domenica, giugno 01, 2008

Addio a Sydney Pollack

A poco più di due mesi dalla scomparsa del suo socio Anthony Minghella, se ne è andato il cineasta “icona” della New Hollywood, forse l’ultimo dei grandi registi capaci di coniugare con sapienza e sottile leggerezza l’impegno politico e sociale con le dinamiche strutturali dello spettacolo hollywoodiano, formatosi nelle serie Tv degli anni ’60.


Nella filmografia di Sydney Pollack è difficile trovare pellicole non importanti, ma film come Non si uccidono così anche i cavalli? (1969), Corvo Rosso non avrai il mio scalpo (1972), Come eravamo (1973), Yakuza (1975), I Tre giorni del Condor (1975), Tootsie (1982), La Mia Africa (1985), Havana (1990), Destini incrociati (1999), The Interpreter (2005), sono dei magnifici modelli di un cinema fatto di cuore e di testa, di spettacolo e di sentimenti, di forza morale e sensibilità artistica.

Ad ucciderlo è stato un cancro contro cui aveva a lungo combattuto. Aveva 73 anni.



Nato il 1 luglio 1934 a Lafayette, nell'Indiana, Sydney Pollack oltre al lavoro di regista è stato  attore e produttore tra i più inventivi. Così come alcuni altri colleghi appartenenti alla Nuova Hollywood (Barry Levinson, Mike Nichols...), Pollack non ha mai rinunciato alle ambizioni artistiche, dirigendo interpreti del rango di Robert Redford, Natalie Wood, Jane Fonda, Faye Dunaway, Barbra Streisand, Tom Cruise, Harrison Ford, Nicole Kidman... e ottenendo successi di critica e soprattutto di pubblico.


Insieme a Redford fu co-fondatore del Sundance Institute, autentica istituzione del cinema americano svincolato dalle Majors, e collaborò con la Film Foundation di Martin Scorsese che si dedica alla preservazione dei capolavori del passato.


Era sposato con Claire Grisworld. La coppia ha avuto tre figli, tra i quali Steven, il primogenito, morto tragicamente nel '93 in un incidente aereo in California.

sabato, maggio 31, 2008

La Nazionale tedesca non ingrana

Deutschland-Serbien 2-1 a Gelsenkirchen ("patria" dello Schalke 04).


Test decisivo per la squadra allenata da Joachim Löw: dopo il 2-2 a Kaiserslautern contro la Bielorussia, l'intera opinione pubblica e i funzionari della Lega Calcio tedesca si attendono una vittoria "decisa e convincente". La Germania in effetti parte subito bene, ma è evidente che l'attacco non funziona, tanto che a un certo punto il commentatore televisivo scherza: "Ci vorrebbe un Luca Toni...".
Purtroppo per i tedeschi non funziona nemmeno il reparto difensivo, ed infatti al 19° la Serbia riesce a segnare con Jankovic nella prima e quasi unica occasione di tutta la partita. 0-1!


Nel secondo tempo girandola di sostituzioni tra le fila della Germania. Löw manda in campo Podolski e Friedrich al posto di Lahm e Mertesacker, ma l'offensiva dei padroni di casa (pur se spinti dal calore degli spettatori che gremiscono gli spalti della "Veltins-Arena") continua a scontrarsi contro il solido muro serbo. Löw urla da bordo campo, incita i suoi, ma invano. Al 69° Rolfes sostituisce Frings e "il vecchietto" Oliver Neuville prende il posto del deludente Kuranyi. E poco dopo (esattamente al 74°) proprio Neuville segna il meritato pareggio su un cross calibrato di Jansen. 1-1!
Ma a Löw non basta. Odonkor sostituisce Schweinsteiger (che oggi è sembrato l'ombra di se stesso). E' una manovra che avrà successo: quattro minuti dopo, ovvero all'83°, Capitan Ballack, con un tiro dei suoi, "buca" il muro degli ospiti riuscendo a insaccare da 17 metri. 2-1! Boato di gioia dei fans e sospiro di sollievo da parte dei responsabili della Nazionale tedesca.
Si potrebbe dire: "Abbiamo vinto di poco ma abbiamo vinto!" In realtà però questa risicata vittoria contro un avversario non fortissimo non può che far riflettere Joachim Löw e il suo staff di collaboratori: gli Europei sono ormai alle porte e nelle ultime amichevoli non si sono viste soluzioni alternative; tutti gli episodi positivi sono nati infatti da spunti personali dei soliti "oldies"...  

Boykott South Africa!

62 persone sono morte e altre 670 sono rimaste ferite nella recente ondata di barbarie xenofobe che ha investito il Sudafrica. Le violenze contro gli immigrati, in gran parte provenienti da Somalia, Senegal, Mozambico, Zimbabwe e Malawi, sono cominciate in un sobborgo di Johannesburg e si sono poi estese in tutto il Paese.
Nella capitale Città del Capo, ma anche a Durban, Milnerton, ecc., orde inferocite hanno assaltato esercizi commerciali gestiti da stranieri e preso a bastonate o a colpi di machete, nonché bruciati vivi, gli aliens che capitavano loro a tiro. Nelson Mandela, simbolo della lotta contro l’apartheid e premio Nobel per la Pace, dopo gli ultimi scontri ha raccomandato ai suoi connazionali di ricordare “da quali orrori veniamo”; ma a fronte della crescente disoccupazione, dell'AIDS che affligge ben il 15% dei cittadini soprattutto di colore, e di un governo debole e interessato in primo luogo a varare leggi in favore di un liberalismo sfrenato, si teme che la situazione degenererà ulteriormente.  


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Si parla tanto - giustamente - di boicottare le Olimpiadi di Pechino (qui il link di Reporters sans frontières); sarebbe anche ora di togliere al Sudafrica il diritto di organizzare i Mondiali di calcio 2010.  

                NO!

mercoledì, maggio 28, 2008

'X-Factor': vince l'Aram Quartet

 Colti, sofisticati e versatili; almeno rispetto alla concorrenza. La band salentina, il cui nome è l'acronimo delle iniziali dei suoi quattro membri (Antonio, Michele, Raffaele e Antonio), si è aggiudicata il contratto da 300.000 euro con la SonyBmg, e proprio ieri c'è stato il lancio del loro primo – sgangheratissimo e pretenzioso – singolo, "Chi (Who)", scritto dal loro mentore Morgan insieme al maestro Gaudi.


 Morgan, Morgan… Morgan chi? Sì, lui, quello dei Bluevertigo: il nuovo guru della cultura italiana, portatore sano di massime e aforismi orwelliani, baudeleriani e… battiateschi.


Il quartetto di vocalists si è meritato il podio più alto già solo per le cover di “In The Jungle The Lion Sleeps Tonight” e per “Pinball Wizard” degli Who. A competizione conclusa si è appreso che gli Aram hanno vinto con un largo margine di vantaggio non solo il televoto della finale, ma quello di tutt’e 11 le puntate precedenti.




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Non è stato sempre facile rimanere sintonizzati su RAI2 per seguire X-Factor. Chi ha parlato di “trionfo della musica” ama evidentemente le esagerazioni: infatti, a parte alcune proposte deliziose dei Sei Ottavi, di Emanuele Dabbono e dello stesso Aram Quartet, il resto dei partecipanti ha alquanto annoiato – colpa, naturalmente, anche delle scelte imposte dai loro “caposquadra”. Molto gonfiati dalla critica (e dallo stesso trio Maionchi-Ventura-Morgan) sia il gruppo Cluster sia la cantante “dalla voce particolare” (e, incredibilmente, finalista) Giusy Ferreri. Il più simpatico di tutti: il 19enne Tony Maiello, al quale sicuramente arride una bella carriera; se non proprio da cantante, perlomeno da attore.  


Non è stato sempre facile guardare il programma ma proprio la formula dei “giudici-capisquadra” (e dunque in aspra concorrenza tra di loro) ci ha tenuti un po’ svegli. Ce l’abbiamo fatta fino alla fine tra le affermazioni qualunquiste stramaledettamente popolari della Ventura e l’indecisione e i vaffa di Mara Maionchi. Rivelazioni vere di questa prima edizione dell’X-Factor italiano: Francesco Facchinetti (ottimo presentatore televisivo!) e - lo ribadiamo - Morgan. Morgan: anarchico come ogni eterno adolescente, fuori dalle righe, eccentrico, talvolta superbo… e abile con il make up: capello sfatto e occhio cerchiato nel day time e messa in piega con cipria e matita per la grand soirée.


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La trasmissione è finita solo ieri sera e oggi, a poche ore dalla pubblicazione su iTunes, la X-Factor Compilation, la raccolta delle canzoni del programma, è già al primo posto nella classifica degli album più scaricati.


Tra i singoli il più scaricato in assoluto è il brano di Giusy Ferreri "Remedios", mentre l'Aram Quartet è al secondo posto con "Per Elisa". Sesta posizione per la splendida Ilaria Porceddu con il suo cavallo di battaglia "Oceano".


 La dolcissima Ilaria di X Factor


Il CD della compilation sarà nei negozi il 6 giugno per Sony Bmg Music.

domenica, maggio 25, 2008

La Russia vince per la prima volta l'Eurovision Song Contest

L'Italia non ne sa un bel niente, ma ieri si è svolta a Belgrado (Serbia) la finale della 53sima edizione dell'European Song Contest (conosciuto anche come Eurovision Song Contest o Grand Prix d'Eurovision de la Chanson). Vi hanno preso parte tutte le nazioni del nostro continente... anche San Marino, anche Andorra... tranne l'Italia, appunto.  La Russia ha trionfato con "Believe", cantata da Dima Bilan e co-scritta dalla popstar internazionale Justin Timberlake. Una vittoria in fondo meritata, considerato il valore medio degli altri titoli in concorso. Unica magagna, come ogni altra edizione di questo festival: le nazioni "amiche" si sono regalate i voti vicendevolmente, a prescindere dalla qualità delle canzoni. Soprattutto da quattordici anni a questa parte, ovvero da quando vi partecipano anche Paesi dell'ex blocco sovietico, si assiste a uno scambio di favori, ovvero "points" regalati per simpatia. Così, non è affatto una sorpresa che la band sanmarinese Miodio sia stata eliminata già nelle semifinali, pur se la loro ballata rockeggiante "Complice" si fosse meritata molto di più: chi pensa mai a regalare voti a San Marino?


