martedì, settembre 09, 2008

Werner Herzog

 Vidi Werner Herzog aggirarsi per Monaco di Baviera agli inizi degli Anni Novanta. Era a bordo di un pulmino Volkswagen e tagliava le strade di Schwabing ("il quartiere degli artisti") come se fosse alla ricerca di qualcosa. Probabilmente era stordito per la morte di Klaus Kinski. Ancora più probabilmente cercava finanziatori per poter produrre Kinski, il mio nemico più caro, docuritratto sull'interprete di cinque suoi film (da Aguirre, furore di Dio del 1972 a Cobra Verde del 1988).

Herzog aveva conosciuto l'attore polacco-tedesco (vero nome: Nikolaus - "Klaus" - Günther Nakszynski) quando, tredicenne, aveva coabitato con lui a Monaco di Baviera, nell'appartamento dei propri genitori, i quali erano troppo poveri per permettersi di abitare da soli. Kinski, allora un giovanotto di ventisei anni, era già un personaggio folle e problematico, e si può capire che Werner Herzog, di per sé una personalità eccentrica, fosse rimasto affascinato dal leggendario e geniale attore, tanto da ricordarsi di lui quando si trattò di girare pellicole su eroi schizofrenici e psicopatici: in Perù e lungo il Rio delle Amazzoni (Aguirre, furore di Dio, e Fitzcarraldo), Africa (Cobra Verde), nonché Mitteleuropa (Nosferatu e Woyzeck). 


Alla "Herzog Connection" appartenne anche il musicista e compositore Florian Fricke, il quale alla fine degli Anni Sessanta partecipò come assistente tecnico e figurante pianista nel film Segni di Vita (Lebenszeichen), primo lavoro ufficiale di Herzog. Poco tempo dopo Fricke fondò i Popol Vuh, band votata a un progressive rock dai toni etnico-meditativi, e la particolarità di quella musica convinse il regista a sceglierla come colonna sonora di molte sue opere (tutte quelle con Kinski e in più Herz aus Glas, del 1976, oltre che per diversi documentari).



Il vero nome del regista è Werner H. Stipetic (le sue origini sono croate; i genitori, Elisabeth e Dietrich, erano biologi). In Germania studiò Storia, Storia del Teatro e Letteratura, ma senza mai terminare gli studi. Si iscrisse alla Duquesne University di Pittsburgh, ma smise di frequentarla dopo pochi giorni. Nel 1961 si mise a lavorare in una fabbrica metallurgica per finanziare i propri film. Già nel 1963 fondava la sua casa di produzione. Nel 1966 venne assunto dalla N.A.S.A., ma diede quasi subito le dimissioni.


Herzog, che da anni vive a Los Angeles, è stato sposato più volte (l'utima sua moglie, Lena, è nata in Russia) e alla sua "connection", ovvero al suo gruppo di collaboratori fidati, appartengono anche i suoi familiari (in primo luogo il fratello Lucki Stipetic, produttore, e il figlio Rudolph, produttore e regista).


Diversi episodi della sua biografia sono diventati leggendari. Nel 1974 percorse a piedi i 500 km. che separano Monaco di Baviera da Parigi per visitare l'attrice Lotte Eisner, che stava morendo di una grave malattia (la Eisner riuscirà a sopravvivere per altri 8 anni; ma non si sa se il merito sia da ascrivere a Herzog). Un'altra volta apparve a Joaquin Phoenix, che aveva appena avuto un incidente d'auto nell'impervia regione dei canyon; Herzog bussò sul finestrino e disse alla nuova star del cinema americano di non muoversi, di stare rilassato, chiamò al telefono un'ambulanza e sparì misteriosamente, così come era spuntato; ancora oggi Joachin Phoenix ride quando racconta di quell'episodio. A uno studente di cinematografia, Errol Morris, Herzog disse che si sarebbe mangiato una scarpa se il giovane sarebbe riuscito a fare un film; Morris accettò la scommessa e subito dopo diresse un documentario su un cimitero di animali, Gates to Heaven (1978), che gli diede una certa nomea e gli permise di dirigere in seguito anche The Thin Blue Line (1988) e Fast, Cheap & Out of Control (1997); Herzog non volle mancare alla promessa e si mangiò in pubblico una scarpa (il tutto è documentato in Werner Herzog Eats His Shoe, diretto nel 1980 da Les Blank). L'ultimo strano episodio che lo riguarda è di più recente data (2005): durante un'intervista all'aperto con il giornalista della BBC Mark Kermode a proposito di Grizzly Man, che era appena uscito nelle sale, un anonimo cecchino (fenomeno purtroppo frequente negli U.S.A., e in specie a Los Angeles) sparò addosso al regista. Herzog volle a tutti i costi continuare l'intervista, sebbene sanguinasse dal basso ventre... 


Ripercorrendo la sua filmografia, abbiamo la conferma che la sua specialità sono i documentari, oltre ai film che mischiano realtà e finzione; e in quasi tutte le pellicole di Herzog (la cui ambientazione abbraccia tutt'e cinque i continenti) sono inserite lunghe, a volte lunghissime sequenze paesaggistiche. Herzog ha messo tra l'altro in scena diverse opere liriche (a Bayreuth, alla Scala di Milano, all'Arena di Verona, e inoltre a Tokyo, Houston, Bologna, Parigi, Bonn...). Innumerevoli i premi da lui ricevuti, in Europa come in America, anche se Hollywood lo ha spesso accusato di avere un modo di lavorare "semplicemente amatoriale". La famosa rivista Entertainment Weekly lo ha votato come il 35simo miglior regista di tutti i tempi.



 


WERNER HERZOG - I lungometraggi


Segni di vita (Lebenszeichen) (1968)

Fata Morgana (1970)

Anche i nani hanno cominciato da piccoli (Auch Zwerge haben klein angefangen) (1970)

Paese del silenzio e dell'oscurità (Land des Schweigens und der Dunkelheit) (1971) documentario

Aguirre, furore di Dio (Aguirre, der Zorn Gottes) (1972)

L'enigma di Kaspar Hauser (Jeder für sich und Gott gegen alle) (1974)

Cuore di vetro (Herz aus Glas) (1976)

La ballata di Stroszek (Stroszek) (1977)

Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht) (1978)

Woyzeck (1979)

Fitzcarraldo (1982)

Dove sognano le formiche verdi (Wo die grünen Ameisen träumen) (1984)

Cobra Verde (1987)

Echi da un regno oscuro (Echos aus einem düstern Reich) (1990) documentario

Grido di pietra (Cerro Torre: Schrei aus Stein) (1991) 

Apocalisse nel deserto (Lektionen in Finsternis) (1992) 

Rintocchi dal profondo (Glocken aus der Tiefe) (1993) documentario

Il piccolo Dieter vuole volare (Little Dieter Needs to Fly) (1997) documentario

Kinski, il mio nemico più caro (Mein liebster Feind - Klaus Kinski) (1999) documentario

Invincibile (Invincible) (2001)

Kalachakra, la ruota del tempo (Wheel of Time) (2003) documentario

Il diamante bianco (The White Diamond) (2004) documentario

Grizzly Man (2005) documentario

L'ignoto spazio profondo (The Wild Blue Yonder) (2005)

Rescue Dawn (2006)

Encounters at the End of the World (2007) documentario

Bad Lieutenant: Port of Call New Orleans (2009), in produzione

mercoledì, settembre 03, 2008

Puntuale come la morte, riecco l'Isola dei Famosi

Riparte l'Isola dei Famosi, il celebre reality show condotto dall'ineffabile Simona Ventura, e in prima fila troviamo addirittura l'ex deputato di estrema sinistra Vladimir Luxuria. Ooops, pardon: l'ex deputata. La quale già si cala nell'atmosfera del programma dichiarando: "Sono stata corteggiata da famosi della politica e della tv. Ma non volevano amore,cercavano solo una botta e via''.





 

L'ex onorevole assicura i giornalisti: "Di omosessuali il Parlamento è pieno, ma si nascondono. Soprattutto a destra tendono a non dirlo".

Aggiunge quindi: 'Ho accettato per provare a vivere lontano da tutto e perché Simona mi è simpatica. Se dovessi vincere, l'ho messo a contratto, metà del premio andrà a bambini disagiati. Per me, comunque, sarà già una vittoria non mollare, finché il pubblico mi voterà". E: "Avrò modo di parlare dei trans e di come vivono. Molti si prostituiscono ed è successo anche a me. Per fortuna è durato poco, era un momento difficile. Però, capisco chi lo fa: prova ad andare a chiedere un posto da commessa o a fare un concorso alle Poste se sei trans!''


Ragazzi, qui c'è da divertirsi. Lunedì 15 settembre ci sarà lo start ufficiale del programma. Vladimir Luxuria, Flavia Vento, Belen Rodriguez, Veridiana Mallmann, Michi Gioia, Leonardo Tumiotto, Antonio Cabrini, Giucas Casella, Massimo Ciavarro e Giuseppe Lago: questi i dieci vip che vi parteciperanno. I nomi dei non-vip saranno svelati nei prossimi giorni. 



                http://www.isoladeifamosi2008.com/

         

                http://www.isola.rai.it 




sabato, agosto 30, 2008

Serie A: il Palermo non c'e'

1-3 a Udine. Inizia il campionato ed è già crisi profonda.

I Rosanero non ingranano. Dopo l'eliminazione da Coppa Italia ad opera del Ravenna, perdono anche la "prima" di campionato contro l'Udinese. Strepitoso Totò Di Natale, autore di una doppietta, al contrario di Cavani che sempre più sta rivelandosi un "mangia-goal"; ma non basta paragonare i reparti d'attacco per spiegare questa sconfitta. Si è trattata di una vera e propria demolizione quell compiuta dai friulani. Male la difesa del Palermo, molto male i centrocampisti, Liverani in testa. Si salva solo Fabrizio Miccoli, capace di creare almeno tre nitide palle-goal che - come già detto - Cavani ha saputo sprecare.

