sabato, febbraio 09, 2008

Cristiano Lucarelli: esemplare figura di professionista

3 febbraio 2008. Nel suo esordio ufficiale con il Parma, Lucarelli realizza già la sua prima rete: segno che la classe non è acqua. Pur se il suo nuovo club alla fine dei 90 minuti soccomberà (2-3 al Tardini contro l'Atalanta di Del Neri), i tifosi emiliani hanno avuto conferma che l'acquisto del celebre centravanti è stata una decisione felice e che il Parma non potrà che trarre vantaggi dalle prestazioni del bomber over 30, un po' come succede alla Fiorentina con l'altra vecchia gloria Vieri e al Bayern München con Luca Toni.


 Dopo la stagione 2006/2007, Lucarelli era stato ceduto per 8 milioni di euro allo Shakthar, che provvide a ricoprirlo d'oro: triennale da 4 milioni a stagione. Niente male per un attaccante di - allora - 32 anni! Lui sarebbe rimasto volentieri a Livorno, ma visto che i fans (inspiegabilmente) lo  contestarono, Cristiano, emblema degli Amaranto e due volte capocannoniere della Serie A, in accordo con la società fece le valigie trasferendosi appunto in Ucraina. Per "Cristiano gol" si è trattato della seconda esperienza lontano dall'Italia, dopo quella di dieci prima a Valencia, quando un grave infortunio bloccò la sua ascesa nella Liga spagnola.

A Livorno nessuno gli diede del traditore per la scelta fatta, né i tifosi (di cui resta un idolo) né la stessa società, che lo ringraziò con una nota ufficiale apparsa sul sito internet:

"L'A.S. Livorno ringrazia Lucarelli, capitano e professionista esemplare, per le molteplici emozioni trasmesse nelle quattro stagioni con la maglia amaranto. Con le sue 93 reti, è stato il secondo cannoniere nella storia del Livorno e il vincitore della classifica realizzatori della serie A 2004/2005, ha contribuito in maniera determinante alla conquista della storica promozione in A, alle tre salvezze consecutive in massima serie e alla partecipazione nella Coppa Uefa 2006/2007".

Il comunicato si concludeva con i ringraziamenti di rito: "La società A.S. Livorno Calcio nella persona del Presidente Spinelli saluta con grande affetto il giocatore e l'uomo. Al calciatore l'augurio più sincero di un felice proseguimento di carriera e di vita".


Cristiano non è soltanto un bomber, ma anche una persona di sani principi. Al momento di partire per l'Ucraina si sentì obbligato a dare spiegazioni ai tifosi, dichiarando che con i soldi guadagnati all'estero voleva fare qualcosa anche "per la sua gente", investire a Livorno, creare nuovi posti di lavoro. Sulla sua homepage www.cristianolucarelli.com sono contenuti molti interessanti articoli (tra cui un ritratto a firma di Alessandro Lucarelli, suo fratello) che svelano la personalità di questo professionista d'eccezione.


Le sue peculiarità caratteriali risaltano tra l'altro benissimo dalla sua biografia. Nell'estate del 2003, reduce da una stagione disgraziata con il Torino, retrocesso in serie B con il suo centravanti autore di un unico gol, Cristiano aveva rinunciato all'offerta di un miliardo di vecchie lire pur di poter tornare a casa e firmare con il Livorno, club di cui era tifoso fin da bambino. Il suo procuratore, Carlo Pallavicino, ne aveva tratto spunto addirittura per scrivere un libro, diventato presto un bestseller.

Quattro anni e una novantina di gol dopo, Cristiano Lucarelli lasciò - sia pur a malincuore - la Toscana per involarsi verso l'Europa dell'Est. Un'altra avventura straordinaria nel suo percorso esistenziale... Avventura che fin dall'inizio si rivelò felice, dato che, grazie anche all'attaccante italiano, lo Shakhtar Donetsk (sotto la guida di Lucescu) ha potuto finalmente raccogliere successi in campo europeo, oltre che stravincere il campionato ucraino.

Come Luca Toni (anche lui non più giovanissimo), il quale si è accasato a Monaco dove è subito diventato l'idolo dei tifosi del Bayern, anche Lucarelli ha raccolto plausi e simpatie nella sua nuova località distante dai patrii lidi. E le sue prestazioni in Champions League hanno fatto sicuramente mangiare le unghie a quei presidenti italiani che non vollero sborsare per il suo cartellino una cifra adeguata, favorendo così lo Shakthar.


Il sogno di Cristiano era, allo scadere del contratto con gli ucraini, di tornare a Livorno, per chiudere la carriera nella sua amata città. E' approdato invece a Parma; ma Parma è solo a un tiro di schioppo, e un po' di libeccio arriva fin là... 



                                      

Gioia e libertà.  Lucarelli non è l'unico calciatore ad avere una grande passione per Ernesto 'Che' Guevara: anche Riccardo Zampagna, Fabrizio Miccoli, Davide Balleri e Juan Sebastian Veron stravedono per il mitico rivoluzionario argentino. Così come Diego Armando Maradona, del resto. Ma questa è un'altra storia.

domenica, gennaio 27, 2008

Brando junior: una tragica esistenza

 Il figlio maggiore di Marlon Brando, Christian, è morto per complicazioni polmonari. Aveva 49 anni.

Era anche lui attore, ma privo del carisma del padre. La notorietà gli arrivò non per il talento artistico ma per la sua turbolenza: nel 1990 finì in prigione per omicidio volontario nei confronti del fidanzato della sorellastra Cheyenne, la quale si suicidò pochi anni dopo.

Christian Brando era ricoverato da due settimane in un ospedale di Hollywood e negli ultimi giorni era entrato in coma, tenuto in vita da una macchina per la respirazione artificiale.


 

sabato, gennaio 26, 2008

Ancora su 'I Canachi'

Allora, c'è questo mio romanzo sull'emigrazione italiana in Germania che reca il titolo I Canachi, reperibile sia online sia in versione cartacea. Ha una gestazione ultraventennale. Nel 1986, quando andai a vivere insieme a Mary, era un brogliaccio di circa 400 pagine manoscritte, assemblate durante i cinque anni trascorsi come lavapiatti, pizzaiolo e cuoco Don Juan. Pian piano ricopiai il tutto con una macchina da scrivere "Triumph" acquistata presso un mercatino delle pulci. Negli anni Novanta nacque la versione elettronica del romanzo (sul mio primo PC, un 486 DX), e intanto le pagine erano diventate 300. La revisione definitiva risale al 2006, e le ultime lievi corretture le ho effettuate nel 2007.

Ogni tanto ricevo e-mails perlopiù entusiaste di lettori di ogni età. Ricordo ad esempio uno scambio di corrispondenza con un giovane che lesse I Canachi proprio alla vigilia del suo trasferimento ad Amburgo... "Mi ha fatto ridere e piangere" affermava nelle sue prime righe a me indirizzate, evidentemente riconoscendo qualcosa di sé in Marco, il protagonista. Quel lettore era poco più che ventenne e dalle sue e-missive capii che possedeva una cultura davvero enorme: aveva letto di tutto nella sua vita, eppure era destinato ad andare a lavorare in Germania come lustrabicchieri; se non sbaglio, in un ristorante di proprietà dello zio.

Ma i riconoscimenti davvero inaspettati - quanto oltremodo graditi - sono quelli che provengono dal mondo accademico. Dopo essere stato citato nel saggio di un docente dell'Università di Bari (Pasquale Gallo: "Multikulti-Zoo". Kanak Sprak di Feridun Zaimoglu e il contesto semasiologico (post-)coloniale, apparso sulla rivista Links, iv - 2004), ecco che Anne-Teresa Patt, studentessa di Letteratura e di Scienze dei Media e della Comunicazione, decide di discuterlo in un seminario sull'emigrazione e sulla cultura italiana (o forse semplicemente sulla cultura dell'emigrazione italiana) tenuto all'Università di Siegen dalla Dottoressa Laura Roman del Prete.

Grandi successi in piccoli teatri...

domenica, gennaio 13, 2008

Il dittatore dello Stato Libero di Bananas

 Il titolo originale è Bananas, che significa qualcosa come "Follie". Allen scelse di chiamare così il suo secondo film (il terzo, se includiamo Che fai, rubi?) in parte per omaggiare i Marx Brothers (Duck Soup, 1933). In realtà, nell'originale lo Stato sudamericano in questione si chiama "San Marcos", non "Bananas", e il dittatore risponde al nome di "Esposito" e non a quello di "Castrado"; ma le variazioni nella versione italiana - la maggior parte di esse abbastanza decenti - sono giustificabili con le esigenze di creare un approccio tra il nostro pubblico e l'allora semisconosciuto comico ebreo-americano.


La storia:

Fielding Mellish (Woody Allen) lavora come collaudatore in una grande azienda. E' un omino dalla vita scialba, ma tutto cambia quando si innamora di Nancy (Louise Lasser), una ragazza socialmente impegnata che lo coinvolge in picchetti e lotte politiche. Quando tra i due il rapporto finisce,  Fielding, disperato, va a trascorrere le vacanze a Bananas. Lo sperduto Paese latino-americano è teatro della lotta tra i ribelli di Castrado e le forze armate che fanno capo al dittatore di turno, Emilio Molina Vargas. Il piccolo "gringo" si ritrova a combattere insieme ai guerriglieri e poi finisce addirittura per guidare il governo rivoluzionario che ha soppiantato quello di Vargas. Nascosto dietro a una ridicola barba posticcia, Fielding si reca negli Stati Uniti per chiedere aiuti economici e lì viene smascherata la sua vera identità: è lui quel cittadino americano che era stato dato per scomparso nello Stato di Bananas... Un turbinio di eventi lo porterà in tribunale e infine a essere un idolo della folla.