Ad ogni modo è stato di nuovo un grande spettacolo. Nella sola Europa, oltre 100 milioni sono stati i telespettatori incollati al piccolo schermo, e si calcola che in tutto il mondo l'evento sia stato seguito - tramite anche Internet - da oltre 500 milioni di persone. Sarebbe interessante per l'Italia tornare a parteciparvi, anche perché si sta discutendo seriamente di mutare la formula del televoting per evitare così lo strapotere della cosiddetta "mafia slava". 


Nella storia del festival, il nostro Paese ha ottenuto due vittorie: nel 1964 e nel 1990. La prima vide trionfare a Copenhagen l'allora sedicenne Gigliola Cinquetti con l'evergreen “Non ho l'età (per amarti)”, mentre risale al 1990 la vittoria - a Zagabria - di Toto Cutugno con “Insieme 1992”. Cotugno ottenne 149 points della giuria popolare (il punteggio va da 0 a 12 points).  Nel 1997 l’Italia prese parte all'Eurovision Contest per l’ultima volta: accadde a Dublino, Irlanda, dove i Jalisse ottennero la nona posizione con “Fiumi di parole”. I nostri rappresentanti in quel caso furono premiati soprattutto dai 12 points delle giurie di Portogallo e Croazia. 


 Le tedesche No Angels si sono piazzate all'ultimo posto insieme a Polonia e Gran Bretagna. Come spesso negli ultimi decenni, il voting ha sancito: "Deutschland - Allemagne: 0 points". 


 Nico e Vlad (Romania) hanno presentato un titolo in italiano che ricorda da vicino le arie di Andrea Bocelli.


 L'italo-svedese Charlotte Perelli ha tradito le aspettative della vigilia: la sua canzone, in rappresentanza della Svezia, ha ottenuto pochi voti persino dalle nazioni scandinave amiche.


 Il vincitore, il russo Dima Bilan. Molto probabile che la sua popsong "Believe" scali già fin da oggi tutte le classifiche internazionali.


sabato, maggio 24, 2008

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Ricevo con piacere questo "meme", questo premio, da Gianluca Pistore. Le modalità di partecipazione sono semplici: si tratta di nominare blog amici - almeno 6 - spiegandone la motivazione.

Ecco i miei favorites:

- codadilupo intelligente
- lopinionedifabio magnifico
- Paolo Borrello straordinario
- CapitanCurrau irrinunciabile
- gothic_odyssey pazzesco
- Momò Calascibetta stupefacente
- ToToArTe sensibile
- Raccoon originale

Gli altri miei preferiti sono nella colonna dei 'Links' qui a fianco.
Un caro saluto a tutti.

Steve Spielberg: "Si è creativi per infelicità"

In un'intervista con il Süddeutsche Zeitung Magazin il famoso regista americano rivela i retroscena del suo successo.  I suoi genitori divorziarono quando lui era ancora piccolo, a scuola veniva preso in giro dai compagni perché gracile, non bello e dotato di una strana voce. Allora -  verso i 13 anni - prese ad usare la videocamera del padre; parenti e vicini di casa costituirono il suo primo pubblico, un pubblico pieno di gratitudine che gli diede la sensazione di avere uno scopo nella vita.



"Con Indiana Jones IV ho riscoperto il mio amore per il pubblico. Cercherò di spiegarmi meglio: negli ultimi quindici anni ho fatto solo film seri, da Schindler's List al Soldato James Ryan, per tacere di quelli che si occupano della situazione attuale dell'umanità o del probabile imminente futuro, cioè Terminal, Minority Report, La guerra dei mondi... Tutte opere per me importanti sia come regista sia come uomo. Volevo sapere qualcosa di più sul mondo e su me stesso. Ma questa mia ricerca in qualche modo non ha  implicato necessariamente il coinvolgimento di tutti gli spettatori. Ora però, con Indiana Jones..."


"... e grazie a un budget di 185 milioni di dollari..." puntualizza l'intervistatore. "Ma mi dica: fare film è forse un metodo per riscoprire il bambino che si nasconde in ognuno di noi?"


"Era quello che avevo sempre creduto... almeno fino al 1985, quando venne al mondo il mio primo figlio. Da allora so che il bambimbo in me viene mantenuto vivo dai miei propri bimbi. Suona banale ma è così. E' a loro che racconto le varie storie prima di darle in pasto al grosso pubblico. A loro volta, i miei figli mi raccontano le loro scoperte. Ne ho nove, sa, e la più piccola mi ha ultimamente avvicinato ai Manga, i fumetti giapponesi. All'inizio non li capivo molto... sono come un nuovo linguaggio, e bisogna essere piccoli per poter meglio imparare nuovi linguaggi... ma hanno finito per entusiasmarmi."


"In quale dei personaggi dei suoi film si riconosce maggiormente?"


"Ora dovrei dire: in Indiana Jones. Ma non è così. Il personaggio certamente più autobiografico è Elliott, il bambino di E.T. In lui si rispecchia la mia infanzia infelice."


giovedì, maggio 22, 2008

Il Fondaco della Poesia

[Comunicazione di Gilberto Gilgiona]

salve,

http://www.ilfondacodellapoesia.it/

vi presento brevemente il nostro nuovo spazio (un noi quanto più possibile ampio e luminoso) che è in attesa di contributi, suggerimenti, suggestioni, visioni, ecc.
il fondaco è un magazzino, e un rifugio, un luogo di sosta, ospitalità e dialogo, come lo è stato nel passato, tale è l'idea che sta alla sua origine. in questo passato, quando lo scambio di merci era scambio di vita e arte, e non soltanto spietata concorrenza, il fondaco ospitava appunto le merci provenienti da paesi differenti e spesso lontani, da qui l'esigenza di avere anche spazi dove sostare e riposare, in attesa del viaggio di ritorno. qui avvenivano, ne siamo certi, anche scambi culturali, in lingue tutte da sperimentare e trovare, per essere comuni e comunicare.
noi ci tentiamo ora.
in questo spazio, ora molto spoglio, si troveranno fotografie, file con registrazioni vocali, poesie, link con siti e gruppi che meritano attenzione, riviste, siti, blog, librerie online e non, radio, ecc.
che colmino in solco tra l'indifferenza e il passo comune, ma spesso solitario e sconosciuto. in questo spazio ha una pagina propria il nostro gruppo di lettura Lo Scaffale Capovolto, ha da poco ha ripreso i suoi felici incontri.
attendiamo e valuteremo (con il solo criterio della passione e dell'attenzione culturale) ogni contributo e proposta. chiaramente cerchiamo sensazioni e non egocentrismi o autopromozioni senza sbocchi... questo per chiarezza.
lo speriamo

buona vita

gilberto

Lo Scaffale Capovolto
Il Fondaco della Poesia

sabato, maggio 17, 2008

Festa della Birra - the day after

Qualcuno mi ha mischiato il virus del raffreddore, ma non è questo il peggiore dei mali al risveglio dalla lunga kermesse "birresca": c'è anche un brutto mal di testa da registrare...
Ieri sera ci si è incontrati, me e gli amici di fab, dentro al capannone della 'Frühlingsfest' ("Festa primaverile" della birra) di Wasserburg, che è assolutamente paragonabile all'Oktoberfest di Monaco, solo - ovvio - di dimensioni più ridotte. Già nel "Zelt", nel tendone, molti sono andati fuori di testa, alle note della band (o "Musikkappelle") che furoreggiava dal palco addobbato con i colori bianco e azzurro della Baviera. Un distaccamento scelto di noi si è poi trasferito nella vicina discoteca, e lì ne sono accadute di cotte e di crude. In mezzo alla massa di ragazzini che erano anche loro fatti (più che di birra, di 'alcopops' e di chissà che altre sostanze), ci siamo messi a ballare/saltare con Markus e Benjamin che avventavano strofinamenti e io e l'irriconoscibile Ioannis a ridere a crepapelle. In un momento di improvvisa lucidità, mentre i bicchieri e i boccali che erano sul nostro tavolino volavano a terra (ma se ne è accorto qualcuno?), ho pensato che un tipo qualsiasi, solo con meno scrupoli di me, di noi, potrebbe facilmente farsi una scorpacciata di queste deliziose bambine... bambine, sì: altro non sono... le quali sera per sera affollano la discoteca e si sballano in maniera paurosa.
Ad un certo punto ci siamo persi di vista, poi (verso le due del mattino) finalmente ritrovati... quasi tutti: di Markus infatti non c'era più traccia. Lui, Stakanov culturista che dichiara di avere, come unico hobby, la propria donna e la propria figlia, era il più "partito" del gruppo, e ha cercato a più riprese di innescare una rissa, scegliendosi comunque come "avversari" alcuni soggetti ormai non più di questo mondo. Lo abbiamo cercato ovunque, su, giù, in fondo ai cortili e finanche all'ombra dei camion dei giostrai (per vedere se non si fosse addormentato per terra), ma niente da fare: era sparito. Probabilmente procedeva parallelamente a noi, o appena davanti, aprendosi varchi nella folla con la sua massa muscolare alla velocità di uno schizzo impazzito. Spero tanto per lui che non abbia combinato casini e/o che gli uomini della 'Security' lo abbiano lasciato in pace.
Dovevo accompagnare a casa con la mia auto Ioannis e Benjamin, ma quest'ultimo ha deciso in extremis di restare insieme a Sandra (ragazzina tosta, capace di sembrare lucida nonostante avesse consumato come e più di noi). Ho detto dunque a Sandra di prendersi cura di Benjy e di non farlo bere più (lui mi ha ringraziato con un bacio umido e nicotinico sulla guancia) e mi sono recato insieme a Ioannis verso la macchina: operazione difficile, dato che lui ondeggiava con faccia da zombi e cercava a ogni passo di deviare verso un locale all'aperto dove la Festa della Birra continuava a impazzare.
Lasciatici alle spalle i caroselli dalle luci colorate, abbiamo ritrovato la mia "Camilla" e, con Ioannis che voleva sapere da me quello che Benjy e Markus avevano combinato di sopra insieme a Timo (episodio di semi-rissa nelle latebre celesti del locale 'Universum', scena che mi son goduto divorando un panino al tonno), e mentre io gli raccontavo di come Daniel prendeva a schiaffi la sua ragazza per "spiegarle" le ragioni del suo assenteismo ("Che colpa ne ho io se Irina e tutte le altre mi corrono dietro?"), ho portato l'amico-collega su per la stretta serpertina del colle Burgau fino a casa sua, dove lo attendevano (o forse non più!) moglie e tre figli. Poi, stando bene attento a non incappare in un controllo della polizia (decine e decine le patenti ritirate in questi giorni...) sono ritornato a casa.
In altri tempi mi sarei invece ricatapultato ai luoghi del "divertimento", ma persino io ho certe regole da rispettare.
Mi sono risvegliato oggi alle tre di pomeriggio con il cranio spaccato in due: cosa prevedibile e prevista.

venerdì, maggio 16, 2008

Addio a Rauschenberg

Il padre della Pop Art se n'è andato ultraottantenne.