Sono sempre in corso le scommesse sul momento in cui il "Mister" Colantuono verrà licenziato

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Il presidente Zamparini

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Intanto nella Bundesliga tedesca pareggia il Wolfsburg di Barzagli (oggi senza Zaccardo): solo 2-2 in casa contro il non eccelso Eintracht Frankfurt. La squadra di Magath rimane comunque imbattuta dopo tre giornate.
Fermato il "volo" del piccolo, sorprendente 1899 Hoffenheim, che dopo due gare a punteggio pieno e senza reti al passivo ne becca ben 5 dal Leverkusen.
In attesa dei due match domenicali Bayern Monaco-Hertha e Stoccarda-Hannover, la situazione in testa alla classifica è questa:


Schalke, Hamburg e Dortmund 7 punti, Leverkusen e Hoffenheim 6, Wolfsburg 5.

venerdì, agosto 29, 2008

28/08/88: il giorno nero delle Frecce Tricolori

A vent'anni dalla tragedia di Rammstein, nel Palatinato, la Germania rinnova il lutto. Quel giorno, sul campo d'aviazione U.S.A., c'era uno show di velivoli da tutto il mondo, e proprio le nostre Frecce Tricolori dovevano provocare l'inferno.
Tre aerei italiani si urtano durante l'esibizione, uno precipita sulla folla (erano ca. 350.000 gli spettatori all'"Air Base" di Rammstein): 80.000 litri di cherosina infiammata causa la morte di 70 persone, oltre 450 riportano gravi ustioni e/o perdono uno o più arti.



I nostri media tacciono, ma la Germania ricorda, eccome. I toni sono tristi, ma c'è anche chi accusa i responsabili dello show per non aver fatto rispettare la distanza di sicurezza.



Le Frecce Tricolori sono in grado di entusiasmare persino coloro che non si erano mai sognati di interessarsi per il volo acrobatico, ma quel maledetto 28 agosto 1988 è rimasto come una macchia indelebile nell'albo della pattuglia aerea italiana.


domenica, agosto 24, 2008

'East is East'

(GB, 1999)


Mentre nella prima serata di sabato la RAI ci propone film indiani con molto colore ma assolutamente vuoti di significato, il tutto sotto la stupida egida "Amori con... turbanti" (roba da Settimana Enigmistica per spiriti poveri), bisogna aspettare le 4 del mattino (!) per vedere una pellicola realmente pregevole. A volte, in effetti, c'è l'imbarazzo della scelta tra il film che RAI 1 trasmette a tarda notte e il materiale proposto da Fuori orario su RAI 3. Già: il programma per insonni di "Mamma RAI" vale più di tutto quanto non ci viene mostrato nelle rimanenti 18-20 ore.


 Oggi abbiamo visto, a un'ora licantropesca, East is East, per la regia di Damien O'Donnell. Trattasi di un piccolo capolavoro basato su una pièce teatrale di Ayub Khan-Din (sua anche la sceneggiatura del film).


Manchester, 1971. Il pakistano George Khan (Om Puri), proprietario di una friggitoria, è sposato con l'inglese Elle (Linda Basset), con la quale ha una prole numerosa. Accecato dalla fede per il Paese d'origine, che è coinvolto in una guerra fratricida con l'India di Indira Gandhi, e per i severi principi della religione mussulmana (ma patria e islamismo sono per lui un'unica cosa), l'uomo non sembra accorgersi che i suoi sette figli crescono nello spirito dei cambiamenti - culturali e di costume - in atto in Inghilterra e nell'intero l'Occidente.

A conti fatti, George Khan vive in una sua propria realtà e i figli, complici la madre, in una loro. I problemi scoppiano quando George combina un matrimonio per il figlio più grande, Nazir (Ian Aspinall), il quale però durante la cerimonia abbandona l'altare e non farà ritorno a casa, anche per dare sfogo alle sue tendenze omosessuali (diventerà un modista di successo).

George, dai figli chiamato "Gengis" per i suoi modi dispotici, cerca allora di riparare lo scandalo agli occhi della comunità pakistana, e combina un doppio matrimonio per i due maschi che, per ordine di età, vengono dopo Nazir, ossia Tariq (Jimi Mistry), uno sciupafemmine frequentatore di discoteche, e il più remissivo Abdul (Raji James). Ora, le ragazze in questione, figlie di un certo Mr. Shah da Bradford, sono tutt'altro che due bellezze, e a questo punto non soltanto i due "prescelti", ma anche gli altri del clan si ribellano a George "Gengis" Khan, in un susseguirsi di scene che alternano il comico al drammatico. E' il momento del riscatto per la moglie Ellen, finora in bilico tra doveri matrimoniali e felicità dei propri bambini: la donna trova finalmente la forza per opporsi alla tirannia del coniuge, il quale è stato solito minacciarla con la chiamata in Inghilterra della sua prima moglie, rimasta in Pakistan.


La commedia mantiene un tono leggero ma contiene anche elementi che sbirciano all'inestirpabile razzismo dei britanni, similmente ai romanzi dell'anglo-pakistano Hanif Kureishi. Quando Abdul, disperato perché il padre ha deciso di ammogliarlo, va a ubriacarsi di birra in un pub, viene interpellato da un'allegra brigata che gli rivolge l'epiteto "uomo primitivo" e frasi del tipo: "Ti piace la bevanda dei bianchi, eh?" E, sui muri della tranquilla stradina multietnica in cui vive la famglia Khan, compaiono i manifesti del politico Enoch Powell (1912-1998), il conservatore razzista che voleva rimpatriare gli immigrati (fu addirittura Primo Ministro).


Debutto fortunato per il regista O'Donnell e stupenda interpretazione di tutti gli attori, a cominciare da Om Puri, naturalissimo nel ruolo dello straniero che non ha mai imparato a parlare bene la lingua del Paese ospitante e che crede di avere la situazione familiare sotto controllo, mentre in realtà i figli sono integrati nella società inglese e fanno le facce annoiate in moschea, dove si prega in un idioma che non capiscono.

Molto ben delineati i singoli personaggi. Saleem (Chris Bisson) è hippie, finge di studiare ingegneria per frequentare invece un corso d'arte e un giorno - ovviamente nel momento meno appropriato - porta a casa una "scultura" che mostra un pube femminile con tanto di peli (tra l'altro vietati dalla tradizione musulmana). Il più piccolo, Sajid (Jordan Routledge), indossa un parka che gli serve da nascondiglio permanente; Sajid non è stato ancora circonciso e, anche se i fratelli cercano di risparmiargli questa tortura, il padre viene a scoprirlo (avvertito dall'imam del sobborgo) e costringe il tredicenne a sottoporsi alla dolorosa operazione... che verrà eseguita da un medico indiano, e dunque proprio da un rappresentante di quella Nazione che George Khan odia maggiormente.

L'unica femmina, Meenah (Archie Panjabi), preferisce giocare a calcio piuttosto che indossare il sari...

 

Molto istruttiva la "gita" della piccola tribù nella cittadina di Bradford, dove risiede Mr. Shah, proprietario di un'estesa tenuta e padre delle due ragazze (davvero bruttine!) che sono state "promesse" ai recalcitranti Tariq e Abdul. Bradford, nel nord dell'Inghilterra, è la roccaforte di moltissimi pakistani. Ebbene, il cartello posto all'inizio della cittadina è stato sporcato con lo spray da qualcuno che l'ha ribattezzata "Bradstan". Meno di due anni dopo dall'uscita di East is East, Bradford fu teatro di gravi disordini razziali, provocati dagli estremisti del Fronte Nazionale.

sabato, agosto 23, 2008

Josefa Idem e gli amori nello sport

Grazie, Josefa!

 A 44 anni la canoista di origine tedesca regala all'Italia un'ennesima medaglia, e che medaglia! Solo 4 millesimi l'hanno separata dall'oro.

Josefa Idem è nel nostro Paese dal 1989. Vi si è trasferita per amore di Guglielmo Guerrini (divenuto suo allenatore; con lei in una foto dell'epoca).



  



Amori nello sport



Un'altra interessante coppia "olimpica" è quella formata da Alex Schwazer (oro nella marcia a Pechino) e la celebre pattinatrice Carolina Kostner. I due altoatesini hanno circondato la loro relazione di una discrezione che fa loro onore.



Non sempre infatti nello sport l'amore è tenuto nascosto: viene sbattuto in prima pagina per iniziativa degli stessi protagonisti o per la famelicità dei media. Ricordiamoci quale enorme evento mediatico rappresentò il matrimonio tra Francesco Totti e Ilary Blasi.





Tornando in ambito olimpico, altra love story più o meno silenziosa è quella tra Tania Cagnotto e Francesco dell'Uomo, entrambi tuffatori di rango internazionale.

   Tra le altre cose, i due sono testimonial dell'ADMO, l'Associazione Donatori Midollo Osseo. Un amore vero, di stile, e pieno di significati anche sociali.

 

Tutto il contrario del vizioso triangolo Laure Manaudou - Luca Marin - Federica Pellegrini, con la francesina che dispensa baci al dorsista Stasiulis, poi agli Europei in Ungheria lancia l'anello di fidanzamento contro Luca e quindi si fa ritrarre in immagini hard che fanno impazzire Internet. Tutto finisce con il sicilianissimo Luca che va a consolarsi tra le braccia di Federica, altra coriacea nuotatrice ma stavolta veneziana, e rivelazioni su particolari intimi di entrambe le relazioni (di pessimo gusto l'intervista rilasciata alle "Iene" dai due italiani freschi di fidanzamento).

In fondo in fondo, Luca Marin nel cambio di nuotatrici ci ha guadagnato: a vincere l'oro a Pechino infatti è stata la Pellegrini... 



Sa quasi di favola la love story tra John Baldwin, campione statunitense di pattinaggio artistico, e Rena Inoue, sua storica compagna sulle piste. Appena conclusa la prova di danza all'Xcel Energy Center di St.Paul, in Minnesota, Baldwin si inginocchia e davanti all'attonito pubblico chiede la mano a Rena, con la quale gareggia in coppia da sette anni e ha vinto per due volte il titolo di campioni U.S.A. Lei piange (dimostrando così di non essere preparata all'evento) e dice sì.  



