storico della letteratura Eugenio Gazzola è autore del libro Al miglior mugnaio , ed. Diabasis 2008, sugli anni di Mulino di Bazzano località della provincia parmense dove attorno alla rivista "Tam Tam" diretta da Adriano Spatola e Giulia Niccolai si creò una vera e propria “repubblica dei poeti”.



ADRIANO SPATOLA nasce a Sapjane in Istria il 4 Maggio 1941 e muore a Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia) il 23 Novembre 1988. Dopo gli studi al Liceo classico Galvani di Bologna si iscrive al corso di laurea in Filosofia presso la Facoltà di Lettere. Nel 1961 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Le pietre e gli dei, presso l’editore-tipografo Tamari di Bologna. Nel 1962 dirige la rivista di poesia “Bab Ilu” (ne usciranno due numeri) fondata in collaborazione con Miro Bini, Giorgio Celli, Gianni Cerati, Carlo Negri e Alberto Tomiolo. Nell’ Ottobre '63 partecipa a Palermo al convegno fondativo del Gruppo 63. Nel 1964 Pubblica presso Feltrinelli il romanzo sperimentale L’Oblò. Fra il '64 e il '67 collabora a Reggio Emilia alla rivista “Malebolge” con Giorgio Celli, Corrado Costa, Claudio Parmiggiani, Antonio Porta e altri. Del 1965 sono i due libretti di poesia concreta Poesia da montare e Zeroglifico, editi a Bologna da Sampietro. Nel 1966 pubblica con Scheiwiller (Milano) la raccolta di poesie L’ebreo negro. Nel 1968-69 è a Roma alla redazione di “Quindici”, ultima rivista del Gruppo 63. Nel 1968 fonda a Torino con il fratello Maurizio le Edizioni Geiger. Nel 1969 pubblica con l’editore Rumma di Salerno il saggio Verso la poesia totale, di cui uscirà nel 1978 una seconda edizione ampliata presso l’editore Paravia di Torino nella collana diretta da Luciano Anceschi. Nel 1971 fonda a Mulino di Bazzano con Giulia Niccolai la rivista "Tam Tam" e pubblica con Geiger le poesie di Majakovskij. Raccolte di versi successive Diversi accorgimenti (Geiger 1975); La composizione del testo (
Cooperativa scrittori 1978); La piegatura del foglio (Guida 1973); La definizione del prezzo (Tam Tam/Martello 1992 postumo). Fra il 1981 e il 1984 dirige la rivista romana “Cervo Volante”.


Per interviste: prof. Giorgio Celli: 338/8424901

Addetto stampa: Claudio Beghelli: 329/3231640

Sito internet: www.clubdifantomas.it

mercoledì, gennaio 05, 2011

William Boyd: 'Una tempesta qualunque'

Con il romanzo di spionaggio Inquietitudine ("Restless") Boyd aveva già dimostrato di poter concorrere con gli autori "di genere", intavolandoci una storia piena di suspence. Ora ci presenta un thriller londinese d'alta classe. Il titolo: Una tempesta qualunque .


"Alta classe" nel senso del livello qualitativo dell'opera, e non l'ambiente sociale in cui si svolge la vicenda! Semmai è proprio il contrario: in Una tempesta qualunque William Boyd scava ancor più negli esatti antipodi del "bel mondo" inglese, una realtà spesso ignorata dai più. L'autore ci conduce addirittura nelle cloache della società britannica - più specificatamente, nei bassifondi della metropoli londinese -, palcoscenico di affari sporchi e della violenza - inevitabilmente gratuita - di esistenze al limite della stessa dimensione umana.
Durante la lettura, mi sono sorpreso a fare paragoni con alcuni libri di Martin Amis e anche dell'americano Paul Auster; soprattutto mentre divoravo le pagine dove vengono illustrati gli aspetti più miseri della nostra "civiltà".

Tutto parte da una situazione "classica", una situazione già riscontrata in molti altri libri e in centinaia - se non migliaia - di film: un uomo è testimone di un omicidio e, poiché tutti gli indizi lo indicano come il colpevole, invece di recarsi dalla polizia lui scappa e si nasconde. Ma Boyd non sarebbe Boyd se non offrisse ai suoi lettori personaggi che sembrano ritagliati dalla vita (e probabilmente lo sono) e "colpi di coda" stupefacenti. Adam Kindred - questo il nome del protagonista - viene ricercato non solo dalle forze dell'ordine, ma anche dal vero assassino, che gli sta alle calcagna. Come se non bastasse, Adam non ha alcun rifugio, essendo nuovo in città, e così deve cercare di sopravvivere nelle fogne di Londra. L'ex accademico (è esperto in meteorologia) lo ignora bellamente, ma, nel momento in cui si è trovato per disgrazia nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, ha messo senza volerlo il bastone tra le ruote a una multinazionale farmaceutica...