Per i tempi che correvano, Il dittatore dello Stato Libero di Bananas era una satira davvero feroce contro la politica estera statunitense, anche se (come sempre in Allen) non mancano le frecciatine a un certo tipo di vita "alternativa", sinistrorsa. La Lasser, nei panni di Nancy, interpreta la tipica attivista sociale che non disdegna di dedicarsi a pratiche esoteriche e, per fare un altro esempio, l'ultima scena è una presa in giro del bed-in di John Lennon e Yoko Ono. Quelli erano anni ricchi di eventi-clou; basti ricordare che nel 1971, e dunque al momento in cui il film uscì, era ancora in corso la guerra in Vietnam. Allen e il suo coautore Mickey Rose (la cui firma è anche sulla sceneggiatura di Prendi i soldi e scappa, 1969) dovevano solo attingere a piene mani dalla cronaca...  


Ma a rendere piacevole ancora oggi il film è la vis comica del giovane Woody, davvero irresistibile. Stupende le riprese dell'abbuffata-a-due in riva al mare insieme alla bruna rivoluzionaria, con l'attore che rumina in maniera divinamente disgustosa. Una gag simile si ripeterà ne Il dormiglione, stavolta in un pranzo futuristico con Diane Keaton.

Louise Lasser, attrice dai tratti scandinavi, fu la seconda moglie di Allen. Aveva già recitato con lui in Prendi i soldi e scappa. Al tempo di Bananas, la coppia era già divorziata da un anno. Dopo Louise, nella vita del piccolo genio di Brooklyn entreranno la Keaton, Stacey Nelkin, Mia Farrow... ma per quasi trent'anni, e cioè fino al 1997, quando recherà sull'altare la propria figliastra Soon-Yi, Woody non si risposerà più.




"Avevo un buon rapporto, direi, con i miei genitori. Di rado mi picchiavano. Anzi, credo che mi picchiarono, in effetti, un’unica volta, durante l’infanzia. Cominciarono a picchiarmi di santa ragione il 23 dicembre del 1942 e smisero nel ’44, a primavera inoltrata."







Da segnalare in Bananas l'esordio di un giovanissimo Sylvester Stallone nel ruolo del teppista metropolitano.

Il soundtrack, comprendente la canzone "Quiero La Noche", è stato composto da Marvin Hamlisch, uno dei pochissimi artisti ad aver vinto Oscar, Emmy, Tony e Grammy.

giovedì, gennaio 10, 2008

Bizzarrie amerikane

Per il detective di polizia Travis Rapp, che pure di cadaveri ne ha visti tanti, lo stupore è stato enorme: spostando lo sguardo oltre la vetrata del ristorante in cui stava pranzando, è stato fulminato dalla visione di due uomini che spingevano una sedia d'ufficio, e su quella sedia c'era un morto. Nel cuore di Manhattan! "Sulle prime ho pensato che fosse uno scherzo" ha detto Rapp. "Ho voluto illudermi che non si trattasse di un essere umano bensì di un manichino. Ma era troppo rigido, troppo pallido..."

Una rapida ispezione ha confermato il terribile sospetto: sulla sedia con rotelle c'era in effetti un uomo deceduto. I due tizi che lo spingevano erano amici suoi intenzionati ad incassare i 355 dollari del suo assegno di sostentamento.

David J. Dalaia e James O'Hare, entrambi 65enni, sono due piccoli criminali eroinomani noti alla polizia fin dagli Anni Sessanta. Il morto era Virgilio Cintron, un 66enne cha divideva l'appartamento con O'Hare. Apparentemente Cintron è spirato per cause naturali. Anche lui era un piccolo delinquente; negli ultimi tempi era stato ricoverato in ospedale perché affetto dal morbo di Parkinson.

A un'ora di grande traffico, O'Hare si è presentato insieme a Dalaia a uno sportello bancario nella zona di Manhattan nota come "Hell's Kitchen" dicendo di voler scambiare uno sheck. Lo sheck era però intestato a Cintron, e l'impiegato si è rifiutato di accettarlo da persone intermedie.
"D'accordo" ha detto O'Hare, "prendiamo il nostro amico e torniamo."

Evidentemente Virgilio Cintron è morto svestito, poiché il suo cadavere, già rigido, era malamente abbigliato. I calzoni erano sbottonati e non gli arrivavano alla cintola (provate a infilare un paio di pantaloni a un morto!), perciò i due compari gli avevano coperto le gambe con un cappotto prima di trasportarlo fuori di casa.
I numerosi passanti di Manhattan hanno seguito la scena sgomenti: una persona con la testa rivolta all'indietro, gli occhi chiusi, la bocca semispalancata e alquanto ceruleo in volto, su una sedia d'ufficio color rosso spinta da due tizi assolutamente noncuranti delle occhiate e dei commenti... Solo l'intervento di Travis Rapp ha impedito loro di entrare nella banca con il defunto. Peccato, perché sarebbe interessante apprendere come avrebbe reagito l'impiegato.

venerdì, gennaio 04, 2008

'Un turista nel Golfo - August von Goethe'

Nel 1830, sulle orme del nonno Johann Caspar e su quelle del celebre padre Johann Wolfgang, August von Goethe non solo si recò in Italia visitando alcune tra le principali città del nostro Paese, ma tenne anche lui un diario di viaggio, che inviava diligentemente al genitore, a Weimar, un po' per volta, a puntate, come un romanzo d'appendice. Rimasto inedito fino alle soglie del 2000, In viaggio verso il Sud (Auf einer Reise nach Süd) è stato pubblicato dalla casa editrice Hanser grazie all'impegno di due studiosi tedeschi che hanno portato alla luce tutte le annotazioni di August.

Un altro studioso, stavolta italiano, esamina soprattutto il soggiorno spezzino del figlio di Johann Wolfgang von Goethe. Stiamo parlando di Alberto Scaramuccia, autore di diversi libri sulla sua città natìa che indagano approfonditamente sullo sviluppo socio-politico della provincia ligure fin dall'Ottocento.



Alberto Scaramuccia
Un turista nel Golfo - August von Goethe

------------------------------------------------------------------
Chi è l'autore

Alberto Scaramuccia, nato alla Spezia nel 1947, si è laureato in lettere con la lode all'Università di Pisa nell'anno accademico 1969/70 discutendo una tesi, pubblicata dall'Accademia della Crusca, su un umanista da lui scoperto. Ha insegnato fino a pochi anni fa. I suoi interessi si rivolgono alla storia locale, vista come momento fondante dell'identità collettiva; alla produzione informatica (ha pubblicato 3 cd-rom di storia locale per un totale di 13 prodotti fra cui l'ampia ed articolata Storia della Spezia); ai moderni modi del comunicare. Un suo lavoro su quest'ultima tematica (La scrittura nel mondo globale) è stato pubblicato negli atti di un convegno di studio organizzato dall'Università di Ferrara.

A questo indirizzo è presente un elenco dei libri da lui pubblicati.

E questo è l'URL delle Edizioni Cinque Terre.


------------------------------------------------------------------

Dei saggi di Alberto Scaramuccia, i più famosi sono forse La Spezia ai tempi del colera e La Spezia e l'Arsenale.
Ma torniamo ad August von Goethe.

Non mancano, in questo viaggio italiano di August (intrapreso insieme a Eckermann, il fido segretario paterno), incidenti e tragedia finale: il soggiorno nel Belpaese di Goethe junior si concluse infatti con la sua morte (quanto improvvisa?) avvenuta a Roma e dovuta apparentemente a cirrosi epatica. Quest'ultima è una tesi sostenuta da svariati storici; ma, leggendo il libro di Scaramuccia, siamo stati assillati da un dubbio. Al termine del suo soggiorno spezzino, infatti, August von Goethe va a visitare il lazzaretto di Varignano. E su questa visita il quarantunenne figlio di un "Übervater" (ovvero di un Superuomo nelle vesti di genitore) si dilunga ampiamente in una delle sue lettere-diario.
"... l'accurata descrizione [del Lazzaretto] che August stende è ricca di informazioni per noi: sia sulla struttura, che sul suo funzionamento", scrive Alberto Scaramuccia.
Sembra che nel Lazzaretto regnassero misure di protezione eccezionali per i visitatori e, ovviamente, per chi vi lavorava. Ma l'autore del saggio ci tiene a relativizzare: "Allora, certo, le conoscenze [medico-igieniche] erano quelle che erano: siamo pur sempre nei pressi degli anni di Donna Prassede e di Don Ferrante..."
Non è ipotizzabile, dunque, che al lazzaretto di Varignano August contrasse, se non la peste, qualche altra infezione ugualmente letale?

Sono tante le considerazioni che si possono ricavare da Un turista nel Golfo - August von Goethe. Come si conviene a ogni lavoro di ricerca serio e ben calibrato, Scaramuccia non si limita a descrivere fatti attinenti al solo territorio ligure, bensì, allargando il discorso all'ambito europeo - e in particolare alla Germania -, ricollega il "microevento" del soggiorno spezzino di August von Goethe al panorama storico della fine del XVIII secolo. L'ultima, vasta parte del libro, che reca il titolo "Guerrieri e Fortilizi", abbraccia un periodo che va dagli antichi Romani fino ad arrivare a un altro figlio di un forse troppo illustre padre: Klaus Mann; e contiene alcune pagine altrettanto interessanti sulla "vacanza" rivierasca di Rosa Luxemburg.