 Il ghiaccio ispira evidentemente, perché simile è la storia di Helge Bjornstad, giocatore norvegese di sledge hockey che, al termine della partita con l'Italia alle Paralimpiadi di Torino (risultato: 12-0), riunisce a centrocampo compagni e avversari per fare la proposta di matrimonio alla bionda Catherine. Lei lo raggiunge sul ghiaccio e sugella il lieto fine con un bel bacio.


La nostra tennista Francesca Schiavone invece si è tolta, almeno nelle immagini, dall'imbarazzo dei sentimenti. Durante un torneo di tennis, nel riposo per un cambio di campo, dice a uno spettatore, accompagnando la cosa con un eloquente gesto: "Dopo... scopiamo!" Il prescelto risponde affermativamente muovendo la lingua e una mano a mo' di conferma.

(http://video.jumpy.it/striscia/C_3_video_2286_filevideoadsl.wmv)

Alla Schiavone piacciono i modi diretti, senza tanti fronzoli... e forse ha ragione lei. Di tanto in tanto, chiunque di noi dovrebbe fare così, ovvero lasciare il cuore a casa.





La love story più emozionante...



e purtroppo solo in parte a lieto fine, è quella che abbiamo conosciuto grazie all'oro vinto nel sollevamento pesi da Matthias Steiner. Salito sul podio, il robusto atleta ha mostrato la fotografia della moglie Susann, dedicando a lei la vittoria.

 Steiner, viennese, per la sua Susann (una ragazza che lo aveva contattato per via epistolare dopo averlo visto in tivù) si era trasferito in Germania e, dopo il matrimonio, aveva chiesto e ottenuto la cittadinanza tedesca. Lui e Susann avevano progettato di visitare insieme la Cina, durante le Olimpiadi, tanto che avevano aperto un conto per pagarsi il viaggio. Ma in un maledetto giorno del luglio 2007 lei muore in un incidente stradale. Matthias Steiner cade in profonda depressione, poi capisce che l'unico modo per poter continuare a vivere è quello di riprendere ad allenarsi per andare a Pechino e vincere l'oro per la sua amata. E ci riesce!

giovedì, agosto 21, 2008

Risate sulla pista del Nido d'Uccello


Al "Bird's Nest" di Pechino quest'oggi alcuni atleti ci hanno fatto proprio sbellicare. Stiamo parlando dei quartetti maschili e femminili delle staffette di Italia e U.S.A., due nazioni strettamente alleate - anche quando si tratta di improvvisare uno spettacolo comico.

E' stata ancora una volta una giornata d'atletica favorevole alla Giamaica. Anche perché i velocisti statunitensi hanno un rapporto a dir poco freudiano con il testimone (lo hanno dimostrato già in passato). L'ultima frazionista stelle-e-strisce è addirittura tornata indietro a raccoglierlo, rimettendosi a correre e arrivando, ovviamente, ultima. Il tutto mentre sugli schermi comparivano i volti disperati delle sue compagne.

Tra gli uomini, è stato Tyson Gay il Grande Imbranato. Proprio lui, l'uomo che doveva insidiare il recordman giamaicano Usain Bolt. Gay e Patton non sono riusciti a coordinarsi nel passaggio del testimone che, nell'evidente sconforto dei due atleti, è caduto a terra. La squalifica è inevitabilmente scattata.




E gli Azzurri?

La staffetta maschile 4x100 è stata squalificata dai giudici insieme alla Gran Bretagna (a beneficiarne è stata la Cina), ma comunque sarebbe stata fuori dalla finale con il tempo di 39"12. Le polemiche da parte degli staffettisti azzurri sono proseguite ai microfoni della Rai, con Simone Collio che ha attaccato duramente la Federazione Italiana di Atletica Leggera: "Abbiamo sbagliato e ci prendiamo tutte le nostre responsabilità" ha detto il velocista azzurro, "ma non è tutta colpa nostra. Dai mondiali di Parigi in poi, abbiamo cambiato sei volte il quartetto. Vengono prese decisioni che a mio avviso non sono corrette. E noi non capiamo perché. Così non si va da nessuna parte."


Da nessuna parte sono andate anche le nostre "campionesse", che in quanto a imbranataggine cercano il loro pari tra tutte le squadre del mondo. Quattro cambi sbagliati su quattro... Incredibile ma vero.


Dopo le risate fatte ieri sera grazie all'Italia del calcio (ri-debutto del "genio degli allenatori", quel Lippi che ci ha fatto vincere un mondiale con 10 difensori e 1 attaccante), 2-2 contro la "fortissima" Austria, non credevamo di poter ridere allo stesso modo pure oggi...

Lo sport, quando vuole, fa proprio bene alla salute!

martedì, agosto 19, 2008

Lettera di un giovane depresso a Beppe Grillo

Caro Beppe,

sono un diciassettenne di Castellammare di Stabia, vicino Napoli, e ti scrivo questa lettera per ringraziarti, ringraziarti di avermi aperto gli occhi sullo stato di disastro in cui si trova il nostro paese, ringraziarti per aver intrapreso tutte quelle battaglie in cui ti fai sempre moltissimi nemici, ringraziarti per avermi fatto scoprire i veri nemici ed i veri uomini neri da cui mi devo guardare. Eppure, nonostante questo devo dirti che ti odio profondamente. Ti odio perchè per la prima volta mi hai fatto riflettere sul fatto che per me il futuro non può essere che peggiore del presente, ti odio perchè mi hai fatto rendere conto che la mia vita non è nelle mie mani, ma nelle mani di "un qualche consiglio di amministrazione con sede alle Isole Caiman" che farà danni a cui io ed altri futuri uomini della classe dirigente dovremo cercare di trovare rimedio, ti odio perchè mi sono reso conto che le persone non fanno niente per cercare di risolvere i problemi, ma anzi cercano di ignorarli, quindi volevo dirti principalmente che ti odio Beppe Grillo, perchè per la prima volta ho paura pensando al futuro, per la prima volta se penso al futuro non mi vedo più come dottore o come nuotatore ad un olimpiade (sogni molto contraddittori a dir la verità), ma mi vedo in un mondo rovinato dall'avidità e dalla cecità dell'uomo, sommerso da merda tossica di ogni tipo e genere, e fattura e provenienza, mi vedo mentre cerco di difendermi da problemi come il cancro,le guerre per il petrolio, il razzismo, gli psiconani (perchè quelli ci saranno sempre), le energie rinnovabili che esistono da inizio '900 e che vengono ignorate, penso a tutto questo.....e ho paura, tanta paura. Alcuni dicono che nel 2019 un asteroide colpirà la terra e ci spazzerà via, io spero che sia vero, perchè sarà solo il male minore che ci affliggerà per quel periodo, e poi più nulla. In conclusione , volevo dirti che nonostante io ti odii, continuerò a sostenerti SEMPRE ED INCONDIZIONATAMENTE, perchè finché ci sarai tu che combatterai per quel che ritieni essere giusto, il futuro sarà un po’ più promettente per me, perciò non perdere mai le speranze grilletto e continua ad urlare "VAFFANCULO!!!" per tutti noi.


http://www.beppegrillo.it/

domenica, agosto 17, 2008

Leggete e fate leggere 'Famiglia Cristiana'

Il settimanale dei Paolini ha criticato la "politica miope e lontana da problemi gente" di questo governo. E, come fa non da ieri, ha espresso preoccupazioni per il futuro degli italiani, chiedendosi: "Riuscirà [Berlusconi, "presidente spazzino"] a fugare il sospetto che quando è al potere la destra i ricchi si impinguano e le famiglie si impoveriscono?" Inoltre critica "la sciocca e inutile trovata" delle impronte digitali ai bimbi ROM, con cui il nostro Paese sfiorerebbe il rischio di un nuovo fascismo.


Sulla pubblicazione si sono scagliati tuoni e fulmini: dal Vaticano e da vari rappresentanti governativi. "Qui" hanno spiegato da ambienti vaticani "è noto come questo settimanale lavori: in un certo senso sono fuori dalla realtà. Affrontano sì i grandi temi (famiglia, la droga, i giovani ecc), ma utilizzando vecchi schemi. Il riferimento al fascismo è uno di questi".

 

            (Gli editoriali "incriminati" di Famiglia Cristiana li trovate qui:
1 e 2.)


In anni recenti, Famiglia Cristiana ha criticato il governo Berlusconi in particolare per l’invio di soldati in Iraq, per le cosiddette leggi ad personam e per la riforma scolastica proposta da Letizia Moratti. Poi però è toccato anche al governo Prodi, accusato per il numero esagerato dei suoi componenti, per la presentazione del disegno di legge governativo sui DICO e per l’assenza di politiche in favore della famiglia.

Per quanto possa valere il parere di un laico - perdipiù ateo! -, Famiglia Cristiana non ha mai messo in discussione i valori autentici e basilari del cattolicesimo, anche se da tempo ha scelto la politica delle mani libere, promuovendo un’informazione sui fatti di casa nostra senza legarsi a nessuno schieramento e richiamando i governi a una soluzione dei problemi che rifletta una visione solidale della realtà. Le preoccupazioni espresse dal settimanale sono quelle di almeno la metà degli stessi italiani... 

Osservo, invece, continue prese di posizione concretamente politiche da parte delle maggiori istituzioni ecclesiastiche, che - chiaro! - parteggiano ponziopilatamente per il centrodestra.





Il neosegretario di Rifondazione Paolo Ferrero, che di confessione è valdese, ha espresso la sua simpatia al direttore e al settimanale, "dopo i forsennati e volgari attacchi che ha ricevuto, in queste ore, dai soliti e febbricitanti 'avanguardisti' del PdL (Gasparri, Giovanardi, La Russa, etc.) per aver osato mettere nero su bianco quella che è un'evidenza, più che un giudizio, e cioè che il ritorno del fascismo è, nell'Italia di oggi, un rischio reale". E aggiunge: "Anzi: piu' che un ritorno al fascismo, la situazione ricorda quella del disfacimento della repubblica di Weimar", richiamando alla memoria la confusione - in regime democratico - che precedette l'avvento del nazismo.

