sabato, febbraio 10, 2007

Si è spenta Adele Faccio, appassionata militante della non-violenza

E' morta a Roma, a 86 anni, Adele Faccio, esponente storica del Partito Radicale nota per le sue battaglie per i diritti civili negli anni '70. L'annuncio della scomparsa è stato dato a funerali avvenuti, su volontà dei parenti. Deputata nella VII e VIII legislatura, Adele Faccio era ai primissimi posti tra le donne radicali, insieme ad Adelaide Aglietta e a Emma Bonino. Coraggiosa combattente per la pari dignità delle donne e degli omosessuali, negli ultimi tempi, specialmente negli ultimi tre anni, non stava bene in salute.

Un’ironia crudele del destino se l'è portata via proprio nel giorno in cui l’Italia diventava, un pochino di più, come lei la voleva. Forse ha fatto appena in tempo a rallegrarsi per il decreto del governo sulle unioni di fatto: una delle sue tante, antiche battaglie di radicale e di donna libera.

A differenza di altri dirigenti radicali, lei non amava molto il presenzialismo, manteneva un suo stile riservato, eredità, forse, delle sue origini nella Carnia montanara (nacque a Pontebba, il 13 novembre 1920)



Adele Faccio era ricordata soprattutto per le sue lotte a favore della legge sull'introduzione dell'aborto in Italia. Il 26 gennaio 1975, quando era presidente del Partito Radicale, durante una manifestazione politica presso il Teatro Adriano a Roma, dichiarò davanti alla platea di aver interrotto volontariamente una gravidanza. (A quell'epoca la pratica dell'aborto era punita con la prigione.) La Faccio tornò apposta dalla Francia per farsi arrestare (insieme a Emma Bonino, Gianfranco Spadaccia e Giorgio Conciani) e divenne il simbolo delle battaglie politiche femministe.

In un'intervista che rilasciò a Bruxelles quando era commissario europeo, la Bonino ricordava i drammatici momenti di quella stagione di lotta: "Era il gennaio del '75 quando la polizia fece irruzione nella clinica del dottor Conciani. Immediatamente io con Adele e Gianfranco ci autodenunciammo. Gianfranco fu subito arrestato per reato d'opinione; io e Adele, inseguite da un mandato di cattura, arrivammo di nascosto a Parigi dove prendemmo contatto con Simone Weil che un anno prima aveva fatto approvare la legge in Francia. Al nostro ritorno in Italia fummo arrestate".

Con tenacia e passione Adele Faccio si battè per cambiare la legislazione e modificare la cultura e il costume. "Fu l'alleata appassionata delle donne" scrive in una nota la Lega per i diritti sessuali della persona.

Nel 1973 Adele Faccio aveva annunciato la costituzione del CISA (Centro Italiano Sterilizzazione e Aborto), che aveva come scopo l'informazione e l'assistenza sulla contraccezione, sulla sterilizzazione e l’aborto.

Quando il Partito Radicale presentò per la prima volta proprie liste alle elezioni legislative italiane, nel 1976, la Faccio venne eletta deputato, insieme a Marco Pannella, Emma Bonino e Mauro Mellini. La pattuglia di quei quattro deputati radicali contribuì non poco a scuotere il "palazzo".

Nel 1989 la Faccio fu una dei fondatori dei Verdi Arcobaleno. Dalla politica era uscita 17 anni fa per ritornare all'antica passione della pittura: "Non ho nostalgia per la politica" dichiarò nel novembre del '90. "Ne ho a sufficienza." E invece, nel '97, insieme ad altri leader storici del Partito Radicale, tornò nell'arena per lottare contro il proibizionismo sulle droghe leggere e per sostenere la Lista Pannella nelle elezioni comunali a Roma.




(La foto è tratta da www.radicalparty.org)

sabato, febbraio 03, 2007

Vergogna!

Guerriglia dopo Catania-Palermo. Un agente morto, un altro gravemente ferito. Una tragedia programmata?

Dire di sì al calcio è dire di sì alla vita. E' solo un gioco, certo, ma è anche paradigma dell'umana esistenza. Undici amici che indossano la stessa casacca gareggiano contro altri undici ragazzi che solo per caso, o per quel che potremmo chiamare "una contingenza del destino", indossano una casacca dai colori diversi. Questo, in sintesi, dovrebbe essere il principio. E invece cosa accade?
Dalla Serie A alle categorie minori salta fuori l'idiozia di alcune frange. Ma questi disordini sono davvero incontrollabili?

La madre dei cretini è sempre incinta.

I tifosi del Palermo sono arrivati allo Stadio Massimino con ben un'ora di ritardo. "Motivi di ordine pubblico", la motivazione. Sarà. A quel punto il club rosanero conduceva per 1-0. Rete probabilmente in fuorigioco di Caracciolo. Molte le decisioni discutibili dell'arbitro Farina in questo derby siculo. E agli ultras catanesi è dato di volta il cervello.

La colpa di chi è?

La colpa è di chi pensa che il tifo e lo sport siano un mondo dove conta solo vincere e sopraffare l'altro anche a costo di commettere violenze e corruzioni. Il marcio è tantissimo. Abbiamo impiegato un momento a dimenticare Moggi e il sistema che gli gira intorno. Tutto passato... anzi, forse ci eravamo sbagliati.



Chi ieri si trovava al Massimino (sponda palermitana) ha vissuto un inferno. A prescindere dalle responsabilità oggettive delle due tifoserie e dal dolore per la morte dell'agente e ferimento di altri, c'è da segnalare la totale ignoranza in materia del corpo della polizia.
Gli agenti erano prevenuti nei confronti dei tifosi rosanero e hanno esagerato, verbalmente e fisicamente. Sembravano loro gli hooligans... Adesso tutti invocano leggi più draconiche. Ma per reprimere chi? E perché? Il calcio è un aspetto fondamentale della società. Se è malato, è perché la società è malata. La marmaglia che si è scatenata ieri non era formata da delinquenti che, non avendo niente da fare, hanno devastato e ucciso per noia, ma persone frustrate, giovani senza futuro che non vengono aiutati dal governo (che si chiami Prodi o Berlusconi) e che vengono abilmente pilotati a distanza da psicomanipolatori ai quali tale potenziale di violenza torna sempre comodo. Alla radice del disagio di questi giovani ci sono questioni di natura sociale e culturale. E' il segno evidente di una mancanza totale di senso di civiltà e rispetto verso gli altri.
Ma non è un problema circoscritto al meridione d'Italia o in particolare alla Sicilia.

In ogni forum e persino sui media si dice: "Ovvio: è accaduto al Sud!" Un momento. Queste sono farnetichazioni sostenute da preconcetti che debordano nell'ignoranza più gretta. Gli idioti violenti hanno residenza in ogni parte del mondo; e d'Italia. Nel Mezzogiorno c'è anche tantissima gente per bene. Rinfreschiamo qui di seguito un po' la memoria.



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-Nov. 1994: Incidenti prima, durante e dopo la partita Brescia-Roma. Accoltellato il Vicequestore di Brescia G. Selmin.
-Gen. 1995: Genoa-Milan. Muore V. Spagnolo, tifoso del Genoa accoltellato da "supporters" milanisti.
-Ott. 1997: Atalanta-Brescia. 20 gg. di prognosi per un poliziotto colpito da una bomba carta.
-Ott. 1997: Scontri tra fans italiani e inglesi; 40 arresti e un tifoso inglese accoltellato.
-Gen. 1998: Brescia-Fiorentina. 50 tifosi feriti. 5 arresti.
-Ott. 1998: 32 tifosi al seguito del Varese vengono arrestati per guerriglia urbana.
-Ott. 1999: 20 fans livornesi vengono arrestati. Danni per centinaia di milioni.
-Ott. 1999: Samp-Bologna. 2 ore di guerriglia. Diversi contusi tra agenti e tifosi.
-Mar. 2000: Accoltellato un fan del Leeds in Roma-Leeds.
-Ott. 2000: Accoltellati 2 tifosi inglesi prima di Lazio-Arsenal.
-Mar. 2004: Scontri tra sostenitori di Lazio e Roma in occasione del derby capitolino. Partita interrotta.
(...)
- 3 febbraio 2007. A Livorno e Piacenza compaiono scritte sui muri inneggianti alla morte dell'ispettore di Polizia Filippo Raciti, rimasto ucciso nei disordini di Catania. I soliti imbecilli colpiscono ancora.

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La colpa NON è di noi tutti, ma di chi permette il lancio di motorini dagli spalti, le bandiere celtiche e filonaziste, le bombe carta, le monetine usate come corpi contundenti, ecc.
La colpa è dei vertici della F.I.G.C., delle stesse società, e delle autorità costituite. Viene sollevato un polverone per le scandalose intercettazioni telefoniche, però poi la Juve tornerà in Serie A l'anno prossimo, il Milan si qualificherà per la Champions, la Fiorentina per la Coppa Uefa, e la Lazio ancora gioca nella massima divisione.
La colpa è di chi invita Moggi a tutte le trasmissioni televisive e a conferenze varie, tra cui quella in una scuola campana (per parlare della moralità e correttezza del calcio!). Le persone responsabili di tutto ciò devono VERGOGNARSI!
La colpa è di chi consente, nonostante un lavoratore in uniforme sia deceduto e un altro si trovi in fin di vita (dopo una "semplice" partita di calcio!), che tra una settimana tutto riprenda secondo gli stessi moduli.

Basterà un minuto di silenzio su tutti i campi e lo show andrà avanti; come da copione.

sabato, gennaio 27, 2007

Si celebra oggi il giorno della memoria - la tragedia della Shoah

Molti si chiedono come mai fu possibile una simile, immane, indescrivibile tragedia nell'èra moderna e, soprattutto, in un paese "civile" come la Germania. Ebbene, io in Germania ci vivo. E' una terra di anime belle e buone, ma anche di miseria strisciante, soprattutto nell'ambito delle classi operaie. Qui, una situazione pressappoco come quella al tempo di Weimar (mancanza di lavoro = condizionamenti corporativi+logica di caste = assoggettamento in massa) si sta replicando fin dalla metà degli Anni Novanta, allorché è partito il cosiddetto processo di globalizzazione. Molti sono i disoccupati e la gente ha paura di perdere il posto di lavoro (pur se sottopagato): quindi, nelle fabbriche e nelle ditte anche con pochi dipendenti serpeggia la paura, a causa anche della mancanza di alternative valide sul mercato del lavoro e della sistematica soppressione degli aiuti statali ai cittadini in difficoltà. La manovalanza si sottomette completamente al volere dei pochi kaiserlicchi che impartiscono loro ordini: si assiste allo spettacolo di uomini e donne che strisciano ai piedi di questi "guardiani", che fanno la spia criminalizzando colleghi e vicini di casa (situazione che ricorda da vicino anche la famigerata "Stasi" della DDR), che cercano di accaparrarsi "favori" tipo ottenere le ferie, che normalmente sarebbe - ancora - un diritto garantito dalla Costituzione, ecc. La quotidianità sul lavoro è diventata insostenibile. Nella mia ditta, in particolare, chi è iscritto al sindacato (finora soltanto due elementi su oltre 250) non è tollerato dalla dirigenza, e il cosiddetto Consiglio di Fabbrica è formato da "rappresentanti" che in realtà leccano il didietro ai capi (i famosi "Ja-Sager" [coloro che dicono sempre di sì] descritti da Bertolt Brecht). Un mondo di alienati, di gente che prostituisce valori e principi per difendere la propria, assai volatile "sicurezza di sopravvivere". Ovviamente, lo straniero è visto come "colui che ci ruba il lavoro": non più ebrei, oggi, ma turchi ed est-europei. E i senzatetto e desperados di vario genere sono legioni. Le prerogative ci sono tutte, quindi, perché torni ad esplodere il terrore voluto "dall'alto". Non vedremo di sicuro l'istituzione di campi di concentramento: il potere (oggi nelle mani dei grandi manager) usa metodi di "eliminazione" ben più raffinati. Ma di nuovo è Psychokrieg, guerra psicologica; di nuovo è condizionamento dei sentimenti e soppressione di tutto ciò che è bello e vero, previa destabilizzazione totale della società.
Non bisogna chiedersi come mai questa tragedia fosse stata possibile: bisogna chiedersi cosa fare per evitare che si ristabiliscano le condizioni che la causarono. Ma, con i poteri politici assoggettati al capitale (in Germania a cominciare dall'èra Kohl, poi però anche con il Cancelliere "socialdemocratico" Schröder), e con le masse narcotizzate da passatempi trivi, ludici (remembering Berlino negli Anni Venti), credo purtroppo che sia ormai troppo tardi per intervenire in proposito. La Storia insegna? Dovrebbe insegnare. Abbiamo purtroppo dimenticato che la Seconda Guerra Mondiale (e in parte anche la Prima) fu voluta da grosse aziende quali Krupp e la IG Farben. Ora abbiamo permesso alle multinazionali di ingerire sia negli interessi politici (sono loro a fare le leggi sulle pensioni e sullo smantellamento dei diritti dei lavoratori) che nella nostra vita privata. Ergo: prepariamoci a tempi assai duri.