Robert Rauschenberg era nato a Port Arthur, una cittadina texana nel Golfo del Messico, nel 1925, da una famiglia in cui si mescolavano ascendenze olandesi, tedesche, svedesi e pellerossa della tribù dei Cherokee. Dopo essersi inizialmente iscritto, per obbedire al desiderio dei genitori, alla facoltà di Farmacia, e dopo studi ben più proficui di scenografia e fotografia, si dedica alla pittura. Muove dall’Action painting, ma presto la supera per approdare a una ricerca carica di una insopprimibile potenza barbarica, che lo fa conoscere sul piano internazionale. "Cerco di incuriosire lo spettatore con tutte le mie forze. Spero sempre che chiunque guarda un mio lavoro non abbia mai visto niente di simile" aveva dichiarato. E inoltre: "Credo di riuscire a fare i miei quadri proprio perché non li capisco. Se quello che faccio diventa troppo familiare, allora smetto".




lunedì, maggio 12, 2008

Fantasmi di Bulgaria

Marco Travaglio colpevole di lesa maestà?

"Cazzo! Schifani sullo scranno più alto, poco più giù Dell’Utri e Cuffaro che si abbracciavano, e ancora un po’ più giù Alemanno con la celtica al collo. Baci, abbracci (tarallucci e celtiche). Ma in che cazzo di paese viviamo?"
(Commento tratto da una pagina web)


Fabio Fazio si è scusato pubblicamente per la sua intervista a Marco Travaglio di sabato 10 maggio in Che tempo che fa. Ma perché scusarsi? Ha invitato Travaglio al suo programma e gli ha posto domande che dovevano per forza generare determinate risposte. Ma di che cosa credeva che avrebbe parlato il giornalista al vetriolo? Dell'appassionante finale di campionato di calcio? Oppure delle ultime teorie sullo sviluppo della fisica quantistica? Ipocrita! Ma dobbiamo capirlo: anche Fazio tiene famiglia e spesso si dissocia da se stesso attraverso un gioco delle parti.


Ora si sono tutti scagliati contro Marco Travaglio, personaggio che fa comodo quando si tratta di far alzare gli ascolti ma dal quale ci si può facilmente dissociare con un sorrisino, come ha fatto anche Santoro in Anno zero.
Ma che cosa ha detto Travaglio? Ecco le sue parole:
"Una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni, Fanfani... Uno passa tutta la trafila e poi vede Schifani. E dice: 'C'è un elemento di originalità'. Seconda carica dello Stato Schifani! mi domando chi sarà quello dopo, la muffa probabilmente, il lombrico."
Fazio: "Mi tocca dissociarmi... non sono d'accordo con niente..."
Travaglio: "Dalla muffa si ricava la penicillina tra l'altro, era un esempio sbagliato".


Apriti cielo. In realtà nelle sue parole non c'era niente di offensivo in senso stretto, a meno che per offensiva non si intenda la verità dei fatti, peraltro già rese note in un libro dello stesso Travaglio. Eppure, tutti i commenti politici e giornalistici che si leggono sull'intervento dello scrittore non ci rivelano se Marco abbia detto una bugia o una verità, ma lo accusano di voler minare il dialogo... Persino Anna Finocchiaro, senatrice del PD, si è schierata dalla parte di Schifani, sotto la nuova egida del confronto leale e del dialogo tra governo e opposizione: "Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio".
Nella ridda di voci che si sono levate contro Travaglio e a difesa del Presidente del Senato, non si registrano - lo sottolineamo - ammissioni circa la veridicità della notizia.
Unica voce fuori dal coro quella di Antonio Di Pietro: "Esprimo solidarietà a Marco Travaglio perchè ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti. Certi episodi non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all'altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato".


In tivù è ricominciato l'autunno del censurar pensieri e trasmissioni; la stagione delle epurazioni. Non si prevedono sconti per nessuno, è vietato ricordare il passato e, soprattutto, è arrivato il momento di schierarsi. Con chi? Ovvio: con le idee che dominano adesso il Paese. Chi vuole conservare la sua poltrona rimanendo escluso dall'Editto Bulgaro deve dire "sì, signore" o, nel caso di opinionisti-testecalde, "non sono d''accordo con quello che dici". Questo sì che è scandaloso. E' allucinante tale paura di vedersi chiudere la trasmissione perché un invitato racconta fatti tra satira e realtà. Asservimento psicologico a chi manovra i fili del potere: si ricomincia, gente! Notizie filtrate, presentatori accomodanti, ospiti che rispondono a domande selezionate. Le cose stanno così: è inutile girarci intorno. Nessuno sarà toccato, se si comporterà bene.
L'atteggiamento di Schifani, della Finocchiaro e di altri ha dimostrato che la Casta non deve essere mai sfiorata da un giornalista (diritti di lesa maestà?), nemmeno quando i fatti sono veri. Ma allora perché continuare a mantenere nella Costituzione l'Articolo 21, quello sulla libertà di espressione?


Contrariamente alla maggior parte delle fonti pubbliche - tutte schierate con la Casta -, su Internet vengono esternate simpatie ardenti nei confronti di Travaglio. Uno dei commenti dice: "Se Marco Travaglio diventa direttore di questa tv pubblica, sono disposto a pagare il doppio del canone. Lo giuro."
Lo giuriamo anche noi.

sabato, maggio 10, 2008

Peppino Impastato

Nella notte tra l'8 e il 9 maggio di 30 anni fa moriva Peppino Impastato. Era un giovane che, in qualità di speaker di una radio locale, dava troppo fastidio alla mafia, finantoché il famigerato Don Tano Badalamenti diede ai suoi "picciotti" l'ordine di ammazzarlo.

Il giornalista Peppino Impastato, ucciso dagli uomini di "Tano Seduto" Badalamenti il 9 maggio del '78 , giorno del ritrovamento del cadavere di Aldo Moro

La madre di Peppino si è battuta fino alla propria morte (avvenuta nel 2004) affinché venisse fatta giustizia, ma solo nel 2002 Badalamenti è stato arrestato. Il caso infatti fu archiviato per anni dagli inquirenti, che vollero catalogarlo come "incidente" prendendo per buona la messinscena dei mafiosi: il cadavere di Impastato, esponente di Democrazia Proletaria, era stato abbandonato sui binari nei pressi della stazione di Cinisi come se fosse morto durante un attentato dinamitardo che lui stesso stava preparando.

Ieri grande manifestazione di protesta a Cinisi e Terrasini. Oltre 6.000 persone hanno sfilato partendo dalla vecchia sede di 'Radio Aut' dietro a uno striscione con su scritto "La mafia uccide il silenzio pure". Punto d'arrivo: la casa natale di Peppino Impastato a Cinisi, a soli "cento passi" dall'abitazione del boss Badalamenti, come ricorda il titolo del film di Marco Tullio Giordana. Oggi è la "Casa Memoria Peppino e Felicia Impastato", intitolata anche alla madre.

Fra i partecipanti anche l'ex leader di DP Mario Capanna, un gruppo in rappresentanza del comitato "No Dal Molin" e uno di quello "No Tav". Luisa Impastato, nipote di Peppino, ha distribuito quattromila fiori, gerbere donate al Forum Sociale Antimafia da un'associazione pugliese. E' sfilato anche Francesco Caruso, espressione dei movimenti No Global. E poi i vecchi compagni di Peppino e tanti giovani del movimento antimafia rinato negli ultimi mesi a Palermo. Nel corteo, che entrando a Cinisi ha intonato "Bella ciao", tante bandiere rosse. Ma lungo la strada dei "cento passi" la maggior parte delle finestre sono rimaste ancora una volta chiuse e pochissime persone si sono affacciate.

La trasmissione satirica e irriverente attraverso la quale Peppino e i suoi compagni denunciavano le malefatte dei mafiosi e dei politici locali recava il titolo Onda pazza. Dalla mezzanotte di oggi Primaradio si è trasformata in Radio Aut trasmettendo i brani preferiti da Peppino: da Donovan a Fabrizio De Andrè, dai Pink Floyd a Guccini, cantanti degli anni '70 come Enzo Del Re e Pino Masi ma anche musica classica. Inoltre alcuni spezzoni della trasmissione Onda Pazza sono stati e continueranno ad essere trasmessi per tutta la giornata. Ascoltando Primaradio è possibile infine seguire tutti gli eventi organizzati in occasione dell'anniversario.



Nota personale: Decisi di emigrare circa 28 anni fa e credo proprio che fu la barbara uccisione di Peppino Impastato a spingermi definitivamente a compiere tale passo. Ero troppo triste e troppo scoraggiato per continuare a vivere in Sicilia. Forse il mio fu un errore... non so. In realtà, bisognerebbe sempre rimanere e combattere per la libertà della propria terra.

giovedì, maggio 08, 2008

Presentato il nuovo governo: è il Berlusconi quater

Il Cavaliere presenta la lista a tempo di record e Napolitano gli conferisce l'incarico. I ministri sono 21: 12 con portafoglio e 9 senza; solo quattro le donne, 13 le new entry.