 

E Franco Monaco, altro esponente di Rifondazione, afferma: "Si spiega la reazione stizzita e insolente della destra a Famiglia Cristiana: essa [la destra] ha sempre preteso di annettersi la Chiesa, di strumentalizzarla politicamente".




Ma il settimanale cattolico vuole difendendersi da solo; giustamente. Dopo il direttore don Antonio Sciortino (54 anni, originario di Caltanissetta, studi di filosofia e di teologia pastorale a Roma, prete paoliono dal 1988, direttore di Famiglia Cristiana dal 1999) e l'editorialista Beppe Del Colle, a rispondere alle accuse sono i giornalisti del settimanale. E senza fare sconti a nessuno.


"Famiglia Cristiana è una testata importante della realtà cattolica, senza per questo esprimere la linea ufficiale della Santa Sede e della CEI [Conferenza Episcopale Italiana]. I suoi giornalisti sono al servizio solo della verità e della libertà di informazione, in piena autonomia, avendo come stella polare il magistero e la dottrina sociale della Chiesa". Detto questo, "il Comitato di Redazione respinge sia le calunniose affermazioni espresse da politici evidentemente vittima della calura ferragostana sia le dichiarazioni di chi pretestuosamente ha iscritto d'ufficio Famiglia Cristiana nella propria area ideologica".


E, nell'ultimo editoriale, scrive del Colle: "Non siamo mai cambiati nel modo di affrontare le realtà del mondo con spirito di cristiani. Eppure, di tanto in tanto arrivano lettere: siete cattocomunisti. Perchè? Perchè critichiamo l'attuale Governo, come abbiamo fatto con tutti i Governi, anche democristiani, quando ci sembrava giusto e cristiano farlo".

venerdì, agosto 15, 2008

DNA: italiani unici!

... caso mai avessimo avuto dubbi...

La ricerca condotta dalla rivista Current Biology giunge alla conclusione che quella degli italiani è una stirpe praticamente a sé stante. Nella mappa genetica europea, solo noi e i finlandesi formiamo due "isole" separate.
Nel nostro caso, l'unicità genetica sarebbe stata preservata dalle Alpi, che, agendo da barriera genetica oltre che geografica, hanno reso più difficile al nostro DNA combinarsi con quello di altre popolazioni europee.



Leggo già la perplessità sul volto di molti connazionali, che si ritengono affatto appartenenti alla "tribù" italica e sentono di assomigliare di più a un francese o a un greco o a uno scandinavo piuttosto che al vicino di casa...

domenica, agosto 10, 2008

Videomessaggio dell'amico Fred

"Non è a Pechino perché troppo vecchio!"



L'amico Fred ha lasciato il Lazio e l'Italia per andare a vivere negli Stati Uniti, da dove spedisce messaggi ai connazionali e al mondo intero (lo fa anche in inglese) usando la piattaforma YouTube. Il suo nomignolo di riconoscimento è: freedomanddemocracy.



sabato, agosto 09, 2008

Il sultano dell'Oman regala a Palermo 5,5 milioni

Ha visto Palermo senza mai scendere dall'Al Said, il suo panfilo a tre piani da 155 metri con biblioteca, eliporto e giardino fornito di 5.000 piante. Il Sultano dell'Oman, Qaboos Bin Said, nel capoluogo siciliano da martedì scorso, si è accontentato di guardare le bellezze architettoniche palermitane su uno schermo gigante allestito all'interno dell'imbarcazione reale dove vengono proiettati i video realizzati dai suoi fedeli servitori.

"E' questa la sua vacanza" fanno sapere le persone a lui vicine. "Tanto relax, musica classica in sottofondo e lettura di tanti libri." E, tra una pausa e l'altra, il sultano si diverte a guardare le fotografie scattate e i video girati negli ultimi giorni dai collaboratori che sono stati sguinzagliati in giro per la città: da Montepellegrino al Palazzo dei Normanni, dalla Cattedrale di Palermo a quella di Monreale.

Ma di mettere piede fuori dall'Al Said non ci pensa proprio il sultano. Non ha presenziato neppure la cerimonia di consegna di tre assegni, del valore complessivo di 5,5 milioni di euro, all'ospedale dei bambini "Di Cristina", al Conservatorio di Palermo e all'associazione Telefono Azzurro. Sorpresi, e soprattutto grati, i destinatari dei maxi-assegni, ancora increduli.

Qaboos Bin Said non si farà vedere nemmeno questa sera, quando si terrà la cena di gala a bordo del Fulk Al Salamah, la nave d'appoggio del panfilo reale. Gli invitati sono uomini che occupano le poltrone che contano; nessunissima donna al seguito. La nave è off limits alle donne.

La nave-appoggio su cui si terrà la sontuosa cena di gala, ormeggiata accanto all'Al Said e che ha un elicottero militare a bordo, è color crema. Un po' più corta del panfilo reale, misura "appena" 135 metri. Gli scalini dei sette ponti della nave sono rivestiti di finiture dorate. Ci sono tappeti ovunque, naturalmente di grande qualità. E poi ci sono dappertutto le foto del sultano. I mobili sono coperti da centrini bianchi candidi, tutti rigorosamente fatti con l'uncino a mano. E poi, tanta frutta fresca sui tavolini di ciliegio e ciotole d'argento piene di cioccolatini e noccioline.
Per la cena, si prevede cucina tipica omanita, leggermente occidentalizzata. I tavoli saranno coperti da tovaglie rifinite con filo d'oro. Infine, piatti in porcellana finissima, bicchieri di cristallo pregiato e posate in oro massiccio.

Dicono che il sultano sia molto "soddisfatto per l'accoglienza ricevuta". E c'è da crederci. Il via-vai di persone sul molo Vittorio Veneto del porto di Palermo non è mai finito. A tutte le ore ci sono intere famiglie che vanno lì per scattare qualche foto e sognare ad occhi aperti.

mercoledì, agosto 06, 2008

La SPD espelle l'ex ministro Clement

La socialdemocrazia è

un mostro senza testa.

La socialdemocrazia è

un gallo senza cresta...


cantava Claudio Lolli in tempi politicamente meno ambigui. La Sozialdemokratische Partei Deutschlands (SPD) è stata per oltre 100 anni punto di convergenza della sinistra tedesca, anche perché, fin dalla nascita della Bundesrepublik, aderire al KPD (il partito comunista) significava - e significa - beccarsi un Berufsverbot - un divieto di lavoro -, cosa che stranamente non avviene se si è membri di un gruppuscolo in odore di nazismo. Nel dopoguerra, il periodo più brillante della SPD si ebbe con il governo di Willy Brandt (1969-'74), che dovette dimettersi perché il suo segretario venne smascherato come spia della DDR (ovvero della Germania "comunista"). Il successore di Brandt fu Helmut Schmidt,  personaggio assai discusso per le sue tendenze riformistiche.


Ma l'intera storia della "nuova" SPD (dal 1946 in poi) ha a che fare con il riformismo ideologico: il partito ripudiò il marxismo nel congresso di Bad Godesberg (1959) sotto l'influenza di Herbert Wehner, adottando il Godesberger Programm che rimase in vigore fino al 1989 quando fu sostituito dall'ancora più moderato Berliner Programm. Quest'ultimo fu in pratica una svolta a favore del neoliberismo messa in atto da Gerhard Schröder, Cancelliere dal '98 al 2005 e fautore della cosidetta politica di "nuovo centro" (Neue Mitte). Schröder, ex avvocato di successo, era chiaramente animato da interess personali. Dopo cinque anni disastrosi per la classe operaia (l'inizio del caos che regna attualmente), nessuno si sorprese quando lui si ritirò dalla politica per accettare un incarico lucroso offertogli dal gigante russo Gazprom. Il mandato di Schröder deluse talmente i socialdemocratici di vecchia fede che molti "emigrarono" nella PDS (formatosi da una costola del partito di regime dell'ex DDR). Ora, grazie anche alla spinta a sinistra di "Die Linke" (movimento nato dalla fusione di PDS e Lavoro e Giustiza sociale – Alternativa elettorale), i "veri" socialdemocratici hanno riconquistato la lobby del partito-madre. Era già nell'aria la condanna dell'"Agenda Schröder" da parte dei dirigenti socialdemocratici; dunque, la recente esclusione dalla SPD dell'ex Ministro per l'Economia Wolfgang Clement è solo un'azione conseguente, anche se ha destato tanto scalpore.


Il motivo dell'espulsione risale alle elezioni regionali di aprile nel Nordrhein Westphalen. Clement aveva invitato gli elettori socialdemocratici a non dare il loro voto alla candidata socialdemocratica Andrea Ypsilanti. A provocare forti proteste nell'elettorato socialdemocratico era stato in particolare il fatto che Clement, membro del "consiglio di sorveglianza" di una ditta affiliata al gruppo energetico RWE, aveva attaccato la Ypsilanti per il suo no alle centrali nucleari. Alcune sottosezioni della SPD avevano immediatamente chiesto provvedimenti nei suoi confronti, per comportamento nocivo agli interessi del partito.


Il 67enne politico, iscritto alla Spd dal 1970, all'epoca si era detto "molto preoccupato dai passi indietro che vengono compiuti soprattutto nelle politiche del mercato del lavoro" e aveva anche minacciato di lasciare la SPD se questa si fosse avvicinato troppo a "Die Linke".


La sua espulsione dal partito rappresenta un messaggio chiaro agli elettori di sinistra: "Siamo tornati a essere i rappresentanti della classe lavoratrice". E, aggiungiamo noi, degli intellettuali come Günter Grass, che dalla SPD è uscito polemicamente più volte per poi farvi ritorno altrettante volte. L'unico torto che Grass certamente si autorimprovera: quando  Schröder si candidò per la poltrona di Cancelliere, celebre e già allora vetusto scrittore, lo aiutò entusiasticamente durante la campagna elettorale; non sapendo, appunto, quali fossero le vere mire dell'"Uomo Schröder": finire di smontare l'impianto assistenziale dello Stato a favore di grossi imprenditori e multinazionali. Da quel quinquennio, più di mezza Germania ha l'acqua alla gola a causa delle disuguaglianze sociali e della precarietà...  