Una tempesta qualunque è pieno di intrighi e colpi di scena, getta frecciate alle "big corporations" ed è dunque un giallo impegnato, pur se scritto con mano lieve. Mister Boyd ha colpito ancora!




Un sito in italiano dedicato a William Boyd: qui





sabato, dicembre 25, 2010

"Erano pezzenti prima, sono pezzenti anche ora"

IL CUGINO POVERO


Io Hans Kunze me lo ricordo. Oddio, proprio bene bene no, ma in fondo era mio cugino e ha vissuto sotto il mio tetto per quasi due mesi prima che riuscissi a procurargli un lavoro e un appartamento. L’appartamento era locato nella parte opposta della città: in questo fui assai furbo.
Hans aveva le lacrime agli occhi quando nel marzo 1990 bussò alla mia porta. Era vestito come un pezzente ma la sua faccia era allegra e amava parlare molto. Dopo appena due ore mi sentivo i nervi a pezzi e finii per odiare il suo dialetto, che sulle prime avevo trovato tanto buffo. Mi raccontava di cose che non capivo del tutto e che a dire il vero mi interessavano poco: “Honi” (Honecker, il loro Grande Capo), le riunioni di fabbrica, la Stasi (la polizia segreta), ecc. Nel tentativo - vano - di ammortizzare la sua loquacità, lo portai a spasso con la Mercedes e lo rivestii da capo ai piedi, godendo delle sue esclamazioni di meraviglia per questo nostro bel mondo, tanto ricco di merci, insegne colorate, vetture di tutte le marche, semafori funzionanti e prati curati.
Dopo un paio di giorni ero già stufo di lui e perciò provai un gran sollievo quando potei finalmente scaricarlo.

         
Iniziò a fare l’aiuto-magazziniere in un supermercato e, ogni volta che mi telefonava per lamentarsi del principale e dei colleghi (“Qui è peggio che da noi! Fanno le spie come agenti della Stasi…”), non mi lasciavo sfuggire il piacere sadico di mozzargli la lingua con un: “Benvenuto all’Ovest!”
Volevi il capitalismo? Volevi abbondanza, libertà di muoversi e viaggiare, una televisione con cinquanta canali? Ebbene, tutte queste cose devi imparare a guadagnartele!
Hans Hans Hans… Che ne sapevo io che era un artista! Per me era solo il tipico parente dell’Altra Parte. E ora voi venite qui e mi chiedete di lui, dite che volete scrivere una biografia… Io so solo che aveva un accento della Sassonia da potersi tagliare con il coltello e che era privo di stile, sia nel vestirsi che nel comportarsi. Guidava un Trabant che poi sono riuscito a vendere a un francese in caccia di reperti del Realsozialismus, e un po’ di tedesco come si deve glielo ho insegnato io. Come? Voi dite che è stato un grande scrittore? Non lo so… Ho i miei dubbi, sinceramente. Io so solo che cambiava un posto di lavoro dopo l’altro perché si sentiva sfruttato, preso in giro, e non andava mai d’accordo né con i superiori né con i compagni di reparto…

A questo punto devo aprire una parentesi per rinfrescare la memoria storica di tutti noi.
Il 7 ottobre 1989 la DDR compiva quarant’anni. Circa un mese dopo i cittadini della DDR prendevano d’assalto il Muro e lo scavalcavano, passando da quest’altra parte.


                                     