Vedi anche questi post sul blog Il Prato Nero:
Lidl, fumo, Ich arbeite..., Grass, Chomsky, Hirschman, Naziskin, Angela Merkel 3, Italiastan, Bild Zeitung, Angela Merkel 2, Angela Merkel 1, lavoratore interinale, Arbeit macht frei?, "cerco lavoro", stanno bruciando pizzerie, Berluska Superstar.

venerdì, gennaio 26, 2007

REIKI, Un percorso verso il benessere






di Francesca Bonelli







Edizioni del Foglio Clandestino

Questo libro non è un manuale. Il Reiki non ve lo possiamo insegnare semplicemente attraverso queste pagine. Per praticarlo occorrono “un cuore puro, una mente aperta, umiltà e compassione”. E qualcuno che ci prenda per mano. Ma possiamo farvelo conoscere, possiamo provare a spiegarvelo e a raccontarvi come questa pratica può essere una via per raggiungere un vostro benessere. Lo faremo attraverso l’esperienza di una persona che ha pronunciato con curiosità la parola Reiki, quando ancora le era sconosciuta. Forse la stessa curiosità che vi ha spinto a prendere in mano questo libro, ora. Col tempo, quella parola si è riempita di significato E di energia. Ed è diventata la chiave di volta delle sue azioni e dei suoi pensieri. Questo libro può rappresentare, per voi, una pietra. Una pietra piana e stabile, su cui posare il passo, da cui cominciare un cammino.
Buon viaggio.

sabato, gennaio 20, 2007

Malasanità in Sicilia: ci risiamo

Muore dopo ricovero per fratture.

Secondo i parenti, la donna, una 79enne, è entrata in coma a causa dell'iniezione di un farmaco. Disposta l'autopsia.



48 medici indagati a Palermo

Rosaria Merendino, ricoverata per una frattura doppia all'anca, avvenuta nella Rianimazione del Policlinico di Palermo martedì scorso, è morta dopo una settimana. L'ipotesi di reato è di omicidio colposo. L'inchiesta riguarda tutti coloro che ebbero contatti con la donna nei reparti di Ortopedia, Chirurgia, Radiologia e Rianimazione.
Operata, la 79enne signora Merendino, madre di un carabiniere, sarebbe poi entrata in coma a seguito di un'iniezione di Eparina, un farmaco che serve a rendere più fluido il sangue. I familiari hanno subito presentato denuncia. Ora si indaga per omicidio colposo. Sequestrate le cartelle cliniche e disposta l'autopsia.



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Gli altri casi recenti
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30 Dicembre 2006: 3 giorni, 3 morti

Tre morti sospette in tre giorni negli ospedali di Palermo. E fioccano le denunce. Le vittime sono due neonati e un'anziana signora. Su tutti questi ennesimi episodi scandalosi indaga la magistratura.



Il decesso della pensionata è avvenuto l’altro pomeriggio. La donna, stando all’esposto presentato dai parenti, avrebbe atteso per ben 5 ore di essere visitata al pronto soccorso dell'ospedale "Ingrassia" del capoluogo siculo, nonostante fosse stata colpita da un infarto. Maria Anna Governale, 78 anni, era stata trasportata con una ambulanza intorno alle 13 al nosocomio con dolori diffusi in tutto il corpo. Ma i sanitari si difendono. "La signora non presentava i sintomi di un problema cardiaco, avevamo altre urgenze da 'codice rosso'". La paziente è stata quindi lasciata in sala d'aspetto su una barella fino alle 18, ora in cui la situazione si è aggravata. Maria Anna Governale ha perso i sensi e quando è stata soccorsa ormai era troppo tardi.



Sempre giovedì, forse a causa di un arresto cardiocircolatorio provocato da un rigurgito di latte mentre era nella culla, è morto invece un bebè. Il bambino era nato a metà dicembre e l’altra sera era stato portato al pronto soccorso dell'ospedale "Cervello" dai genitori, perché cianotico. Tutto inutile. Il piccino non ce l’ha fatta. I sanitari sostengono però che il neonato fosse già morto quando è arrivato in ospedale, mentre il padre, Francesco Siino, dice esattamente il contrario. Il signor Siino è circostanziato nelle sue accuse: "Sin dal giorno in cui è nato, mio figlio non è riuscito a mangiare. Da allora fino al 24 dicembre, periodo del ricovero, è stato male, ma i medici ci hanno dato versioni diverse sul suo stato di salute. Poi è stato dimesso. Quando lo abbiamo riportato ieri pomeriggio in ospedale, perché rigurgitava continuamente, era ancora vivo. I sanitari inizialmente hanno sospettato che avesse l'intestino mobile, poi che lo avesse dilatato e infine che avesse una grave peritonite e che forse avrebbe dovuto subire un intervento urgente. La vigilia di Natale stava malissimo, ma è stato dimesso comunque: ci chiediamo perché."



Il terzo caso, verificatosi (sempre al "Cervello") nel giorno di Santo Stefano, riguarda un bimbo nato morto dopo il parto cesareo. La donna incinta (29 anni, laureata) si era presentata la sera di Natale in ospedale per alcune perdite e dolori attorno al pancione. Il controllo, però, non avrebbe evidenziato problemi particolari, così è stata rimandata a casa. I medici le hanno detto di tornare all'indomani. Il giorno di Santo Stefano la donna si è ripresentata, ma la situazione era già precipitata. Il medico di turno ha subito fatto un parto cesareo, ma il bimbo era già spirato.



La malasanità in Sicilia, e a Palermo in particolare, produce risultati paradossali. Poco tempo fa una docente d'inglese, paraplegica e con un'infezione a causa di una gravissima piaga da decubito, per curarsi ha dovuto emigrare dalla Sicilia... a Sondrio (!). La donna, segretario dell'associazione "Azione Handicap", voleva e vuole richiamare l'attenzione sulla mancata attivazione dei 66 posti letto previsti e mai attivati a Villa delle Ginestre, centro destinato alla diagnosi, cura e riabilitazione dei medullolesi spinali. L'impossibilità di cure adeguate e le condizioni fisiche sempre più gravi l'hanno costretta al ricovero in una unità spinale del Nord.



Un mese fa, un uomo colpito da infarto fu costretto a vagare tra Trapani e Palermo per 7 ore. Una 53enne in provincia di Caltanissetta si risveglia dall'operazione con una garza dimenticata dentro il suo addome. E a Catania una giovane donna gravida è morta dopo il parto cesareo.



Il 27 novembre scorso il primario della divisione di “ematologia seconda” all’ospedale “Cervello”, Aurelio Maggio, ha lanciato un allarme in una lettera aperta: tre pazienti talassemici sono morti a causa della mancanza di terapia semintensiva e altri quattro hanno seriamente rischiato la vita sempre per la stessa ragione.
“Da alcuni anni i servizi sono abbandonati al loro destino, probabilmente perché il talassemico è molto costoso e poco remunerativo per le aziende ospedaliere” afferma Loris Giambrone, presidente regionale della Lega italiana per la lotta contro le empatie e i tumori dell’infanzia.
Chissà cosa pensavano di questo i tre disgraziati che hanno reso l'anima al Creatore...




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29 ottobre 2006: Malata di cancro...
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62 anni, malata di cancro e con la sfortuna di doversi fare ricoverare a Palermo. La protagonista di questo ennesimo esempio di malasanità si è ritrovata, nonostante le sue gravi condizioni, a dover aspettare per sei ore su una barella del Pronto Soccorso nel corridoio dell'Ospedale Buccheri La Ferla del capoluogo siculo.
Durante l'attesa, e tra le proteste dei congiunti, la donna è stata coperta con un telo di plastica "perché" ha riferito uno dei due figli "in ospedale non c'erano più coperte e cuscini, come ci è stato detto dai sanitari".
Certo: da informazioni da insider sappiamo che gli ospedali palermitani preferiscono affidare lenzuola, coperte e cuscini a ditte esterne "specializzate" nel lavaggio e la sterilizzazione degli stessi. Spesso queste ditte sono locate a Catania o in luoghi persino più distanti, e tardano nelle consegne...
La donna è stata visitata e ricoverata solo dopo le reiterate richieste degli esasperati parenti.

domenica, gennaio 14, 2007

McDonald's: mutamento in vista?

Apparentemente stanno convertendosi al biologico, equo e solidale. In Gran Bretagna, in 1.200 fast food, la multinazionale del Fritto & Unto servirà caffè etico certificato Rainforest Alliance, e il resto dei ristoranti d'Europa dovrebbe adeguarsi alle nuove linee guida in tempi brevi. Un'operazione da 50 milioni di sterline, una parte dei quali dovrebbe arrivare nelle tasche di coltivatori poveri.
Questa iniziativa segue altri due importanti cambiamenti: il pesce del filet-o-fish, ora certificato Marine Stewardship Council, proviene da fornitori che praticano pesca sostenibile, mentre le uova arrivano solo da galline allevate all'aperto.
Si parla anche di una conversione al latte biologico e di nuovi standard per la fornitura della carne.

Vendono però ancora la Coca-cola...

giovedì, gennaio 11, 2007

Quando l’ 'Uomo Nero' in realtà è bianco

Subito dopo l’omicidio di Erba fu indicato il marito extracomunitario come colpevole, ora si scopre che a compiere il terribile delitto è stata una coppia di italiani, entrambi di Erba... Strano che non si leggano più sentenze come le leggevamo all’inizio, tra l'altro sul forum del quotidiano Corriere di Como, dove veniva indicato - anche da parte dei giornalisti - il fantomatico "Uomo Nero".

I due arrestati sono lavoratori, non extracomunitari e, meditate gente meditate, pure "cristiani"...


uomo nero che cammina

domenica, dicembre 31, 2006

Fiore di cactus



(1969)

Oscar meritato

Film piacevolissimo, pieno di "complicazioni" tipiche del filone delle screwball comedies o delle opere teatrali di Neil Simon (autore tra l'altro di La strana coppia, con Jack Lemmon e lo stesso Walter Mathau).
Ingrid Bergman nella parte dell'assistente fredda ed effettiva del dentista (Mathau) è brava a nascondere la propria femminilità ai fini della riuscita della pellicola, mentre la giovanissima Goldie Hawn impersona alla perfezione la teen-ager apparentemente svampita ma in realtà non priva di solidi principi umani. Il tutto ambientato in un'America (quella metropolitana) al culmine della rivoluzione culturale.

