domenica, agosto 14, 2011

Viaggio in Sicilia, estate 2011




Luglio-agosto 2011, provincia di Agrigento

Per sfogliare l'album fotografico, clicca qui




Le palme nane, piantate a distanza regolare, parevano suppellettili esotiche sul tappeto d'erba color smeraldo; poco dietro, l'opale del mare si presentava come una superficie artisticamente increspata. (Licata)



Un casolare in rovina, con i muri non più a squadra per causa di un sommovimento geologico o forse per l'impatto di un asteroide, ornava la cima di un colle quasi privo di vegetazione. Soltanto i cespugli verdi su un versante della montagnola e un vetusto olivo che ombreggiava la malandata costruzione sottintendevano all'esistenza di una vena d'acqua sotto le rocce. (Raffadali)



La faccia a metà di un eroe ellenico formava un binomio geometricamente perfetto con il tempio che, imponente, si ergeva in secondo piano.
L'ombra di Mary tagliò per un attimo quella visione arcaica - o venusiana - per intersecare la sagoma, più compatta, del suo compagno.
(Agrigento)

























domenica, luglio 17, 2011

Impietosa copertina dello 'Spiegel'...

...su Berlusconi & Co.



"Ciao Bella! Una inchiesta sul declino del Paese più bello del mondo"

Da decenni i media tedeschi, inglesi, francesi ecc. si chiedono come mai l'Italia sia caduta tanto in basso. Su riviste come Der Spiegel, ma anche su emittenti televisive e - soprattutto - radiofoniche, giornalisti competenti hanno snocciolato (e snocciolano) praticamente a cadenza quotidiana verità assai scomode per l'attuale governo nostrano e, nell'immaginario europeo e non solo, il nome "Berlusconi", pronunciato con accenti diversi, si accosta ad "Al Capone", "Mussolini", "mafia" e "maccheroni".
L'Italia è sulla bocca di tutti... per la tristezza che suscita quella masnada di maschere carnescialesche che ne stanno decretando la morte.

domenica, giugno 26, 2011

L'Email compie 40 anni

Nel 1971 Ray Tomlinson riesce a fare passare un testo da un computer all’altro sfruttando Arpanet, la rete di computer del Dipartimento della Difesa americano. Aveva appena inventato la posta elettronica o Email. Ci vorranno ancora vent'anni circa - nel 1991 - per vedere nascere Internet.

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All'inizio si scriveva "e-mail", poi "Email" o "email" o "E-mail"... e c'era confusione anche per quel che riguarda il suo genere: "Ti scrivo una email o un email?" Comunque sia, ora la posta elettronica la posseggono anche cani e gatti e il suo simbolo caratteristico, @ ("snail", "chiocciola"), viene preso per qualcosa di dato, qualcosa di... naturale, anche se fino a poco tempo fa si stava a rimirarlo affascinati, come se si trattasse di una traccia grafica lasciata da alieni.

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L'Email ovviamente sarebbe noiosa senza il WWW (il "World Wide Web", "la rete che copre il mondo intero"). Nel 1990, Tim Berners-Lee, insieme al suo tutore Robert Caillau, ideò per una specializzazione post-laurea quello che lui stesso battezzò - appunto - World Wide Web. Lo ideò allo scopo di far nascere uno spazio assolutamente democratico, condivisibile da tutti, privo di un luogo centralizzato o di autorizzazioni. L’obiettivo era talmente l’universalità e la liberalità che il giovane ideatore non brevettò nemmeno la sua invenzione; se l’avesse fatto, ora sarebbe l’uomo più ricco di tutte le galassie.

Ma Berners-Lee aveva allora 35 anni e tanta voglia di vedere il mondo evolversi verso la comunicazione, o forse non si era nemmeno accorto di essere l’artefice della più incredibile rivoluzione del millennio. Attualmente, l'informatico londinese, inventore anche dell'HTML (Hypertext Markup Language), scaglia tuoni e fulmini contro i giganti della Rete: proprio giorni fa ha rimproverato alla Apple di dividere Internet in molti segmenti incompatibili tra di essi... 

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"Incompatibilità" è un termine usatissimo da quando il PC, ovvero Personal Computer, è entrato nelle case dei "normali" cittadini. All'inizio, ai tempi dei calcolatori delle serie 386 e 486 (dal nome e dalla capacità del rispettivo processore Intel), quando ancora bisognava assemblarsi la macchina da sé e/o aggiungere schede e lettori, potenziare la memoria del sistema ecc., si usava spesso l'aggettivo "incompatibile": "No, questa scheda video non va bene: è incompatibile con la motherboard..." oppure: "Non posso installare questo programma perché incompatibile con Windows 3.0...".

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Negli ultimi anni, nonostante il proliferare di ditte di hardware e software, si è andati via via convergendo - per fortuna - verso un'uniformità (e interscambiabilità) di pezzi d'elettronica e di informazioni. D'altro canto, però, tra commercializzazione selvaggia, invasione pubblicitaria su -praticamente - tutte le homepages, su tutti i siti (anche i più banali) e il proliferare di mondi apparentemente paralleli (telefonini, televisori intermediali, ecc.), si è assistito a una nuova e più potente balcanizzazione del media telematico; e il cosiddetto Web 2.0, o "New Web" (quello dei blog, ma anche dei tanto discutibili "social networks"), attenta non solo alla privacy dell'individuo ma lo deruba decisamente del suo potenziale creativo, della necessità di sforzarsi a costruirsi una website da sé, togliendogli persino la fatica di cercare o inventare contenuti...

Tim Berners-Lee, inizialmente soddisfatto del suo figlioccio, dopo anni di pacato silenzio si è messo ad alzare la voce. Il "New Web" offre da una parte facili e comodi strumenti, ma dall'altra vende ai singoli navigatori determinati prodotti e, giacché è la massa che arreca ricchezza, ogni social network costringe i navigatori a un appiattimento verso il basso, imponendo scelte e addirittura uno stile di vita assolutamente banali. 