Noi del “ricco e dorato Ovest” guardavamo lo spettacolo live con stupore misto a sgomento. Certo, anche loro erano tedeschi ed era giusto quindi che ci raggiungessero, visto che ne avevano così tanta voglia. Ma non così numerosi, non tutti in una volta e, per Dio, non a costo dell’annientamento dello Stato comunista, che tipi come me hanno sempre considerato una salutare controparte del nostro sistema economico.
Carovane di Trabant, macchinette costruite nell’Altra Parte, intasarono le nostre autostrade, le strade statali, le provinciali. In ogni singolo Bundesland ai nostri dialetti se ne mescolarono di nuovi che i più giovani di noi non avevano mai sentito.
Questo esercito di parenti poveri era disarmante nel suo ingenuo e incontenibile entusiasmo. D’accordo, si trattava di persone cresciute in condizioni molto particolari, ma venendo qui si aspettavano chissà che cosa!
Prima ancora che i “picchi muraioli”, ovvero i venditori di souvenirs, distruggessero completamente il Muro per smerciante i frammenti più colorati, molti tedeschi della Sassonia, della Turingia, del Brandenburgo ecc. piantarono le tende nei nostri liberi territori, illudendosi di potervi mettere radici.
Se ora li odiamo è anche perché, con la Caduta del Muro, ci è venuta a mancare un’utopia fondamentale. A parte ciò, anche i pesci hanno qualcosa di magico e misterioso, finché non li teniamo tra le mani e scopriamo che puzzano.
D’altro canto, però, noi abbiamo potuto invadere l’Est con i nostri innumerevoli prodotti, che ormai non sapevamo più a chi appioppare. Un sacco di altra gente era lì che aspettava con il becco spalancato, similmente a uccellini che hanno appena spaccato il guscio dell’uovo. Che amara sorpresa che hanno avuto quando gli è caduta addosso una valanga di merda!
Video World, Hair Boutique, McDonald’s… l’omologazione è incominciata fin da subito. Almeno per quanto riguarda le insegne e le cose da bere e da mangiare, li abbiamo occidentalizzati immediatamente. Per il resto, come detto: “mission impossibile”.
Erano pezzenti prima, sono pezzenti anche ora. Solo che oggi almeno vanno in giro vestiti come i nostri poveracci e non come quelli della Bucovina o di Vladivostock!    

Erano dei ritardati dell’Economia, mentre noi avevamo perso di gran lunga ogni traccia di moralità. Abbiamo scaraventato sulle loro teste montagne di cose inutili, ingoiando solo qualcosina dell’immondizia socialista: scorie carbonifere e scarti tessili che una volta andavano a ruba in Bulgaria, in Cecoslovacchia, in Jugoslavia. Lo abbiamo capito sull’istante: “Di questi qui ne facciamo un sol boccone!”
Chi aveva zii e cugini dell’Altra Parte ha dovuto dapprima accoglierli e, dopo tre giorni, spalancare la finestra per fare uscire il cattivo odore. Un mucchio di seccature, come trovargli al più presto un alloggio e un lavoro; insomma: la mia esperienza con Hans è tipica di molti altri tedesco-occidentali.
Avevano tutti imparato una professione a spese dei Rossi. Erano tutti ingegneri e professori, e chi non lo era, sapeva quantomeno montare e smontare aggeggi oppure imbiancare una parete. Purtroppo c’era questo problema della lingua. Con la bocca erano addirittura più imbranati degli stranieri. E, poco dopo la cosiddetta Riunificazione, i loro rampolli hanno preso a bruciare le case dei turchi e ad ammazzare per strada negri e asiatici, che fino ad allora erano stati i nostri fedeli schiavetti. Abbiamo avuto davvero un sacco di grane per colpa loro!
 