Da possedere assolutamente, insieme ad altri film dell'epoca (Lasciami baciare la farfalla, Provaci ancora, Sam, Il party, What's New, Pussycat...).

martedì, dicembre 26, 2006

Casino Royale (1967)


Sir James Bond, ex agente segreto, si è ritirato a vita privata. Per mantenere alta la propria immagine, i servizi ribattezzano un gran numero di loro agenti "James Bond" o "007"... Senonché, il vecchio Bond deve essere riattivato per fare luce sulla strana moria di uomini al soldo sia dell'una parte (capitalista) sia dell'altra (comunista).


Per molti questa parodia, che può vantare un cast stellare, è puro trash; per altri un capolavoro di slapstick. In effetti, non bisogna attendersi risate a crepapelle. Semmai si sorride, ammirando molti dei beniamini di sempre: Sellers, Niven, Allen, Andress, Huston, Welles, Belmondo, O'Toole (questi ultimi due in minuscole parti, quasi appena camei)... Una storia autentica il film non ce l'ha: è solo vagamente ispirato al primo romanzo di Ian Fleming. Il produttore Charles K. Feldman, non potendo accaparrarsi i diritti sul celebre personaggio (che erano nelle mani di Albert R. Broccoli), pensò di prendersi una rivincita acquistando se non altro quelli sul primo libro e volgendo ogni cosa in scherzo, sia pure con un impiego di capitali a quell'epoca da record. Il film fu girato interamente in Inghilterra. A parte il gran numero di registi, altrettanto grande è quello degli "scrivani", tra i quali è da includere Woody Allen, il cui stile si nota - eccome! - in parecchie scene e in un paio di riferimenti (soprattutto nel finale caotico) a What's New Pussycat. Altri particolari della pellicola richiamano alla mente idee tratte da commedie di quel tempo o che verranno sviluppate in opere a venire. 


Peter Sellers e Ursula Andress

David Niven nei panni del vecchio James Bond è impeccabile. L'altro "James Bond" più importante della storia è Peter Sellers, in realtà un esperto di baccarà che viene coinvolto da Ursula Andress/"Vesper Lynd" nel complotto contro "Le Chiffre" (Orson Welles).

Dopo aver girato The Pink Panther e Dr. Strangelove, Sellers era tra gli attori più richiesti in assoluto, e ciò deve aver gonfiato a dismisura il suo ego. Per Casino Royale pretese un milione di dollari, una Bentley bianca e il controllo assoluto sul copione. Anche dopo che gli venne assegnato il ruolo più importante, Sellers continuò a comportarsi come un bambino capriccioso. La produzione decise di assecondarlo e i costi raggiunsero i 6 milioni di sterline fino al momento in cui la megalomane star decise di abbandonare i luoghi delle riprese per non farvi più ritorno. (In totale il film sarebbe costato ben 8 milioni di sterline.) La scena in cui Sellers muore è in realtà il risultato di abili trucchi in fase di post-produzione. Il comportamento autodistruttivo dell'attore inglese gli diede una fama talmente negativa che per anni fu sulla lista nera di tutte le case cinematografiche.

Tra parentesi, la scena al casinò che mostra Sellers e il suo contraente Orson Welles/"Le Chiffre" è solo frutto di montaggio. Sellers accusò l'intera squadra di venerare Welles e di trascurare lui. Tra le due stelle scoppiarono scintille già fuori dal set, e per questo per la scena in questione bisognò girare diverse sequenze che vennero poi cucite insieme. 

 


Woody Allen e Daliah Levi


Bisogna accettare Casino Royale per quel che è. Non si tratta di un capolavoro, ma non è nemmeno quell'obbrobrio che in tempi più recenti ci è stato propinato con Austin Powers (la spia imbranata interpretata da Mike Myers). Siamo negli Anni Sessanta, quasi Settanta, e i vari registi (John Houston, Ken Hughes, Robert Parrish...) hanno colto lo spirito del tempo con sequenze e scenografie "psichedeliche", oltre che con un vero e proprio esercito di splendide donne seminude (delle quali Ursula Andress, Daliah Levi e Barbara Bouchet sono solo il tridente avanzato). Pura cultura pop, insomma, sottolineata dal bel soundtrack di Burt Bacharach / Herb Alpert. Inoltre, si possono gustare Woody Allen ("Dottor Noè") nelle vesti di piccolo ebreo nevrotico, Peter Sellers in quelle di playboy e Orson Welles in qualità di grande illusionista: tre autorappresentazioni dettate più da convinzione reale che dalla natura satirica del film.

lunedì, dicembre 25, 2006

Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato



(Gran Bretagna, 1971)
Regia: Mel Stuart
Principali interpreti: Gene Wilder; Peter Ostrum; Jack Albertson; Roy Kinnear


Tratto dal libro La fabbrica di cioccolato di Dahl Roald, è un capolavoro fiabesco destinato non solo ai bambini ma anche agli adulti.

Willy Wonka è il proprietario di una fabbrica dolciaria nota per la squisitezza dei suoi prodotti. Poiché gli ingegnosi brevetti per la produzione dei dolci sono oggetto dell'interessata curiosità dei concorrenti, da anni Willy Wonka non permette a nessun estraneo di varcare la soglia della fabbrica. Un giorno viene annunciato il lancio di un concorso internazionale: le cinque persone che troveranno all'interno di una tavoletta di cioccolato "Wonka" un talloncino d'oro saranno ammesse alla visita della fabbrica.
Charlie Bucket, un ragazzo povero che vive insieme ai nonni costretti a letto ed alla madre, viene improvvisamente baciato dalla fortuna e si ritrova con altri quattro bambini davanti ai cancelli della Willy Wonka Factory, accompagnati ciascuno da un parente. L'eccentrico Wonka li accoglie e fa loro da guida, rivelandosi, più che il direttore di una fabbrica, come il gestore di un immenso parco dei divertimenti (con una montagna di leccornie, vari bizzarri macchinari e persino il tunnel dell'orrore). Naturalmente indimenticabili sono gli Oompa-Loompa, i suoi lavoratori-nanetti.
Ci sono molti colpi di scena che fanno temere per il destino del piccolo Charlie, ma alla fine prevalgono giustizia e bontà e il Nostro ottiene addirittura la fabbrica dopo un atto di gentilezza nei confronti di Wonka.



Il regista Stuart ha usato diversi trucchi e accortezze nel girare il film: per esempio i giovani interpreti non hanno mai incontrato Gene Wilder prima che lo stesso apparisse sulla porta nei panni di Willy Wonka. Il cast, al completo, non ha visto né la stanza del cioccolato né gli Oompa-Loompas se non dopo l'inizio delle riprese... Tutto questo per rendere le reazioni all'incontro più realistiche.



Il più recente film di Tim Burton (2005), con Johnny Depp, non è affatto male: ha anzi dalla sua la possibilità di sfruttare al meglio la tecnica e i trucchi col computer. E' però proprio l'interpretazione di Willy Wonka da parte di Depp a non reggere il confronto con quella - assolutamente perfetta - resa da Gene Wilder ventiquattro anni prima. Il sorriso tranquillo di Wilder non mette ansia come il ghigno isterico di Depp. Wonka/Wilder sa sempre quel che accade e si mantiene imperturbabile, lo spettatore capisce che può fidarsi di lui, mentre con l'imprevedibile e nevrotico Wonka/Depp si rimane sempre sul chi vive. Il messaggio, o la "morale", è tutta contenuta nelle parole dell'ultima canzone:


IF YOU WANT TO VIEW PARADISE
SIMPLY LOOK AROUND AND VIEW IT
ANYTHING YOU WANT TO, DO IT
WANT TO MAKE THE WORLD
THERE'S NOTHING TO IT

THERE IS NO LIFE I KNOW
TO COMPARE WITH PURE IMAGINATION
LIVING THERE
YOU'LL BE FREE
IF YOU TRULY WISH TO BE





Script originale di Willy Wonka and the Chocolate Factory

domenica, dicembre 17, 2006

Sul caso Welby

"La vita non appartiene all'essere umano": a questa assurda conclusione si è arrivati a proposito del caso Welby.
Tu sei lì sul ponte, hai già scavalcato il parapetto, con un sospiro soddisfatto allarghi le braccia e ti lanci nel vuoto a volo d'uccello (l'ultima e unica grande impresa della tua tormentosa vita), già fiducioso di avercela fatta... quando ti senti agganciare la scarpa... No! La scarpa si sfila, forse ce la puoi ancora fare... ma ti afferrano il calzino. Si sfila anch'esso... poi hanno il tuo calcagno in mano, la gamba, tutto te stesso. Ti tirano su, magari orgogliosi di sé per averti "salvato". Ti chiedono "perché?" e quando tu urli loro in faccia: "Lasciatemi morireee!" ti infilano la camicia di forza e ti richiudono in una cella imbottita, con tanto di sorveglianza speciale perché tu "non faccia sciocchezze".
Il paradosso è che la vita appartiene all'essere umano. A ognuno di noi. Non possono impedirci di farne quel che vogliamo! Se non appartiene a noi, a chi allora? Alla società? A questo convivio di strani, spietati animali che sono gli stessi che ci spinsero a volerla fare finita?


Vogliono continuare a tenere attaccato il ventilatore polmonare che mantiene in "vita" Piergiorgio Welby.
E' una vera e propria tortura senza soluzione di continuità nei confronti di una persona che soffre e non fa che ripeterlo a tamburo battente. Una "condanna a vita" senza diritto di difesa e con la complicità dei soliti medici-aguzzini e giudici dell'Inquisizione.
Ci hanno sviliti ormai in tutti i campi, depredandoci persino della scelta se continuare questa indicibile agonia o spegnerci per sempre.

sabato, dicembre 09, 2006

Dell'entusiasmo che manca

Un fantasma si aggira per l'Europa: il fantasma dell'apatia organizzata.
Molti dei nostri conoscenti, soprattutto i giovani, errano con sguardi estasiati, assenti. Hanno evidentemente i loro paradisi privati. Ci salutano con grande cordialità, felici; o, meglio, salutano i nostri simulacri, il nostro scheletro: di noi infatti non vedono altro, e possibilmente anche ciò solo dietro una sorta di griglia cibernetica. Non si interessano a quel che facciamo, se siamo felici noi, se abbiamo un lavoro o meno, oppure se anche a noi è piaciuto l'ultimo film con Johnny Depp o Angelina Jolie.
Quando tentiamo di instaurare una parvenza di comunicazione, ci chiedono se abbiamo il Microsoft Messenger; oppure: "Mi trovi su ICQ. Come? Tu non lo usi? Apriti subito un account!"

Un mio amico ha scritto un romanzo (un altro!) che, come sempre, ha dato da leggere ad amici e conoscenti. Dopo qualche tempo, incominciando a preoccuparsi perché non riceveva risposte, li ha sollecitati (via e-mail o voice fax) ad esprimere un giudizio. Finalmente hanno risposto tutti, o quasi: in maniera positiva. Cioè: hanno detto "Bello!" e "Bravo!".
Al che, il mio amico si è fatto coraggio e ha chiesto al sottoscritto di scrivergli una lettera di presentazione per gli editori.
Sarebbe la seconda in pochi mesi: una gliela avevo già scritta, per un altro suo libro, alla fine della scorsa estate.
"Ma non conosci nessun altro? Uno che sappia fare una critica decente e che abbia magari un piede dentro l'ambiente editoriale?"
La sua risposta:
"Tra i miei conoscenti ci sono persone con ben più di un piede dentro qualche casa editrice. Il fratello di un mio intimo amico, ad esempio, ha uno studio fotografico che serve la Rizzoli. E un mio cugino ha scritto per tre anni sulla rivista PC Professionale (edita dalla Mondadori) ed è in ottimi rapporti con il direttore responsabile. Ma... C'è sempre un 'ma'. Non si impegnano..."

Già. Ognuno è immerso in un bel bagno caldo di egocentrismo. Fin qui niente di strano: viviamo nell'Antropocene, dunque è giusto che l'uomo (inteso come io-soggetto) sia al centro dell'universo.