  Günter Grass: anche lui deluso da Gerhard Schröder e dalla sua agenda neoliberista

domenica, luglio 27, 2008

L'avventura tedesca di Zaccardo e Barzagli

La settimana scorsa si è svolta la presentazione ufficiale del nuovo VfL Wolfsburg, il club della Germania Settentrionale sponsorizzato dalla Volkswagen dove giocheranno Andrea Barzagli e Cristian Zaccardo, giocatori della Nazionale italiana ed ex del Palermo. In una cerimonia alla Volkswagen Arena, davanti a 15.000 fans entusiasti, sono stati presentati dall'allenatore Felix Magath (già Bayern Monaco) i nuovi otto arrivati: eccoli nella foto.


Da sinistra a destra: Rodrigo Alvim, Cristian ZaccardoAndrea Barzagli, Mahir Saglik, Zvjedzan Misimovic, Daniel Adlung, Kevin Wolze e Alexander Esswein.

Per i "Verdi" del Wolfsburg la Bundesliga inizierà il prossimo 16 agosto, con il match in casa contro il Colonia. Quasi sicuramente Zaccardo sarà schierato titolare, mentre Barzagli prolungherà forse la sua convalescenza dopo l'operazione al ginocchio che lo ha tenuto lontano dalle partite di preparazione. In porta ci sarà Diego Benaglio, portiere della Nazionale elvetica.

Problemi con i nuovi arrivati

Magath dice che sta facendo loro recuperare terreno dopo le iniziali "difficoltà d'ambientamento", ma gli otto neo-acquisti del Wolfsburg non sembrano del tutto pronti per la Bundesliga.
Il 27enne Andrea Barzagli, il transfer più caro nella storia del piccolo club della Germania settentrionale (l'Azzurro è costato quasi 14 milioni di euro), da bordo campo mostra a fans e giornalisti il pollice in sù, a voler significare che si sta riprendendo dopo l'operazione al menisco; e lo stesso suo allenatore dice di volerlo schierare nella partita d'esordio contro il Colonia. Fatto sta che permangono parecchi dubbi, e gli aficionados  sono sconsolati: chissà quando l'ex Rosanero potrà veramente mostrare le sue doti di regista della difesa!
Anche l'altro ex palermitano, Cristian Zaccardo (26 anni, costato 7 milioni), è in convalescenza per via di un'infiammazione al tendine di Achille; il suo debutto ufficiale nella prima giornata della Bundesliga è in discussione. C'è poi il centrocampista brasiliano Rodrigo Alvim (24) che non ha ancora mostrato quel talento che avrebbe dovuto consentirgli di rappresentare una valida alternativa a Marcelinho, anche se nelle partite amichevoli Alvim ha segnato due volte mentre Marcelinho non ha realizzato nessuna rete - pur se tra i due registi è quest'ultimo che ha fatto vedere le giocate migliori. Mahir Saglik (25), prelevato dalla Regionalliga - la nostra Serie C - dove con il Wuppertal si è laureato capocannoniere con 27 goal, mostra di possedere due nature: riesce a segnare contro avversari deboli ma contro squadre più forti è rimasto finora a bocca asciutta. In quanto all'ex giocatore del Fürth Daniel Adlung (20), è palese che nel Wolfsburg non ha ancora trovato la sua posizione ideale. "Ha sempre giocato come esterno destro, ma io voglio provarlo anche a sinistra" dice Magath. I due 18enni Kevin Wolze e Alexander Esswein sono destinati a farsi le ossa nella Regionalliga con le riserve del Wolfsburg. "Sono convinto che in futuro Kevin potrà metterci a disposizione tutta la sua bravura e che Alexander diverrà uno dei bomber della Bundesliga". Rimangono dunque ancora distanti dalla prima squadra.
I fans sono trepidanti e nel contempo perplessi. Il Wolfsburg e la Volkswagen che lo sponsorizza si sono posti obiettivi ambiziosi: fare una buona figura in ambito europeo e qualificarsi nuovamente per una delle competizioni continentali, oltre ad arrivare spalla a spalla con le solite "regine" del campionato; intanto però la concorrenza è agguerrita...
I pronostici della stagione:

Bundesliga 2008-09, primi posti:

   Bayern Monaco, Werder Brema, Schalke 04, Amburgo, Stoccarda.

Dietro, a combattere per un posto in UEFA, dovrebbero esserci:

   Wolfsburg, Leverkusen, Hertha Berlino, Dortmund.

E in fondo, nella lotta per non retrocedere:

   Colonia, Mönchengladbach, Arminia Bielefeld, Bochum, Hoffenheim, Energie Cottbus, Eintracht Frankfurt, Karlsruhe.



giovedì, luglio 24, 2008

L'erede della Fallaci rivela retroscena imbarazzanti

Alla vigilia della pubblicazione di Un cappello pieno di ciliegie, romanzo postumo (e incompiuto) di Oriana Fallaci, il nipote ed erede unico della controversa scrittrice, il 42enne Edoardo Perazzi, afferma: "Era una schiavista... una casinista... una belva molto esigente. E molto tirchia".


Cade dunque l'ultimo velo che finora aveva coperto il volto più intimo e profondo della giornalista-scrittrice che, da convinta antiamericanista e terzomondista, si trasformò in amica degli U.S.A. e antiislamista sfegatata.



L'intervista di Perazzi è certamente dettata dalla sincerità d'animo di quest'uomo; non si capisce altrimenti che razza di manovra da marketing rappresenterebbero le sue dichiarazioni, proprio mentre sta per uscire Un cappello pieno di ciliegie, delle cui vendite lui avrà una fetta sostanziosa.


L'erede della Fallaci dice di conoscere a memoria ogni angolo della casa newyorkese della zia.  “Per forza: me l’ha fatta lavare e lustrare un sacco di volte! Era normale, tu andavi lì, lei era sempre da sola e ti schiavizzava. Una volta, ero al primo anno di università a Chicago, mi disse: ‘Poverino, che fai lì tutto solo? Vieni a trovarmi, ti fai una bella mangiata qui a New York’. Io ci cascai come un tordo, anche se ero già insospettito del fatto che invece del biglietto dell’aereo mi avesse mandato quello del pullman Greyhound. Insomma, dopo un giorno e mezzo di viaggio busso alla sua porta sporco, distrutto, lei mi mette una fretta dannata per farmi lavare: aveva come ospiti Sean Connery e la moglie... Per un giorno ho fatto da cameriere per i suoi ospiti e poi sono stato rispedito all’università, ma solo dopo avere lavato tutti i piatti”.


E: "Si comprava o ti faceva comprare decine di volte lo stesso oggetto perché lo perdeva. E intanto non buttava via nemmeno la spazzatura, quindi i poveracci ammessi a casa sua venivano sfruttati come manovalanza per buttare centinaia di bottiglie di olio vuote, qualsiasi cosa."


"[Nell'armadio] ho trovato abiti da sera di Pucci, di Valentino, però non li metteva mai, la sua idea di abito da sera erano queste terrificanti giacche indiane di paillettes che comprava nei grandi magazzini.”


“È difficile raccontare l’Oriana”, conclude Perazzi. “Vorrei che si capisse veramente che tipo di persona era. Certo una belva molto esigente, il termine inglese demanding è perfetto: dovevi dedicarle molto, e lei complicava qualsiasi cosa. Quello che forse non si sa è che aveva un bel senso dell’umorismo, era divertente. La tecnica giusta era risponderle per le rime o tenerle testa senza mancarle di rispetto: in quel caso si infuriava senza possibilità di scampo. Ma, se la frequentavi, avevi davvero l’impressione di una mente superiore”.


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Sì? Una mente superiore? In realtà il personaggio della Fallaci negli ultimi dieci-quindici anni di vita era supponente e terrificante, i suoi pamphlets irritanti e razzisti; spesso si trattava di meri riadattamenti di "fole" onnipresenti nella lunga storia di convivenza/non-convivenza del popolo italiano con mori, giudei e altre etnìe. Da eccellente reporter durante la guerra in Vietnam, si era metamorfizzata in americanista sfegatata, condannando i presunti nemici degli U.S.A. sulla base di argomentazioni surrettizie e capziose. Il nostro sospetto è che tale atteggiamento fosse nato sulla base di un'empatia con l'idioma anglosassone - e probabilmente anche con la "sua" Manhattan, la Manhattan ricca e armoniosa di South Central Park. Per un quiproquo irrazionale e anti-illuminista, l'empatia si è pietrificata in cieca fede (= puro integralismo) negli Stati Uniti d'America e nell'Occidente in generale. Insomma: una "cattiva maestra", come Giancarlo Bosetti ha intitolato un suo libro dedicato all'"orianismo". 



              Gli alterchi familiari per l'eredità


Scrive Caterina Soffici ne Il Giornale: "Nel testamento c’è tutto il carattere di Oriana Fallaci. Un terzo caratteraccio, un terzo toscanità, un terzo testardaggine: aveva litigato con la sorella [Paola], era da tempo che non si parlavano. Era una donna umorale e ha deciso di lasciare tutto a Edoardo. Secondo la legge americana ci vorranno due anni per capire a chi va cosa."


In un articolo del Messaggero, alla domanda se parte del ricavato del libro andrà in beneficienza, il nipote della Fallaci si è messo a ridere, dicendo che lei non avrebbe voluto. E che, d’altronde, tolte le tasse da pagare in America, dell’eredità della zia non è rimasto quasi nulla. Sarà. Certo è che per accaparrarsi i suoi beni  (oltre alla casa di New York,  c'è quella di Greve in Chianti e ovviamente gli ingenti diritti d’autore) il parentume si è fatto la guerra a colpi di carta bollata. Persino su Un cappello pieno di ciliegie dovrà decidere un tribunale. Il Perazzi possiede già i diritti di copyright di tutte le opere della zia, ma la sorella della scrittrice, Paola, grande esclusa testamentaria, annuncia battaglia e non usa giri di parole. "Non ne faccio questione di soldi" dice. "E non mi vengano a rompere i coglioni, sennò mi ricordo di essere una Fallaci [e dunque persona con un certo caratterino, N.d.R.]. Non esiste un’edizione ultima di quel libro come dice Edoardo. Ci sono due copie: una l’aveva Oriana e una io. E lei non voleva che fosse pubblicato. Ho delle lettere di Oriana dove scrive: 'Piuttosto che vederlo pubblicato lo brucio'. E infatti in tutti questi anni vari editori le avevano chiesto di mandarlo in stampa e lei si era sempre rifiutata perché il libro è incompiuto. Rizzoli metterà all’opera i suoi potenti avvocati, ma io ho le lettere di Oriana. Al momento opportuno le tiro fuori. E sa come scriveva quando si arrabbiava! Lei era molto, molto, molto, molto arrabbiata con la Rizzoli".


domenica, luglio 20, 2008

Inni nazionali: classifica

Giochiamo un po' con gli inni nazionali (almeno con quelli a noi noti), compilando una sorta di hit parade. Per me sono questi i migliori; poi ognuno può esprimere le proprie preferenze...