In Italia, August - torniamo a lui perché è lui che rappresenta il fulcro di questo saggio - ha una fretta ossessiva di vedere e conoscere che è tipica dei tempi moderni. Come ogni turista che va in giro a osservare le bellezze del nostro Paese (ma anche le particolarità meno belle, quelle che, principalmente a un nordeuropeo di quei tempi, dovevano apparire a dir poco esoticamente strambe), non può assorbire ogni cosa, naturalmente. Ma, come risulta chiaro anche da questa sua tappa in "Sprugolandia" (nome che Scaramuccia si è divertito a forgiare mutuandolo da Sprugola, un corso d'acqua), c'è una grande irrequietezza in lui: l'ansia tipica di chi deve assolvere per forza a un compito imposto dalla famiglia. August riesce a dominare quest'ansia solo bevendo un "quartino" a tutte le ore...

August von Goethe morì lasciando moglie e tre bambini. Il suo diario di viaggio, che il padre aveva scorso frettolosamente con una mezza idea di pubblicarlo, venne poi messo definitivamente da parte per volere dello stesso autore del Faust.



La tomba nel "Cimitero acattolico" a Roma


Alberto Scaramuccia
Un turista nel Golfo - August von Goethe
Edizioni Cinque Terre, pagg. 192; € 12,00.

Il libro, pubblicato nella primavera 2005 nella collana di saggistica "Vernazza", è tuttora reperibile presso la casa editrice.

Leggi la prefazione
Leggi il primo capitolo

venerdì, dicembre 28, 2007

The Life of David Gale


Solitamente sono gli scrittori e i registi non-americani i più capaci a proporci validi pamphlet contro le piaghe e le perversità della democrazia stelle-e-strisce: segno che un Paese lo si può meglio giudicare se visto "dal di fuori". L'inglese Alan Parker (The Wall; Mississippi Burning; Angel Heart - Ascensore per l'inferno; Birdy - Le ali della libertà; The Commitments...) dimostra, in The Life of David Gale, una volta di più il suo impegno civile, perorando stavolta la causa degli abolizionisti della pena di morte. Il messaggio è "impacchettato" nella veste di thriller ad alta tensione, e se la critica - non solo italiana - non ha saputo trarre le giuste conclusioni (arrivando addirittura ad affermare che il finale parla a favore della sentenza capitale e non contro), è per colpa della clamorosa deficienza intellettuale che caratterizza tale gilda. In realtà l'ambascia è chiara, e Parker ce la propina in maniera elegante, secondo il suo stile che ricorda da vicino quello di Stanley Kramer; nel film in questione, poi, oltre all'abilità narrativa non manca certo la suspence

Parker ha tirato fuori il meglio da un copione già di per sé geniale (firmato da Charles Randolph) e   sfruttando le capacità recitative di un mimo a dir poco sublime qual è Kevin Spacey.


 Spacey


La storyline, per linee generali, è la seguente:


Il docente di filosofia David Gale (Spacey) viene licenziato dall'università del Texas dopo che una studentessa lo accusa falsamente di averla violentata. Lo scandalo gli fa perdere credibilità e la sua vita rotola giù lungo la china: dapprima la moglie lo abbandona portandogli via l'amato figlioletto, e poi per lui arriva persino di peggio: viene condannato alla pena capitale per l’omicidio di una sua  amica.

Poiché Gale è noto per essere un accanito avversario della pena di morte, il caso suscita molto scalpore. A pochi giorni dalla propria esecuzione, l'ex docente chiede e ottiene di essere intervistato dalla giornalista newyorchese Bitsey Bloom (Kate Winslet). Fin dai primi momenti la reporter si convince che quell'individuo colto e mite dev'essere stato rinchiuso per sbaglio nel famigerato braccio della morte, e così, insieme al giovane collega Zack (Gabriel Mann), si adopera per dimostrarne l'innocenza. Ma mancano solo quattro giorni alla data dell'esecuzione...

Inizia così una corsa al cardiopalma che ci condurrà all'imprevedibile - e magistrale - showdown.


 G. Mann, K. Winslet


****************** ACHTUNG SPOILER *******************

(non leggere se non vuoi apprendere dettagli rivelatori)


La giornalista riuscirà a raccogliere le prove dell'innocenza di David Gale ma arriverà troppo tardi per impedirne l'esecuzione. Nel corso delle indagini, sia lei che lo spettatore pensano che ci sia in corso una cospirazione contro l'ex docente. Chi ha architettato l'intero piano per incastrare Gale? Forse il misterioso "cowboy" che segue la macchina di Bitsey Bloom e di Zack? E per chi lavora quel misterioso personaggio? Per i repubblicani? Per il governatore del Texas?

In realtà l'intero piano è stato accuratamente concepito dallo stesso professore di filosofia, il quale, non avendo più voglia di vivere (gli hanno vietato di stare con suo figlio e non può esercitare la sua professione, e inoltre viene ad apprendere che la sua migliore amica - un'attivista fervente come lui - sta morendo di leucemia), decide di martirizzarsi per la giusta causa. L'amica malata non è stata barbaramente uccisa da Gale, ma si è suicidata, come documenta una videocassetta che viene recapitata alla reporter. Il filmato è stato frammentato: le videocassette sono tre, e solo la terza ci farà capire i veri intenti di David Gale...


******************* FINE SPOILER **********************


Leon Rippy (l'avvocato difensore)


Prima di essere scoperta da Alan Parker, la sceneggiatura rimase per anni a prendere polvere negli scaffali degli studios hollywodiani. L'ha scritta un professore di filosofia di Vienna, e da qui le domande metafisiche sulla vita e sulla morte che corredano - tutt'altro che banalmente - molti dialoghi.

Il film è avvincente e si innalza parecchio al di sopra dei soliti thriller d'azione basati sugli effetti speciali. The Life of David Gale è un'opera che coinvolge, sorprende, commuove.


                                             Raccomanded!


"Caino uccise Abele, e Gesù non uccise Caino per punizione."


 




Titolo Originale: The Life oF David Gale


Sceneggiatura: Charles Randolph

Regia:  Alan Parker

Prodotto da Alan Parker e Nicolas Cage

Interpreti:  Kevin Spacey, Kate Winslet, Gabriel Mann, Laura Linney, Leon Rippy

Durata: h 2.10

Nazionalità: USA 2003

Genere: thriller


 

lunedì, dicembre 24, 2007

Come sarà il mondo nel 2030

Più che un ricercatore, Ray Hammond è uno scrittore di fantascienza: The Cloud, Emergence, Extinction... sono le sue opere più note.


Nel suo rapporto The World in 2030, scritto per conto di PlasticsEurope nelle vesti di "futurologo", Hammond ci dice diverse cose interessanti, ma anche delle ovvietà. Tra l'altro, che le condizioni atmosferiche nel 2030 saranno molto probabilmente assai estreme e che la soluzione per la crisi energetica sarà quella di sfruttare fonti di energia naturale e pulita (solare, eolica, del moto ondoso e geotermica).

Grazie, Hammond; ma questo lo avevamo capito da soli.



Poi: "L’essere umano potrebbe vivere fino a 130 anni", e ciò in seguito alle ricerche sul DNA e agli altri sviluppi della medicina. Ma vivere dove, visto che l'ecosistema sarà distrutto? Sotto una tenda d'ossigeno?


"Ci sarà una 'super rete' sempre accesa e sempre collegata." Bene, bravo, ma questo è qualcosa che accade già oggi in molte case...


Poco utile anche apprendere che i computer nel 2030 saranno almeno mezzo milione di volte più potenti di quelli attuali ("Legge di Moore"). Tanta velocità - purtroppo - non aiuta ad aumentare anche quella del nostro pensiero. I dati, una volta risucchiati nella memoria, necessitano di essere assorbiti e capiti...


  Veniamo inoltre a sapere che le tecnologie Radio Frequency Identification (Identificazione a radio frequenza) e i sensori senza fili consentiranno di localizzare e di controllare costantemente i movimenti di esseri umani, animali, merci e quant’altro. (Ipotesi preoccupante per quel che riguarda soprattutto gli umani; ma anche tale controllo è già in atto)


Il controllo elettronico a distanza per elettrodomestici, consentito da dispositivi e componenti in plastica, permetterà di massimizzare i flussi di energia di frigoriferi, lavatrici ecc. con una conseguente riduzione delle emissioni di gas serra. Mah. Si vedrà. Per ridurre tali emissioni, non basta certo "internettizzare" anche gli elettrodomestici...


Le "personalità software" entreranno a far parte della nostra vita quotidiana come assistenti personali e compagni virtuali all’interno di dispositivi mobili. Esse impareranno a conoscerci, a provare emozioni e comunicheranno con noi mediante auricolari e segnali inviati alla retina da occhiali speciali. Bene. Ma, di nuovo: a che pro'? Non sarebbe meglio avere amici in carne e ossa, da ascoltare, guardare e toccare senza bisogno di accessori superflui?





Per concludere, The World in 2030 è un rapporto che in sostanza non ci svela alcunché, bensì sintetizza quali saranno le possibili "scoperte" (è meglio chiamarli "sviluppi") dei prossimi 25 anni. Tutte cose previdibili e già sentite. Molto meglio leggere i dossier dei futurologhi del Club of Rome, indirizzati più verso l'interesse dei singoli che verso quelli delle megacorporazioni.


Tra clonazione umana, disoccupazione di massa, catastrofi ecologiche e meteoriti portatori di epidemie, possiamo affermare che il futuro, ad ogni modo, si prospetta tutt'altro che roseo. Chi sopravvivrà fino al 2030, dovrà usare le unghie e i denti per adattarsi. 


Sempre che non si avveri la profezia Maya.


 Nessun ricercatore ci ha ancora comunque fornito risposte sull'anima, sull'Aldilà, o comunque su come fermare la folle corsa del nostro pianeta verso la voragine certa e come poter girare le lancette all'indietro. La vera sfida sarebbe - anzi: è - questa.