Ammesso e non concesso che un autore non possa scriversi una lettera di presentazione da sé (soprattutto quando è troppo impegnato a sfornare romanzi), perché dovrebbe prendersi la briga di farlo, quando, tra tanta indifferenza, tra tanto impassibile disinteresse, c'è ancora chi, come me, si mostra altruista, disponibile, forse caritatevole?
Ho ricordato all'amico di essere un fresatore CNC, e dunque occupato anche sul versante del "volgare" lavoro; ma ho paura che alla fine pure quest'altra lettera dovrò produrla io.

mercoledì, dicembre 06, 2006

Gli amanti del circolo polare


Un capolavoro misconosciuto

Medem, il nome del regista, è un palindromo: si legge nella stessa maniera anche da destra a sinistra. Ciò vale pure per Otto e Ana, i nomi dei protagonisti di questa splendida storia. Ana vive fedele al credo che niente è un caso, che ogni cosa è concatenata; e in effetti tutti gli avvenimenti che le accadono e quelli che accadono intorno a lei sembrano darle ragione. La ragazza ama il freddo e non è una coincidenza che, in ultimo, finirà in Finlandia, e più precisamente in Lapponia. La sua vita, a cominciare dall'età di otto anni (dal giorno della tragica morte del padre) si intreccia con quella di Otto, destinato a divenire il suo fratellastro-amante; ma sono tanti i fatti legati tra di essi, a cominciare dallo strano incontro tra un contadino spagnolo e un aviatore tedesco durante la Guerra Civile di Spagna. L'aviatore si rivelerà essere il nonno di Ana, poi emigrato in Finlandia insieme a una ragazza incontrata all'indomani del bombardamento di Guernica...

In questa coproduzione franco-ispanica, Julio Medem dimostra tutta la sua grandezza. La tenera love story tra Ana e Otto si spoglia della sua semplicità grazie ai pregevoli effetti visivi e alle complicanze disseminate lungo tutto il copione. Alcune scene, e cioè quelle rivisitate secondo un'ottica diversa, richiamano alla mente un altro bel film uscito nello stesso anno (1998): Lola corre, del regista tedesco Tom Tykwer.

La visione è raccomandata.

venerdì, novembre 24, 2006

Andrea Camilleri: 'Vi racconto Montalbano'

camilleri - vi racconto montalbano Si può certamente essere estimatori o meno del Camilleri scrittore (e il "meno" si riferisce in primis a chi non ama i termini dialettali incastonati nell'italiano), ma il Camilleri uomo non può che suscitare apprezzamenti. Il volume di interviste Vi racconto Montalbano è una sorta di Who's Who dell'uomo di lettere siciliano e del suo universo. I personaggi, le situazioni e i luoghi della sua vita (e dei romanzi) vengono qui passati in rassegna dallo stesso Camilleri con l'energia e l'entusiasmo che contraddistinguono l'ormai ottantenne, sempre sanguigno scrittore di Porto Empedocle.



Dal libro:

Quando ha capito che le cose stavano cambiando?

Ho avuto dieci anni di rifiuti dalle case editrici. Pensavo, in virtù della mia concretezza, che quella non era la mia strada. Quando Garzanti mi ha pubblicato Un filo di fumo, le tremila o cinquemila copie mi andavano bene.


A quel punto ha iniziato a considerarsi uno scrittore professionista?

Una volta Aldo Busi in una trasmissione, col suo consueto amore per il paradosso, disse che uno scrittore può dirsi tale quando ha venduto cinquemile copie. Perciò, io sentivo di avere la patente. E quando Elvira Sellerio mi disse che Il Birraio di Preston era arrivato a diecimila copie, esultai.


(...)

Ora, la cosa che più mi colpisce, essendo marxista da sempre, da quando sono nato e non lo sapevo, è non riuscire a non capire come nei miei riguardi si stia verificando l'auspicato fenomeno gramsciano di uno scrittore nazional-popolare. Perché mi legge gente che non ha mai letto nessun libro; mi legge il piccolo operaio, mi legge anche una minima parte di intellettuali. Nessuno ha considerato sociologicamente la mia letteratura. E, invece, avrebbe interessato me per primo uno studio di questo tipo. Invece, una parte dei critici mi ama, una minima parte; la maggior parte dei critici mi disprezza (non ci sono altre parole da poter usare), anche se sono critici marxisti.


Quindi il fatto, per esempio, che un Pietro Citati non si occuperà mai di lei non...

Mi lascia completamente indifferente, amico mio! Non è che si scrive per i critici, si scrive per il pubblico. Io scrivo per i miei lettori, non scrivo affatto per queste persone.





Andrea Camilleri
Vi racconto Montalbano. Interviste.
Casa editrice datanews

domenica, novembre 19, 2006

Orrore!

Stephen King ha imparato che cos'è la paura grazie a George W. Bush.

In un'intervista al magazine tedesco stern.de, King ha ammesso di aver "conosciuto cos'è la paura" tramite "l'infantile convinzione del Presidente americano di essere un messo divino sulla Terra". Prima - ha spiegato King - niente era mai riuscito a spaventarlo in tal modo.

L'autore di tanti bestsellers internazionali non ha fatto un segreto di essersi sentito sollevato dopo aver appreso i risultati dell'ultimo poll per il Congresso americano. Ha inoltre sottolineato che la gioia più grande per lui è stato il licenziamento del Ministro della Difesa Rumsfeld.

Stephen King si trova in questi giorni a Londra per presentare l'ultimo suo romanzo Love, da lui stesso ritenuto tra i suoi migliori in assoluto. Nell'intervista a stern.de, King ha tra l'altro parlato dell'importanza che riveste sua moglie Tabitha per il buon esito della sua attività letteraria.

mercoledì, novembre 15, 2006

God Bless America!

God Bless America!

di Harold Pinter



Rieccoli,
gli Yankees nella loro parata armata
a cantare le loro ballate di gioia
galoppando attraverso il vasto mondo
e lodando il Dio d'America.

I rigagnoli sono intasati di morti
quelli che non potevano esserci
quegli altri che si rifiutavano di cantare
quelli che stanno perdendo la loro voce
quelli che hanno dimenticato il motivo.

I cavalieri hanno fruste taglienti
la tua testa rotola sulla sabbia
la tua testa è uno stagno nella sporcizia
la tua testa è una macchia nella polvere
i tuoi occhi sono fuorusciti e il tuo naso
sente solo la puzza della morte
e tutta quest'aria morta è ricca
dell'odore del Dio d'America.



(traduzione di franc'O'brain)


Poesia pubblicata il 22 gennaio 2003 sulla rivista americana CounterPunch (www.counterpunch.org). Riprodotta in originale nel volume Harold Pinter - God Bless America. Scritti e interviste contro la guerra (Edizioni datanews).

martedì, novembre 14, 2006

RISOLTO IL PROBLEMA DELLE SCORIE NUCLEARI

di Robert Fisk

The Independent, 28 ottobre 2006

In Iraq, nel 1991, le forze americane e britanniche hanno usato centinaia di tonnellate di testate all’uranio impoverito (DU [Depleted Uranium n.d.t.]). Le loro ogive penetranti rinforzate erano fabbricate con i prodotti di scarto dell'industria nucleare. Cinque anni dopo un'epidemia di cancro è emersa in tutto il sud dell'Iraq; ma anche tra i soldati inglesi e americani.

Le iniziali valutazioni dell'esercito Usa mettevano in guardia contro gravi conseguenze per la salute pubblica se tali armi fossero state usate contro veicoli corazzati. Ma l'amministrazione USA e il governo britannico hanno poi fatto di tutto per sminuire queste affermazioni. Eppure i casi di cancro hanno continuato a diffondersi insieme a resoconti sul fatto che i civili in Bosnia - dove l'uranio impoverito era pure stato usato dall'aviazione della Nato – stavano soffrendo di nuove forme di cancro. Le bombe all'uranio impoverito furono ancora una volta usate nell'invasione angloamericana dell'Iraq nel 2003...

domenica, novembre 05, 2006

I tedeschi: "Risparmiatecelo!"

BERLUSCONI PUNTA A PRO7 MA IN GERMANIA LO DETESTANO

Mediaset cerca nuovi mercati; da sempre sbircia verso la Germania, e ora che il dominio in Italia è minacciato, Berlusconi considera seriamente la possibilità di lanciare un'offerta per la tedesca ProsiebenSat1 (potente compagnia che raccoglie diversi canali televisivi privati, tra i quali Pro7 e Sat 1). Come fa notare il Financial Times, Mediaset è una delle "poche società che hanno l'ambizione e la possibilità di stringere un accordo da 5 miliardi di euro". Sussistono però molti dubbi su un'approvazione delle authority. In Germania il nome di Berlusconi è quasi sinonimo di mafioso, e nel collettivo immaginario ha sostituito quelli di Mussolini e di Al Capone, finora usati come offesa nei confronti dell'Italia e degli italiani.
Nella 'Lex column' del Financial Times viene osservato che difficilmente l'operazione potrebbe essere accolta positivamente dai tedeschi, dopo "l'osservazione fatta dall'ex primo ministro quando disse a un membro tedesco del Parlamento Europeo che sarebbe stato perfetto nel ruolo di guardia in un campo di concentramento. Il giudizio ancora brucia" sostiene il quotidiano inglese, "ed è quindi improbabile che ci passino sopra."

mercoledì, novembre 01, 2006

Ma a chi serve Halloween?

Ieri 31 ottobre. Questa cavolata di Halloween, con la quale abbiamo viziato i nostri già stramaledettamente malati figli, mi ha rotto veramente le scatole. Sono stato importunato da gruppi di piccole pesti dapprima per strada, ieri sera, poi sulle scale, e infine sulla porta di casa, che ho dovuto aprire almeno cinque volte a causa di altrettante scampanellate furiose (e che hanno finito per fare infuriare anche me).

Ma che streghe e maghetti del diavolo! Continuiamo a corrompere così i nostri spermii, a infondergli idee di mondi paralleli orrifici, distogliendo la loro mente dai problemi concreti che affliggono la vita quotidiana (Napoli e dintorni, e questi "dintorni" contengono anche la Brianza e il Varesotto...) e il nostro mondo continuerà essere peggiore di quanto già non sia.

L'unica ricorrenza festiva americana che ha veramente un senso è il giorno di San Valentino.

Genitori, maestri di scuola, assistenti sociali: svegliatevi!

domenica, ottobre 29, 2006

Anna Politovskaja, giornalista siciliana

di Riccardo Orioles

(Apparso su La Catena di Sanlibero, n. 342)

Anna Politovskaja, giornalista siciliana. Anche stamattina, al giornale, i colleghi hanno dato un'occhiata alla scrivania vuota e si sono messi al computer a lavorare. Il potere e' mafioso, lo si sa: pero' loro lo scrivono, fanno i nomi e i cognomi, e sono soli. Di chi e' la scrivania vuota? Chi e' il collega, assassinato dagli imprenditori mafiosi, che fino all'altro giorno scriveva? In che lingua scriveva? In russo, in italiano, in castigliano? Russia, Sicilia, Colombia? E che importanza ha. Siamo in un paese dove l'informazione non e' libera, dove i politici al massimo livello fanno accordi coi mafiosi (si chiamino Cuffaro o Putin, gioviali notabili o cupi apparatniki), dove l'imprenditoria e' collusa, dove il popolo fiaccato da rassegnazione e miseria non osa alzare la testa eppure (essi sanno benissimo) un giorno, grazie a loro che resistono, la rialzera'. E in quale chiesa si sono svolti stavolta - sempre piu' soli e inutili - i funerali? Pochi compagni attorno, dichiarazioni sprezzanti ("La mafia qua non esiste", "Nessuno stava a leggere il suo giornale") delle Autorita'. E quell'applauso commosso, di quelle poche centinaia di impauriti ma consapevoli cittadini. E loro che si allontanano, a spalle chine, per ritornare alla redazione, a scrivere tutto cio' che e' successo, anche in questa giornata. Manderanno ai giornali esteri ("I servizi hanno sequestrato il suo computer", "stava facendo un'inchiesta sui massacri") note redazionali. Aggiorneranno il palinsesto di questo numero, sperando che gli edicolanti - almeno per un altro po', almeno qualcuno - acconsentano a esporre ancora il giornale. Non parleranno, fra di loro, di lei, salvo che per ragioni di lavoro. Ma a lei penseranno ogni attimo, firmando le nuove inchieste, guardando la rotativa che le stampano, seguendo con lo sguardo le macchine che si allontanano portando dovunque possibile le copie del giornale.