No, Hans figli non ne aveva, a quanto ne so. Voi mi dite che non si è mai sposato… Beh, lo ignoravo. I nostri contatti sono andati via via allentandosi, fino a interrompersi del tutto. Ma com’è morto? Ah, crepacuore. Peccato: lui che era sempre così vivace, così entusiasta…! Ma solo nei primi tempi, chiaro. E che libri scriveva? Romanzi? Okay, vi prometto che ne comprerò uno e cercherò di… Come dite? “La più importante voce dell’Unità Tedesca”? Mah, sentite: se proprio vogliamo parlare di “voce”, la sua ce l’ho ancora nelle orecchie e anche dopo tutti questi anni continua a risuonarmi dentro la scatola cranica e vi assicuro che non è affatto una sensazione piacevole. No, non criticate il mio atteggiamento e statemi ad ascoltare! Ora abbiamo la crisi e di chi è la colpa? E’ di chi ha voltato le spalle al comunismo! Stavamo meglio prima, con il presunto nemico dietro l’angolo. Eravamo in competizione con un altro sistema e i politici dovevano dimostrare che il nostro era più umano. Come? No, certo che non sono comunista! Io credevo nel liberalismo. Ma guardate che cosa hanno fatto i padroni del vapore e i loro manager fighetti da quando sono crollate le barriere! E inoltre la Cortina di Ferro serviva per farci sognare. Era come un film in cui ciascuno di noi sapeva di poter entrare in ogni momento, se solo avesse avuto un pizzico di coraggio: un passettino da questa parte all’altra, ed ecco sbocciare una storia d’amore con qualche bella russa o ungherese, che ora invece fanno quasi tutte le puttane da noi. Era come ne La spia che venne dal freddo, se è questo il titolo giusto. Perché tanta ilarità? Sto forse dicendo sciocchezze? Io Hans l’ho aiutato a sistemarsi anche se nessuno mi costringeva a farlo. Tutto il “senso di solidarietà” di cui si faceva un gran parlare io non l’ho mai posseduto. E’ stato Kohl, quel grassone d’un cancelliere, a combinare il pasticcio. Potevano aprire i confini pur mantenendo due Stati differenti, e invece l’ingordigia ci ha fregati, come al solito. Kohl ha incorporato la DDR per aiutare i suoi amici ricchi. Dirò di più: lui, Kohl, in qualche modo era più furfante di Honecker e di tutti gli altri alti funzionari della SED messi insieme… Oh Dio, sto usando la stessa terminologia di Hans… Comunque sia: guardatemi ora! Alla mia età mi ritrovo disoccupato e senza sapere dove andare a sbattere la testa! E di chi è la colpa, se non… ?
Eh? Diritti d’autore? Sì, sono l’unico parente che Hans Kunze aveva, credo. Il copyright sui suoi libri? Davvero? Spetta a me? E questi libri si vendono? Ah, ora che è morto si vendono bene. Capisco. Beh, fortunato non lo è stato mai…
Oh, sicuro: io Hans me lo ricordo, me lo ricordo bene. Un bravissimo ragazzo, con tante, tantissime qualità. Non mi sono mai pentito di avergli dato una mano. Ma… a quanto ammonta la cifra?
(…)
Un ragazzo perbene, anzi perbenissimo, sul serio.






lunedì, dicembre 20, 2010

San Martin Texmelucan, Messico: inferno sulla Terra


Ancora un disastro ambientale, ancora una prova che dobbiamo completamente cambiare modus vivendi se vogliamo ancora offrire ai nostri figli uno scampolo di natura.


L'esplosione nel cuore del Messico ha distrutto una trentina di edifici. 52 persone sono morte; tra di loro, 13 bambini

Gli squali del profitto non investono in sicurezza, forti delle leggi che si sono fatte fare su misura, e, a parte la perdita di vite umane (già preventivata da qualsiasi multinazionale e dai governi corrotti, loro "pendant"), siamo certi che il nostro pianeta è già "gonfio". Quanto altro veleno possono assorbire le nostre terre? Quanto altra merda possono ingoiare i nostri mari? Tocca alla semplice gente alzarsi e protestare ogni volta che vedono arrivare una colonna di mezzi di costruzione appartenenti a compagnie come la Pemex.

L'incidente di San Martin Texmelucan è ancor più grave in quanto provocato da una banda di ladri di greggio, altro segno che la cosiddetta "crescita economica" lascia molta gente a bocca asciutta.


(Leggi l'articolo di
Guido Olimpio sul Corriere.)



sabato, dicembre 18, 2010

Inter Campione del Mondo!



Ad Abu Dhabi, sotto uno splendido sole e con una temperatura di 21 gradi centigradi,


TP Mazembe - Inter 0-3

Marcatori:
Pandev 13’
Eto'o 17’
Biabiany 85’



L’Inter vince così per la terza volta il titolo mondiale, dopo gli exploit leggendari del 1964 e 1965 contro l’Independiente (allora la competizione si chiamava Coppa Intercontinentale).
Questo è il quinto titolo dei Nerazzurri conquistato nel 2010, dopo lo Scudetto, la Coppa Italia, la Champions League e la Supercoppa Italiana. Soltanto uno in meno dal record del Barcellona che un anno fa vinse anche la Supercoppa Europea.


Il Mazembe sperava nel miracolo, che non si è però verificato. A nulla sono infatti servite le preghiere eseguite, come al solito, sulla linea di porta dagli undici giocatori del "Tout Puissant".













domenica, dicembre 05, 2010

Peter Kolosimo, in cosmica memoria

Fu uno degli autori della mia gioventù e tra i precursori della "fantarcheologia", perciò gli dedico qualche riga. Gli alieni? Esistono, eccome!