 

sabato, dicembre 08, 2007

Morto Stockhausen, genio della musica contemporanea

"It's an inner revelation that has come several times to me, that I have been educated on Sirius, that I come from Sirius." (Karlheinz Stockhausen)

Il compositore tedesco Karlheinz Stockhausen, coevo e "compagno di sperimentazioni" di Bruno Maderna, Luciano Berio, Pierre Boulez e John Cage, è morto il 5 dicembre scorso, 79enne, nella sua casa di Kürten, in Germania.

Nato a Mödrath - presso Colonia - il 22 agosto del 1928, Karlheinz Stockhausen è stato uno dei più importanti musicisti del XX secolo, spaziando dalla dodecafonia (Arnold Schönberg, Anton Webern) alla musica elettronica.

Allievo al Conservatorio di Colonia dal 1947 al 1951, dove studiò pedagogia della musica e pianoforte, si laureò all'università della stessa città renana in Scienza della Musica, Germanistica e Filosofia. I suoi inizi come compositore furono abbastanza tradizionali (Chöre für Doris). Fu l'ascolto dell'opera seriale di Olivier Messian Mode de Valeur et d’intensités (1949) a segnare la sua vita, portandolo a seguire a Parigi i corsi di composizione del maître francese (ritmica ed estetica). Dal 1950 si mise a comporre non solo proponendo lui stesso forme finora inedite (ha in comune con John Cage la tecnica del "collage"), ma anche inserendo segni assolutamente innovativi nel campo della notazione.

Come docente universitario e autore di numerose pubblicazioni (le sue teorie su tempo e spazio nell'universo dei suoni postulano che “si possono individuare strutture assai simili in musica, letteratura, pittura, scienza e tecnologia”), attraverso le sue attività radiofoniche e grazie a ben 362 composizioni che spesso hanno varcato il confine di ciò che era considerato tecnicamente possibile, Stockhausen contribuì a dare nuovi e decisivi inputs alla musica contemporanea. In particolare lo si ricorda come uno dei fondatori della cosiddetta "musica puntuale".
Sotto di lui studiarono, tra gli altri, Irmin Schmidt e Holger Czukay, rispettivamente tastierista e bassista della band avanguardistica tedesca Can. Fu inoltre fonte di ispirazione per una gran quantità di gruppi e artisti di rock progressivo (Klaus Schulze, i francesi Magma, Frank Zappa, Herman "Sonny" Blount alias Sun Ra, il nostro Battiato...), di jazz (Miles Davis), neoclassica (il pianista e compositore inglese Cornelius Cardew) e pop-rock (David Bowie, Kraftwerk, Björk e, last but not least, i Beatles, che inserirono il ritratto di Stockhausen nella copertina dell'album Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band).

Tra il 1953 (dunque ancor prima che gli americani Robert A. Moog e Donald Buchla sviluppassero i primi synthesizers modulari, facilmente trasportabili) e il 1998 collaborò con lo "Studio für Elektronische Musik" dell'emittente Westdeutscher Rundfunk, per qualche tempo nel ruolo di direttore artistico, e si dedicò anche alla musica elettro-acustica. Fu proprio nello studio sperimentale di Colonia che nel 1955 realizzò una delle sue opere centrali: Gesang der Jünglinge ("Canto dei fanciulli"). Fu l'attrazione principale durante l'Esposizione Mondiale del 1970 a Osaka con le sue composizioni nel padiglione tedesco. Dal 1971 al 1977 fu docente di composizione al conservatorio di Colonia; e insegnò anche a Basilea, a Philadelphia e alla University of California di Davis.

Il suo Hymnen (1966-67) contiene citazioni da 40 diversi inni nazionali; e non è neppure la sua opera più singolare. Spesso i suoi mondi musicali sono un assemblaggio di voci umane, rumori e suoni elettronici: "musica spaziale" che prevede un rapporto armonico di tutte le sue componenti, dall'altezza dei suoni al volume audio. "Il carattere essenziale della mia musica ha sempre a che fare con la religiosità e la spiritualità" affermò una volta, a ricordare la propria conversione al buddhismo zen, che lo allontanò dagli ambienti della sinistra, i quali si mostrarono nauseati da tanto misticismo. "La parte tecnica è solo per spiegare..." Fino alla fine, lavorò assiduamente a sempre nuove opere: spesso per 16 ore al giorno. Per completare il ciclo Licht, considerato "il" progetto della sua vita - come l'Anello dei Nibelunghi lo fu per Wagner -, impiegò oltre un quarto di secolo.

Il buddhismo gli fu da orientamento per il rapporto da tenere con le orchestre. Ylem, del 1972, è il culmine di un'evoluzione dalla musica rigorosamente segnata sul pentagramma a suoni esistenti meramente durante l'esecuzione. Il concetto stesso di "composizione" sembra ormai irrilevante. Già in Aus Den Sieben Tage (1968) lo spartito comprendeva istruzioni verbali, una delle quali chiedeva agli orchestrali di trascorrere "quattro giorni in un silenzio completo... dormite il meno possibile... chiudete gli occhi/ascoltate e basta". I singoli musicisti dovevano interpretare tali suggerimenti basandosi sulla propria personalità e sulle proprie esperienze. Con Ylem, Stockhausen sviluppa questa tecnica radicale invitando i musicisti, tutti raggruppati intorno al sintetizzatore, di suonare la nota centrale del loro strumento, per poi muoversi verso l'esterno, musicalmente e fisicamente, raggiungendo i limiti del palco finché, al segnale di una sillaba urlata, non devono tornare gradualmente al punto di partenza.

Oltre al lavoro compositivo e a quello di direttore d'orchestra, Stockhausen fu molto attivo come manager. A cominciare dal 1991 pubblicò per la casa editrice Stockhausen-Verlag la sua opera omnia in un'edizione premiata sia come spartiti sia come CD.
Nel 1996 gli fu assegnata la laurea honoris causa dell'Università di Berlino e nel 2001 ricevette in Svezia il Polar Music Prize, ritenuto il Nobel della musica.

Il giudizio dei critici su Stockhausen è sempre stato controverso: il suo narcisismo e la sua eccentricità gli procurarono numerose antipatie. "Faccio musica per chi vuole ascoltarla" disse una volta in un'intervista. "Il resto del pianeta mi è indifferente." Lo accusarono, certo non a torto, di essere un alienato, estraneo alla realtà del mondo. In particolare fece scalpore la sua dichiarazione sugli attentati dell'11 settembre 2001: "Questo è il più grande capolavoro a livello cosmico - luciferino nella meticolosità della messa in opera".

Nel maggio 2005 venne eseguita in anteprima mondiale, nel Duomo di Milano, la prima parte di Klang - die 24 Stunden des Tages. Stockhausen aveva in progetto di finire il "Klang-Zyklus" entro il 2028, quando avrebbe compiuto 100 anni.

venerdì, novembre 30, 2007

Benigni: scintilla dell'eterno

"Forse non siamo fatti da Dio ma certamente siamo fatti di Dio"


 Spettacolo piritecnico fin dall'inizio: "Vorrei ignudarmi. Fare all'amore non con tutti voi ma con ognuno di voi. Perché, non dimentichiamolo mai, le persone hanno una cosa in comune: sono tutte diverse. E tutte uniche".


Due ore e mezza senza pubblicità. Un one man show emozionante, divertente e intelligente, snocciolato con scioltezza e a ritmo serratissimo, senza playback e senza bere un solo goccio d'acqua (vedi invece Celentano). Benigni riaccende in tutti noi il senso di appartenenza all'universo. E' un "sì" alla vita, della vita vissuta nel segno dell'Amore, forza che ci fa guardare dall'alto tutti i problemi del nostro tempo.


In diretta dagli studi di Papigno (Terni), il magico ed esuberante guitto di Vergaio esordisce sottolineando: "Noi a volte si crede di essere chissà che e invece siamo solo dei buffi che fan ridere".

Prima di regalare agli italiani il suo Dante (cui dedicherà anche i successivi 13 appuntamenti in seconda serata su RaiUno), Benigni si diverte a ironizzare sul teatrino della politica. Prodi e Berlusconi, Bindi e Bondi, Calderoli, D’Alema e Storace, Mastella e Casini, i Savoia... Ce n'è per tutti.

Si inizia dunque tra tante risate. Poi Benigni passa al V Canto dell'Inferno: Il girone dei lussuriosi, ovvero dei morti per amore. Ed è una piacevole lezione di Cultura e Umanità.

Nostalgia dell'infinito. Il regalo più bello che ci è cascato addosso. Quella ventata di annientamento che ci precipita addosso quando ci si innamora e che smantella il presunto ordine delle cose. Quella sensazione felice, pericolosa e rara che unisce due corpi, due anime e ci fa cadere "come corpo morto cade". Ce lo dice il piccolo diavolo parlando dell’urgenza dei poeti che tirano fuori le nostre storie e danno i nomi ai sentimenti che ci bollono dentro. Amor, ch'a nullo amato amar perdona. Amore che chiama Amore. Amore che è passione, sangue caldo, sofferenza e dolore che bisogna attraversare. Fragilità che bisogna coccolare, e lo dice soprattutto ai nostri giovani, ammonendo loro di non prendere droghe, di non smarrirsi in universi artificiali ("Lasciate ogni speranza voi che entrate: sta scritto all'ingresso di ogni discoteca") bensì di lasciarsi andare in piena coscienza dei sensi, affrontando, pur se  smarriti, impauriti, la visione del baratro. "Quel momento, ragazzi, non ve lo fate sfuggire mai." Con parole antiche che hanno attraversato i secoli, la storia di Paolo e Francesca torna a essere quel desiderio d’infinito che ti prende e ti (ri)porta via. Su quel banco del liceo. Nello sguardo colmo di desiderio. Nell’abbraccio più bello. Nulla di solenne, né di severo. Solo l’Amor che al cor ratto s’apprende e la voce leggera e commossa di un divino giullare. Non è mai troppo tardi per tornare a sognare. Con Dante.