* * *

Nessuno scrive piu' di te, Anna, ed e' passato appena un paio di settimane. Ci sono altre cose da scrivere, guerre, re, star system, presidenti, cantanti: altri eventi del vasto mondo ingombrano la grande stampa internazionale. Hanno scritto che eri una giornalista, una brava giornalista, e che sei morta: cosa potevi chiedergli di piu', a questi illustri e - per quasi due giorni - partecipi colleghi? E' nelle povere stanze e fra i computer rabberciati, con gli altri redattori dei tuoi stenti giornali, che ancora vive il Giornalismo. Lui non ti ha dimenticata, ne' tutti gli altri come te.



____________

Giornalismo. Convegno della stampa libera siciliana, il 4 e 5
novembre a Catania. Come spezzare il monopolio, come dare tecnologie
alla liberta'. Come organizzarsi - insieme. Come trasformare.

Info: riccardoorioles[AT]sanlibero[DOT]it, lucio[AT]sanlibero[DOT]it

sabato, ottobre 28, 2006

Ich arbeite, tu lavori, he works...

http://www.francobrain.com/arbeite.htm


Io lavoro, tu arbeitest, egli fatica... Il verbo più assurdo del mondo declinato in decine e decine di lingue diverse.
Una pagina inutile quanto affascinante. E divertente sebbene il soggetto sia di una tragicità immane.

http://www.francobrain.com/arbeite.htm

Useless page: the verb 'to work', 'working', in many languages. By Peter Patti, from the novel Weltgeist Superstar by P.M. (Rodulf von Gardau). Reali(s)zation: franc'O'brain & Transputer Qasar.

Libri. Books. Buecher. Lavorare, arbeiten, malochen.
Languages: English, Italian, Hungarian, German, Spanish, Swedish, Urdu... By Peter Patti.
Abbasso il lavoro! Nieder mit der Arbeit! Viva il lavoro! Hurra I got a job!

http://www.francobrain.com/arbeite.htm


Da un'idea originale di P.M. (Rodulf von Gardau) , interessantissimo scrittore svizzero-tedesco.





References:
useless page, books, peter patti, to work, to die, lavorare, arbeiten, malochen, fatigue, jag arbejder, languages, English, Italian, Hungarian, German, Spanish, Swedish, french, russian, franc'O'brain, trabalho, working, lavoro, Rodulf von Gardau, p m, weltgeist, superstar, tripura transfer, rabotaju, libri, jag arbetar, schriftsteller, deutsch, schweiz, minä teen työtä, musica, music, musik, genesis, autoren, authors, autori, patti, frank brain, frankobrain, francobrain, ik werk, jaz delam, eg vanna.

domenica, ottobre 22, 2006

'Fascisti su Marte'

Fascisti su Marte; Corrado Guzzanti
"Alle ore 15 del 10 maggio 1939, Marte è fascista!"

Girato in parte nella cava della Magliana, nei pressi di Roma, racconta l’epopea del gerarca fascista Barbagli (Corrado Guzzanti) e dei sui fidi camerati, inviati da un paese (il nostro) il cui Presidente ama esclamare: "Me ne frego!"
Il film, basato sui "cinegiornali" all'interno della trasmissione televisiva Il caso Scafroglia, illustra le vicissitudini "spaziali" di un manipolo di Arditi, dall’arrivo sull’ostile Pianeta Rosso fino all’imprevisto epilogo, passando per grandi scoperte, temerarie avventure, improbabili amori, incontri alieni e persino visioni mistiche.
La parodia non investe soltanto i neofascisti italiani (dileggianti con lazzi e marziali risa...) ma anche il cinema, con un monolite nero che viene direttamente da 2001: Odissea nello spazio di Stanley Kubrick: scena oltre che assolutamente spassosa anche geniale per la scelta della citazione.



Vite segnate dalla gloria, braccio e mano del Duce, uomini di fato intrisi, che soli videro l'onore di sentir scoccare l'ora del destino... con un moschetto e un "me ne frego" dentro al cuor!

sabato, ottobre 21, 2006

Harold Pinter: 'God bless America'



Harold Pinter
God bless America. Scritti e interviste contro la guerra
Collana Ahlambra. Editrice datanews

<<C'è una vecchia storia su Oliver Cromwell. Dopo aver conquistato la città inglese di Drogheda, fece portare i suoi concittadini sulla piazza principale. Cromwell ordinò ai suoi tenenti: "Soldati! Uccidete tutte le donne e stuprate tutti gli uomini!" Uno dei suoi aiutanti disse: "Mi scusi, tenente, ma non dovrebbe essere il contrario?" Una voce dalla folla gridò: "Mr. Cromwell sa cosa sta facendo!"

Quella è la voce di Toni Blair: "Mr. Bush sa cosa sta facendo!"

Il fatto è che Mr. Bush e la sua gang sanno davvero cosa stanno facendo, e anche Blair, a meno che non sia l'idiota deluso quale spesso appare, sa cosa stanno facendo. Bush & Company sono molto determinati, semplicemente, a prendere il comando del mondo e delle risorse mondiali. E non importa loro un fico secco di quante persone devono uccidere per raggiungere i loro obiettivi. E Blair ubbidisce.

Non ha il supporto del Partito Laburista, non ha il supporto del paese né tanto meno della tanto declamata "comunità internazionale". In che modo, dunque, può giustificare l'entrata in guerra di un paese che non la vuole? Non può. Può soltanto fare ricorso alla retorica, ai cliché e alla propaganda. Chi l'avrebbe mai detto, quando votammo Blair, che saremmo poi arrivati al punto di disprezzarlo. L'idea secondo la quale lui avrebbe influenza su Bush è ridicola. La sua accettazione passiva della prepotenza degli Stati Uniti è patetica.

La prepotenza è, naturalmente, una tradizione americana consacrata dal tempo. Nel 1965, rivolgendosi all'ambasciatore greco negli Stati Uniti, Lyndon Johnson disse: "Fanculo il vostro Parlamento e la vostra Costituzione. Gli Stati Uniti sono l'elefante, Cipro è la pulce, La Grecia è la pulce. Se queste due bestioline continueranno a fare il solletico all'elefante, le prenderanno dalla sua proboscide, e le prenderanno di santa ragione."

Non parlava per metafore. Poco tempo dopo, i colonnelli, supportati dagli USA, si insediarono in Grecia e il popolo greco visse sette anni all'inferno.

Riguardo l'elefante americano, è cresciuto fino a divenire un mostro di proporzioni grottesche e oscene.

La terribile atrocità a Bali non altera, affatto, la raltà dei fatti.

Il "rapporto speciale" che lega gli Stati Uniti e il Regno Unito ha sommato i migliaia di morti negli ultimi dodici anni ai migliaia di morti in Iraq, Afghanistan e Serbia. Tutto questo per perseguire gli scopi della "crociata morale" di Stati Uniti e Regno Unito volta a portare "pace e stabilità" nel mondo.

(...) Bush ha affermato: "Non permetteremo che le armi più pericolose del mondo rimangano in possesso dei leader più pericolosi del mondo." Giusto. Guarda un po' nello specchio, amico. Quello sei tu.>>

In questo compendio dal titolo God bless America. Scritti e interviste contro la guerra, il commediografo, regista, attore e poeta inglese di origine ebrea Harold Pinter (Premio Nobel 2005) lancia i suoi strali contro gli Stati Uniti d'America, denunciando il dramma dei massacri e delle ferite provocati dall'impero, dalla rivolta sandinista ai prigionieri di Guantamano, dal boicottaggio nei confronti di Cuba alla guerra in Iraq, e rilancia il tema della speranza.




Infos e ordini: datanews
http://www.datenews.it/

domenica, ottobre 15, 2006

Chuck Palahniuk: 'La scimmia pensa, la scimmia fa'

Chuck Palahniuk torna con un libro di brevi storie che mostrano bene come la realtà nuda e cruda non abbia niente da invidiare alla fantasia più sfrenata.


In La scimmia pensa, la scimmia fa (Stranger Than Fiction), si legge di un'orgia gigantesca in un locale in mezzo al nulla del West di oggi, di un torneo di combattimenti tra enormi mietitrebbiatrici, di una spedizione su un sottomarino nucleare, di un vis-á-vis improbabile con Marilyn Manson, degli allenamenti feroci (e le orecchie a cavolfiore) dei lottatori e molto altro ancora. Ma la parte più sconvolgente è quella che racconta le vite passate e presenti dell'autore: i suoi anni spesi tra lavori pesantissimi di giorno, volontariato in ospedali di notte, le circostanze terribili dell'assassinio di suo padre e del processo al killer.


***

Charles Michael "Chuck" Palahniuk è uno statunitense nato il 21 febbraio 1961 da padre di origine ucraina e madre di origine francese. Prese la laurea all'università dell'Oregon, e nel 1996 divenne di colpo un autore di culto con Fight Club, suo debutto ufficiale come scrittore. Dal romanzo fu tratto un film di altrettanto successo, diretto da David Fincher e interpretato da Brad Pitt ed Edward Norton.
Di lui si parla ovunque, riviste patinate e trasmissioni lo cercano, ma spesso invano. La società, questa società, non piace a Palahniuk. Anche in Soffocare, il suo quarto romanzo, lui la critica senza pietà. "Dopo aver visto un film porno, in cui un tipo si fa infilare da una scimmia delle caldarroste nel retto, non si temerà più nulla dalla vita".
Dal 2002 al 2005 la sua produttività aumenta, proporzionalmente alle sue geniali sceneggiature. Ninna Nanna è un noir-thriller fenomenale, in cui un giornalista vedovo si trasforma nel detective più semplice, complessato e, soprattutto, normale, che la storia della letteratura ricordi. In Cavie scopriamo tutto il genio di Palahniuk, che si inventa un moderno Decamerone, dark e grottesco, parabola serrata e devastante sulla spasmodica caccia alla fama e alla celebrità, che in questo tempo di reality onnipresente torna attualissimo.


La scrittura di Palahniuk è scientifica e cruda: eliminazione del superfluo; battute drastiche, fredde; ripetizioni volute. Rasenta il grottesco enfatizzando le parole per far esplodere le frasi. I contenuti sono assolutamente nichilisti. Punto cruciale delle sue narrazioni è la necessità di liberarsi dalle oppressioni della società, dalle competizioni, dai mass media che "ci fanno comprare cazzate che non ci servono".
Il suo stile - non solo letterario ma anche di vita - è simile a quello di Breat Easton Ellis, Irvine Welsh e Douglas Coupland. Sempre provocatorio e contraddittorio, dice di non possedere un apparecchio televisivo e non nasconde la propria omosessualità.
"Forse c'era una vena di pazzia nella famiglia e aspettarono che avessi vent'anni per lasciarmelo sospettare". A quell'età suo padre gli raccontò che il nonno aveva ucciso la nonna a colpi di pistola e poi si era sparato, mentre lui, il padre, andava a nascondersi sotto il letto. Anni dopo, suo padre conobbe una donna attraverso annunci per incontri e uscì con lei. Al ritorno a casa, l'ex-marito di lei li uccise entrambi e poi bruciò i corpi nel garage.