Ancora nel dicembre 2000 fa un articolo di giornale online recitava:

"Berners-Lee vede sviluppi incredibili nell’avvicinamento e nella comprensione di persone che smettono di identificarsi con un luogo geografico e diventano concittadini. Vede la possibilità di scambiare le conoscenze, di acquisirle più velocemente. Vede la possibilità di fare della terra un pianeta unico e non staterelli e interessi svariati. Forse ha ragione, forse il suo Web potrà tutto questo. Un solo problema resta irrisolto: se il Web è il regno del tutto per tutti e da tutti i mezzi per accedervi sono per tutti ma di pochi. E’ un po’ come se in un determinato posto tante persone stessero creando il Paradiso ma una sola persona possedesse il pullman per arrivarci. Ma Berner-Lee è ottimista, lui ha cambiato il mondo, al massimo starà ad altri farlo tornare come è sempre stato."

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L'autore dell'articolo paventava dunque il pericolo dell'esclusività del media (e del suo obbligatorio ammennicolo, cioè Internet), non avendo previsto che il PC (insieme al suo ideale embryo, ovvero il telefonino, oggi diffusissimo; il telefonino che è tra i massimi responsabili dello sviluppo della tecnologia WiFi, ovvero della possibilità di connettersi alla rete senza più il fastidio di cavi telefonici) si sarebbe moltiplicato a macchia d'olio anche nel Terzo Mondo.

Questo è davvero il massimo della democratizzazione tecnologica... pur se lo stesso Berners-Lee non aveva calcolato l'altissima percentuale di antiumanesimo e, peggio, disumanità presente nelle masse: così, disgraziatamente, ci imbattiamo, nei vari forum (forums? forii?), nei vari siti, nelle varie piattaforme "sociali", in una caterva di fomentatori d'odio, di adescatori di minorenni, di ladri e imbroglioni.

Una puntualizzazione: siamo ovviamente contenti lo stesso che il mondo si sia computerizzato, e che Internet si offra (tuttora) come una piattaforma alternativa all'agorà, alla piazza. Progress oblige! Solo che non ne possiamo più delle tresche, della posta elettronica indesiderata (spam! Di sicuro Ray Tmnlinson non l'aveva prevista) e degli annunci pubblicitari piazzati persino nei blog dei ragazzini di 12 anni. Truffe su truffe, raggiri su raggiri... commercio su commercio! Il commercio: questa inarrestabile malattia pustolosa. Accendi il computer e ti ritrovi 100.000 menzogne farneticanti...

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Tutti oggi si ritrovano arenati sulla spiaggia paludosa del Web 2.0; accendono il PC e sono contenti di vedere la propria pagina personale su Facebook; aprono il programma di Email e si leggono ogni sciocchezza, dall'offerta di pseudodonnine russe alla pubblicità del Viagra cinese. Noi, individui di ben più ampie ambizioni (almeno si spera!), dobbiamo rimuoverci da lì (da qui) e teletrasportarci in un ennesimo mondo parallelo: o allestiamo il Web 10.0 oppure creiamo una sorta di Arpanet potenziato; senza nessuna possibilità di accesso ai mercanti e ai balordi assortiti.

Gesù entrò nel tempio e schiacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe...

Alla faccia della cosiddetta democrazia, è questo l'esempio da seguire!

 

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sabato, giugno 25, 2011

Festeggiamenti gay a West Greenwich


Approvata nello Stato di New York la legge per i matrimoni gay


24 giugno 2011: una data da scrivere a lettere d'oro nel libro delle conquiste dei diritti umani. Trattasi infatti del giorno in cui il governatore dello Stato di New York, Andy Cuomo, ha apposto la firma sul documento che consente a coppie dello stesso sesso di potersi sposare.
L'evento si è verificato poco prima delle ore 24. Nell'apprendere la notizia, una folla festosa ha iniziato a danzare per le strade del Greenwich Village.

 
Stonewall Inn, 24-25 giugno 2011


 


Fulcro dei festeggiamenti è stato Stonewall Inn (nel West Village), luogo di nascita dei diritti del movimento di liberazione degli omosessuali. Lo Stonewall è un bar localizzato al n. 53 di Christopher Street dove nel 1969 scoppiarono i disordini che segnarono la genesi del Gay Pride.


"E' stato un lungo cammino" ha dichiarato Gilbert Baker, 60enne di Harlem che si professa essere l'inventore della bandiera arcobaleno. "I matrimoni gay non fermeranno certo l'omofobia, ma è tuttavia un bel messaggio alla nazione e al mondo intero: vuol dire che, se possiamo farlo a New York, possiamo farlo dovunque!"

C'è una frase della drag queen Hedda Lettuce che viene spesso citata: "Non vedo l'ora che ci sia il matrimonio omosessuale perché già penso al divorzio omosessuale!"

La battuta suscita puntualmente delle risate, ma occorre ricordare che per molte persone il percorso fin qui (lungo i meandri della politica e dei tribunali) è stato disseminato di un'infinità di amarezze e delusioni.

"Sapevamo che prima o poi sarebbe avvenuto" dice Robert Ostergaard, 44enne di Chelsea. "Il progresso non si può arrestare!"

"L'ultima volta, quando la legge non passò, ci arrabbiammo" ricorda Paul Feinman, 46 anni, compagno di Robert. "Ora la gioia è talmente grande che uno non trova le giuste parole. Nessuna coppia gay sarà più costretta a trasferirsi nel Massachusetts per convolare a nozze..."  

 


In questo mese di giugno, la parte superiore dell'Empire State Building si è già illuminato per diverse occasioni importanti: la Pride Week di New York City, la Giornata Mondiale dei Rifugiati, il Giorno della Bandiera, ecc. 
Dal 24 al 26, durante la settimana del Gay Pride, il grattacielo ha preso in prestito i colori della bandiera arcobaleno: rosso, arancione e giallo sulle facciate nord e sud; viola, azzurro e verde sulle facciate est e ovest.