1. posto: inno britannico. Ha la sobrietà e l'orecchiabilità giuste per rappresentare lo spirito di un'intera nazione.

2. posto: inno tedesco (forse perché vivo in Germania, ma poi, obiettivamente, è molto bella la melodia di Haydn; comunque qualcuno dice che il vero inno nazionale dei crucchi dovrebbe essere l'Inno alla Gioia di Beethoven, su versi di Schiller [vedi Nona Sinfonia]. Vabbe', è poi divenuto l'Inno Europeo e forse è meglio così: Beethoven non amava i nazionalismi esasperati).

3. posto: la Marsigliese. Ascoltandola, pare proprio di vedere il popolo (o gli "enfants de la Patrie") alla riscossa...

4. posto: l'Inno di Mameli. Il testo è tremendo ma la marcetta, a firma di Michele Novaro, è okay. Dovrebbe essere chiamato l'"Inno di Novaro", in effetti.

5. posto: l'inno irlandese (sa di birra e di merda di cavallo, ottime spezie per ogni festa di villaggio che si rispetti).

6. posto: inno russo, che ha però un testo (quello post-sovietico) che ben pochi russi conoscono a memoria (risale al 2001) ed è a dir poco insipido. L'Internazionale è, decisamente, più piacevole; la celebre melodia, composta nel 1871 dall'operaio-musicista belga Pierre Degeyter su liriche dell'operaio-poeta parigino Eugène Pottier, fu l'inno sovietico dal 1917 al 1943. Come mai non se lo sono tenuti, almeno fino all'avvento di Eltsin? Forse per problemi di... copyright?

6. posto (pari merito): lo Star-Spangled Banner. È diventata celebre l'esecuzione dell'inno statunitense fatta da Jimi Hendrix durante il festival di Woodstock nel 1969. Si avvertono benissimo gli scoppi della guerra in Vietnam e la protesta per i diritti civili calpestati.

sabato, luglio 19, 2008

Quotidianità 'orrifica'

Chi ha seguito la mia attività di scrittore, avrà notato che ho sospeso (momentaneamente?) la pubblicazione di testi horror. Il motivo è che nella vita di ciascuno di noi irrompono periodi contrassegnati dall'orrore: quello autentico, che quasi sempre ha la facoltà di lasciarci senza parole o, se si vuole, di essiccare l'inchiostro della nostra penna. La morte violenta e improvvisa di uno dei nostri cari, l'aver accettato un lavoro umile e duro che avrebbe dovuto essere uno stratagemma di sopravvivenza e invece assomiglia sempre più all'Highway to Hell, il dolore immenso e assoluto del nostro compagno (della nostra compagna), accompagnato dai segni della vecchiaia precoce sul suo volto e nel suo spirito, lo stato d'animo abbattuto e sfiduciato di nostri amici e conoscenti che hanno avuto il coraggio di aprire una qualche attività che avrebbe dovuto renderli liberi e che ha finito per tradirli, scavando profonde rughe sulle loro facce una volta sorridenti... Tutto questo, sì, porta orrore, è orrore, e viene da alzare i pugni al cielo e inveire contro gli dèi e urlare: "In culo anche la Letteratura!". Ogni tanto si intravede un raggio di sole e intuiamo: "Non bisogna abbandonare le speranze, non devo dire di no alla vita". Perché forse - forse -  le cose si aggiusteranno, le nubi si diraderanno - o, come cantavano i Dire Straits: "There should be sunshine after the rain". Intanto però il danno è fatto, la ferita sanguina, gli occhi sono tirati in giù, la schiena è spezzata e chissà se riusciremo di nuovo a chinarci per raccogliere i fazzolettini di carta inzuppati di lacrime che segnano il cammino di chi ci precede. E' questo l'orrore vero: non la vita ma la sua assenza; questa non-vita con la brutalità dei suoi artigli e delle sue zanne. Quando impareremo a scrivere di tutto ciò, quando saremo capaci di esprimere il velenoso miscuglio di pazzia socialmente organizzata e di atavici mostri che albergano nella nostra stessa ombra, quando riusciremo a fronteggiare l'imprevisto, a sopportare la sofferenza nostra e altrui, ad accettare il lato più oscuro e probabilmente ineluttabile dell'umana esistenza, saremo finalmente scrittori e uomini; più grandi e più autentici di qualsiasi autore di horror e generi limitrofi.


martedì, luglio 15, 2008

Due montagne cosmiche hanno sfiorato la Terra

La NASA ha avuto ragione: non ci hanno colpito

Più precisamente si tratta di un doppio asteroide (denominazione: "2008 BT18") e ci ha mancato per 2,24 milioni di chilometri, che equivale a sei volte la distanza tra la Terra e la Luna. Dunque, apparentemente non c'era da preoccuparsi. Ma se si considera che il doppio oggetto viaggiava - e continua a farlo - a 45.000 km. all'ora, e che uno dei "gemelli" ha un diametro di 600 metri (contro i 200 metri dell'altro), è d'uopo tirare un sospiro di sollievo.

Il "passaggio" è avvenuto verso le 17 di ieri (lunedì).

... e non se ne è accorto nessuno.

Non per fare il "profeta della fine del mondo", ma prima o poi l'impatto ci sarà. E forse avverrà con qualche "astro" vagante di dimensioni anche più imponenti di BT18.

Ci sono due metodi per calcolare il rischio di impatti: per il primo si utilizza la Scala Torino, per l'altro (che trova maggiore uso tra gli astronomi) la Scala Palermo

La Scala Torino va dallo 0 ("nessun pericolo") al 10 ("allarme rosso"). Vengono classificati di grado zero anche i possibili impatti di oggetti troppo piccoli per riuscire a superare lo scudo dell’atmosfera terrestre.
Un evento viene classificato valutando due fattori: la probabilità che avvenga la collisione e l’energia cinetica posseduta dall’oggetto. Un oggetto in grado di avvicinarsi più volte alla Terra potrà avere distinti valori nella Scala, uno per ciascuno dei suoi passaggi ravvicinati.

La Scala Palermo (Palermo Technical Impact Hazard Scale) usa logaritmi. Il valore 0 nella Scala Palermo definisce una possibilità assai remota di rischio (1=100), 1 corrisponde a un rischio dieci volte maggiore (10=101), 2 cento volte maggiore (100=102) e così via.


I recenti passaggi più critici (almeno secondo fonti ufficiali)
 
- Il 18 marzo 2004 alle 23:08 (ora italiana) l'asteroide 2004 FH, una massa di roccia compatta dal diametro di circa 30 metri, è sfrecciato al di sopra della zona meridionale dell'Atlantico mancando il nostro pianeta di appena 43.000 km. 
- Il 31 marzo 2004 l'asteroide 2004 FU162, di soli 6 metri di diametro, ha sorvolato la Terra  a un'altitudine di 6.500 km. Ci ha praticamente lambiti!
- Il 29 gennaio 2008 alle ore 09:33 l'asteroide 2007 TU24 è passato a 538.000 km. dalla Terra; una distanza che sembra enorme ma che gli astronomi ritengono assai critica.

La verità è che parecchi eventi (non solo passaggi ma persino collisioni) vengono ignorati dai media. Vedi p.es. qui

http://www.ecplanet.com/canale/astronomia-9/asteroidi-112/0/0/14360/it/ecplanet.rxdf

qui
http://www.ecplanet.com/canale/astronomia-9/asteroidi-112/0/0/30060/it/ecplanet.rxdf

e soprattutto qui
http://www.ecplanet.com/canale/astronomia-9/asteroidi-112/0/0/24955/it/ecplanet.rxdf .

Secondo le stime più recenti sono circa 1200 gli asteroidi “pericolosi”, ma soltanto del 40% di questi conosciamo le orbite con precisione tale da prevedere il loro percorso futuro. 

 

- Il 13 aprile 2029 Apophis (noto anche come asteroide 99942) passerà vicino al nostro pianeta. Tra noi e Apophis ci sarà una distanza pari a non più di tre volte il diametro della Terra. Secondo gli studiosi dell'Università del Michigan, un evento del genere accade in media soltanto ogni 1.300 anni.

- Il 16 marzo 2880 l'asteroide (29075) 1950 DA si avvicinerà talmente che al momento non si esclude la probabilità di una collisione. La percentuale viene comunque ritenuta bassa: appena lo 0,33 %.

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La possibilità che un impatto disastroso sia possibile lo insegna in 2028 - il pericolo viene dal cielo la giornalista scientifica Nanni Riccobono. Il suo libro è la cronistoria delle "ferite aperte", rimarginate, scomparse, inflitte alla Terra, usata come bersaglio da un uragano di corpi celesti. Dall’Arizona al Sud Africa, dalla Siberia al deserto Arabo. Per non parlare dell’enorme cratere formato da un asteroide a Chixulub, nella regione dello Yucatan, 65 milioni di anni fa, che spazzò via la metà degli esseri viventi sul nostro pianeta, compresi i dinosauri.