Galeotto fu il libro... Galeotto fu Benigni.

giovedì, novembre 29, 2007

Dedicata ad Andreas

(6/10/1975 - 24/11/2007)

"Nur die Besten sterben jung"


(Böhse Onkelz)







"The Days Are Long And Filled With Pain"


I giorni sono lunghi e pieni di dolore
Di nuovo sciuperemo la nostra esistenza
In tutta la mia vita non ho mai visto
La dolce sposa-bambina del mio peggior nemico

Ora che la mia vita è finita
Non vuoi tenermi stretto a te?
Poiché tu sarai me e io sarò assente
Che cosa troverò dentro la mia testa?

Il sole è andato
Ma c'è ancora luce in fondo alla mia mente
Ci sono ancora tante cose da vedere in questa vita

Oggi sei scivolata dentro la mia testa
Ti sto aspettando sdraiato sul letto
Non ha alcun senso sentirsi giù
Io ho bisogno di più proprio quando tu devi andare

Alcuni diranno che io ho oltrepassato quella soglia
E che tutti i miei sogni sono fatti di banalità
Alcuni diranno che sono caduto dal cielo
Ma ho preso solo un colpo di cuscino su un occhio

I giorni sono lunghi e pieni di dolore
Di nuovo sciuperemo la nostra esistenza
In tutta la mia vita non ho mai visto
La dolce sposa-bambina del mio peggior nemico

Ora che la mia vita è finita
Non vuoi tenermi stretto a te?
Poiché tu sarai me e io sarò assente
Che cosa troverò dentro la mia testa?

Il sole è andato
Ma c'è ancora luce in fondo alla mia mente
Ci sono ancora tante cose da vedere in questa vita



(Maximilian Hecker, tedesco, classe 1977.
Dall'album Infinite Love Songs.)

sabato, novembre 24, 2007

... Piercing?...

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo

Your Question:

Come trovi il piercing all'ombelico?
Me ne sono fatto uno appena mezz'ora fa! E ha fatto meno male dell'anello al naso!

My Answer:

Ma perché??? Secondo me, tatuaggi e piercing sono segno di autolesionismo. E poi sono passati di moda... ormai vanno le bellezze "acqua e sapone", come negli Anni Settanta. Mah. Mi spiace ma non credo che questi "abbellimenti" aggiungano qualcosa all'aspetto esteriore e alla personalità di una girrrrl, o ragazza moderna che dir si voglia.

venerdì, novembre 23, 2007

1408


"1408" (1 + 4 + 0 + 8 = 13) è il numero di una camera d'albergo che incuriosisce lo scrittore Mike Enslin (John Cusack), specializzatosi nella ricerca di fenomeni paranormali dopo la prematura morte della figlioletta. Enslin ha scritto due libri su luoghi "stregati", ma in fondo è un agnostico e non crede nemmeno all'esistenza degli spiriti. Finché un giorno non riceve una cartolina su cui sta scritto: DON'T ENTER 1408. L'anonimo mittente in pratica gli suggerisce di non prendere alloggio nella misteriosa stanza, che si trova all'ultimo piano dell'Hotel Dolphin a New York. Lo scrittore raccoglie il guanto della sfida e decide stante pede esattamente il contrario. Dopo aver vinto anche la resistenza del manager dell'albergo (Samuel L. Jackson), il quale a lungo cerca di dissuaderlo dall'"intento suicida", Enslin/Cusack si impianta nella 1408 con il suo laptop, il suo rivelatore di fenomeni extrasensoriali e pochi altri averi.

E per lui inizia l'incubo...



1408 è una riuscita trasposizione di un racconto di Stephen King; sicuramente la più riuscita in assoluto, dopo il celebre Shining a firma di Stanley Kubrick. La pellicola risulta avvincente per via degli special effects (mai eclatanti, per fortuna) e della magistrale recitazione di John Cusack. Molte le sorprese cui, all'interno dell'inquietante camera d'albergo, vanno incontro il protagonista e gli spettatori; e, in conclusione della vicenda, il regista svedese Mikael Hafström (Derailed - Attrazione letale) ci dona anche un finale alternativo a quello ("poco cinematografico") dello Stephen "King of Horror".

"Dopo le proiezioni-test" ha spiegato Hafström, "abbiamo optato per il finale che c'è adesso, perchè sentivamo che era più soddisfacente. Gli altri saranno comunque disponibili sul DVD."



Titolo Originale: 1408

Regia: Mikael Hafström

Interpreti:  John Cusack, Samuel L. Jackson, Mary McCormack, Andrew Lee Potts, Kim Thomson

Durata: 1h 44min.

Nazionalità: USA 2007

Genere: horror





domenica, novembre 18, 2007

Grandissimi!

Sotto una pioggia battente, l'Italia di Donadoni espugna l'Hempdon Park di Glasgow, qualificandosi per gli Europei e facendo arrabbiare un certo psicopatico che si ritrova alla guida della Nazionale francese...

Partenza al fulmicotone degli Azzurri che, consapevoli come mai dei loro mezzi, vanno a segno con Luca Toni dopo soli 70'' (cross di Di Natale). Gli scozzesi cercano di reagire ma, per tecnica e precisione, sono nettamente inferiori ai nostri. Provano allora a sopperire con potenza e velocità, che sono in fondo le caratteristiche principali del loro calcio, e così facendo arrivano anche a commettere qualche fallo di troppo, che l'arbitro Mejuto Gonzales lascia magnanimamente correre. Una seconda realizzazione dell'Italia, a opera di Di Natale, viene ingiustamente annullata (il segnalinee spagnolo scambierà spesso, nel corso del match, fresche per frasche), ma fino a questo momento a noi non sembra importare più di tanto: la squadra di Donadoni appare infatti in grado di controllare agevolmente la situazione.
Nel secondo tempo però i padroni di casa tornano in campo ancora più determinati e, dopo un salvataggio di testa di Pirlo proprio sulla linea (47'), riescono ad acciuffare il pareggio con Fergusson che è lesto a raccogliere una ribattuta corta di Buffon (65'). In realtà la rete non doveva essere convalidata perché il giocatore scozzese era in fuorigioco, ma la terna arbitrale stasera ne sbaglia proprio tante...

L'Hempdon Park, assiepatissimo, si risveglia di colpo, mentre gli Azzurri si mostrano un po' shockati dal goal subito. Il pareggio basterebbe comunque a qualificarsi, almeno virtualmente (dovremo battere solo le Isole Faroer); ma qui salta fuori lo spirito nuovo che Donadoni ha saputo infondere alla squadra. Riprendendosi man mano che vanno rintuzzando gli assalti degli "Highlanders", gli Azzurri mostrano di possedere una mentalità vincente. Così si vede per esempio Panucci spingere sempre più in avanti. Ed è proprio il vetusto difensore romanista che, dopo aver sfiorato un goal di testa a conclusione di un'azione confusa in area scozzese, corona il sogno di tutti gli italiani al 91': punizione-cross di Pirlo dalla destra, Panucci si solleva altissimo e incorna magistralmente, gonfiando la rete degli sgomenti galeici. E' il 2-1 e il giusto trionfo.

Non importa che la punizione non c'era (è stato Chiellini a buttare a terra l'avversario con una poderosa spallata, non viceversa): la nostra vittoria è stata strameritata. Disgraziatamente, grazie a noi si qualifica anche la Francia, che ci risulterebbe un tantino più simpatica se non fosse guidata da quel tale che risponde al nome di Raymond Domenech.

Da Oltralpi, il CT francese, sempre cattivo nei nostri confronti, ne spara una delle sue: "Per una volta, gli italiani servono a qualcosa..."
Stupenda la dichiarazione di Rino Gattuso a fine partita: "Sono orgoglioso della qualificazione raggiunta da questa Nazionale anche se mi infastidisce aver qualificato anche la Francia. Domenech non lo meritava. Ora spero di ritrovarli agli Europei e dar loro una lezione".

martedì, novembre 13, 2007

Ma vi sembra giusto lavorare...?

Per la serie: Voi chiedete, io rispondo

Your Question:

Ma vi sembra giusto lavorare come schiavi per 1000 euro al mese?

My Answer:

Guarda, sono appena tornato dalla fabbrica (turno mattutino: mi alzo alle 4:45 e mi ritrascino nella mia tana, come uno zombi, alle 14:30 circa, traffico permettendo). Sono operaio specializzato (fresatore CNC) e come tale fatico, ma mi danno una paga di operaio generico: prendere o lasciare.
In queste otto ore hanno cercato di spezzarmi, sono stato vilipeso, sverginato, preso a calci, deriso e... minacciato di licenziamento se non riesco a produrre di più (Nota Bene: sono il più produttivo del mio reparto). Ho corso, saltato, son diventato nero per la polvere di metallo (la stessa che ormai mi intasa le vie respiratorie), la mia pelle, i miei capelli e persino i mutandoni sono pieni di scaglie di alluminio, ho rinunciato a parte della mia cosiddetta "doppia pausa" (15 minuti per la colazione, 15 per il pranzo; tutto di corsa) perché dovevo pulire la mia fresa e il pavimento tutt'intorno. Mi fanno male le mani, braccia, schiena, piedi e didietro. E, ora che sono a casa, e a casa intendo rimanere come un recluso anche se fuori splende il sole dopo tanti giorni di brutto tempo, ho soltanto voglia di silenzio, silenzio, silenzio... e magari di surfare un po' su Internet (e difatti eccomi sul mio blog).