Finalmente felici di far parte della Big Apple!

New York è il sesto Stato federale ad aver legalizzato i matrimoni gay dopo Connecticut, Iowa, Massachusetts, New Hampshire, Vermont e il District of Columbia (ovvero la capitale Washington con il suo circondario). Il Senato dello Stato di New York ha votato con  33 voti favorevoli e 29 contrari.
In California, dove vivono numerose coppie dello stesso sesso, c'è un emendamento che tuttora blocca la  legge. Se anche il "Golden State" si aggiungesse ai territori sunnominati,
in America ammonterebbe al 23,3% la percentuale dei cittadini con l'onore di abitare in uno Stato che riconosce agli omosessuali il diritto alla convivenza nuziale.



Nel video: la notte di gioia della comunità gay newyorchese


 
 


I social networks sono andati in subbuglio! Cerca ad es. su Twitter: #samesexmarriage

 


giovedì, giugno 02, 2011

Un ennesimo dramma della fame in Europa

BIELORUSSIA



Come scrive The Telegraph, il governo di Minsk ha chiesto al Fondo Monetario Internazionale un prestito di 8 miliardi di dollari. Ma di tali "aiutini" la Bielorussia ha già goduto in passato... e si intuisce che anche in futuro batterà a cassa.

Video (in inglese) sulla situazione nel Paese ex membro dell'URSS: http://youtu.be/Cn1mNSg__Kg


Come può accadere tutto ciò?

Gli aumenti dei prezzi del greggio imposti dalla Russia, oltre alle incredibili "spese di Stato" di cui si è fatto responsabile il governo bielorusso - soprattutto alle ultime elezioni presidenziali -, hanno portato al lastrico l'economia nazionale. 

Il gabinetto del presidente
Lukaschenko ha ordinato, tra ieri e oggi, uno stop ai rincari del cibo. Questa manovra segue quella del 24 maggio, ovvero il deprezzamento del rublo bielorusso (che intanto ha perduto quasi la metà del suo valore nei confronti del dollaro).

Tra i cittadini è esplosa la rabbia, accompagnata ovviamente da disordini e da tentativi (alcuni andati in porto) di derubare negozi e supermercati.



Le proteste non sono dovute soltanto alla carenza di cibo e ai prezzi alti

La Bielorussia è un esempio lampante di dittatura all'interno di un sistema pseudo-democratico. Ultimamente ci sono state sentenze spropositate contro i "nemici" di Lukashenko e in particolare contro i politici in concorrenza con il Presidente, i quali hanno urlato allo scandalo dopo le elezioni dello scorso dicembre, da loro definite "un unico imbroglio". Tutti quanti sono ora in prigione, insieme a molti attivisti del popolo. Il governo ha l'intenzione di usarli come ostaggi per spillare capitali alle nazioni occidentali e - ovviamente - per piegare le gambe al resto degli oppositori interni. Lo scopo finale: instaurare un clima di paura e di collaborazione coatta con il potere come nell'èra pre-1989.


Fascismo=povertà; e, infatti, un'ondata di povertà sta invadendo l'Europa

La Grecia, l'Irlanda e l'Islanda sono i casi più celebri, ma, pur se non se ne parla molto, un inizio di carestia ha già colpito diverse altre aree europee: dalla Moldavia e Romania, attraverso l'Ucraina e l'Ungheria, fino agli Stati Baltici e - appunto - alla Bielorussia. Insomma, regioni assai vaste dove la maggior parte delle banche europee e statunitensi fanno - fin dal 1989 - lucrosi affari. Da una parte, governi ladri e repressivi che si arricchiscono (marionette del capitale globale); dall'altra, la popolazione che muore di fame.

E tutto questo nella "moderna" ed "evoluta" Europa...!


Come sarà il futuro dell'Eurozona (e dell'intero continente)?

Le unioni monetarie possono sopravvivere solo se guidate da un gremium in cui vengono rappresentati tutti i Paesi membri, nonché se i Paesi più forti sono disposti a versare denaro nelle casse di quelli deboli - quasi secondo il principio dei vasi comunicatori. Ma, in primis, le unioni monetarie hanno ragione di essere se sono nate per plebiscito popolare. Che cos'è accaduto invece nel Vecchio Continente? Accaniti "eurocrati" di ogni nazionalità hanno imposto il loro volere ai cittadini europei; ubbidendo loro stessi a ordini dall'alto...

Come si vede, vincitori di questo stupido quanto crudele gioco sono, ancora una volta, le multinazionali.

Anche se Bielorussia, Ucraina e altre nazioni dell'Est non sono ancora entrate a far parte dell'Eurozona, ne subiscono l'influenza. Certo, la loro crisi è dovuta ai propri tiranni corrotti e all'arroganza imperialista del gigante Russia, ma altresì alla cinica avidità dei... Soliti Sospetti. Molti dei quali non possiedono necessariamente un passaporto est-europeo.


                       Tradotto da: The Italy Dispatch, The Crow Dispatch



sabato, maggio 28, 2011

Domani un racconto di Camilleri su la «Domenica»


«Sintì lo sguillo del tilefono e satò fora dal letto per annare ad arrisponniri. Era Catarella.
"Addimanno compressioni e pirdonanza per l'orata matinevoli, ma un frutto ci fu".
"Avvirtisti a Fazio?".
"In loco è, ma tilefonò ora ora dicenno che se ci va macari vossia è meglio".
Montalbano santiò...».


Ecco l'incipit del racconto che Andrea Camilleri ha scritto appositamente per la Domenica del Sole 24 Ore, domani in edicola.
Non avete capito niente?
Neanch'io, e sono siciliano!
Evidentemente però agli italiani piace questo slang, o dialetto che dir si voglia (non si parla in tutta la Sicilia, ma principalmente nell'Agrigentino...), giacché il simpatico quanto vetusto scrittore (macari communista fu!) conduce ormai da anni la classifica dei best- e dei longsellers.