Ministri con Portafoglio
Esteri: Franco Frattini
Economia: Giulio Tremonti
Interno: Roberto Maroni
Giustizia: Angelino Alfano
Difesa: Ignazio La Russa
Attività produttive: Claudio Scajola
Welfare-Sanità-Lavoro: Maurizio Sacconi
Politiche Agricole: Luca Zaia
Ambiente: Stefania Prestigiacomo
Infrastrutture e Trasporti: Altero Matteoli
Istruzione-Università-Ricerca: Maria Stella Gelmini
Beni Culturali: Sandro Bondi

Ministri senza Portafoglio
Riforme Federalistiche: Umberto Bossi
Funzione Pubblica: Renato Brunetta
Rapporti con il Parlamento: Elio Vito
Semplificazione: Roberto Calderoli
Affari Regionali: Raffaele Fitto
Politiche Comunitarie: Andrea Ronchi
Pari Opportunità: Mara Carfagna
Attuazione del Programma: Gianfranco Rotondi
Politiche Giovanili: Giorgia Meloni
Sottosegretario alla presidenza del Consiglio: Gianni Letta

domenica, maggio 04, 2008

IL CONSUMO DI ALCOOL NEL NORD-EST E' MOLTO CONSISTENTE, COSI' COME IL VOTO ALLA LEGA

La birra, i bavaresi e la Padania


 


"Chissà se c'è una correlazione tra il maggiore consumo di alcolici nel nord-est e il consistente voto alla Lega?" si chiede Paolo Borrello nel suo blog.


 Il dubbio è lecito. In Baviera ad esempio esponenti e simpatizzanti della CSU (Unione Cristiano-Sociale, formazione politica "sorella" della CDU ma con forte connotazioni regionalistiche) si fanno gran vanto del loro consumo di birra, bevanda che i meno colti tra di loro ritengono essere di pura origine germanica - anzi: bavarese. La Germania può considerarsi un po' lo specchio dell'Italia - un'Italia rovesciata con la testa in basso e i piedi in alto: vi troviamo il "ricco" meridione (Baviera e Baden-Wurttenberg) e il vasto, odiato settentrione apparentemente povero e straccione (coloro che abitano appena a nord della Franconia vengono sdegnosamente definiti "die Preussen" = "i terroni"!).


 Quando si nomina la Baviera - Bayern -, qualsiasi altro tedesco pensa automaticamente alla birra e al dialetto alquanto comico, ai buffi costumi tradizionali ("Trachtl" per gli uomini, "Dirndl" per le donne) abbinati all'hi-tech. Non mi sembrano davvero da sottovalutare i parallellismi con la "Padania", tanto più che i fieri Lombardo-Veneti intraprendono già stretti rapporti commerciali con i bavaresi... Ma il Land Bayern gode già del privilegio del federalismo, con una propria costituzione e un proprio parlamento (così come tutti gli altri Laender tedeschi, del resto). Le bevute - soprattutto nei locali tradizionali - diventano (politicamente, ideologicamente in senso latere) simboliche, come scrive Paolo Borrello: "un mezzo attraverso il quale dar vita all'omologazione al gruppo." Il sentirsi bavaresi non è nemmeno una questione di razza tout court, visto che in questa regione regna, fin dall'antichità, un miscuglio di geni tra i più disparati (gli autentici "Baiuvari" sembra che fossero originari dell'Ungheria). E' l'elemento folkloristico - e dialettale! - a fare da collante.


 Sarebbe forse ora che si istituisse il federalismo anche in Italia, e così forse Bossi, Calderoli & Co. possono vedere realizzato il loro sogno di un'identità "nazionale" - per quanto posticcia - e ubriacarsi in massa, fiscalmente oberati dal governo locale anziché da quello di Roma, felicemente delirando, davanti a un boccale di birra o a un bicchiere di Chiarello, delle bellezze del loro Land Della Cadrega (o Della Scaranna). E chissà, forse il federalismo potrebbe risultare un'opzione avvantaggiante anche per il nostro Mezzogiorno...

sabato, maggio 03, 2008

Vittorio Sgarbi. Cosa faremmo senza di lui?

"Ma non c'è la Neurodeliri?"
(Marco Travaglio in Annozero)



(I supershow di Sgarbi, attualmente Assessore alla Cultura del Comune di Milano [!], sul sito Youtube)


Sgarbi contro Travaglio


Sgarbi contro Staffelli


Sgarbi contro Gino


Sgarbi contro Alessandro Cecchi Paone


Grillo contro Sgarbi, Sgarbi contro Grillo


Sgarbi contro la Mussolini


Sgarbi contro Mike Bongiorno


Sgarbi contro Rocco Casalino


Sgarbi contro Pannella


Sgarbi contro Bondi


                   Sgarbi contro tutti


Dal 1990 a oggi Vittorio Sgarbi ha fatto parte, è stato eletto o sostenuto, dai seguenti partiti:

Partito Comunista (1990), Partito Socialista (1990), Democrazia Cristiana e MSI (1992), Partito Liberale (1992), Partito Radicale (1994), Forza Italia (1999), Partito Repubblicano (2004), Unione (candidatura bocciata nel 2005), Lista dei Consumatori (2006)...


martedì, aprile 29, 2008

Luca Toni: dopo il Bayern, torno nella Serie A

  Dice di voler tornare in Italia Luca Toni, ma solo dopo che sarà scaduto il suo contratto con l'FC Bayern. E ciò accadrà soltanto nel 2011. E' difficile che la società di Monaco di Baviera lo lasci andare prima del tempo, anche perché la squadra sembra poter vincere solo quando gioca il bomber italiano. 

Finora Toni ha segnato nella Bundesliga 36 goals in 42 partite.

In Italia vuole tornare per raggiungere quota 100 nella classifica dei cannonieri della Serie A. Per adesso è a 91 reti...
 

domenica, aprile 27, 2008

Austria: ventiquattro anni di sequestro e incesti, arrestato padre

E' una vicenda che ha dell'incredibile e deve farci riflettere sul significato di "oscurantismo": a quanto sembra, difatti, il Medio Evo è oggi. I cuori di nostri molti contemporanei sembrano offuscati dalle tenebre.
I personaggi principali: Elisabeth Fritzl, 42 anni; suo padre Joseph Fritzl, 73; la madre Rosemarie; e la figlia 19enne di Elisabeth, Kerstin.
Il luogo: la cittadina di Amstetten, in Austria, Paese dove neanche due anni fa fu svelato il caso, per certi versi analogo, della giovane Natascha Kampusch, prigioniera per otto anni di uno spasimante-aguzzino, Wolfgang Priklopil (poi suicida).

Da ventiquattro anni Elisabeth Fritzl viveva da reclusa in uno scantinato senza finestre, dove il padre abusava di lei regolarmente. La "coppia" ha messo al mondo ben sette figli, uno dei quali morto subito dopo il parto. Dal lontano 1984, Elisabeth non vedeva la luce del sole. Suo padre è stato arrestato ieri sera e si è chiuso in un mutismo totale, mentre la povera donna e cinque dei sei figli nati dall'incesto forzato con il genitore - in tutto tre maschi e tre femmine compresi fra i 5 e i 19 anni - sono stati affidati a un'equipe di psicologi. La sesta figlia, Kerstin, 19 anni, la maggiore, è invece ricoverata in gravi condizioni all'ospedale con una malattia di cui non è stata rivelata la natura, e sta "lottando con la morte".

Proprio Kerstin ha permesso di levare il velo sulla vicenda: la figlia maggiore di Elisabeth e del 73enne Joseph è stata accompagnata e lasciata all'ospedale di Amstetten lo scorso fine settimana perché in preda a sintomi gravi. I medici dell'ospedale hanno chiesto di parlare con la madre della ragazza, che secondo la versione fornita da Joseph era scomparsa nel 1984 e si riteneva fosse caduta nelle mani di una setta. A quel punto il padre ha fatto "ricomparire" la figlia dicendo a sua moglie Rosemarie (apparentemente ignara del sequestro e dell'incesto) che Elisabeth aveva deciso finalmente di tornare a casa.

Ma Elisabeth ha raccontato alla polizia di aver subito le attenzioni sessuali del padre fin da quando aveva 11 anni e di essere stata attirata dal lui nello scantinato quando ne aveva 19, il 28 agosto del 1984. Lì, il genitore l'ha drogata e ammanettata, per poi abusare di lei.

I due figli più grandi, attualmente di 19 e 18 anni, e il più piccolo di cinque, sono sempre rimasti con lei dentro la cella, mentre gli altri tre sono stati adottati dal padre, che li faceva trovare alla moglie Rosemarie davanti alla porta di casa con una lettera "anonima" nella quale si spiegava che Elisabeth non era in grado di occuparsene.

Joseph, portava loro, giù in cantina, cibo, acqua e vestiario, ma i figli incarcerati con Elisabeth non hanno mai visto il sole o ricevuto alcuna istruzione. Il settimo figlio, gemello di uno dei sei sopravvissuti, quando morì, poco dopo il parto, fu portato via dal padre che ne bruciò il cadaverino, secondo quanto riferito da Elisabeth.

sabato, aprile 26, 2008

Per chi ama leggere in francese

Aperto un nuovo negozio online di libri, in collaborazione con Amazon.fr

Numerose categorie disponibili, dai "livres pour les enfants" ai bestsellers attuali, dai romanzi a sfondo storico ai classici della filosofia, dai manuali tecnici ai libri umoristici.

 

Il nome del negozio è

Au Simulachre de Esperance.

 

Buona lettura!

venerdì, aprile 18, 2008

E' uscito 'Short Stories' n. 4

Questo numero (il secondo della nuova serie) è dedicato a "Le fiabe del futuro".

 

Short Stories è disponibile per l'acquisto sia come libro stampato (€ 14.50), 208 pagine, copertina a colori, dimensione 15.2 x 22.9 cm, rilegatura termica con costa rigida, oppure in formato PDF (€ 7) da scaricare.
Per acquistare Short Stories l'indirizzo è

stores.lulu.com/edizioniscudo,

dove è anche possibile vedere un'anteprima delle prime otto pagine.
Si paga Short Stories direttamente tramite carta di credito (Visa o Mastercard) oppure tramite PayPal sempre sul sito di lulu.com.

martedì, aprile 15, 2008

Addio a Marisa Sannia

Era il tempo della tivù in bianco-e-nero quando lei ci fece innamorare cantando "Casa bianca", un brano di Don Backy. "Casa bianca", che in quel Festival di Sanremo del 1968 fu interpretata anche da Ornella Vanoni, arrivò al secondo posto.