 

domenica, luglio 13, 2008

La romanza tra il piccolo-grande politico e la valletta compiacente

Sul suo sito, Jacopo Fo si chiede giustamente: "Cosa fa Berlusconi alle donne?" 
L'affaire di cui ci occupiamo qui (uno dei tanti del nostro istancabile Presidente del Consiglio) parla di regali, aiuti e inviti in Sardegna. Leggete, gente, leggete, perché è una storia davvero intrigante, sì, romanzesca. Vi si mischia un po' tutto: il potere, il mondo dello spettacolo, il sesso e l'amore, le corna... Sembrerebbe l'ennesimo caso degli "inciuci" - nel senso di "tu mi ciucci e io ti do" - tra eminenti uomini politici e donnette televisive. Solo che questa volta c'entrano pure i servizi segreti.
 


L'amicizia o la relazione tra Virginia Sanjust (foto) e il Cavaliere, in base all' esposto di Federico Armati (ex marito della Sanjust e di professione agente segreto), risalirebbe al 29 settembre 2003. Quel giorno, il Presidente del Consiglio diffonde un messaggio televisivo a reti unificate per illustrare la riforma delle pensioni. A presentare la trasmissione su Rai Uno c'è - appunto - la neo-annunciatrice Sanjust, all'epoca già legalmente separata dall'Armati. Il mattino dopo Berlusconi fa contattare telefonicamente da una propria collaboratrice la ragazza per chiederle l'indirizzo presso il quale inviarle un mazzo di fiori in segno di ringraziamento. Lei indica quello di Campo dei Fiori 8 a Roma, dov'è temporaneamente ospite dell'ex marito per trascorrere alcuni giorni con il loro bambino. Poco dopo arriva l'omaggio floreale (un mazzo gigante di gardenie e rose) accompagnato da un bigliettino di congratulazioni: "Un debutto storico a reti unificate evviva e complimenti". Su sollecitazione dello stesso Armati (che aspira a una promozione) e di due amici, la signora Sanjust si mette in contatto con Palazzo Chigi per ringraziare a sua volta il Presidente del Consiglio, lasciando nome e numero di telefono. Nel giro di pochi minuti, alla presenza dell'ex marito e della coppia di amici, Virginia Sanjust viene chiamata sul proprio cellulare direttamente da Berlusconi, che la invita a pranzo per il giorno successivo, alle ore 13, a Palazzo Chigi. All'incontro sarebbero stati presenti il ministro Giulio Tremonti e il sottosegretario Gianni Letta. Subito dopo, a quanto riferisce nel suo esposto lo 007, Berlusconi avrebbe invitato la sua ospite a seguirlo nel proprio studio privato: mentre le porge un pacchetto contenente un bracciale di diamanti del gioielliere Damiani, s'informa sulle sue condizioni prendendo appunti e domandandole come può esserle d'aiuto. La Sanjust risponde che l'ex marito, dipendente della Presidenza del Consiglio in forza al SISDE, aspetta da anni una promozione. A novembre, ad Armati viene comunicato l'avanzamento al grado di Collaboratore: prima in via informale dall'ex moglie, che è stata informata personalmente da Silvio Berlusconi il quale si trova in Cina per una visita ufficiale; e poi, l'11 novembre 2003, ufficialmente dallo stesso SISDE. Da quel momento, come afferma l'Armati, si stabilisce un'intensa relazione tra Berlusconi e la Sanjust, relazione che durerà fino al gennaio 2005. In quel periodo - sempre secondo l'agente segreto - il Presidente del Consiglio chiama quotidianamente al telefono la signora, anche dopo la mezzanotte; le offre numerosi e costosi regali; la invita più volte nella sua residenza in Sardegna; le propone la conduzione di un nuovo programma di Rai Uno intitolato Oltremoda...

 Virginia Sanjust di Teulada. E' romana ma discende da una nobile famiglia sarda ed è nipote di due celebri personaggi del cinema italiano: Franco Interlenghi e Antonella Lualdi. E' stata sposata con un agente segreto che ha deciso di "vuotare il sacco".

Alla fine dell' estate 2004, la Sanjust decide però di rinunciare alla trasmissione. E poi, a novembre, si dimette anche da annunciatrice. Uscita definitivamente dalla Rai, Virginia Sanjust - stando alla ricostruzione di Armati - entra nella disponibilità di "quantità ingenti di denaro contante", con cui provvede a estinguere numerosi debiti precedentemente contratti. Alla fine di settembre del 2004, la signora comunica all'ex marito l'intenzione di chiedere per lui a Berlusconi un'ulteriore promozione che gli avrebbe assicurato un aumento di stipendio (circa 1.000 euro al mese), per consentire al figlio un migliore tenore di vita. Ma a causa di un violento litigio sull'educazione del bambino, i rapporti fra i due ex coniugi s'interrompono bruscamente. 
Il tic della giovane donna è la new age: frequenta guru e comunità pseudo-religiose sparse tra Asia, America e Italia. Questa svolta mistica, insieme alle troppo frequenti telefonate di Berlusconi, ha scatenato le ire di Federico Armati. L'uomo ha negato il permesso al figlio di recarsi con la madre in una comunità piemontese. Da qui il braccio di ferro con la Sanjust per l'affidamento del bambino. Lei gli giura che gliel'avrebbe fatta pagare, bloccando la promozione e facendo ridurre il suo stipendio, per metterlo in condizione di non poter più mantenere il piccolo.
Il 26 gennaio 2005 Mario Mori, direttore del SISDE, va a visitare i nuovi uffici e qui scoppia un incidente con Armati ("Levatemelo dai coglioni!" urla Mori nel corridoio, "questo stronzo non lo voglio più vedere!"). L'indomani, lo 007 apprende che "per cessate esigenze di servizio" sarà trasferito al ministero della Giustizia e destinato alla cancelleria presso la Corte di Cassazione: il suo stipendio si riduce da 4.481 euro a 1.700/1.800 mensili. Ma, proprio alla vigilia delle elezioni politiche 2006, Armati viene "ripescato"; ottiene una nuova promozione e passa al CESIS, il Comitato che coordina i diversi servizi segreti: lo stipendio sale a circa 5.500 euro al mese. E lo 007 rinuncia a presentare il suo esposto. C'è stato dunque o no un comportamento ricattatorio o estorsivo contro il Presidente del Consiglio? E in questa ipotesi, perché la Procura di Roma avrebbe archiviato il caso? La signora Sanjust ha fatto carriera in Rai perché era professionalmente capace o perché era raccomandata dall' alto? Federico Armati fu promosso, rimosso e poi riammesso nei servizi segreti per meriti o demeriti propri oppure per altre ragioni? In che cosa consisterebbero l'abuso d'ufficio e i maltrattamenti di cui lo 007 si lamenta? Il Presidente del Consiglio ha applicato effettivamente una forma di "mobbing" nei suoi confronti? A tutti questi interrogativi, dovrà rispondere ora in modo esauriente il Tribunale dei Ministri.




Da Repubblica: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2008/07/08

Da L'Espresso: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Decreto-Sanjust/2032799


"I moralisti credono che le donne belle vadano con i miliardari solo per i soldi. Ma non è così. Le donne belle si innamorano veramente dei miliardari. E non hanno tutti i torti perché mediamente sono più affascinanti dei disoccupati. Marx lo spiegò con grande chiarezza: i miliardi hanno realmente un grande potere, rendono chiunque più bello.
Quando vedi qualcuno che insulta la Carfagna, pensaci."
                    (Jacopo Fo)

domenica, luglio 06, 2008

... e buon appetito 'a tout le monde'!

"Lo preferisce fresco o avariato?"

Due anni fa o poco più soffrivate di insoliti mal di pancia? Ebbene, forse è perché avete ingerito escrementi di topi, pezzettini di metallo, muffe, inchiostro, plastica tritata e altre Delikatessen mischiate in una massa verminosa dall'aspetto e la forma di formaggio!


L'Europa intera è sconvolta da uno scandalo ("Ennesimo caso di sofisticazione alimentare dall'Italia" intitola un quotidiano austriaco) che ha purtroppo la sua sorgente nel Belpaese (non ci riferiamo adesso al celebre formaggio; anche se...). Circa 11.000 tonnellate di formaggio avariato sono state "riciclate" in un'azienda di Cremona, mischiate con prodotti freschi (mozzarella, gorgonzola, formaggio grattuggiato e soprattutto formaggio fuso, quello che si splama sul pane) e rimesse in commercio. Arrestati un imprenditore siciliano - il 46enne Domenico Russo, nativo di Partinico - e due suoi soci.


Dopo il caso della mozzarella con diossina e dei milioni di litri di vino sofisticato con sostanze cancerogene, un altro brutto colpo per l'immagine dell'Italia. Apparentemente, le ditte (anche tedesche, inglesi, olandesi, spagnole, svizzere) che compravano quest'immondizia, erano a conoscenza della "qualità" del materiale: erano esse stesse a mischiarlo al prodotto finito... Anzi: erano loro stesse a spedire la merce scaduta a Casalbuttana (Cremona), allo stabilimento Tradel, che a sua volta la rigirava al caseificio Megal che procedeva con il "reimpasto" prima di rimandarla ai mittenti.


Galbani, Granarolo, Centrale del Latte di Firenze, Frescolat, Mauri, Cademartori, Brescialat, Nedeghini, Igor, Euroformaggi e Prealpi tra le marche italiane incriminate.


L'indagine è partita a novembre 2006, quando gli uomini delle Fiamme Gialle fermarono un Tir dal cui carico proveniva un odore nauseabondo. Di li a poco i controlli nei 4 stabilimenti diretti da Domenico Russo (uno dei quali a Woringen nel Sud Germania) e le intercettazioni telefoniche (in cui il Russo chiamava il formaggio "merda") che hanno permesso di ricostruire l'intera organizzazione di "banditi della tavola". Coinvolti anche tre funzionari della ASL di Cremona.


Le autorità tedesche sono furibonde, rimproverando al nostro governo di non averle mai informate, e hanno già annunciato di voler querelare l'Italia presso la sede competente dell'UE. L'opinione pubblica del continente europeo ha appreso dello scandalo soltanto adesso, tramite i media.