Sarvaturi Camilleri: nu scritturi sicilianu di l'ùrtimu sèculu... e du novu!
Tremendo. Impariamo l'italiano per prima cosa, va'.



 

sabato, maggio 21, 2011

Il siciliano nelle scuole trinacre

Ormai siamo al puro delirio

Considerazioni di un italianista militante


Secondo i miei ricordi e secondo mie esperienze recenti, la scuola dell'Isola è già troppo pregna di siciliano e sicilianismi; persino tra di loro gli insegnanti parlano in vernacolo... Tutto e tutti tradiscono uno sviscerato e pericoloso attaccamento al dialetto e ai luoghi atavici: e ciò ancora nel Terzo Millennio!
Già da bambino individuai in questa scarsa voglia di apertura cultural-linguistica, in questo monomaniacale guardarsi l'ombelico, i gravi mali che affliggono la società trinacra; in primis, la mafia, e dunque il Trionfo degli Imbecilli (con tutta la violenza e le ingiustizie che ne conseguono).

Noi abbiamo un tesoro prezioso e inesauribile: la lingua italiana. Con "noi" intendo "noi siciliani", ma non solo. Abbiamo questo stupendo dono della Storia che accomuna tutte le regioni dalle Alpi in giù: quindi, se proprio vogliamo regalare ai nostri figli un idioma, che sia quello nazionale! Tanto, i ragionalismi e le febbri di campanilismo affioreranno sempre (purtroppo) nelle più banali parentesi di quotidianità.
Stuoli di poeti e scrittori hanno contribuito per foggiare una delle più belle e suggestive lingue al mondo: approfittiamone! Non abbiamo che da attingere a piene mani da tale mucchio d'oro dolce.

La politica sembra essere uscita completamente fuori di testa. La legge appena varata dall'Assemblea Regionale sembrerebbe un diretto suggerimento di pupari iniqui, dei soliti manovratori occulti. Qui si vuole ancora proteggere "l'onore della famiglia" e salvaguardare le "cose nostre" mentre la realtà sociale va a scatafascio - per tacere dell'ecoambiente ormai rovinato. Se è questo il risultato di ère di "governo" di cosche mafiose, conviene affidarsi a... ben altri Santi.
Anche per ciò, concordo con Vincenzo Consolo:
"Ormai siamo alla stupidità. Una bella regressione sulla scia dei lumbard. Che senso hanno i regionalismi e i localismi in un quadro politico e sociale già abbastanza sfilacciato? Abbiamo una grande lingua, l'italiano, che tra l'altro è nata in Sicilia: perché avvizzirci sui dialetti? Io sono per la lingua italiana, quella che ci hanno insegnato i nostri grandi scrittori, e tutto ciò che tende a sminuirla mi preoccupa".

Da parte mia, propongo agli amici siciliani addirittura di elevare l'italiano a un'ideale arma contro la volgarità e i mafiosismi, facendo del lessico nazionale una sorta di shibolet, ovvero di marchio di riconoscimento; un metodo portentoso per sciogliere le incrostazioni calcaree che bloccano la nostra bella isola impedendole di spiegare le vele.

Certo però che per iniziare veramente a diffondere l'italiano nelle scuole (ma anche l'inglese! L'inglese è importantissimo; dovrebbe essere la nostra seconda lingua...) avremmo bisogno di insegnanti capaci; insegnanti aperti, con alle spalle esperienze di viaggi e soggiorni al Nord e magari anche all'estero, tanto da aver sviluppato una coscienza civile e politica. Ed è qui - mi suggeriscono i miei tremuli ricordi -, è in questa carenza, nei posti-chiave, di anime e spiriti o, se volete, di intelletti, che risiede l'autentico cruccio della Sicilia.



Leggete anche l'articolo apparso su Repubblica: "Il siciliano si studierà a scuola -
Ma gli scrittori bocciano la legge"



domenica, maggio 15, 2011

Il secondo posto di Raphael Gualazzi all'Eurovision


E’ appena finito l’Eurovision Song Contest 2011 (Eurofestival) e il nostro Gualazzi ha fatto registrare un entusiasmante secondo posto. Tanto più entusiasmante se si pensa che l’Italia è in fondo isolata (in questa competizione canora, i Paesi dell’Est si votano tra di loro, la Germania dà i voti all’Austria, il Belgio alla Francia, la Danimarca alla Norvegia, Cipro alla Grecia, ecc.). Ma entusiasmante lo è, il piazzamento d'onore del pianista-cantante di Urbino, anche perché le canzoni jazzate non hanno mai avuto successo in questa passarella continentale dedicata fondamentalmente a prodotti poppeggianti.


L’Aserbadjan è risultata la nazione vincitrice con un duo di cantanti-ballerini nello stile “attuale” e arcirisaputo (ovvero Britney Spears / Shakira e dintorni), con numeri di danza che accompagnano il motivetto e così via. Il duo è stato “pushed” verso il successo dall’industria del petrolio aserbadjana, che ha investito non poco nel progetto. Ad esempio, per la canzone ci si è rivolti (come negli anni precedenti) a compositori scandinavi. Lo scopo di tanti sforzi? Quello di ripulire l’immagine del Paese; di presentarsi agli occhi del mondo come una nazione moderna, una nazione "normale". E il duo euro-asiatico è riuscito in effetti ad accaparrarsi il primo posto; incredibilmente. Dico "incredibilmente" perché di numeri simili a "Running Scared", e persino migliori, quest'anno ce n'erano a bizzeffe.



Ell & Nikki (Aserbadjan)

Comunque sia! Un secondo posto per noi in quel di Düsseldorf è un po' come la replica di Germania-Italia 3-4...


Noi (noi italiani) abbiamo ricevuto 12 punti da San Marino (cosa scontata!), 12 dall'Albania (guai a chi d'ora in poi parla male degli albanesi!) e 12 addirittura dalla Lettonia, che non si può certo definire una nostra vicina di casa!