Dice uno dei suoi protagonisti: "La realtà è che uno vive finché non muore. E la verità è che nessuno vuole la realtà."



....BIBLIOGRAFIA

Romanzi

* Fight Club (1996)
* Survivor (1999)
* Invisible Monsters (1999; ma in realtà scritto prima di Fight Club)
* Soffocare (Choke) (2001)
* Ninna Nanna (Lullaby) (2002)
* Diary (2003)
* Cavie (Haunted) (2005)

Saggistica, scritti vari

* Portland Souvenir (Fugitives and Refugees: A Walk in Portland, Oregon) (2003)
* Stranger Than Fiction: True Stories (2003)

venerdì, ottobre 13, 2006

Nobel per la Letteratura 2006


Premio Nobel meritatissimo per il 54enne turco Orhan Pamuk (Il castello bianco, Istanbul, Il mio nome è rosso, Neve, La nuova vita, Il libro nero, La casa del silenzio). Con la sua prosa Pamuk ha gettato un ponte tra il romanzo moderno e le tradizioni mistiche dell'Oriente. Sempre in prima linea nell'impegno per i diritti dell'uomo, è stato più volte denunciato in Turchia - tra l'altro perché si oppone a un'entrata del paese nell'UE, ma soprattutto per aver infranto l'Articolo 301 del Codice Penale parlando del massacro, da parte dei turchi, di un milione di armeni e di trentamila kurdi in Anatolia durante la Prima guerra mondiale.

L'anno scorso il Nobel fu assegnato al drammaturgo inglese Harold Pinter.

sabato, ottobre 07, 2006

Italia-Ucraina 2-0

Questa notizia non viene commentata per solidarietà con i giornalisti della stampa e della radio-tivù, che sono in sciopero.

Scandalo letterario turco in Germania

Fu plagio o si tratta di una geniale operazione pubblicitaria della casa editrice, la quale può così vendere due libri invece di uno? Noi pensiamo piuttosto alla prima opzione, anche se la seconda non è da escludere.

Nella primavera del 2006 esce Leyla, romanzo di Feridun Zaimoglu incentrato sulle vicende di una donna nata e cresciuta in Turchia e poi emigrata in Germania. I critici si uniscono in un coro di osanna, senza accorgersi delle strane somiglianze con Das Leben ist eine Karawanserei, una delle opere più belle e importanti di Emine Sevgi Özdamar, uscita per i tipi dello stesso editore - Kiepenheuer & Witsch - nel 1992.



Il 41enne turco Zaimoglu si era già dimostrato bravo a raccogliere con il suo registratore portatile le testimonianze di suoi connazionali e a trasporle su carta: lo ha fatto per Kanak Sprak e per Abschaum (titolo in italiano: Schiuma): libri l'uno sulla condizione dei giovani turchi in Germania (e anche sul loro modo di parlare: il "kanakster" è il gergo dei "canachi", degli immigrati in "Kanakistan"), l'altro su un carcerato che gli ha affidato la propria storia e quella dei suoi compagni di strada e di coltello, come lui anatolici.

Un esordio di grande successo; autentica "letteratura sociale". Zaimoglu ne ha scritti altri, di libri, tutti incentrati su argomenti consimili (la vita degli emigrati), e tutti quanti giustamente lodati. Dunque: un bravo autore.

Dice di aver compiuto un'operazione uguale, ovvero una sorta di intervista, anche per Leyla: avrebbe poggiato il registratore sul tavolo tra sé e la propria madre e questa gli avrebbe raccontato le sue peripezie da bambina e poi da ragazza nella città natia, finché non prese la decisione di lasciare la Turchia per cercare fortuna nella mitica "Alamania". Dopodiché, Zaimoglu ha trasformato il racconto materno in prosa letteraria; una prosa ben diversa da quella - radicale - dei suoi primi lavori: meno rivoluzionaria, più del tipo "storia-della-povera-piccola-indifesa-indigena" che tanto va di moda in questo periodo. Leyla, uscito nel marzo 2006, ha fatto gridare al capolavoro, riempiendo i feulleittons delle maggiori testate tedesche.

Senonché, un giorno una critica letteraria che desidera rimanere incognita pubblica a sorpresa un pamphlet in cui elenca i "curiosi parallelismi" del romanzo di Zaimoglu con Das Leben ist eine Karawanserei, hat zwei Türen, aus einer kam ich rein, aus der anderen ging ich raus. ("La vita è un caravanserraglio, ha due porte, da una entrai e dall'altra uscii"), pubblicato quattordici anni prima da Emine Sevgi Özdamar, scrittrice di lingua tedesca e anche lei, come Zaimoglu, di origine turca.



La Özdamar, nata a Malatya nel 1946, è attrice, regista e commediografa. Si trasferì in Germania nel 1965, diciannovenne, spinta dall'amore per Bertolt Brecht; ma dovette fare l'operaia in fabbrica prima di poter partecipare a diverse produzioni della Volksbühne di Berlino Est. Alternò il lavoro teatrale con la frequentazione a Istambul di una scuola di recitazione (ma aveva calcato le scene già a 12 anni, in un teatro di Bursa). Si impiantò definitivamente in Germania per recitare alla Schauspielhaus di Bochum e passò poi al cinema, interpretando diversi ruoli in pellicole di Doris Dörrie, Fatih Akin e altri registi.

Cominciò a scrivere romanzi, poesie e racconti nel 1982. Il suo realismo intriso di magia, basato sull'abile tessitura di un materiale linguistico assai ricco, le ha fatto guadagnare numerosi premi e riconoscimenti, tra cui l'Ingeborg-Bachmann-Preis. Considerata tra le massime rappresentanti della cosiddetta "Migrantenliteratur", ha spianato la strada a tanti giovani autori, tra i quali è da annoverare Zaimoglu.



Feridun Zaimoglu è nato a Bolu, in Turchia, nel 1964, ma vive in Germania dal 1965. E' il classico turco-tedesco delle ultime generazioni, con due patrie e nel contempo senza radici. La sua dichiarata ammirazione per Emine Sevgi Özdamar va ben al di là dei comuni rapporti tra un'autrice e un suo fan, tant'è vero che Kanak Sprak, Abschaum e altri suoi libri dal carattere altamente ribelle, di protesta, possono dirsi ispirati non solo ai temi ma anche a certe innovazioni linguistiche della più anziana scrittrice.

L'hype intorno a questo autore è enorme. Leyla in pochi mesi ha venduto oltre 20.000 copie: più del libro della Özdamar in quattordici anni... La critica ufficiale non sembra affatto turbata dalla metamorfosi attraversata da Zaimoglu; dopo il successo delle prime prove letterarie, bissato da quello di alcune adattazioni filmiche, i suoi toni sono andati via via smorzandosi, e ora non scrive più di "noi Kanak" e "loro tedeschi", ma di "noi tedeschi" e "loro stranieri", capovolgendo insomma i termini del discorso. Mentre all'inizio criticava soprattutto la patria d'adozione, è passato a fare il ritratto spietato di quella "feccia turca" di cui i tedeschi hanno paura, il volto cattivo dell'immigrazione.



Lo abbiamo già detto: Emine Sevgi Özdamar era il suo idolo. Ma, da quando è scoppiato il pasticciaccio che lo vuole plagiatore, lui va giurando di non aver mai letto un solo romanzo della collega (!). Inizialmente, a proposito di Leyla, raccontava di aver contattato oltre cinquanta donne per mettere insieme il materiale per il libro, ma in seguito dichiarò di aver "intervistato" solo la propria madre. Promette ai giornalisti di far sentire i nastri con i racconti della genitrice (ovviamente con l'aiuto di un interprete), ma ci impiega settimane a tirarli fuori; infine ne mostrerà solo sei, decisamente pochini per un libro che consta di ben 500 pagine.

"Telefonate pure a mia madre!" dice impettito a chi va a trovarlo chiedendogli ragguagli sull'accusa di plagio, "domandate a lei se non è vero!" La donna intanto è tornata a vivere con il marito in Turchia. Al telefono piange, si dispera. Afferma: "Questa è la mia storia! Me l'hanno rubata!"
Rubata? E' curioso: la Özdamar ha pubblicato il suo romanzo oltre un decennio fa...

Zaimoglu si mostra apertamente sorpreso nel leggere delle somiglianze tra i due libri, illustrate in decine e decine di articoli. "E' davvero un caso di criminalistica letteraria" cerca di scherzare. "Non capisco..."

Entrambi raccontano di una ragazza che nasce e cresce a Malatya (Turchia Orientale) negli Anni Cinquanta. Ambedue le protagoniste attraversano le medesime esperienze (violenza familiare, le prime mestruazioni che diventano una ragione per vergognarsi...) e sceglieranno per ultimo di emigrare. Ambientazione topografica e temporale, nonché struttura, potrebbero pure essere una coincidenza. Ma, purtroppo per Zaimoglu, i parallelismi non risiedono solo nella storia. Ciò che maggiormente stupisce sono quelli linguistici (l'anonima esperta di Germanistica ne ha scovati 160), e spesso addirittura l'uso delle stesse identiche parole. In Leyla, espressioni e metafore sono state appena appena mutate. La protagonista di Zaimoglu ama l'attrice "Kessrin Hepörn" (Katherine Hepburn), mentre la giovane del romanzo di Emine Sevgi Özdamar stravede per "Humprey Pockart". Per la Özdamar, l'Eufrate è un "fiume matto", un "serpente d'argento"; nel libro di Zaimoglu le acque dell'Eufrate "sono matte", il fiume "riluce d'argento" e scorre in "serpentine". Entrambe le ragazze hanno un fratello morto, che loro paragonano a un ragno (una metafora tipicamente turca; ma in Turchia vi sono centinaia di metafore che indicano i defunti, dunque perché proprio questa in tutt'e due i libri?). A scuola il bel fratello di Leyla, ovvero Djengis, viene sedotto dall'insegnante di Istambul (una figura di cittadina fedele allo Stato: questo mi pare un particolare non irrilevante nel carosello di metafore e simboli assortiti che riempie il romanzo di Zamouglu), e un episodio praticamente uguale - però narrato in prima persona - si riscontra in "La vita è un caravanserraglio". Dopo l'atto sessuale, le due ragazze si infilano in bocca una gomma da masticare... e così via.


Bien entendu: al di là dei parallelismi con l'opera della Özdamar, Leyla impressiona per la gran quantità di originali allegorie e ammiccamenti alle condizioni e ai fatti della società anatolica. Inoltre è più che evidente che Zamouglu deve aver riflettuto a lungo sull'idioma della lingua del Paese in cui è cresciuto e dove ancora vive. Io ho rischiato di naufragare - piacevolmente, però! -, durante la ri-rilettura, nell'uso che Zamouglu fa della lingua tedesca. E non ogni cosa in Leyla è - o può essere - plagio; ergo: un lavoro notevole.


Già all'inizio del libro, il lettore è costretto a una piccola pausa per potersi orientare:



"Besser ist es, erst Pfirsich und dann Melone zu essen, denn Melone ist süßer. Sagt meine Mutter. Wo ist dein Kettchen? Dort, wo mein Tand ist, sage ich. Und was hast du für einen Tand angesammelt? Kindertand. Runde kleine Steine."



"Tand"? "Kindertand"? ("gingilleria da bambini": così lo traduco io). Come può una bambina di 5 anni parlare così? - si chiede chi legge. Ma nella "terra degli avi" sembra essere proprio questo il linguaggio vigente; una poesia che si direbbe radicata nelle pietre e nella carne, e che fiorisce insieme alla stessa miseria... La descrizione del profumo delle arance stivate in casa dal padre putativo, quelle arance che vanno a male e che eppure "non possono essere toccate", rimane a lungo nella memoria... così come tutte le osservazioni "quotidiane" dei gesti e delle cose comprese entro l'orizzonte sensitivo della protagonista.