 Aveva una voce assolutamente unica e bellissima, un viso incantevole o - come si dice - "acqua e sapone" - e un fisico longilineo (Marisa giocava a pallacanestro in una squadra femminile di Cagliari). Nel "libro degli ospiti" del sito della cantante si può leggere una testimonianza di Sergio Endrigo:


<<Verso la fine del '67 chiedemmo a Marisa se aveva voglia di andare a Sanremo. Lei rispose che assolutamente non ci voleva andare. E così io andai a Cuba e Bacalov in Argentina. Quando tornammo, ci fu una sorpresa: Marisa andava a Sanremo con "Casa bianca". A me e a Bacalov la cosa non dispiaque affatto anche se la canzone era di Don Backy.

Ma un dirigente della Fonit-Cetra (non ricordo il nome) disse che per fare i produttori era necessario scivere le canzoni per l'artista. Era la Fonit-Cetra... E così chiudemmo il rapporto di lavoro con Marisa, ma io e lei diventammo amici.

Era il 1968, io vinsi a Sanremo con "Canzone per te" insieme a Roberto Carlos e Marisa arrivò seconda con la Vanoni.

Quando poi Marisa passò alla CGD, nel suo primo LP cantò delle mie canzoni del passato, compresa "Mani bucate" che cantò anche nel 2001 quando il premio Tenco mi fece un grande omaggio alla carriera. Lei cantò insieme a Paoli, Lauzi, Jannacci, Tosca, Cammariere, Caposela e altri.

Quando ero il produttore di Marisa, dal '66 al '67, un settimanale scandalistico pubblicò alcune foto mie e di Marisa dicendo che l'allieva era innamorata del maestro... Ma la settimana dopo Stop smentì la storia e tutto finì li.

Da poco è uscito il suo nuovo disco Nanas e Janas, è veramente bello.>>


L'ultimo suo lavoro (di prossima uscita) è Rosa de papel, recital-concerto dedicato alla vita e alla poesia di Federico Garcia Lorca, cui ha dedicato gli ultimi anni e presentato l'estate scorsa a Roma.




Una lunga carriera in breve


Marisa Sannia nasce a Iglesias (Cagliari) il 15 febbraio 1947. Ancora oggi è una delle cantanti più collezionate e ricercate. La personalità complessa ed i molteplici interessi sono testimoniati dall'attività agonistica (ancora giovanissima) nella squadra del Cus Cagliari, dove si mise in luce per le spiccate doti atletiche, doti che le permisero di diventare una delle migliori cestiste di quegli anni e di approdare alla nazionale maggiore.


Esordì nel mondo della musica leggera nei primi anni '60 insieme a I Principi, un gruppo di Cagliari con il quale si esibiva prima di intraprendere la carriera solista. L’occasione le fu offerta dalla partecipazione ad un concorso di voci nuove, nel 1965 ad Iglesias, dove si classificò seconda con il brano di Adamo “Perduto amore”. La svolta decisiva per Marisa Sannia fu un concorso indetto dalla Fonit Cetra, che le permise di ottenere un contratto con la casa discografica torinese di ben quattro anni. Sergio Endrigo e Luis Enriquez Bacalov ascoltando la voce della giovane interprete durante un'audizione, decisero di diventarne i produttori: il primo 45 giri fu “Tutto o niente” (il retro “Dai” fu composto da Bruno Canfora). Il debutto televisivo avvenne in occasione della trasmissione Scala reale nell'ottobre del 1966, dove la Sannia ottenne giudizi favorevoli sia dalla critica che dal pubblico. Seguirono altri successi come “Una cartolina”, ”Sono innamorata (ma non tanto)” e “Sarai fiero di me”, brano che ottenne il premio della critica discografica e che conquistò il terzo posto nella “sezione giovani” al Festivalbar del '67.


La televisione contribuì ben presto alla sua popolarità. Nel 1967 partecipò al programma condotto da Pippo Baudo Settevoci, dove vinse per sette puntate di seguito: il pubblico apprezzò oltre che la bella voce e la garbata espressività, anche la semplicità e il suo viso “pulito”. La consacrazione definitiva arrivò nel con il secondo posto del Festival di Sanremo raggiunto insieme a Ornella Vanoni con “Casa bianca”, il cui testo simboleggia le ambivalenze squisitamente adolescenziali, tra la paura/bisogno di crescere e il timore di abbandonare la sicurezza dell'infanzia. Il brano fu inciso anche dallo stesso autore - Don Backy - e, in francese, da Dalida, ma l'interpretazione della Sannia risultò la più apprezzata dal pubblico.


Le oltre 500mila copie vendute furono la conferma del grande riscontro ottenuto, sull'onda del quale la Fonit Cetra emise, nell'estate seguente, il suo primo 33 giri che, oltre a canzoni già precedentemente edite su disco singolo, conteneva diversi brani incisi per l'occasione. La crescente popolarità aprì a Marisa Sannia le porte del cinema, come spesso avveniva per i cantanti più celebri del momento. Girò da co-protagonista il film Stasera mi butto insieme a Giancarlo Giannini. Sul finire dell'anno incise “Io ti sento”, un brioso brano di Armando Trovajoli, colonna sonora della commedia di Dino Risi Straziami ma di baci saziami.


Il ‘68 si concluse con la partecipazione a due importanti manifestazioni: Il Festival internazionale di musica leggera di Venezia con il brano “Non è questo l'addio” e Canzonissima, dove Marisa Sannia, con “Una donna sola”, entrò nella rosa dei dodici semifinalisti. All'inizio del 1969 la cantante firmò un nuovo contratto discografico con la Cgd. Alla manifestazione Una canzone per l'Europa a Lugano, dove la Sannia rappresentava l'Italia, viene presentata “La compagnia”, di Mogol e Carlo Donida, che piacque anche a Lucio Battisti che successivamente la inserirà in un suo album  (e che di recente è stata riproposta da Vasco Rossi).


Nello stesso periodo Marisa Sannia canta Sergio Endrigo e le sue canzoni e la finale di Canzonissima, dove presentò "La primavera", composta da Don Backy. Tra gli altri brani del 1969: “Una lacrima” - che riscosse un ottimo riscontro commerciale - e “La finestra Illuminata”, semifinalista della Canzonissima del '69-'70.


Al Festival di Sanremo tornò nel 1970 (in coppia con Gianni Nazzaro), nel 1971 (con Donatello) e l'ultima volta nel 1984 con "Amore, amore".


In seguito si affidò ancora una volta al duo Endrigo-Bacalov che composero per lei "La mia terra", quindi la partecipazione al 33 giri L'arca, raccolta di brani per bambini scritti da Vinicius De Moraes e, nel 1973, la pubblicazione di Marisa nel paese delle meraviglie, un disco con canzoni tratte dai film di Walt Disney. In questo stesso periodo la casa discografica Emi pubblicò il 45 giri "Un aquilone", il cui retro "Il mio mondo, il mio giardino" porta la firma di Francesco De Gregori, Amedeo Minghi e Edoardo De Angelis.


Dopo la musica e il cinema, Marisa Sannia intraprese un'altra esperienza artistica: il teatro. Il debutto avvenne nel 1973 con l'interpretazione di Giovanna D'Arco nel musical di Tony Cucchiara Caino e Abele, cui fece seguito Storie di periferia del 1975, sempre con la compagnia di Cucchiara e, nel 1995, Le memorie di Adriano, testo tratto da un racconto di Margherite Youcenar, insieme a Giorgio Albertazzi per la regia di Maurizio Scaparro.


 Nel 1976 il debutto come cantautrice con l'album La pasta scotta mentre gli anni '80 si aprono con una piccola apparizione nello sceneggiato televisivo George Sand diretto da Giorgio Albertazzi, cui segue una partecipazione al film di Pupi Avati Aiutami a sognare con Mariangela Melato e Antony Franciosa.

 

L'amore per la poesia e la riscoperta delle radici linguistiche sarde la portano agli inizi degli anni Novanta ad accostarsi ad alcuni poeti sardi come Antioco Casula, Francesco Masala e Antonio Canu, sui testi dei quali elabora e compone melodie che danno vita a Sa oghe de su entu e de su mare ("La voce del vento e del mare", 1993), Melagranada (1997) e Nanas e Janas (2003).


Nell'ottobre del 2001 partecipa al tributo a Sergio Endrigo nell'ambito del Premio Tenco, dove accompagnata da due musicisti e dalla sua chitarra interpreta i brani "Mani bucate" e "Melagranada ruja". Negli ultimi anni Marisa Sannia ha dedicato il suo tempo allo studio di Federico Garcia Lorca, lasciando in eredità un lavoro di canzoni originali cantate in spagnolo che saranno pubblicate in Rosa de papel, un album postumo (curato graficamente dalla stessa cantante), che costituirà il suo testamento artistico e che ha anche avuto un'anteprima la scorsa estate al Malborghetto Roma Festival


Vai al sito di Marisa Sannia

venerdì, aprile 11, 2008

Lago andino svuotatosi in pochissimo tempo

Completamente prosciugato, nel corso di pochissime ore, il lago andino Cachet 2, situato nella Patagonia cilena. Lo specchio d'acqua, che conteneva 200 miliardi di litri, si è improvvisamente svuotato nella notte tra domenica e lunedì, come conferma il Centro studi scientifici di Valdivia. A provocare il fenomeno è stato lo scioglimento, causa le alte temperature, del ghiaccio che bloccava un tunnel sotterraneo. Lo scorso anno, nella stessa zona, era scomparso il lago Témpanos, di 1,8 kmq.


lagocyber_300 Questi fenomeni sono da imputarsi a rivolgimenti naturali forse non direttamente collegati al cambiamento globale del clima, ma è bene tenerli d'occhio, perché spesso c'è anche la mano dell'uomo. Ne sa qualcosa l'ecologista Fred Pierce: "Il posto più tragico che ho visto è la Repubblica del Karakalpakstan, in Uzbekistan. Lì c’era il grande lago di Aral, ora non si vede una goccia d’acqua per decine di chilometri: tutto prosciugato per irrigare i campi di cotone, quel cotone che non serve più per le uniformi dell’Armata Rossa, ma per le maglie che acquistiamo nei centri commerciali. Ogni volta che noi europei compriamo un abito, inconsapevolmente contribuiamo a questo scempio".

mercoledì, aprile 09, 2008

Assassinato scrittore bulgaro di 'noir'

Georgi Stoev, autore di vari libri sul crimine organizzato in Bulgaria, è morto dopo essere stato ricoverato in ospedale per un colpo d'arma da fuoco alla testa.