La canzone di Raphael e del suo gruppo è piaciuta alla totalità o quasi dei telespettatori, rappresentando qualcosa di nuovo, di "culturale", nella parata di "asses and tits" che riempie ormai il palcoscenico della cosiddetta musica di consumo europea. (Tutti gli artisti, dal Portogallo a Israele, dalla Finlandia alla Turchia, scopiazzano gli idoli americani in voga.)
"Madness of Love" / "Follia d'amore", che ricorda il sound di Paolo Conte, è sembrato un messaggio proveniente da Marte... o da una parte del Pianeta Terra della cui esistenza molti si erano scordati; è praticamente un pezzo del soundtrack di case, villaggi e quartieri miracolosamente salvatisi dalle bombe appiattenti e uniformanti della famigerata "globalizzazione".



Raphael Gualazzi è veramente in gamba. E a chi non basta questa sua performance all'Eurovision per rendersene conto, consiglio di guardare il video completo di un suo concerto al Blue Note di Milano, video presente per intero su YouTube. E' stupefacente!!!


Viva il jazz! Viva la musica vera!

venerdì, aprile 22, 2011

Ahò, questi qui tifano Inter. Mboh? Devono essere matti...

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo



Your question:



ma secondo voi è normale tifare inter (pubblicatela grazie)?
una squadra petroliera ladra e i suoi tifosi sono persone molto chiuse strane e vogliono avere sempre ragione...



My answer:


Forse non lo sai, ma si parla di "stile Inter" per definire appunto una certa classe dimostrata dalla dirigenza, dai calciatori e dai tifosi di questo club non solo nel calcio, ma anche nella vita!

L'interista si riconosce per la sua sobrietà, la sua superiorità, la sua calma, insomma la sua razionale visione delle cose. Certo, ogni tanto qualcuno di loro si arrabbia, ma è umano: quando hai spesso a che fare con idioti, il rischio è che costoro riescano a trascinarti giù, al loro livello, dove possono batterti con i loro trucchetti volgari, sleali.
Comunque, di solito l'interista vero non si arrabbia nemmeno quando il suo club perde, ma cerca di godersi il calcio per quello che è, ovvero lo specchio della nostra esistenza (ove conta la forza del singolo, e tantissimo, ma dove altresì nemmeno il più grande degli assi può nulla se non ha intorno a sé un team di bravi compagni).

Quasi tutti i più simpatici personaggi dello spettacolo e della vita pubblica sono tifosi interisti (Bonolis, Fiorello, Amadeus, Carlo Conti... per citare soltanto alcuni noti volti della televisione) e il grande giornalista Beppe Severgnini ha scritto diversi libri che spiegano il come e il perché di questa sfrenata passione. I libri di Severgnini li trovi nel link che ho copiato in calce.



Il mio consiglio: diventate interisti! Non ve ne pentirete e... vi arrabbierete di meno, apprezzando di più (e in maniera pulita, onesta) questo meraviglioso sport che è il calcio, dove importa non tanto vincere a tutti i costi, bensì divertirsi difendendo nel contempo i valori profondi e sinceri della vita.

http://www.beppesevergnini.com/libri.php


venerdì, aprile 15, 2011

Donne e lavoro - l'Italia è da Terzo Mondo

Peggio di noi per occupazione femminile, solo la Turchia. Secondi al mondo, dunque: un primato da Terzo Mondo!

L'ultimo rapporto sociale annuale dell'OCSE, dal titolo "Society at a Glance", conferma la difficile situazione lavorativa delle donne italiane: solo il 46,6% lavora, contro l'80% della Norvegia. Peggio dell'Italia si colloca solo la Turchia, con il 24%.


Domanda lecita: ma queste statistiche tengono conto del lavoro che il nostro premier dà alle donne nei suoi... bunga-bunga?
Ahahahah!
Io rido, ma ovviamente c'è da vergognarsi.

sabato, marzo 19, 2011

Incredibile! Possedevo un ristorante in Florida e non lo sapevo

Ecco un'informazione che ho trovato sul web digitando "peter patti". Da notare che la "Mary" di cui si parla nella nota in questione, moglie di Peter, è anche il nome di mia moglie... Questi "Peter and Mary Patti" avevano un ristorante a Jacksonville (fin dal 1951!!), che furono costretti a chiudere nel 1994...

>> Patti's restaurant was a Jacksonville dining landmark for more than 40 years. Established in 1951 by Peter and Mary Patti when Beach Boulevard was still unpaved, it was one of the first restaurants in Jacksonville to spotlight Italian cuisine.

When the restaurant first opened, the menu featured regional fare,
but Peter Patti would give away samples of lasagna and other Italian dishes to intrigue his guests.

Patti's was known for white linen tablecloths, properly set tables and a well-trained wait staff, as well as for its salad dressing and Boneless Chicken Parmesan. It was also a throwback to a time when restaurants made food rather than just cooked it.

They baked their bread, made their own sausage, simmered tomato sauce for hours long before the doors opened at 5 p.m. Tuesday through Sunday.

It was this labor-intensive tradition and refusal to cut corners that finally forced Patti's to close on June 19, 1994.
<<


Scena da La Grande Abbuffata

Trovato su: http://www.city-data.com/forum/jacksonville/119031-what-happened-pattis-italian-restaurant-jacksonville.html

sabato, marzo 12, 2011

Rugby, impresa degli Azzurri

Italia-Francia 22-21

Al Flaminio ecco arrivare finalmente la vittoria sensazionale che ci voleva per rilanciare il rugby italiano e far placare anche le voci più scettiche. La nostra Nazionale ha battuto i galletti transalpini con una bella prestazione di tutti i giocatori.