No, non mi sembra giusto lavorare come schiavo per 1000 euro al mese. E non è solo per la cifra esigua che ti danno, ma per come ti trattano.
Purtroppo però i 600 euro dell'affitto non me li regala nessuno. Me ne restano 400 o poco più per coprire le spese fisse (benzina, assicurazione auto, abbonamento tivù, riscaldamento, elettricità, ecc.) e il rimanente... il rimanente (quant'è? 60 euro? 70? forse un po' più da quando ho smesso di fumare)... posso investirlo (che sollazzo!) in cibarie assortite. Faccio la spesa al supermercato dei poveri, ovviamente: quasi di nascosto, come un ladro.
E' una specie di dieta coatta...
Se lo fai notare al tuo datore di lavoro (sempre che tu trovi il coraggio di interpellarlo in proposito), ti senti rispondere che lui quasi quasi ti invidia: "Sei così snello, così in forma... Io, invece..." E si batte sulla pancia ben rimpinzita. "Vado in palestra tre volte alla settimana, ma è dura perdere peso!"

Benvenuti nel Terzo Millennio, boys and girls! E... non dimenticate mai di portare con voi un vasetto di vasellina.

venerdì, novembre 02, 2007

E' morto "il fattorino della morte"

Si è spento a Columbus (Ohio), all'età di 92 anni, Paul Tibbets, ex militare statunitense brigadiere generale della United States Air Force, famoso per essere stato il pilota dell'Enola Gay, l'aereo che sganciò la bomba atomica su Hiroshima nel 1945.
Tibbets era figlio di Paul Warfield Tibbets, grossista, ed Enola Gay Haggard. Cresciuto a Cedar Rapids, nello Iowa, nel 1927 si trasferì con la famiglia in Florida. Il 25 febbraio 1937 venne reclutato come pilota cadetto nell'United States Army Air Corps a Fort Thomas, Kentucky. Nel 1938 fu promosso al grado di sottotenente nella Kelly Air Force Base, in Texas.
La missione che gli meritò l'appellativo di "fattorino della morte" fu compiuta il 6 agosto 1945, con un equipaggio di 14 persone. Tibbets aveva allora solo trent'anni ed era già colonnello. L'ordigno da 4,2 tonnellate era chiamato "Little Boy". Deflagrando in aria poco prima di toccare il suolo di Hiroshima, la bomba sviluppò un'ondata di calore che raggiunse i 4.000 gradi centigradi in un raggio di oltre 4 chilometri, seguita da un sinistro fungo di fumo. 140.000 dei 350.000 abitanti della città morirono sul colpo, ma l'esplosione lasciò per anni sulla città una sinistra scia di morte e sofferenza. Alla fine, a Hiroshima le vittime accertate della bomba atomica furono 221.823, contando anche quelle che persero la vita per i danni provocati dalle radiazioni.
“La bomba fu sganciata alle 8:15 di mattina” ha detto Tibbets anni fa in un'intervista. “Se Dante fosse stato con noi sull’aereo, sarebbe rimasto atterrito. La città che avevamo visto così chiaramente pochi minuti prima nella luce del sole, era ormai un’orribile chiazza, scomparsa completamente sotto una spaventosa coltre di fumo e fuoco. (...) Non sono orgoglioso di aver ucciso quelle persone, ma sono orgoglioso di essere partito dal niente, aver pianificato l'intera operazione ed essere riuscito a eseguire il lavoro perfettamente. La notte dormo bene."

Tibbets ribattezzò il B-29 "Enola Gay" in onore della madre.

Robert Lewis, il capitano che era a bordo della superfortezza volante, scrisse sul suo registro: "Dio mio, che cosa abbiamo fatto?"

domenica, ottobre 14, 2007

La catastrofe sociale in Germania

Nella Paulskirche di Francoforte sul Meno si è tenuta oggi la tradizionale manifestazione del Friedenspreis, riconoscimento che viene assegnato a scrittori contraddistintisi per il loro impegno per la pace. Alla fine della cerimonia, un tedesco 44enne di origine romena si è staccato dalla folla assiepatasi all'esterno e si è gettato contro il Presidente della Repubblica Federale  Horst Köhler, stringendolo al collo. L'intervento delle guardie del corpo è stato provvidenziale per Köhler. Sembra che il motivo dell'aggressione non sia di natura politica (il premio è andato allo storico israeliano Saul Friedländer). Con il suo gesto, l'uomo voleva attirare su di sé l'attenzione generale. Il suo è un caso disperato: non ha lavoro e non riesce a pagare l'affitto di casa.


Da quando è iniziato lo smantellamento dello Stato sociale, in Germania la povertà è drasticamente cresciuta. Nelle strade delle grandi città si aggirano senzatetto e bambini vestiti di stracci: un fenomeno mai registrato prima nella storia della Bundesrepublik.  



 


Le bugie della 'Bild', Lidl, no fumo, Ich arbeite..., Günter Grass, Günter Grass 2, Chomsky, Hirschman, Naziskin, Angela Merkel 3, Italiastan, Bild Zeitung, Angela Merkel 2, Angela Merkel 1, lavoratore interinale, Arbeit macht frei?, "cerco lavoro", stanno bruciando pizzerie, Berluska Superstar, USA-URSS, Le reginette del gossip tedesco, Carnevale nell'Est Germania, Caos organizzato (I)

J.K. Rowling versus Calcutta

 La città di Calcutta, in India, si ritrova a doversi difendere dall'accusa di "infrangimento di copyright" che le costerebbe 50.000 dollari se il giudice darà ragione alla scrittrice J.K. Rowling e alla Warner Bros., che si sono costituiti come "parte lesa".


Il motivo? Al Durga Puja Festival è stato riprodotto, per la gioia dei bambini, l'"Hogwarts Express", insieme ad alcune figure della saga di Harry Potter. Un portavoce del comune ha detto che al processo i responsabili cercheranno di dimostrare che hanno agito senza scopo di lucro.




A propos del copyright


I diritti d'autore - anche se allora non si chiamavano così - ebbero le loro origini nella Venezia del Cinquecento. Nel 1710, in Inghilterra il copyright era fissato a 14 anni, rinnovabile per altri 14 anni nel caso l'autore fosse stato ancora in vita. Nel 1769 gli editori chiesero, e ottennero, che i diritti venissero prolungati ab aeternum. Nel 1774 tale emendamento fu revocato:  il copyright era un diritto da considerarsi limitato nel tempo.


Negli Stati Uniti d'America, la durata del copyright era di 42 anni nel 1831 e di 56 nel 1909 (28 anni, più altri 28 se l'autore voleva prolungare i termini). Nell'ultimo quarantennio la legge è stata cambiata ben 11 volte: nel 1976 la durata era di 50 anni dopo la morte dell'autore, nel 1988 (l'"extension act", noto più precisamente come "Sonny Bono copyright term extension act") di 70 anni dopo la morte dell'autore. Questo termine fu ripreso anche dalla Gran Bretagna nel 1995.


Dunque, se io compro l'Ulysses di Joyce, non posso leggerlo impunemente ad alta voce (se non, forse, a una cerchia di amici e solo entro le quattro mura di casa mia).  E anche chi scrive una recensione deve stare ben attento a non esagerare con le citazioni. Questa delle letture e delle citazioni è una situazione certamente paradossale, in quanto più si propagano i contenuti e le idee di un'opera e più c'è la possibilità che quest'opera venda maggiormente. A ben vedere, chi fa pubblicità a un libro (o a una canzone, o a un quadro...) dovrebbe incassare qualche soldo anziché pagare.


Ma ancora più paradossale è che tale situazione non è circoscritta ai soli prodotti artistici. Anche un'invenzione patentata e ormai inattuale difficilmente si lascia sviluppare senza pagare "l'obolo" di turno agli eredi dell'inventore. Conosco un tizio che annovera tra i suoi antenati l'ideatore di una speciale cerniera per porte. Ogni volta che si vende quel tipo di cerniera, lui incassa qualche euro; e ciò senza aver fatto nulla per meritarsi tanto onore. E  pensiamo ai discendenti di Levi Strauss, l'ebreo tedesco che inventò i jeans: ogni qualvolta qualcuno da qualche parte nel mondo compra un paio di queste brache di tela azzurra (qualsiasi sia la marca), gli eredi di Levi Strauss vedono accrescere il loro conto in banca...


 


Pietrificus totalus! Anche la Rowling ha plagiato


               

Chi ha scheletri nell'armadio non dovrebbe frugare nelle case altrui. Da quando fu chiaro che il maghetto con gli occhiali avrebbe rappresentato per loro una vera e propria miniera d'oro, l'autrice inglese e il suo entourage editoriale stelle-e-strisce hanno difeso con i denti la presunta "proprietà spirituale" del fortunato personaggio. Ciò che molti ignorano è che la stessa Rowling è una plagiatrice. Ha infatti ricavato il personaggio di Harry Potter da alcuni libri dell'americana Nancy Stouffer: The Legend of the Rah and Muggles e Larry Potter and his best friend Lilly (quest'ultima serie consta di dodici volumi).


Quali sono le coincidenze incriminate?

Innanzitutto i nomi di alcuni personaggi, a partire da quello dello stesso protagonista: Harry nella saga della Rowling, Larry nei libri della Stouffer. Anche Lily Potter, la madre di Harry morta in un incidente, ha una quasi omonima in Lilly Potter (!). E i "guardiani dei giardini" della Stouffer diventano i più famosi "guardiani delle chiavi" della Rowling.

Nei libri di Nancy Stouffer appare inoltre un personaggio di nome "Nimbus", che è capace di volare. E "Nimbus" è la denominazione di diverse scope volanti che Harry Potter cavalca nel corso delle prime avventure. "So molto bene che ogni tanto in libri diversi ci sono frasi, nomi e situazioni simili" dice la scrittrice della Pennsylvania, "ma quando le somiglianze sono talmente numerose, è ovvio che non posso più credere a una semplice coincidenza."