A oltre venticinque anni dalla sua morte, resta tra gli autori italiani più venduti all'estero. Tutti i ragazzi e tutti gli appassionati di "misteri spaziali" non possono non amare i suoi libri. Peter Kolosimo, modenese, si chiamava in realtà Pier Domenico Colosimo; di padre italiano e madre americana. Crebbe a Bolzano, e dunque conosceva benissimo il tedesco. Si laureò in Germania ma già allora la sua mente era tutt'altro che freddamente scientifica: la sua fantasia galoppava. Tornato in Italia, iniziò a scrivere racconti di fantascienza con lo pseudonimo "Omega Jim"...



Le sue doti linguistiche, la grande curiosità per paesi "esotici" come la Russia, la Cina e il Giappone e le sue simpatie per il comunismo lo portarono là dove molti - prima e dopo di lui - non sarebbero mai arrivati. Scrisse un articolo sullo Sputnik quando ancora tanti non avevano alcuna idea dell'imminente "corsa allo spazio" tra l'U.R.S.S. e gli U.S.A. Come corrispondente estero per L'Unità fu l'unico giornalista italiano presente alla proclamazione dello Stato della DDR (la Deutsche Demokratische Republik, ovvero la Germania Orientale). Divenuto poi direttore dell'emittente Radio Capodistria, si vide rimuovere dall'incarico dalle autorità iugoslave perché era di idee filosovietiche.
Nel 1969, il grande successo letterario con l'assegnazione del Premio Bancarella per Non è terrestre.
Questo libro ebbe immediata risonanza anche all'estero. (Nel mondo anglosassone è conosciuto come Not Of This World.)
Si trattava di scienza o di pseudo-scienza? Fatto sta che, con esso, Kolosimo diede la stura a tutta una serie di titoli in cui teorizzava suggestive ipotesi sulle origini del nostro pianeta. Oltre ai precedenti Terra senza tempo e Ombre sulle stelle (più volte ristampati), il pubblicista (pseudostorico e "fantarcheologo") avrebbe sfornato opere come Odissea stellare, Polvere d'Inferno, Civiltà del silenzio, Viaggiatori del tempo, ecc., sempre contesissimo da varie case editrici.


Scrive di lui il comitato di scrittori Wu Ming (www.wumingfoundation.com):

<< I libri di Kolosimo sono pieni di pezze d'appoggio di scienziati russi, bulgari, tedesco-orientali: “Il professor Alexei Kasanzev”, “Kardasev scrive”, “Il biologo sovietico A. Oparin” “Il sovietico Nikolai Brunov scrisse già nel 1937”, “Viaceslav Saitsev, il noto filologo dell'Accademia delle Scienze bielorussa” e via così. Oggi possono suonare grottesche, muovere al riso o a ipotesi estreme. Kolosimo agente del blocco orientale, incaricato di diffondere in occidente strane teorie, per loschi fini di guerra psicologica? Mah. Forse la questione è più semplice: leggeva quelle lingue, aveva accesso a quel materiale, e ai suoi lettori la cosa piaceva. Durante la guerra fredda, vista da qui, la scienza sovietica aveva un che di bizzarro, una vibrazione di esotica eterodossia, anche agli occhi di chi si batteva per l'altro modello, quello capitalista-americano. La curiosità per l'est fu un fenomeno trasversale, come lo sono oggi l'ostalgia e il modernariato del socialismo che fu.
A noi piace reputare Kolosimo un guerriero, uno che ha combattuto perché l'immaginario non si restringesse e, al contempo, la fantasia (anche quella più sbrigliata) tenesse le radici nella realtà, nel conflitto che senza pause muove la società. In fondo, nonostante il suo stalinismo, Kolosimo non era tanto distante da Radio Alice e dai giovani “mao-dadaisti” del '77.
Kolosimo colmò un buco, una lacuna, una gigantesca nicchia di immaginario e mercato editoriale. In quell'epoca iper-ideologizzata, gli intellettuali avevano decretato la “morte del romanzo”. Non per questo si era estinto il bisogno di romanzesco: in edicola, Urania, Segretissimo e Il Giallo Mondadori vendevano un numero di copie oggi impensabile. Tuttavia, erano pubblicazioni settoriali, rivolte a target di lettori specifici. C'era bisogno di un'operazione azzardata, che scavalcasse i recinti e andasse incontro ai bisogni di più lettori.
Kolosimo intercettò la voglia di viaggio e di mistero che pervadeva tutto l'occidente (gli UFO, il triangolo delle Bermude, Uri Geller che piegava i cucchiaini con la forza del pensiero) e la “dirottò” in una direzione inattesa. Camuffando da saggi divulgativi le sue narrazioni fantascientifiche, il vecchio Omega Jim creò un grande fenomeno di costume.
>>






sabato, dicembre 04, 2010

Mario Monicelli, tra neorealismo e commedia all'italiana


E' notizia dell'ultima ora: "Sarà intitolato a Mario Monicelli il binario della stazione di Santa Maria Novella famoso per una scena cult del film Amici miei ..."