E' il primo successo nel Sei Nazioni 2011, la prima vittoria contro i francesi dall'ingresso degli Azzurri nel torneo, e permette al Trofeo Garibaldi di prendere per la prima volta la strada dello Stadio Olimpico, quartier generale della Federugby.
Al 9' del secondo tempo la partita sembrava persa; come già col Galles, come già con l'Irlanda. La Francia si trovava infatti in vantaggio di dodici punti (6-18). Poi, la meta di Masi, con conseguente calcio piazzato angolatissimo trasformato da Mirco Bergamasco. E l'ultimo quarto d'ora è italiano. Metro dopo metro, punto dopo punto, superiamo gli avversari. Dopo il 22-21 (risultato mirabolante; ma chi credeva veramente che sarebbe rimasto così?), i transalpini (lo ricordiamo: vincitori dello scorso Sei Nazioni!) spingono a tutta birra cercando il drop o il calcio piazzato del ri-sorpasso, ma l'Italia resiste.
E' una storica vittoria, quattordici anni dopo Grenoble. E ora i nostri ragazzi possono affrontare a testa alta l'ultima gara del torneo, sabato prossimo a Edinburgo contro la Scozia.





Italia-Francia 22-21

Italia: Masi; Benvenuti T., Canale G., Garcia, Bergamasco Mi.; Orquera (17' st. Burton), Semenzato; Parisse (cap), Barbieri R. (17' st. Derbyshire), Zanni; Del Fava, Dellapè (11' st. Geldehuys); Castrogiovanni, Festuccia (7' st. Ghiraldini), Lo Cicero (7' st. Perugini)

all. Mallett


Francia: Medard; Huget, Rougerie, Jauzion (30' st. Traille), Clerc; Trinh-Duc, Parra; Chabal (16' st. Harinordoquy), Bonnaire, Dusatoir (cap); Nallet (16' st. Thion), Pierre; Mas (1' st. Ducalcon), Servat (20' st. Guirado), Marconnet

all. Lievremont M.

arb. Lawrence B. (Nuova Zelanda).


Marcatori: p.t. 2' cp. Bergamasco Mi. (3-0); 14' m. Clerc (3-5); 20' cp. Parra (3-8); 23' cp. Bergamasco Mi. (6-8);
s.t. 5' cp. Parra (6-11); 9' m. Parra tr. Parra (6-18); 20' m. Masi tr. Bergamasco (13-18); 24' cp. Bergamasco Mi. (16-18); 27' cp. Parra (16-21); 30' cp. Bergamasco Mi. (19-21); 35' cp. Bergamasco Mi. (22-21)

martedì, marzo 08, 2011

Mardi Gras

O Balanzone finocchio che ragli allo specchio,
piangere dovresti piuttosto!
Tua moglie è una racchia e tua sorella una puta
e io, io il lurido vecchio
che tosto in un occhio ti sputa
e che tua madre seduce,
quella gran baldracchia truce e allocca,
stropicciandole la bocca
con pâté de foie.


Dal blog Sborror

domenica, gennaio 30, 2011

Disastro ferroviario in Germania

La collisione è stata talmente forte che il botto si è sentito a 7 chilometri di distanza

Le attuali cifre della tragedia parlano di 11 morti, 21 feriti gravi e una ventina di feriti meno gravi. Le vittime erano quasi tutte giovanissime. Molte si trovavano in gita: da Magdeburgo stavano recandosi nella località montana di Halberstadt.



E' accaduto ieri sera verso le 22,30 all'altezza di Horford, nella parte orientale della Germania, regione Sassonia-Anhalt. Il treno passeggeri denominato "HEX" (Harz-Elbe-Express) si è scontrato con un merci carico di minerali di calcio. Il treno passeggeri è stato completamente distrutto. Il macchinista è morto immediatamente, così come è morta una conduttrice; ha riportato alcune ferite invece il macchinista del convoglio merci. Secondo prime ricostruzioni, quest'ultimo non avrebbe rispettato il segnale di stop. Ma c'è già chi fa riferimento ai "soliti" errori tecnici che condizionano il funzionamento delle ferrovie tedesche ormai da decenni.


Una delle cause di tutte queste catastrofi viene imputata alla privatizzazione del traffico su rotaie, con conseguente aumento dello stress per colpa della concorrenza e per l'estrema "razionalizzazione" di uomini, mezzi e nuovo materiale.









I più gravi incidenti ferroviari in Germania (negli ultimi quarant'anni)

8 giugno 1975: sul tratto Monaco–Lenggries si scontrano due treni veloci per colpa di errori "d'ufficio" nei calcoli degli orari di transito. 41 morti, 122 feriti.

22 luglio 1975: Nella stazione Hamburg-Hausbruch un treno locale si scontra frontalmente con un rapido. 11 morti, 125 feriti.

31 ottobre 1982: Nei pressi di Potsdam un convoglio merci si scontra contro un treno passeggeri affollato. Il macchinista del merci non aveva visto i segnali per via della fitta nebbia. 8 morti, 55 feriti.

29 febbraio 1984: Nella stazione di Hohenthurm, vicino a Halle, il diretto Berlino-Saarbrücken si scontra con un altro treno passeggeri. Il macchinista del diretto non aveva visto il rosso, sempre per colpa della nebbia. 11 morti, 46 feriti.

11 ottobre 1985: Vicino a Magdeburg si stanno effettuando lavori di ristrutturazione sulla linea, e per questo non sarebbe consentito il traffico a doppio senso. Un treno passeggeri si scontra frontalmente con una locomotiva diesel. La causa: errori del caposervizio nei calcoli degli orari. 13 morti, 40 feriti.

3 dicembre 1988: Vicino a Görlitz, un treno a vapore della Polonia si scontra frontalmente con un treno passeggeri delle ferrovie della DDR. Il macchinista polacco non aveva visto un segnale rosso. 8 morti, 4 feriti.

2 febbraio 1990: Nella stazione di Rüsselsheim si scontrano un treno della metropolitana che stava partendo e un treno passeggeri in arrivo. Uno dei due macchinisti non ha notato il segnale di stop. 17 morti, 72 feriti.