Insomma, proprio un bel romanzo!... Senonché, Leyla agisce e addirittura pensa in maniera "stranamente" simile al carattere del libro di Emine Sevgi Özdamar.
Il quesito che ci si pone è: si può essere tanto stupidi? Possibile che un autore di successo come Feridun Zaimoglu abbia bisogno di copiare? E' vero: di questi tempi in Germania va forte il filone della "piccola indigena infelice", ma perché Zaimoglu non si è limitato a scrivere ciò che sa e che può, invece di cercare di reinventarsi alla svelta come profondo conoscitore del mondo femminile?



Tuttavia, la cosa più sconcertante della vicenda è un'altra: la maniera in cui i critici affermati hanno cercato di negare le evidenze, declassandole a "vaghi indizi", invece di ammettere di aver preso un grosso abbaglio. In tal senso, si può dire che Feridun Zaimoglu sia nato con la camicia. Anche perché la Özdamar, dopo la comprensibile indignazione iniziale nei confronti del connazionale, ha deciso di chiudersi in un decente silenzio, spiegando di non aver "mai mosso accuse di plagio" (Frankfurter Rundschau del 10 giugno 2006).

Meno male per lei! Eh, sì, perché Zaimoglu aveva già minacciato di intraprendere provvedimenti legali contro la collega e contro chi altri facesse "certe allusioni". Ad un certo punto è stato persino lui ad alludere a un possibile plagio di lei: "Ho scoperto che una mia zia, sorella di mia madre, è stata nello stesso dormitorio femminile in cui per un certo periodo dimorò anche Emine Sevgi Özdamar. Si sa: a sera le donne si raccontavano episodi della propria vita, e forse la signora Özdamar si prese degli appunti dai quali è poi nato quel suo romanzo..."

Quindi, en passant, ha annunciato allegramente che il secondo volume della saga sulla "sua" eroina uscirà probabilmente già entro quest'anno.

sabato, settembre 23, 2006

La tragedia del Transrapid

transrapid La Deutsche Bahn (Ferrovie Tedesche) stavolta c'entra solo in parte. Molti sono stati gli incidenti ferroviari da quando in Germania le rotaie (così come le poste e tante altre infrastrutture) sono state privatizzate, nel corso di quella vasta operazione di svendita iniziata negli Anni Ottanta, ancora al tempo del cancelliere Kohl. Il Transrapid è infatti una creatura della Thyssen-Krupp, che ne gestisce il funzionamento insieme alla Siemens. E' in funzione dal 1984, su una linea di 12 chilometri perennemente sperimentale che trasfigura come una cicatrice il paesaggio dell'Emsland, in Bassa Sassonia. Miliardi e miliardi di marchi, poi di euro, sono stati pompati nel progetto, che la Thyssen (più tardi: Thyssen-Krupp) porta avanti appunto insieme alla Siemens: due aziende tristemente note per la loro politica del lavoro (licenziamenti, trasferimenti coatti di manodopera e di forze impiegatizie, precarietà a tutti i livelli).
L'incidente di ieri è arrivato in un momento poco propizio anche per i politici (Edmund Stoiber della CSU in prima fila), i quali, proprio nelle ultime settimane, hanno tenuto svariati sermoni affinché il "Projekt Transrapid" acquistasse finalmente quota, divenendo una realtà redditizia.
Il treno si è schiantato a 200 Km/h contro un carrello della manutenzione. Era stato fatto partire malgrado il veicolo con gli operai fosse ancora sulla linea, come del resto ogni altra mattina. I due operai si sono miracolosamente salvati, saltando di lato all'ultimo momento, ma per quasi 30 dei passeggeri del Transrapid, che sedevano nel primo vagone (andato completamente distrutto), non c'è stato nulla da fare.
Ancora le vittime non sono state tutte identificate, ma si tratterebbe di parenti e conoscenti del personale del Transrapid e di impiegati del consorzio energetico RWE usciti "in gita aziendale".
transrapid - un gioiello di ingegneria tedesca Annunciato al suo nascere come un gioiello di ingegneria tedesca, "il treno senza ruote" avrebbe dovuto essere esportato in tutto il mondo, ma finora l'unico Paese che ha voluto acquistarlo è la Cina, che ha costruito una linea sopraelevata a Shanghai, dove 30 chilometri vengono coperti in appena otto minuti (lì il Transrapid viene spinto fino a una velocità di 430 Km/h, e si sta progettando di allungare il tratto di altri 160 chilometri, fino alla città di Hangzhou). Nella stessa Germania, il "treno del futuro" effettua tuttora solo viaggi di prova. Un esperimento permanente... Il personale frequenta continuamente dei corsi, insieme ai loro colleghi cinesi.
Il Transrapid sfrutta la levitazione magnetica, o maglev: significa che viaggia sospeso in aria su una rotaia grazie alla repulsione magnetica. Sulla presunta sicurezza di questo mezzo sono sempre infuriate le polemiche. (Appena nello scorso giugno, a Shangai, uno dei vagoni ha preso fuoco.) A parte tutto, gli ambientalisti fanno osservare lo scempio che una rotaia sopraelevata compie sul paesaggio, nonché il fatto che gli effetti sul corpo umano di un inteso campo magnetico rimangono tuttora sconosciuti. Ma ci sono moltissimi soldi in gioco e i politici di spicco, molti dei quali occupano una poltrona nelle sale dirigenziali di grandi imprese, pensano ovviamente al proprio tornaconto.
Il consorzio Thyssen-Krupp diventa sempre più nervoso per il dilatarsi delle scadenze e negli ultimi tempi ha minacciato di voler vendere la tecnologia ai cinesi se in Germania il progetto non sarà portato avanti. Parallelamente, Edmund Stoiber, presidente dei ministri bavarese, ha accusato i cinesi di "rubare la nostra tecnologia" facendo così affari "con le nostre invenzioni".
Non è ancora chiaro, in realtà, quanto proficua sia la tecnologia del Transrapid. E' ormai palese che i tedeschi non riusciranno mai ad ammortizzare i costi degli impianti, nemmeno se domani stesso venissero aperte altre tratte.
Per il 1994 era stata prevista la prima linea in Germania, tra Amburgo e Berlino, ma il governo sospese i lavori; così come sospese quelli di un "Metrorapid" che avrebbe dovuto unire la Renania e la regione della Ruhr. Per il futuro imminente era stato progettata una linea a Monaco di Baviera (da inaugurare nel 2008) per collegare la stazione centrale con il nuovo aereoporto, ma, a causa delle spese (due miliardi di euro; tendenza in crescita), oltre che della tragedia avvenuta ieri mattina nell'Emsland, probabilmente non se ne farà niente.
Non solo l'Italia ha i suoi Ponti di Messina...


transrapid - la tragedia

I più gravi incidenti ferroviari in Germania (nell'ultimo trentennio)

8 giugno 1975: sul tratto Monaco–Lenggries si scontrano due treni veloci per colpa di errori "d'ufficio" nei calcoli degli orari di transito. 41 morti, 122 feriti.

22 luglio 1975: Nella stazione Hamburg-Hausbruch un treno locale si scontra frontalmente con un rapido. 11 morti, 125 feriti.

31 ottobre 1982: Nei pressi di Potsdam un convoglio merci si scontra contro un treno passeggeri affollato. Il macchinista del merci non aveva visto i segnali per via della fitta nebbia. 8 morti, 55 feriti.

29 febbraio 1984: Nella stazione di Hohenthurm, vicino a Halle, il diretto Berlino-Saarbrücken si scontra con un altro treno passeggeri. Il macchinista del diretto non aveva visto il rosso, sempre per colpa della nebbia. 11 morti, 46 feriti.

11 ottobre 1985: Vicino a Magdeburg si stanno effettuando lavori di ristrutturazione sulla linea, e per questo non sarebbe consentito il traffico a doppio senso. Un treno passeggeri si scontra frontalmente con una locomotiva diesel. La causa: errori del caposervizio nei calcoli degli orari. 13 morti, 40 feriti.

3 dicembre 1988: Vicino a Görlitz, un treno a vapore della Polonia si scontra frontalmente con un treno passeggeri delle ferrovie della DDR. Il macchinista polacco non aveva visto un segnale rosso. 8 morti, 4 feriti.

2 febbraio 1990: Nella stazione di Rüsselsheim si scontrano un treno della metropolitana che stava partendo e un treno passeggeri in arrivo. Uno dei due macchinisti non ha notato il segnale di stop. 17 morti, 72 feriti.

15 novembre 1992: A Northeim in Niedersachsen (Bassa Sassonia) il diretto Innsbruck-Kopenhagen va a finire sopra un vagone merci deragliato a causa di un difetto al carrello ruote: 11 morti, 52 feriti.

29 settembre 1994: Vicino a Bad Bramstedt, Schleswig-Holstein, si scontrano due locali: 6 morti e 20 feriti.

5 luglio 1997: Vicino a Marburg, un convoglio merci perde parte del suo carico, consistente in lunghi tubi di acciaio. Uno dei tubi sfonda una fiancata di un espresso regionale che arriva dalla direzione opposta. 6 morti, 10 feriti.

3 giugno 1998: A Eschede (Olanda) deraglia l'ICE 884 della Deutsche Bahn, a causa della rottura di una ruota provocata con tutta probabilità da un oggetto di metallo presente sui binari. Il treno va a schiantarsi a oltre 200 Km/h contro il pilone di un soprapassaggio. 101 passeggeri muoiono.

6. febbraio 2000: Poco dopo la mezzanotte, mentre sta arrivando alla stazione di Brühl, il diretto 203 Amsterdam-Basilea deraglia. 9 morti; 149 i feriti, quasi tutti gravi.

11 giugno 2003: Vicino a Schrozberg, presso Schwäbisch Hall (nel Bundesland Baden-Württemberg), si scontrano due treni regionali. 6 le vittime.

1 aprile 2004: Sulla linea Basilea-Friburgo un ICE prende in pieno un trattore che è rimasto bloccato sui binari mentre tentava di attraversarli. La locomotiva dell'ICE deraglia e per fortuna sfiora soltanto un altro ICE che sta transitando sul binario vicino. Tutti illesi i passeggeri.

5 maggio 2004: A Weyhe, nei pressi di Brema, un merci investe tre bambini che giocavano a fianco dei binari. I tre, tutti dell'età di quattro anni, periscono sul colpo.

19 luglio 2005: A un passaggio senza sbarre di Miesbach, Alta Baviera, un'automobile con a bordo due giovani viene colpita in pieno da un treno e trascinata per oltre quaranta metri. Nessuna speranza per i due.

25 agosto 2005: In un passaggio a livello incustodito in Sollstedt, Turingia, un'auto con a bordo due donne viene speronata da un regionale. Morte le due passeggere dell'auto.

22 settembre 2006: Un Transrapid che viaggia a 200 Km/h colpisce una piattaforma per la manutenzione sul tratto sperimentale della sopraelevata magnetica nell'Emsland. Quasi 30 i morti, tutti passeggeri del Transrapid. I due operai che erano sul mezzo manutenzione si salvano miracolosamente.

domenica, settembre 17, 2006

Giampietro Stocco: 'Dea del Caos'



Anno 2005. Da trent'anni Genova e' la capitale della Repubblica Democratica Cisalpina, ovvero il nord-ovest d'Italia. Il nostro Paese e' infatti diviso in tre fin dal 1976, quando il fascismo cadde dopo oltre mezzo secolo di regime, con l’invasione tedesca e la fuga di Galeazzo Ciano (successore di Mussolini) in Germania.