 


"Sento che sta per succedere qualcosa" aveva detto l'altro ieri, prima di uscire verso le 12 e 30 dal Klara Cafe, nel centro di Sofia. Subito dopo, l'attentato mortale.

I due aggressori sono fuggiti nel traffico dell'ora di punta. Stoev, trasportato al Pirogov Emergency Institute, è spirato alle 19 e 20.


I media bulgari riportano che lo scrittore è stato probabilmente vittima di una vendetta. Lui stesso aveva raccontato di aver fatto parte della mafia durante "i selvaggi Anni Novanta", quando i neo-oligarchi si spartivano le ricchezze del paese insieme ad agenti segreti dell'ex regime comunista. Aveva testimoniato in diversi processi e temeva di essere eliminato; per questo si era più volte offerto spontaneamente ai giudici per fare altre rivelazioni sul traffico di droga e sui killer a pagamento (in Bulgaria gli omicidi di imprenditori, parlamentari, esponenti di bande rivali, giornalisti e persino di gente dello spettacolo avvengono a cadenza quasi giornaliera). Ma la giustizia bulgara, insieme al mondo politico, è un unico ginepraio di corruzione e scandali, e il 35enne Stoev è stato lasciato senza alcuna protezione. 


"A uccidere Georgi è stato uno dei suoi personaggi" ha dichiarato l'editore Nedjalko Nedjalkov.


Tra i romanzi di Stoev, BG Godfather (Il padrino bulgaro) e la serie sugli "assicuratori" della mafia VIS e SIK. Dodici giorni fa lo scrittore era intervenuto a un talkshow politico; la moderatrice ha collegato l'omicidio con la partecipazione di Stoev al programma. 


 

Tutte le liste elettorali

Sono state presentate le liste elettorali di tutti i partiti che parteciperanno alle elezioni 2008. Eccole, regione per regione:

http://www.repubblica.it/speciale/2008/elezioni/liste.html

lunedì, aprile 07, 2008

Next

(2007; nelle sale italiane dall'aprile 2008)



Tratto dal racconto "The Golden Man" (1954!) di Philip K. Dick, il film vede come protagonista un Nicholas Cage molto convincente nei panni del chiaroveggente Chris Johnson. Chris è capace di prevedere il futuro, anche se per soli due minuti, e sfrutta tale facoltà professionalmente, esibendosi a Las Vegas come "mago". Quando l'America viene minacciata da terroristi stranieri, questo schivo individuo viene contattato dall'FBI, e più precisamente dall'agente Callie Ferris (Julianne  Moore), la quale ha scoperto le particolari capacità di Chris in seguito a un contrattempo avvenuto in un casinò.


Sulle prime lui si rifiuta di aiutare le autorità a localizzare l'ordigno atomico, ma poi, anche per salvare la vita di Liz (Jessica Biel), accetta di partecipare alla rischiosa operazione.


La regia è di Lee Tamahori (Once were Warriors, Scomodi omicidi, L'urlo dell'odio, Nella morsa del ragno, 007 - La morte può attendere, xXx 2: The Next Level) e tra gli attori fa un'apparizione il vetusto e ormai malandato Peter Falk.


Pur non avendo ancora letto il racconto di Dick (in Italia pubblicato negli Anni Ottanta su un'antologia di Urania dal titolo Piccola Città), possiamo affermare che questa è forse la migliore trasposizione cinematografica di un'opera del celebre scrittore-temponauta. La fantascienza qui si limita alle doti extrasensoriali di Johnson/Cage; il resto è thriller, di una sorprendente attualità data la paranoia - non solo americana - di possibili attentati nucleari. Gary Goldman si riconferma sceneggiatore d'eccezione: la tensione infatti rimane sempre alta, anche se, fedelmente allo spirito di Philip K. Dick, nella storyline sono stati inseriti un paio di riflessioni filosofico-esistenziali e altrettante scene cariche di poesia.


Da vedere!

domenica, aprile 06, 2008

William Boyd

Terminato l'essay online su William Boyd, scrittore assolutamente da (ri)scoprire.

L'autore di Inquietitudine, Brazzaville Beach, Un pomeriggio blu, Le nuove confessioni ecc. viene pubblicato in Italia da Frassinelli e Neri Pozza.

Il sito a lui dedicato contiene tra l'altro un elenco dei suoi lavori nel mondo del cinema e della TV.

domenica, marzo 30, 2008

Stato di allerta per la prima teatrale de 'I versetti satanici'

Allarme a Berlino per la prima dell'adattamento teatrale de I versetti satanici, di Salman Rushdie. L'opera sarà messa in scena questo pomeriggio alle 15 all'Hans Otto Theater di Potsdam, alle porte della capitale tedesca. Il libro, una rivisitazione romanzata in chiave onirica di un episodio della tradizione non ufficiale musulmana, è stato condannato per blasfemia dall'Ayatollah Khomeini.

I versetti satanici, pubblicato la prima volta vent'anni fa, parla di due indiani, l'attore Gibril e l'imitatore Saladin che, dopo l'esplosione nel cielo di Londra dell'aereo su cui viaggiavano, si trasformano rispettivamente in un angelo e in Satana. Servendosi della contrapposizione dei due protagonisti, Rushdie riflette su religione e misticismo, su potere e denaro, su realismo e utopia... insomma, sui valori della società e sulle domande fondamentali della vita. Nel romanzo appare anche il profeta Maometto, con il nome di Mahound.

Per via della fatwa, l'autore anglo-indiano (oggi 60enne) è costretto da due decenni a vivere sotto scorta; diversi traduttori del libro sono stati assassinati.

"Praticamente non c'è nessuno che non abbia mai sentito parlare de I versetti satanici" ha detto il coraggioso regista, Uwe Laufenberg, "ma non tutti l'hanno letto. E' un libro che viene maledetto e condannato senza essere veramente conosciuto e capito. Per questo voglio portarlo in teatro."

La polizia tedesca allestirà un adeguato servizio di sicurezza, mentre il segretario generale del Consiglio centrale dei musulmani in Germania, Aiman Mazyek, invita alla calma.
Anche Rushdie è stato invitato, ma non è ancora chiaro se sarà presente alla rappresentazione.


mercoledì, marzo 26, 2008

Tibet: il bilancio delle vittime

135 morti, 1000 feriti e circa 400 arrestati. Sono le cifre della repressione cinese innescata il 10 marzo in seguito alle manifestazioni tibetane a Lhasa e nella regione himalayana, riferite oggi dal presidente del Parlamento tibetano.


                    

lunedì, marzo 24, 2008

Realtà multiculturale

Un arabo entra in un bar di una città italiana. "Ham halmouhad el baharan al babhar al Coc cohl" dice.

Il barista apre tranquillamente il frigo e gli dà una Coca cola.

Poco dopo entra un barese. "Uagliò, pp pppiacè, famm nu cappccin".

E il barista: "Prego?"

Pedofilia: le strane trappole della FBI

La polizia federale americana (FBI) ha messo su Internet un link che porta meccanicamente chi lo clicca a beccarsi una denuncia per pedofilia.
Il fatto che anche un navigatore sbadato o semplicemente curioso possa cliccare sul link, o che chi lo fa consapevolmente non ha per questo ancora commesso nessun atto pedofilo, non sembra interessare l'FBI.
Uno dei malcapitati è il medico Roderick V., che il 22 aprile dovrà giustificarsi davanti a una corte federale sul perché è andato a cercare proprio quel collegamento. L'accusa per Roderick V. è di aver voluto scaricare filmati pornografici in cui appaiono minorenni. Tuttavia, gli inquirenti che, armati fino ai denti, sono andati a perquisire la sua abitazione, non hanno trovato alcun materiale compromettente, a parte un "thumbnail" (foto minuscola) che ritrae due giovani.


Negli States tali metodi sono oggetto di accese polemiche. Gli agenti dell'FBI "postano" in svariati forum immagini di minorenni, invitando i visitatori a prendere visione di materiale consimile facendo click sull'indirizzo indicato. In realtà già loro stessi compiono un reato, in quanto le foto che servono da specchietti per le allodole mostrano bambini e ragazzi nelle pose più sconce.

sabato, marzo 22, 2008

Colpo mortale all'Inter

Si mostrano stranamente tranquilli l'allenatore e i  giocatori dell'Inter dopo l'1-2 in casa nel Derby d'Italia. Grande Juve, certo, ma un team che aspira allo scudetto non può permettersi di perdere una partita così importante anche dal punto di vista del prestigio. Tanto più che è da svariate settimane che i Nerazzurri tradiscono una sospetta stanchezza, e noi il crollo lo avevamo già paventato.

Ebbene, con la sconfitta in casa contro le Zebre, si può dire che il crollo è avvenuto definitivamente questa sera.

Eppure Mancini dice: "Il campionato? Sicuro che lo vinciamo noi!"

Ma siamo davvero tanto sicuri?