15 novembre 1992: A Northeim in Niedersachsen (Bassa Sassonia) il diretto Innsbruck-Kopenhagen va a finire sopra un vagone merci deragliato a causa di un difetto al carrello ruote: 11 morti, 52 feriti.

29 settembre 1994: Vicino a Bad Bramstedt, Schleswig-Holstein, si scontrano due locali: 6 morti e 20 feriti.

5 luglio 1997: Vicino a Marburg, un convoglio merci perde parte del suo carico, consistente in lunghi tubi di acciaio. Uno dei tubi sfonda una fiancata di un espresso regionale che arriva dalla direzione opposta. 6 morti, 10 feriti.

3 giugno 1998: A Eschede (Olanda) deraglia l'ICE 884 della Deutsche Bahn, a causa della rottura di una ruota provocata con tutta probabilità da un oggetto di metallo presente sui binari. Il treno va a schiantarsi a oltre 200 Km/h contro il pilone di un soprapassaggio. 101 passeggeri muoiono.

6. febbraio 2000: Poco dopo la mezzanotte, mentre sta arrivando alla stazione di Brühl, il diretto 203 Amsterdam-Basilea deraglia. 9 morti; 149 i feriti, quasi tutti gravi.

11 giugno 2003: Vicino a Schrozberg, presso Schwäbisch Hall (nel Bundesland Baden-Württemberg), si scontrano due treni regionali. 6 le vittime.

1 aprile 2004: Sulla linea Basilea-Friburgo un ICE prende in pieno un trattore che è rimasto bloccato sui binari mentre tentava di attraversarli. La locomotiva dell'ICE deraglia e per fortuna sfiora soltanto un altro ICE che sta transitando sul binario vicino. Tutti illesi i passeggeri.

5 maggio 2004: A Weyhe, nei pressi di Brema, un merci investe tre bambini che giocavano a fianco dei binari. I tre, tutti dell'età di quattro anni, periscono sul colpo.

19 luglio 2005: A un passaggio senza sbarre di Miesbach, Alta Baviera, un'automobile con a bordo due giovani viene colpita in pieno da un treno e trascinata per oltre quaranta metri. Nessuna speranza per i due.

25 agosto 2005: In un passaggio a livello incustodito in Sollstedt, Turingia, un'auto con a bordo due donne viene speronata da un regionale. Morte le due passeggere dell'auto.

22 settembre 2006: Un Transrapid che viaggia a 200 Km/h colpisce una piattaforma per la manutenzione sul tratto sperimentale della sopraelevata magnetica nell'Emsland. Quasi 30 i morti, tutti passeggeri del Transrapid. I due operai che erano sul mezzo manutenzione si salvano miracolosamente.

17 giugno 2010: a Peine (Sassonia Inferiore) 16 persone rimangono ferite per lo scontro e il deragliamento di un treno passeggeri e un treno merci. Si è sentita tra le macerie la voce di uno dei due macchinisti che urlava: "Aiuto! Ho perso una gamba! Ho perso una gamba!"

20 luglio 2010: A Erharting nei pressi di Mühldorf (Baviera Superiore) un'automobilista 59enne aggira la sbarra di un passaggio a livello e la sua vettura viene investita in pieno dal treno regionale. (Trattasi di una di quelle sbarre a metà che bloccano una sola corsia stradale.) Per la donna niente da fare: la sua vettura è stata trascinata per 300 metri, ma l'impatto è stato talmente forte che lei sicuramente è morta sul colpo. Shock invece per la macchinista e i 15 passeggeri del treno.
Si pensa che l'automobilista sia stata accecata dal sole basso; ma perché ha aggirato con la sua auto la sbarra? Più probabile l'ipotesi del suicidio. O forse aveva fretta e ha voluto semplicemente sfidare il destino...

21 dicembre 2010: Tra Colonia e Mühlheim, un treno investe due operai che stavano liberando i binari dal ghiaccio. Entrambi morti.

29 gennaio 2011: Tragedia ferroviaria vicino Magdeburgo (Sassonia-Anhalt). Un treno locale di una compagnia privata (HEX) si scontra a velocità elevata (ca. 100 km/h) con un treno merci che andava a 80 km/h. Il merci, carico di minerali prelevati dalla miniera di calcio Peine-Salzgitter, rimane piantato sui binari. Stessa sorte non è toccata invece al convoglio passeggeri, che è stato catapultato fuori dalla linea con i vagoni resi irriconoscibili dall'impatto. Primo bilancio: decine di morti e di feriti gravi. Tra i morti anche il macchinista e la capotreno del treno passeggeri.
Secondo primi accertamenti, il segnale dalla parte del treno passeggeri era verde.

mercoledì, gennaio 19, 2011

A Bologna si parla del poeta Adriano Spatola

Adriano Spatola (1941 – 1988) fu un importante esponente del Gruppo 63.
Ora, l’Associazione culturale Club di Fantomas,
in collaborazione con l’Archivio Maurizio Spatola,
organizza un incontro-dibattito sul poeta.


Dove:

A Bologna, Teatrino di Fantomas, via Vinazzetti 1/3

Quando:

lunedì 24 gennaio 2011
alle ore 20,30


L'evento avrà il titolo

Da "Bab Ilu" e "Malebolge" a "Tam Tam"
Adriano Spatola faber di poesia

e vi parteciperanno, con Giorgio Celli (presidente del Club di Fantomas) e Maurizio Spatola, alcuni tra i protagonisti di quella stagione letteraria e artistica, docenti e critici:
Prof. Renato Barilli, Carlo Marcello Conti, Giuliano Della Casa, Eugenio Gazzola, Beppe Landini, Prof.ssa Niva Lorenzini, Carlo Negri, Giulia Niccolai, Maurizio Osti, Gian Paolo Roffi, Carlo Alberto Sitta, Alberto Tomiolo, Franco Vaccari, William Xerra, Davide Argnani.