Il giornalista Marco Diletti, gia' protagonista del romanzo fantapolitico Nero italiano, torna a confrontarsi con le oscure vicende del passato. Che cosa conteneva la cartella verde consegnata trent’anni prima a un giornalista televisivo? Qual e' il segreto di Antonio Murgita, l'ex leader comunista idolatrato dalle folle? E chi e' la Dea del Caos? Diletti, ora in pensione, viene assistito nelle sue ricerche dalla figlia Bianca...

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L’Autore: Giampietro Stocco (Roma 1961), giornalista del TGR RAI per la Liguria, prima di trasferirsi a Genova, dove risiede da cinque anni, ha lavorato ad Ancona e al GR2. Per Fratelli Frilli Editori, sempre nella collana Tascabili-noir, ha pubblicato Nero italiano (2003). Tra breve uscira' il suo nuovo romanzo di fantascienza Figlio della Schiera.



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Giampietro Stocco: Dea del Caos

Fratelli Frilli Editori, collana Tascabili Noir

sabato, settembre 16, 2006

Denuncio infortunio

Io sottoscritto XXX XXXXX residente in via XXXXX n. XX denuncio un sinistro infortuni avvenuto il 15.5.1985 alle ore 17.30

Quando sono arrivato a casa ho scoperto che il vento aveva fatto volare dal tetto alcune tegole. Ho quindi installato sul tetto una trave con una carrucola ed ho visto due casse piene di tegole. Terminata la riparazione mi sono accorto che rimanevano sul tetto parecchie tegole inutilizzate, ho quindi usato una cassa, ho fissato una corda in basso e sono risalito per riempire una cassa di tegole. Poi sono sceso e ho staccato la corda. Purtroppo la cassa di tegole era più pesante di me e prima di rendermi conto di cosa stava accadendo la cassa ha cominciato a scendere sollevandomi da terra.
Ho cercato di aggrapparmi alla corda e a metà cammino da terra ho incrociato la cassa che scendeva la quale mi ha colpito ad una spalla. Intanto ho continuato a salire battendo la testa contro il muro, la trave e la grondaia e schiacciandomi le dita nella carrucola. Arrivato all'altezza del tetto, nel momento in cui la cassa tornava a terra la cassa toccò terra con tale violenza che il fondo della cassa si frantumò disperdendo le tegole sul suolo. A questo punto mi trovai più pesante della cassa e ripartii a tutta velocità verso terra, colpendomi la tibia con la cassetta che risaliva a tutta velocità. Quando sono atterrato le tegole rotte che si trovavano sul suolo mi ferirono gravemente, non ho fatto neppure in tempo a svenire che la cassa ridiscese cadendomi in testa e mandandomi definitivamente all'ospedale.

Seguiranno certificati medici.

Distinti saluti,
XXX XXXXX

giovedì, settembre 14, 2006

I Mafia Boys espugnano l'Upton Park

Proud to be mafiosi!

Le ultime due squadre che avevano accostato il Palermo alla mafia (Anorthosis e Slavia Praga) furono eliminate proprio dai Rosanero. Toccherà anche al West Ham uscire dalla competizione europea? Tutto lascia prevedere di sì!



La maglietta incriminata, da alcuni giorni in vendita a Londra


All'Upton Park di Londra, casa degli "Hammers":

West Ham United - Palermo 0 - 1

Greetings from the "Mafia Boys"!

martedì, settembre 05, 2006

Addio, Gigante Buono

Con Giacinto Facchetti si è spento il 4 settembre 2006 uno dei pochi, ultimi gentlemen del calcio. Il male (un tumore al pancreas, inguaribile) gli era stato scoperto pochi mesi prima, in occasione di un'operazione al menisco.
Integro, uomo di famiglia, amico dei lavoratori: quest'uomo, che veniva da Treviglio in provincia di Bergamo, credeva nei valori semplici quanto nobili dell'esistenza, e lui stesso impersonificava gentilezza e onestà morale, tanto che persino gli avversari lo amavano.



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domenica, settembre 03, 2006

'Figli delle Stelle', di Ivan Carozzi

Un divertente, lucido, appassionato reportage narrativo in occasione di una convention in Svizzera della setta dei Raeliani.




Cicorivolta edizioni
Collana 'i quaderni di Cico'
Autore: Ivan Carozzi
ISBN 978-88-95106-01-4
pp. 156 - euro 8,00 


Eccone un lungo stralcio: 


... Mi siedo, scelgo un'impostazione fra le otto disponibili dello schienale regolabile della mia poltrona, lascio che la nuca atterri delicatamente sul cuscino a rulli. Mi tolgo le scarpe, appoggio i piedi sull'apposita pediera e la manovro per mezzo del telecomando che tengo a portata di mano sul bracciolo. Rimango così, chiudo gli occhi, tutto è immobile, mi metto in ascolto di quel sofisticato formicolio che sembra poter cantare una selezione di mille ninna nanne diverse al mio cuoio capelluto. Non posso dire di non sentirmi estremamente comodo e rilassato... La città e la notte, come polvere, rotolano via oltre la finestra e la strada. Riapro gli occhi e contemplo il soffitto della stanza, mi sforzo d'immaginarlo come se fosse la concavità infinita della volta celeste. Punto lo sguardo in profondità, lo lascio vagare, zoomo. Il cielo è quello schermo che non cessa di allontanarsi. Mi metto a frugare fra le stelle, i pianeti, le galassie che si allontanano, gli indistinti ammassi gassosi, le tempeste di meteoriti, le code lattescenti delle comete, le pulsar che bruciano in fondo a tutta quella nuda immensità color del carbone. Adesso, per il puro piacere di giocare, provo a tornare indietro nel tempo, ad attraversare come un treno nella notte i miei anni '90, i miei anni '80 (dal finestrino dello scompartimento, in una fuggevole visione periferica, i momenti salienti della mia storia privata si mescolano ad immagini di Bettino Craxi, della prima Repubblica, della vittoria della nazionale ai campionati mondiali di calcio, di Pannella che fuma scoppiettante marijuana, e vecchie, impolverate canzoni di San Remo che permeano tutto questo sottocutaneo riaffiorare della memoria) e poi immagino di arrestarmi bruscamente, io e il treno, con un fischio e un colpo di freni, nei pressi degli anni '70. Qui dove mi trovo adesso cerco di non badare troppo al caso Moro, alle molotov e alle P38, cerco di dimenticare i teleromanzi con Ugo Pagliai protagonista, e penso soltanto che l'anno in cui nacque la storia in cui mi sto per addentrare fu lo stesso in cui venne pubblicato un disco di Lou Reed le cui due facciate erano interamente costruite su di una sorta di arcano ed elettrico rumore di fondo. Adesso mi sposto fino alla notte del 7 ottobre 1975 e ciò che vedo è un uomo che non riesce a prendere sonno. Claude Vorilhon, ex cantante, ex giornalista sportivo, ex pilota automobilistico, si trova nella grande casa di campagna in cui si è appena trasferito, nella regione medievale del Perigòrd, in Francia. Sdraiato sulla sua poltrona, le gambe coperte da un plaid a scacchi, sente (che cosa significa 'sente'? Forse significa che sente un'immagine formarsi all'interno della sua scatola cranica, come se qualcuno o qualcosa ce la stesse proiettando? Oppure è una specie di suono che sente, una frequenza remota, la stessa frequenza captata da Lou Reed e che ispirò il suo 'Metal Machine Music') che qualcosa o qualcuno sta per prendere la sua mano e portarlo molto lontano, dove nessun uomo, nella storia degli umani, è mai stato. Claude s'infila un giubbotto, con movimento automatico, braccia e gambe azionate da un impulso in arrivo da un non meglio precisabile comando a distanza, e s'incammina nella campagna screziata dell'oro e del rosso carminio di un autunno già molto inoltrato. Con passo marziale, alimentato da un'energia nuova, diversa, che sente (tutto, in quella notte, prima del fatidico evento, è completamente avvolto e permeato dalla parola 'sentire' e forse anche dal verbo 'premonire') di non aver mai posseduto, che nessun essere umano ha mai posseduto, si fa largo nel sentiero, fra ampie foglie marce che cadono sotto il peso di piccole gocce d'acqua, e raggiunge una radura che si apre improvvisa nel bosco, come uno squarcio. Claude solleva lo sguardo in alto, il collo e la testa che emergono dal bavero rialzato e si affacciano nell'aria frizzante e metallica, e vede un prisma di luce che discende da un oggetto che sta come appeso ad un filo, nel cielo stellato. Le sue scarpe si stanno bagnando, l'acqua delle pozzanghere è penetrata attraverso le crepe sottili della suola, ma ad un certo punto sente che i suoi piedi infreddoliti stanno registrando una piacevole variazione della temperatura. Il fascio di luce, infatti, si è spostato direzionalmente fino alla zolla di terra occupata dalle scarpe da ginnastica di Claude, che istintivamente si è portato una mano di fronte agli occhi creando sulla metà superiore del volto una perfetta ombra cinematografica. Due opposte colonne di vapore si stanno sollevando dalla punta delle sue scarpe e risalgono attraverso la luce bianca. Ecco, adesso può vederlo, è un disco volante quello, ed è l'inizio di tutto, la prima tacca, il momento fondativo. Dopo essere salito a bordo, Claude vola oltre gli striati confini della galassia, posa il piede sul civilissimo pianeta degli Elohim, dove si divertirà molto (si accoppierà per una notte intera con sei robot biologici, durante un banchetto converserà amabilmente con Gesù, Budda, Maometto) e dove soprattutto gli verrà svelato il segreto scientifico che sta all'origine della vita. L'uomo, lo informano gli alieni, è un prodotto di laboratorio, il frutto di un esperimento genetico avvenuto migliaia di anni fa e di cui gli Elohim sarebbero stati i benevoli artefici: la specie umana sarebbe stata figliata dal DNA Elohim. L'esperimento, adesso, può essere ripetuto su vasta scala, attraverso la clonazione. 'Se vi fate tutti clonare, vivrete tutti per sempre: vivere per sempre, l'eternità è così vicina...', gli dicono in coro gli alieni, che hanno volti aggraziati e sono alti come bambini. Quando in seguito Claude torna sulla terra (dove la sua assenza non è durata che una manciata di minuti, come nelle storie della fantascienza più rigorosa), la sua vita, ovviamente, non potrà più essere la stessa. Adesso è un profeta e il compito dei profeti è fondare religioni, indicare col braccio levato nuove terre promesse e sapervi condurre tutti coloro che vorranno dargli credito. Così Vorilhon, che presto cambierà nome in Rael, su quanto appreso durante il suo viaggio costruisce un corpo dottrinale leggerissimo, superlight, piumato, intorno al quale cominceranno, nel tempo, a stringersi migliaia di fedeli...



Ivan Carozzi © 2006

sabato, settembre 02, 2006

zerovirgolaniente è per salvare Il Manifesto

Il Manifesto

Qualche anno fa, la taz ("Tageszeitung") di Berlino, quotidiano libero e indipendente, rischiò di dover chiudere. Fu salvato da una campagna di sottoscrizioni che ancora continua e che gli procura l'ossigeno necessario per sopravvivere nella selva "globalizzata" dell'editoria mitteleuropea.

Un miracolo simile potrebbe accadere anche nel nostro Paese.

peter patti di "zerovirgolaniente" è convinto che l'eventuale perdita di una voce libera quale quella garantita ormai da decenni da Il Manifesto rappresenterebbe, per il panorama della stampa italiana, un vulnus irrecuperabile.

Invito tutti coloro che mi seguono a partecipare a un'operazione di salvataggio che è prima di tutto salvataggio della libertà di espressione senza vincoli di padrone.

Le sottoscrizioni possono essere fatte:



    Telefonicamente con carta di credito


    Con versamento su c/c postale


    Con versamento sul c/c bancario di Banca Etica



Per tutte le altre informazioni e per partecipare al dibattito in corso sul futuro de Il Manifesto visitate il sito www.ilmanifesto.it.