Monicelli era un uomo gioioso, a dispetto del suo estremo gesto; un artigiano della cultura intelligente (anche se non sempre libera come lui avrebbe desiderato); un italiano della risma di Sandro Pertini, e dunque un pacifista impegnato, oltre che un progressista.





Nato a Viareggio, crebbe in un'atmosfera da bohéme. Dopo aver diretto Totò, contribuì alle fortune di Vittorio Gassman, Alberto Sordi e tanti altri; soprattutto di Gassman, che fu protagonista de I soliti ignotiLa Grande Guerra e del fortunato binomio "medievale" dedicato al personaggio di Brancaleone.

Sordi indossò per Monicelli le vesti semi-inedite di attore drammatico, non solo ne La Grande Guerra ma anche in Un borghese piccolo piccolo e ne Il Marchese del Grillo. Ugo Tognazzi lavorò con il Maestro in Romanzo popolare e nei primi due "atti" di Amici miei (il terzo venne diretto da Nanni Loy)...

La sua scelta, l’ultima, quella che ha fatto tanto discutere, ha le sue fondamenta nel suicidio del padre, Tomaso Monicelli, giornalista e scrittore antifascista, avvenuto nel 1946. Il suicidio del filius (oltre sessant'anni dopo), uomo stanco della vecchiaia ma soprattutto ancor più stanco di non poter lavorare, è un esempio di coraggio, un gesto che riconferma il libero arbitrio, la piena volontà dell'individuo. Un volo da una stanza d'ospedale simile alla clinica del Professor Sassaroli; l'ultimo scherzo del Conte Mascetti. E... honni soit qui mal y pense.




I film di Monicelli su Amazon.it
 





La Grande Guerra (1959) (2 Dvd) con Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Bernard Blier, Folco Lulli, Romolo Valli ecc. (DVD - 2009)


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Dettagli prodotto



Il Marchese Del Grillo (Deluxe Edition) (2 Dvd) con Alberto Sordi, Camillo Milli, Cochi Ponzoni, ecc. (DVD - 2010)


    EUR 13,76 EUR 12,99

 



 



Amici Miei Trilogia (3 Dvd) con Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Alessandro Haber, Angela Goodwin, ecc. (DVD - 2009)


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Romanzo Popolare con Ugo Tognazzi, Alvaro Vitali, Michele Placido, Ornella Muti, ecc. (DVD - 2001)

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L' Armata Brancaleone con Vittorio Gassman, Catherine Spaak, Enrico Maria Salerno, ecc. (DVD - 2009)


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Brancaleone Alle Crociate con Vittorio Gassman, Adolfo Celi, Beba Loncar, Gianrico Tedeschi, ecc. (DVD - 2010)


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Le Rose Del Deserto con Alessandro Haber, Giorgio Pasotti, Michele Placido, ecc. (DVD - 2011)


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I Soliti Ignoti con Totò, Marcello Mastroianni, Vittorio Gassman, Carla Gravina, Claudia Cardinale, Memmo Carotenuto, ecc. (DVD - 2010)


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I Picari con Bernard Blier, Blanca Marsillach, Claudio Bisio, ecc. (DVD - 2010)


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Amici Miei con Ugo Tognazzi, Adolfo Celi, Bernard Blier, Duilio Del Prete, ecc. (DVD - 2009)


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Facciamo Paradiso con Aurore Clement, Lello Arena, Margherita Buy, ecc. (DVD - 2010)


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Un Borghese Piccolo Piccolo con Alberto Sordi, Romolo Valli, Shelley Winters, ecc. (DVD - 2009)


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La Ragazza Con La Pistola con Monica Vitti,  Carlo Giuffre', Corin Redgrave, ecc. (DVD - 2010)


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Libri consigliati:



Cinema. Cent'anni di storia (I tascabili) [Brossura]

di René Prédal




       I film di Mario Monicelli (Effetto cinema) [Brossura]

di Ivana Delvino