In gioco c'è anche una questione di copyright sulla parola "muggles", che la Stouffer sostiene di avere inventato: nel suo libro, i Muggles sono i nani che si prendono cura di due orfani dotati di poteri magici; nella saga della Rowling, invece, i maghi chiamano Muggles (in italiano tradotto con "Babbani") gli umani.

(Il vocabolo comunque non è farina del sacco né dell'una né dell'altra autrice: è un termine gergale per definire la marijuana e figura tra l’altro in una canzone di Louis Armstrong.)


 I libretti della Stouffer non ebbero fortuna e furono messi in commercio solo sulla costa orientale degli Stati Uniti. Era la fine degli Anni Ottanta, e la Rowling nel 1988 si trovava a Baltimora: potrebbe quindi averli letti là.


Se il plagio consiste nel copiare idee tratte dal lavoro di altri artisti e usarle per creare una propria opera, Joanne K. Rowling è colpevole. E invece che cosa accade? Accade che la scrittrice inglese non solo ha vinto - come per magia! - la causa intentatale dalla Stouffer, ma ha pure ottenuto che questa, oltre a pagare le spese processuali, venisse a sua volta accusata di essere una volgare Babbana... ehm... contraffattrice. Già, già: chi è potente, ha la ragione dalla sua parte.



Ma ecco che altre accuse a J.K. Rowling arrivano dal fumettista Neil Gaiman. Il suo personaggio Timothy Hunter (un ragazzino che apprende di essere il mago più potente mai esistito) vive avventure non dissimili da quelle di Harry Potter. Inoltre, anche Timothy Hunter - così come il Larry Potter di Nancy Stouffer - porta occhiali identici a quelli del più celebre maghetto e (solo una coincidenza?) ha come unico compagno un gufo. Le tavole illustrate di Gaiman (The Books of Magic) uscirono la prima volta all'inizio degli Anni Ottanta. La serie venne successivamente curata da John Ney Rieber e diversi collaboratori. Moltissime le "strane analogie" tra il bestseller planetario e il fumetto della DC Comics/Vertigo individuate dagli attenti fans di quest'ultimo. 

Anche qui si dirà: la romanziera si è soltanto "ispirata" a questi fumetti. Bene, ma allora che cos'è il plagio?

Saranno solo aspetti esteriori, però il sospetto che la Rowling non sia del tutto "illibata" è lecito.


Forse il vero plagio letterario l'ha compiuto l'autore russo Dmitri Yemets, che ha creato la maghetta (anche lei miope) Tanya Grotter. La Rowling e la Warner Bros. sono stati svelti ad alzare la voce, trascinando davanti a un tribunale olandese Yemets e la Eskimo, sua casa editrice. I quali, con aria innocente, hanno replicato che le vicissitudini della maghetta (che in Russia hanno più successo di quelle di Harry Potter) vogliono in realtà essere una parodia e un omaggio al corrispondente eroe anglosassone (un po' come la "fan-fiction" che prolifera sul Web)... Spiegazione toccante, che ha in parte convinto la corte olandese. Tanya Grotter continuerà a esistere; solo, le è stato  interdetto il diritto di agitare la bacchetta magica al di fuori della sua patria.

giovedì, ottobre 11, 2007

Nobel per la Letteratura a Doris Lessing

Finalmente, a 88 anni, l'ha vinto. Non glielo volevano dare forse perché ha scritto diversi romanzi di fantascienza, come se questo fosse un peccato imperdonabile (e allora Orwell? e Anthony Burgess? ah già, neanche loro l'hanno ricevuto), e finalmente, ora che è una vetusta nonnetta, ecco arrivare l'ambito riconoscimento.

Doris Lessing (all'anagrafe: Doris May Tayler) è inglese ma nata in Iran (ex Persia). A cinque anni fu portata in Rhodesia (oggi Zimbabwe) dai genitori, che tentavano l'avventura coloniale secondo il romanticismo illusorio tipico dell'èra vittoriana. Dopo aver frequentato un collegio femminile nella città rhodesiana di Salisbury, a tredici anni Doris se ne fuggì per trasformarsi in un'intellettuale autodidatta.
A quindici anni decise di lasciare anche la casa dei suoi (forti contrasti con la madre a causa dei metodi d'educazione troppo rigidi) e lavorò prima come infermiera, poi come centralinista e infine come impiegata. Nel 1937 si sposò (dal matrimonio nacquero due figli) per poi divorziare nel 1943, ed entrò a far parte del Left Book Club, associazione comunista dove conobbe Gottfried Lessing, attivista politico ebreo-tedesco che in seguito sposerà e dal quale avrà un terzo figlio: Peter.
Nel 1949, fallito anche questo matrimonio, si trasferì con il solo Peter in Inghilterra. Doris aveva a questo punto 30 anni e, con il suo spirito indomito e sofferente, doveva affermarsi in una Londra povera e devastata dai bombardamenti. Ci riuscì pubblicando il suo primo romanzo: L'erba canta. Ebbe così inizio la sua attività di scrittrice politicamente impegnata, soprattutto sul fronte delle battaglie femministe.

***

La Lessing ha scritto poemi, saggi e romanzi, accanto a numerose opere influenzate dalla fantascienza, per lo piú sconosciute in Italia. Tra queste il famoso ciclo Canopus in Argos; Archives (cinque romanzi), in cui, fra mito, favola e allegoria, si racconta il destino del pianeta Terra dopo la glaciazione.

Il libro che l'ha fatta entrare nel circolo dei papabili al Nobel è Il taccuino d'oro (1962). Gli altri titoli che consigliamo sono: Memorie di una sopravvissuta (1974), Racconti londinesi (1987), Il quinto figlio (1988) e La storia del Generale Dann, della figlia di Mara, di Griot e del cane delle nevi (2005).

Quando le chiedono quali dei suoi libri considera il più importante, la scrittrice sceglie la serie fantascientifica di Canopus in Argos.

Il Premio Nobel per la Letteratura le è stato consegnato con la seguente motivazione: "Cantrice dell'esperienza femminile, ha messo sotto esame, con scetticismo, passione e potere visionario, una civiltà divisa".

mercoledì, ottobre 10, 2007

Nooo! La Regina dell'Isola estradata!


Costernazione per l'eliminazione del concorrente più simpatico dell'Isola dei Famosi 5, ovvero Cristiano Malgioglio. Era lui che teneva alti gl indici di ascolto, ma il pubblico gli ha preferito l'ex velina Miriana Trevisan.

Andato in nomination in seguito a una discutibile scelta di Francesco Coco (la sua "metà"), Cristiano e i suoi fans hanno vissuto una settimana abbastanza tranquilla, sicuri che il cantante e paroliere calabrese non sarebbe uscito. E invece...

Io al posto di Coco avrei mantenuto la mezza promessa fatta e avrei abbandonato la competizione. Ma probabilmente l'ex difensore dell'Inter è solo un abile stratega. MatchPOINT-Sisal dà vincitore proprio il fu calciatore (quota: 3.50) e, guarda caso, fino a ieri Malgioglio e la Trevisan occupavano i posti d'onore (rispettivamente: 6.50 e 8.50). Ora ovviamente sono Coco e la showgirl i favoriti, anche perché Malgioglio, dopo diverse moine, ha - coerentemente! - deciso di non rimanere sulla spiaggia dei reietti, sordo alle insistenze di Simona Ventura.

Indubbiamente splendida: Miriana Trevisan

Dopo l'annuncio del risultato del ballottaggio, nella ruina Checchi Paone (l'uomo di scienza convinto di essere non sull'Isola, ma ancora in Libano a una conferenza con Kofi Annan sui diritti umani, e per questo fa affermazioni del tipo: "Io non nomino nessuno perché nominare è diseducativo!"... "Questo è un gioco cattivo, lo dico da anni"... "Io non brucio le facce altrui come si faceva nei roghi del nazismo"... "Io non voglio dare un cattivo esempio ai bambini!") ha avanzato la possibilità che il motivo della scelta popolare fosse da ricercare in una strisciante avversione verso gli omosessuali. Teoria molto credibile; rafforzata peraltro dal banchiere padano Sandrino, il quale ha palesato le sue preoccupazioni all'eventualità di essere raggiunto nel suo eremo non da un uomo né da una donna, bensì da uno del "terzo sesso". Cosa che infine si è verificata. Sbarcato sulla spiaggia, Malgioglio si è subito lasciato andare a una delle sue caustiche osservazioni nel vedere il ridicolo costumino indossato dal banchiere... Per poi però, in lacrime, tornarsene risolutamente sulla barca di Caronte. Che lo ritraghetterà sulla terraferma.

Tra clavicole spezzate (Belmondo), sospetti calcoli renali (il Principe di Roma) e mancamenti vari, lo show va avanti. E il barracuda continua imperterrito a scorrazzare nelle acque honduregne.



"Guardatevi le spalle!"

lunedì, ottobre 08, 2007

Incredibile! Luca Toni va ancora a segno

Doppietta del bomber italiano all'Allianz Arena di Monaco di Baviera, dove il Bayern si aggiudica il derby bavarese battendo per 3-0 il Norimberga.
Stadio strapieno (69.000 spettatori) mentre ancora impazza l'Oktoberfest. Il goal del vantaggio è di Luca Toni, su punizione respinta maldestramente dal portiere avversario; si tratta del quinto 1-0 di seguito siglato dall'attaccante modenese. 2-0 di Zé Roberto su lancio di Ribery e si va al riposo. A 10' dalla fine, Toni sigilla il 3-0 con un colpo di testa su calcio d'angolo battuto da Zé Roberto. Il Bayern ora è a +5 sul sorprendente Karlsruhe secondo (squadra promossa dalla Zweite Bundesliga), mentre il bomber azzurro (soprannominato "Luca Tori": da "Tor", che significa "goal") con 8 reti raggiunge il compagno Miroslav Klose in vetta alla graduatoria dei capocannonieri.  