Dopo l'uscita dalla Champions League, l'allenatore aveva minacciato di volersene andare a fine stagione: segno che qualcosa non funziona nel macchinario interista. Il presidente sembra avergli perdonato questa sua affermazione (rilasciata a sangue "ancora bollente") e io sinceramente non me la sento di dar torto a Moratti: mi terrei in effetti il "Mister" (anche se certe dichiarazioni non vanno fatte pubblicamente) e, tra i giocatori, metterei da parte sia Figo ("il capitano dei malcontenti", al quale apparentemente si prospetta una carriera manageriale nel club di Via Durini) sia Adriano (che anche in Brasile ha fatto di testa sua: festini fino all'alba, ritardi agli allenamenti e così via). Ma la cosa più importante è vincere lo scudetto anche in questa stagione. Solo che ora è diventato difficilissimo, e le prospettive sono tutt'altro che rosee. Le ultime partite dell'Inter sono da coniderare un obbrobrio; e il calo è iniziato già prima del match contro il Napoli (0-1). La vittoria per 2-0 contro la Reggina è stato un "miracolo" voluto anche dalla terna arbitrale... Insomma, è palese che l'Inter sta perdendo troppi colpi, e la Roma (ormai a -4!) è agguerritissima... Mancini ha poche colpe, secondo me. E' un allenatore bravo. Sono invece le stars, appagatissime, a non onorare la maglia fino in fondo. Io programmerei già fin da adesso l'inserimento di alcuni giovani, iniziando ovviamente da Mario Balotelli, e di altri talenti possibilmente italiani al 100%. Abbiamo preso Maniche, e va bene: non è stato un brutto acquisto. Ma pensiamo ora a puntare sul vivaio nostrano. Non tanto per una questione di nazionalismo,  ma per avere finalmente alcuni portabandiera con i quali i fans possano identificarsi, e tramite i quali magari iniziare un nuovo ciclo trionfale. 

mercoledì, marzo 19, 2008

Morto Arthur C. Clarke

Si è spento a Colombo, capitale dello Sri Lanka, Arthur C. Clarke. Aveva 90 anni.

clarke_350 Insieme a Robert A. Heinlein e Isaac Asimov, Clarke fu considerato uno dei "Big Three" della fantascienza.

Era nato il 16 dicembre 1917 a Minehead, nel Somerset (Regno Unito). Durante la Seconda Guerra Mondiale lavorò per la Royal Air Force come esperto di radar e fu coinvolto nel successivo sviluppo di questo sistema di difesa che consentì alla RAF di vincere decisive battaglie contro i nazisti. Dopo il conflitto si laureò al King's College di Londra.

Uno dei suoi più importanti contributi alla scienza fu l'idea dell'impiego di satelliti geostazionari per le telecomunicazioni. Propose tale concetto nell'articolo Can Rocket Stations Give Worldwide Radio Coverage? ("Possono le stazioni razzo fornire una copertura radio mondiale?"), pubblicato su Wireless World nell'ottobre del 1945. In suo onore, oggi l'orbita geostazionaria è nota anche come "orbita Clarke" o "fascia di Clarke".

Nei primi Anni Quaranta, mentre militava ancora nella RAF, iniziò a vendere le sue storie di fantascienza a varie riviste "pulp". Fu per breve tempo viceredattore di Science Abstracts prima che nel 1951 decidesse di intraprendere la carriera di scrittore. Tra le cariche che ricoprì ci fu quella di presidente della British Interplanetary Society ("Società interplanetaria britannica") e fu inoltre membro dell'Underwater Explorers Club ("Club degli esploratori subacquei").

Esiste un asteroide, il "4923 Clarke", battezzato così in suo onore.

Stanley Kubrick ebbe l'idea per 2001: Odissea nello spazio leggendo il racconto di Clarke "The Sentinel", con cui lo scrittore nel '48 aveva partecipato a un concorso radiofonico della BBC. La stesura del copione, poi divenuto un romanzo, fu assegnata allo stesso Clarke, ed è ormai leggendaria la fatica che comportò il progetto. Clarke, che già fin dal 1956 viveva nello Sri Lanka (allora: Ceylon), rischiò di perdere i nervi, come del resto tutti gli altri che lavorarono alla realizzazione del film. La Metro-Goldwyn-Mayer investì 6 milioni di dollari, ma per via degli effetti speciali i costi salirono vertiginosamente, tanto che la MGM sfiorò la bancarotta.
Molti degli effetti speciali li suggerì lo stesso Kubrick ai due esperti W. Veevers e D. Trumbull (quest'ultimo realizzerà in seguito anche quelli per Star Wars). Il regista sperimentò con allucinogeni apposta per "crearsi dentro" nuove combinazioni cromatiche. Kubrick si era preparato leggendo quintali di romanzi di fantascienza: già cominciava quasi a credere all'esistenza dei marziani... Lo affascinava l'idea della conquista degli spazi, e ciò in un periodo in cui molti dubitavano persino che l'uomo potesse mai mettere piede sulla luna. Interpellò astronomi di rango e continuamente gli sbocciavano in testa nuove idee, che sottoponeva a Clarke, il quale doveva cercare di inserirle nel copione. Nel frattempo bisognava smontare e rimontare più volte le scene... La casa di produzione disperava ormai di vedere realizzata la pellicola. Ma alla fine ne risultò il capolavoro che tutti conoscono, un film che ebbe anche la fortuna di godere di una certa attualità perché giusto in quegli anni la corsa allo spazio tra USA e Unione Sovietica era all'apice. (Proprio durante la lavorazione di 2001 si svolse il primo rendez-vous spaziale tra le navicelle Gemini VI e Gemini VII.)

Nel 1998 The Sunday Mirror lanciò contro l'ormai vetusto Clarke accuse di pedofilia che gli costarono l'investitura di Cavaliere dell'Impero Britannico. Sebbene le successive investigazioni sbugiardarono il tabloid, il Principe Carlo decise ugualmente di non assegnare allo scrittore il titolo onorario: "per evitare situazioni imbarazzanti".

Oltre a 2001: Odissea nello spazio e alle varie sequele (2010: Odissea due; 2061: Odissea tre; 3001: Odissea finale, e il "Ciclo di Rama"), di Arthur C. Clarke devono ricordarsi le numerose sillogi di racconti e i due bei romanzi Le sabbie di Marte (The Sands of Mars, 1951) e La città e le stelle (The City and the Stars, 1956).

domenica, marzo 09, 2008

Inter centenaria



La data è storica: a Milano il 9 Marzo 1908, al ristorante L'Orologio, nasce da un gruppo di ribelli del Milan il Football Club Internazionale Milano...

Leggi la storia

La formazione di tutti i tempi

sabato, marzo 01, 2008

Jacopo Fo: "Va beh… ecche’ sara’ mai un altro governo Berlusconi?!?"

(Dal blog di Jacopo Fo)