La Galbani è stata tra le prime marche note a smentire di essere mai stata coinvolta in questa operazione di banditismo alimentare. Il quotidiano La Repubblica sostiene invece che è proprio il loro nome che risalta con più frequenza in questo pasticciaccio verminoso. A chi dobbiamo credere? Si sa: Galbani... vuol dire fiducia!

sabato, luglio 05, 2008

Giordano vince lo Strega

Quest'anno il premio va a un giovane autore torinese






Si diceva che non avrebbe mai potuto vincere l'edizione 2008 dello Strega, proprio perchè il suo scrittore preferito, Niccolò Ammaniti, ne era stato insignito appena lo scorso anno per Come Dio comanda. E invece Paolo Giordano ce l'ha fatta. Dopo aver conquistato il premio per l'Opera Prima al Campiello, si è aggiudicato anche la 62sima edizione dello Strega. Ha prevalso sul più quotato (e più vetusto; e certamente non meno bravo) Ermanno Rea, piazzatosi al secondo posto con Napoli Ferrovia (Rizzoli), libro che a nostro parere avrebbe meritato la vittoria. Terza la Comencini con L'illusione del bene (Feltrinelli, grande assente dal podio da molti anni). Diego De Silva conquista 22 voti con il suo Non avevo capito niente (Einaudi) e Lidia Ravera chiude la cinquina con 20 voti per un Le seduzioni dell'inverno (edizioni Nottetempo).



Giordano ha 26 anni, ha amato i Radiohead come molti altri figli degli anni Novanta e, da quando 
La solitudine dei numeri primi  (Mondadori) è un best seller, tiene anche una rubrica su Gioia: da una notizia tira fuori un numero e vi costruisce intorno un articoletto. Lui lo chiama “un bell’esercizio di stile”. Con lo stesso stile, studiato, serio come lo ha definito Alessandro Baricco (il quale però afferma di non aver ancor letto il romanzo!), ha scritto anche un racconto per il Festival Letterature di Roma e uno per Medici Senza Frontiere. 

Giordano ha scelto di basare la storia di Alice e Mattia, protagonisti del suo romanzo di debutto, sulla metafora dei numeri primi. E' un'idea non nuovissima quella di scegliere la matematica come filo rosso per una vicenda umana (il caso più splendido è Brazzaville Beach di William Boyd), ma l'approccio del giovane autore è intelligente e crea degli effetti inaspettati.



Tra i due personaggi principali, Mattia è quello più inibito: un ragazzo incapace di materializzare il suo sentimento nei confronti di Alice, oltre che di realizzarsi veramente nella vita. Lei è molto più forte, molto più "mobile" e anche più disposta a lasciar perdere ciò che la ferisce pur di costruire qualcosa. In questo Giordano ha voluto descrivere la forza di volontà che è molto più sviluppata nel cosiddetto "gentil sesso" e la capacità trascinante delle donne di sfrondare tutto il superfluo e dire "abbiamo questo, teniamocelo stretto; il resto è secondario".



La trama de La Solitudine dei numeri primi, se di trama si può parlare, cede sotto il peso del linguaggio, che è prevalente - a tratti fin troppo -, come ormai accade da lungo tempo nella letteratura di casa nostra. Abbiamo comunque trovato un nuovo, bravo scrittore, e ciò è già tanto. Durante le cerimonia di premiazione, abbiamo visto Paolo Giordano alquanto frastornato e celare il suo imbarazzo indossando un po' troppo consapevolmente i panni del "personaggio d'hoc". Un segno evidente di fragilità. Speriamo che gli elogi - e i quattrini - non gli rovinino la vita e, soprattutto, il talento.



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Ecco le presentazioni di tutt'e cinque i romanzi finalisti dello Strega 2008:



- NAPOLI FERROVIA di Ermanno Rea (Rizzoli). "L'io narrante e Caracas, l'uno proiezione dell'altro (e viceversa) costruiscono la storiografia rabbiosa, ossessiva, fantastica di un territorio bloccato dalle strategie post guerra fredda", afferma Enzio Golino. Napoli Ferrovia è l'abnorme insieme di strade, vicoli e slarghi che compone il poligono più disperato della città. Ogni notte un uomo lo percorre in lungo e in largo forse alla ricerca di se stesso, forse di nulla: si fa chiamare Caracas ed è un ex naziskin allo sbando che ha scelto Maometto e pratica un'accanita militanza tra gli ultimi della terra. Dall'incontro casuale con l'io narrante, "vecchia cariatide comunista", nasce una paradossale ma saldissima amicizia, filo conduttore di questo romanzo rapsodico e nevrotico che si costruisce tra continui lampi narrativi, mettendo in scena passioni, dolori, amori, ricordi, speranze, utopie. Mettendo in scena l'analisi e il ripensamento di una vita impegnata, davanti allo sfascio della propria amata città e all'idea di abbandonarla. 



- L'ILLUSIONE DEL BENE di Cristina Comencini (Feltrinelli). "Un insolito romanzo di idee sui grandi conflitti etici e ideali del nostro tempo, in cui il pubblico e il privato, la politica e gli affetti sono legati assieme" ha scritto Filippo La Porta. Mario è un uomo malinconico, deluso, dopo aver creduto con passione di cambiare il mondo e non è ancora del tutto rassegnato al crollo degli ideali in cui ha creduto. Soprattutto non riesce a capacitarsi di come nessuno voglia fare davvero i conti con quel che ormai si sa essere stato il comunismo reale. Il tutto tinto di giallo, dopo l'incontro di Mario con una giovane pianista russa.



- NON AVEVO CAPITO NIENTE di Diego De Silva (Einaudi). "Vincenzo Malinconico, sfigato protagonista di questa storia, ha il dono rarissimo di parlarci di cose importanti facendoci sorridere e di commuoverci senza essere mai patetico", ha scritto Niccolò Ammaniti presentando il libro in concorso. Malinconico è un avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome come fossero persone di famiglia. La sua famiglia vera, del resto, è allo sfascio, ma gli capitano improvvisamente due miracoli. Il primo è una nomina a difensore di un becchino di camorra che lo coinvolge in un'avventura processuale rocambolesca. Il secondo si chiama Alessandra Persiano: la donna più bella del tribunale, che si innamora di lui e prende a riempirgli la vita e il frigorifero. Un libro divertente per riflettere sulla Napoli di oggi e sulla realtà della presenza della camorra nella vita quotidiana delle persone.



- LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI di Paolo Giordano (Mondadori). "E' sorprendente la puntualità con la quale questo scrittore esordiente di soli 25 anni governa una materia tanto scottante quale quella di due bambini che hanno incontrato, ciascuno a suo modo, l'orrore", scrive Franco Marcoladi nella presentazione del libro alla gara dello Strega. Alice ha sette anni e odia la scuola di sci, ma suo padre la obbliga ad andarci e avrà un grave incidente che la segnerà psicologicamente e fisicamente per la vita. Mattia è un ragazzino intelligente con una gemella ritardata, Michela, che, vergognandosi con i propri compagni, lascia in parco, con la promessa che tornerà presto a prenderla, e sparirà invece per sempre. Questi due episodi iniziali, con le loro conseguenze irreversibili, condizionano pesantemente il futuro dei due protagonisti, le cui vite si incroceranno, scoprendosi strettamente uniti eppure invincibilmente divisi. Come quei numeri speciali, che i matematici chiamano primi gemelli: due numeri primi separati da un solo numero pari, vicini ma mai abbastanza per toccarsi davvero. Una storia sofferta, senza speranza, lucidissima sul dolore dei giovani d'oggi.



- LE SEDUZIONI DELL'INVERNO di Lidia Ravera (Nottetempo). "L'ironia e la maturità del pensiero impregnano di sé una prosa sempre vivace e pungente.... Un gioco crudele e beffardo condotto con sapienza narrativa ed eleganza letteraria" ha scritto Dacia Marini di questo lungo racconto, presentandolo al premio. Stefano conduce la vita di un single separato di mezz'età: casa disordinata, letto sfatto e una cucina in cui si ammucchiano i piatti da lavare. Ma un giorno l'appartamento è trasformato, la tavola imbandita, una musica classica si diffonde dolcemente: è comparsa Sophie, donna colta e riservata. Le seduzioni di Sophie vincono il cuore invernale di Stefano, che per la prima volta si abbandona alla passione. Tanto più duro è il secondo risveglio, la casa vuota, deserta, silenziosa. L'inverno è una stagione del cuore e del tempo: le sue seduzioni sono sottili e insidiose. Soprattutto se sono la posta in gioco di una crudele partita fra donne.







Scheda del vincitore: Nato a Torino nel 1982, Paolo Giordano non ha seguito studi letterari. E' infatti laureato in Fisica delle interazioni fondamentali e attualmente ha una borsa di dottorato nell'Università della sua città natale. La solitudine dei numeri primi ha già venduto 200.000 copie ed è diventato un grande successo soprattutto tra i giovani. Calcolando che il Premio Strega riesce a moltiplicare le vendite di un volume anche per ben sette volte, si può calcolare (insieme ai diritti per l'estero e quelli - già venduti! - per il cinema) di quali proporzioni sarà il resoconto finale dell'operazione condotta dalla Mondadori che ha voluto puntare ogni cosa su uno scrittore tanto giovane.  



Lo Strega:  Lo Strega, nato nel 1947 per volere dell'Associazione ´Amici della domenica' che si proponeva di risollevare il morale della cultura italiana dopo i terribili anni di guerra, quest'anno è stato guidato per la prima volta dal linguista Tullio De Mauro, nuovo direttore della Fondazione Bellonci che lo organizza. De Mauro è succeduto ad Anna Maria Rimoaldi, scomparsa l'anno scorso e storica madrina sin dal 1986. Anche il primo vincitore, Ennio Flaiano, nel 1947, era un esordiente e di anni ne aveva 37. E nell'elenco degli scrittori più giovani figurano inoltre Alberto Bevilacqua vincitore a 34 anni, Raffaele La Capria e Niccolò Ammaniti a 39, Melania Mazzucco a 37, Cesare Pavese a 42. Ora, in questa gara parallela dei dati anagrafici, Paolo Giordano ha battuto tutti. Visti gli intendimenti di De Mauro di voler svecchiare anche la giuria, avremo forse presto dei "baby premiati"?