Classifica

Bayern Monaco 20 punti
Karlsruhe 18
Werder Brema 17
Amburgo 17
Schalke 04 16
Hannover 96 16
Bayer Leverkusen 14
Hertha Berlino 13
Eintracht Frankfurt12
Wolfsburg 12
Borussia Dortmund 12
Stoccarda 10
Arminia Bielefeld 10
Bochum 9
Hansa Rostock 9
Norimberga 6
Duisburg 6
Energie Cottbus 4

domenica, ottobre 07, 2007

A proposito di Schmidt


Ci si chiede perché spesso Hollywood compri i diritti di romanzi eccellenti e ne faccia dei film che presentano una storia completamente diversa. Nel suo libro About Schmidt, Louis Begley ritrae un avvocato di successo che va in pensione a sessant'anni. Sua moglie, alla quale appartiene la lussuosa magione in cui abitano, soffre di una malattia che la porterà ineludibilmente alla morte. Il tutto è ambientato a New York e negli Hamptons ed è raccontato in uno stile che ricorda da vicino Knut Vonnegut.

Albert Schmidt (questo il nome del protagonista letterario), oltre a essere un uomo pieno di pregiudizi - frutto anche
dell'educazione sbagliata -, ha, nonostante l'età, una carica sessuale invidiabile, e lo vediamo andare a letto con molte donne che sembrano fare a gara per concederglisi. Sua figlia, che ha avuto il privilegio di frequentare Harvard e lavora per una multinazionale del tabacco, sta preparandosi a sposare un giovanotto ebreo - avvocato - che è al servizio dello studio legale di cui Schmidt era co-titolare.

Begley illustra spietatamente la falsa morale degli WASP e uno dei temi principali (anzi: il tema principale) del romanzo è
l'antisemitismo così diffuso in America soprattutto tra i bianchi agiati.


La pellicola diretta da Alexander Payne (2002) ci mostra invece Warren R. Schmidt (ma perché cambiargli pure nome?) nei panni di un ex agente assicurativo in pensione. Questo Schmidt più povero e più trasandato vive a Omaha, Nebraska, e insieme alla moglie incarna la tipica middle class anziché la fortunata casta descritta nel libro. La figlia abita a 1000 miglia di distanza e il giovanotto da lei amato non è il rampollo di due psichiatri ebrei felicemente sposati, bensì il primogenito di una stramba coppia divorziata dedita a un libertinismo che è chiara reminiscenza dell'èra hippy.


Lo Schmidt del film è un personaggio assai patetico. Non conosce avventure erotiche (neanche da vedovo) e, se non fosse stato interpretato da Jack Nicholson, noi non saremmo qui a scrivere questa recensione.


Commercializzato come "commedia brillante", A proposito di Schmidt ci vende una storia evanescente che i soliti critici "geniali" giustificano come lo specchio di quella vacuità dentro cui ristagna l'esistenza dell'anziano protagonista. In effetti Nicholson/Schmidt esprime molto bene la povertà di sentimenti che caratterizza larghi strati della piccola borghesia. A tale meschinità, o se volete a tale "stitichezza dell'anima", fa da contrappasso l'impegno che il vecchio si è voluto accollare: mandare ogni mese 22$ a Ndugu, un bimbo africano adottato a distanza. (La cifra sembra irrilevante, ma ricordiamoci che non stiamo parlando del brillante professionista del libro, ma di un cittadino ormai ingrigito che ha sempre faticato per arrivare alla fine del mese.) Le missive indirizzate al piccolo Ndugu rappresentano tra l'altro l'unico contenitore in cui Warren R. Schmidt può liberamente riversare i propri pensieri, confessare e confessarsi; seppure finanche in esse egli si ritrova spesso a mentire o ad abbellire la verità.  

L'adozione del bambino tanzaniano è avvenuta in seguito a un invito televisivo: trattasi dunque di un
tentativo come tanti per ammazzare la noia, non del risultato di umana generosità. Alla fine, quando Schmidt legge una lettera inviata dall'istituto in cui è ospitato Ngudu, sgorgano finalmente le lacrime. Ciò però non è il segno della perdita d'inerzia e della conversione a buoni e giusti principi, ma solo uno sfogo senile. 


Molti i nodi che la sceneggiatura lascia irrisolti. Primo tra tutti, l'avversione che Schmidt prova nei confronti di Randall (il genero o futuro tale) e della sua bislacca ma simpatica famiglia. Forse molti spettatori hanno creduto che Payne, il regista, abbia voluto fare del giovanotto in questione un perfetto idiota - o "un cammello", per usare il vocabolario dello stesso Schmidt -, e come tale lo hanno giudicato. Ma gli autori si e ci contraddicono con la scena in cui il vecchio vede, nella stanza di Randall, il diploma di perito elettronico e i titoli che il giovane ha acquisiti in campo sportivo (giocando a calcio, nientedimeno: per sottolineare la stravaganza della sua tribù). Randall, a conti fatti, non è dunque quel fallito che sembra (pur se si è ridotto a fare il venditore di materassi ad acqua), e la sua sincera compartecipazione al dolore di Schmidt in seguito alla perdita della consorte è uno dei tanti fattori che ce lo rendono amabile.

Tuttavia, agli occhi di Schmidt rimane un "loser", e quindi indegno a impalmare la sua cara piccina.


La mentalità dei perdenti e dei vincenti è estremamente radicata nella società americana (e in tutto il mondo americanizzato); se è questo l'aspetto che Payne voleva condannare, avrebbe dovuto dare una piega più decisa, meno vaga, ai suoi personaggi. Avrebbe dovuto fare di Randall un vero perdente e un vero idiota; e la decisione della ragazza di sposarlo sarebbe dovuta essere dettata non dall'amore (che c'è ed è forte, com'è evidenziato da molti punti della pellicola), bensì da un atto di ritorsione contro la testardaggine paterna.


Il film è lento, ma non è questo che ci disturba: la lentezza potrebbe essere un paradigma della vecchiaia. Qualcuno ha però affermato che Payne abbia voluto ispirarsi, più che al libro, al dramma sulla noia Ikiru (1952) del grande Akira Kurosawa, nonché a certe opere di un altro sommo maestro giapponese, ovvero Yasujiro Ozu, e in particolare a Tokyo Story (Tôkyô monogatari; 1953). Può darsi che sia così, ma, a parte l'ottima fotografia, il suo film ha troppe pecche. Non basta la bravura di Nicholson e di Kathy Bates per fare di A proposito di Schmidt un capolavoro; e nemmeno un prodotto appena più che accettabile. Come in tutti gli altri lavori di questo regista, siamo di fronte a un banale drammetto hollywoodiano contenente un messaggio "umanitario" nebuloso e trito. Basta guardarsi intorno per trovare film ben più significanti incentrati sulla solitudine della vecchiaia e sulla morte. Il cinema, indipendente e no, ne ha sfornati parecchi. Alcuni titoli su tutti: No Place to Go, Tell Me a Riddle, Going in Style, Aquel ritmillo, Cocoon e Paradise Grove.

venerdì, ottobre 05, 2007

Calcio: una settimana di Coppe "Didastrosa"

In Champions vince solo l'Inter. In Coppa UEFA si salva solo la Fiorentina - ai rigori; ma meglio di niente - mentre vengono buttate fuori Empoli, Samp e Palermo (quest'ultima in maniera davvero ingenua). I riflettori però sono tutti puntati sul Milan, che ancora una volta ha deluso, e soprattutto sono puntati sul portiere rossonero Nelson Dida.

A causa della sua simulazione, il brasiliano è oggetto di riprovazioni e spottò da parte di tutti, e mi è persino capitato di leggere, in molti articoli, parole di elogio per la giustizia (sportiva e no) scozzese, che ha immediatamente provveduto a punire l'isolato invasore; in questi articoli si fanno paragoni con la nostra giustizia... E a me pare che siano solo un ennesimo pretesto per dir male dell'Italia.

Allora: tanto per cominciare, noi italiani siamo più civili degli scozzesi e dei britannici in generale, anche in fatto di legislazione.

Inoltre: il "caso Dida" è stato gonfiato a dismisura per semplice mania di sensazionalismo. In realtà non è accaduto nulla di grave. Il tifoso entrato in campo non ha fatto del male a nessuno: ha solo gioito - a modo suo - per il goal del Celtic. Adesso però, oltre a essere stato escluso da tutte le partite della squadra che ama, rischia persino la galera.
Grave semmai è la disattenzione del servizio d'ordine del Celtic Park. E' qui che deve intervenire la UEFA!

Ed è vero che il portiere del Milan ha inscenato una commedia a dir poco grottesca dopo essere stato leggermente toccato sul collo, ma neanche lui andrebbe severamente sanzionato per questo. (Io sono interista e ricordo benissimo la sceneggiata di "Bonimba" in un celebre Inter-Mönchengladbach che fu caratterizzato da una caterva di reti tedesche e dal lancio di una lattina di birra.) Per Dida, una piccola multa e via: bisogna capire la tensione dei giocatori durante un incontro tanto importante. A questo proposito, anzi, abolirei anche quella regola assurda che costringe gli arbitri a punire i calciatori che "esultano troppo a lungo" dopo aver segnato un goal e/o che si tolgono la maglia. Il calcio è fatto soprattutto di passioni.

Semmai il portiere milanista sarebbe da sanzionare - da parte del suo stesso club - per le mere prestazioni sportive, veramente "didastrose". Ma questa è una questione interna ai rossoneri, risolvibile dunque solo dal "summit" dirigenziale di Galliani & Co.



Il video della simulazione di Glasgow