<< Va bene, e’ stata una batosta questo crollo di Prodi, prima ancora che riuscisse a compiere qualche piccolo o grande passo verso il rinnovamento dell’Italia.
Devo dire che anch’io sono crollato psicologicamente, telefono ai miei amici e piangiamo insieme singhiozzando.
Ma ci meritiamo veramente questa situazione di merda? Dopo tutti gli sforzi di questi anni, finalmente si intravedeva un filo di luce… E adesso che succede?
Comunque, a questo punto, tocca farsene una ragione, elaborare il lutto e cercare di capire quale lezione positiva possiamo ricavare.
Ovviamente, prima, hai l’autorizzazione a urlare per quindici minuti che i leader del centro sinistra sono persone con le quali non vorresti mai, in nessun caso, fare sesso. E puoi anche scendere in dettagli vigorosi esprimendo i tuoi giudizi sul loro buon senso, coerenza, fantasia e dedizione alla causa del progresso.
Ma poi ti tocca anche cercare i lati positivi delle questione! Se no cadi in depressione e Silvio ci gode. Vuoi dargliela vinta?
Non ci credo!
Quindi tiriamo su i pezzi della nostra anima e cerchiamo di cambiare prospettiva.
Innanzitutto possiamo dire che la nostra delusione nasce dal fatto che siamo persone ottimiste, desiderose del bene comune, amanti della vita e del piacere.
In ogni caso viviamo molto meglio di quel branco di dannati senza Dio che grufolano nei tunnel del potere assetati di presenze a Porta a Porta.
Hai mai seriamente pensato come vive un D’Alema, un Casini, un Fini?
Un incubo senza tregua di telefonate, complotti da scoprire e da ordire, voci sussurrate, sospetti, con tutti sempre pronti a tagliarti una mano per fregarti l’orologio.
Certo, questo non ci consola del fatto che speravamo fosse giunto l’inizio del cambiamento e invece ci tocca di aspettare ancora.
Ma pensa se nascevi nel 1700 ed eri un progressista che sentiva il cambiamento arrivare. Pensa che tristezza: tutti i progressisti del 1700 sono morti senza vedere un grande cambiamento.
E anche quelli del 1800 hanno sofferto. Hanno visto le macchine arrivare, certo, ma hanno visto anche il mondo incrudelirsi e avanzare i germi folli del militarismo e del fascismo.
Cavolo, a noi e’ andata decisamente meglio. Innanzitutto abbiamo scopato in modo tale che non succedeva da millenni in Europa.
Bisogna risalire al matriarcato, 15000 anni fa, per ritrovare una simile celebrazione felice del piacere, condiviso da maschi e femmine, alla pari.
Ed e’ ovvio che far l’amore alla pari e’ impareggiabile: c’e’ il piacere della complicita’, del gioco, della tenerezza.
Quindi dobbiamo dire che c’e’ andata di culo gia’ solo per la fortuna sessuale che abbiamo goduto.
Sesso sfrenato in un’epoca in cui ci si lava e si fanno i gargarismi!
Il meglio!
E poi c’e’ stato il rock & roll, i festival pop, la marijuana! Cazzo se ci siamo divertiti: tutti nudi al parco Lambro!
L’altra sera hanno mandato un documentario in tv e mi sono rivisto nudo che ballavo insieme a mille persone sotto il palco del Festival di Re Nudo. Sono apparso per un attimo. Ho gridato a mia figlia:”Guarda il tuo papa’ in televisione!” E lei ha detto: “Ma papa’, fai schifo!”
Va beh, non si puo’ avere tutto dalla vita…
E ti ricordi la rivoluzione studentesca? Le scuole occupate dentro cui facevamo sesso in modo esagerato?
(Anzi perche’ non torniamo a occupare le nostre vecchie scuole? Magari anche solo il sabato e la domenica. Non sarebbe divertente? Tirerebbe su il morale!)
Cavolo! E abbiamo anche visto la rivoluzione dei computer. Ma vi ricordate che casino erano gli appuntamenti prima dei cellulari?
Ho perso decine di occasioni di fare sesso perche’ non ci si ritrovava agli appuntamenti! Adesso con il cellulare basta telefonarsi: “Dove sei?”
“Sono qui?”
“Ma qui dove?”
“Nella stazione.”
“Va bene, allora tu stai ferma li che io faccio tutto il giro della stazione fino a che ti trovo che se ci cerchiamo in due non ci troviamo mai!”
Abbiamo vissuto grandi svolte della storia: la fine della segregazione razziale negli Usa e in Sud Africa ad esempio. Vi ricordate Martin Luther King? “Io ho un sogno”. Beh, quel sogno si e’ realizzato e addirittura un nero e’ in corsa per la carica di Presidente degli Stati Uniti.
Stiamo guardando un mondo incredibile!
Un mondo pieno di ecologisti, gente che fa volontariato, gente che lavora al di fuori del sistema. E ognuno di noi possiede mezzi di comunicazione straordinari. Vi ricordate quando stampavamo quei volantini schifosi col ciclostile?
Cazzo, mia figlia non sa neanche cos’e’ un ciclostile!
E vogliamo parlare delle dittature in Sud America che non ci sono piu’?
Della caduta del muro di Berlino?
Nella nostra vita abbiamo visto un mutamento globale incredibile.
E ci siamo illusi che la storia corresse con la velocita’ dei nostri sogni.
Invece adesso e’ un momento di merda.
Ma in fondo abbiamo visto di peggio.
Chi ha la mia eta’ si ricorda quando il pericolo era il colpo di stato e si doveva dormire fuori la notte.
Veramente l’Italia rischio’ la guerra civile. E la storia che i democristiani di allora fossero meglio di Berlusconi e’ una favola!
C’erano meno scandali ma solo perche’ i giornali avevano un bavaglio totale. Anche oggi ce l’hanno ma esistono Report e Santoro. I giovani forse non sanno neppure che negli anni sessanta c’era anche la censura. Mio padre e mia madre si beccavano decine di denunce perche’ non recitavano esattamente il testo che era stato approvato dalla commissione censura.
C’erano proprio funzionari che giravano per i teatri con il testo omologato e una pila e controllavano che gli attori durante la rappresentazione non aggiungessero una sola parola!
E vogliamo parlare della mafia?
Scusate se ricorro a un altro piccolo esempio personale ma credo che sia estremamente illuminante.
Nel 1962 i miei genitori furono costretti dal livello insopportabile di censura ad abbandonare Canzonissima, trasmessa su Rai 2, alla settima puntata. Fu uno scandalo enorme. I motivi scatenanti dello scontro furono due scenette: una riguardava gli incidenti su lavoro. Argomento del quale non si era mai parlato in tv.
L’altro pezzo parlava di mafia. Una madre piangeva il figlio ucciso. Non si accusava nessun pezzo grosso della politica di essere colluso con la mafia. Si osava solo dire che in Sicilia la mafia uccideva contadini, sindacalisti, giornalisti.
Malagodi, allora segretario del partito liberale, fece un’interpellanza alla commissione parlamentare di controllo dicendo:”due guitti insultano l’onore del popolo siciliano sostenendo l’esistenza di un’organizzazione criminale chiamata MAFIA.”
E i giornali di destra in coro lanciavano insulti ai miei…
Oggi neanche Cuffaro ha il coraggio di dire che la mafia non esiste.
Ne abbiamo fatta di strada da allora. Chilometri.
Cinquant’anni fa nessun boss mafioso veniva mai arrestato e interi reparti dello stato a partire dal governo erano direttamente alleati dei mafiosi.
Gli affari sporchi, le raccomandazioni e le tangenti erano la legge e MAI che la magistratura indagasse.
Abbiamo resistito a 50 anni democristiani, potremo sopravvivere ad altri 5 di Berlusconi.
E, comunque, secondo me anche se vince non e’ detto che duri cosi’ tanto.
L’Italia sta cambiando. Pare che ormai il 50% dei nostri connazionali sia collegato a Internet.
Spero che tutti questi scandali, che nessuno puo’ piu’ coprire, stiano creando un effetto valanga nelle coscienze.
L’altro giorno Beppe Grillo passava di fronte al Senato con alcuni amici. Un soldato di guardia, di quelli sull’attenti che non possono muoversi pena la fucilazione ha abbandonato la garitta e gli e’ corso dietro. Lo ha raggiunto e gli ha detto: “Grillo faccia qualche cosa lei! Non se ne puo’ piu’!”
Sono solo piccoli segnali e ancora all’orizzonte non si vede come tutta questa voglia di cambiare possa trovare uno sbocco costruttivo.
Ma vuoi che alla fine non ci riusciamo?
Sono decenni che rompiamo i coglioni. E’ divertente, si conosce gente fantastica e si fa molto sesso.
Non smetteremo certo di farlo solo perche’ un signore fanatico del lifting puo’ dettare leggi che lo assolvono da tutte le sue colpe.>>



Per commentare questo articolo
http://www.jacopofo.com/node/4222

domenica, febbraio 24, 2008

La classe operaia va in paradiso

(1972)

 


In questo film di Elio Petri su sceneggiatura scritta insieme a Ugo Pirro, Gian Maria Volontè interpreta Ludovico "Lulù" Massa, operaio metalmeccanico orgoglioso del macchinario a cui è stato assegnato e dei frenetici ritmi di produzione che riesce a raggiungere e a cui i suoi compagni sono costretti ad adeguarsi. Lulù è ovviamente encomiato dal padrone mentre i colleghi gli sputano addosso schiume di rabbia; e la sua vita privata, resa più aspra dall'ulcera che lo tormenta, è un esempio di vacuità consumistica nonché umana, inclusi gli incontri con l'amante, che da lui desidera principalmente una pelliccia di visone. Alle agitazioni operaie Lulù non partecipa... finché, a causa di un incidente sul lavoro, non perde un dito. Sconvolto dalla mutilazione, inizia a cercare conferme fuori e dentro la fabbrica, schierandosi con un gruppo extraparlamentare (anziché con il meno oltranzista movimento sindacale). Dopo alcuni tafferugli con la polizia, viene licenziato. Un brutto colpo per un animale di produzione e ultracottomista come lui, soprattutto perché grazie alle otto ore quotidiane nella catena di montaggio era riuscito finora a mantenere due famiglie (strepitosa come al solito Mariangela Melato). In un parossismo di paranoia sociale, si rivede l'ormai folle stakanovista ritornare alla sua amata macchina grazie all'intervento dei sindacati, da lui prima snobbati.

Emblematica la scena finale, quella in cui gli operai parlano fra rumori assordanti, travisando ogni parola e rallegrandosi senza motivo mentre partecipano al sogno "paradisiaco" del confortato Lulù Massa: il manicomio di una fabbrica è l'unica dimensione per i tipi come lui.



La classe operaia va in paradiso è una fotografia perfetta non solo del passato recente d'Italia, ma anche del caos nelle attuali prigioni del lavoro. Ai suoi tempi suscitò molte polemiche negli ambienti della Sinistra perché si tendeva a mitizzare la figura dell'operaio e a sottacere le discordanze tra le varie forze impegnate nella lotta di classe. Questa e altre opere (Omicron di Ugo Gregoretti, film di "fantascienza" del 1963 con Renato Salvatori) contribuirono a gettare una luce di verità sulla natura nevrotica della classe lavoratrice, sulla bassezza, sulla falsità (anche politica e ideologica) e sulla stupidità dei sisifi dell'industria, produttori a stipendio ridottissimo di inquinanti iniquità.  


Bella la colonna sonora di Ennio Morricone.









 


La classe operaia va in paradiso

Regia: Elio Petri

Interpreti: Gian Maria Volonté, Mariangela Melato, Flavio Bucci, Luigi Diberti, Salvo Randone, Gino Pernice, Donato Castellaneta, Ezio Marano, Carla Mancini, Renata Zamengo, Guerrino Crivello.

Italia, 1972. 125 minuti. 


- Palma d’Oro al Festival di Cannes 1972 ex aequo con Il caso Mattei, altra pellicola interpretata da Volontè.

- David di Donatello 1972 per il miglior film.

domenica, febbraio 17, 2008

Casi di suicidio in Galles

E' successo di nuovo. Stavolta a togliersi la vita sono stati due cugini di Bridgend: il 15enne Nathaniel e la 20enne Kelly. Nathaniel è spirato in seguito alle gravi ferite che si era indotto, Kelly si è impiccata in casa dopo avergli fatto visita in ospedale.

Proseguono i misteriosi casi di suicidio nel sud del Galles. Dal 2004 se ne registrano sedici; tutti i soggetti erano sotto i 27 anni. Una delle possibili cause sarebbe stata individuata in un "patto mortale" stipulato tra i ragazzi sul sito Internet "Bebo", anche se la polizia non ne ha ancora le prove.

Il clamore è enorme. Cerca però di ridimensionarlo Carwyn Jones, deputata parlamentare di Bridgend. La Jones tiene a puntualizzare che ogni cosa si svolge "secondo la norma": nella regione, infatti, fin da sempre avvengono in media venti suicidi all'anno, ovvero il 35% in più che nel resto della Gran Bretagna.

Solo nell'ultimo anno sono almeno sette i giovani che si sono tolti la vita nella zona di Bridgend. Molti di loro si sono impiccati apparentemente dopo aver trascorso alcune ore a "chattare" su Internet.
Molti dei suicidi avevano pubblicato i loro profili sul sito di incontri "Bebo". Dopo la loro morte, altri ragazzi hanno creato pagine sul web per rendere loro omaggio e ricordarli.

Anche la 17enne Natasha Randall, studentessa del primo anno al college di Bridgend, prima di suicidarsi lo scorso 23 gennaio aveva pubblicato messaggi dedicati a varie persone che si erano tolte la vita. Uno era rivolto a Liam Clarke, 20enne trovato cadavere in un parco di Bridgend il 27 dicembre 2007. Quest'ultimo era amico di un'altra vittima, il coetaneo Thomas Davies, che si era tolto la vita soltanto due giorni dopo il funerale di un ennesimo ragazzo suicida, il 19enne David Dilling.
Si sospetta che ci siano collegamenti anche con le morti di Dale Crole (18 anni) nella vicina Porthcawl e di Zachary Barnes (17) di Bridgend. Nei primi giorni del 2008, sempre a Bridgend, il 27enne Gareth Morgan era stato trovato morto nella sua camera...