L’evento a più voci è organizzato in omaggio all’opera e alle iniziative di un poeta che proprio a Bologna iniziò il suo multiforme percorso creativo. Dall’incontro del ventenne Adriano Spatola con il Docente di estetica Luciano Anceschi fondatore de “il verri”, scoccò la scintilla che nel volgere di pochi anni avrebbe condotto il giovane scrittore attraverso le esperienze del Gruppo 63 della Neoavanguardia e dello sperimentalismo, ad aprire la strada verso la Poesia Totale e a farsi egli stesso, da allievo, maieuta. Alle sue prime riviste collaborò attivamente anche il Prof. Giorgio Celli il cui contributo è stato fondamentale nella progettazione del Parasurrealismo, il movimento che propose fra il ’64 e il ’67 una rielaborazione del Surrealismo “a freddo”, mutuandone cioè tecniche e stilemi ma non i proclami ideologici.
Il critico e storico della letteratura Eugenio Gazzola è autore del libro Al miglior mugnaio , ed. Diabasis 2008, sugli anni di Mulino di Bazzano località della provincia parmense dove attorno alla rivista "Tam Tam" diretta da Adriano Spatola e Giulia Niccolai si creò una vera e propria “repubblica dei poeti”.



ADRIANO SPATOLA nasce a Sapjane in Istria il 4 Maggio 1941 e muore a Sant’Ilario d’Enza (Reggio Emilia) il 23 Novembre 1988. Dopo gli studi al Liceo classico Galvani di Bologna si iscrive al corso di laurea in Filosofia presso la Facoltà di Lettere. Nel 1961 pubblica la sua prima raccolta di poesie, Le pietre e gli dei, presso l’editore-tipografo Tamari di Bologna. Nel 1962 dirige la rivista di poesia “Bab Ilu” (ne usciranno due numeri) fondata in collaborazione con Miro Bini, Giorgio Celli, Gianni Cerati, Carlo Negri e Alberto Tomiolo. Nell’ Ottobre '63 partecipa a Palermo al convegno fondativo del Gruppo 63. Nel 1964 Pubblica presso Feltrinelli il romanzo sperimentale L’Oblò. Fra il '64 e il '67 collabora a Reggio Emilia alla rivista “Malebolge” con Giorgio Celli, Corrado Costa, Claudio Parmiggiani, Antonio Porta e altri. Del 1965 sono i due libretti di poesia concreta Poesia da montare e Zeroglifico, editi a Bologna da Sampietro. Nel 1966 pubblica con Scheiwiller (Milano) la raccolta di poesie L’ebreo negro. Nel 1968-69 è a Roma alla redazione di “Quindici”, ultima rivista del Gruppo 63. Nel 1968 fonda a Torino con il fratello Maurizio le Edizioni Geiger. Nel 1969 pubblica con l’editore Rumma di Salerno il saggio Verso la poesia totale, di cui uscirà nel 1978 una seconda edizione ampliata presso l’editore Paravia di Torino nella collana diretta da Luciano Anceschi. Nel 1971 fonda a Mulino di Bazzano con Giulia Niccolai la rivista "Tam Tam" e pubblica con Geiger le poesie di Majakovskij. Raccolte di versi successive Diversi accorgimenti (Geiger 1975); La composizione del testo (
Cooperativa scrittori 1978); La piegatura del foglio (Guida 1973); La definizione del prezzo (Tam Tam/Martello 1992 postumo). Fra il 1981 e il 1984 dirige la rivista romana “Cervo Volante”.


Per interviste: prof. Giorgio Celli: 338/8424901

Addetto stampa: Claudio Beghelli: 329/3231640

Sito internet: www.clubdifantomas.it

mercoledì, gennaio 05, 2011

William Boyd: 'Una tempesta qualunque'

Con il romanzo di spionaggio Inquietitudine ("Restless") Boyd aveva già dimostrato di poter concorrere con gli autori "di genere", intavolandoci una storia piena di suspence. Ora ci presenta un thriller londinese d'alta classe. Il titolo: Una tempesta qualunque .


"Alta classe" nel senso del livello qualitativo dell'opera, e non l'ambiente sociale in cui si svolge la vicenda! Semmai è proprio il contrario: in Una tempesta qualunque William Boyd scava ancor più negli esatti antipodi del "bel mondo" inglese, una realtà spesso ignorata dai più. L'autore ci conduce addirittura nelle cloache della società britannica - più specificatamente, nei bassifondi della metropoli londinese -, palcoscenico di affari sporchi e della violenza - inevitabilmente gratuita - di esistenze al limite della stessa dimensione umana.
Durante la lettura, mi sono sorpreso a fare paragoni con alcuni libri di Martin Amis e anche dell'americano Paul Auster; soprattutto mentre divoravo le pagine dove vengono illustrati gli aspetti più miseri della nostra "civiltà".

Tutto parte da una situazione "classica", una situazione già riscontrata in molti altri libri e in centinaia - se non migliaia - di film: un uomo è testimone di un omicidio e, poiché tutti gli indizi lo indicano come il colpevole, invece di recarsi dalla polizia lui scappa e si nasconde. Ma Boyd non sarebbe Boyd se non offrisse ai suoi lettori personaggi che sembrano ritagliati dalla vita (e probabilmente lo sono) e "colpi di coda" stupefacenti. Adam Kindred - questo il nome del protagonista - viene ricercato non solo dalle forze dell'ordine, ma anche dal vero assassino, che gli sta alle calcagna. Come se non bastasse, Adam non ha alcun rifugio, essendo nuovo in città, e così deve cercare di sopravvivere nelle fogne di Londra. L'ex accademico (è esperto in meteorologia) lo ignora bellamente, ma, nel momento in cui si è trovato per disgrazia nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, ha messo senza volerlo il bastone tra le ruote a una multinazionale farmaceutica...


Una tempesta qualunque è pieno di intrighi e colpi di scena, getta frecciate alle "big corporations" ed è dunque un giallo impegnato, pur se scritto con mano lieve. Mister Boyd ha colpito ancora!




Un sito in italiano dedicato a William Boyd: qui